Costretto  dallo Spirito

di David J. du Plessis

 

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GLOSSOLALIA

 

Indice Argomenti

 

- Ricerca sugli effetti della glossolalia

- Parlare in lingue è preghiera

- Interpretazione delle lingue

- Domande sull’interpretazione

- Comuni malintesi

- Parlare in lingue sempre?

 

- Potenza del pregare in lingue. E’ un dono?

- Doni dello Spirito = manifestazioni

- Quando le lingue sono un segno

- Quando pregare per l'interpretazione

- Controllare ma non impedire

 

 

Ricerca sul significato e gli effetti della “glossolalia”

 

"Sono un fisico e svolgo un lavoro di ricerca per una grande società chimica. Sono anche laureato in seminario e prete Episcopale."

Inizia così la testimonianza del Rev. WiIliam O. Swan, pubblicata sulla Rivista Trinity, P.O. Box 2422, Van Nuys, California, per la Pasqua del 1962. La sua storia continua così:

 

Ø      "Entrammo in cattedrale per pregare. Quando uscii, sentii che le mie labbra formavano un linguaggio nuovo, e seppi che potevo farlo di nuovo quando lo avessi desiderato.

"Decisi di fare del parlare in lingue l’obiettivo di uno studio intro­spettivo. Da dove viene, in termini teologici, psicologici, e di buon senso? .. Quanta immaginazione è richiesta per fare le dichiarazioni di cui ho sentito parlare?

 

Ø      "Per avere le risposte, ho parlato più volte in lingue durante la giornata. Cercavo dei modelli, frasi ripetitive, tracce da usare per l’analisi. Ma l’esperimento incontrò difficoltà immediate.

è Quella sensazione di essere 'davanti all’altare' la avvertivo entro circa 45 secondi, e se persistevo per due o tre minuti, avrei provato tanta emozione.

"Da allora, quando parlo in lingue tutta la mia persona è imbevuta di una sensazione d’amore, e pare che lasci una macchia perma­nente d’amore che non evapora.

 

"In tre brevi giornate lo studio sperimentale era finito, con tutte le mie domande praticamente senza risposta.

è Avevo scoperto nella maniera più  potente ciò che tutti gli altri pare presumano: parlare in lingue è preghiera!"

L’autore di quest’articolo stava pregando col Rev. Swan quando questi ricevette il battesimo nello Spirito Santo nella Cattedrale Episcopale di St. Paul, Detroit, Mich., U.S.A.

 

Parlare in lingue è preghiera

 

"Per me chi parla in una lingua [sconosciuta] non parla agli uomini ma a Dio, perché nessuno lo capisce … mentre  nello Spirito [Santo] mormora verità segrete e cose celate [non ovvie alla comprensione]" (1 Cor. 14, 2, N.T. Ampl.).

 

"Nello stesso modo anche lo Spirito (Santo) viene in aiuto e ci sostiene nelle nostre debolezze; perché non sappiamo quale preghiera offrire né come offrirla degnamente come dovremmo,

ma lo Spi­rito Stesso viene a far fronte alle nostre suppliche e implora per conto nostro con gemiti indicibili e sospiri troppo profondi per essere espressi. [Nota dell’autore: Penso che questo sia solo un altro modo per descrivere la preghiera in lingue.]

 

E Colui che investiga i cuori degli uomini conosce quale sia la mente dello Spirito (Santo)... perché lo Spirito intercede e implora [davanti a Dio] per conto dei santi secondo Dio e in armonia con la Sua volontà" (Rm. 8, 26, 27, N.T. Amp.)

 

L’ Apostolo Paolo, che parlava in lingue più di tutti i suoi contemporanei (1 Cor. 1,18), non ha mai parlato di un caso  nel quale sembrava che la chiesa o qualcuno avesse ricevuto un messaggio in lingue, o perfino in lingue e interpretazione.

 

Ø       Egli scrive: "Perché, se io prego in un’ altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente ri­mane improduttiva" (I Cor. 14,14). Poi dice: "Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza" (I Cor. 14,15) .

Ø       Al versetto 16 dice: “Tuttavia, se tu lodi Dio con lo spirito [in lingue], colui che occupa il posto del profano, come dirà "amen" al tuo ringraziamen­to [preghiera], poiché egli non comprende ciò che tu dici [in lingue]?"  

 

A me pare molto chiaro che

è Paolo considerava tutta la preghiera in lingue come preghiera e sempre rivolta a Dio, mai un "messaggio" per gli uomini.

