I TESTIMONI DI GEOVA e la Torre di Guardia
di Walter R. Martin
Parte 7ª
7 - L'UOMO L'ANIMA,
LA SUA NATURA E IL SUO DESTINO.
Confusione di termini – l’ anima non è eterna
Qualsiasi pensatore critico, nell'esaminare questo problema non può sfuggire alla confusione dei termini utilizzati dai Testimoni di Geova per concretizzare la loro tesi che
è l'anima non è una entità eterna.
è Portare avanti fino a un punto qualsiasi un tale argomento è follia, perché la parola Ebraica (nephesh) e quella Greca (psuche) hanno un vasto campo di significati che è impossibile sondare senza una esegesi esauriente delle fonti originali.
ð La radice del problema sta nell'errato concetto di "anima" dei Testimoni di Geova, che la considerano semplicemente un principio di vita e non una entità.
ð In molti punti (Genesi 35,18; 1 Re 17,21;22; Apocalisse 6,9-11 per citarne alcuni) la Bibbia insegna chiaramente che l'anima alla morte si diparte dal corpo, che non viene distrutta dalla morte fisica e che può essere restaurata da Dio a Sua discrezione.
In uno studio esegetico è impossibile dare troppa enfasi alla definizione dei termini, e nel problema che stiamo trattando ciò è della massima importanza.
è Quindi, prima di poter decidere chi o cosa possiede l'immortalità, dobbiamo scoprire il significa dello stesso termine "immortalità."
ð A motivo dell'evoluzione di ogni lingua dobbiamo renderci conto che il campo di significati delle parole cambia col passare del tempo.
è La parola italiana "immortale" ha, tra gli altri, il particolare significato di "non mortale." Tuttavia nella maggior parte dei circoli ed anche in teologia la parola in genere porta il significato di "esenzione dalla morte."
ð La domanda che sorgerà sarà quindi: "Quando le Scritture usano il termine 'immortale,' questa definizione è tutto quello che si intende dire?"
Contrariamente alla convinzione di alcuni, nelle Scritture non vi è alcun riferimento che possa venir dato per dimostrare che l'uomo o la sua anima è immortale.
Per andare anche un passo oltre, nella Scrittura non vi è nulla che dichiari che qualunque cosa o chiunque sia immortale ad eccezione dello Stesso Dio.
è Analizziamo il problema: Nel testo greco ci sono due parole tradotte ogni volta con "immortalità."
è La prima è athanasia, appare tre volte ed ogni volta è tradotta con "immortalità”
è L'altro termine è aphthartos, e viene tradotto due volte con "immortalità" e quattro con "corruzione."
ð Esaminiamo ora l'uso di queste parole. La prima, athanasian viene usata in 1 Timoteo 6,16 e parla di Dio "Che è il solo ad avere immortalità (athanasian), che abita nella luce a cui nessun uomo può accostarsi." In 1 Corinzi 15,53-54 troviamo nuovamente che athanasia viene usata due volte, ma nello stesso verso troviamo che viene usata due volte anche aphthartos. Qui Paolo sta parlando della seconda venuta di Cristo, e dichiara (versetto 53): "Questa corruzione infatti deve rivestirsi di incorruzione (aphtharsion) e questo corpo mortale deve rivestirsi di immortalità (athanasian)." "Quando allora questa corruzione 'si sarà rivestita [congiuntivo medio Aorista del verbo enduo] di incorruttibilità (aphtharian) e questo corpo mortale si sarà 'rivestito' di immortalità (athanasian) 'allora' sarà portato a passare ciò che è stato scritto: La morte è inghiottita dalla vittoria" (verso 54).
Vediamo qui che nei due posti in cui viene usato athanasian in riferimento all'uomo, si tratta di una immortalità che verrà data in futuro, non di una posseduta al momento presente.
Allo stesso modo, quando viene usato aphtharsian qui e in Romani 2,7: "Qualcosa che si ricerca," e in I Pietro 1,4: "che ci è riservato in cielo," si parla dell'incorruttibilità dell'uomo che verrà data in qualche epoca futura, ma non posseduta al presente.
è Solo quando immortalità e incorruttibilità si riferiscono a Dio, sono usati al presente (1 Timoteo 6,16; 1,17; Romani 1,23).
