I TESTIMONI DI GEOVA e la Torre di Guardia
di Walter R. Martin
Parte 9ª
9 – Sommario
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Indice argomenti - Nel Vecchio Testamento Gesù è la Parola eterna - Distorsione del concetto di nuova nascita - La nuova nascita secondo i Testimoni di Geova
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Nel Vecchio Testamento Gesù è la Parola Eterna
Il Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è ora e per tutta l'eternità, e Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo;
è in questo senso quindi Egli è il Figlio eterno.
ð Ma per essere biblici nel vero senso del termine dobbiamo voler ammettere che Egli era conosciuto prima della Sua incarnazione come Parola Eterna,
è e la conoscenza di questo fatto taglia fuori la stessa base e fondamento del sistema di teologia ariana esposto dai Testimoni di Geova.
è Perché se "unico generato" significa "unico" oppure "solo della sua specie" non può esservi alcun motivo per tradurlo con "solo generato" come tentano spesso di fare i Testimoni di Geova, nel vano tentativo di derubare Cristo della Sua Divinità.
Se quindi releghiamo i termini di "Padre" e "Figlio" alla sfera del tempo quali veicoli funzionali per comunicare la misteriosa relazione esistente da tutta l'eternità tra Dio e la Sua Parola,
è sonderemo più profondamente la verità della Scrittura, che pare insegnarci che Dio chiama Cristo la Sua Parola eterna, per timore che potessimo dimenticare che Egli è Divinità intrinseca (perché non vi fu mai un momento in cui Dio abbia avuto un pensiero separato dal Suo Logos o Ragione).
ð Oltre a ciò, Dio chiama Cristo Suo "Figlio," perché non arrivassimo a pensare alla Parola come ad una forza o a un attributo impersonale anziché ad una entità sostantiva esistente in una relazione soggetto-oggetto, il Dio Eterno "che è Salvatore di tutti gli uomini, specialmente di coloro che credono."
Gesù non è una “creatura”, ma Dio
1. Poiché la parola "Figlio" certo implica inferiorità e derivazione, è quindi assolutamente essenziale che
è Cristo come Parola Eterna sia indicato come antidoto all'eresia Ariana dei Testimoni di Geova, e in questa luce possiamo capire benissimo l'uso del termine "monogenes",
è ma non nel senso dei Testimoni di Geova di "essere creatura", ma in quello biblico di "unicità," cioè di "unico o solo Figlio di Dio," generato nel seno di una donna attraverso l'intervento diretto dello Spirito Santo, "Dio manifesto nella carne." "Il grande Dio e nostro Salvatore, Gesù Cristo" (Tito 2,13).
2. "Più grande" -- (Greco: "Meizon"). Un altro termine di primaria importanza usato dai Testimoni di Geova è "più grande," tradotto dal Greco "Meizon" come appare nel Vangelo di Giovanni, capitolo 14, verso 28:
è "Avete sentito che io vi ho detto che io me ne vado, e che ritornerò a voi. Se voi mi amaste vi rallegrereste perché vi ho detto che torno al Padre: perché il Padre è più grande di me."
ð Da questo testo particolare, convenientemente estratto dal suo contesto dai sempre zelanti Russelliti, la Torre di Guardia cerca di "provare" che,
ð per il fatto che Gesù, mentre era sulla terra ha affermato con le Sue parole che il Padre era "più grande" di Lui, ne risulta che
Cristo non poteva essere uguale a Dio o uno dei membri della Trinità che i Testimoni di Geova negano con tanta veemenza.
In apparenza questa sembra una ragione valida sul modo in cui Cristo usa la parola "più grande,"
è ma un più attento esame del contesto e dei principi ermeneutici che governano qualsiasi studio esegetico solido del Nuovo Testamento, rivela presto che la loro è proprio una tesi vuota, una che si basa in modo alquanto instabile sulla parola Greca in un contesto quanto mai ristretto.
