I DONI SPIRITUALI [1]

INDICE
2
- Cosa sono i doni spirituali?
8
- Ricercare i doni dello Spirito
"Riguardo
ai doni spirituali, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza"
(cioè, che siate disinformati). Con queste parole Paolo inizia il capitolo 12
della prima lettera ai Corinzi.
Ø
Vuole che i Corinzi siano informati sui doni
dello Spirito, che capiscano cosa sono e come dovrebbero operare nella vita
della Chiesa.
Ø
Si preoccupa perché sa che i doni spirituali possono essere sorgente enorme
di forza nella Chiesa e per la Chiesa, ma anche occasione di guai.
I “DONI” oggi - Resta difficile immaginare cosa avrebbe
scritto oggi Paolo alla Chiesa. Non voleva la disinformazione dei Corinzi, ma
oggi solo pochi cattolici sanno quanto egli voleva che sapessero.
Ø
Solo poche persone capiscono cosa sono i doni
spirituali e qual è il loro ruolo nella vita della Chiesa.
Ø
Ora, col rinnovamento tra i cattolici riguardo
all'uso dei doni dello Spirito e poiché molti stanno sperimentando i doni di
profezia, guarigione, del parlare in lingue e tutto il resto, è diventato
ancora più importante capire qual è il posto di tali "manifestazioni dello
Spirito" nella vita della Chiesa.
Ø
A dire il vero, noi cattolici coi doni spirituali
dovremmo avere meno difficoltà della maggior parte dei fratelli separati,
perché molti di loro non credono neppure che dopo la morte degli apostoli siano
potuti avvenire dei miracoli!
I
cattolici invece se li sono aspettati sempre e dovunque. Per tutta la vita
abbiamo sentito parlare delle opere soprannaturali dei santi e dei miracoli che
si verificano nei santuari. Non abbiamo dimenticato che Dio può guarire
direttamente, che parla attraverso la profezia e che le Sue opere sono
accompagnate da eventi straordinari.
La chiesa cattolica ha anche preservato l'insegnamento
sull'importanza dei doni spirituali:
Ø
Tommaso D'Aquino nella Summa Teologica (la
sezione sulle "Grazie concesse gratuitamente") ha insegnato che i
cristiani hanno bisogno dei doni dello Spirito, perché la rivelazione cristiana
contiene verità che vanno oltre la capacità di conoscere dell'uomo.
Ø
Di conseguenza, il cristiano ha bisogno di
ricevere doni speciali da Dio per conoscere e predicare la verità cristiana, ed
è necessario che tale predicazione sia accompagnata da segni, affinché anche
gli altri arrivino a credere.
Anche
ai nostri tempi, in occasione del Concilio Vaticano, la Chiesa ha insegnato che dovremmo aspettarci
i doni dello Spirito. Nel Decreto sull'Apostolato dei Laici (Sez.3) i Padri
Conciliari dicono:
"Per l'esercizio di questo apostolato (dell'evangelizzazione) lo Spirito Santo, che santifica il popolo di Dio mediante i ministeri e i sacramenti, dà anche ai fedeli dei doni speciali (cf. 1 Cor 12,7), "distribuendoli ad ognuno come Egli vuole" (1 Cor 12,11). Le persone potranno così, "secondo i doni ricevuti da ognuno, svolgere il ministero gli uni verso gli altri", diventare "buoni servitori della molteplice grazia di Dio" (1 Pt 4,10) e formare tutto il corpo nella carità (cf. Ef 4,16). In coloro che ricevono questi doni o carismi, inclusi quelli meno drammatici ed evidenti, sorge il diritto e il dovere di usarli nella Chiesa e nel mondo per il bene del genere umano e per l’edificazione della Chiesa".
Nella Costituzione della Chiesa (Sez.12) è dichiarato
qualcosa di simile. Il fatto che i Padri conciliari accentuino i doni meno
drammatici indica che essi si aspettano anche quelli più drammatici, quelli
menzionati da Paolo in 1 Cor 12.
Ø
Dalla Bibbia sappiamo inoltre che dovremmo
aspettarci tali doni. Alla fine del vangelo di Marco, il Cristo
risorto dice agli Apostoli:
"Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà sarà
condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno coloro che
credono:
-
Nel mio nome scacceranno i demoni;
-
parleranno in altre lingue;
-
prenderanno in mano i serpenti,
-
e se berranno veleni mortali, questi non faranno
loro alcun male;
-
imporranno e mani sui malati, e questi guariranno."
Oppure
in I Cor 13 San Paolo dice:
"L'amore non finisce mai; le profezie scompariranno; il
dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Poiché la nostra conoscenza
è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è
perfetto, quello che è imperfetto scomparirà."
"Quando verrà ciò che è perfetto"
deve riferirsi alla seconda venuta, e certamente a qualcosa che non è ancora
accaduto (chi ha suggerito che il perfetto è arrivato e che lo vedremo a faccia
a faccia?) Fino al ritorno di Cristo potremo aspettarci i doni dello Spirito.
Ø
Come cattolici dovremmo aspettarci di vedere
questi doni nella vita della Chiesa, e non dovrebbe sorprenderci sapere che
stanno tornando con la stessa frequenza dei tempi della Chiesa Primitiva.
Ø
Sappiamo che se la Chiesa deve essere rinnovata e
se il mondo potrà mai essere portato a Cristo, sarà necessaria un'opera tutta
speciale dello Spirito Santo.
Fu
proprio questa consapevolezza a guidare Papa Giovanni quando pregò per il
Concilio Vaticano:
"Rinnova ai nostri giorni le Tue meraviglie,
come per una nuova Pentecoste."
S. Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi
– capitoli 12-14 – parlò dei doni dello Spirito, e se vogliamo capire
più a fondo cosa essi siano e come dovrebbero essere usati, dovremmo leggere e
studiare questi tre capitoli. Essi contengono le sue istruzioni particolari
sull'argomento indirizzate alla Chiesa di Corinto, da lui fondata.
Ø
Comincia parlando dei NOVE doni spirituali che ha in mente:
-
le parole di sapienza
-
e di conoscenza,
-
la fede,
-
la guarigione,
-
i miracoli,
-
la profezia,
-
la capacità di discernere gli spiriti,
-
i vari tipi di lingue e
-
l'interpretazione delle lingue.
A questo punto talvolta noi cattolici ci confondiamo.
Sappiamo qualcosa sui doni dello Spirito,
Ø
ma al catechismo ci è stato insegnato che ce
n'erano solo SETTE:
1.
saggezza,
2.
sapienza,
3.
conoscenza,
4.
consiglio,
5.
fortezza,
6.
pietà e
7.
timor di Dio.
Diversi tipi di doni – Per capire ciò di cui
Paolo sta parlando dobbiamo prima capire che ci sono diversi tipi di doni spirituali:
-
i sette doni appena
menzionati giungono assieme allo Spirito per rafforzare
individualmente ciascun cristiano.
