I TESTIMONI DI GEOVA e la Torre di Guardia

di Walter R. Martin

 

Parte 5ª

 

 

  TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO

 DELLA BIBBIA

 

 

Indice argomenti

-          Problemi di traduzione della Bibbia e diffusione della loro traduzione - -          Disonestà nella traduzione

1.     Restaurare il nome Geova

2.     Cristo è un “altro” creato

3.     Gesù non rese lo spirito al Padre

4.     La morte è il sonno dell’anima

5.     La Seconda Venuta (Parousia) c’è già stata nel 1914.      

          1. Gesù è asceso come spirito

-          2. Il suo ritorno è stato invisibile

-          3. Come si aspettavano i primi cristiani

 

 

-          Negata la divinità di Gesù

1.    Non è uguale a Geova

2.    È un dio diverso - inferiore

3.    “Io Sono” non vale per Gesù

4.    Gesù: immagine e sostanza di Geova?

5.    Cristo derubato della sua divinità

6.    Gesù è “un dio” – Geova è l’Alfa e l’Omega

7.    Esisteva sin dalla creazione del mondo?

8.    Mio Signore e mio Dio!

9.    Dio è Mio Padre

-          La risurrezione di Cristo

-   L'Immolazione di Cristo

-          Il ritorno fisico di Cristo

 

Problemi di traduzione

 

Qualunque contatto si possa avere con la Torre di Guardia o con i suoi numerosi rappresentanti, è cosa più che certa che prima o poi, nel corso degli eventi, il probabile convertito medio dovrà affrontare le "traduzioni" della Bibbia fatte dalla Torre di Guardia.

ð     Al momento esse coprono l'intero Nuovo Testamento e i primi diciassette libri del Vecchio Testamento e sono rispettivamente intitolati:

La Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane e La Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Ebraiche. (29)[29]

 

Diffusione della traduzione del Nuovo Mondo e arroganza dei traduttori.

 

Pubblicata inizialmente nel 1950 e riveduta nel 1951, la versione del Nuovo Testamento di queste "traduzioni" ha venduto oltre 480.000 copie prima della revisione iniziale e  al momento in cui scrivo l'ultima previsione per la vendita, inclusa la distribuzione internazionale, la si calcola in sette cifre.

è La versione dei primi otto libri del Vecchio Testamento intitolata: "L'Octateuco," ha avuto una prima edizione di 500.000 copie e nella distribuzione promette di rivaleggiare col fratello maggiore.

ð     Questi libri vengono venduti a un dollaro e cinquanta cents ciascuno (circa 2.300 lire) e hanno una maschera di dottrina senza rivali per sfrontatezza e azzardo in un campo in cui tutti gli esperti informati sanno che i Testimoni di Geova sono quasi del tutto impreparati ad avventurarsi.

Comunque sia, le "traduzioni" esistono e, come è stato dimostrato, hanno avuto ed hanno ampia distribuzione sia nel continente degli Stati Uniti e Canada che in tutti e sei i continenti.

ð     I Testimoni di Geova si vantano che le loro "traduzioni" sono opera di "studiosi competenti" e inoltre che esse "danno alle Scritture quella chiarezza che le altre traduzioni hanno in qualche modo mancato di fornire."

ð      Tali stupende affermazioni da parte della Torre di Guardia esigono la necessità di qualche attento esame delle loro traduzioni per poter essere soppesate secondo lo standard della solida dottrina biblica.

In questo spazio limitato è impossibile intraprendere qualunque analisi esauriente,

è ma abbiamo selezionato alcuni degli esempi più eclatanti di frode e di inganno dalla versione del Nuovo Testamento.

Tali esempi dovrebbero scoraggiare qualsiasi individuo leale dall'attribuire un grande valore alla Bibbia dei Testimoni di Geova.

 

Nella Prefazione della Traduzione della Bibbia del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane, il comitato di traduzione della Torre di Guardia rivendica astutamente a se stesso e alla propria traduzione

è una libertà particolare da quanto essi definiscono "l'influenza deviante delle tradizioni religiose radicate nel paganesimo."

è Questa "influenza," insiste la Torre di Guardia, ha colorito la Parola ispirata di Dio, e quindi

è è necessario che loro, i rappresentanti teocratici che Geova si è scelto, raddrizzino i numerosi presunti esempi di "tradizionalismo umano" evidenziati in tutte le traduzioni, da Jogn Wycliffe alla Revised Standard Version.

ð     Se qualcuno dovesse mettere in dubbio che una tale arroganza sia la vera posizione della Torre di Guardia rispetto alle altre traduzioni,

la seguente citazione presa dalla loro Prefazione eliminerà ogni dubbio:

-          L'onestà tuttavia ci costringe a rilevare che, mentre ognuno di loro ha i suoi punti di merito, in misura diversa sono caduti vittima del potere del tradizionalismo umano.

-          Di conseguenza le tradizioni religiose, vecchie per età, sono state prese per scontate e sono passate senza venire sfidate né investigate. Sono state intessute nella traduzione per dare colore al pensiero.

è A sostegno di un'idea religiosa preferita, nell'insegnamento degli scritti ispirati sono state insinuate inconsistenza e irragionevolezza.

 

Il Figlio di Dio ha insegnato che le tradizioni degli uomini legati al credo rendevano impotenti e inefficaci i comandamenti e gli insegnamenti di Dio.

è L'impegno del Comitato di Traduzione della Bibbia del Nuovo Mondo è stato quello di evitare questa trappola del tradizionalismo religioso.

 

Da un simile pomposo pronunciamento è fin troppo evidente che la Torre di Guardia considera i propri "esperti" i superiori di studiosi della grandezza di Wycliffe e Tyndale,

ð     per non menzionare le centinaia di cristiani consacrati brillanti, uomini e donne, che hanno prodotto la King James, la American Standard e la Revised Standard Version della Bibbia.

Un simile pretesto ovviamente, è troppo assurdo per meritare di essere confutato, ma dobbiamo ricordare che il Comitato di Traduzione della Torre di Guardia, comparativamente parlando, per quel lavoro non aveva che una manciata di "studiosi" laureati in Esegesi Greca, o Ebraica, del Nuovo Testamento;

- eppure questi egotici pseudo-studiosi osano sfidare la trascrizione di traduzioni che hanno avuto il contributo di centinaia dei più grandi studiosi ed esperti di Greco ed Ebraico del mondo. (*)

 

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(*) - (Nota lunga e senza numero a fine pagina)

Dalla Prova del Querelante dell'esame incrociato tenuto Mercoledì 24 Novembre, 1954, pag. 7, paragrafi A-B.

è Esaminante Fred W. Franz, vice-presidente della Watchtower Bible and Tract Society e inviato come rappresentante della Società e delle Comunicazioni dei Traduttori:

 

D.     Conosce bene anche Ebrei?

R.      (Franz) Si.

D.     Quindi ai suoi comandi ha un notevole apparato linguistico?

R.      Si, per servirmene nel mio lavoro biblico.

D.     Suppongo che lei sia in grado di leggere e seguire la Bibbia in Ebraico, Greco, Latino, Spagnolo, Portoghese, Tedesco e Francese?

R.      Si.

 

Più tardi, durante lo stesso esame incrociato:

 

D.     Lei, personalmente, legge e parla ebraico, vero?

R.      Io non parlo ebraico.

D.     No?

R.      No.

D.     È  in grado personalmente di tradurre ciò in ebraico?

R.      Cosa?

D.     Il versetto quattro del secondo capitolo della Genesi?

R.      Intende qui?

D.     Si.

R.      No.

 

A un professore di Ebraico del Biola College / Seminario Teologico Talbot, abbiamo chiesto se il versetto 4 del secondo capitolo della Genesi fosse particolarmente difficile da tradurre. Dopo tutto,

è la domanda del querelante difficilmente sarebbe stata leale se quello fosse stato il versetto più difficile da tradurre del Vecchio Testamento.

è Il professore disse che non avrebbe mai promosso uno studente del primo anno di ebraico che non fosse riuscito a tradurre quel versetto.

è Questo è un esempio della erudizione che sta dietro alla Traduzione del Nuovo Mondo.

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Disonesta nella traduzione

 

La traduzione della Torre di Guardia tuttavia parla per se stessa e dimostra più chiaramente di quanto lo possa la penna la disonestà culturale e la mancanza di competenza tanto dilagante tra i suoi garanti.

ð     Al fine di sottolineare queste madornali incoerenze, gli autori hanno elencato cinque importanti esempi delle inesattezze della Torre di Guardia nel tradurre il Nuovo Testamento. (*)(Vedi anche nota lunga sopra)

 

1.   Restaurare il nome di Geova

 

(1)             La prima, maggiore perversione che i Testimoni di Geova tentano di imporre alla mente del lettore medio è che

è quali veri Testimoni di Dio, spetta a loro restaurare il nome divino di "Geova" nel testo del Nuovo Testamento. Ma osserviamo questo pretesto secondo quanto è dichiarato dalle loro stesse parole.

 

L'evidenza quindi, è che il testo originale delle Scritture Greche cristiane è stato manomesso, come pure il testo del LXX [La Versione dei Settanta - traduzione greca del Vecchio Testamento].

ð     E, almeno a partire dal terzo secolo D.C. il nome divino nella forma tetragrammaton [le consonanti ebraiche YHWH, solitamente rese con 'Jehovah,' Geova] è stato eliminato dal testo dagli scrivani...

ð     Al suo posto hanno sostituito le parole kyrios (tradotto solitamente "il Signore") e theos, che significa "Dio" (pag. 18).

 

L' "prova" cui fanno riferimento i Testimoni è un rotolo di papiro del LXX recentemente scoperto, contenente la seconda metà del libro del Deuteronomio e che ha il tetragrammaton completo.

ð     Inoltre, i Testimoni si riferiscono ad Aquila (128 D.C.) e a Origene che nelle rispettive Versione e Herapla hanno entrambi impiegato il tetragrammaton. Nel quarto secolo Gerolamo menzionò ancora il tetragrammaton che appariva ancora persino ai suoi giorni in alcuni volumi greci.

Sulla base di tale "prova" frammentaria i Testimoni di Geova così concludono la loro controversia :

 

È provato che il LXX originale conteneva davvero il nome divino là dove fosse presente nell'ebraico originale.

Considerando sacrilegio l'uso di sostituti come kyrios o theos, nel posto giusto del testo della versione greca gli scribi inserirono il tetragrammaton (pag.12).

 

L'intera tesi che i Testimoni cercano di provare è che il LXX originale e gli autografi del Nuovo Testamento hanno usato tutti il tetragrammaton (pag.18) ma a causa della "manomissioni" questi sono stati tutti cambiati; di qui la loro responsabilità di restaurare il nome divino.

è Tale è la disputa, e pare talmente plausibile a chi non conosce la storia dei manoscritti e l'impiego subdolo dei termini da parte dei Testimoni.

 

Far esplodere completamente quest'ultima pretesa di competenza da parte della Torre di Guardia è compito davvero elementare.

è Da migliaia di copie, alla lettera, del Nuovo Testamento Greco è possibile dimostrare che il tetragrammaton non vi appare nemmeno una volta, neppure in Matteo – forse in origine scritto in ebraico o aramaico, e quindi più incline di tutti gli altri a riportare in esso tracce del nome divino – non ve ne sono!

è Inoltre, il rotolo del papiro (LXX) contenente l'ultima parte del Deuteronomio e il nome divino non fa che provare che una copia lo riportava (JHWH), mentre

è tutte le altre copie esistenti usano kyrios o theos, che i Testimoni affermano essere "sostituti."

Le testimonianze di Aquila, Origene e Gerolamo, a loro volta, non fanno altro che dimostrare che qualche volta il nome divino è stato usato, ma la verità generale sostenuta dagli esperti è che

ð     la Versione dei Settanta (Septuagint), con eccezioni secondarie, non lo usa affatto.

 

In relazione alle diciannove "fonti" usate dalla Torre di Guardia (pag. 30-33) per restaurare il tetragrammaton nel Nuovo Testamento, si dovrebbe notare che sono tutte traduzioni dal greco (che usa kyrios e theos, non il tetragrammaton) in ebraico, la prima delle quali risale al 1385 d.C. e quindi il loro valore come evidenza è irrilevante.

ð     Questi fatti freddi e logici smascherano una volta per tutte la superficialità della competenza dei Testimoni di Geova, la cui a

è arrogante pretesa di avere basi solide per restaurare nelle Scritture il nome divino (Geova), insinuando che l'ortodossia lo soppresse secoli addietro, si è rivelata una deprimente frode accademica.

 

Ovviamente nessuno studioso ragionevole fa obiezione all'uso del termine Geova nella Bibbia.

è Ma dato che solo le consonanti ebraiche JHWH appaiono senza vocali, la loro pronuncia è, nella migliore delle ipotesi, incerta, e fermarsi dogmaticamente su Geova è forzare ai limiti della buona linguistica.

ð     Quando allora i Testimoni affermano con arroganza di aver "restaurato" il nome divino (Geova), è quasi patetico.

ð     Tutti gli studenti di ebraico sanno che tra le consonanti può essere inserita qualsiasi vocale (YHWH o JHVH)

ð     ne deriva quindi che in teoria il nome divino poteva essere qualunque combinazione da JoHeVaH a JiHiViH senza fare la minima violenza alla grammatica della lingua.

Per quanto riguarda questo fatto, dunque, si tratta di un'altra rivendicazione vuota di significato degli pseudo-studiosi della Torre di Guardia.

 

2.   Cristo è un “altro” creato

 

(2)             Colossesi 1,16 -- "Per mezzo di lui furono create tutte le altre cose in cielo e sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili, che si tratti di troni o Signorie, governi o autorità" (N.W.T.).

In questa particolare esposizione i Testimoni di Geova tentano una delle più astute perversioni dei testi del Nuovo Testamento mai viste dall'autore.

è Sapendo benissimo che la parola altro non ricorre nel testo, o per questo in nessuno dei tre testi (versi 16,17,19), i Testimoni la inseriscono deliberatamente nella traduzione nel vano tentativo di fare di Cristo una creatura e una delle "cose" che si dice Egli abbia creato.

 

Cercando di giustificare questo inaudito travestimento sulla lingua greca come onestà pura e semplice,

è il comitato della Traduzione del Nuovo Mondo inserisce una nota a fondo pagina, segnata con (a) dopo ogni uso della parola "altro," che riferisce il lettore a Luca 13,2;4, "e altrove," per sostenere apparentemente la loro esposizione sgrammaticata.