è La confutazione di questa parte dell'ambiguità semantica della Torre di Guardia la troviamo in un paragone con Ebrei, primo capitolo versetto 4: "Ed è diventato tanto "migliore" degli angeli, quanto più che per la sua eredità aveva ottenuto un nome più eccellente del loro."
Lo studente attento della Scrittura riconoscerà immediatamente che nel versetto citato in precedenza del primo capitolo di Ebrei, viene usata una parola completamente diversa quando si confronta Cristo agli angeli. Quela parola è "kreitton," tradotta con "migliore" nella versione King James.
ð Facendo quindi un parallelo fra questi due paragoni, quello di Gesù col Padre in Giovanni 14,28 e di Gesù con gli angeli in Ebrei 1,4, un fatto strabiliante attira immediatamente l'attenzione.
ð Nel capitolo quattordici di Giovanni, quale Figlio dell'Uomo che si era svuotato delle sue prerogative di divinità, Filippesi 2,8-11 e assunto la forma di schiavo, il Signore Gesù Cristo poteva dire con ragione: "Mio Padre è più grande di me," trattandosi qui di "più grande" come termine quantitativo per descrivere una posizione. In nessun senso del contesto lo si poteva attribuire a un paragone di natura o di qualità.
sostenere
Nel primo capitolo di Ebrei, tuttavia, il paragone che si fa tra il Signore Gesù Cristo e gli angeli si riferisce chiaramente alla natura.
ð Essendo il Greco "kreitton" un termine descrittivo di qualità, ergo, Cristo era qualitativamente migliore degli angeli perché era il loro Creatore (Colossesi 1,16-17) e come tale Egli esisteva prima di tutte le cose e per mezzo di Lui tutte le cose sussistono (Colossesi 1,17-19).
è Essendo la Sua natura intrinseca divina, (Giovanni 8,58, paragonare con Colossesi 2,9), qualitativamente quindi Egli era Dio manifesto nella carne, mentre parlando dal punto di vista quantitativo, come uomo era limitato e poteva dichiarare in tutta verità: "Il Padre è più grande di me."
ð Quando si comprendono a fondo questo paragone di posizione in Giovanni 14,28 e il paragone di natura in Ebrei 1, il dibattito che i Testimoni di Geova cercano di sollevare per derubare Cristo della Sua Divinità viene ridotto in macerie davanti a
è una delle verità più grandi di tutte quelle rivelate nella Scrittura, e cioè che "Dio che ha fatto la terra e tutte le cose che essa contiene"
ð ci ha tanto amati da apparire nella nostra forma (Giovanni 1,1; 14) affinché, attraverso la sua grazia illimitata, i figli degli uomini potessero diventare figli di Dio.
Tuttavia dovremmo arrivare presto a riconoscere che se il Signore Gesù Cristo, in Giovanni 14,28, avesse detto che Suo Padre era migliore di Lui e avesse usato la parola Greca giusta per denotare questo tipo di paragone, si avrebbe un altro problema,
è ma in realtà il paragone tra Cristo e Suo Padre in quel contesto e in quel versetto indica chiaramente che Gesù parlava come uomo e non come seconda persona della Trinità (Giovanni 1,1).
ð È quindi perfettamente comprensibile che doveva umiliarsi davanti al Padre e dichiarare, che nella forma in cui al momento Egli si trovava, Suo Padre era certamente "più grande," come posizione, di Lui.
ð Si potrebbe voler ammettere che il Presidente degli Stati Uniti è un uomo "più grande," in virtù della sua presente posizione, autorità e riconoscimento etc., ma sarebbe cosa del tutto diversa dire che il Presidente degli Stati Uniti è un uomo "migliore" dei suoi compagni americani nel senso della qualità, perché allora un simile paragone riguarda una discussione di nature fondamentali, attributi etc.
Allo stesso modo, allora, Gesù come Figlio Incarnato di Dio che con un atto personale deliberato della volontà si era spogliato delle Sue prerogative di divinità intrinseca poteva dire che Suo Padre, come posizione, era "più grande" di Lui, senza violare in alcun modo la Sua vera divinità ed umanità.