è Preghiera può essere rendimento di grazie, fare intercessione, lodare, adorare, venerare e confessare il nostro amore, ammirazione, gratitudine e devozione a Dio. In questo troppo spesso noi siamo deboli, ma "lo Spirito ci soccorre nelle nostre infermità."

 

Interpretazione delle lingue

 

Ora, se quindi il parlare in lingue è parlare a Dio, è sempre preghiera, e l’interpretazione sarà sempre in forma di preghiera

è l’uomo che parla a Dio, e non Dio che parla agli uomini.

 

Perfino il giorno di Pentecoste, quando i non credenti sentirono che le loro lingue erano parlate da quelli che parlavano in lingue per la prima volta, non ascoltarono messaggi o sermoni rivolti a loro, ma li sentirono "dire in ... lingue, le opere meravigliose di Dio."

 

Ed anche in casa di Cornelio: "Li sentirono parlare in lingue [sconosciute] ed esaltare a magnificare Dio" (Atti 10,46, N.T. Ampl.) .

 

Paolo dice: "Io vorrei che tutti parlaste in altre lin­gue, ma molto più che profetizzaste, perché chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue a meno che egli in­terpreti, affinché la chiesa ne riceva edi­ficazione” (l Cor. 14,5).

Ø      Così le lingue seguite dall’interpretazione edificano la Chiesa, e quindi anche "chi profetizza edifica la chiesa" (I Cor. 14,4) .

 

La profezia è edificante per la Chiesa, e le lingue più l’ inter­pretazione edificano la Chiesa. In realtà sono entrambe edificanti, ma non dice che le lingue più l’inter­pretazione è profezia.

 

L’ inter­pretazione deve essere preghiera, perché

è parlare in lingue è parlare a Dio, e

è profetizzare è parlare "agli uomini per la loro edificazione e per il loro progresso e incoraggiamento costruttivo e spirituale, e per la loro consolazione" (I Cor. 14,3, N.T. Amp.).

 

Troppo spesso sentiamo parlare di un "messaggio in lingue."

Ø      Ma un termine o idea simile nel Nuovo Testamento non esiste. Piuttosto dovrebbe essere "una preghiera in lingue" o magari "una espressione in lingue."

 

"Chi parla in una lingua sconosciuta edifica se stesso" (vs. 4). Naturalmente, dato che il parlare a Dio è preghiera, non importa dove o quando o come, edificherà sempre, darà sempre conforto o incoraggerà colui che prega. Più uno è edificato più c’è la speranza di essere usati dallo Spirito di Dio per edificare gli altri nella Chiesa.

 

Poiché parlare in lingue è preghiera, non significa che ciò che viene dopo "un’espressione in lingue" debba essere inter­pretazione.

Ø      Potrebbe essere benissimo una risposta alla preghiera appena espressa dallo Spirito, perché la preghiera, la vera preghiera, dovrebbe essere un dialogo tra il Padre e il bambino, e il nostro Padre parla ai Suoi figli in profezia.

 

Domande sull’interpretazione

 

Ho pregato con moltitudini venute a cercare il battesimo nello Spirito Santo dal Battezzatore potente, il Signore Gesù Cristo.

Ø     Egli aveva detto: "Quelli che credono ... parleranno in lingue nuove" (Marco 16, 17, N.T. Ampl.).

 

Perfino dopo 40 anni di esperienza non smetto mai di  gioire  quando prego con quelli che incontrano Gesù Cristo come loro Battezzatore (Giovanni 1,33, 34) e li sento parlare in "lingue nuove," "altre lingue," "lingue sconosciute," o "diversi tipi di lingue," come lo Spirito dà loro di esprimersi.

Ø     Sì davvero, parlano, ma è lo Spirito che dà loro di esprimersi. Egli forma le parole sulle loro labbra ed essi parlano per fede in Lui, per magnificare Dio.

 

Qualcuno allora chiederà: "Mentre parlavo in lingue, mi sembrava di ricevere una strana comprensione di ciò che dicevo in lingue a Dio. Era forse inter­pretazione?"

Ø     Sì, lo Spirito Santo ha sollecitato la tua comprensione per conoscere cosa Egli stava dicendo a Dio in lingue sconosciute attraverso la tua lingua.

 

Qualcun altro chiede: "Mentre parlavo in lingue mi sembrava di ricevere attraverso la mia intelligenza alcune rivelazioni nuove e qualche risposta ai miei problemi. Era forse inter­pretazione?"

