Il Discernimento degli Spiriti
IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI - Parte Iiª
Fr. Edward O'Connor
É essenziale che nel rinnovamento carismatico ognuno comprenda l'importanza del discernimento nei vari campi in cui esso è necessario. Questo articolo è il secondo e completa la serie sul discernimento di Padre Edward O'Connor, che tratta in particolare i criteri oggettivi e soggettivi del discernimento. L'articolo precedente, uscito sul Quaderno n. 10, parlava dei vari tipi d'ispirazione e come metterli alla prova.
Nei nostri gruppi, di regola, non dovrebbe mancare il dono della profezia: ecco quindi l'importanza di presentare un articolo anche sul discernimento della profezia, dono tanto raccomandato da S. Paolo (1 Ts 5, 20-21). Essa, infatti, proprio come le ispirazioni, va sempre messa alla prova e il profeta è l'ultimo a sapere la sua origine.
La Parola di Dio è eternamente vera e valida e un'ispirazione proveniente dallo Spirito Santo non la contraddirà mai
.II : I criteri del discernimento
La Scrittura ci insegna a non credere ad ogni spirito ma a mettere gli spiriti alla prova per vedere se provengono da Dio. Ma i cristiani "mettono" davvero "gli spiriti alla prova"?Vi sono alcuni segni o criteri che possiamo impiegare per giudicare se un'ispirazione proviene da Dio o no. Tuttavia, i risultati non sono sempre oggettivi e comporteranno sempre zone oscure, per cui li potranno usare solo persone esperte nella vita dello Spirito.
Questi criteri non ci daranno la certezza, ma se davvero abbiamo ricercato in tutta sincerità la volontà di Dio, Egli stesso farà in modo che la adempiamo, anche se non ne siamo sicuri. Talvolta lo Spirito ci dà certezza sulla decisione da prendere, ma non sempre, ed è illusorio immaginare che la persona spirituale ideale sia sempre sicura di ciò che Dio le chiede. Anche i grandi mistici hanno passato periodi di dubbio terribile, e nessuno sarà totalmente esonerato dall'esitazione, dallo sconforto e dall'incertezza. Sono tutte cose che faranno parte del regime dell'esistenza umana finché vivremo su questa terra, e non sono poi un così gran male alla fin fine, poiché non consentendoci di avere la certezza di essere nel giusto ci danno più occasioni di contare esclusivamente su Dio.
A - I criteri oggettivi
Vi sono criteri oggettivi e soggettivi. I primi includono la Parola di Dio, dataci per mezzo di Cristo e della Chiesa, la tradizione apostolica e i doveri e le responsabilità incombenti sulla persona e relativi al proprio stato di vita. Dio non tratta con l'uomo solo per mezzo di ispirazioni interiori. Ha parlato anche per mezzo dei profeti e di uomini ispirati, e soprattutto mediante il Suo Figlio Gesù Cristo.
La Parola Di Dio è eternamente vera e valida e un'ispirazione proveniente dallo Spirito Santo non la contraddirà mai. Quindi le leggi e dottrine dateci dalla Parola di Dio costituiscono la cornice in cui vivere la vita dello Spirito. Se un'ispirazione porta contro queste leggi o dottrine, è segno che non proviene da Dio.
Vi sono tuttavia molti punti in cui tale regola è difficile da usare, poiché la Scrittura è soggetta a varie interpretazioni. Dobbiamo tenere presente che Dio non ci chiama come individui isolati ma come membri di un popolo. Perciò dovremmo cercare la luce non solo esaminando la nostra coscienza, ma anche consultando altri qualificati a guidarci, e in particolare la comunità di cui siamo parte. Ciò non significa che dobbiamo rinnegare le nostre opinioni, o che le questioni religiose si sistemino col voto della maggioranza; significa invece che come membri di una comunità cristiana potremo cercare con maggiore efficacia la luce.