ð     Facendo tuttavia riferimento a Luca 13,2-4, lo studente elementare di greco può constatare che i Testimoni non hanno chiaramente alcun sostegno grammaticale su cui appoggiarsi, come dimostrato dal loro ragionamento immaturo.

è I versetti utilizzati dalla Torre di Guardia per coprire la loro disonestà accademica sono i seguenti:

 

Allora, in risposta egli disse loro: "Immaginate forse che questi Galilei fossero più peccatori di tutti gli altri Galilei perché hanno sofferto queste cose?" (versetto 2, N.W.T.).

"Oppure quei diciotto su cui cadde la torre di Siloe, uccidendoli, pensate che fossero più debitori di tutti gli altri uomini che abitano Gerusalemme?" (versetto 4, N.W.T.).

 

Nella traduzione di tutti questi versetti, i traduttori della Torre di Guardia hanno inserito anche la parola "altro," non  presente nel testo greco, affermando che essa è implicita nel contesto a causa del paragone fatto da Gesù.

ð     Ovviamente è ammissibile che Gesù stesse rilevando un contrasto tra certi Galilei e i loro compagni contadini; ma

ð     non è ammissibile inserire dei termini per provare un punto dottrinale, e tuttavia   in Colossesi 1,15-17 tale paragone o contrasto non viene assolutamente fatto;

ð     a meno che, come avviene per i Testimoni di Geova, non si presuma che Cristo Stesso fosse una "creatura" o una "cosa," ed allora sarebbe necessario inserire la parola "altro" per far conformare la Scrittura ad una teologia preconcetta.

La grammatica è scorretta, nessuna traduzione  degna di una qualche reputazione osa manomettere in quel modo i testi dottrinali e nessuna singola autorità Greca competente potrà essere citata per questo tentativo deliberato di ridurre il Figlio di Dio da Creatore a creatura.

 

L'intero contesto di Colossesi 1,15-22 è pieno di superlativi nel descrivere il Signore Gesù come "immagine del Dio invisibile, il primo-generatore (oppure "original bringer forth" - Erasmo) di ogni creatura."

ð     L'Apostolo Paolo loda il Figlio di Dio come creatore di tutte le cose (versetto 16), che "tiene insieme tutte le cose" (versetto 17).

ð     Ciò è in perfetta armonia con il quadro che l’intera Scrittura fa della Parola eterna di Dio (Giovanni 1,1) che si è fatta carne (Giovanni 1,14) e di cui è scritto: "Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di quanto esiste" (Giovanni 1,3).

Anche l'autore della lettera agli Ebrei ha rilevato che il Figlio di Dio "sostiene tutte le cose con la potenza della sua parola" (Ebrei 1,3) e che Egli è Divino in tutta la sua pienezza, come scrisse anche Paolo ai Colossesi: "Poiché...in lui dovrebbe abitare tutta la pienezza [di Dio]" (Colossesi 1,19).

 

La Scrittura quindi porta indubbia testimonianza dell'attività creativa del Figlio di Dio, distinguendolo tra le "cose" create come Creatore e Sostenitore di "tutte le cose."

 

Quindi i Testimoni di Geova non hanno un terreno concepibile per tale disonesta traduzione di Colossesi 1,16-17 e 19 inserendovi la parola "altro" poiché

è non sono appoggiati da nessuno autorità grammaticale, né osano disputare la loro perversione con studiosi competenti per non esibire la loro ovvia ignoranza dell'esegesi greca.

 

3. Gesù smise solo di respirare

 

(3)      Matteo 27,50 -- "Gesù di nuovo gridò a gran voce, e smise di respirare" (N.W.T.).

ð     Luca 23,46 -- "E Gesù chiamò a gran voce e disse: Padre, nelle tue mani affido lo spirito mio" (N.W.T.).

 

La Torre di Guardia per molti anni ha combattuto una vana battaglia per cercare di ridefinire i termini biblici e adattarli alle loro particolari interpretazioni teologiche.

è In tale tentativo hanno avuto qualche misura di successo perché alla truppa hanno insegnato un significato nuovo per termini biblici veri e provati, e con i versetti citati sopra  analizziamo questo tratto del loro falso sistema.

 

Lo studente interessato allo studio della Scrittura noterà da Matteo 27,50 e Luca 23,46 che si tratta di passi paralleli che descrivono lo stesso evento, cioè la crocifissione di Gesù Cristo.

è Nel racconto di Matteo i Testimoni non hanno avuto difficoltà a sostituire la parola "respiro" al termine greco (pneuma), perché nel loro vocabolario questa parola ha molti significati,

è nessuno dei quali ha qualche relazione con l'uso generale del termine, dal punto di vista biblico, cioè quello di una natura immateriale conosciuta, insita nell'uomo per definizione e che descrive gli angeli attraverso la creazione.

ð     I Testimoni di Geova respingono questa natura immateriale nell'uomo e la chiamano "respiro," "vita," "disposizione mentale" oppure "qualcosa di simile al vento." In realtà la chiameranno in qualunque modo all'infuori di quello che Dio dice che è,

ð     una natura invisibile, eterna per creazione, uno spirito, fatto a immagine di Dio (Genesi 1,27).

Talvolta e in vari contesti la parola spirito (pneuma) può davvero significare alcune delle cose ritenute dai Testimoni di Geova,

è ma è il contesto a determinare la traduzione, assieme alla grammatica, e molto spesso le loro traduzioni non rimangono fedeli a nessuna delle due cose.

 

Avendo inserito a forza la parola "respiro" nel racconto della crocifissione fatto da Matteo, per far sembrare che Gesù smise solo di respirare,

è senza consegnare la Sua natura invisibile prima di morire, i Testimoni di Geova procedono con fatica nel racconto di Luca solo per cadere nella propria trappola.

ð     Luca, da esperto studioso e maestro di greco qual era, obbliga i Testimoni a tradurre il suo racconto delle parole di Cristo usando il termine giusto "spirito" (pneuma) anziché "respiro" come in Matteo 27,50.

ð     Così in un colpo solo crolla l'intera struttura della terminologia "confezionata" dei Testimoni di Geova, perché è difficile che Gesù abbia detto: "Padre, nelle tue mani consegno il mio respiro" – eppure  se i Testimoni sono coerenti, cosa che accade di rado, perché non hanno tradotto l'identico termine greco (pneuma) con "respiro" entrambe le volte, trattandosi di un racconto parallelo della stessa scena?

 

La soluzione del dilemma è del tutto elementare, come ognuno potrà constatare con estrema chiarezza:

è I Testimoni non potevano tradurre Luca con "respiro" e cavarsela, per cui hanno usato quel termine dove hanno potuto, nella speranza che nessuno lo notasse o si accorgesse della traduzione diversa usata in Matteo.

ð     Il fatto stesso che Cristo abbia consegnato il Suo spirito è la prova che lo spirito umano sopravvive alla tomba oppure, secondo la saggia esposizione di Salomone:

"La polvere allora tornerà alla terra, come era – e lo spirito [pneuma - LXX] tornerà a Dio che lo aveva dato" (Ecclesiastico 12,7).

 

4. La morte dell’uomo è il sonno dell’anima

 

(4)             Filippesi 1,21-23 -- "Per me vivere è Cristo, e morire, un guadagno. Ma se continuare a vivere nella carne è il prodotto della mia opera, non so ancora cosa scegliere. Sono pressato da queste due cose; ma ciò che desidero è la liberazione e essere con Cristo parchè questo, certamente, è molto meglio" (N.W.T.).

 

In comune con gli altri culti che insegnano il sonno dell'anima dopo la morte del corpo, i Testimoni di Geova traducono i testi contraddicendo questa idea per conformarsi ai propri fini, e

è un primo esempio di ciò lo troviamo nella loro traduzione di Filippesi 1,21-23. Chiunque abbia una conoscenza anche superficiale della grammatica greca, la traduzione: "ma quello che desidero è la liberazione..." (versetto 23) significa una triste ignoranza dei rudimenti della lingua,

è oppure una perversione deliberata, calcolata della terminologia per uno scopo o per fini assai discutibili.

 

Non è una coincidenza che questo testo sia una grande "prova" per ogni vero cristiano che dopo la morte andrà a stare col Signore (II Corinzi 5,8).

ð     I Testimoni di Geova si rendono conto che se questo testo rimane invariato e se non viene messo in dubbio,

ð     distrugge completamente il loro insegnamento Russellita che l'anima si estingue alla morte del corpo.

Stando così le cose, e poiché non potrebbero mettere in dubbio il testo senza far esplodere il mito dell'accettazione della Bibbia come loro autorità ultima,

è il comitato della Torre di Guardia ha scelto di alterare il testo in questione, di dargli una nuova interpretazione eliminando così questa minaccia dalla loro teologia.

 

La traduzione: "ma quello che desidero e la liberazione...," l'ultima parola in particolare, è una grande imposizione sui principi dell'esegesi greca

è perché i poco istruiti Russelliti hanno tradotto il primo infinito attivo aoristo del verbo analuoo (analusai) come sostantivo (la liberazione), che in quel contesto è un greco atroce e indegno di un letterato.

è Per poterlo tradurre con "la liberazione," la forma avrebbe dovuto essere al participio (analusas), che se usata con le parole "desiderio" o "brama" denota uno "scopo" o un "desiderio ardente" e va tradotta con "partire" o "sciogliere." (Vedi Thayer, Liddell and Scott, Strong, Young A.T. Robertson.)

 

Francamente, può sembrare che io sia andato incontro a molti guai solo per rifiutare l'errato uso della forma greca, ma in verità

è questo semplice spostamento di termini viene usato dai Testimoni nel tentativo di insegnare che Paolo intendeva qualcosa di completamente diverso da quanto che aveva scritto ai Filippesi.

è Per constatare in che modo la Torre di Guardia si barcamena in queste acque, prendo una citazione dalla loro Appendice alla Traduzione del Nuovo Mondo, pagine 780-781.

 

Il verbo a-na-ly'-sai viene qui usato come nome verbale. Nelle Scritture greco-cristiane compare solo un'altra volta, in Luca 12,36, quando si riferisce al ritorno di Cristo.

è Il nome relativo (a-na'-ly-sis) compare solo una volta, in II Timoteo 4,6, dove l'apostolo dice: "Il tempo giusto per ogni liberazione è imminente"... Ma qui in Filippesi non abbiamo tradotto il termine con "ritorno" o "partenza," bensì come "liberazione."

ð     L'apostolo qui non afferma affatto che immediatamente dopo la morte egli sarà cambiato in spirito e resterà per sempre con Cristo...

ð     È a questo ritorno di Cristo e alla liberazione degli apostoli per restare per sempre con il Signore che Paolo si riferisce in Filippesi 1,23. In quel passo infatti egli afferma che per lui sono immediatamente possibili due cose, e cioè:

(1) continuare a vivere nella carne e

(2) morire.

A causa delle circostanze che dovevano essere considerate, egli affermò di trovarsi sotto pressione per via di queste due cose, non sapendo quale scegliere come cosa giusta.

è Quindi suggerisce una terza cosa, quella che veramente desidera. Il suo desiderio e preferenza di questa cosa è indubbio, e cioè la liberazione, perché significa che egli rimane con Cristo.

 

L'espressione a-na-ly'sai, ossia liberazione, non si può quindi applicare alla morte dell'apostolo come creatura umana e quindi alla sua dipartita dalla vita.

è Deve riferirsi agli eventi relativi all'epoca del ritorno e della seconda presenza di Cristo, e cioè della sua seconda venuta e della risurrezione di tutti coloro che sono morti in Cristo e che saranno con lui per sempre.

 

Qui, dopo un simile enigma grammaticale, abbiamo la chiave del motivo della trasformazione di "dipartita" in "liberazione."

ð     Infilandosi in questo errore grammaticale, la Torre di Guardia sperava di "provare" che Paolo in realtà non stesse affatto parlando della propria morte imminente e della successiva riunione con Cristo (fatto ritenuto da tutti i principali studiosi e traduttori della Bibbia),

ð     ma di una terza cosa, e cioè degli "eventi del tempo del ritorno e della seconda presenza di Cristo."

Con un dogmatismo mozzafiato i Testimoni affermano che: "la liberazione qui non può essere applicata alla morte dell'Apostolo. Deve riferirsi agli eventi del tempo del ritorno di Cristo..."

 

Alla mente esercitata vengono a mancare le parole davanti a questo esempio classico di ineguagliato inganno, che non trova alcun sostegno in nessun testo greco né in alcuna autorità grammaticale o esegetica.

ð     In contrasto con la dichiarazione della Torre di Guardia che "la parola può conferire due pensieri, la "liberazione" dell’ Apostolo per essere con Cristo al suo ritorno, ed anche la 'liberazione' dello stesso Signore dagli impedimenti celesti e il suo ritorno come aveva promesso" (pag.781), il pensiero greco non offre un simile concetto.

ð     Come argomento di puro fatto esegetico, il ritorno di Cristo non è nemmeno argomento di discussione: piuttosto, quanto viene illustrato qui è la morte dell'Apostolo e il suo interessamento per i Filippesi.

ð     Che Paolo non si sia mai aspettato di "dormire" nella tomba fino alla risurrezione, come sostengono i Testimoni di Geova, risulta evidente dal ventunesimo versetto del capitolo, che dice alla lettera: "Per me vivere è Cristo, e morire un guadagno."

è Non ci sarebbe alcun guadagno nel morire se gli uomini dormissero fino alla risurrezione, perché "Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi" (Marco 12,27).

ð     Risulta chiaro quindi che Paolo non poteva parlare che di due cose: della sua possibile morte e della successiva presenza col Signore (2 Corinzi 5,8), e anche della possibilità di continuare a vivere nel corpo, essendo quest'ultima più "necessaria" ai cristiani di Filippi.

Dalle sue parole la scelta è tra queste due (versetto 23), e i Testimoni di Geova sono andati incontro a grossi guai per niente; il testo greco indica ancora fedelmente ciò che ha detto l'Apostolo ispirato - non quello che la Torre di Guardia sostiene abbia detto, e il loro deliberato inganno per provare il contrario.

ð     Nel concludere i nostri commenti a questi versi dei Filippesi ci sentiamo costretti a segnalare un ultimo esempio della disonestà della Torre di Guardia in relazione alla traduzione dal greco.

