I TESTIMONI DI GEOVA e la Torre di Guardia
di Walter R. Martin
Parte 8ª
8 - Termini e testi selezionati,
erroneamente applicati dai Testimoni di Geova.
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Indice argomenti - Testi e termini mal interpretati - Termini erroneamente applicati - Origini dell’eresia Ariana: da Origene - |
- Prima dell’Incarnazione, per la Scrittura Gesù era “la Paola.” |
Termini e testi mal interpretati
Sarebbe impossibile, nel breve spazio disponibile, rivedere tutti i termini e i testi erroneamente interpretati ed applicati dai Testimoni di Geova.
è Ho scelto quindi di controllare sei delle loro peggiori perversioni di termini biblici comuni, assieme a vari testi che la Torre di Guardia ha bistrattato e dilaniato fin quasi a renderli irriconoscibili, con scarsa se non totale mancanza di considerazione dei loro principi e contesto ermeneutici, o delle leggi di una solida esegesi.
Questi esempi degli inganni della Torre di Guardia si trovano chiaramente catalogati nel loro manuale di soggetti dottrinali dal titolo: "Make Sure of All Things" (Watch Tower Bible and Tract Society, Brooklyn, New York, 1953) sul quale principalmente si basa questo studio, nel caso in cui qualcuno desideri constatarne ulteriormente l'autenticità, ecc.
TERMINI ERRONEAMENTE APPLICATI.
1. "Solo generato" (Greco: Monogenes) - Nel loro zelo di stabilire la cristologia di Ario di Alessandria, i Testimoni di Geova hanno attinto a questo termine Greco, che nel Nuovo Testamento è stato tradotto con "Solo generato", e purtroppo
è sono riusciti benissimo a bendare gli occhi di molte persone disinformate, inducendole a credere che "solo generato" in realtà significhi "solo procreato."
è Da questa errata considerazione essi suggeriscono quindi che per il fatto che per cinque volte nel Nuovo Testamento il termine si applica a Gesù Cristo,
è Egli non è altro che una creatura, oppure, citando con piacere il Codice Alessandrino, "il Dio solo generato" (Giovanni 1,18).
In relazione a questo fatto si dovrebbe quindi notare che i lessici e le grammatiche più autoritarie non parlano di molte opere accademiche e
è tutte traducono "monogenes" semplicemente con "solo o unico" il solo membro di una stirpe o specie e quindi, in genere, solo,'" (Liddell and Scott's Greek-English Lexicon, Vol. 2, pag. 1144).
è Nel loro vocabolario del Nuovo Testamento Greco, pagg. 416b e 417, Moulton and Milligan traducono "monogenes" con "uno di una specie, solo, unico,"
- fatti che stabiliscono oltre ogni dubbio dottrinale la verità della disputa che
- sia nel Greco sia classico che Koine il termine "monogenes" ha il significato di "solo," "unico" oppure "l'unico membro di una particolare specie."
- Anche la traduzione del Septuagint del Vecchio Testamento utilizza il termine "monogenes" come equivalente nella traduzione dell'aggettivo ebraico "yachid," tradotto con "solitario" (Salmo 68,6), etc.
Questo fatto interessante rivela che i traduttori hanno interpretato "monogenes" col significato aggiunto di unicità, enfasi ovviamente posta su "solo" e decisamente non su "genia" o "specie."
In altri punti del Nuovo Testamento, come ad esempio in Luca 7,11-18; 8,42; 9,38; Ebrei 11,17 etc., la traduzione di "solo generato" nel senso che i Testimoni di Geova cercano di applicargli nella loro traduzione e propaganda è una impossibilità esegetica;
è particolarmente nel caso di Ebrei 11,17, dove Isacco viene chiamato figlio "unico generato" di Abramo. Egli non era certo il figlio maggiore, ma piuttosto il solo figlio prezioso nel senso che Abramo lo amava in maniera unica.
Riferendosi a "monogenes, a pag. 417 del suo Greek-English Lexicon of the New Testament il Dr. Thayer " dichiara:
è "unico della sua specie, solo... usato per Cristo, significa il Figlio unico di Dio."