In un ordine diverso, i doveri relativi allo stato di vita di una persona forniscono un criterio utile per giudicare l'ispirazione. Dio infatti non si contraddice né impone obblighi in conflitto fra loro. Qui possiamo solo indicare i casi più importanti di questo complesso argomento. Si tratta
dell' obbedienza a chi ha autorità legittima su di noi, sia nell'ordine naturale (genitori e famiglia), sia nella Chiesa (vescovi). Lo Spirito Santo non ci porterà ad essere indipendenti da queste autorità umane. Al contrario, ci renderà più obbedienti, dandoci più gioia ed una maggiore prontezza nell'obbedire, quali servi di Dio, per il nostro bene (Rm 13, 4). Sono una salvaguardia contro la nostra ostinazione, che corre sempre il rischio di corrompere la nostra docilità allo Spirito Santo, come pure contro l'illusione con cui molti mascherano gli ideali personali, trasformandoli in ispirazioni celesti. Chi è veramente guidato dallo Spirito può obbedire all'autorità umana con grande pace mentale, perché sa che se è necessario, Dio cambierà l'opinione delle autorità.Chi, credendosi guidato dallo Spirito, ignora l'autorità costituita, finisce di solito in un egoismo mostruoso, oppure è vittima di una assurda delusione.
B - Quando resistere all'opposizione
É vero che nessuno ha l'autorità di comandarci di fare qualcosa contro la volontà di Dio, e che talvolta Dio chiama qualcuno ad un'impresa in cui la persona debba
star salda contro l' opposizione, anche da parte di chi sta in alto.Non esiste una formula semplice contro i problemi di opposizione tra le ispirazioni interiori e le decisioni esteriori dell'autorità. Talvolta si devono prendere decisioni dolorose. Ma il principio dell'obbedienza all'autorità legittima non è soppresso, bensì confermato dallo Spirito Santo;
la prontezza ad obbedire è uno dei criteri più certi per determinare se una persona è veramente guidata dallo Spirito.É inconcepibile che lo Spirito possa ispirare qualcuno ad agire in qualcosa contro la legge data per tutti (ma non a qualcosa che sia intrinsecamente male). Ad Abramo fu ordinato di sacrificare Isacco; l'esecuzione fu sospesa in maniera divina, ma egli obbedì fino all'ultimo (Gn 22). Possiamo vedere casi simili in Osea (1,2 e segg.), e Finees (Nm 25, 7). Qui non discuteremo il problema relativo a situazioni simili. Possiamo solo notare che prima di assumerci la terribile responsabilità di andare contro la legge generale di Dio, sarà necessario essere straordinariamente sicuri su altre basi che l'ispirazione provenga veramente da Lui; l'indicazione immediata ed apparente pare dimostrare il contrario. L'impulso ad andare contro una certa legge o contro l'autorità sarà credibile solo in chi, nel suo comportamento abituale, ha per esse grande rispetto e riverenza (Pietro in Atti 4, 19).
C - I criteri soggettivi: pace, amore, gioia, unità
La nostra risposta interiore all'ispirazione, pace o rabbia, gioia o depressione - è spesso un indizio della sua origine.
Abbiamo già detto quali sono i criteri oggettivi che ci aiutano a riconoscere se l'ispirazione proveniente dallo Spirito Santo o no. Non proverrà dallo Spirito se è in contraddizione con la Scrittura, o con le responsabilità del nostro stato di vita.
Ma un'ispirazione non può essere giudicata dello Spirito solo per la conformità a questi criteri. É necessario ricorrere a criteri più soggettivi.
La pace
: - è il criterio più valido e pratico. Se ci muoviamo in modo conforme alla volontà di Dio, uno spirito di pace profonda ci riempie, almeno nelle profondità dell'anima. Perché: "nella Sua volontà è la nostra pace," come osservò saggiamente Dante.La pace infatti deriva dall'essere nell'ordine giusto, cioè secondo la volontà di Dio. Così, se fondamentalmente siamo nella Sua volontà, saremo nella pace anche se esteriormente potremo incontrare resistenze e conflitti, o sperimentare inquietudine e angoscia a livelli più superficiali dell'anima.