Ebrei 1,4 insegna con chiarezza che, qualitativamente, Cristo è "migliore" degli angeli da tutta l'eternità e che perfino quando era sulla terra, sebbene come posizione fosse fatto inferiore agli angeli per essere sottoposto alla morte come uomo,
è non ha mai cessato per un solo istante di essere il Signore della gloria che poteva dire con fiduciosa certezza: "Prima che Abramo fosse, IO SONO" (Giovanni 8,58).
ð Dobbiamo sempre essere consapevoli di questi fatti quando discutiamo con i Testimoni di Geova della natura di Cristo, perché
ð una volta fatta la distinzione tra "più grande" e "migliore," tutta la loro discussione basata su Giovanni 14,28 si fonde nel nulla, e la Divinità del nostro Signore viene completamente vendicata dalla testimonianza di tutta la Scrittura.
Distorsione del concetto di “nuoca nascita”
3. "Nato di nuovo" - Spesso nei loro contatti con i cristiani i Testimoni di Geova utilizzano il termine evangelico del vangelo di Giovanni, capitolo 3, in cui Cristo, parlando a Nicodemo, disse: "Se un uomo non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio."
I Testimoni usano quella terminologia perché si rendono conto che gli sforzi evangelici contemporanei, e in particolare quelli del Dr. Graham, hanno reso popolare questo termine, e
è la Torre di Guardia fa presto a capitalizzare su qualsiasi popolarizzazione di un termine biblico, specialmente se questo può essere distorto per servire ai loro fini!
è La definizione che i Testimoni di Geova danno alla nuova nascita o all'atto di "nascere di nuovo," si trova a pag. 48 del loro libro di testo Make Sure of All Things, ed è la seguente:
ð "Nato di nuovo significa una consapevolezza di prospettive e di speranze simile alla nascita per una vita dello spirito mediante la risurrezione al cielo. Tale consapevolezza viene prodotta attraverso l'acqua della verità di Dio nella Bibbia e lo spirito santo di Dio, la sua forza attiva."
Da questa definizione lo studente interessato può vedere che i Testimoni respingono nettamente il concetto della nuova nascita come viene insegnato nel Nuovo Testamento.
ð La Bibbia ci insegna che quando siamo nati di nuovo, questo avviene attraverso il pentimento, il lavacro dell'acqua mediante la Parola e l'intervento diretto della Terza Persona della Trinità Divina, lo Spirito Santo. (Giovanni 3, Efesini 5,26, I Pietro 1,23, etc.)
ð Non vi è alcun versetto sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, che possa essere citato per provare che la nuova nascita è una
è “presa di coscienza di visioni e speranze di vita dello spirito mediante la risurrezione al cielo," come i Testimoni di Geova tanto sfacciatamente ed erroneamente la rappresentano.
ð La nuova nascita, al contrario, garantisce la vita eterna a tutti i credenti, l'ingresso nel Regno dei Cieli e la risurrezione per l'immortalità in una forma incorruttibile e che non potrà più morire, simile a quella del Signore Gesù Cristo quando è risorto dai morti.
La teologia dei Testimoni di Geova riguardo alla nuova nascita è che
è ci saranno solo 144.000 "fratelli spirituali" che regneranno in cielo con Cristo per mille anni; e, inoltre, che
è solo questi 144,000 avranno la risurrezione per il cielo e una "vita spirituale" simile a quella che si suppone sia al presente goduta dal "Pastore" Charles Taze Russell e dal Giudice J.F. Rutherford,
è che portano avanti l'opera della Società "da dentro il velo," secondo l'insegnamento della Torre di Guardia.
In diretto contrasto con quanto sopra, il Signore Gesù fece una dichiarazione universale quando dichiarò:
è "Se una persona non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio," e non troviamo in alcun punto che
ð il Signore Gesù Cristo, i discepoli o gli apostoli, abbiano mai promulgato l'idea dei 144.000 "fratelli nello spirito" esposta con tanto zelo dalla Torre di Guardia.