Purtroppo in una letteratura antica "monogenes" fu collegato col termine latino "unigenito." Una simile traduzione tuttavia è fondamentalmente scorretta, come potrà presto rivelare qualsiasi studio lessicografico.
Origine dell’eresia Ariana – da Origine
I padri della chiesa primitiva in sostanza erano concordi che Gesù Cristo pre-esistesse dall'eternità in una relazione unica con Dio Padre.
ð Nel 325, al Concilio di Nicea fu ufficialmente proclamato che Gesù Cristo era della stessa sostanza o natura del Padre, e chi differiva da questo pronunciamento sempre sostenuto dalla Chiesa veniva scomunicato.
ð Fra questi c'era Ario di Alessandria, un presbitero istruito e padre cristologico dei Testimoni di Geova.
è Ario sosteneva che Gesù Cristo era un essere creato, la prima e più grande creazione di Dio Padre, che Egli non pre-esisteva dall'eternità e che la sua unica rivendicazione di Divinità era il fatto di essere stato creato per primo e quindi elevato al rango di una divinità.
Ario ha prelevato molte delle sue idee dal suo maestro Luciano di Antiochia, che a sua volta le prese da Origene, che fu colui che introdusse il termine "generazione eterna" o il concetto che Dio genera dall'eternità una seconda persona simile a Sé, ergo il "Figlio eterno."
ð Ovviamente Ario respinse questa idea come illogica e irragionevole, e lo è, e afferrando direttamente coi denti l'altra facciata del dilemma, ridusse la Parola eterna di Dio al rango di creazione!
è È tuttavia un fatto degno di significato che nei primissimi scritti dei padri della chiesa risalenti dal primo secolo al 230 il termine "generazione eterna" non è mai stato usato,
ma è stato questo dogma adottato in un secondo tempo dalla teologia cattolica romana ad alimentare l'eresia Ariana nei secoli, ed oggi continua ad alimentare la Cristologia dei Testimoni di Geova.
È piuttosto interessante rilevare che nel 238 d.C., nel proprio credo privato Ario, riferendosi a Cristo, applica il termine "gegennemenon" e non "monogenes" o "ginomai." "
è Gegennemenon" è un derivato della parola "gennao" tradotta con "generato" e giustamente; inoltre, anche Eusebio di Cesarea, seguace di Ario, verso il 325 utilizzò il termine "gegennemenon" e non "monogenes," fatto che mette un bastone grammaticale tra le ruote delle macchinazioni semantiche della Torre di Guardia.
ð Possiamo quindi vedere che uno studio di questo termine "monogenes" rivela che di per sé esso viene interpretato, sia nel vocabolario classico che nel Koine, come un termine che pone l'enfasi sulla unicità; cioè l'unico, il prediletto, etc.; e
non esiste una buona base grammaticale per insistere, come fanno i Testimoni di Geova, che esso deve significare "solo generato," cioè: "solo creato."
Riguardo alle cinque volte in cui il termine "monogenes" è applicato a Gesù Cristo (Giovanni 1,14-18; 3,16-18; I Giovanni 4,9) il lettore interessato potrà presto vedere che nel mantenere l'uso storico del termine,
è la giusta traduzione di "solo" o "unico" non disturba in alcun modo il contesto, ma in realtà lo rende più chiaro dal punto di vista Cristologico, eliminando il concetto promosso dagli Ariani e portato avanti dai Testimoni di Geova che "solo generato" deve supporre creazione, cosa che certamente non è!
Come abbiamo detto sopra, la dottrina della generazione eterna relativa alla pre-esistenza del Signore Gesù Cristo è una delle grandi pietre d'inciampo di ogni accostamento intelligente ai problemi della Cristologia del Nuovo Testamento.
ð Essendo questo fatto verità, gli autori ritengono sia più saggio tornare al linguaggio originale della Scrittura nella sua descrizione del Signore Gesù e della Sua esistenza pre-incarnata, dove non si fa mai riferimento a Lui se non profeticamente nella Bibbia come al "Figlio eterno",
è ma come Parola di Dio (Giovanni 1,1) che "era" dall'eternità e che "si è fatto" carne (Giovanni 1,4), assumendo su di Sé la natura di uomo, e come tale è stato "generato" dalla Vergine Maria mediante la potenza dello Spirito Santo.