Se al contrario stiamo facendo qualcosa che non corrisponde alla volontà di Dio, non potremo essere pienamente nella pace. Gli accomodamenti umani potranno anche passare, ma in profondità avremo
inquietudine, disagio e frustrazione, che non ci lasceranno finché non scopriremo l'errore e non vi rinunceremo.Anche il mondo che ci circonda è usato da Dio per correggerci e guidarci. Quando siamo inclini a fare la cosa sbagliata, il Signore ha un suo modo di porci davanti ogni tipo di blocco, e di appianarci poi la strada nel modo più sorprendente e inesplicabile quando siamo sul sentiero giusto: "Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano" (Rm 8, 28).
Vi sono ovviamente periodi in cui
chi fa la volontà di Dio incontra un'opposizione violenta. Ma Dio dà loro una convinzione e una serenità interiore che li rassicura a perseverare.L'amore:
- É il secondo segno oggettivo. Tutto quello che viene da Dio è motivato dall'amore. Le ispirazioni dello Spirito in particolare sono date con inclinazioni all'amore.Quando qualcuno si sente disposto o spinto a fare qualcosa che comporti un confronto più o meno ostile con gli altri - ad esempio a correggere i loro errori, a discutere le loro idee o ad opporsi alle loro proposte, dovrebbe soffermarsi a controllare se sta davvero facendolo in uno spirito d'amore. Spesso questa prova rivelerà immediatamente che l'ispirazione che pareva provenisse da Dio non era altro che un impulso della nostra irascibilità.
La gioia:
- É il terzo segno. Dopo aver cercato a lungo se una data ispirazione viene o no da Dio, ed aver deciso di seguirla, anche se con esitazione e nell'incertezza, possiamo sperimentare una gioia delicata che ci rassicura di aver scelto bene. E il motivo è perfettamente intelligibile: la gioia è l'emozione di chi possiede cose buone. L'unione con Dio che ci deriva dal fare la Sua volontà è il bene posseduto che fa sorgere in noi la gioia più profonda e pura che sia possibile avere nella vita.Il segno della gioia è spesso l'unico da cui si può distinguere la vera dalla falsa santità. Il vero cristianesimo ha sempre in sé la gioia, anche per chi deve soffrire molto.
La spiritualità senza gioia è sempre sospetta. Talvolta possiamo incontrare una persona che sembra eroicamente generosa nel servire Dio: fa cose buone anche a costo di grande sacrificio, e sembra spinta da motivi sublimi; ma è senza gioia e dura nel suo eroismo. Quello è un segno preoccupante che l'orgoglio, anziché l'amore, sia il motivo delle sue azioni.Ovviamente, vi sono momenti di sofferenza e di angoscia in cui la gioia sembra svanire anche da uno vicinissimo a Dio; ma ciò rientra nell'ordine normale. La mancanza di gioia che costituisce un segno negativo non è quella di una persona momentaneamente sopraffatta dalla tristezza, ma quella di chi è abitualmente riluttante ad abbracciare la gioia.
L'umiltà:
- É il quarto, utilissimo segno. É una virtù assolutamente necessaria per avvicinarsi a Dio e servire quali Suoi strumenti; l'intimo contatto con Dio rende l'uomo più umile. Quindi, se una data ispirazione tende ad umiliarci, quello è un segno a favore della sua provenienza da Dio. Ma se tende ad esaltarci, in particolare lungo le linee di una qualsiasi vanità o orgoglio già facenti parte del nostro carattere, quello è un segno sfavorevole. Ciò vale in particolare per controllare se il nostro zelo nel predicare la Parola di Dio è genuino o meno. Non di rado una persona dice cose che sembrano profondamente cristiane ed ispirate, ma lo fa con un tono di orgoglio che tradisce il fatto che la sua ispirazione non viene da Dio, ma dalla bellezza dell'opera d'arte che lei stessa sta componendo. Allo stesso modo, ogni volta che ci sentiamo ispirati a cercare persone famose o a fare cose che attirano l'attenzione su di noi, dovremmo usare doppia cautela.Ovviamente, il criterio non va applicato meccanicamente. Il Signore chiama davvero qualcuno a fare cose grandi e a rendergli testimonianza davanti alle folle. Ma quando lo fa, dà sempre una grazia che salvaguarda e approfondisce la loro umiltà. Talvolta raggiunge lo scopo servendosi di delusioni e fallimenti; tutti possiamo essere grati per esperienze simili, che servono a proteggere la nostra unione intima con Lui. Talvolta è una grazia interiore che ci porta ad ignorare i complimenti degli uomini; in quel caso è importante accettare quella grazia e trarne profitto. Notate che anche quando abbiamo cominciato seguendo un'ispirazione autentica, in seguito possiamo diventare vanagloriosi e così tagliarci fuori da Dio, riducendo tutto in follia.