A pagina 781 della Traduzione del Nuovo Mondo si ricorda che il Comitato ha scritto:

è "L'espressione a-na-ly'sai, o liberazione, non può quindi applicarsi alla morte dell'apostolo come creatura umana e quindi alla sua dipartita dalla vita."

è Se il lettore interessato andrà a pagina 628 della stessa traduzione della Torre di Guardia, potrà osservare che in 2 Timoteo 4,6 i Testimoni tornano ancora una volta a usare il termine "liberazione" (analuseos),

ð     là dove tutte le traduzioni sono concordi che si riferisce all'imminente morte di Paolo.

La Revised Standard Version, a cui spesso si appellano i Testimoni di Geova, si esprime così:

"Infatti io sto già per essere sacrificato, è arrivato il tempo della mia dipartita." (Vedi anche: An American Translation [Godspeed], Authorized Version, versione di J. N. Darby, la versione di James Moffatt, quella di Douay [cattolico romano], etc.

 

Gli stessi Testimoni di Geova presentano il testo:

"Poiché io vengo già versato come un'offerta da bere, e il vero tempo della mia liberazione è imminente" (II Timoteo 4,6, N.W.T.).

 

Ora, dato che i Testimoni, sottoposti alla pressione di qualsiasi presentazione di questo testo da parte dei traduttori, ammettono che si riferisce alla morte di Paolo e inoltre, dato che qui la forma sostantiva della parola greca (analuseos,) viene usata e tradotta con "liberazione,"

è come mai allora a pagina 781 affermano che tale espressione "la liberazione" (analusai) - Filippesi 1,23) "... non può essere applicata alla morte dell'apostolo come creatura umana e alla sua dipartita dalla vita"?

è La questione si fa ancor più imbarazzante quando gli stessi Testimoni ammettono che le due forme (analusai e analuseos) sono "in relazione" (pag. 781). Non hanno quindi alcuna scusa per sostenere che in un posto (Filippesi 1,23) "la liberazione" non può riferirsi alla morte dell'apostolo, e in un altro (2 Timoteo 4,6) usando una forma della stessa parola ammettono che si riferisce proprio alla sua morte.

ð     Questa sola illustrazione dovrebbe servire da avvertimento a tutte quelle persone oneste del vistoso inganno impiegato nelle "traduzioni" della Torre di Guardia, un nome non degno di essere usato in molti, molti posti.

 

5. La Seconda Venuta è invisibile – E’ già avvenuta nel 1914

 

(5)             Matteo 24,3 -- "Mentre era seduto sul Monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono privatamente, dicendo: 'Dicci, quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua presenza e della consumazione del sistema delle cose?'" (N.W.T.).

 

Sin dai giorni del "Pastore" Russel e del Giudice Rutherford, uno dei dogmi preferiti della Torre di Guardia è quello della parosia, la seconda venuta o "presenza" del Signore Gesù Cristo.

è I Testimoni di Geova, Russelliti fedeli, su questo punto hanno aderito tenacemente alla teologia del "Pastore"  e

è sostengono che nel 1914, finiti i "tempi dei pagani", (secondo Russell) è cominciata la seconda presenza di Cristo. (See Make Sure of all things, pag. 319) -- Bibbia della Watch Tower and Tract Society.)

        

E dal 1914 in poi i Testimoni sostengono:

 

Cristo ha rivolto la propria attenzione agli affari terreni e sta operando una divisione tra la gente e istruendo i veri cristiani per prepararli alla sopravvivenza durante la grande tempesta di Armaggeddon, quando tutta l'umanità infedele sarà distrutta dalla faccia della terra (op. cit., pag. 319).

 

Quindi, per i Testimoni di Geova, Cristo non deve venire:

è è già qui! (1914 D.C.) -- solo che è invisibile -- e

è sta dirigendo le Sue attività dall'organizzazione teocratica di Brooklyn, New York. Considerando tale affermazione, potrebbe proprio essere il caso di prestare ascolto alla voce di Matteo, che ha scritto:

 

  "Allora se un qualunque uomo vi dirà: 'Ecco qui il Cristo, o là, non credetegli.

è Perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli; tanto che, se fosse possibile, ingannerebbero perfino gli eletti.

è Ma ecco, io ve l'ho detto prima. Quindi se vi diranno: 'Ecco, è nel deserto; non ci andate; ecco, è nelle camere segrete; non credeteci.

è Perché come il fulmine esce da Oriente e brilla fino a Occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (Matteo 24,23-27).

 

A pagina 780 della Traduzione del Nuovo Mondo i Testimoni di Geova elencano le ventiquattro volte in cui ricorre la parola greca parousia, che ogni volta traducono con "presenza." E a pagina 779 così si giustificano:

 

Qui molti traduttori hanno la tendenza a tradurre con "venuta" o "arrivo."

è Ma noi tutte e ventiquattro le volte abbiamo tradotto la parola greca parousia ... con "presenza."

è A partire dal paragone con la parousia del Figlio dell'uomo in Matteo 24,37-39, risulta evidentissimo che il significato della parola è quello che noi abbiamo espresso.

è E dal contrasto fatto tra presenza e assenza dell'apostolo sia in 2 Corinzi 10,10-11 che in Filippesi 2,12, il significato di parousia è talmente chiaro da risultare al di là di ogni disputa da parte degli altri traduttori.

 

A seguito di questa gigantesca affermazione, che cioè la loro traduzione della parola parousia è "al di là di ogni disputa da parte degli altri traduttori," le autorità teocratiche procedono a elencare i versi in questione.

è Il problema principale qui non è la traduzione di parousia con "presenza," perché in alcuni contesti la cosa è certamente ammissibile (vedi I Corinzi 16,16; II Corinzi 7,6-7; 10,10 e Filippesi 1,26; 2,12).

è Ma vi sono altri contesti in cui non è ammissibile il modo in cui i Testimoni di Geova la usano, perché non si tratta della parola ma dell'intero significato del brano per come lo ha considerato la chiesa cristiana.

 

I Testimoni di Geova rivendicano competenza per questa traduzione illegittima di parousia, tuttavia,

è nessun grande letterato nella storia dell'esegesi e della traduzione greca ha mai condiviso quell'idea.

A partire dal 1971, da quando cioè il "Pastore" Russell produsse quel concetto, dopo un attento esame esso è stato denunciato da ogni studioso competente.

 

Il motivo per cui questa errata interpretazione è tanto pericolosa è che essa cerca di provare che

ð     la parousia relativa al secondo avvento di Cristo in realtà significa che il Suo ritorno o "presenza" doveva rimanere invisibile e sconosciuto a tutti

fuorché "ai fedeli" (ovviamente i Russelliti). (Vedi, Make Sure of All Things, pagg. 319, 320-323).

 

Quindi, la Traduzione del Nuovo Mondo, sulla base di quei testi in cui era accettabile tradurre la parola parousia con "presenza," conclude che va accettata in tutti i testi.

ð     Ma se può sembrare accettabile dal punto di vista grammaticale, nessun altro all'infuori dei Testimoni di Geova o dei loro simpatizzanti accetta l'uso illegittimo di "presenza" da parte del Nuovo Mondo, che si tratti di traduttori cristiani o meno.

ð     Semplicemente non è buona grammatica, e non potrà reggere l'esegesi comparativa, come verrà dimostrato.

Concludere poi che "presenza" implichi necessariamente invisibilità è un'altra pecca nell'argomento della Torre di Guardia, perché in molti luoghi in cui traducono parousia con "presenza" le persone di cui si parla difficilmente erano invisibili. (Vedi 1 Corinzi 16,17; II Corinzi 7,6 e 10,10; e anche Filippesi 1,26 2 2,12.)

 

Se la Torre di Guardia dovesse ammettere per un solo istante che, nei passi in cui si parla del ritorno di Cristo, parousia può esser tradotto anche con "venuta" o "arrivo," come fanno tutti i traduttori accademici,

è allora la presenza "invisibile" del "Pastore" Russell esploderebbe loro in faccia. Da qui la loro determinazione a negare ciò che hanno stabilito tutte le autorità riconosciute per il greco.

 

Il Dr. Joseph F. Thayer, studioso Unitariano autore di uno dei migliori vocabolari del Nuovo Testamento Greco (che, per inciso, negava la seconda venuta visibile di Cristo), dice che a pag. 240 di quell'opera, quando si parla di parousia:

ð     "... un ritorno (Filippesi 1,26) ... Nel Nuovo Testamento, specialmente dell'Avvento, cioè del ritorno futuro visibile dal cielo di Gesù, il Messia, per far risuscitare i morti, per tenere il Giudizio Finale e per stabilire il Regno di Dio nella forma e nella gloria." (Per ulteriori riferimenti, vedi Liddell and Scott, Strong e qualsiasi altra autorità degna di reputazione.)

ð     Si potrebbe dire che il Dr. Thayer sia stato abbastanza onesto da dire ciò insegnava che il Nuovo Testamento Greco sebbene non vi credesse.

è Potremmo auspicarci che i Testimoni di Geova fossero almeno altrettanto onesti, ma non lo sono!

 

Nel concludere la discussione sull'abuso di parousia discuteremo i versi di cui i Testimoni di Geova si servono per "provare" che il ritorno di Cristo doveva essere una "presenza" invisibile invece del glorioso, visibile evento che dovrà verificarsi.

è ferimenti che seguono e i loro titoli sono stati prelevati dal libro Make Sure of All Things, pubblicato dalla Torre di Guardia come guida ufficiale alla loro dottrina.

 

1. Gesù asceso come spirito

 

(1) - Gli Angeli hanno testimoniato l'Ascensione di Gesù come Spirito e che Cristo sarebbe Tornato allo Stesso Modo, Tranquillo, Inosservato dal Pubblico (pag. 320).

 

E dopo aver detto queste cose mentre loro (solo i discepoli) guardavano verso l'alto, egli fu sollevato e una nube lo sottrasse al loro sguardo. ... "Uomini di Galilea, perché ve ne state a guardare il cielo? Questo Gesù che è stato ricevuto in alto in Cielo, proveniente da voi, verrà allo stesso modo come lo avete visto andare in cielo" (Atti 1,9:11. N.W.T.).

 

Non è affatto necessario confutare dettagliatamente questa aperta perversione di un chiaro insegnamento biblico perché, come dimostra chiaramente Giovanni 20,27, Cristo non era uno spirito, e non è asceso come tale.

ð     Lo stesso testo citato dimostra che i discepoli stavano a "guardare" e che lo videro "alzarsi in alto in una nuvola che lo sottrasse al loro sguardo" (versetto 9).

ð     Sarebbe stato loro difficile stare a guardare uno spirito, che per definizione è incorporeo,* [*perfino gli angeli devono prendere forma umana per essere visti (Genesi 19,1-2)], o per lo meno non con gli occhi umani, e Cristo una volta aveva loro detto in precedenza: "Ecco le mie mani e i miei piedi, sono io: toccatemi e guardate; perché uno Spirito non ha carne e ossa, come vedete che io ho" (Luca 24,39).

 

Ne risulta quindi che per lo Stesso Cristo va denunciato l'errore Russellita che Egli è "asceso come spirito." Inoltre,

è avendo lasciato la terra in forma visibile dal Monte degli Ulivi, è cosa certa che tornerà in forma visibile secondo quanto insegna la Scrittura (vedi Matteo 26,63;64; Danele 7,13-14; Apocalisse 1,7-8; Matteo 24,7-8; 30).

 

2. Il ritorno invisibile di Cristo …

 

(2) - Il Ritorno Invisibile di Cristo, secondo la Sua Testimonianza che l'Uomo Non lo Avrebbe Più Visto in Forma Umana (pag. 321).

 

  Ancora un poco e il mondo non mi avrà più (Giovanni 14,19, N.W.T.).

  Perciò io vi dico, da questo momento non mi vedrete più, fin quando non direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" (Matteo 23,39, N.W.T.).

 

è Questi due brani, nei rispettivi contesti, non appoggiano la dottrina Russellita di una presenza "invisibile" di Cristo per due ragioni eccellenti:

 

         (a) Giovanni 14,19 si riferisce alla predizione della morte e risurrezione di Gesù: l' "ancora un poco" a cui si riferì non poteva che riferirsi alla sua risurrezione e successiva ascensione (Atti 1,9; 11), tempo nel quale, e nel periodo che seguì la risurrezione,

-          Egli apparve solo ai credenti e non al mondo (ossia ai non credenti), e da qui il chiaro significato delle sue parole.

-          Gesù non ha mai detto che nessuno lo avrebbe più "Visto in Forma Umana",

è come alla Torre di Guardia piace esprimersi.

-          Anzi, nello stesso capitolo ha promesso di "tornare e di farvi venire a me, affinché dove io sono siate anche voi" (versetto 39.

Anche la Bibbia è chiarissima nell'affermare che solo per la Sua grazia, un giorno "saremo come lui, e lo vedremo come egli è" (1 Giovanni 3,2). Ancora una volta quindi, la Torre di Guardia viene messa a tacere dalla voce dello Spirito Santo.

 

         (b) Questo secondo testo, Matteo 23,39, non prova proprio nulla a favore dei barcollanti argomenti della Torre di Guardia eccetto il fatto che

è Gerusalemme non vedrà mai Cristo fin quando non lo benedirà nel pentimento riconoscendo in Lui l'unto di Dio.

-          Il testo in realtà ferisce la posizione dei Russelliti, perché insegna che Cristo per la Sua venuta sarà visibile, altrimenti non potrebbero vederlo e benedirlo nel nome del Signore.

Cristo ha anche specificato la dichiarazione con la parola "fino a quando," riferimento ben definito al Suo secondo avvento visibile (Matteo 24,30).

 

3. … come si aspettavano i primi Cristiani

 

(3) - I Primi Cristiani si Aspettavano che il Ritorno di Cristo fosse Invisibile. Paolo sosteneva che a Quei Tempi la Prova Fosse Insufficiente (pag. 321).

 

Tuttavia, fratelli, nel rispetto della presenza del nostro Signore Gesù Cristo, e del nostro radunarci con lui, vi chiediamo di non lasciarvi scuotere troppo presto dalla vostra ragione né di eccitarvi per una espressione ispirata, un messaggio verbale, oppure una lettera anche nostra, poiché il giorno di Geova è giunto.

è Che nessuno vi seduca in alcun modo, perché non giungerà prima che giunga il collasso e non sia rivelato l'uomo della illegalità, il figlio della distruzione (II Tessalonicesi 2,1-3).