-
I nove doni
di cui parla Paolo invece, talvolta sono chiamati doni carismatici, e sono di tipo
completamente diverso.
Nel
considerare cosa sono, cercheremo anche di capire in cosa consiste la
differenza tra questi doni e i sette doni menzionati per primi.
Manifestazioni dello Spirito - Una delle definizioni
usate da Paolo nel parlare dei doni è "manifestazioni" dello Spirito.
In altre parole,
Ø
quando vediamo un dono dello Spirito all'opera
sappiamo che è lo Spirito stesso che sta agendo. Il dono spirituale ci rende
consapevoli della Sua presenza.
Ø
Quando ad esempio vediamo qualcuno guarito
miracolosamente, o se ascoltiamo una profezia, sappiamo che lo Spirito è
presente e sta agendo; e quando qualcuno assiste ad una manifestazione dello
Spirito, poi gli è difficile anche solo pensare che Dio è morto.
I doni dello Spirito ci aprono gli occhi
anche alla potenza di Dio:
Ø
manifestano la sua capacità di cambiare il mondo.
Ø
Di recente un uomo mi ha detto che quando recitava il rosario
si chiedeva se le preghiere rivolte a Maria avessero una efficacia speciale.
Cominciò a dubitare dell'efficacia del rosario, se valesse addirittura la pena
recitarlo. Quindi, d'improvviso gli vennero in mente Lourdes e le guarigioni
straordinarie che vi avvengono. "Allora", disse, "mi è parso
stupido dubitare della potenza dell'intercessione di Maria".
Ø
La sua reazione dimostra l'effetto che può avere
un dono dello Spirito.
Ø
L'effetto è ancora maggiore quando siamo presenti
a qualche miracolo: se vediamo che un
ragazzo sordo viene guarito, o se ci è data una profezia che poi vediamo realizzata, riceviamo una certezza
ancora più profonda che la potenza di Dio è tanto grande da poter compiere ogni
cosa.
Ø
Per questo Paolo parla dei cristiani come di
coloro che "hanno assaporato i poteri dell'era a venire." (Eb 6,5).
I doni dello Spirito,
quindi, sono la manifestazione della
presenza e della potenza di Dio.
Ø
Per questo sarebbe errato dire che i medici hanno il dono della guarigione
e che il dono delle lingue è la capacità di parlare lingue straniere (imparate
a scuola), o che il dono dell'interpretazione è quello dei traduttori della
Berlitz. Tutte queste cose in un certo senso possono essere doni di Dio, ma non
rientrano nel tipo di doni spirituali di cui parla Paolo. Se cercassi di dire a
un medico non cristiano che la sua abilità nel campo medico è un dono e una
manifestazione dello Spirito e che per questo dovrebbe convertirsi al
cristianesimo, potrebbe rispondere di non riuscire a vedervi una qualche
relazione con lo Spirito. Infatti, l' ha imparato a scuola.
Ø
Inoltre, se quella fosse una manifestazione dello Spirito,
sarebbe anche una prova eccellente della possibilità di avere tutti i doni
spirituali senza alcuna fede in Cristo. Secondo questo punto di vista, allora,
la credenza cristiana non avrebbe alcun valore per ottenere i doni dello
Spirito.
Ad esempio, è chiaro ciò che
Paolo intende dire quando parla dei doni di guarigione. Egli stesso ha guarito la gente all’istante
senza usare cure mediche, ma con un semplice comando (Atti 14,8); e quella per
la gente era la manifestazione della presenza della potenza divina. È chiaro
che quando parla del dono delle lingue Paolo non parla di una lingua straniera che è in
grado di capire, ma del parlare in una lingua che egli stesso non comprende (I
Cor 14,14).
Ø
Quando poi comincia a parlare dei doni spirituali,
S. Paolo ci dà un elenco dei doni cui si riferisce.
Ø
Nel Nuovo Testamento ci sono anche altri elenchi di doni dello Spirito
(Rm 12,4-8 e 1 Pt 4,1O-11), e non sono gli stessi di 1 Cor 12,4-11; da ciò
possiamo dedurre che probabilmente
Paolo non sta cercando di darci un elenco
completo dei doni dello Spirito, ma solo esempi sufficienti
per farci capire di cosa sta parlando.
Parola di sapienza e di conoscenza
- I primi due doni menzionati da Paolo sono doni di insegnamento: la parola di
sapienza e quella di conoscenza.
Ø
Si tratta di ispirazioni speciali per mezzo delle
quali Dio opera tramite una persona per far capire qualcosa ad un'altra o a un
intero gruppo di persone.
Ø
Chi ha ricevuto da Dio la parola di sapienza o di
conoscenza può dare una lezione (un'istruzione o spiegazione) nell'assemblea
cristiana (1 Cor 14,26) o magari un consiglio o un'istruzione speciale a una
persona particolare. In gran parte il Nuovo Testamento, e le epistole in
particolare, è formato di parole di sapienza e di conoscenza, e di insegnamento
ispirato.
La differenza - Probabilmente
la parola di sapienza si riferisce a qualcosa di diverso da quella di
conoscenza.
Ø
La parola di sapienza
– riguarda il modo migliore di vivere ed è l'espressione di come Dio ci guida
per vivere una vita cristiana. Quando Cristo Si rivolse al giovane ricco
consigliandolo di vendere quanto possedeva e di seguirLo (Mc 1O,2O), gli
rivolse una parola di sapienza. Oppure, quando Pietro parlò al Consiglio di
Gerusalemme affermando che i Gentili non dovevano seguire la Legge Mosaica al
completo: erano parole di sapienza ispirate da Dio.
-
Anche gran parte di ciò che disse Paolo in 1 Cor
12-14 sono esempi di parole di sapienza, di insegnamento spirituale pratico.
D'altra parte, la parola di conoscenza è più ciò che chiameremo insegnamento
dottrinale. É lo Spirito che ispira qualcuno ad esprimere la comprensione di
una verità del mistero di Cristo. L'insegnamento di Cristo sulla relazione tra
il Padre e il Figlio in Lc 1O,22 è un esempio di parola di conoscenza, così
come il primo capitolo di Efesini, in cui Paolo fa loro un insegnamento sul
piano di Dio.
La parola di conoscenza
– Quando S. Paolo parla della parola di conoscenza, quasi certamente non si
riferisce ad una conoscenza speciale di fatti che la persona non avrebbe potuto
conoscere altrimenti.
-
Ho assistito personalmente alla manifestazione di
questo dono in una persona che, piena di Spirito Santo, diceva a un'altra cose
sul suo passato che non poteva sapere; e un'altra dirci cosa stava accadendo in
una stanza in cui non era presente.