La pace, la gioia, l'amore e l'umiltà che vengono da Dio sono del tutto dissimili da quelle provenienti da fonti umane. Col crescere nello Spirito e con l'abitudine a portare il Suo frutto, la persona diventerà sempre più sicura nel riconoscerli e discernere in essi l'azione dello Spirito divino. Ma finché non avrà sviluppato una specie di senso dell'azione di Dio, sarà difficile che possa usare con sicurezza quei segni. Vi è una certa compiacenza che può passare per pace, una gioia falsa e tipi sbagliati d'amore che possono esser scambiati per quelli dello Spirito.
L'amore, pur essendo il più divino dei doni, è il più facilmente contraffatto. Oltre a quelle forme d'amore illecito che ovviamente non provengono da Dio, vi sono anche molti affetti con apparenza di santità, che in realtà sono disordinati.
Pare che
la pace sia il segno più difficile da falsificare. Quella "pace" che non è altro che mediocrità soddisfatta o compiacenza, ha così poco di divino da non riuscire a trarre in inganno molta gente. La pace è quindi il segno più utile di tutti, dal quale si può discernere l'azione dello Spirito Santo.Tuttavia, in una vera opera di Dio
dovrebbero essere presenti contemporaneamente diversi di questi segni. Le circostanze renderanno l'uno o l'altro maggiormente evidente in un certo caso. E per lo stesso motivo certi segni servono da controllo tra loro. La falsa gioia si potrà riconoscere dalla mancanza di pace; la falsa pace dalla mancanza di umiltà e d'amore, e così via.Oltre a tutto ciò vi è un altro criterio che, anche se non sempre, può essere spesso un praticissimo aiuto. Consiste nel chiedersi se l'ispirazione è conforme al nostro temperamento naturale o no. Se lo è, probabilmente proviene da me stesso anziché da fonte divina. Così, se a me piace parlare molto, dovrei essere doppiamente scettico sull'"ispirazione" che mi spinge a parlare molto, mentre se qualcuno è riluttante a parlare in pubblico potrebbe esser molto più sicuro che una tale ispirazione non provenga dal proprio io.
A questo riguardo pare che Satana di solito operi impossessandosi delle nostre pecche naturali, e spingendole all' estremo. Lo Spirito Santo di solito non interviene per spingerci a fare qualcosa che per nostra natura faremmo comunque; è assai più probabile che intervenga a favore di cose che potremmo trascurare o sorvolare. Questa prova tuttavia, è inutile nel caso di persone che abbiano una immaginazione viva o emozioni squilibrate: sono propense a immaginare che ogni impulso sperimentato sia una chiamata dello Spirito Santo.
Atteggiamenti presupposti
Va infine rilevato che persino più importante dei segni e delle prove particolari è lo stato mentale con cui ci accostiamo al discernimento degli spiriti. Vi sono tre atteggiamenti di base e preliminari, senza i quali non sapremo mai riconoscere bene le sollecitazioni dello Spirito.
Il primo è la conformità alla volontà di Dio.1.
La nostra volontà deve essere sottomessa alla Sua. Il motivo che più spesso ci rende difficile discernere cosa Dio vuole da noi è che noi vogliamo qualcosa di diverso. L'attaccamento ostinato alle proprie idee sa ingegnarsi e nascondersi con abiti di santità per convincerci che alcuni degli impulsi personali vengono da Dio. Anche nei casi in cui la nostra volontà coincide con quella di Dio, possiamo esservi attaccati perché è nostra e non perché è Sua. Quando ci attacchiamo in quel modo alla nostra volontà, non siamo aperti alle ispirazioni dello Spirito Santo, che Si muove con alito gentile attirandoci delicatamente per mezzo del Suo amore verso ciò che Egli vuole per noi.