 

Questo esempio finale tratto da II Tessalonicesi ritrae assai vivacemente i Testimoni al massimo della loro astuzia, perché

è tentano disperatamente di fare in modo che Paolo insegni proprio ciò che egli nei suoi scritti nega nella maniera più convinta, e cioè che Cristo verrà in forma invisibile per i suoi santi.

è Nell'epistola a Tito Paolo sottolinea l'importanza di "desiderare la beata speranza, l'apparizione gloriosa del grande Dio e nostro Salvatore Gesù Cristo" (2,13), qualcosa che non avrebbe ricercato perché doveva essere una parousia o "presenza" segreta, invisibile.

 

Paolo, contrariamente ai Testimoni di Geova, non ha mai creduto in un ritorno invisibile, né vi ha creduto nessun membro in buona fede della chiesa cristiana fino alle fantasie di Charles Taze Russell e al suo incubo della parousia, come rivela chiaramente uno studio attento della prima epistola di Paolo ai Tessalonicesi.

L'Apostolo ispirato, infatti, ha detto:

 

Per questa ragione vi diciamo, secondo le parole del Signore, che noi che siamo i viventi e che resteremo fino alla venuta del Signore, non saremo di impedimento a quelli che dormono.

Infatti il Signore stesso scenderà dal cielo [visibile] con un grido [udibile], con la voce dell'arcangelo e col trionfo di Dio; e per primi risorgeranno i morti in Cristo (4,15-16).

 

Qui possiamo vedere che, in perfetto accordo con Matteo 26 e Apocalisse 1, la venuta di Cristo è descritta come visibile, e in questo contesto nessuno studioso di Greco di fama permetterà l'uso di "presenza"; deve essere "venuta." (Vedi anche II Tessalonicesi 2,8.)

ð     Per ulteriori informazioni sull'argomento, consultate pure qualsiasi normale concordanza o lessico di Greco disponibile, e rintracciate l'uso fatto da Paolo della parola "Venuta," ecc. Questo potrà convincere ogni persona di ampie vedute che Paolo non ha mai intrattenuto la fantasiosa idea della Torre di Guardia sul ritorno di Cristo.

 

Capite con chiarezza queste cose, il lettore interessato dovrebbe prestare accurata attenzione a quei versi del Nuovo Testamento che non usano la parola parousia ma che sono invece

è forme del verbo elthon, che si riferisce alla parola erchomai, (Vedi Thayer, pag. 250 segg.) e che si riferisce alla venuta del Signore come manifestazione visibile.

è Questi svariati testi non possono essere distorti per adattarsi al modello Russellita di "presenza," perché erchomai significa "venire," "apparire," "arrivare," etc. nella forma più definita del termine. (Per il riferimento, controllate Matteo 24,30 congiunto a Matteo 26,64 -- erchomenon; e anche Giovanni 14,3 -- echomai; e Apocalisse 1,7 -- erchetai.)

 

Una volta percepito il fatto che ai Testimoni di Geova interessa solo ciò che riescono a far dire alle Scritture,

è e non quello che lo Spirito Santo ha già perfettamente rivelato, allora lo studente attento respingerà interamente i Testimoni di Geova e le loro traduzioni della Torre di Guardia.

è Queste sono "guide cieche di ciechi" (Matteo 15,14) che hanno "trasformato la grazia di Dio in lussuria e rinnegato il nostro unico Maestro e Signore Gesù Cristo" (Giuda 4).

Inoltre che essi "stravolgono le Scritture per la loro propria distruzione" (II Pietro 3,16), come l'evidenza qui sopra ha ampiamente rivelato affinché tutti  possano giudicare.

 

 

La divinità di Gesù Cristo

 

Il fatto dell'identità di Cristo viene insegnato nell'intero contesto della Scrittura ispirata. Egli è rivelato come Geova-Dio in forma umana, (Isaia 9,6; Michea 5,2; Isaia 7,14; Giovanni 1,1; 8,58; 17,5; cf. Esodo 3,14; ed Ebrei 1,3; Filippesi 2,11; Colossesi 2,9; e Apocalisse 1,8; 17;18; ecc.).

ð     La divinità di Cristo è una delle pietre angolari della cristianità, e come tale nel corso dei secoli è stata attaccata con più vigore di ogni altra singola dottrina della fede cristiana.

ð     In adesione all'antica eresia Ariana che Attanasio il grande Padre della Chiesa ha confutato nel suo famoso saggio "Sull'Incarnazione della Parola,"

è molti individui e tutti i culti negano con ostinazione l'eguaglianza di Gesù Cristo col Padre, e quindi la Trinità Divina.

ð     I Testimoni di Geova, come abbiamo osservato, non fanno eccezione a questa regola infame.

La testimonianza della Scrittura tuttavia è sicura e i soli riferimenti citati sopra mettono per sempre a tacere questa eresia blasfema, che nel potere dello stesso Satana inganna molti con il suo "modo ingannevole di trattare la Parola di Dio."

 

Quindi la Divinità di Cristo è la prima risposta da dare ai Testimoni di Geova, perché

ð     se la Trinità è realtà, come lo è, e se Geova e Gesù sono "Uno" e lo Stesso, allora tutta l'intelaiatura del culto crolla in un mucchio di dottrine oscure e scollegate, incapaci persino di una sembianza di congruità.

Ora passeremo a considerare i versetti in questione e la loro relazione con l'argomento.

 

1. Geova e Cristo non sono Uguali

 

1.       (a) Isaia 7,14 -- "Allora il Signore (Geova) stesso vi darà un segno; ecco, una vergine concepirà e partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele" (alla lettera Dio o Geova con noi, poiché Geova è il solo Dio).

(b) Isaia 9,6 -- "Perché ci è nato un figlio, un figlio ci è stato dato: e reggerà il regno sulle sue spalle: si chiamerà Meraviglioso, Consigliere, il Dio Potente, il Padre Eterno, il Principe della Pace."

(c) Michea 5,2 -- Ma tu Betlemme di Efrata, che sei  la più piccola tra le migliaia di Giuda, eppure da te mi uscirà colui che regnerà su Israele; che proviene dai tempi antichi, dall'eternità."

 

Geova, il Signore degli Eserciti, nell'ambito della Scrittura del Vecchio Testamento, ha rivelato il suo piano di apparire in forma umana e nella Persona di Gesù Cristo ha portato a compimento le varie profezie.

è Un esame dei testi citati sopra riuscirà più che a convincere lo studente obiettivo della Scrittura che Geova ha mantenuto le Sue promesse e che si è fatto uomo davvero, alla lettera: "Dio con noi" (Matteo 1,23; Luca 1,32; Giovanni 1,14).

ð     Il punto-chiave di Isaia 7,14 è costituito dal Nome Divino "Emmanuele," che può esser tradotto solo con "Dio con noi";

è poiché non vi è altro Dio che Geova secondo quanto ha Egli Stesso dichiarato (Isaia 43,10; 11), ne risulta che Gesù Cristo e il Dio Geova sono la stessa Sostanza in potenza ed eternità, e quindi uguali.

ð     Questa profezia è stata realizzata in Matteo 1,22, 2,3; non vi è quindi alcun dubbio che Gesù Cristo sia il "figlio della vergine" tanto distintamente illustrato in Isaia 7,14.

I Testimoni di Geova non sono in grado di presentare alcun documento per confutare questa chiara dichiarazione della Scrittura, cioè che Geova e Cristo sono "Uno" e lo Stesso, poichè il termine "Emmanuele" (Dio o Geova con noi" smentisce ogni altra interpretazione.

 

Nella Bibbia Ebraica, Isaia 9,6 è uno dei versetti più potenti del Vecchio Testamento nel provare la Divinità di Cristo e dichiara inconfutabilmente che lo stesso Geova ha progettato di comparire in forma umana.

ð     Il versetto dichiara con chiarezza che ogni regno si reggerà sul "Bambino nato" e sul "figlio dato" la cui identità è rivelata negli stessi termini usati per descrivere i suoi attributi.

è Ispirato dallo Spirito Santo, Isaia descrive Cristo come "Meraviglioso, Consigliere, Dio Potente, il Padre eterno, il Principe della Pace," attributi che appartengono solo a Dio. Il termine "Dio Potente" di per sé indica Geova perché non solo Egli è l'unico Dio (Isaia 43,10-11), ma il termine "potente" viene applicato solo a Lui in relazione alla Sua divinità.

ð     I Testimoni di Geova scansano questo versetto affermando che Cristo è "un Dio Potente," (30)[30] ma non il Dio Onnipotente (Geova). Davanti al problema questo argomento risulta ridicolo.

è I Testimoni di Geova tuttavia controbbattono che, considerato che nel testo ebraico non vi è alcun articolo, "potente" allora non significa Geova.

ð     Sorge allora la domanda: ci sono due "Dei potenti"? Sappiamo che ciò è assurdo; tuttavia i Testimoni di Geova persistono nell'errore, nonostante Isaia 10,21, dove Isaia (senza articolo) dichiara che "Giacobbe ritornerà" al "Dio potente," e noi sappiamo che Geova è, dalle Sue stesse parole rivolte a Mosè, "il Dio do Giacobbe" (Esodo 3,6). In Geremia 32,18 (con l'articolo) il profeta dichiara  che Egli (Geova) è "il Dio grande e Potente" (due forme per dire la stessa cosa). (Cf. Isaia 9,6; 10,21; Geremia 32,18.) Se dobbiamo accettare l'interpretazione dei Testimoni, devono esserci due "Dei potenti"; e ciò è impossibile, perché esiste Un Solo, Vero e Potente Dio. (Isaia 45,22).

 

Al versetto 5,2 il profeta Michea, riportando le parole di Geova, non solo dà il luogo di nascita di Cristo (che gli Ebrei affermavano essere la città di David, Betlemme), ma anche una traccia della Sua identità : e cioè Dio in forma umana.

ð     Il termine "provenienza" può essere tradotto con origine (riferimento: Brown, Driver and Briggs, Lessico Ebraico del Vecchio Testamento, 426 [a] Articolo [2]), e sappiamo che il solo a cui si adatti tale descrizione, la cui origine sia "dall'eternità" deve essere lo Stesso Dio, poiché Egli solo è Colui che esiste dall'eternità" (Isaia 44,6;8).

La schiacciante testimonianza di questi soli versetti accerta oltre ogni ragionevole dubbio la Divinità del nostro Signore Gesù Cristo, che si è fatto uomo, identificandosi con noi in quella incarnazione e che si è offerto "una volte per tutte" in riscatto di molti, il sacrificio eterno in grado di salvare al massimo chiunque si appropri della Sua potenza purificatrice.

 

2. Gesù è un dio diverso in natura e sostanza

 

2.       Giovanni 1,1 -- "In principio [o in 'origine,' Greco Arche] era la Parola [Logos] e la Parola era con Dio [Ton Theon] e la Parola era Dio [Theos]."

 

In contrasto con le traduzioni di The Emphatic Diaglott e con la Traduzione del Nuovo Mondo, la costruzione grammaticale Greca non lascia alcun dubbio che questo sia il solo modo di tradurre il testo.

ð     Il soggetto della frase è Parola (Logos), il verbo, era. Riguardo a era non possono esservi obiezioni dirette perché secondo l'uso grammaticale i verbi intransitivi non prendono alcun oggetto ma il predicato nominale che torna a riferirsi al soggetto, in questo caso alla Parola (Logos).(31)[31]

ð     Risulta quindi facile vedere che non è necessario alcun articolo per Theos (Dio) e tradurlo "un dio" è non solo scorrettezza grammaticale ma anche cattivo greco, perché Theos è il predicato nominale di era nella terza frase-clausola del versetto e deve tornare a riferirsi al soggetto,

Parola (Logos) e quindi Cristo, se Egli è la Parola "fatta carne" (Giovanni 1,14) non può essere altri che Dio a meno che non si rinneghino sia il testo Greco che la Parola di Dio.

 

Nell' Appendice 773-777 alla Traduzione del Nuovo Mondo i Testimoni di Geova cercano di screditare il testo Greco su questo punto, perché

è si rendono conto che se Gesù e Geova sono "Uno" nella natura, la loro teologia non può reggere, poiché essi negano quell'unità di natura. La confutazione della loro disputa diventa a questo punto conclusiva. (32)[32]

ð     La rivendicazione è che poiché l'articolo definito viene usato con Theon in Giovanni 1,1c e non con Theos in Giovanni 1,1d, l'omissione allora deve essere designata a dimostrare una differenza; la presunta differenza essendo che

nel primo caso si intende l'Unico Vero Dio (Geova), mentre nel secondo si intende "un dio" diverso e inferiore, e quest'ultimo "dio" è Gesù Cristo.

 

A pag. 776b si afferma che la traduzione di "un dio" è giusta perché "... tutte le dottrine delle sacre Scritture mettono in evidenza la correttezza di tale traduzione."

è Questo rilievo focalizza l'attenzione sul fatto che l'intero problema implicato vada assai oltre questo testo. Infatti la Scrittura insegna la Divinità piena e uguale di Cristo.

è Perché allora si attribuisce tanto a quest'unico versetto? Forse a causa dell'effetto-sorpresa derivante dall'esibizione di questa pseudo-erudizione nell'uso di un testo familiare.

ð     L'omissione dell'articolo con Theos non significa che si intenda "un dio" diverso dall'unico vero Dio.

Andiamo a esaminare quei passi dove l'articolo non viene usato con Theos per vedere se la traduzione "un dio" ha questo stesso significato (Matteo 5,9; 6,24; Luca 1,35; 78; 2,40; Giovanni 1,6; 12; 13; 18; 3,2; 21; 9,16; 33; Romani 1,7; 17; 18; 1 Corinzi 1,30; 15,10; Filippesi 2,11; 13; Tito 1,1 e molti, molti altri).

ð     La disputa su "un dio" risulta troppo debole e incoerente. Per essere coerenti in questa traduzione di "un dio" i Testimoni di Geova dovrebbero tradurre con "un dio (nominativo), di un dio (genitivo) o per un dio (dativo), etc., ogni caso in cui sia assente l'articolo.

Ma questo non lo fanno in Matteo 5,9; 6,24; Luca 1,35;78; Giovanni 1,6; 12; 13; 18; Romani 1,7; 17; ecc. (Vedi Traduzione del Nuovo Mondo e Emphatic Diaglott ai riferimenti menzionati sopra.)