 

Ø      No, quella non era inter­pretazione. Era la risposta alla tua preghiera. Era il dialogo tra te e il Padre. Tu gli parli in lingue e Lui ti parla attraverso la tua intelligenza.

Ø      Ogni rivelazione che ti giunge personalmente attraverso l’intelligenza non è mai inter­pretazione, perché parlare in lingue è parlare a Dio.

Il Padre non ti parla in lingue; sei tu che parli in lingue a Lui.  

 

Ed ecco poi un’altra domanda: "Mentre parlavo in lingue ho ricevuto un messaggio per la Chiesa (o per qualcuno); era inter­pretazione?"

 

Ø      No, non era inter­pretazione. Era profezia, e dovresti imparare ad esprimere rivelazioni simili con grande calma, devozione e fiducia.

Ø      Può essere la risposta alla preghiera nello Spirito che tu hai fatto per altri, o per la Chiesa. Non ti eccitare né gridare con forza quelle parole.

 

In seguito spesso mi hanno chiesto: "Come faccio a sapere cos’è inter­pretazione e cosa è profezia?"

Ø     L’inter­pretazione delle lingue è sempre rivolta a Dio e termina in Lui. La profezia è rivolta alla gente, per l’edificazione, l’esortazione e il conforto.

 

Comuni malintesi  

 

Di recente un ministro mi disse: "Nella mia chiesa ho proprio dei problemi sull’ inter­pretazione delle lingue.

 

Ø     Qualcuno parla in una lingua e somiglia a una preghiera ripetuta due o tre volte. Poi un altro comincerà a interpretare, ma senza alcuna ripetizione nell’ inter­pretazione.

 

In realtà l’ inter­pretazione di solito dura molto più a lungo delle lingue. Chi ascolta con attenzione sente di non poterla accettare come vera inter­pretazione."

 

Penso che abbiano ragione. Perché tutto ciò che segue un’espressione  in lingue deve essere per forza inter­pretazione?

Ø      Supponete di sentire qualcuno che prega nella vostra lingua: "Signore, benedici il Tuo popolo; ha bisogno di edificazione. O Signore, oggi il Tuo popolo ha bisogno di esortazione. Signore caro, dì una parola di conforto al Tuo popolo."

Ø      Sareste sorpresi se questa preghiera fosse seguita da una parola piuttosto lunga di profezia che edifica e conforta davvero? No, affatto.

 

Perché allora non accettare come guida il principio della Scrittura che parlare in lingue è preghiera e ciò che segue spesso può essere la risposta alla preghiera e non l’ inter­pretazione della preghiera?.

 

Ø     Allora i miei amici mi chiesero ancora: "Com’è che talvolta una persona comincerà a parlare in lingue, solo poche frasi,

        e poi passa ad interpretare se stessa, ma dà un messaggio lungo senza tornare alle lingue? Si trattava di inter­pretazione?"

        No, quella era preghiera in lingue, seguita dalla profezia.

 

Ø     La preghiera può portare a risposte ed esperienze più meravigliose. Non importa chi parla in lingue, o quanto l’espressione sia lunga o breve, io la accetto sempre come preghiera.

-          Se chi parla in lingue o qualcun altro segue con parole come: "O Signore nostro Dio, quanto sei grande," e poi continua in quel tono, parlando a Dio, io so che è pura inter­pretazione.

 

Possiamo parlare in lingue in qualunque momento?

 

Certo, possiamo pregare sempre e dovunque. Perché allora non pregare in lingue in qualunque momento?

Ø     Lo Spirito Santo risiede dentro di noi per ventiquattro ore al giorno, ogni giorno, per tutto l’anno. Paolo scrive a Timoteo:

" Per questa ragione ti ricordo di ravviva­re il dono di Dio che è in te per l'imposi­zione delle mie mani." [2 Tim. 1,6] (Nota dell’autore: Io credo che Paolo abbia pregato per Timoteo quando ricevette il battesimo nello Spirito Santo, proprio come pregò per gli Efesini in Atti 19, 6.)

 

Paolo inoltre ricorda a Timoteo: "Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di potenza, di amore, e una mente integra. (Il Tim. 1, 6,7).

è Quale bisogno abbiamo di questa potenza, di questo amore e di una mente integra! Ravvivate la relazione con Lui e pregate nella Sua potenza, nel Suo amore e nella Sua mente integra, sempre e dovunque.

 

La potenza del pregare nello Spirito

 

Non penso che qualcuno abbia mai immaginato la profondità e la grazia che proviene dal pregare con lo Spirito.