ð Se quindi diciamo che i santi sono immortali (se con immortalità intendiamo athanasian o aphtharsian), non siamo conformi alla Scrittura. Dobbiamo dire che essi saranno immortali.
ð In I Corinzi 15,53-54 risulta anche chiaro che questa immortalità (athanasian) e incorruttibilità (aphtharsian) saranno acquisite o indossate (endusetai) proprio come si indossa un capo di vestiario.
è Proprio come Paolo ci esorta a rivestirci (endusasthe) di Cristo (Romani 13,14; Galati 3,27), delle armi della luce (Romani 13,12), dell'uomo nuovo (Efesini 5,24) e dell'armatura completa di Dio (Efesini 6,11), dobbiamo concludere che athanasian o aphtharsian hanno un significato più vasto e più ampio di "eterno."
Va considerato che immortalità e incorruttibilità, quando ci saranno date, significheranno un cambiamento, non il semplice dare e ricevere di un attributo - "esenzione dalla morte."
è I Testimoni di Geova hanno erroneamente e in malo modo costruito l'uso di immortalità, e tale errore, assieme alla loro famosa pratica di sovvertimento dei termini è risultato nella confusione e in una esegesi povera.
Quanto all'eternità dell'anima umana, dobbiamo consultare le fonti linguistiche esistenti. Quando impieghiamo il termine "eterno" associato all'anima dell'uomo, intendiamo che
ð l'anima umana "dopo" esser stata creata umana da Dio, esisterà [futuro] da qualche parte per l'eternità, per sempre.
Essendovi un solo luogo dove il ricercatore onesto possa trovare informazioni sull'esistenza eterna dell'anima, e cioè nella rivelazione che Dio, Creatore dell'anima, ha dato all'uomo, la Sua Parola, rivolgiamoci ad essa per considerare un essa la Sua volontà rivelata.
La Scrittura rivela che l’anima dell’uomo è eterna
Innanzitutto la rivelazione dimostra che Dio può essere conosciuto, e in secondo luogo che l'anima dell'uomo è eterna. In Ebrei 1,1 leggiamo:
ð "Dio, che nei tempi antichi e in diverse maniere ha parlato in passato ai nostri padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi tempi ci ha parlato per mezzo del Figlio Suo, che Egli aveva costituito erede di tutte le cose, e per mezzo del quale fece anche i mondi."
ð Nel corso di tutta la storia Dio ha manifestato Se Stesso agli uomini in diversi modi, e non vi è alcun momento della storia che sia rimasto senza una testimonianza da parte di Dio. Nel Vecchio Testamento Dio manifestava Se Stesso all'uomo e la Sua volontà attraverso profeti, visioni e il contatto orale diretto. Tuttavia, quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò il Figlio Suo nella forma della carne di peccato e completò la Sua rivelazione progressiva.
L'uomo, dal momento della sua creazione sulla terra, è sempre stato in grado di conoscere Dio e la Sua volontà, se lo avesse desiderato e di conseguenza, dal tempo di Adamo, gli uomini che non conoscono Dio non hanno scuse.
La rivelazione di Dio non è solo una manifestazione di Dio all'uomo, ma anche la risposta alla domanda:
è "Da dove proviene l'uomo? È un essere spirituale, oltre che materiale? Quanto vale? E dove è diretto?"
La rivelazione di Dio ci indica che l'uomo è una creatura di Dio, creato a Sua immagine spirituale (Genesi 1,26; 5,1; e in 1 Corinzi 11,7).
ð È stato creato per avere supremazia su tutte le altre creature (Genesi 1,28; Salmo 8,6; Salmo 82,6; Matteo 6,26 e Matteo 12,12).
– È senza dubbio un essere spirituale (Giobbe 32,8; Salmo 51,10; Ecclesiastico 12,7; Atti 7,29 e 2 Corinzi 4,13).
– È oggetto dell'amore divino (Giovanni 3,16; Apocalisse 1,5).
– Ha peccato e ha perduto il favore di Dio (Genesi 3,1-19).
– Il peccato di Adamo si è trasferito sull'intera umanità (Romani 5,12).
ð Dio ha inviato il proprio Figlio a redimere l'uomo (Giovanni 3,16). Tale redenzione avviene attraverso la morte sostitutiva di Cristo (Matteo 26,28; Atti 20,28; Romani 5,9; Ebrei 9,14; 1 Pietro 1,18-19; 1 Giovanni 1,7; Apocalisse 1,5; 7,14; Colossesi 1,20).