 

Non è possibile tradurre Theos con "un dio" in Giovanni 1,1 e poi Theou "di Dio" (Geova) in Matteo 5,9, Luca 1,35; 78; Giovanni 1,6, ecc., quando Theou non è che il caso genitivo dello stesso nome (seconda declinazione), senza articolo e deve essere tradotto (secondo la discussione dei Testimoni di Geova) "di un dio" e non "di Dio" come invece indicano sia The Emphatic Diaglott che la Traduzione del Nuovo Mondo.

ð     Potremmo fare lunghi elenchi, ma suggeriamo di consultare il Nuovo Testamento Greco di D. Erwin Nestle oppure il Westcott & Hort, assieme a The Elements of Greek di Francis Kingsley Ball (Macmillan, 1948, pag. 7, 14) sulle desinenze dei nomi ecc.

ð     Se quindi i  Testimoni di Geova devono persistere in questa esposizione di "un dio" devono almeno essere coerenti, cosa che non sono, e tradurre allo stesso modo ogni caso in cui manchi l'articolo.

La verità su questo argomento è la seguente: che

è i Testimoni di Geova usano e tolgono l'enfasi sull'articolo ogni qualvolta fa comodo ai loro scopi senza la minima considerazione delle leggi grammaticali del contrario. In una traduzione importante come quella della Parola di Dio va osservata ogni legge. I Testimoni di Geova non sono stati coerenti nell'osservanza di tali leggi.

 

Gli autori delle rivendicazioni hanno esibito un altro tratto comune ai Testimoni di Geova, quello di citare a metà o di citare male una autorità riconosciuta per vantarsi delle loro traduzioni sgrammaticate.

ð     A pag. 776 (N.W.T.), nel citare le parole del Dr. Robertson: "Tra gli autori antichi O Theos veniva usato per il dio della religione assoluta per distinguerlo dagli dei mitologici," mancano di notare che nella seconda frase che segue il Dr. Robertson dice: "Nel Nuovo Testamento tuttavia, mentre abbiamo pros ton Theon (Giovanni 1,1-2) è molto più comune trovare semplicemente Theos, in specie nelle Epistole."

 

In altre parole, gli autori del Nuovo Testamento spesso non usano l'articolo per Theos, eppure nel contesto il significato è perfettamente chiaro, e cioè che si intende l'Unico Vero Dio.

ð     Esaminiamo ora i seguenti riferimenti dove, nei versetti successivi e perfino nella stessa frase, in una ricorrenza di Theos viene usato l'articolo e non nell'altra forma, e risulterà chiarissimo che non si possono trarre riferimenti tanto drastici dall'uso che ne fa Giovanni in Giovanni 1,1.2 (Matteo 4,3; 4; 12,28: 28,43; Luca 20,37; 38; Giovanni 3,2; 13,3; Atti 5,29; 30; Romani 1,7; 8; 17-19; 2,16; 17; 3,5; 22; 23; 4,2; 3, ecc.)

 

In Greco la dottrina dell'articolo è importante: esso non viene usato indiscriminatamente. Ma non abbiamo la competenza per esser certi cosa si intenda dire in tutti i casi.

è Il Dr. Robertson è cauto nel notare che "uno studio veramente scientifico dell'articolo è stato fatto solo in anni recenti" (pag. 755. A.T. Robertson). Non tutti i fatti sono conosciuti e non si dovrebbe affermare nessuna conclusione tanto drastica come quella tratta dagli autori dell'appendice.

ð     È un nonsenso dire che un nome semplice può esser tradotto con "divino" e che quello stesso nome senza articolo conferisce solo l'idea di qualità (pag. 773, 774, N.W.T.).

Gli autori di questa nota in seguito traducono lo stesso nome Theos con "un dio" non con "una qualità." E' un'auto-contraddizione nel contesto.

 

Per concludere, la posizione degli autori di questa nota viene chiarita a pag, 774 (N.W.T.); secondo loro,

è "non è ragionevole" che la Parola (Cristo) debba essere il Dio con cui Egli era (Giovanni 1,1).

ð     La loro stessa ragione evidentemente errata viene posta come criterio per determinare la verità della Scrittura.

Va solo notato l'ovvio abuso nelle loro citazioni di "Dana and Mantey" (pagg. 774, 775). Mantey intende chiaramente che la "Parola era Divinità" in accordo con la schiacciante testimonianza della Scrittura,

ð     ma gli autori hanno scavato nell'interpretazione "un dio" per adattarla al loro scopo, che consiste nel

diniego della Divinità di Cristo, e come risultato del rinnegamento della Parola di Dio.

 

                

3. Giovanni 8,58 -- "Gesù disse loro: ... prima che Abramo fosse (nato), Io sono."

 

Nel confrontare questo con la traduzione della Versione dei Settanta di Esodo 3,14 e di Isaia 43.10-13, troviamo che la traduzione è identica.

è In Esodo 3,14 Geova, che parla a Mosè, ha detto: "Io sono," che ogni studioso intelligente riconosce come sinonimo di Dio:

ð     Gesù disse loro letteralmente: "Io sono Geova" (Io sono) ed è chiaro che capirono che Egli avesse detto proprio quello perché, come rivela il versetto successivo, cercarono di lapidarlo.

ð     Le leggi Ebree su questo punto dichiarano che i casi di lapidazione legale sono cinque - e ricordate che gli Ebrei erano legalisti - e cioè:

(1) Spiriti familiari, Levitico 20,27;

(2) Maledire (Bestemmia), Levitico 24,10-23;

(3) Falsi Profeti che portano all'idolatria, Deuteronomio 21,18-21;

(4) Il figlio testardo, e

(5) Adulterio e Stupro, Deuteronomio 22,21-24 e Levitico 20,10.

 

Nessuno studente onesto della Bibbia deve ammettere che il solo motivo legale degli Ebrei per lapidare Cristo (e in realtà non ne avevano affatto) fosse la seconda violazione -- e cioè la bestemmia.

è Molti zelanti Testimoni di Geova sostengono che gli Ebrei stavano per lapidarlo perché li aveva chiamati figli del diavolo (Giovanni 8,44). Ma se fosse vero, perché allora non lo hanno lapidato in altre occasioni (Matteo 12,34; 23,33; ecc.) quando li ha chiamati figli di vipere?

è La risposta è semplicissima. Non potevano lapidarlo per quel motivo perché erano legati dalla legge che permetteva loro solo cinque casi, e che li avrebbe condannati per i loro stessi motivi se avessero usato l'"insulto" come base per la lapidazione. Ma tuttavia non è tutto qui, perché

è in Giovanni 10,33 gli Ebrei cercarono ancora di lapidare Cristo e lo accusarono di farsi Dio (non un dio argomento che abbiamo già trattato a lungo). (33)[33] 

ð     E allora siamo logici: se gli Ebrei osservavano le leggi della lapidazione in altre occasioni quando avrebbero potuto essere insultati, perché avrebbero violato la legge come avrebbero dovuto fare se i Testimoni di Geova hanno ragione in Giovanni 8,58?

È necessario dire ancora poche cose. L'argomento nel suo contesto risulta ridicolo; esiste un solo "Io sono" nella Scrittura (Isaia 48,12; 44,6; Apocalisse 1,8 e 17), e Gesù ha rivendicato quell'Identità per la quale gli Ebrei, interpretando male la legge, si erano disposti a lapidarlo.

 

I Testimoni di Geova (pag. 312 della nota "c" in fondo pagina della N.W.T.) dichiarano che la traduzione greca di Ego Eimi (Io Sono) in Giovanni 8,58 non è tradotta adeguatamente nel "senso indefinito perfetto" (sono stato), e non 'Io sono'.

ð     Per smascherare questa sfacciata perversione del testo greco lo esamineremo ora dal punto di vista grammaticale per vedere se presenta qualche fondamento valido per essere tradotto in quel modo.

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ð     Resta difficile sapere cosa intende dire l'autore della nota a pag. 312 in quanto egli non usa la terminologia grammaticale standard, né il suo argomento è documentato dalle grammatiche standard.

è L'infinito aorista come tale non forma una clausola.

ð     Qui la cosa significativa è l'avverbio Prin, per cui la costruzione verrà chiamata la clausola Prin. Il termine "indefinito perfetto" è un'invenzione dell'autore della nota, per cui resta difficile sapere cosa si intende. Il vero problema nel versetto è costituito dal verbo "Ego Eimi."

è Il Dr. Robertson, citato come autorità dalla N.W.T., a pag. 775 dichiara (pag. 880) che Eimi è "assoluto." Ciò significa che con esso non è espresso alcun predicato. Questo uso si presenta quattro volte (in Giovanni 8,24; 8,58; 13,19; 18,5). In questi luoghi il termine è lo stesso usato dalla Versione dei Settanta in Deuteronomio 32,39; Isaia 43, 10; 46,4; ecc., per esprimere la frase ebraica "Io (sono) Lui." La frase capita solo quando viene reiterata la Signoria di Geova. Quindi la frase è una rivendicazione di Divinità piena e uguale.

La traduzione scorretta e grossolana della Traduzione del Nuovo Mondo non serve che ad illustrare la difficoltà di eludere il significato della frase nel contesto.

 

Il significato della frase nel senso della Divinità completa è particolarmente chiaro in Giovanni 13,19, dove Gesù afferma di aver detto cose prima che queste avvengano, affinché quando accadranno possano credere che Ego Eimi (Io sono).

è Geova è il solo a conoscere il futuro come fatto presente. Gesù sta dicendo loro queste cose in precedenza perché quando si avvereranno essi possano sapere che "Io sono" (Ego Eimi), cioè che Egli è Geova!

ð     In conclusione, i fatti si evidenziano da soli e risultano di una innegabile chiarezza: il greco non permette tali imposizioni come "Io sono stato." (34)[34]  La traduzione corretta del termine è "Io sono" è poiché Geova è il solo "Io sono" (Esodo 3,14; Isaia 44,6) Lui e Cristo sono "Una" cosa sola in Natura, davvero la pienezza della "Divinità" nella carne.

 

La traduzione della Versione dei Settanta (Septuagint) di Esodo 3,14 dall'Ebreico EHYEH utilizza Ego Eini quale equivalente di "Io sono," Geova, e Gesù cita spesso agli Ebrei il Septuagint, e da qui la loro nota familiarità con lo stesso, e la loro rabbia davanti alla Sua affermazione (8,59).

 

4. Gesù, non è immagine e sostanza di Geova?

 

4. Ebrei 1,3 -- "Egli [Cristo] (35)[35] è il riflesso della Sua (di Geova) gloria e l'immagine impressa dalla Sua (di Geova) Sostanza ed Egli [Cristo] sostiene ogni cosa con la parola della Sua potenza... " (Traduzione del Nuovo Mondo).

 

Questo passo della Scrittura, credo, rende chiara oltre ogni dubbio la Divinità di Gesù Cristo.

ð     Sarebbe illogico e irragionevole supporre che Cristo, immagine impressa dalla Sostanza di Geova, non sia della sostanza di Geova e quindi Dio, o la seconda Persona della Trinità.

ð     Non esiste cosa creata che venga dichiarata della stessa "Sostanza" o "Essenza" di Dio (Greco: upostaseos); quindi la Parola eterna, che è la "pienezza della Divinità nel corpo" (Colossesi 2,9), non può essere una creazione, o un essere creato.

ð     L'autore della lettera agli Ebrei ha inteso chiaramente illustrare Cristo come Geova, altrimenti non avrebbe mai usato un linguaggio tanto esplicito come "immagine impressa dalla Sua Sostanza," e come afferma chiaramente Isaia 7,14, il Messia doveva essere l'Emmanuele, e cioè "Dio con noi." 

I Testimoni di Geova tentano la falsità articolare di "un dio" invece di Dio, in riferimento a Emmanuele;

è ma se non c'è stato "altro dio formato prima o dopo di Me" (è Geova che parla in Isaia 43,10) allora risulta impossibile su questa sola base, e cioè sulla dichiarazione di Dio, l'esistenza di qualsiasi altro dio ("un Dio" incluso).

è La loro controversia, basata su una astrazione grammaticale, qui non regge; e come sempre la Divinità del Signore Gesù Cristo rimane indenne.

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5. Cristo derubato della Sua divinità

 

5.       Filippesi 2,11 -- "... E ogni lingua dovrà confessare che Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre."

 

Confrontando questo versetto della Scrittura con Colossesi 2,9 e con Isaia 45,23, non possiamo fare a meno di vedere la Divinità completa del Signore Gesù nella sua vera luce.

ð     Geova ha parlato in Isaia 45,23 e ha detto: "L'ho giurato per me stesso, la parola è uscita dalla mia bocca nella giustizia e non tornerà indietro. Davanti a me si piegherà ogni ginocchio, ogni lingua giurerà."

ð     In Colossesi 2,9 l'Apostolo Paolo, che scrive sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, dichiara: "Perché in Lui (Cristo) abita tutta la pienezza di Dio nella carne."

La traduzione letterale della parola Greca Theotetos (Dio - Godhead) è Divinità, e quindi in Cristo risiede tutta la pienezza (pleroma) della Divinità nella carne somatikos.

 

Nel Lessico Greco-Inglese del Nuovo Testamento di Thayer, al quale ci si riferisce ritenendolo "esauriente" (pag. 19. N.W.T.) viene data un'analisi completa di Theotekos (Dio-Divinità), e in particolare la sua interpretazione nel contesto di Colossesi 2,9.

ð     I Testimoni di Geova farebbero bene a ricordare che Thayer era un Unitariano (uno che nega la divinità di Cristo) e quindi più incline ad accettare la loro interpretazione che non quella dei cristiani evangelici.

ð     Ma nonostante queste sue idee teologiche, Thayer era uno studioso di Greco la cui integrità nella presentazione di fatti onesti, nonostante il disaccordo con le sue convinzioni, risulta il tratto esemplificato di ogni buon critico e di ogni studioso onesto.

è A pag. 288 dell'edizione del 1986 Thayer dichiara che Theotetos (Dio-Divinità, è una forma di Theot (Divinità) ossia, nelle sue parole: "i.e., lo stato di Essere Dio, Divinità" (Colossesi 2,9)!

è In altre parole, Cristo era la pienezza della "Divinità" (Geova) nella carne!

ð     The Emphatic Diaglott traduce correttamente Theotetos con "Divinità"; ma la N.W.T. traduce erroneamente con "la qualità divina," che deruba Cristo della Sua Divinità.