ð L'autore ritiene che una dottrina di tale importanza e gravità sarebbe certo stata definita con maggiore accuratezza nel Nuovo Testamento; eppure non lo è, e
è il solo sostegno che possono raccogliere i Testimoni di Geova per una tale bizzarra interpretazione Russellita è dall'Apocalisse e
ð dal mitico numero di 144.000 che, per inciso, insegna la Bibbia, si riferisce alle dodici tribù di Israele, duecento da ogni tribù, e quindi non certamente i membri della Teocrazia della Torre di Guardia.
I cristiani quindi dovrebbero guardarsi di continuo dalle perversioni fatte dalla Torre di Guardia dei comuni termini biblici tratti da fonti evangeliche, perché nel 90% dei casi analizzati dall'autore,
è i Testimoni intendono esattamente il contrario di quanto sembra che dicano.
ð Pietro ci dice che la nuova nascita è un evento passato nella vita di coloro che hanno sperimentato la potenza rigeneratrice dello Spirito di Dio (Greco - "essendo nati di nuovo." I Pietro 1,23);
è non è qualcosa che da sperimentare di continuo o da desiderare ardentemente in un tipo di risurrezione eterea spirituale, come vorrebbero farci credere i Testimoni.
Si tratta invece di un fatto di cui rallegrarsi perché noi siamo "nati di nuovo" e siamo creature nuove in Cristo Gesù (" Corinzi 5,17), coeredi nella gloria del Regno che ancora deve essere rivelato.
La “nuova nascita” secondo i Testimoni di Geova
La Watch Tower Bible and Tract Society ha decisamente la sua "nuova nascita,"
è ma non si tratta di quella della Scrittura,
è né la loro teoria viene insegnata in alcun luogo nelle pagine della Bibbia.
ð Si tratta invece del cervello teologico infantile di Charles Taze Russell, al quale tanto tenacemente aderiscono i Testimoni, e che alla fine si scoprirà che è stato originato dal "principe di questo mondo"
che ha accecato i loro occhi "perché non risplendesse per loro la luce gloriosa del Vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio."
4. "La morte" - In comune con altri sistemi devianti di teologia i Testimoni di Geova espongono un concetto peculiare e chiaramente non biblico della morte, sia in relazione al corpo fisico che all'anima e all'uomo spirituale.
Secondo la pubblicazione della Torre di Guardia, Make Sure of All Things, pag. 86, la morte viene definita nel modo seguente:
è "Morte - perdita della vita; termine dell'esistenza; cessazione completa di ogni attività cosciente, intellettuale o fisica, celestiale, umana o altro."
Per tornare alla loro caratteristica basilare di contraffazione dei testi e di sovvertimento di termini, i Testimoni di Geova
ð raccolgono una manciata di testi dal Vecchio e Nuovo Testamento che parlano di morte come "sonno" o "incoscienza," e
da quelle citazioni fuori-contesto cercano di provare che alla morte della forma fisica l'uomo, come le bestie, cessa di esistere fino alla risurrezione.
ð Attingendo a testi come Ecclesiastico 9,5-6; Salmi 13,3; Daniele 12,2, etc., i Testimoni contestano a gran voce che fino alla risurrezione i morti rimangono incoscienti e inattivi nella tomba,
eliminando così tutta in un sol colpo la dottrina dell'inferno e il vero insegnamento biblico che riguarda l'anima dell'uomo.
Nel tempo qui concesso è impossibile prendere tutti i versetti che i Testimoni di Geova hanno estratto dal contesto e rimetterli nella loro giusta posizione ermeneutica contestuale, e così facendo
è dimostrare che la loro teoria è un incubo esegetico, tuttavia possiamo fare la seguente osservazione:
ð Nonostante il fato che il termine "sonno" nel Vecchio Testamento venga usato per indicare la morte, esso non viene mai usato per descrivere la natura immateriale dell'uomo, che la Scrittura insegna è stata creata ad immagine di Dio (Genesi 1,26-27).