-
Cose simili accadono spesso, ma non si tratta di
ciò a cui Paolo si riferisce quando parla della "parola di
conoscenza".
-
Quando nel Vecchio Testamento accadevano di
questi fatti, la gente li considerava un'indicazione che la persona era un
profeta (Gv 4,16-19; Lc 7,39), ma non la consideravano "conoscenza",
parola questa che nel Nuovo Testamento viene usata per descrivere la conoscenza
di Dio e dei Suoi misteri.
Le parole di sapienza e di conoscenza sono doni
spirituali che operano mediante la comprensione, cioè la
nostra capacità di capire.
Ø
Lo Spirito Santo
ispira la persona a capire una verità, a capire le cose nel
modo in cui le comprende Dio e a parlarne agli altri.
Ø
Vi è un'enorme differenza tra la capacità
naturale di capire acquisita con lo studio e quella ispirata.
La comprensione ispirata nutre lo spirito
in un modo che la capacità naturale non può fare, poiché è la manifestazione
della presenza dello Spirito in una persona.
Ø
Produce nella gente un cambiamento profondo,
accrescendo in loro la vita spirituale.
L’insegnamento
- Ricordo di essermi trovato presente all'insegnamento di un cristiano
sull'amore di Dio.
Ø
Perfino mentre parlava avevo la sensazione della
presenza di Dio, e pregavo mentre ascoltavo le sue parole.
Ø
Quando terminò, ci fu un cambiamento nell'intera
stanza. La gente si era ravvivata e si avvertiva una sensazione nuova della
presenza dello Spirito. Sebbene ciò che disse non fosse poi così
impressionante, tutti sapevano che Dio Stesso aveva parlato per suo tramite.
Ø
Un'altra volta mi trovai presente al dialogo tra
un cristiano maturo e un giovane che aveva ricevuto da poco l'effusione dello
Spirito. Gli stava spiegando come vivere la vita cristiana, e dall'espressione
del giovane potevo vedere che la sua vita veniva cambiata davvero da quelle
parole.
Ø
Per di più, il più anziano non conosceva il
giovane come invece lo conoscevo io, e sono certo che non poteva sapere quanto
fosse appropriato ciò che gli aveva detto. Era lo Spirito che agiva servendosi
della mente di quell'uomo per istruire un cristiano convertito da poco.
Ø
Quando più tardi gli chiesi come faceva a permettere che quei doni operassero
in lui, rispose che
Ø
quando avvertiva la
presenza dello Spirito che cercava di servirsi di lui, gli "cedeva"
la mente arrendendosi a Lui: così riusciva a "vedere" ciò che doveva
dire, e come dirlo.
In
quelle situazioni disse che egli stesso imparava quanto la persona a cui stava
parlando, e spesso si ritrovava a conoscere cose che non aveva mai studiato e
alle quali non aveva mai pensato.
I successivi doni menzionati da Paolo
possono essere definiti "doni-segno", e sono:
Ø
la fede, i doni di guarigione e il dono dei
miracoli.
Ø
Tali doni manifestano, in modo particolarmente
sconvolgente, la potenza di Dio nel mondo. Richiamano l'attenzione sulla realtà
di Dio e portano la gente alla conoscenza di Lui.
Ø
Le parole di Cristo
al termine del vangelo di Marco ci dicono che è proprio questo il modo in cui Dio conferma la verità del
messaggio (e come ha rilevato il D'Aquino, tale conferma è
importante se gli uomini devono poter accettare la verità di qualcosa che
oltrepassa la ragione umana):
"Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo
ad ogni creatura.
-
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo;
-
chi non crederà sarà condannato.
-
E questi segni accompagneranno quelli che
credono: nel mio nome
cacceranno i demoni; parleranno in altre lingue; prenderanno in mano i serpenti; e se berranno
qualcosa di velenoso, non farà loro alcun male; imporranno le mani sui malati e
questi guariranno...
-
Ed essi andarono e predicarono dovunque, mentre
il Signore operava con loro e confermava il messaggio con i segni che
l'accompagnavano" (Mc 16,15-2O).
Un ministero potente
- Diverse estati fa mi trovavo a Los Angeles, ad un servizio di
"evangelizzazione" di Kathryn Kuhlman, dove potei constatare come la potenza dei doni spirituali portava gli uomini
a Cristo.
Ø
Il messaggio del servizio era semplice, senza
troppa potenza, ma gran parte
dell'incontro era dedicata a pregare Dio perché guarisse la gente.
Ø
All'inizio del servizio due uomini guariti la
volta precedente fecero una breve testimonianza: uno era guarito da un'artrite
invalidante (diceva di non riuscire neppure a seminare nel suo giardinetto,
tanto stava male). L'altro da un tumore terminale e con i raggi X fatti poco
dopo, fece testimoniare al suo medico curante l'autenticità della sua
guarigione. Nessuno dei due era
cristiano prima della guarigione.
Ø
Durante il servizio
che seguì, 35 uomini vennero a testimoniare la guarigione
da molte e svariate malattie. Un giovane, rimasto sordo da un orecchio e che
avrebbe dovuto operarsi in settimana per chiudere il timpano, tornò a sentire;
altre due persone guarirono dall'artrite e una donna, che avevo visto prima con
le stampelle e l'apparecchio ortopedico, riusciva a muoversi e a camminare
normalmente per la prima volta dopo l'incidente automobilistico avvenuto nove
anni prima.
Ø
Al termine del
servizio, quando la donna che lo guidava chiese quanti uomini
volessero diventare cristiani, in circa 15O si recarono davanti all'uditorio per dare a Cristo la loro vita;
le donne poi erano in numero forse maggiore, e non si riusciva a trovare posto per tutti
quanti.
Cose simili le vediamo accadere da molti anni. La grotta di Lourdes è
all'origine di molte conversioni a Cristo, perché laggiù la gente ha visto la
potenza di Dio manifestarsi in modo del tutto straordinario.
Ø
La vita di santi come S. Francesco, S. Antonio e
Vincenzo Ferrer contiene la storia di miracoli che hanno provocato la conversione di città intere.
Ø
Quando la gente vede
la potenza di Dio compiere ancor oggi fatti straordinari,
si meraviglia e si converte al
Signore.
Quando
riesce a vederLo agire nel mondo in modo che oltrepassa le capacità umane,
riconosce la necessità di rivolgersi a Lui e di mettersi davanti a Lui.
I doni-segno, quindi, sono le opere potenti dello
Spirito fatte attraverso alcuni cristiani, affinché gli uomini
possano conoscere la verità del messaggio cristiano.
Ø
Il primo di questi, il dono della FEDE,
NON si riferisce alla fede per la quale i cristiani credono e si convertono a
Cristo. Tale dono viene dato a tutti i cristiani, ed è proprio ciò che li rende
cristiani. Il dono di fede a cui mi riferisco invece è un dono spirituale tutto
speciale.