ð Il "solo," "unico" Figlio di Dio, quindi, la cui unicità deriva dal fatto che di tutti gli uomini è stato il più prezioso agli occhi del Padre, prediletto su tutti i fratelli, tanto che il Padre ha potuto dire di Lui, quando lo inviò nel mondo:
"Tu sei il Mio Figlio, oggi ti ho generato" (Ebrei 1,5),
è che non è una creatura o un mezzo-dio, ma: "... Dio sopra tutto, benedetto nei secoli. Amen." (Romani 9,5, RSV Nota a fondo pagina).
La Bibbia quindi insegna con chiarezza che
ð Gesù Cristo, prima dell'Incarnazione, era la Parola eterna, la Saggezza, o Logos di Dio, eguale, co-esistente e co-eterno col Padre, del quale condivideva la natura intrinseca di divinità, e se pur di veste umana, non ha mai cessato di essere divino: "Dio manifesto nella carne" (I Timoteo 3,16) o, come ha tanto esplicitamente affermato S. Paolo: "in Lui abita tutta la pienezza di Dio" (Colossesi 2,9).
Prima dell’Incarnazione per la Scrittura Gesù era “la Parola”
Insistendo sul titolo giusto del Cristo pre-esistente, il cristianesimo ortodosso può riuscire a eliminare l'enfasi che i Testimoni di Geova pongono su "monogenes," dimostrando per contrasto che
ð "unico prediletto" è un termine di tempo che non può avere significato al di fuori della sfera conosciuta dall'uomo come esperienza vissuta; inoltre, che la Scrittura non chiama Gesù Cristo: il "Figlio eterno," l'errore trasmesso da Origene con la definizione "generazione eterna," ma che
è Egli è piuttosto la Parola Vivente di Dio (Ebrei 4,12), Creatore dell'Universo (II Pietro 3,5), che sostiene tutte le cose (II Pietro 3,7), Primo Prediletto dai morti (Atti 13,33) e nostro "Grande Sommo Sacerdote, passato in cielo, Gesù il Figlio di Dio ... che può commuoversi con i sentimenti delle nostre infermità e che in tutto è stato tentato come noi, eppure è senza peccato." Fissiamoci allora queste cose nella mente:
(a) la dottrina della "generazione eterna" o della Figliolanza eterna di Cristo, che ha origine dalla dottrina cattolica romana concepita inizialmente da Origene nel 230 d.C., è una teoria che
è ha teologicamente aperto la porta alle eresie ariana e sabelliana, che ancor oggi affliggono la Chiesa Cristiana nel campo della Cristologia.
(b) In nessun posto la Scrittura chiama mai Gesù Cristo il Figlio Eterno di Dio, ed Egli non è mai chiamato Figlio prima dell'Incarnazione, fatta eccezione per i passi profetici del Vecchio Testamento.
(c) Di per sé il termine "Figlio" è un termine funzionale, come lo è il termine "Padre" e non ha alcun significato al di fuori del tempo.
è Per inciso, il termine "Padre" nella Scrittura non porta mai l'aggettivo descrittivo "eterno"; in effetti solo lo Spirito è definito eterno (50)[50] (lo Spirito Eterno - Ebrei 9,14), accentuando il fatto che le parole Padre e Figlio sono puramente funzionali, come detto in precedenza.
(d) Molte eresie hanno attinto alla confusione creata dalla illogica teoria della "Figliolanza eterna" o "generazione eterna" della teologia cattolica romana,
è purtroppo riportata in alcuni aspetti della teologia protestante.
(e) Infine, non possono esistere cose come la Figliolanza eterna, perché vi è una contraddizione logica di terminologia dovuta al fatto che la parola "Figlio" si basa sul tempo e sul coinvolgimento della creatività.
è Cristo, ci dicono le Scritture, come Logos è senza tempo: "... In principio era la Parola" e non il Figlio!