 

Ø     Nessuna meraviglia che Paolo ringraziasse Dio perché pregava in lingue più di tutti. Guardate la grazia, la saggezza, la potenza e il ministero di cui Paolo poté godere sulla terra.

Ø     Ritenne che fosse saggio dire cinque parole in chiesa con l’intelligenza, dopo averne dette diecimila in lingue a casa sua.

 

Poi arriva la domanda: "Perché è possibile parlare in lingue in qualunque momento, ma non sempre è possibile inter­pretare o profetizzare?"

 

Ø     Perché parlare in lingue è parlare a Dio, e questo edifica chi parla,

-          ma  inter­pretazione e profezia significa parlare agli uomini; quindi gli uomini dovrebbero essere presenti per ascoltare ed esserne edificati.

-          Chi parla in lingue” ha sempre bisogno di edificazione e la può ricevere dovunque, in qualunque momento, pregando in lingue. Tuttavia, che tutto il nostro parlare in lingue sia sempre riverente, perché stiamo parlando al nostro Padre celeste.

 

Parlare in lingue è un dono?

 

La capacità di parlare in lingue non è un dono. É una "mani­festazione dello Spirito" (I Cor. 12, 7).

 

Ø     Lingue nuove, Marco 16,.1!; altre lingue, Atti 2, 4; lingue, Atti 10,46 e 19, 6; diversità di lingue, I Cor. 12, 10, 28; lingue sconosciute 1 Cor. 14, 2, 4, 5, 6, 13, 14, 18, 22, 26, 27, e 39,

Ø     TUTTE  sono solo manifestazioni dello Spirito (I Cor. 12, 7), e sono espresse dai credenti (Marco 16, 17), con lo Spirito (I Cor. 14,14, 15), che

- significa "arrendersi a" o "collaborare con" lo Spirito Santo.

Il termine "dono delle lingue" è stato coniato da quelli che non avevano l’esperienza.

 

I doni dello Spirito sono solo manifestazioni

 

Tutti i doni dello Spirito (I Cor. 12, 4) in realtà sono solo manifestazioni dello Spirito (I Cor. 12, 7), e

è non abilitazioni nel senso che ognuno può possedere la capacità di "usare il dono."

 

Per scrivere quest’articolo sto usando una macchina da scrivere. Questa macchina può scrivere lettere, parole e frasi, ma non potrebbe farlo mai senza qualcuno che la usi. Da sé non può far nulla; io invece posso farle scrivere ciò che voglio.

 

è Lo Spirito Santo ci fa fare ciò che Lui vuole, ma solo se noi saremo disposti a collaborare come la macchina da scrivere.

 

Perfino Gesù non rivendicò mai nessuna capacità come un dono che possedeva. Egli dice: "Io vi assicuro . . . il Figlio da solo non può fare nulla – di propria iniziativa; ma può fare solo quello che vede fare al Padre" (Giovanni 5, 19, N.T. Ampl.).

 

Insegna ai Suoi discepoli che quando affronteranno qualunque sfida nei consigli o nei tribunali, dovrebbero "dire tutto quello che verrà loro dato in quel momento, perché non sarete voi a parlare ma lo Spirito Santo" (Marco 13,11, N.T. Ampl.).

 

è È questo è il principio o la base su cui lo Spirito Santo manifesta i Suoi doni attraverso i credenti.

Personalmente ho imparato a non rivendicare il possesso di nessun dono dello Spirito,

è ma io posseggo il Dono di Dio (ed Egli possiede me) che è lo Spirito di potenza, d’amore e di una mente salda. Egli Si manifesterà attraverso di me, o chiunque altro, come vuole (I Cor. 12, 11) .

 

Come Paolo l’ Apostolo, ho scoperto che lo Spirito Santo - che cerca di costruire la Chiesa – è più certo che prima costruirà  o edificherà la persona di cui si servirà per edificare la Chiesa.

 

Ø     Ho imparato a pregare in lingue in ogni momento, dovunque, a ricevere la rassicurazione, potenza e saggezza, o qualunque cosa sia necessaria per la mia edificazione.

Ø     In casi simili la capacità di parlare in lingue non è il dono che io ho, ma al contrario, l’effetto della preghiera in lingue è il dono che lo Spirito fa a me.

 

Sono convinto che ogni manifestazione dello Spirito che possa giungere tramite me – come la parola di sapienza, parola di conoscenza, profezia, guarigione e così via – sono doni dello Spirito fatti a quanti mi ascoltano; non a me, ma attraverso di me agli altri.