è Questo fatto è valido anche nel Nuovo Testamento, come rivelerà qualsiasi studio anche affrettato delle concordanze sia di Strong che di Young.
ð Il termine "sonno" è sempre applicato al corpo, poiché nella morte esso assume l'apparenza di uno che dorme,
è ma il termine "anima che dorme" o "sonno dell'anima," non lo troviamo mai nella Scrittura, e mai essa dichiara che l'anima possa dormire o passare in uno stato di incoscienza.
Il solo modo in cui i Testimoni di Geova possono supporre tale dottrina è presumere in anticipo che morte significhi sonno o incoscienza; quindi,
ð ogni volta che si trovano di fronte al termine "morte" gli assegnano il significato di estinzione temporanea della coscienza, e così facendo
ð tolgono dalla Scrittura la dottrina che essi maggiormente temono e odiano - quella della punizione cosciente dopo la morte per le anime non rigenerate, che continuerà per i secoli eterni (Giuda 10,13; II Pietro 2,17).
Avendo già trattato la dottrina dell'inferno in una sezione precedente, la contestazione più semplice dei termini pervertiti dei Testimoni di Geova come "morte" può essere trovata nelle stesse Scritture, dove si può facilmente dimostrare che
è morte non significa "termine dell'esistenza"; "cessazione totale dell'attività intellettuale .... consapevole" come la Torre di Guardia cerca disperatamente di stabilire.
Per il lettore interessato indichiamo i seguenti riferimenti: Efesini 2,1-5; Giovanni 11,26; Filippesi 1, 21-23 e Romani 8,10.
ð L'uso di "morte" in questi passi indica chiaramente uno stato di esistenza unicamente in opposizione alla definizione assegnata dalla Torre di Guardia alla parola "morte," e
ð il lettore non deve far altro che sostituire la definizione della Torre di Guardia in ciascuno dei passi più sopra enumerati per vedere quanto sia completamente assurdo credere che il corpo abbia sperimentato "la perdita della vita" o il "termine dell'esistenza" nel contesto in cui Paolo scrive:
"Se Cristo è in voi il corpo è morto a causa del peccato" (Romani 8,10).
è Ovviamente l'Apostolo ispirato qui si riferisce ad una condizione spirituale di separazione - non certo al "termine dell'esistenza," come invece dichiara la definizione della Torre di Guardia.
Vediamo quindi che la morte è una separazione dell'anima e dello spirito dal corpo, che risulta nell'inattività fisica e in una generale parvenza di sonno;
è nel senso spirituale tuttavia morte è separazione di anima e spirito da Dio come risultato del peccato, e in nessun senso del termine potrà mai essere onestamente tradotta con "incoscienza" o "termine dell'esistenza" come vorrebbero i Testimoni di Geova.
Nell'Epistola ai Tessalonicesi capitolo quarto, l'Apostolo Paolo ha parlato del ritorno del Signore Gesù Cristo e più precisamente si è servito del termine "sonno" come metafora per la morte (I Tessalonicesi 4,13-18), ed è interessante notare il suo concetto:
" Ora, fratelli, non vogliamo che siate nell'ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza;
è perché se crediamo che Gesù è morto ed è risuscitato, anche quelli che dormono in Gesù Dio li porterà con Lui.
è Ora vi diciamo questo per mezzo della Parola del Signore: noi viventi, che saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che dormono.
è Perché il Signore Stesso con un potente comando, con voce di arcangelo, con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi;
è poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro nelle nuvole, per incontrare il Signore nell' aria; così saremo sempre col Signore Quindi, Consolatevi gli uni gli altri con queste parole."
Il versetto 14 di questa sezione citata sopra indica che Paolo, nell’usare la metafora "sonno" per descrivere la morte fisica, capiva chiaramente che
è quando Gesù tornerà porterà con (Greco sun) Sé coloro il cui corpo dorme.