Questa salvezza la si ottiene attraverso una nuova nascita per mezzo della fede in Gesù Cristo (da Giovanni 3,3 a 16).
Dobbiamo quindi concludere che per il fatto che "Dio è Spirito" (Giovanni 4,24) e che come tale è incorporeo,
è deve aver impartito all'uomo una natura spirituale creata a Propria immagine, altrimenti Genesi 1,26 sarebbe privo di significato.
Ora sorge la domanda:
è "Se Gesù ha redento quelli che accettano la Sua salvezza, qual è la differenza tra chi è redento e chi non lo è?"
ð È chiaro che redenzione non significa solo il favore di Dio qui sulla terra. Questo ci conduce all'insegnamento della Scrittura dell'esistenza eterna dell'anima.
è Innanzitutto vi è ampia prova dell'esistenza dell'anima come entità cosciente dopo la sua dipartita dal corpo, mentre nella Scrittura non vi è alcuna prova del contrario.
ð In Luca 20,37-38 il Signore Gesù, parlando della rivelazione che Dio aveva dato a Mosè, chiarisce che quando Dio disse: "Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe," Egli non era il Dio dei morti, ma dei viventi, sebbene Abramo, Isacco e Giacobbe da tempo fossero morti fisicamente.
La sola conclusione ragionevole quindi è che questi grandi santi del Vecchio Testamento possedevano una natura spirituale che trascendeva la morte fisica.
Il Dio dei viventi, non dei morti
Nel capitolo 17 di Matteo troviamo Mosè ed Elia assieme a Cristo sul Monte della Trasfigurazione, che comunicavano con Lui,
è eppure sappiamo che Mosè era fisicamente morto da secoli (47)[i] e nella Scrittura non esiste alcun resoconto della sua risurrezione.
In Luca 16,19 fino a 31 Gesù (e qui non si tratta di una parabola) illustra la differenza, dopo la morte, tra lo stato dell'anima del redento e quella del malvagio.
ð In Apocalisse 6,9 vediamo le anime di quelli che hanno subito il martirio per Cristo che gridano vendetta.
– In II Corinzi 5,1-9 Paolo chiarisce che essere assenti dal corpo significa essere "presenti" o "di ritorno" presso il Signore.
– Ma la Scrittura va ancora oltre, perché parla di una risurrezione del corpo (Giobbe 19,25; I Tessalonicesi 4,16-17; I Corinzi 15,35-57).
ð In quest'ultimo riferimento, I Corinzi 15, nei versi 35-49 troviamo la risposta a questa domanda che i Testimoni di Geova stanno elaborando, e cioè (versetto 35):
"Come sono risuscitati i morti? e con quale corpo ritornano?" Notiamo che nel versetto 36 Paolo si rivolge proprio a chi elabora una simile domanda con l'appellativo di "(tu,) folle."
Anima e risurrezione del corpo
Ora che abbiamo considerato il problema dell'esistenza dell'anima dopo la morte e della risurrezione del corpo troviamo che
è la Scrittura è chiara nell'insegnare che quelli che respingono la salvezza di Dio soffriranno nella oscurità totale per tutta l'eternità (Matteo 8,11-12; 13,42-50; 22,13; II Pietro 2,17; Giuda 13; Apocalisse 14,9-11; 19,20), e quelli che accettano la salvezza di Cristo vivranno con Dio per l'eternità nella gioia e nella pace (Giovanni 14,1-3; 17,24; Luca 20,36; I Tessalonicesi 4,17; Apocalisse 22,5).
ð Qui si rivela ciò che crediamo sia il vero significato dei termini della Scrittura "immortalità" e "incorruttibilità" (athanasian, aphtharsian).
è Dobbiamo anche realizzare che queste parole non si riferiscono a Dio Padre nello stesso senso in cui si applicano a Dio Figlio.
Quando veniamo "con" Lui dal cielo (I Tessalonicesi 4,14), saremo resi simili a Lui nel senso che avremo un'anima e un corpo incapaci di peccare, non terreni ma celesti. Indosseremo l'aphtharsian e l'athanasian e vivremo con Cristo per l'eternità.
Come ho dichiarato all'inizio di questo punto, sarebbe inutile confutare tutti gli errori di pensiero della teologia dei Testimoni di Geova.