è I Testimoni di Geova arrivano a questa traduzione inaccurata sostituendo la parola Theiotes, una forma di Theiot (divinità), sottraendosi così alla biasimevole prova de 'La Divinità' (Geova) tes Theotetos.

è Tuttavia la prova documentata rivela che non possono fare legittimamente una cosa simile perché nelle stesse parole di Thayer (pag. 288), "Theot (Divinità = Essere Dio) differisce da theiot (divinità) come l'essenza differisce dalla qualità o attributo."

ð     Questo fatto espone nuovamente l'inganno impiegato dai Testimoni di Geova per far deviare lo sprovveduto studente della Bibbia sul sentiero della bestemmia contro il Signore Gesù.

è È un termine improprio e non può esser tradotto in quel modo, nella traduzione la sostituzione di una parola con un'altra è pura disonestà accademica e i Testimoni di Geova non sono in grado di produrre nessuna autorità per questo impertinente errore di traduzione del testo greco.

Gesù Cristo, secondo le stesse parole, è la stessa "Essenza" e "Sostanza" di Geova e come Essenza (Divinità) differisce dalla qualità (divinità) per cui Egli è Dio - tes Theotetos (La Divinità) - Geova manifesto nella carne.

 

Il fatto che Gesù e Geova siano in natura "Una cosa sola" non può esser messo in dubbio da questi versetti che rivelano tanto chiaramente i piani e lo scopo di Dio.

ð     Paolo sostiene questo argomento nell'epistola ai Filippesi (citata in precedenza) quando attribuisce al Signore Gesù l'identità di Geova secondo quanto rivelato in Isaia 45,23. Paolo audacemente proclama: "Che al nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi... e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore a gloria di Dio Padre."

ð     Dal punto di vista biblico, è ben risaputo che la più alta gloria che si possa rendere a Dio consiste nel riconoscerLo e adorarLo nella Persona di Suo Figlio, e come ha affermato lo Stesso Gesù:

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me" (Giovanni 14,6) e "tutti gli uomini dovrebbero onorare il Figlio come onorano il Padre" (Giovanni 5,23).

 

ð     Risulta quindi chiaro dal contesto che la meraviglia di Dio-Divinità viene rivelata in maniera specifica e nella misura più piena in Gesù Cristo, ed è conveniente che tutti si rendano conto delle conseguenze che si dovranno affrontare se qualcuno rifiuterà le ingiunzioni della Parola di Dio e rinnegherà apertamente la Divinità del Figlio Suo, che è "il vero Dio e la vita eterna" (1 Giovanni 5,20).

 

6. Geova è l’Alfa e l’Omega. Gesù solo “un dio”

 

6.       Apocalisse 1,7; 8; 17; 18;  2,8;  22,13;  Matteo 24,30 e Isaia 44,6 -- "Io sono l'Alfa e l'Omega [Greco - Primo e Ultimo - dalla A alla Z] (36)[36] dice Geova Dio, colui che è, che è stato e che sarà, l'Onnipotente" (Apocalisse 1,8; Traduzione del Nuovo Mondo).

 

Nei versetti 7, 8, 17 e 18 del primo capitolo dell'Apocalisse è riconfermata una verità unica e meravigliosa, e cioè che Gesù Cristo e Geova Dio sono la stessa "Sostanza," e quindi co-uguali, coesistenti ed eterni allo stesso modo, in breve: "Una" Natura unica nel senso più completo. Nel sostenere questa dottrina della Scrittura seguiremo a lungo questa linea.

 

Confrontando Matteo 24,30 con Apocalisse 1,7 risulta senza  dubbio evidente che Gesù Cristo è "Colui che viene con le nubi" in entrambi i riferimenti citati.

 

E quindi apparirà in cielo il segno del Figlio dell'uomo: e allora tutte le tribù della terra piangeranno e vedranno il Figlio dell'uomo venire 'con potenza e grande gloria sulle nubi del cielo (Matteo 24,30).

'Ecco, egli viene con le nubi;' e tutti gli occhi lo vedranno, e anche coloro che lo hanno ferito: e tutti i popoli della terra gemeranno a causa sua. Così sia. Amen (Apocalisse 1,7).

 

Seguendo questo filo di pensiero, scopriamo che Geova in Isaia 44,6 dichiara che Egli solo è il Primo e l'Ultimo e il solo Dio,

è il che elimina una volta per tutte ogni confusione sulla possibilità che siano due Primi e Ultimi.

ð     Poiché Geova è l'unico Dio, com'è possibile che il Logos sia 'un dio,' un dio inferiore a Geova, come dichiarano i Testimoni di Geova in Giovanni 1,1? (Enphatic Diaglott e Traduzione del Nuovo Mondo.)

ð     Geova dichiara molte volte la propria esistenza come "Unico" Dio e Salvatore (Isaia 41,4; 43,11-13; 44,6; 45,5; 48,12; ecc.). Questa è certo prova inconfutabile, poiché Cristo non poteva essere il nostro Salvatore e Redentore se non fosse stato Geova, essendo Geova il solo Salvatore (Isaia 43,11).

Tuttavia, nonostante la testimonianza della Scrittura che: "... prima di me non esisteva altro Dio, né ve ne sarà uno dopo di me" (Isaia 43,10), i Testimoni di Geova perseguono e insegnano questo errore della falsità di  "un dio", in diretta contraddizione con la Parola di Dio.(37)[37]

 

Apocalisse in 1,17 e 2,8 aggiunge altro peso alla Divinità di Cristo, perché Lo rivela come il Primo e l'Ultimo, Colui che è morto e che vive per sempre.

è  Essendo Geova il solo Primo e Ultimo (cf. ai riferimenti di Isaia), o Lui e Cristo sono "Una cosa sola," oppure, per affermare una cosa diversa, i Testimoni di Geova devono negare l'autorità della Scrittura.

 

Per essere coerenti dobbiamo rispondere alle argomentazioni avanzate dai Testimoni di Geova relative all'uso di Primo e Ultimo (Greco, Protos) in Apocalisse 1,17 e 2,8.

ð     Suggerendo in questi brani la traduzione di Prototokos (Primogenito) anziché Protos  (Primo) (vedi note nella N.W.T. e Emphatic Diaglott), i Testimoni di Geova cercano di sottrarre a Cristo la Sua Divinità e di fare di Lui un essere creato con "un inizio" (Let God Be True, pag. 88).

ð     Se affrontati su questo punto, fanno subito riferimento a Colossesi 1,15 e Apocalisse 3,14 per "dimostrare" che il Logos ha avuto "un inizio" (vedi Giovanni 1,1, Emphatic Diaglott e N.W.T.).

Per ogni studente informato della Bibbia questo argomento è fallace e non regge. Un lessico Greco-Inglese del Nuovo Testamento di J. H. Thayer, edizione 1886, che a pag. 9 della N.W.T. viene definito autoritario e affidabile, dichiara che

è la sola traduzione esatta di protos è "Primo" e nelle parole dello stesso Thayer "L'Eterno" [Geova] (Apocalisse 1,17). Ecco che la Divinità di Cristo è di nuovo sostenuta.

 

Una ulteriore prova di questa sintesi è costituita dal fatto che i manoscritti migliori e più autoritari (Sinaiticus, Vaticanus, etc.) traducono protos con "Primo."

è Il Manoscritto Alessandrino, non contenendo accenti, dovrebbe essere tradotto con "Primogenito di ogni Creazione" (38)[38] (Erasmo), per attenersi alle leggi della critica del testo (Colossesi 1,15).

è In breve, il problema è un fatto di accenti, e poiché nel Manoscritto Alessandrino non vi sono punteggiatura né accenti per le parole di Apocalisse 1,17; 2,8; ecc., e poiché tutti gli altri manoscritti hanno tradotto protos con "Primo,"

ð     è una contraddizione accentuare prototokos tanto da fare di Cristo una cosa creata anziché il Creatore. L'accento giusto di prototokos concorda con tutti gli altri manoscritti nel ritrarre Cristo come il "Pre-eminente" che è come dovrebbe essere.

Queste verità unite al fatto che tutte le traduzioni e i traduttori affidabili rendono la parola con "Primo" preferendola a "Primogenito" espongono

è un altro dei molti astuti tentativi di pervertire la Parola di Dio attraverso le cattive traduzioni e la manipolazione.

 

Gesù ha detto: "Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine" (Apocalisse 22,13), e non solo questo, ma è Lui a rivelare i misteri a Giovanni (Apocalisse 1,1 e 22,16) e a dichiararsi il "Testimone Fedele" (Apocalisse 1,5) che testimonia: "Tornerò presto" (Apocalisse 22,20).

ð     Da tutta l'Apocalisse risulta evidente che Gesù è Colui che testimonia e Colui che verrà (Apocalisse 1,2; 7), perché è dal suo comando (Apocalisse 22,16) che Giovanni descrive ogni cosa: Onestamente quindi dobbiamo riconoscere la sua Sovranità quale "Primo e Ultimo" (Isaia 48,12, Apocalisse 1,17 e 22,13), il Dio di tutti e la Parola Eterna del Dio incarnato (Giovanni 1,1).

 

Apocalise 3,14 asserisce che Cristo è l' "inizio della rivelazione di Dio" e Colossesi 1,15 dichiara che Cristo è il "Primogenito di ogni creazione."

è Questi versetti non indicano in alcun modo che Cristo era un essere creato nel senso fisico (Giovanni 1,14) al momento dell'incarnazione (Luca 1,35).

ð     La parola Greca arche (Apocalisse 3,14) può esser resa correttamente con "origine" ed è così che viene tradotta in Giovanni 1,1 della Traduzione del Nuovo Mondo degli stessi Testimoni di Geova (edizione 1950). Apocalisse 3,14 quindi dichiara che Cristo è il testimone fedele e sincero, l'"origine" (39)[39] della creazione di Dio.

è Ciò avvalora Ebrei 1,2 e Colossesi 1,16, 17 nello stabilire che Cristo è il Creatore di tutte le cose proprio come Dio (Genesi 1,1).

ð     Cristo è il Primogenito di ogni creazione perché è Lui la nuova Creazione, concepito senza peccato (Luca 1,35), il secondo Adamo (1 Corinzi 15,45 e 47) che è l'adempimento della Promessa divina dell'uomo-Dio (Isaia 7,14); 9,6; Michea 5,2) e il Redentore del Mondo (Colossesi 1,14).

Giovanni 3,13 dichiara che nessuno è asceso al cielo all'infuori di Cristo che ne è disceso; Filippesi 2,11 dichiara che Egli è il Signore (Greco, Kurios) e come tale è "Il Signore dal Cielo" di 1 Corinzi 15,47, e cioè Dio, e non un essere creato o "un dio."

 

Il Signore Gesù è anche il "Primogenito" dei morti (Apocalisse 1,15) - cioè il Primo a risorgere in un corpo glorificato (non in forma di spirito) - vedi Luca 24,39; 40), il tipo di corpo che un giorno avranno anche i cristiani, secondo le parole dell'Apostolo Giovanni:

ð     "... ancora non appare come saremo [ma] sappiamo che quando Lui apparirà saremo simili a Lui, perché Lo vedremo come Egli è" (1 Giovanni 3,2). Sappiamo che queste promesse sono sicure, perché colui che ha promesso è fedele (Ebrei 10.23),

e tutti coloro che negano la divinità di Cristo dovrebbero essere consapevoli di questo avvertimento ed ingiunzione quando Egli disse:

 

Perché io testimonio a ogni uomo che ascolta le parole della profezia di questo libro. Se qualcuno vi farà delle aggiunte, Dio gli invierà le piaghe scritte in questo libro: E se qualcuno toglierà dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita e dalla città santa, e dalle cose scritte in questo libro (Apocalisse 22,18; 19).

 

7. Sin dalla creazione del mondo…?

 

7.       Giovanni 17,5 -- E ora, O Padre, glorificami 'con la gloria che avevo presso di te dal momento della creazione del mondo (Gesù Cristo).

 

Questo brano della Scrittura in riferimento incrociato con Isaia 42,8 e 48,11 dimostra in maniera conclusiva l'identità del Signore Gesù ed è una adeguata testimonianza della Divinità di Cristo.

ð     In Isaia 42,8 è lo stesso Geova a parlare e a dichiarare con enfasi: "Io sono il Signore, questo è il mio nome: e non darò ad altri la mia gloria, e nemmeno la mia lode, ad immagini scolpite." Geova parla ancora in Isaia 48,11 e dichiara: "Io lo farò per me Stesso e solo per Me stesso: come dovrebbe essere profanato il mio nome? 'E io non darò a un altro la mia gloria.'"

 

Da questi riferimenti in Isaia si vede con chiarezza che Geova ha irrevocabilmente dichiarato la Sua gloria divinamente intrinseca, che rientra nella Sua Stessa Natura, e che non potrà né sarà data a nessun'altra persona al di fuori di Se Stesso.

è Non esiste disputa che possa essere montata dai Testimoni di Geova per combattere la verità di Dio come essa viene rivelata da questi passi della Scrittura. La gloria intrinseca di Dio appartiene a Dio solo ed Egli ha ordinato con la propria bocca che fosse così. (40)[40]

ð     Il Signore Gesù Cristo, quando pregò in Giovanni 17,5, rivelò nello stesso modo irrevocabile che sarebbe stato glorificato 'con la gloria del Padre' e che la gloria del Padre (Geova) non Gli era nuova, perché affermava di possederla con (Greco: para) il Padre ("... la gloria che avevo con te") ancor prima che il mondo venisse ad esistere.

I Testimoni di Geova qui cercano di rispondere dicendo che se Egli era Dio, dov'era la Sua gloria mentre era sulla terra?

 

In risposta a tale domanda le Scritture elencano almeno quattro casi separati in cui Cristo manifesta la Sua gloria e rivela la Sua potenza e Divinità.

-          Sul Monte della Trasfigurazione (Matteo 17,2) Cristo risplendette della gloria intrinseca di Dio,

-          che continuò senza sminuire quando in Giovanni 18,6 il Signore applicò a Se Stesso l' "Io Sono" dell'identità dello stesso Geova che irradiava tanta gloria da rendere impotenti i suoi catturatori davanti alla Sua volontà.