Allo stesso modo, quando cerchiamo di fare la volontà di Dio, la facciamo solo a metà. Vi sono, diciamo, vari livelli nel nostro cuore. Ad un livello possiamo voler fare la volontà di Dio, mentre ad un altro ci attacchiamo a qualcosa che Egli non vuole. Tale conflitto di interessi oscura enormemente la nostra sensibilità spirituale.
Il secondo atteggiamento fondamentale è la memoria.2.
Quando l'anima è agitata da molte preoccupazioni, in tumulto per vari sentimenti, non riesce a percepire l'azione garbata dello Spirito. Ma se accantona tutte queste influenze che la distraggono e si mette per un po' alla presenza di Dio, la pace di Dio riuscirà a calmare quell'agitazione e a rendere l'anima nuovamente sensibile ai tocchi leggeri dello Spirito, che altrimenti passerebbero inosservati. La coscienza, la cui serenità deriva dalla pace di Dio, somiglia alla superficie di un lago perfettamente calmo; qualunque brezza vi passi sopra, sarà subito evidente.
Il terzo atteggiamento fondamentale necessario al discernimento è la volontà di attendere i tempi di Dio.3.
L'impetuosità a seguire i propri impulsi è uno degli ostacoli principali a farci guidare dallo Spirito, e uno dei segni più sicuri che non siamo guidati da Lui. Dio non ci guida come una forza irresistibile; ci sollecita e ci guida con dolcezza, in tal maniera che spesso è necessario attendere e pregare per esser certi che sia Lui a chiamarci e per sapere cosa vuole. Allo stesso modo, Egli dà spesso ispirazioni iniziali che vanno completate da altra luce sul come e quando l'opera che Egli vuole dovrà essere fatta.
Quando seguiamo davvero la Sua guida, la nostra attività assume un tono pacifico, quasi rilassato, che ci permetterà di essere sensibili non solo alla direzione che Dio vuol farci prendere, ma anche al momento e al modo dell'esecuzione. Allo stesso modo resteremo sensibili alle esigenze della carità, che non ci porterà ad agire in modo necessariamente brusco.
Quando, al contrario,
l'ispirazione ha un carattere imperioso che ci porta ad agire con impeto ed impazienza - senza altra riflessione o preghiera - ignorando o disprezzando le necessità e le opinioni degli altri, questa è una forte indicazione che l'ispirazione non viene dallo Spirito Santo ma dalla nostra mente, e probabilmente da uno spirito cattivo. (Quest'ultimo agisce sulle persone in maniera molto simile ad una forza cieca su un oggetto inanimato, mentre l'azione dello Spirito Santo sollecita sempre la libertà ed eleva la sensibilità).Anche quando l'ispirazione iniziale è da Dio, per l'impulso a seguirla possiamo separarci dal contatto con lo Spirito Santo, e così fare la Sua opera al momento sbagliato o nel modo sbagliato, rovinando tutto.
Questo attendere il momento del Signore è talmente diverso dalla procrastinazione o dallo spreco di tempo! Lo spreco comprende mettere i freni e fare resistenza allo Spirito, perché le Sue richieste ci ripugnano. Spesso, con il pretesto di attendere per essere più sicuri, ritardiamo nel fare la Sua volontà. Ciò tuttavia intralcerà e rattristerà la nostra coscienza, perché in qualche modo ci separa da Lui, mentre il modo giusto di attendere il momento del Signore ci unisce a Lui con maggior fermezza.
Non sempre è possibile dire subito se stiamo attendendo i tempi del Signore nel modo giusto o se stiamo solo facendoGli resistenza, e spesso ciò origina un'ansia notevole per chi cerca la Sua volontà. Ma è un'incertezza che dobbiamo portare con noi, non solo su questo punto ma anche in molti altri dei nostri tentativi di discernere la Sua volontà. Se siamo sinceri, tuttavia, faremo la Sua volontà anche senza esserne sicuri. Se invece non siamo sinceri, Egli ce lo rivelerà, per permetterci di tornare a Lui ed essere perdonati e guariti, e quindi rimessi sulla giusta carreggiata.