è Ho quindi presentato quanto ritengo prova sufficiente per dimostrare che l'uomo ha un'anima eterna e che vivrà in qualche luogo in eterno, nella gioia o nel dolore cosciente, e che quelli che credono e confidano in Cristo come loro Salvatore personale "indosseranno" quell'immortalità al ritorno di Gesù.
Riguardo ai Testimoni di Geova, possiamo solo dire che Paolo disse ai Corinzi, in II Corinzi 4,3-4:
ð "Ma se il nostro vangelo egli lo ha nascosto, lo ha nascosto a quelli che sono perduti: nei quali il dio di questo mondo ha accecato la mente di chi non crede, nel timore che la luce del vangelo glorioso di Cristo risplendesse anche per loro," e secondo quanto torna a dichiarare in II Tessalonicesi 2,10b-11: "perché essi non hanno ricevuto l'amore per la verità per poter essere salvati. E per questa ragione Dio invierà loro una forte delusione, perché credano ad una menzogna."
A qualunque studente interessato della Bibbia uno studio onesto del problema rivelerà che
è l'uomo possiede davvero una natura immateriale ed eterna formata per occupare un'abitazione eterna, in una situazione cosciente di felicità o di tormento eterni. Questa quindi è la natura e il destino certo dell'uomo.
Il seguente elenco parziale di riferimenti all'anima e allo spirito umano, tratto dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, credo potrà fornire al lettore interessato ampia prova che
è l'uomo non è solo una combinazione di corpo e respiro che forma un'anima vivente, come insegnano i Testimoni di Geova, ma di un'anima, o spirito, che possiede una forma corporale.
L'equivalente Ebraico per anima secondo l'uso del Vecchio Testamento è nephesh, e per spirito ruach. L'equivalente Greco di anima è psuche e di spirito pneuma.
1. È una entità che possiede gli attributi della vita (Isaia 55,3). È anche separata dal corpo (Matteo 10,28; Luca 8,55; I Tessalonicesi 5,23; Ebrei 4,12; Apocalisse 16,3), cioè, esiste indipendentemente dalla forma materiale.
2. L'anima si diparte alla morte della forma (Genesi 35,18).
3. Dopo la morte l'anima è cosciente (Matteo 17,3; Apocalisse 6,9-11).
4. L'anima di Samuele dopo la morte era cosciente (I Samuele 28,18-19).
5. Stefano aveva uno spirito che consegnò a Cristo al momento della morte (Atti 7,59).
6. Senza dubbio, nell’uomo esistono anima e spirito (Isaia 57,16).
7. Lo spirito è indipendente dal corpo (Zaccaria 57,16). 8. Lo spirito, l'anima dell'uomo, fa quello che solo una personalità può fare; "vuole" [prothumon] (Matteo 26,41).
9. Riceviamo istruzioni per adorare nello spirito (Giovanni 4,23; Filippesi 3,3) perché Dio è spirito.
10. Lo spirito dell'uomo ha l'attributo della personalità, la capacità di testimoniare (Romani 8,16;26); ha anche la facoltà di "conoscere" (I Corinzi 2,11).
11. Lo spirito può essere salvato o perduto (I Corinzi 5,5); esso appartiene a Dio e riceviamo l’ordine di glorificarlo nello spirito (I Corinzi 6,20).
12. Lo spirito o anima va nell'eternità ed è una entità cosciente (Galati 6,8).
13. Cristo è col nostro spirito (II Timoteo 4,22), perché lo spirito è la vita del corpo (Giacomo 2,26).
14. Siamo nati dallo Spirito di Dio, e come tali noi stessi siamo spiriti (Giovanni 3,5-6).
Queste informazioni basteranno a dimostrare che la natura immateriale dell'uomo è lungi dalla combinazione di respiro e carne, come sostengono i Testimoni di Geova.
L'anima umana, deturpata e macchiata com'è dal peso del peccato intrinseco, cerca costantemente di sfuggire dalla realtà di quel peccato e dalla sicura penalità dovuta per quel motivo.
ð Una volta che la realtà della punizione eterna viene oscurata dai concetti idealistici di eterna beatitudine
ð senza il timore di una resa personale dei conti, l'anima potrà rilassarsi, si fa per dire, e il peccatore,
è inconsapevole dell'imminente destino funesto – la Giustizia Divina – riposa sicuro nella persuasione che "Dio è Amore."