-          Il capitolo settimo di Giovanni, versetto 22, comprende un'altra conferma della manifestazione della gloria di Geova quando Gesù, considerando la croce, prega per i Suoi discepoli e conferma l'origine della Sua gloria costituita dalla Sostanza di Dio.

-          Anche la gloria della risurrezione di Cristo serve ad illustrare la Sua Divinità e a rivelarcelo come lo Stesso Dio.

 

È quindi chiaramente dimostrabile che l'argomento avanzato dai Testimoni di Geova, agli effetti che Cristo non ha manifestato in Sé la gloria, non è valido e non ha basi nella Scrittura.

è La verità sull'intero argomento è che Gesù ha rivelato davvero la vera gloria della Sua Natura nelle stesse opere che ha compiuto, e come dice Giovanni (1,14): "Noi abbiamo visto la sua gloria ... piena di grazia e di verità."

 

Nel secondo capitolo di Filippesi S. Paolo elimina ogni dubbio sull'argomento quando scrive, ispirato dallo Spirito Santo, che Cristo non ha mai cessato di essere Geova neppure agli inizi della Sua incarnazione.

ð     Può essere interessante sapere che il termine Greco uparchon, in Filippesi 2,6 tradotto con "essere", significa alla lettera "rimanere e non cessare di essere" (vedi anche 1 Corinzi 11,7), e quindi nel contesto Cristo non ha mai cessato di essere Dio ed è "rimasto" nella Sua Sostanza di base; Egli era veramente "Dio manifestato nella carne."

 

Un normale Testimone di Geova intervistato di recente, nel cercare di sfuggire l'ovvia dichiarazione della Divinità di Cristo secondo quanto rivelato dal testo, è tornato alla vecchia routine della Società di cambiare i termini greci ed

è ha asserito che la parola "con" (Greco: para) in Giovanni 17,5, significa in realtà "attraverso," e quindi la gloria di cui si parla non è prova della Divinità di Cristo, poiché si tratta della gloria di Geova, che risplende semplicemente "attraverso" il Figlio; non si tratta della Sua gloria, ma di una manifestazione di quella di Geova.

 

Ancora una volta ci troviamo di fronte al problema dell'esegesi illogica, la cui risposta va ricercava nello stesso testo greco.

ð     Se crediamo che Dio abbia ispirato gli autori della Bibbia, dobbiamo anche credere che la grammatica della Bibbia sia stata ispirata da Dio, oppure, in quale altro modo avrebbe potuto comunicare i Suoi pensieri senza errore? Dio affiderebbe le Sue parole ispirate perché fossero trascritte dalle erronee capacità grammaticali di un uomo?

ð     No! Non potrebbe farlo senza rischiare la corruzione del Suo messaggio; quindi, da Signore saggio e prudente qual è, ha quasi certamente ispirato la grammatica dei Suoi servi affinché le loro parole potessero trasmettere i Suoi pensieri senza errore, immutabili e completamente affidabili.

Tenendo presente questo concetto, consideriamo ora la formulazione delle parole e la costruzione del versetto.

 

La parola Greca para (con) in Giovanni 17,5 viene usata al dativo e non è tradotta con "attraverso" (Greco dia) ma viene resa correttamente secondo il Lessico di Thayer come "con," e Thayer cita Giovanni 17,5, proprio il versetto in questione, quale esempio di come dovrebbe essere tradotto para (con).

ð     Non permettete mai che che in questo contesto si dica che para indichi qualcosa di meno della eguaglianza di possesso - "la gloria che avevo con te prima che il mondo fosse."

è Il Signore Gesù Cristo intendeva chiaramente affermare che Lui, come Dio Figlio possedeva la stessa gloria divina del Padre e dello Spirito Santo sin da prima della creazione del mondo.

è Intendeva riappropriarsi di quella gloria in tutta la sua potenza divina, durante la risurrezione del suo tempio terreno che per necessità, essendo finito, aveva velato come atto volontario la Sua Divinità potente ed eterna (Filippesi 2,5-8).

ð     La gloria di cui parlava non risplendeva solo attraverso il Padre; era eternamene intrinseca anche nel Figlio e poiché Giovanni, guidato dallo Spirito Santo, scelse deliberatamente para (alla lettera "con") preferendolo a dia (attraverso), l'argomento avanzato dai Testimoni di Geova non può reggere.

è Il Signore ha reclamato la stessa gloria del Padre come Sua, e poiché Geova aveva detto che non avrebbe dato a nessun altro la Sua gloria intrinseca, (Isaia 42,9) risulta innegabile l'unità di Sostanza tra Lui e Cristo;

Sono Uno in tutte le sue meravigliose e misteriose implicazioni che, per quanto non possiamo comprenderle pienamente, accettiamo con gioia, e nel farlo restiamo fedeli alla Parola di Dio.

 

8. Mio Signore e mio Dio!

 

     8.   Giovanni, 20,28 -- Tommaso rispose dicendo: Mio Signore e mio Dio!

 

Nessuna discussione sulla Divinità di Cristo sarebbe completa se non si facesse menzione della più grande, singola testimonianza registrata nella Scrittura, presentata in Giovanni 20,28.

84

A partire dal versetto 24 il discepolo Tommaso è dipinto come uno scettico totale per il fatto che rifiutava di credere che Cristo fosse risorto e che fosse apparso fisicamente nella stessa forma in cui era stato crocifisso sulla croce.

ð     Al versetto 25 Tommaso dichiara con ostinazione che "Se non vedrò il foro dei chiodi nelle sue mani e se non metterò il dito nel foro dei chiodi, e metterò la mia mano nel suo costato, non crederò."

è Seguendo il corso degli eventi, al versetto 26 e 27 apprendiamo che il Signore apparve a Tommaso insieme agli altri discepoli e presentò a Tommaso il Suo corpo con le ferite del Calvario perché lo ispezionasse.

è Non si trattava di un fantasma, né di una "forma" assunta per l'occasione, come sostengono i Testimoni di Geova.

è Si trattava del corpo vero di Cristo che portava i segni orribili della tortura lancinante e delle pene di quella morte ignominiosa.

ð     Davanti agli occhi del discepolo incredulo si trovava la prova che lo costrinse, per il puro potere della sua esistenza, ad adorare Colui che manifestava l'Essenza della Divinità.

"Tommaso allora gli rispose: Signore mio e mio Dio." Era la sola risposta che potesse onestamente dare: Cristo aveva dato la prova della propria identità: Era veramente "Il Signore Dio." Cerchiamo di concretizzare questo fatto oltre ogni dubbio.

 

I Testimoni di Geova si sono sforzati invano di evitare questo testo nel greco (Emphatic Diaglott e Traduzione del Nuovo Mondo), ma senza saperlo ne hanno avvalorato l'autorità inconfutabile, come rivela un breve esame delle loro fonti.

ð     Nell' Emphatic Diaglott (Giovanni 20,28, pag. 396) o Theos mou, alla lettera "Il Dio con me, o mio Dio," significa identità con Geova, ed avendo l'articolo definito, per usare lo stesso argomento dei Testimoni di Geova, deve quindi significare: "il solo vero Dio" (Geova), e non "un dio."

ð     A pag. 776 della Traduzione del Nuovo Mondo (Appendice) l’ autori della nota dichiara: "Così anche Giovanni 1,1 usa o Theos per distinguere Geova Dio dalla Parola (Logos) come 'un dio,' 'il Solo Dio generato,' come Giovanni 1,18 lo chiama. Ora quali individui sobri, proviamo a riflettere.

ð     Se Tommaso ha chiamato Geova (articolo definito) il Cristo risorto (o Kurios mou kai o Theos mou), e Cristo non lo ha negato, ma confermato dicendo (versetto 29): "Tu hai creduto perché mi hai veduto; beati quelli che pur non avendomi visto, crederanno," e quindi

nessun gioco di prestigio col testo potrà escludere il pensiero basilare -- e cioè che Gesù Cristo è Geova Dio!

 

La N.W.T. evita con prudenza qualunque spiegazione del testo Greco sul punto summenzionato, ma con la stessa accuratezza inserisce nel margine (pag. 350) sotto un simbolo circa cinque o sei riferimenti a Cristo come "un dio" che cercano di rifilare allo sprovveduto studente della Bibbia.

ð     Quei riferimenti come al solito sono usati in maniera astratta e quattro di essi (Isaia 9,6; Giovanni 1,1; 1,18; e 10,35) sono già stati menzionati in punti precedenti.

è La domanda allora è: esiste qualche altro bene oltre Geova, che i Testimoni di Geova con i loro riferimenti a Cristo come a "un dio" (Giovanni 1,1; Isaia 9,6) affermano come verità?

La Scrittura dà una sola risposta: un vigoroso NO! Non vi è altro Dio che Geova. (Vedi Isaia 45,21-23; 44,68; 37,16;20; etc.).

 

Ad esser certi, nella Scrittura ci sono molti cosiddetti dèi, ma non sono tali per identità o per esistenza propria, ma unicamente per acclamazione e adorazione umana.

ð     Anche Satana ricade in questa categoria, essendo il "dio di questo mondo," che mantiene tale posizione solo per il fatto che uomini empi e non rigenerati gli hanno accordato il servizio e l'adorazione che spettano a Dio.

 

L'Apostolo Paolo sigilla questa verità con la sua chiara analisi dell' idolatria e dei falsi dèi in 1 Corinzi 8,4-6, dove dichiara che un idolo non è niente in se stesso e che in cielo o in terra non esiste altro Dio all'infuori di Geova, nonostante le invenzioni dell'uomo.

 

èIl quadro quindi risulta chiaro:

-          Tommaso ha adorato Cristo come incarnazione risorta della Divinità (Geova);

-         Giovanni ha dichiarato che quella Divinità esisteva dall'eternità (Giovanni 1,1); e

-          Cristo l'ha confermata in modo inconfutabile - "Se voi non credete che Io Sono (Geova), morirete nei vostri peccati" (Giovanni 8,24; cf. Esodo 3,14).

Tutte le tattiche pseudo-accademiche ed elusive che siano mai state utilizzate non potranno mai cambiare la chiare dichiarazioni della Parola di Dio.

ð     Gesù Cristo è il Signore di tutto; e che piaccia o no, i Testimoni di Geova non potranno mai distruggere o eliminare quella verità.

A prescindere da cosa si faccia sulla terra della Parola di Dio, essa rimane eterna nella gloria, come sta scritto: "Per sempre, Signore, la tua Parola risiede nel cielo" (Salmo 119,89).

 

9. Dio è Mio Padre…

 

        9.        Giovanni 5,18 -- Egli disse che Dio era suo Padre, facendosi uguale a Dio.

 

Per concludere il capitolo su questo argomento vitale, questo versetto si spiega da solo.

è Il termine Greco "uguale" (ison) non può essere discusso; né si può dire sia grammaticalmente o contestualmente ammissibile che Giovanni qui riferisca 'quanto gli Ebrei dicevano di Gesù,' come i Testimoni di Geova debolmente sostengono.

è La struttura della frase dimostra chiaramente che 'è stato Giovanni a dirlo' sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, e non gli Ebrei! Chiunque abbia tendenze del genere può schematizzare la frase e adattarla a proprio piacimento.

ð     Nella mentalità ebraica, la rivendicazione di Gesù di essere il Figlio di Dio significava eguaglianza con Dio, un fatto che i Testimoni di Geova potrebbero vantaggiosamente considerare!

Vediamo allora che nostro Signore era uguale a Dio Padre e allo Spirito Santo nella natura divina, sebbene inferiore (come uomo) per scelta nella Sua natura umana, quale ultimo Adamo (Giovanni 14,28; 1 Corinzi 15,45-47).

è Solo questo testo riveste un enorme valore e sostiene con potenza la Divinità del nostro Signore.

 

 La risurrezione di Cristo

 

I Testimoni di Geova, come abbiamo osservato, negano la risurrezione corporale del Signore Gesù Cristo e sostengono invece che

ð     Egli è risorto come "spirito divino invisibile," oppure come "creatura spirituale invisibile."

ð     All'obiezione che Egli è apparso in forma umana rispondono asserendo che non ha fatto altro che assumere forme umane a seconda delle necessità, il che Gli permetteva di essere visto, perché per il Logos Egli sarebbe stato invisibile all'occhio umano.

In breve, Gesù non è apparso nella 'stessa' forma che pendeva sulla croce perché

è quel corpo si era "dissolto in gas o conservato da qualche parte quale memoriale dell'amore di Dio." (41)[41]

ð     La Scrittura tuttavia narra una storia completamente diversa, come risulterà evidente quando considereremo quella testimonianza.

Lo Stesso Cristo ha profetizzato la propria morte e risurrezione, e Giovanni ci dice: "Parlava del tempio del Suo corpo" (Giovanni 2,21).

 

In Giovanni 20,25-26 il discepolo Tommaso mette in dubbio la risurrezione fisica letterale di Cristo, solo per poi pentirsi amaramente (versetto 28) dopo che Gesù (versetto 27) gli mostrò il suo corpo, lo stesso che era stato crocifisso e che portava i segni e la ferita della trafittura con la lancia, perché lo esaminasse.

ð     Nessuna persona ragionevole dirà che il corpo esibito da Gesù non era quello della crocifissione, a meno che per ignoranza, o volutamente, rinneghi la Parola di Dio.

ð     Non si trattava di nessun altro corpo "assunto" per il momento da un Cristo spirituale; era l'identica forma che pendeva dalla croce - lo stesso Signore: era vivente e innegabilmente tangibile, e non certo una "creatura spirituale divina."

ð     Avendo previsto l'incredulità degli uomini riguardo alla Sua risurrezione corporale, il Signore si fece il punto esplicito di dire di non essere uno spirito ma carne e ossa (Luca 24,39-44), e arrivò perfino a mangiare cibo umano per dare prova di essere identificato con l'umanità allo stesso modo che con la Divinità.

Cristo rimproverò i discepoli per la loro incredulità nella Sua risurrezione fisica (Luca 24,25) e fu proprio quella risurrezione fisica a confermare la Sua Divinità, poiché solo Dio poteva volontariamente deporre e riprendere la propria vita (Giovanni 10,18). (42)[42]

 

A difesa della dottrina della risurrezione spirituale i Testimoni di Geova utilizzano, tra gli altri versi scollegati, 1 Pietro 3,18.