è Per essere più esplicito, le anime e gli spiriti di quelli che ora sono con Cristo nella gloria (2 Corinzi 5,8; Pilippesi 1,22-23) saranno riuniti ai loro corpi risuscitati (I Corinzi 15); cioè, essi saranno rivestiti di immortalità, incorruttibilità, esenzione dal decadimento fisico e verranno con Gesù.
ð Il Greco "sun" indica in posizione "accanto", e i corpi che dormono in quell'istante saranno sollecitati, risorgeranno all'immortalità e si riuniranno agli spiriti che ritornano dei santi.
Questo passo da solo potrebbe bastare a convincere
qualsiasi studioso di esegesi che l’espressione quelli che "dormono in
Gesù" deve riferirsi al loro corpo perché nello stesso
versetto si parla di loro come persone che "vengono con Gesù, e
è
non vi è alcuno sforzo di immaginazione possibile mediante il quale
qualcuno potrebbe fare una esegesi onesta di questo passo che insegni il
contrario.
Negano l’esistenza dell’inferno e della punizione
I Testimoni di Geova temono e con ragione il "fuoco eterno" preparato per il diavolo e per i suoi seguaci (Matteo 25,41), e
ð tutto il loro sistema di teologia si dedica a contraddire questo importante insegnamento biblico dell'ira eterna di Dio contro coloro che perpetrano la trasgressione infinita di rinnegare il Suo Figlio prediletto.
Giustamente quindi, la Bibbia dice: "L'ira di Dio continua a manifestarsi su di loro" (Giovanni 3,16) - traduzione letterale) (Apocalisse 20,10; Marco 9,43; 48: Daniele 12,2).
Per i cristiani allora la morte fisica riguarda solo il sonno del corpo, che attende la risurrezione per l'immortalità, quando i nostri corpi risorti saranno uniti alle anime e agli spiriti resi perfetti;
è ma se nello stadio intermedio, se dovessimo morire prima del ritorno del Signore, abbiamo la sicurezza che saremo con Lui e che torneremo con Lui, oppure, come ha dichiarato l'Apostolo Paolo: "Essere assenti dal corpo è essere a casa (o presenti) con il Signore."
5. "Primogenito" (prototokos - greco) - L'autore ritiene necessario includere un breve riassunto dell'abuso dei Testimoni di Geova del termine greco "prototokos" (Colossesi 1,15), sul quale la Torre di Guardia pone grande enfasi perché viene usato per descrivere il Signore Gesù Cristo,
è e quindi nella loro teologia ariana viene aggiustato per insegnare che Cristo è la prima creatura poiché la parola "primogenito" implica quella del primo figlio.
In Colossesi 1 l'Apostolo Paolo parla del Signore Gesù Cristo come del primogenito di ogni creatura o creazione. E i Testimoni, sempre bramosi di ridurre Cristo al rango di angelo, hanno attinto a questi passi della Scrittura ritenendoli indicativi del Suo stato di creatura.
è La Torre di Guardia insegna che per il fatto che Cristo è chiamato il "primogenito di tutta la creazione," di conseguenza deve essere stato il primo ad essere creato, e di questo fanno un riferimento incrociato con Apocalisse 3,14 che dichiara che il testimone fedele e sincero (Cristo) è "l'inizio della creazione di Dio."
In superficie la discussione costruita dalla Torre di Guardia sembra piuttosto fondata, ma al disotto risulta vuota e fraudolenta.
è Il termine "primogenito" (prototokos) può essere tradotto bene anche con "primo generatore" o "produttore originale" (Erasmo), termine di superiorità e in Colossesi 1 è un termine di paragone tra Cristo e le cose create.
ð Nel primo capitolo dei Colossesi Paolo rileva che Cristo è "prima di tutte le cose" e fa presto a stabilire il fatto che la Parola eterna di Dio (Giovanni 1,1) esisteva da prima di tutto il creato (Ebrei 1), che Egli prevale su tutta la creazione, in virtù del fatto che è Divinità;
è oltre a ciò, che Egli è Creatore di tutte le "cose," fatto che ad ogni persona razionale indica che se è il Creatore di tutte le cose, Egli stesso non è una delle "cose" create!