ð Illudendosi con questo inganno, non fa meraviglia che i Testimoni di Geova possano costruire così tranquillamente "Il Regno dei Cieli" perché secondo loro la giustizia infinita di Dio non esiste e la retribuzione eterna è solo un'invenzione degli "urlatori del fuoco infernale." (hell-fire screechers)"
Il Regno dei Cieli secondo la Bibbia presenta svariati aspetti, nessuno dei quali include la costruzione gerarchica inventata e definita con tanta vivacità in Let God Be True.
ð In Luca 17,20-21 Dio rivela il regno dei cieli che per un aspetto è dentro il credente, ma dichiara chiaramente che l'aspetto celeste sarà chiaramente visibile e osservabile al Suo ritorno (versi 23-26).
ð In Matteo 13 il Signore Gesù illustra simbolicamente in parabole il regno dei cieli, e tuttavia viene sempre dipinto come una realtà, non come un governo fantomatico e invisibile.
Il Regno dei Cieli è arrivato nel 1914
I Testimoni di Geova arrivano al 1914 come all' anno della fine dei tempi dei Gentili e dell' inizio del regno del Re celeste e invisibile Gesù Cristo.
è Nessuno può, ragionevolmente o cronologicamente, accertare come siano giunti a quella data arbitraria,
è ma una prova valida che sia stato il "Pastore" Russell a formulare tutto quell' imbroglio la si può ottenere dalla copia del 15 Luglio 1950 della Torre di Guardia che Annuncia il Regno di Geova in cui, a pagg. 216-17, possiamo trovare le seguenti dichiarazioni:
Nel lontano 1880 le colonne della Torre di Guardia si erano richiamate alla Cronologia Biblica
è che indicava il 1914 D.C. come l'anno del periodo di 2.520 anni per la fine al quale si è riferito Gesù nella sua profezia sulla fine del mondo (Luca 21,24) definendolo "i tempi dei Gentili".
è In armonia con questo fatto ci si aspettava che nel 1914 Gesù Cristo avrebbe pienamente stabilito il regno di Dio in cielo, mentre il mondo sarebbe stato coinvolto da un periodo di difficoltà senza precedenti.
è I leader religiosi della cristianità risero tutti di Fratello Russell e dei suoi seguaci, i testimoni di Geova, davanti al fallimento di quella predizione annunciata e relativa al 1914.
è Ma non ci fu niente da ridere quando, alla fine di Luglio, scoppiò la Prima Guerra Mondiale il cui scopo, per Ottobre, aveva coinvolto l'intero globo.
è Le bocche dei religiosi della cristianità furono messe a tacere davanti a questa paurosa svolta degli eventi, ma non quella di Fratello Russell.
ð Il 1 Ottobre 1914, nel prender posto a colazione nella sala da pranzo del Brooklyn Hotel, annunciò con voce tuonante che denotava una forte convinzione:
"I tempi dei Gentili sono finiti."
è Sapendo che il mondo aveva ormai raggiunto il tempo della sua dissoluzione egli rifiutò di ascoltare la supplica del Presidente degli Stati Uniti Wilson, rivolta a tutto il clero e ai predicatori di unirsi alla preghiera nazionale per la pace...
Fu così che, davanti alle parole di un merciaio, paurosamente egoista e senza dottrina, finirono i Tempi dei Gentili.
Chi sono i 144.000 che soli si salveranno?
Per seguire a fondo l'interpretazione del Regno dei Testimoni di Geova è necessario capire che
è solo 144.000 servitori fedeli regneranno col Re Gesù nella sfera celeste.
Citano Apocalisse 7,4 e 14,1-3 ma dimenticano di rilevare che i 144.000 sono delle tribù di Israele (Ebrei), 12.000 di ciascuna tribù, e in nessun senso possono essere costituiti altrove.
è Non si tratta qui di un fatto figurativo; è reale, poiché le tribù sono elencate per nome.
ð Per essere coerenti con la loro stessa disputa i Testimoni di Geova devono credere che solo 144.000 membri Ebrei della loro organizzazione avranno il privilegio di regnare con Cristo Gesù.