-
Il dono carismatico
della fede, infatti, pare sia un dono speciale di
preghiera: una preghiera fatta con una fiducia tutta speciale, dataci da Dio
Stesso, che produce risultati
straordinari.
-
Chi prega col dono
della fede sa, per l'opera dello Spirito in lui, che quanto
chiede gli verrà concesso.
-
É il tipo di fede di
cui parlava Cristo quando, nel vangelo di Marco (Mc 11,23), disse:
"In verità vi dico,
chiunque dica a questa montagna, spostati e gettati nel mare, e non dubita in
cuor suo ma crede che quanto ha detto avverrà, gli sarà fatto."
Il dono della fede è quello che ebbe il profeta
Elia quando affrontò i profeti di Baal. Li sfidò ad una
gara: Il Dio che avrebbe fatto scendere il fuoco dal cielo per consumare un
olocausto sarebbe stato il Dio di Israele.
Ø
I profeti di Baal svolsero tutti i riti possibili
perché il loro dio bruciasse l'olocausto, ma senza alcun risultato.
Ø
Dal canto suo, Elia prima bagnò l'olocausto con acqua,
per non lasciare alcun dubbio sul potere di Yahveh, poi non fece altro che pregare,
sapendo che Dio lo avrebbe esaudito. Come infatti avvenne.
Una fede simile proviene da Dio.
L'uomo, per quanto si sforzi di elaborarla, non riuscirebbe mai a produrla da
solo.
I doni di guarigione
– sono diversi dal potere normale della preghiera di guarigione,
parte della vita ordinaria della comunità cristiana.
Ø
I cristiani pregano l'uno per l'altro per tanti
motivi, ottenendo risultati straordinari. Nella nostra comunità abbiamo visto
persone guarire da emicranie di cui soffrivano da anni, da raffreddori e
influenze, e perfino da attacchi epilettici.
Ø
Non tutte le preghiera sono state esaudite, ma
abbiamo visto più di quanto è possibile attribuire a semplici coincidenze. Per
di più,
Ø
il sacramento
dell'Unzione degli Infermi è sempre stato parte
normale nella vita della Chiesa, e da quest'ultima effusione dello Spirito
conosco almeno una persona data per spacciata, migliorata dopo aver ricevuto il
sacramento, e che oggi sta benissimo. La maggior parte dei sacerdoti è in grado
di riferire diverse storie sulla differenza prodotta dal sacramento.
Tutto
questo fa parte della vita normale della comunità cristiana.
Pare tuttavia che ci siano persone con un dono
speciale di guarigione.
Ø
Quando pregano per la guarigione, si vedono i
risultati con frequenza assai maggiore e con effetti straordinari rispetto
all'altra gente.
Ø
Lo Spirito agisce per loro tramite per produrre
"opere di potenza", "cose di cui la gente dovrà stupirsi",
per operare miracoli.
Hanno un dono speciale dello Spirito,
probabilmente perché Dio desidera usarle per portare altri a conoscere
Cristo.
I quattro doni successivi
potrebbero essere chiamati doni di rivelazione:
-
la profezia,
-
la capacità di discernere gli spiriti (o
“discernimento degli spiriti”'),
-
diversi tipi di lingue e
-
l'interpretazione delle lingue.
Sono
doni attraverso i quali Dio fa conoscere al Suo popolo qualcosa riguardante la
situazione attuale.
Il discernimento degli spiriti
è stato anche chiamato la protezione della comunità cristiana.
É
il dono che permette di "distinguere tra gli spiriti" individuando la loro origine
e stabilendo
-
quando,
in una determinata situazione o persona, è all'opera uno spirito cattivo,
-
quando è lo Spirito Santo, e
-
quando invece è lo spirito umano della persona
stessa.
Probabilmente
è questa l'opera dello Spirito per mezzo della quale Pietro "vide"
che Simone era "nel fiele dell'amarezza e nei lacci di iniquità"
quando cercò di acquistare il potere di conferire lo Spirito (Atti 8,23), o
mediante la quale Paolo poté "vedere" che lo Spirito Santo aveva dato
allo zoppo la fede per guarire (Atti 14,9).
Ø
Il discernimento
degli spiriti è una specie di visione o una sensazione. Una
persona mi descrisse come quel dono operava in lei: spesso poteva quasi vedere
la presenza dello Spirito all'opera in forma di luce. Le chiesi come poteva
fare il discernimento in alcune persone a lei sconosciute, ma che io conoscevo
bene; come Paolo, "osservò attentamente" quelle persone e poi mi fece
una descrizione accurata che sapevo superava di molto il potere persino di una
sensibilità psicologica straordinaria.
Ø
Una volta un altro uomo mi disse come, parlando
con una ragazza, si rese conto che era influenzata da uno spirito cattivo che
le impediva di avvicinarsi a Cristo (influenza negativa, non possessione).
Senza conoscerla, poteva avvertire con chiarezza quell'ostacolo in lei, e tale
discernimento risultò poi vero dal cambiamento notevole del suo atteggiamento
verso Cristo, dopo che l'uomo ebbe pregato su di lei per liberarla
dall'influenza dello spirito cattivo. (Tra l'altro, ella non si rese neppure
conto di quella preghiera di liberazione, perché l'uomo aveva pregato in una
lingua straniera).
In
altre parole, il discernimento è
una rivelazione spirituale dei diversi spiriti che possono essere all'opera in
una persona o in una situazione,
è
un mezzo col quale Dio fa conoscere ai cristiani cosa sta accadendo sul piano
soprannaturale.
La profezia è il dono
mediante il quale Dio, attraverso
una persona, dà un messaggio a un individuo o a
un'intera comunità cristiana.
Ø
É Dio che Si serve di qualcuno per comunicare
agli uomini il Suo pensiero su una situazione presente, sulle Sue intenzioni
per il futuro, o ancora su cosa ritiene essi debbano conoscere o di cosa
debbano essere avvertiti in quel momento.
Ø
La profezia NON è necessariamente predizione del
futuro (sebbene spesso lo sia). In I Cor 14,3 Paolo descrive così alcuni usi
della profezia: "Chi profetizza parla agli uomini per la loro
formazione, incoraggiamento e consolazione".
Ø
É Dio che in questo momento parla al Suo popolo
con parole che si propongono di rivelare il Suo atteggiamento presente.
Usi ed abusi del termine “profezia”
- Oggi nella Chiesa cattolica la gente usa il termine profezia con molti
significati diversi. Nei documenti Conciliari viene usato per descrivere
qualsiasi proclamazione del messaggio di Cristo al mondo. Quando la parola
viene usata in quel senso, l'insegnamento è un tipo di profezia. Quando ad
esempio un vescovo o un prete insegnano, esercitano un ruolo profetico.