 

Quando le lingue sono un segno?

 

Gesù disse: "Questi segni seguiranno coloro che credono... parleranno in lingue nuove" (Marco 16, 17).

Ø      Paolo dice: "Pertanto le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti" (l Cor. 14,22).

 

Il giorno di Pentecoste i credenti "furono pieni di Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi" (Atti 2,4).

Ø      I non credenti, provenienti da ogni nazione sotto il cielo, "erano confusi, perché ognuno li udiva parlare nella propria lingua ... delle opere meravigliose di Dio" (Atti 2, 6 e 11). Questo era certo un segno per chi non credeva, che Dio era veramente in loro (I Cor. 14,25).

 

Nei passati 40 anni ho conosciuto molti casi in cui assoluti miscredenti e severi critici hanno sentito qualcuno parlare in quella che per chi parlava era una lingua "sconosciuta," ma che era la madre-lingua di chi ascoltava.

 

Ø      In quei casi la lingua può essere sconosciuta per chi parla, ma per chi la capisce quella lingua à come una profezia. Penso che sia questo il punto in cui restiamo confusi davanti alla dichiarazione di Paolo in I Corinzi 14,22-25.

 

Ø      Sembra che parli delle lingue come se fossero profezia, comprensibile al non credente e tuttavia non comprensibile a chi parla. Solo quando siamo stati testimoni di casi simili possiamo davvero afferrare il significato della frase:: "le lingue sono per un segno."

 

É un gran peccato che molti abbiamo interpretato le lingue come un segno del battesimo nello Spirito Santo, e quindi si ritengono soddisfatti anche di parlare solo poche parole in lingue.

 

Ø      Chi partecipa ai movimenti Pentecostali ama molto l’espressione: "Le lingue sono la prova iniziale del battesimo nello Spirito Santo." Questo non lo troviamo nella Scrittura, ma tuttavia è la verità secondo quanto è scritto negli Atti, dal giorno di Pentecoste in poi.

Ø      Nessun altro segno avrebbe potuto dare rassicurazione maggiore, perché avevano cacciato i diavoli, guarito i malati, fatto miracoli, dato parole di sapienza e di conoscenza, e profetizzato prima del giorno di Pentecoste.

 

Nel Vecchio Testamento troviamo tutte le manifestazioni dello Spirito Santo, ad eccezione del parlare in lingue.

 

Nel caso della Samaria (Atti 8, 8-17) non si parla delle lingue. Ma come facevano a sapere che non avevano ricevuto lo Spirito Santo (vs. 16), e come facevano a sapere che invece l’avevano ricevuto quando avevano imposto le mani su di loro? (vs. 17). Come fece Simone a riconoscere che era loro successo qualcosa? (vs. 18).

 

Bene, come fecero a sapere che Lo avevano ricevuto in casa di Cornelio? (Atti 10, 44-46). Non c’era tempo per vedere se potevano guarire i malati, fare miracoli o profetare, ma lo seppero subito, "perché li sentirono parlare in lingue, e magnificare Dio" (vs. 46). Paolo lo seppe dallo stesso segno quando pregò per gli Efesini. "Parlarono in altre lingue, e profetarono " (Atti 19, 6).

 

Ricordiamoci tuttavia che le lingue sono più che un segno, più di una prova iniziale, più di uno strano fenomeno.

Ø      Pregare con lo Spirito in lingue è l’esperienza più edificante che possa avere ogni figlio di Dio.

-          L’abitudine a pregare in lingue dovrebbe continuare e aumentare nella vita di chi è battezzato nello Spirito, altrimenti potrebbero scoprire che le altre manifestazioni dello Spirito avvengono di rado o nel complesso cessano.

-          Se desiderate edificare i fratelli nella chiesa, allora continuate a edificare voi stessi attraverso la pratica del pregare con lo Spirito nella vostra adorazione privata.

 

è Le lingue non sono per il ministero pubblico ma per le preghiere private, a casa e in chiesa.

 

Quando pregare per l’interpretazione

 

"Così anche voi, poiché siete desidero­si... di possedere . .. le manifestazioni dello Spirito (Santo), [concentratevi sull’] impegno ad eccellere ed abbondare [in essi] in modi che edificheranno la chiesa. Quindi, la persona che parla in una lingua [sconosciuta] [in chiesa] dovrebbe pregare [per la potenza] di interpretare" (I Cor. 14, 12, 13, N.T. Ampl.).