è L'argomento che essi sono Ebrei spirituali non è valido, perché anche se lo fossero, cosa non vera, sarebbero "figli di Abramo" e non di Israele, e c'è una enorme differenza nell'interpretazione di questo punto (Galati 3,29).
ð Ismaele, il padre della razza Araba, antenato di Maometto, il fondatore dell'Islam, era pure figlio di Abramo (Genesi 16) secondo la carne proprio come Isacco, il padre di Giacobbe, per cui si può constatare che
è il seme di Abramo è diverso dalla selezione della stirpe di Israele, come sta scritto: "... infatti, in Isacco sarà chiamato il tuo seme" (Genesi 21,12).
Quindi i testi espongono chiaramente che l'esistenza di un Israele secondo la carne è un fatto menzionato e non puro simbolismo; dunque,
è la congettura dei 144.000 in relazione al dominio del regno, secondo quanto sostengono i Testimoni di Geova, crolla sotto la luce della verità della Scrittura.
Il vero regno di Dio sarà visibile
Per concludere questo punto è imperativo ricordare che non può esistere regno senza Re e la Scrittura è chiara nell'affermare che
è il vero regno sarà istituito al ritorno visibile di Cristo.
Il Vecchio e il Nuovo Testamento si confermano a vicenda nello stabilire la certezza del ritorno visibile del Regno di Cristo. (Cf. Zaccaria 14,4, Amos 9,8-15, Isaia 11 e 12, Ezechiele 37,26-31 giusto per citarne alcuni).
ð Senza rendersene conto i Testimoni di Geova portano a compimento la profezia di Cristo in Matteo 24,23 segg., nella quale il Signore avverte contro i falsi Cristi e falsi profeti che diranno che Cristo è là (nel deserto, in un luogo segreto, etc.), e inganneranno molti con i loro inganni.
I Testimoni di Geova dicono che Egli è qui e ora, ma il Signore ha detto che al Suo ritorno sarebbe stato visibile e che ogni occhio avrebbe potuto vederlo (Apocalisse 1,7; cf. Matteo 24,27-30). Come possiamo dubitare della Sua testimonianza, quando Egli Stesso ha affermato:
Allora il segno del Figlio dell'Uomo apparirà in cielo e tutte le tribù della terra si lamenteranno - e vedranno [fatto visibile] il Figlio dell'Uomo venire sulle nuvole del cielo con grande maestà e potenza (Matteo 24,30).
Davanti a ciò possiamo solo ripetere, con Giovanni:
“Vieni, Signore Gesù."
Significato di questo culto per tutti i cristiani
Nel concludere questa parte del nostro studio sui Testimoni di Geova è opportuno e di vitale necessità presentare una illustrazione chiara del significato di questo culto per tutti i cristiani.
ð Questa organizzazione è cresciuta rapidamente dopo un misero inizio nel 1881 e ad oggi si estende in ogni parte del globo, e ogni anno continua a crescere in forza e popolarità.
è Per il fatto che il culto elimina la dottrina della punizione eterna per il peccato (48)[ii], attira moltissimo le persone che credono di vedere in essa una scappatoia dalla penalità della trasgressione personale.
ð I Testimoni di Geova offrono un "Regno" illusorio a quei personaggi che cercano affermazione e importanza, e più che altro
- uno sfogo per ventilare la loro ira sui leader e sulle organizzazioni religiose di cui assaltano le dottrine attribuendole "al diavolo." (49)[iii]
Non crediamo per un solo istante che la maggior parte di questa gente conosca le vere implicazioni delle dottrine di Russell; tuttavia,
è non permettete a nessun Testimone di Geova di rifiutare di ammettere la propria origine Russellistica.
ð Charles Taze Russell ha fondato, fatto funzionare, propagato e ha dedicato la propria vita a promuovere questo culto, e i suoi insegnamenti permeano tutte le fasi principali della sua dottrina, nonostante l'intenso distacco manifestato quando si menziona il loro passato.
Ma ora sorge la domanda: "Come fanno tante persone a lasciarsi ingannare da un tipo di religione tanto ovviamente fraudolenta?"
è Per poter capire è necessario analizzare gli insegnamenti e i metodi di propagazione del culto.
Tanto per cominciare, a nessun membro della società è permesso pensare indipendentemente per se stesso.
ð Tutti i leader e le organizzazioni religiose sono false e tutto quello che dicono va scontato come "vane filosofie di uomini."
