Lo Spirito Santo è un Vento che soffia dove vuole. Dobbiamo esser pronti a seguirLo quando ci sfiora e a lasciarci trasportare. Ciò richiede attenta vigilanza e grande disponibilità a fare la volontà di Dio, che spesso può non collimare con la nostra.
LA TERZA, INCOSPICUA
PERSONA
John Haughey[1]
"Penetriamo
nella 'cospirazione del silenzio' sullo Spirito Santo"
Pare
che tra i cristiani vi sia una cospirazione del silenzio riguardo alla
personalità dello Spirito Santo. Ammettiamolo, nella nostra storia religiosa vi
sono stati momenti in cui si è fatto un gran parlare di cosa fa lo Spirito, e
ora stiamo attraversando uno di quei periodi. Ma come sia lo Spirito Santo, Chi
sia, le caratteristiche della Sua Persona, sono domande che hanno ricevuto un'attenzione
talmente scarsa da parte delle gerarchie e dei teologi, che si dovrebbe quasi
sospettare l'esistenza di un patto vecchio migliaia di anni per far ignorare
l'argomento. É come se l'inclusione dello Spirito Santo nelle nostre dossologie
fosse stata una scusa sufficiente per la Sua virtuale esclusione dalle
annotazioni critiche, sia formali che informali, della Chiesa.
Un Vento Trasparente
Probabilmente
le ragioni di questo silenzio sono molteplici, ma la principale dovrebbe
risalire allo Stesso Spirito. Pare infatti che una delle Sue principali
caratteristiche sia la trasparenza. Nell'attività Egli addita l'Altro,
rendendoci consapevoli della Signoria di Gesù e della paternità di Dio. Perciò,
l'inconsapevolezza della presenza dello Spirito può essere una prova migliore
della Sua attività nella persona, gruppo o comunità, o di qualunque cosa Lo
porti all'attenzione esplicita. Dopo questa premessa, tuttavia, dobbiamo
aggiungere immediatamente che c'è più bisogno che mai di proseguire una ricerca
sulla Personalità dello Spirito Santo, nonostante i limiti impostici dalla
straziante caratteristica della Sua trasparenza. Pur dovendo affrontare
obliquamente il problema, dagli effetti delle opere dello Spirito, dobbiamo
tuttavia rivolgerci a Lui. Il vento ci insegnerà molto sulla Personalità dello
Spirito. Se la proposta può sembrare irrazionale, considerate quante volte lo
stesso Gesù ha giocato sulle somiglianze tra le qualità del vento e le
caratteristiche dello Spirito: "Il vento soffia dove vuole," osserva
ad esempio, "ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va. Così è
di chiunque è nato dallo Spirito" (Gv 3,8).
Ruah, Spirito, Vento, Soffio
Anche
da un punto di vista linguistico siamo invitati a pensare allo Spirito Santo
come ad un vento divino, poiché la parola ebraica "ruah" significa
spirito, vento e soffio, o respiro. Al riguardo sono illuminanti le riflessioni
del popolo eletto che troviamo nel Vecchio Testamento.
Essi
videro il respiro di Jahvé come lo strumento che li formò. Ad esempio, con un
fiero soffio del Suo respiro Dio divise i mari attraverso cui passò il Suo
popolo per fuggire dall'Egitto. Fu un vento di origine divina a portare la
manna e le quaglie che li nutrirono durante il viaggio verso la terra promessa.
E lo stesso Spirito di Jahvé si era posato su alcuni individui particolari
quando Israele era ancora nell'epoca dei profeti. Fu la parola che Egli
ispirava al loro cuore e che poi metteva sulle loro labbra a nutrire il Suo
popolo e a dare forma e vita secondo i Suoi disegni.
Quando
veniva il Ruah Divino, pensavano, era per portar loro cose buone, oppure
castigo e punizione. Ma ebbero modo di vedere che esso non restava al di fuori
dell'uomo - come se questi fosse solo una creatura dell'ambiente circostante - un elemento dell'atmosfera. Esso veniva
soffiato dentro di loro, e in un uomo diventava principio di vita. L'uomo
quindi diventò un essere vivente per mezzo del respiro dello Stesso Jahvé. Se
Egli avesse ritirato il Suo respiro (che non cessava mai di essere Suo), l'uomo
sarebbe morto.