ð Al capitolo 8 di Romani, versetto 29, la parola "primogenito" viene applicata a Cristo, e indica con chiarezza la Sua superiorità – non il concetto che Egli è "la prima creatura fatta da Geova Dio," come i Testimoni vorrebbero farci credere – e in Colossesi 1,18 apprendiamo che Cristo è il "primogenito" dai morti, cioè il primo che è risorto in un corpo di risurrezione.
Il significato è ancora quello di preminenza, non di creazione.
Apocalisse 3,14, "L'inizio della creazione di Dio" viene ben presto armonizzato col rimanente della Scrittura, che insegna la divinità assoluta del Signore Gesù Cristo quando ci rendiamo conto che la parola greca "arche," tradotta con "inizio,"
è in Giovanni 1,1 sulla loro Traduzione del Nuovo Mondo viene tradotta con "originariamente" dagli stessi Testimoni – e a questo punto la traduzione è buona – così, applicandola ad Apocalisse 3,14, Cristo diventa "l'origine" o la "fonte" della creazione di Dio (Knox), e non ne è Egli Stesso l’ inizio, nel senso che Egli è la prima creazione, fatto che la Scrittura contraddice del modo più esplicito.
Quindi Cristo è il "primogenito" o preminente in virtù del fatto che di essere Divinità e del fatto di essere il primo a risorgere in un corpo glorificato. Quindi Egli è pre-eminente sull'intera creazione, e tutte le cose consistono o sono tenute insieme per mezzo della Sua potenza. Egli non è una delle "cose" (Colossesi 1,16-17) ma il Creatore di tutte le cose, la Parola eterna che possiede la stessa natura di Dio (Ebrei 1,3).
6. "Anima e spirito" (Greco: Psuche, Pneuma) – I Testimoni di Geova godono nell' asserire che l'uomo non ha una natura immateriale immortale, (non soggetta alla morte) (51) e non si stancano mai di proclamare che
tale insegnamento è una "menzogna del Diavolo" e un dogma derivante dalle religioni pagane (Egiziana, Babilonese, Greca, etc.).
ð La letteratura dei Testimoni di Geova è piena di condanne della dottrina della natura immateriale dell'uomo. Secondo la Torre di Guardia
l'anima è "una creatura vivente, cosciente, che respira, animale o umana," e inoltre i Testimoni di Geova definiscono uno spirito come "una forza vitale, o qualcosa che somiglia al vento" (pag. 357, Make Sure of All Things).
Definendo in tal modo questi due termini biblici comuni, la Torre di Guardia cerca di evitare l'imbarazzante verità della Scrittura che poiché l'uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio è Spirito, l'uomo deve possedere una entità spirituale consapevole formata ad immagine del suo Creatore (Genesi 1,26-27).
ð Far esplodere questa mitologia della Torre di Guardia è un compito elementare quando ci rendiamo conto che quando Gesù Cristo morì sulla croce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno lo spirito mio,"
è fatto che i Testimoni di Geova riescono a spiegare con difficoltà poiché se lo spirito non è altro che respiro o vento, e sicuramente non una entità consapevole, come invece insegna la Bibbia, non avrebbe senso che Cristo consegnasse il respiro a Suo Padre; eppure è proprio quello che fece!
La verità della questione è che il Signore Gesù Cristo consegnò al Padre la Sua natura immateriale di uomo,
è dando la prova conclusiva che lo spirito e l'anima dell'uomo va nell'eternità come entità consapevole (Galati 6,8).
Vorremmo anche ricordare che quando Stefano fu lapidato, cadde addormentato nella morte, ma non prima di aver detto:
ð "Signore Gesù, ricevi il mio spirito," e in quel particolare contesto risulta quanto mai ovvio che egli non si riferiva alla esalazione di biossido di carbonio proveniente dai suoi polmoni!