ð Le Scritture si fanno sempre conformare con le convinzioni dei Testimoni di Geova, mai le convinzioni dei Testimoni di Geova con le Scritture.
ð La mente legale di Rutherford ha reso ragionevole la maggior parte di queste congetture e cavilli linguistici alla mente delle persone a cui si è rivolto, e
i suoi libri sono capolavori di premesse e di conclusioni del tutto illogiche e non valide.
Rintracciare i processi di ragionamento logici di Rutherford è compito di un logico, visto che per Russell o per Rutherford una dichiarazione contraddittoria può costituire una premessa che, a prescindere dai passi, ha sempre una conclusione valida nel loro sistema di pensiero.
ð La dottrina dei Testimoni di Geova è un ammasso di mezze verità e di materiale pseudo-dottrinale che alle menti inesperte ha l'apparenza di una "meravigliosa rivelazione."
Recentemente, parlando con un fervoroso Testimone di Geova, dalle sue labbra cadde spudoratamente la seguente dichiarazione:
ð "Non ho mai incontrato nessuno che sappia meglio il Greco della Società." Con tutta probabilità era vero, perché
è se avesse incontrato qualcuno che conoscesse davvero il Greco non sarebbe mai diventato membro di quel culto.
La Società, per quanto ne sappiamo, non conta nei suoi ranghi studiosi di Greco di una qualche reputazione, e se li avessero gradirei qualsiasi opportunità che li facesse uscire da dietro i loro lessici per spiegare il modo in cui hanno esposto Giovanni 1,1; 8,58 e Colossesi 2,9, giusto per menzionarne alcuni. In questo invito sono inclusi anche gli studiosi di Ebraico.
Un altro tratto caratteristico della Società è l'avversione a firmare gli impegni letterari del tipo Let God Be True, The Truth Shall Make You Free, The New World Translation, etc.
è Non richiedendo a nessuno di impegnarsi con la firma, la Società sfugge allo spiacevole compito di dover rispondere per i suoi numerosi e grossolani errori.
è La loro risposta standard è: "Ai libri hanno lavorato molte persone, non una in particolare." etc. Nella loro situazione, non avendo una competenza riconosciuta dietro di sé, hanno scelto la via più saggia possibile: il silenzio.
ð La pura verità della questione è che i "nuovi" libri non sono altro che riformulazioni delle opere di Russell e Rutherford e con contengono alcuna originalità al di fuori di una informazione aggiornata sulle condizioni del mondo e i nuovi accostamenti al vecchio materiale.
Una delle caratteristiche che contraddistinguono lo zelante Testimone di Geova è la capacità a manovrare la Scrittura.
è The Emphatic Diaglott, con le sue letture interlineari del Greco facilita i loro progressi in questo progetto.
ð Ogni buon Testimone di Geova, è triste riconoscerlo, può essere causa di indicibile fastidio per il Cristiano medio quando si tratta delle Scritture, sebbene il fastidio abbia una soluzione elementare.
ð Il Cristiano rimane sconcertato davanti alla loquacità con cui ripetono i versi della Scrittura (di solito completamente fuori dal contesto) e spruzzano i discorsi con termini grammaticali Greci o Ebraici di cui non hanno altra conoscenza al di fuori del loro Diaglott.
è L'audacia con cui afferrano per il collo l'ignaro pedone, fanno intrusione nella loro serata tranquilla e riposante, frequentano i loro convegni e propagandano la loro letteratura, è un segnale di pericolo che i cristiani evangelici farebbero bene a combattere facendo dei passi ben definiti. Come è stato osservato,
la risposta ai Testimoni di Geova, o al "Russellismo", se preferite, è la Divinità di Gesù Cristo,
è e nell'insegnare quell'unica dottrina della fede cristiana si dovrebbe impegnare al massimo ogni nostra energia.
Tutti i ministri, i capi delle scuole domenicali, le Bible and Tract Societies e gli insegnanti dovrebbero esercitare i loro incarichi imparando a memoria i passi della Bibbia e le verità dottrinali,
è per poter gettare avanti un fronte cristiano unito, contro questa sempre crescente minaccia del ragionamento integro nell'esposizione e nello studio della Bibbia.
ð Non è un piano difficile, e ad impedirne l'adozione è solo la procrastinazione.