Gradualmente,
il vento che Egli inviava come Suo strumento, il respiro che alitava negli
uomini e la forza del Proprio Spirito, che si posava sulle persone prescelte,
furono concepiti meno vagamente e con maggior precisione. Nel corso di questo
discernimento Israele non smise di credere a nessuna di queste forme di
attività Divina, ma si fece più discriminante sullo Spirito dello Stesso Jahvé.
Il Suo Spirito diventa innanzitutto un qualcosa che verrà: accompagnerà la
Persona del Messia. Il Messia, a sua volta, inaugurerà una nuova era in cui lo
Stesso Jahvé promette: "Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo
metterò dentro di loro" (Ez 11,19).
Questo
Messia ispirato non doveva essere l'irruzione momentanea dell'ordine divino in
quello umano, né la scelta di un individuo quale strumento speciale di Dio. No.
Lo Stesso Messia avrebbe inaugurato una nuova epoca. Lo Spirito di Jahvè
avrebbe abitato in un popolo, in un'epoca che non sarebbe durata solo un
momento ma per sempre, fino alla fine dei tempi. Non occorre dire che il
monoteismo giudaico non permetteva loro di concepire lo Spirito di Jahvè come
una Persona distinta. Perciò il vento sentito per la Pentecoste non sarebbe
stato ancora Qualcuno per quelli che lo avvertirono, ma sempre tuttavia un
segno potente che quanto avevano da lungo atteso era venuto!
Non controllato dall'uomo
Non
avrebbe fatto male - anzi sarebbe stato vantaggioso - avvertire la proprietà
del vento come un simbolo dello Spirito. Le proprietà dell'uno sono le qualità
desumibili dell'Altro. Entrambi, Spirito e Vento, non possono essere contenuti
né controllati dagli uomini. L'uomo non è mai riuscito ad esplorare le sue
origini né a rinegoziare le sue direzioni. Pur se invisibili, gli effetti del
vento sono palpabili: ciò che non è ben piantato e radicato, il vento lo
rovescerà.
Si può
contare che esso sia presente quanto basta affinché l'uomo non resti senza
ombra o senza acquazzoni, tuoni o calma. Possiamo godere degli strumenti del
nostro lavoro e dei frutti della terra, grazie alla capacità del vento di
portarci i cambiamenti. E tuttavia, questo vento è imprevedibile, quasi
capriccioso. Non ha sentieri per le sue direzioni. E in intensità può essere
impetuoso, oppure uno zeffiro, in nessun modo confinato dall'uomo - cullare,
accarezzare alcuni, sradicare completamente altri. Immaginate un pianeta con
troppo vento, come Venere: sarebbe intollerabile per noi mortali. E un pianeta
senza vento affatto, sarebbe ugualmente inospitale. Gli uomini non avrebbero
saputo cos'era viaggiare se fossero vissuti in un pianeta senza vento. Altre
terre, nuovi orizzonti, culture diverse dalla loro sarebbero rimaste estranee
per loro se il vento non avesse catturato le vele che gli uomini gli stendevano
davanti. Li ha portati dove non avrebbero mai potuto arrivare con le loro
forze. Saremmo rimasti primitivi. Perfino il più possente degli uomini è come
un nano davanti alla potenza del vento, e l'uomo più grande sarebbe ancora il
minimo nella specie umana se il nostro mondo fosse senza vento.
Sulle ali del Vento
Gli
uccelli dell'aria hanno maggior saggezza al riguardo e sembrano più portati
degli uomini ad utilizzare il vento. Imparano presto a scivolare col suo
fluttuare, ad unirsi ai suoi giochi. L'alzarsi in volo sarebbe troppo
estenuante se dovessero tentarlo con le sole loro forze. Pronti ad atterrare
quando il vento li scuote, vivono pronti a partire, senza seminare né
raccogliere o immagazzinare in granai. E quando tutto è calmo, senza
sollecitazioni, pare sappiano di dover fare attenzione per evitare che le ali
si appesantiscano. Ma l'assenza del vento non durerà a lungo. Tutte le
proprietà del vento hanno qualcosa da dirci sullo Spirito e su come viene e
agisce in mezzo a noi.