Ø
Un altro uso comune del termine è la profezia
intesa come lettura dei segni dei
tempi, o per giudicare la situazione attuale. Oggi molte
persone ritengono di esercitare un ruolo profetico perché condannano tante
delle situazioni attuali, nel nome di quanto Cristo ha rivelato.
Il termine 'profezia' può essere usato in
svariati modi, ma l'uso che ne fa Paolo probabilmente non
lascia spazio per considerare 'profezia' l'insegnamento o la valutazione della
situazione attuale. Probabilmente egli si riferisce al modo di parlare usato
quando uno dei profeti, ad Antiochia, dichiarò che Paolo e Barnaba dovevano
esser messi in disparte per delle opere apostoliche (Atti 13,2); a quando Agabo
predisse una grande carestia (Atti 11,28) o a quando, sempre Agabo, predisse
come Paolo sarebbe stato fatto prigioniero (Atti 21,1).
Ø
Tali profezie vennero
date come messaggi provenienti da Dio e parole di Dio (il
profeta parla in prima persona).
Ø
Che siano più che discorsi umani è indicato
dall'accuratezza delle predizioni e dal fatto che il profeta dà delle direttive
in nome di Dio, cosa che sarebbe pura presunzione se Dio Stesso non stesse
parlando davvero.
Ø
Ovviamente, non tutte le profezie sono così: il
libro degli Atti ne riferisce solo alcune delle più straordinarie, ma queste
bastano a indicare che quando il Nuovo Testamento parla di profezia,
usa la parola in un senso speciale per indicare un messaggio diretto da parte di Dio.
Dare una profezia è assai più
di quando una persona parla di qualcosa che la sua mente ritiene messaggio di
Dio:
Ø
il profeta riceve una "unzione" speciale, una sollecitazione
a parlare. Si rende conto di avere un messaggio proveniente da
Dio, sebbene spesso non sappia di cosa si tratti fin quando non si lascia
andare arrendendosi a Dio e cominciando a parlare. Nella misura in cui si
arrende a Dio, il messaggio sarà puro.
Ø
Il messaggio
profetico è diverso dall'insegnamento: un uomo insegna con la
propria intelligenza e capacità di capire, e vede la verità di quanto dice.
Ø
Il profeta, invece,
può non capire ciò che dice, e non arrivare a vedere
che si tratta di un messaggio di Dio per il momento presente. Ha ricevuto una
rivelazione, un messaggio proveniente da Dio.
Efficacia della profezia
- La profezia può essere efficacissima nella formazione della comunità
cristiana.
Ø
Da 1 Cor 14 risulta chiarissimo che essa era assai comune nella Chiesa primitiva.
La Chiesa di Corinto pare avesse messaggi talmente numerosi che si doveva
stabilire un certo ordine nel darli (1 Cor 14,29-32).
Ø
Quando in un incontro
di cristiani viene data una profezia, questa ha un effetto potente nell'attirarli a Dio e
nell'approfondire il senso della Sua presenza in loro.
Ø
Le profezie sono anche un mezzo efficace con cui Dio dirige il Suo popolo.
L'anno scorso, nella nostra opera presso i campus universitari Dio predisse con
una profezia che avremmo avuto un cambiamento enorme nella nostra situazione
(lasciare un posto per andare in un altro), che presto Egli avrebbe iniziato
a portare molta gente agli incontri di preghiera di Ann Arbor e in tutto il
Michigan, che ci avrebbe dato un periodo di prove e che avrebbe posto
fine a quel periodo portando di nuovo molta gente ad una vita più profonda
nello Spirito. Ogni volta le profezie si avveravano alla lettera, e la
guida ricevuta nelle stesse per affrontare le situazioni sopraggiunte risultò
un aiuto validissimo.
Parlare in lingue
può significare due cose diverse:
Ø
primo, può essere un dono di preghiera
individuale (1 Cor 14,14), e in quel caso è il più comune dono delle
lingue, che ora non sto ad approfondire.
Ø
Parlare in lingue può anche essere un dono per la comunità,
quando lo Spirito sollecita qualcuno a pronunziare ad alta voce un messaggio in
lingue per la comunità. In questo caso dovrebbe esserci una interpretazione, affinché
l'intera comunità possa capire cosa sta accadendo.
Ø
L'esperienza di interpretare è
simile a quella della profezia. L'interprete, come chi
ha parlato in lingue, non capisce le lingue (1 Cor 14,2;14). In altre parole,
il dono dell'interpretazione
non è un dono di traduzione, ma una sollecitazione a pronunziare parole che
vengono date dallo Spirito.
Parlare in lingue significa solo pronunziare
parole in un linguaggio. Dagli Atti e da 1 Cor 12-14 è chiaro che lo
Spirito era solito dare ai cristiani altre lingue in cui parlare e che essi non
comprendevano. Tutto ciò è tornato come esperienza comune anche ai nostri
giorni.
Ø
Circa un anno fa parlai con un uomo mi raccontava
un'esperienza avuta qualche tempo prima. Andò in una chiesa con un coro per
fare un concerto, e molti membri del coro avevano ricevuto il battesimo dello
Spirito. Durante il concerto, in un momento di silenzio, uno dei membri del
coro parlò in lingue e un altro dette l'interpretazione. Gli altri membri del
coro erano imbarazzati perché temevano che l'uditorio non avrebbe capito.
Ø
Ma poco dopo il pastore della chiesa chiese alla
direttrice del coro se conosceva gli uomini che avevano parlato. Alla sua
risposta affermativa, egli chiese se conoscevano l'ebraico. E al suo
"no", il pastore le disse che lui invece lo conosceva: il primo uomo
aveva dato un messaggio in un perfetto ebraico letterario, mentre l'altro una
traduzione quasi letterale del messaggio.
Ciò
bastò a convincere quel pastore della validità del dono delle lingue.
Le opere dello Spirito sono più numerose
di quelle enumerate da Paolo in 1 Cor 12,4-11, ma queste sono sufficienti a
darci l'idea di cosa possono essere i doni spirituali. Nelle comunità in cui
essi operano normalmente i cristiani sono assai più vivacemente consapevoli
della presenza e della potenza di Dio. In 1 Cor 12,7 Paolo dice:
Ø
"Ad ognuno è data la manifestazione dello
Spirito per il bene comune." Un'altra traduzione potrebbe essere che
ciascuno riceve la manifestazione dello Spirito perché sia utilizzata.
Ø
I doni spirituali hanno uno scopo molto pragmatico:
-
sono dati per la formazione e la costruzione
della comunità,
-
ed è questa la differenza tra i sette doni e i nove doni carismatici.
Ø
I sette doni vengono
dati con lo Spirito per la formazione dell'individuo,
della sua relazione con Dio.
Ø
I doni carismatici
invece vengono dati affinché egli possa fare qualcosa per la comunità.