Tuttavia dobbiamo sicuramente dire che il significato attribuito dai Testimoni di Geova all'anima e allo spirito non riuscirà a sostenere la prova dell'esegesi sistematica sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, e oggi nessuno studioso competente di Ebraico o di Greco ha mai esposto la loro causa in una aperta discussione dottrinale.
Per concludere questa sinossi delle applicazioni ed interpretazioni errate dei Testimoni di Geova riguardo a termini e testi biblici, l'autore si sente costretto a dichiarare di non aver in alcun modo coperto pienamente questo vasto argomento.
I Testimoni di Geova prosperano sulla confusione che riescono a creare, e nella loro propaganda porta-a-porta accentuano questo fatto dimostrando estrema riluttanza a identificarsi come emissari della Torre di Guardia fin quando non hanno stabilito contatti favorevoli col probabile converso.
ð Per dirlo in termini vernacolari, finché non hanno "effettuato il lancio" hanno la cautela di nascondere la loro identità.
è Per illustrare meglio questo punto particolare, il New Yorker Magazine del 16 Giugno 1956 portava un lungo articolo scritto da uno dei suoi articolisti, Richard Harris, nel quale il Sig. Harris raccontava la sua esperienza con i Testimoni di Geova.
ð Quando il Sig. Harris accompagnò un gruppo di Testimoni in uno dei loro giri quotidiani di propaganda a Brooklyn, egli riferisce in quell'articolo che
è i Testimoni all'inizio non si identificavano mai come tali ai probabili conversi,. Nell'articolo il giornalista rilevò inoltre che i Testimoni ammisero apertamente davanti a lui che per loro era necessario avere un contatto riuscito prima di identificarsi pienamente.
è In breve, si presentano sotto una falsa bandiera: "Un rappresentante della Stazione Radiofonica WBBR," "Uno studente della Bibbia," o "un ministro," ma raramente, se mai avvenisse, come Testimone di Geova.
Il defunto Giudice J. F. Rutherford ha insegnato bene ai suoi seguaci a "pubblicizzare, pubblicizzare, pubblicizzare!" E oggi in tutto il mondo i Testimoni di Geova pubblicizzano, pubblicizzano, pubblicizzano, e vendono, vendono,
è vendono la teocrazia di Charles Taze Russell e J.F. Rutherford sotto qualsiasi etichetta ritenuta conveniente e che riuscirà ad ottenere loro un uditorio.
ð Se oggi il cristianesimo evangelico continua di fatto ad ignorare le attività dei Testimoni di Geova,
ð lo fa a rischio e pericolo di innumerevoli anime.
E allora, risvegliamoci alle loro perversioni della Scrittura e restiamo saldi a difesa della fede "una volta consegnata ai santi."
Da nessuna parte questo punto è dimostrato con più forza che nel libro scritto da un ex membro della Società della Torre di Guardia, W. J. Shnell ("Thirty Years a Watch Tower Slave," Baker Book House, 1956).
è In questo riferimento particolare Schnell dichiara succintamente la metodologia della Torre di Guardia con le seguenti parole:
"La leadership della Torre di Guardia avvertiva che tra la Cristianità c'erano milioni di persone che si ritenevano cristiane
è senza avere basi solide nelle "verità che una volta furono consegnate ai santi," e che
è sarebbe stato facile indurle ad allontanarsi dalle loro chiese per introdurle in una nuova organizzazione rivitalizzata della Torre di Guardia.
ð La Società calcolava, e giustamente, che questa mancanza di giusta conoscenza di Dio e l'ampia accettazione delle mezze-verità nella Cristianità,
ð avrebbe ceduto grandi masse di uomini e donne, se l'intera faccenda fosse affrontata con saggezza, se l'attacco fosse sostenuto e i risultati controllati, e quindi riusati nel cerchio in continua espansione" (Pag. 19).
51. Nel senso di estinzione, cioè, per l'anima si dice che sia estinta o incosciente