Gesù ai
Suoi discepoli insegnò relativamente poco sullo Spirito Santo che sarebbe sceso
su di loro, inviato da Lui e dal Padre. Essi non conoscevano le qualità di
questa nuova forza, né sapevano che essa fosse in sé una Persona divina. Ma
quel poco che esplicitamente insegnò, lo impararono bene. Proclamò che sarebbe
stato bene per loro che Egli se ne fosse andato, per permettere allo Spirito di
venire. Avevano visto coi loro occhi come i venti Gli obbedissero, e possono
aver ragionato che Gesù non avrebbe mai mandato loro niente di tanto tempestoso
da rovesciarli con la sua venuta. "Restate in città fino a quando non
sarete rivestiti di una potenza dall'alto," aveva detto loro. Vi
rimasero, e una volta ricevuta la Potenza furono spronati, non diversamente
dagli uccelli dell'aria, fino a raggiungere gli estremi confini della terra.
Come per ogni paragone, lo Spirito come Soffio Divino o vento illumina e innalza qualcuno fino ad un certo
punto, ma quando ha compiuto la sua opera, viene meno e diventa un mezzo
inefficace per contemplare il mistero della Personalità dello Spirito.
Il Paraclito
Due dei
nomi descrittivi usati per lo Spirito da Gesù quando parla ai Suoi seguaci
possono portarci un passo oltre nel mistero dello Spirito. Uno di questi,
secondo l'evangelista Giovanni, è Paraclito. Paracletos, che significa
paraclito o avvocato, dice molto sia sulla personalità dello Spirito, sia sulla
Sua relazione con noi. Impiegando un termine con connotati legali, Gesù afferma
che il dono che Egli manderà ai Suoi seguaci sarà Qualcuno che discuterà la
loro causa con Dio a loro vantaggio (e suggerirà alla loro mente il modo di
discutere le loro cause con gli uomini); inoltre, insegnerà loro, li guiderà e
li difenderà. Grazie a questo dono, nell'uomo avrebbe abitato un elemento
Divino. Ora il Divino era dalla parte dell'uomo, dall'altro lato di un abisso
altrimenti incolmabile tra Dio e l'uomo.
Dapprima
chi ascoltava Gesù pensò che lo Spirito fosse una Forza Divina in cui sarebbero
stati in qualche modo avviluppati. Forse i cristiani giunsero a vedere che
l'elemento divino che Gesù aveva regalato loro era anch'Egli Dio, una Persona
distinta con delle caratteristiche Sue e, considerata dal punto di vista del
tempo, con una storia che non era quella di Gesù e che essi non avevano
percepito nella personalità Divina di Jahvè.
Superare l'abisso
Senza
lo Spirito, Gesù per i cristiani sarebbe stato solo un modello, una mèta, un
ricordo, un ideale. Ma data la personalità dello Spirito, Gesù è diventato
l'Emmanuele: Dio - con - noi. A motivo dello Spirito, diventa possibile ai
mittenti - Gesù e il Padre - unirsi ai destinatari: "Se uno mi ama
osserverà la Mia parola e il Padre Mio lo amerà e Noi verremo a lui e
prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23). Come può lo Spirito, che è Dio,
venire a noi e allo stesso tempo fare spazio in noi per Dio? Questa domanda
isola il mistero della Personalità dello Spirito. In altre parole, siamo
arrivati a porci la stessa domanda di Maria: "Come può accadere una
cosa simile?" E se il dono è venuto a noi, potremo non saper
rispondere alla domanda, ma vivere col mistero. "Sia fatto di me
secondo la tua parola".