I doni sono un “servizio” - Uno dei termini usati
da Paolo per descrivere i doni è "servizio" (1 Cor 12,5) e visti da
questa prospettiva essi sono un servizio alla comunità.
Ø
Il termine "doni", infatti, è un po'
fuorviante, poiché non si tratta di doni destinati al singolo cristiano,
MA che attraverso lui raggiungono la comunità.
Per il cristiano sono un servizio
che può rendere alla comunità. Quando si mette a disposizione di Dio per essere
usato, egli svolge un servizio per la comunità.
Ø
Non a caso infatti, l'idea del "corpo di
Cristo" nel Nuovo Testamento comincia ad affacciarsi proprio nei passi
che riguardano principalmente i doni
spirituali (1 Cor 12 e Rm 12).
Ø
Probabilmente l'idea fu di Paolo o di qualche
altro cristiano di allora che cercava di spiegare il funzionamento di tali doni
in una comunità cristiana, la chiesa locale.
"Tutti sono ispirati dallo stesso ed unico Spirito, che li distribuisce
a ciascuno come vuole. Poiché come il corpo è uno e ha molte membra e tutte le
membra del corpo, sebbene siano molte, formano un corpo solo, lo stesso dicasi
di Cristo" (Rm 12,4).
In
altre parole, nella Chiesa i
diversi cristiani sono canali di doni diversi: uno
profetizza, un altro guarisce, un altro ancora parla in lingue. Ma tutte
queste cose sono opera dello Spirito e agiscono insieme per la formazione della
comunità.
Ø
Ha una grande somiglianza con le varie membra del
corpo: il piede, la mano, l'occhio, tutti hanno funzioni diverse, eppure
formano un unico corpo e tutte agiscono insieme per formare quel corpo.
Esercitare i doni con amore
- Da 1 Cor 12,14 risulta chiaro che Paolo sta cercando di insegnare ai Corinzi
come usare i doni spirituali nell'amore e nell'armonia, senza che vi siano
gelosie, conflitti o invidie.
Ø
Nessuno deve invidiare l'altro, né disprezzarlo;
i cristiani devono rendersi conto della loro dipendenza reciproca, proprio come
le membra di uno stesso corpo.
Ø
Ma nel fare il punto, qui Paolo espone con
vivacità una verità importante sui doni carismatici: servono a sostenere la comunità.
Ø
Non sono destinati in primo luogo al beneficio
individuale, ma a quello dell'intera comunità cristiana. Sono il modo in cui la
persona può svolgere un servizio verso la comunità – mettendosi a disposizione
di Dio perché la usi in una delle Sue "opere".
I doni carismatici, quindi, hanno lo scopo di
equipaggiare, di corredare il cristiano per servire nella
comunità.
Ø
Hanno lo scopo di fornirgli la potenza di Dio per operare nell'ambito della comunità
con la stessa forza e capacità datagli da Dio di rafforzare la comunità stessa.
Ø
Per questo Paolo conclude il capitolo col
paragrafo su apostoli, profeti, maestri, operatori di miracoli, guaritori, aiutanti,
amministratori, persone coi diversi doni delle lingue: sono proprio questi i vari servizi che i cristiani possono svolgere
nella comunità, e sono anche posizioni stabili al suo interno.
Ma perché una persona svolga
veramente una di queste mansioni nella
potenza di Dio, deve avere il dono spirituale relativo
che la metta in grado di eseguire ciò che quegli incarichi esigono.
In
altre parole, ogni comunità cristiana necessita di un certo numero di funzioni
che vanno eseguite, e attraverso i doni dello Spirito Dio offre la potenza,
l'equipaggiamento spirituale per metterci in grado di svolgere tali funzioni.
Ø
Lo scopo di
concederci i doni spirituali è inoltre quello di
preparare il cristiano a svolgere un servizio, una mansione all'interno della comunità.
Per riassumere questo insegnamento sui doni
spirituali possiamo affermare che sono simili a strumenti o
risorse:
Ø
sono l'attrezzatura dataci da Dio per eseguire
l'opera che Egli ha assegnato ai cristiano nel mondo. Per eseguire l'opera di
Dio essi hanno bisogno della Sua potenza, perché tali opere oltrepassano i
limiti della capacità umana.
I
doni spirituali non sono altro che la potenza di Dio data ai cristiani per
eseguire le Sue opere: insegnare, annunziare il Suo messaggio, dare segni della
Sua presenza. É lo Spirito Santo che agisce attraverso gli uomini per rinnovare
la faccia della terra.
Dove è situato il nostro “Inno all’amore”?
– Per quanto possa sembrare strano, prima di venire a conoscenza di questo nuovo
movimento dello Spirito nella Chiesa non mi era capitato di rilevare che 1
Cor.13 stava in mezzo a 1 Cor 12 e 1 Cor 14. Ciò appare ovvio se lo diciamo in
questo modo, ma io non ci avevo mai pensato.
Ø
Non ero abituato a leggere 1 Corinzi 13 nel suo
contesto perché anch'io, come la maggior parte dei cattolici, conoscevo il
capitolo 13 come il grande "Inno all'amore".
Non mi ero reso conto che Paolo lo aveva scritto
proprio per spiegare ai
Corinzi come dovevano usare i doni dello Spirito, e che egli si
proponeva di dire che i doni spirituali vanno usati nell'amore e con amore, per
formare e costruire la comunità.
1 Corinzi 13 contiene tanta saggezza,
importantissima per una adeguata comprensione dei doni dello Spirito.
Ø
Questo capitolo
tuttavia è spesso frainteso proprio perché non è letto nel suo contesto.
Paolo inizia con queste parole:
"Se parlo nelle lingue degli uomini e degli angeli ma non ho
l'amore, sono un bronzo che suona o un cembalo che tintinna. E se ho poteri
profetici e conosco tutti i misteri e tutta la scienza, e possiedo la pienezza
della fede così da spostare le montagne, ma non ho l'amore, sono nulla. Se
distribuisco tutti i miei averi e do il mio corpo per essere bruciato, ma non
ho l'amore, non mi giova a nulla."
Ø
In questa sezione introduttiva Paolo non sta
certo sottovalutando i doni dello Spirito, e non dice neppure che non hanno
valore se io non ho amore (una guarigione operata con la potenza di Dio resta
sempre una guarigione operata dalla Sua potenza).
Ø
Dice piuttosto che io sono nulla se non ho l'amore in me e se non faccio
tutto per amore.
Sta
sottolineando con forza un punto semplice: dice cioè che doni carismatici e
santità sono due cose diverse, e che la misura della persona è la santità, non
il suo potere carismatico.
Ø
Lo stesso punto è messo a fuoco da un passo che
troviamo al capitolo 7 di Matteo:
"Non chi mi dice «Signore, Signore» entrerà nel regno dei cieli,
ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi
diranno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato
demoni nel tuo nome, e fatto molti miracoli nel tuo nome?' E io allora
dichiarerò loro: 'Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me voi, operatori
di iniquità”
Questo brano ho potuto capirlo con una forza
nuova dopo aver conosciuto le nuove opere dello Spirito, perché ho scoperto di
poterlo prendere proprio alla lettera.