è Pietro dichiara che Cristo fu "messo a morte nella carne, ma reso vivo nello Spirito." Ovviamente era reso vivo (43)[43] nello Spirito e dallo Spirito di Dio, perché lo Spirito di Dio, la Sostanza Stessa di Dio, ha fatto risorgere Gesù dai morti, come sta scritto, "Ma lo Spirito di Colui che ha fatto risuscitare Gesù dai morti abita in voi..."  (Romani 8,11).

è Quindi il significato del versetto è chiarissimo:

Dio non ha fatto risuscitare Gesù come Spirito ma lo ha fatto risuscitare per mezzo del Suo Spirito, se segue perfettamente Giovanni 20,27 e Luca 24,39-44 nello stabilire la risurrezione fisica del Signore.

 

La Torre di Guardia cita Marco 16,12 e Giovanni 14-16 quali prove che Gesù, dopo la risurrezione, aveva "altri corpi".

è Sfortunatamente per loro il riferimento di Marco non è canonico ed è privo di valore! (Vedi RSV Oxfor Annotated Bible.) Il motivo per cui Maria e i discepoli di Emmaus (Luca 24) non Lo riconobbero è spiegato in Luca 24,16 (RSV): "Ai loro occhi fu impedito di riconoscerlo," ma era lo Stesso Gesù (versetto 15).

 

I Testimoni di Geova cercano altresì di minare la risurrezione corporale di nostro Signore rilevando che quando Gesù apparve nel Cenacolo, "le porte erano chiuse" (Giovanni 20,26).

ð     Nel suo stato glorificato tuttavia, Cristo aveva un "corpo spirituale" (1 Corinzi 15,50;53), identico nella forma a quello terreno, ma immortale, e quindi in grado di entrare sia nella dimensione terrena che celeste, senza violare le leggi di nessuna delle due dimensioni.

In Romani 4,24; 1 Corinzi 15,15; ecc., S. Paolo dichiara che Cristo è risuscitato dai morti;

è     ha predicato la risurrezione fisica e il ritorno dell'Uomo-Dio, non di un "essere spirituale divino" senza forma tangibile.

è     Egli ha anche avvertito che se Cristo non è risorto la nostra fede è vana; per noi che crediamo nella Parola di Dio esiste un Uomo nella Gloria che ha mostrato le proprie ferite come parte della Sua realtà, e la cui domanda rivolgiamo ai Testimoni di Geova:

"Può uno Spirito avere carne e ossa come vedete che io ho?"

 

L'immolazione di Cristo.

 

L'immolazione infinita del Signore Gesù Cristo è una delle dottrine più importanti della Bibbia poiché è garanzia di vita eterna attraverso il perdono completo dei peccati di chiunque si appropri della sua potenza purificatrice.

ð     Il Vecchio Testamento insegna chiaramente che: "è il sangue che fa da immolazione per l'anima."

è itico 17,11 ed Ebrei 9,22 avvalorano oltre ogni dubbio questo concetto, perché in verità: "senza spargimento di sangue non vi è remissione."

ð     Il Signore Gesù Cristo è divenuto l'unico sacrificio cruento per il peccato che assicuri la vita eterna, come disse Giovanni dopo aver visto Gesù:

èEcco l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo" (Giovanni 1,29).

ð     Lo scritto dell'Apostolo Giovanni in Apocalisse 13,8 dichiara che l'Agnello (Cristo) immolato dalla fondazione del mondo è il sacrificio eterno dello stesso Dio che purifica da tutti i peccati e fornisce la redenzione per le anime perdute che confidano nella sua efficacia.

L'autore dell'epistola agli Ebrei prosegue fino a grandi distanze per dimostrare che i sacrifici del Vecchio Testamento erano modelli aventi lo scopo di prefigurare il futuro sacrificio di Cristo sul Calvario (Ebrei 9 e 10).

ð     Il termine Ebraico kaphar (copertura) e quello Greco katalage, che alla lettera significa riconciliazione, vengono usati in riferimento al pagamento di un obbligo o di uno scambio.

ð     Il quadro quindi illustra Cristo che porta i nostri peccati sul Proprio corpo alla croce (1 Pietro 2,24) e ci dà la pace con Dio attraverso il sangue della Sua croce (Colossesi 1,20), sangue che costituisce l'alleanza eterna in grado di renderci perfetti, nel senso che attraverso di essa Dio ci dà il potere di fare la Sua volontà (Ebrei 13,20-21).

La Scrittura fornisce ampia testimonianza del potere redentivo del sangue dell'Agnello (Romani 3,25; 5,9; Colossesi 1,14; Ebrei 9,22; 1 Pietro 1,19; 1 Giovanni 1,7; Apocalisse 5,9; 12,11) che solo è in grado di salvare e purificare (Ebrei 9,22).

 

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Charles Taze Russell si dimise dal posto di assistente editore di un giornale di Rochester, New York, perché dissentiva dall'idea della Immolazione sostenuta dallo stesso editore.

ð     Non sappiamo se in quella disputa Russell avesse torto o ragione, ma conosciamo bene la sua dottrina dell'Immolazione e quella dei Testimoni di Geova, e sappiamo che essa non è affatto conforme alla Scrittura.

ð     I Testimoni di Geova sostengono che l'Immolazione non è pienamente da parte di Dio, nonostante 2 Corinzi 5,20, bensì per metà da parte di Dio e metà dell'uomo.

Secondo la loro tesi Gesù ha rimosso gli effetti del peccato di Adamo per mezzo del Suo sacrificio sul Calvario,

è ma l'opera non sarebbe completa fin quando i sopravvissuti di Armaggedon non torneranno a Dio mediante la libera volontà e si assoggetteranno alla regola teocratica di Geova.

Per i Testimoni di Geova la piena realizzazione dell'argomento consiste nella riconciliazione con Dio, che sarà completata in relazione al Regno del Millennio.

ð     Questa interpretazione della Scrittura, completamente illogica e irragionevole, elimina la validità dell'"Immolazione infinita" amministrata senza condizioni da parte di Dio e attraverso Dio a favore dell'uomo.

ð     Russell e i Testimoni di Geova hanno sminuito il valore del sangue di Cristo concedendogli un potere di purificazione solo parziale, ma la verità rimane la stessa; il sangue è del tutto auto-sufficiente o è insufficiente; e

se è vera la seconda ipotesi, l'uomo è irrimediabilmente perduto in un dedalo sconnesso di dottrine irrilevanti che postulano un sacrificio finito e, di conseguenza, un dio finito.

 

Il ritorno fisico di Cristo

 

I Testimoni di Geova dichiarano che Cristo è tornato nel tempio nel 1914 e che lo ha purificato verso il 1918, quanto al giudizio sugli uomini peccaminosi e sulle organizzazioni sataniche.

è Affermano che non essendo Egli risorto fisicamente, non é neppure tornato fisicamente, né lo farà mai. (44)[44]

 

1. La prima rivendicazione è che Gesù ha detto: "... il mondo non mi vedrà più" (Giovanni 14,19);

è quindi nessun occhio mortale Lo vedrà.

2. La seconda è l’annuncio formale che la parousia (il Greco per presenza, venuta, avvento, ecc. - Thayer, Greek Lexicon) in Matteo 24,26-28, può essere tradotta "esattamente" solo con presenza;

è Cristo quindi ora è presente, non in arrivo.

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Questi argomenti sono un ulteriore esempio delle mezze verità di cui si servono i Testimoni di Geova per portare fuori strada la gente.

ð     Tanto per cominciare, Thayer, reputato affidabile nel campo della dottrina, a pagina 490 del suo Greek-English Lexicon of the New Testament dichiara chiaramente che parousia, particolarmente nel Nuovo Testamento, si riferisce alla seconda venuta di Cristo in forma visibile per far risuscitare i morti, per tenere il giudizio finale e per stabilire il Regno di Dio.

ð     Cristo è presente; la Sua "Presenza" è sempre vicina ("Non vi lascerò mai..." (Ebrei 13,5. "Sono con voi sempre... fino alla fine del mondo," Matteo 28,20) poiché come Dio Egli è onnipresente dovunque.

è Ciò tuttavia non significa che Egli sia qui fisicamente, come le Scritture attestano che lo sarà per il Secondo Avvento.

è     Il ritorno fisico di Cristo è la "Beata Speranza" del Regno di Cristo (Tito 2,13) e il linguaggio usato per illustrarne la visibile certezza è quanto mai esplicito.

è     In Tito 2,13 la parola Greca epiphaneia è più giustamente tradotta con "Manifestazione" o "Visibile," da phanero: "rendere manifesto, visibile o conosciuto" (Greek-English Lexicon of the New Testament di Thayer, pag. 648).

Il linguaggio si spiega da sé. Quando il Signore tornerà con i santi "ogni occhio Lo vedrà" (Matteo 24,30, cf. Apocalisse 1,7.)

ð     Come possono allora i Testimoni di Geova reclamare che Egli è tornato ma che è invisibile? La risposta è che

è non possono farlo e continuare a restare onesti dal punto di vista scritturistico.

 

Per stabilire ulteriormente queste grandi verità l'Apostolo Paolo, nello scrivere a Timoteo in I Timoteo 6,14, dichiara con chiarezza che il Signore Gesù apparirà fisicamente usando il termine epiphaneia, un'altra forma di phanero, che pure denota visibilità o manifestazioni.

ð     In I Tessalonicesi 4,16-17 il ritorno del Signore viene rivelato come cosa visibile e udibile, e non certo invisibile come i Testimoni di Geova, contrariamente alle Scritture, affermano.

 

Il Vecchio Testamento conferma il ritorno fisico del Messia, altra splendida testimonianza della consistenza della Parola di Dio.

è Confrontando Zaccaria 12,10; 14,4 con Apocalisse 1,7; Matteo 24,30; e Atti 1,9-12 risulta ovvio che l'ascensione del Signore è stata visibile, perché i discepoli lo hanno visto salire, e allo stesso modo (Greco: tropos) gli angeli hanno dichiarato che sarebbe tornato.

è Zaccaria 12,10 cita Geova (prova ulteriore della Divinità di Cristo): "Ed essi guarderanno in alto verso Colui che hanno trafitto."

è Apocalisse 1,7 dichiara che Cristo è Colui che hanno trafitto, visibile all'occhio umano.

è Zaccaria 14,4 rivela Cristo che tocca il Monte degli Ulivi al tempo del Suo ritorno visibile, e la Scrittura insegna che ciò conferma alla lettera la proclamazione angelica di Atti 1,9-12 fino al ritorno del Signore al luogo esatto della Sua ascensione, il Monte degli Ulivi (versetto 12).

ð     La dottrina del ritorno fisico di Cristo non può essere negata nelle Scritture a meno che non si arrivi anche a rinnegare la Parola di Dio, cosa che rivelerebbe una incommensurabile ignoranza.

 


 

[29] Watch Tower Bible and Tract Society, Brooklyn, New York, Publishers.

[30] Vedi: The Truth Shall Make You Free, pag. 47.

[31] La regola di Colwell dichiara chiaramente che un predicato nominale definito (Theos - Dio) non prende mai un articolo quando precede il verbo (era) come in Giovanni 1,1.

[32] Annotazioni sulla nota di Appendice a Giovanni 1,1, pagg. 773-777, Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greco-Cristiane.

 

[33] I Testimoni di Geova indicano la traduzione della New English Bible di questo punto di "un dio" come prova della validità della loro traduzione. Il fatto tuttavia è che la N.E.B. ha mal tradotto questo passo e lo sta correggendo.

[34] 34.    La contesa della Torre di Guardia su questo punto è che la frase in questione sia un "presente storico" usato in riferimento ad Abramo, e quindi permissibile. E' un classico esempio dell'ambiguità della Torre di Guardia. Gesù non stava raccontando ma discutendo, e il "presente storico" viene usato nella narrativa e non nelle discussioni, come rivela ogni grammatica standard.

[35] 35.    Le parentesi sono nostre.

[36] 36.    Le parentesi sono nostre.

[37] 37.    Vedi 1 Corinzi 8,4-6, in cui Paolo rileva che un idolo è niente e che, se anche gli uomini adorano le cose (idoli, posizioni, possedimenti materiali etc.) come dei, esiste solo un vero Dio vivente. Cf. Atti 5,3-4 e Giovanni 1,1 – Trinità.

[38] 38.    O più alla lettera, "Primo Generatore" - vedi Ebrei 1,2.

[39] 39.    O "sorgente" (origine) - vedi la traduzione del Vescovo Ronald Knox (Cattolico Romano). Anche Una Traduzione Americana, di E.J. Goodspeed.

[40] 40.    Dio, tuttavia, riversò sulla Parola incarnata una certa gloria manifestata dalla presenza dello Spirito Santo attraverso quei poteri e le opere che Cristo compiva mentre era nella carne e Gesù a sua volta riversò tutto ciò sui sui seguaci (Giovanni 17,22), ma non era la gloria della natura di Dio, bensì la presenza costante del Suo Spirito e le due cose non dovrebbero esser confuse. Gesù ha pregato per tornare a ricevere la gloria che aveva col Padre "prima che il mondo fosse" (17,5) e non era la gloria dataGli come Messia, che Cristo ha promesso di condividere con i Suoi discepoli (verso 22). In nessun luogo le due cose vengono eguagliate. 

[41] 41.    Studi delle Scritture, Vol. 2, pag. 129. Russell e la Torre di Guardia hanno anche dichiarato che "l'uomo Gesù è morto, morto per sempre" (Ibid, Vol. V, pag. 454), un concetto direttamente ruifiutato dall'Apostolo Paolo in 1 Timoteo 2,5 dove Egli chiama Cristo "il Mediatore" trent'anni dopo la Risurrezione, ed egli "media" come Uomo!

[42] 42.    Non dobbiamo mai permettere che si dimentichi che Cristo ha profetizzato non solo la propria risurrezione, che disse sarebbe stata corporale, (Giovanni 2,19-21). Disse che avrebbe riedificato "il tempio" in tre giorni (versetto 9), e Giovanni ci dice "Parlava del tempio del Suo corpo" (versetto 21). La parola greca (soma) significa sempre corpo e mai anima (psuche) o spirito (pneuma), e ai Testimoni di Geova resta difficile rispondere a questa obiezione; infatti non lo hanno mai fatto.

[43] 43.    The Emphatic Diaglott traduce il greco pneumati con "nello spirito", ma dimentica di menzionare che che si parla dell'azione dello Sopirito Santo, poiché fu attraverso l'opera della Sua potenza che Gesù Cristo è risorto (Romani 8,11).

[44] 44.    The Truth Shall Make You Free, pag. 295.