Anziché
preoccuparci di conoscere l'incomprensibile, dobbiamo desiderare ardentemente
di esser disposti a ricevere il mistero dello Spirito. Se davvero accogliamo Colui
"che vi manderò da parte del Padre" (Gv 15,26), osserviamo
anche la parola del Signore, obbediamo ai Suoi comandi, seguiamo la via su cui
Egli cammina e diventiamo una cosa sola con Lui. Poiché lo Spirito è il nostro
avvocato, respirerà con noi, pregherà con noi con gemiti inesprimibili, agirà
per conto nostro, ci illuminerà su chi siamo, mentre ci insegnerà cose su Gesù
e sul Padre. Consigliare, consolare, intercedere e supplicare per noi, sono gli
altri ruoli che la tradizione ha attribuito allo Spirito Santo.
Lo Spirito di Verità
L'altro
nome che Gesù usa per lo Spirito è: Spirito di Verità. Può sembrare che lo
Spirito sia un'idea, o colui che ci manda la verità o i pensieri. Diversamente
dallo scambio di verità che può avvenire tra noi esseri umani, ciò che lo
Spirito di Verità dice diventa la realtà parlata e ascoltata. Lo Spirito
incide sulla realtà di cui parla. Infatti tutto ciò che lo Spirito dice è
amore, perché Dio è Amore. Pare quindi intercambiabile l'esser chiamato
Spirito d'amore e Spirito di Verità.
Quando
lo Spirito viene, tocca quelli a cui è mandato con un amore concreto. Si può
dire che porti gli uomini alla presenza reale dell'amore, l'amore esistente tra
Padre, Figlio e Spirito. A seconda della loro recettività, lo Spirito dà agli
uomini il potere di diventare la realtà da cui sono stati toccati: in altre
parole, degli amanti. Attraverso lo Spirito i nostri occhi possono arrivare a
scorgere, dapprima con esitazione, per molto tempo in maniera oscura, ma
tuttavia senza ombra di dubbio, nuove visuali e panorami mai sognati della
realtà, perché: "Lo Spirito infatti conosce tutto, anche i pensieri
segreti di Dio" (1 Cor 2,10). Prima di tutto e in primo luogo, ciò
che uno vede è la verità del proprio
essere nell'amore che il Padre e il Figlio hanno per lui. Nello Spirito e
tramite lo Spirito si giunge a vedere ciò che siamo. E ciò che siamo guidati ad
essere diventa realtà. La parola parlata e ascoltata "non tornerà vuota
a me," cioè senza aver compiuto quanto doveva. La verità dell'essere
amati è la cosa più vera dell'identità di ciascuno. Da queste radici, dai semi
di questa verità, la persona comincia ad essere rifatta completamente nuova.
In noi ma non nostro
Ciò che
lo Spirito è nella Trinità, lo Spirito fa in mezzo agli uomini.
Di solito i nostri discorsi cristiani pare apprezzino questa potenza creativa
dello Spirito di incidere sulla realtà con cui viene a contatto mediante la
realtà che Esso è - in maniera
che non sempre la nostra mente arriva a comprendere. Per questo il modo
preferito di riferirci allo Spirito è Spirito Santo. Il nostro linguaggio
confessa che ci rendiamo conto che Egli santifica ciò che tocca. La Sua venuta
pulisce, purifica e rende santo ciò in cui entra ed abita...
Le
parole sullo Spirito come Persona più che soddisfarci sono un supplizio. Le
idee sullo Spirito non possono contenere le capacità di capire che promettono
più di quanto le vele possano contenere il vento che le sospinge. Commettiamo
un abuso se cerchiamo di conoscere lo Spirito senza lo Spirito. Il solo modo
per sapere qualcosa è chiedere allo Spirito che sia Egli Stesso ad insegnarci a
comprendere la Sua Persona e Sue vie. Se può insegnarci "ogni cosa,"
può darci anche un po' di luce su Se Stesso e su come si muove nell'insegnarci
chi noi siamo agli occhi di nostro Padre e del nostro Signore Gesù, ed anche
chi Essi sono.