Ø
Le parole di Cristo ci inducono a riflettere:
infatti Egli non dice che in realtà quelle persone non profetavano, non
cacciavano demoni o non facevano miracoli nel Suo nome; dice piuttosto che
Ø
non sono quelle le
cose che fanno di un uomo un Suo vero discepolo (qualcuno che
Egli "conosce").
è Vero discepolo è chi fa la volontà del Padre
Suo, vivere la santità.
Il “dono” dell’amore?
- Non è insolito che qualcuno, davanti all'esortazione di Paolo in 1 Cor 12,31
di "desiderare ardentemente i doni più alti" asserisca poi di
voler solo il dono dell'amore.
Ø
Ma dire o descrivere
che l'amore è il "dono più grande di tutti"
significa mancare l'obiettivo o oscurare proprio ciò che Paolo intendeva
dire. Egli infatti in questo capitolo
Ø
non considera l'amore
come uno dei doni spirituali. Lo definisce piuttosto una
"via", un modo di vivere.
L’amore è un FRUTTO dello Spirito
– e in Galati 5,22 è definito chiaramente un FRUTTO dello Spirito,
assieme a: "gioia,
pace, pazienza, gentilezza (amabilità), bontà, fedeltà, cortesia e
auto-controllo." In altre parole,
Ø
l'amore non è uno dei
doni spirituali, uno strumento per la formazione della comunità
cristiana.
Esso è la vita stessa di tale comunità, è il modo
in cui devono vivere i cristiani, lo scopo da raggiungere.
L’amore è la manifestazione che Dio vive in noi
– Dire che Paolo non descrive l'amore come dono, non significa affermare che
non lo è in nessun senso.
Ø
L'amore è l'effetto dello Spirito Santo che vive
in noi e Paolo ci trasmette quest'idea usando il termine: "frutto dello Spirito"
(qualcosa che cresce nella vita di una persona per il fatto che essa vive la
vita dello Spirito). Significa tuttavia che
Ø
l'amore non è un dono
nello stesso senso in cui lo sono profezia e guarigione.
Ø
Una persona può profetare o guarire permettendo
semplicemente allo Spirito di operare tramite lei, ma la stessa persona può amare solo se cresce in santità,
sottomettendo a Dio il proprio cuore e la propria volontà e crescendo fino alla
maturità del carattere cristiano.
Tra santità e doni dello Spirito esiste una
relazione:
Ø
i doni spirituali non sono un segno di santità,
né un riconoscimento al merito per raggiungimenti spirituali passati.
Ø
Sono piuttosto l'attrezzatura necessaria per
lavorare alla formazione della comunità cristiana fino a raggiungere la
santità.
Ø
Vengono dati spesso ai principianti per rendere
loro possibile la crescita, sia a livello personale, sia della comunità di cui
fanno parte.
Magari le opere più straordinarie dello Spirito vengono affidate solo a chi ha una maturità maggiore nel carattere cristiano, ma l'intero contenuto di 1 Corinzi 12-14 riguarda istruzioni sull'uso dei doni spirituali destinate a quei cristiani che necessitano crescere tanto di più nell'amore.
All'inizio
di 1 Cor 14 Paolo dice:
"Fate dell'amore il vostro scopo e desiderate ardentemente i doni dello Spirito,
soprattutto la profezia."
Ø
É la seconda volta in cui sollecita i Corinzi a
"desiderare ardentemente" i doni dello Spirito.
Ø
Il suo atteggiamento è assai diverso da quello di
molti cristiani moderni, spesso riluttanti ad avere i doni dello Spirito.
Ø
Ma Paolo arriva fino a comandare ai Corinzi di
ricercare quei doni.
Motivo e scopo dei doni spirituali
– L'atteggiamento di Paolo di spingerci a ricercare i doni spirituali ha un
senso incredibile se arriviamo a capire a cosa servono e qual è il loro scopo.
Ø
Se i doni sono davvero gli strumenti fornitici da Dio
per la formazione della
Chiesa, hanno un valore immenso ed è prezioso possederli.
Ø
In questi giorni in cui pare che la Chiesa stia perdendo terreno nel mondo
e in cui tanta parte della sua vita sembra indebolirsi e perdere vitalità, c'è un bisogno disperato della potenza di Dio.
Ø
Non avrebbe alcun senso se il falegname mettesse
via il martello e usasse invece il pugno come strumento, o se lo scrittore
lasciasse da parte penna e macchina da scrivere. Entrambi sanno di aver bisogno
di quegli strumenti per essere efficaci nel lavoro.
A
noi servono i doni spirituali perché abbiamo bisogno della pienezza delle opere
di Dio in mezzo a noi, della pienezza della potenza che Egli metterà a nostra
disposizione.
Come si ottengono i doni carismatici?
- La Scrittura non dice molto su come ottenere i doni carismatici, ma il consiglio di ricercarli è davvero eccellente
come metodo per ottenerli.
Ø
Forse l'ostacolo
maggiore ad averli è che non siamo aperti a riceverli,
che non li vogliamo
veramente. A mio avviso i motivi di questo stato di cose sono
due.
1.
Il primo è la paura di Dio:
molta gente non vuole i doni spirituali perché questi ci rendono Dio troppo
vicino, e ci sentiremmo a disagio. Una cosa infatti è pensare che Egli stia in
cielo o che è il Creatore; e ci sentiamo al sicuro anche pensando alla Sua
provvidenza, perché ciò significa che tutto è opera di Dio e che non è
necessario mettersi a confronto diretto con Lui, ma basta cercare di risolvere
le "cose".
-
É anche comodo pensare a un Dio che ci parla nelle
Scritture, perché possiamo leggerle quando ci pare e assorbirle quando ci fa
piacere.
-
Ma quando Dio comincia a guarire il mio vicino di
casa e a parlare in profezia proprio a me, la cosa è assai più spaventosa.
Infatti, ciò significa che devo affrontare Dio in maniera più immediata di
quanto non abbia mai fatto in precedenza, e da ciò potrebbe risultare evidente
che in realtà non mi sono mai "arreso" completamente a Lui.
2.
Il secondo motivo
per non volere i doni spirituali è il desiderio di voler agire in maniera autonoma.
-
Essere usati per un
dono spirituale significa arrendersi a Dio e permetterGli di
agire tramite noi:
-
comprende quindi una certa dose di rinnegamento di sé,
cedere il controllo, una svalutazione delle nostre capacità naturali.
-
Sembra sia meno glorioso permettere che Dio
agisca tramite me per convertire il mondo, che essere io ad andare a
convertirlo con le mie forze.