 

Non sta scritto da nessuna parte che qualcuno dovrebbe pregare per "il dono dell’ inter­pretazione." A chi parla in lingue si dice di pregare per poter interpretare mediante lo Spirito; poi quella inter­pretazione diventa il dono dello Spirito alla Chiesa per l’edificazione.

 

Ø      Sostengo con forza l’idea che né la Chiesa né nessun altro nella chiesa dovrebbe mai imporre le mani su qualche persona perché possa ricevere qualunque dono dello Spirito,

-          ma solo perché riceva il dono di Dio, che è lo Spirito Santo.

-          Gli  Apostoli non hanno mai imposto le mani su nessuno perché ricevesse i doni dello Spirito.

 

-          Paolo si limita ad ammonire la Chiesa di "desiderare ardentemente i doni migliori" (I Col 12,31), e li avverte che "poiché siete desidero­si di avere doni spirituali [nota dell’autore: preferisco la parola " manifestazioni " a "doni" usata dai traduttori della King James], cercate di poter eccellere per edificare la chiesa " (I Cor. 14,12).

-          Qui la regola d’oro è: "Tutto per l’edificazione della Chiesa."

 

Ora, quali sono i doni migliori? Solo lo Spirito Santo lo sa. Lui solo saprà esattamente in ogni riunione quali delle manifestazioni porteranno le grazie più grandi o la maggiore edificazione a credenti e non credenti. La cosa più necessaria sarà sempre la migliore. Egli conosce ogni nostra necessità e la volontà di Dio.

 

Ø      É molto pericoloso (e manca ogni indicazione della Scrittura) imporre le mani su coloro che hanno appena ricevuto il battesimo nello Spirito Santo e cominciano a parlare in lingue, che possano interpretare quello che dicono.

Lasciate che parlino a Dio e non all’uomo, e lasciate che esprimano misteri.

 

La cosa più saggia che possiamo fare è avvisare i novizi in queste cose dello Spirito di imparare ad arrendersi a Lui per poter presto

 

è essere usati da Lui e permettergli di manifestarsi attraverso di loro, e così produrre tutti i "doni" che potrebbero essere necessari agli altri.

è Lasciate prima che lo Spirito li edifichi o faccia di loro dei canali che Egli possa usare. Dato che la manifestazione più edificante è la profezia, ci si dovrebbe aspettare che lo Spirito manifesterà doni profetici anziché l’ inter­pretazione.

 

Controllate ma non impedite le lingue

 

Ora c’è la domanda di quante lingue, inter­pretazione o profezia dovrebbero esserci in qualunque raduno della chiesa.

 

Paolo scrive: "Se alcuni parlano in una lingua [strana], che il loro numero sia limitato a due o tre al massimo, e ognuno [al suo] turno, e che ognuno interpreti e spieghi  … 

Ø      Ma se non c’è nessuno [nota dell’autore: tra i tre] che faccia l’ inter­pretazione, che ognuno taccia in chiesa e parli a se stesso e a Dio" (I Cor. 14, 27, 28, N.T. Ampl.).

 

- Ecco qui un buon consiglio. Se vi sentite spinti dallo Spirito, allora "sussurrate" in lingue ma non smettete di parlare.

 

Tuttavia va sottolineato che la questione dell’ inter­pretazione è imperativa solo quando c’è un parlare in lingue forte e chiaro nella chiesa.

Ø      Sembra chiarissimo che l’ Apostolo non si aspettasse che dopo la prima espressione in lingue seguisse l’ inter­pretazione. Solo dopo due o tre di quelle espressioni deve esserci l’inter­pretazione.  Altrimenti potrebbe sembrare che lo Spirito Santo non ritenesse l’ inter­pretazione necessaria per l’edificazione di quel raduno.

 

Io credo che, dato che il versetto successivo esprime chiaramente  che non dovrebbero esserci più di due o tre profeti che parlano, in ogni incontro è sempre saggio limitare le  inter­pretazioni a due o tre.

Ø      Dall’esperienza e dall’osservazione personale direi che nella maggior parte degli incontri abbiamo fin troppe inter­pretazioni e non abbastanza profezie. Paolo sollecita che tutti dovrebbero ricercare la profezia (I Cor. 14, l) .

"Perciò, fratelli miei, cercate ardente­mente il profetizzare e non impedite di parlare in altre lingue. Ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine" (I Cor. 14, 39, 40) .

 

Nota: I testi seguiti da (N.T. Ampl.) sono citati dal Amplified New Testament. Tutte le altre dalla King James Version.