- Il problema inoltre è compito di università, seminari e scuole bibliche cristiane che da troppo tempo hanno trascurato di istituire nei loro curriculum corsi sostanziosi sui culti.
Oggi abbiamo davanti agli occhi il risultato di questa loro trascuratezza.
ð Dobbiamo forse restarcene in silenzio, mentre viene diffamata la Parola di Dio, bestemmiata la Signoria di Gesù Cristo e la fede di intere generazioni
è che saranno minacciate da un gruppo di persone che si rifiutano di ascoltare le oneste verità bibliche, senza osare contestarle nelle discussioni dottrinali?
È frustrante ed esasperante portare avanti una discussione con una o più persone che discutono senza concludere, scansandosi ad arte da una confutazione all'altra.
ð Sono queste le tattiche che caratterizzano i Testimoni di Geova, che da parte di cristiani ben radicati, vanno affrontati con una grande disposizione alla calma e ad una esegesi veritiera delle Scritture.
L'informazione in forma di prova documentata e dei freddi fatti ha affrontato e può affrontare la loro perversione ed emergere trionfante su di loro.
è Come cristiani dobbiamo eseguire questo impegno e compito senza ritardi; difficilmente potremo permetterci di aspettare ancora.
Il loro obiettivo ultimo: Negare che Gesù Cristo è “vero Dio”
Il prodotto finito di tutto questo culto è il diniego del Signore Gesù Cristo come "vero Dio", e nonostante le loro proteste di "onorare Cristo," in realtà lo disonorano e lo "crocifiggono di nuovo" negandone la Divinità e la Signoria.
ð Nonostante il loro nome biblico e la capacità nelle Scritture, con le azioni continuano a rivelare il loro vero carattere, essendo queste diametralmente l'opposto degli insegnamenti della Scrittura.
ð Per descrivere le dottrine dei Testimoni di Geova è adattissimo il seguente vecchio adagio:
è "Non importa l'etichetta che gli date o il colore della bottiglia in cui lo mettete, il veleno rimane veleno." "Chi ha orecchie, intenda."
ð Sulla copertina de "La Torre di Guardia che annuncia il Regno di Geova," sono citati Isaia 35,15 e 43,12, e nell'intero arco delle loro pubblicazioni si vantano di essere i "Testimoni di Geova."
Ma non può esservi regno senza Re, e il Suo ritorno è visibile, con gloria e potenza (Matteo 24,30).
è Il loro regno è già venuto (1914-1918 D.C.), ma senza un re visibile, né potenza né gloria constatabili.
è Il Geova della Torre di Guardia è un mito congetturale, una creazione della teologia reazionaria di Charles Taze Russell ed è conforme al modello della mente e alla cultura dello stesso Russell,
- proseguita attraverso Rutherford e che ora continua attraverso Knorr verso la sempre crescente cecità di quelle anime fuorviate, abbastanza folli da confidare nell'illusione di Russell.
- A confronto con la Scrittura il quadro è oscurità infinita, poiché l'autore è il "Principe delle Tenebre" e la
Parola di Dio rivela con la massima chiarezza e senza possibilità di contestazione che il "Geova della Torre di Guardia" non è quello della Bibbia, poiché questi è il Signore di tutto: "Il Grande Dio e nostro Salvatore Gesù Cristo" (Tito 2,13).[i] 47. I Testimoni di Geova reclamano che questa era una visione e non una evidenza "reale" dell'esistenza dell'anima oltre la tomba, e indicano Matteo 17,9, dove la traduzione inglese dell Greco (orama) è "Visione." Tuttavvia questo termine Greco si legge alla lettera "ciò che si vede - uno spettacolo" (vedi il Lessico di Thayer, pag. 451), e non solo "visione"; quindi il fatto era reale e di conseguenza una evidenza sufficiente per indicare la sopravvivenza cosciente dell'anima o spirito dopo la morte fisica.
[ii] 48. "La tortura eterna non è mai pensata nella Bibbia," Studi nelle Scritture - C.T. Russel.
[iii] 49. Deliverance - pagg. 91, 222, 226, 230, di J.F.Rutherford, pag. 91. "Il clero che forma parte del Mondo è quindi nemico di Dio." Pagg. 222, 226, 230. ""I sistemi ecclesiastici cattolico e protestante sono sotto il controllo del diavolo... e quindi costituiscono l'Anticristo."