-
Essere strumenti di
un'opera di Dio è umiliante, e spesso in noi c'è una
resistenza interiore all'umiliazione.
Un'altra indicazione di Paolo per ottenere i doni
spirituali la troviamo in Gal 3,5, dove egli rivolge loro
questa domanda: "Chi vi dà lo Spirito e opera miracoli tra voi, lo fa
per le opere della legge o perché avete ascoltato con fede?"
Ø
E pare si riferisca ad una esperienza comune dei
Galati perché si serve proprio dell'esperienza di assistere ai miracoli
attraverso la fede come prova che non è la legge a giustificare l'uomo.
La fede, quindi, è un mezzo per ottenere i doni
spirituali, forse
"il" mezzo.
Ø
Fede significa, innanzitutto, sapere che tali
cose sono possibili perché Gesù ce le ha promesse e che, di conseguenza, le
chiediamo aspettandoci di vederle realizzate.
Ø
Pietro non avrebbe mai camminato sulle acque se
non avesse avuto abbastanza fede da fare il primo passo uscendo dalla barca e
provando poi a camminare sulle onde.
Ø
Smise di camminare quando cominciò a guardare al
vento e alle onde e a temere che non sarebbe andato oltre: fu allora che
cominciò ad affondare.
Dio ha in serbo tante cose per noi,
molte più di quanto ci serva, ma dobbiamo aprirci pienamente a Lui.
Ø
Dobbiamo essere pronti a tutto quello che Egli
vuole fare e desiderare ardentemente che agisca sempre di più in mezzo a noi,
affinché Egli continui a crescere e noi a diminuire.
Dobbiamo
avere fede, la fede che le Sue promesse sono ancora valide. Allora i doni dello
Spirito cominceranno a comparire tra noi e nella nostra vita.
Scetticismo dei cattolici
- I cattolici non trovano difficile credere che Dio continui a dare profezie e
a operare miracoli, a distribuire i doni del discernimento degli spiriti e
della guarigione, ma non si aspettano di
vederli troppo spesso.
Ø
Forse da Padre Pio in
Italia, o alla grotta di Lourdes, ma certo non alla
persona della porta accanto, in specie a quello con la voce astiosa e
l'irritante abitudine di sbattere la porta del garage.
Ø
Il profeta dovrebbe avere un aspetto profetico, e
un operatore di miracoli dovrebbe sicuramente possedere un certo fascino.
La novità - Dobbiamo
ammettere che in questo nuovo moto dello Spirito c'è qualcosa di nuovo a cui
noi cattolici non eravamo abituati. La novità non risiede nei doni spirituali,
ma nel fatto che questi pare vengano dati con tanta maggiore frequenza, e a persone del tutto comuni:
Ø
non solo a suore e monaci, ma anche a operai e
casalinghe, studenti, mogli e avvocati. Ora i doni spirituali vengono dati in
maniera assai simile a quella dei cristiani del Nuovo Testamento. E perché
proprio ora?
Ø
Nel quarto secolo i
padri della Chiesa notarono che, tra la Chiesa
descritta negli Atti degli Apostoli e la loro Chiesa c'era una differenza notevole
quanto alla frequenza dei doni dello Spirito.
Ø
Giovanni Crisostomo,
nelle sue omelie sulla prima lettera ai Corinzi, si esprime così:
"Si, a quei tempi la Chiesa era un cielo. Lo Spirito Santo vi regnava come padrone e ispirava direttamente ciascuno dei Suoi ministri. Oggi non ci sono rimasti altro che i simboli e i segni di quei doni. In realtà, anche oggi parliamo a turno, due o tre, e quando uno tace comincia l'altro. Ma sono solo le vestigia e il memoriale di ciò che accadeva di solito."
Perché poi i doni sono spariti?
- I motivi cui attribuirono la scomparsa dei doni spirituali nella loro epoca sono anche la ragione del
loro ritorno ai nostri tempi.
1.
Il
primo motivo della mancanza o scarsità
dei doni spirituali ce lo ha dato S. Cirillo di Gerusalemme nella
sua opera su 1 Corinzi 14:
"Quando avremo le disposizioni giuste di fede, speranza e carità
riguardo a Dio e ai fratelli... riceveremo in abbondanza i carismi di
Dio."
Egli
dice, in pratica, che
Ø
la sparizione dei
doni spirituali è colpa nostra: verso Dio non abbiamo i
giusti atteggiamenti che rendono possibili i carismi.
Ø
E forse proprio questo è uno dei motivi per cui i
doni spirituali stanno tornando ad essere più frequenti.
Ø
Il numero sempre
maggiore di persone che ricevono il battesimo nello Spirito,
indica che esse ricevono un rinnovamento nella vita dello Spirito proprio del tipo
che rende possibile a Dio operare tramite loro, come faceva ai tempi della
Chiesa primitiva, presso i primi cristiani.
2.
Il
secondo motivo della mancanza dei doni
spirituali viene dato da S. Giovanni Crisostomo nel suo
commentario sugli Atti (capitolo 2):
"Agli inizi la fede doveva essere diffusa in tutto il mondo. Essendo
cosa nuova e debole, come un giovane arbusto, necessitava di cure speciali da
parte del contadino per permetterne l'espansione e la crescita. Per questo Dio
concesse i doni miracolosi; ma ora questi non sono più necessari."
Qui
Crisostomo dice che:
Ø
il motivo della
scomparsa dei doni spirituali è colpa di Dio. Li aveva
concessi all'inizio per far avviare le cose, ma ora che la Chiesa era fondata
ce li ha tolti. E probabilmente è proprio questo uno dei motivi del loro
ritorno.
Ø
É ovvio che questa è un'epoca di crisi per la
Chiesa: ovunque nel mondo aumenta l'incredulità; c'è una perdita di fede
all'interno della Chiesa; i cristiani dovunque si sentono a disagio, si
chiedono dov'è finito Dio.
La Chiesa oggi ha bisogno dei doni spirituali
proprio come nei primi secoli per poter affrontare la
sfida della nostra incredula società tecnologica.
L'ultima parola dovrà essere:
è un mistero.
Ma come ogni mistero cristiano, l'uomo vi penetra e vi penetra Dio.
Se anche oggi vogliamo vedere Dio che agisce
come ai tempi della Chiesa primitiva, dobbiamo approfondire la vita dello Spirito.
Ø
Se non lo faremo, la mancanza dei doni dello
Spirito nel mondo sarà anche colpa nostra.
Ma è anche vero che Dio non è limitato da noi e proprio ora, quasi
nonostante noi, sta rinnovando la Sua Chiesa con il potere spirituale
necessario ad affrontare la sfida dei nostri tempi.
[1]
Titolo originale dell'opera: SPIRITUAL
GIFTS - Dove Publications, 1969, Pecos,
New Mexico 87552 - U.S.A.