Sesso, Soldi e Potere:
tre ARGOMENTI completamente
ESTRANEI
ALLA MENTALITÀ DI GESÙ
Brennan
Manning, T.O.R.[1]
Una breve riflessione su tre aspetti
considerati fondamentali nella vita moderna, e che costituiscono gravi ostacoli alla venuta
del Regno di Dio sulla terra. Quale dovrebbe essere l'atteggiamento dei veri
cristiani al riguardo?
Soldi e sicurezza
Il culto
della sicurezza comprende anche la comunità dei credenti, che si trova
più spesso prostrata davanti all'altare del
successo che non davanti all'altare del
Dio vivente; che di norma si assoggetta più alle vacche
sacre della sicurezza e del piacere che non alla sovrana
Signoria di Gesù Cristo.
La sindrome
della sicurezza può essere facilmente riconosciuta quando si tratta di un problema pecuniario. Una persona può sentirsi
sicura con sole mille lire in tasca, mentre un'altra si sente insicura con
cento milioni in banca. La cifra non ha alcuna importanza: ciò che importa è
invece la quantità di tempo, di energia, di considerazione e di attenzione
investiti nella spiacevole lotta per cercare di raggiungere quelle condizioni
che l'individuo ritiene indispensabili alla propria sicurezza. l'elenco
soggettivo delle condizioni necessarie può essere quanto mai arbitrario, ma il
centro della sicurezza che ha sede nella coscienza è molto esigente, e tiene la
mente lontana dai centri superiori della coscienza abitati dalla mente di Gesù
Cristo.
In senso
meno ovvio, la bramosia di sicurezza è per lo più questione della
propria programmazione emotiva interiore: è un viaggio che intraprendo nella
testa. I miei sensi di insicurezza non provengono necessariamente da altre
persone, cose o circostanze (come invece avviene nella recessione degli
affari). La mia pace e gioia interiore non dipendono necessariamente
dall'interazione con gli altri, né dalle attività esteriori: il potere di
raggiungere l'equanimità e la stabilità si trovano dentro di me, nel mio
intimo. Non è alla mercé della fantasia, del capriccio o di forze esterne
imprevedibili. Ciò che mi innervosisce sono le necessità emotive a cui mi sono
assuefatto e che devono sempre essere appagate. Quando
la realtà non risponde alle aspettative io mi
arrabbio, sono frustrato, amareggiato, pieno d'ansia e di risentimento.
Ad
esempio, tu vieni a dirmi che questo libro è stato un fiasco, un penoso spreco
del tuo tempo e denaro. La tua critica fa innescare la mia programmazione
interiore, ed eccomi sprofondare in un pantano di tristezza, di
autocommiserazione e di depressione: la realtà non è stata all'altezza delle
mie aspettative, perché avevo previsto una critica per lo meno costruttiva,
magari qualche apprezzamento e forse, perfino delle lodi. Tuttavia, non sei
stato tu a distruggere il mio equilibrio interiore: sono stato io.
Disordinatamente attaccato ai preconcetti personali di ciò che mi serve
per sentirmi sicuro (in questo caso la tua approvazione), e ostinatamente
convinto del modo in cui il mondo dovrebbe girare, mi privo inutilmente dei
frutti dello Spirito Santo e della vita abbondante promessa da Gesù.
Il
Signore è passato nel mondo, figura di luce e di verità, talvolta
tenero, talaltra violento, sempre giusto, amabile, efficace, ma mai insicuro.
"Se la libertà si rivela nel pensiero, nella parola e nell'azione,"
ha scritto Kahlil Gibran," Gesù è stato il più libero di tutti gli
uomini." Una parola, un gesto, poche sillabe tracciate sulla sabbia, un
comando come: "Vieni, seguimi!" e i destini erano cambiati, gli
spiriti nascevano a vita nuova, i cuori si riempivano di gioia. Gesù ha
camminato sulle acque quasi inavvertitamente; conversava con i Samaritani, le
prostitute, i bambini. Parlava loro di verità, di misericordia e di perdono
senza che un'ombra di insicurezza Gli oscurasse mai il volto.
La
fiducia nel Signore sa bene che quando ci attacchiamo
ad un meschino senso di sicurezza, la possibilità di trasparenza è del tutto
sconfitta. E proprio come l'alba della
fede esige il tramonto della nostra precedente incredulità, delle idee false,
delle convinzioni errate e circoscritte, allo stesso modo l'alba della fiducia esige l'abbandono da parte nostra della bramosia di
sentirci emotivamente rassicurati sul piano materiale e spirituale. La sicurezza nel Signore Gesù implica il non fermarsi più a calcolare, né a considerare
il costo.
Quando la
fiducia è alla mercé della risposta che si riceve, è una fiducia fasulla:
tutto resta incertezza e ansietà; tutto rimane precario. Il credente che si
trovi in quella traballante insicurezza, supplica il Signore per chiedere, e
magari esigere, rassicurazioni tangibili che il suo affetto gli venga
ricambiato. E se non le riceve si scoraggia, rimane frustrato e può arrivare a
convincersi che tutto ormai è finito, oppure che in realtà non è mai esistito
niente.
Se invece
le riceve, si sentirà rassicurato, ma solo per poco. Poi farà pressione per
ricevere altre prove, ognuna meno convincente di quella che l'ha preceduta.
Alla fine, il bisogno di avere fiducia muore per pura e semplice frustrazione.
Ciò che il cristiano sincero non è riuscito ad imparare è che le
rassicurazioni tangibili, per quanto valide possano essere, non creano mai la fiducia, né potranno sostenerla o
fornire qualsiasi certezza della sua presenza. Gesù Cristo ci invita a cedere
con piena sicurezza il nostro ego autonomo, e solo quando avremo
ratificato quella decisione e represso il desiderio ardente di rassicurazioni,
potremo raggiungere la trasparenza, la pace e la sicurezza.
Una lezione
importante per la coscienza incline a ricercare la sicurezza si trova
nel mistero dell'Ascensione del Signore. Gesù disse ai discepoli: "Vi
dico la pura verità: è molto meglio per voi che Io me ne vada." (v.
Giovanni 16, 7). Perché? Com'era possibile che la partenza di Gesù diventasse
vantaggiosa per gli Apostoli?
Innanzitutto,
perché se non se ne fosse andato, "il Paraclito" non sarebbe mai
venuto a loro, mentre: "se Me ne vado, ve Lo manderò". In
secondo luogo, perché fin quando Gesù era ancora visibile sulla terra, c'era
sempre il rischio che gli Apostoli rimanessero talmente attaccati alla presenza
del Suo aspetto umano, della Sua carne, da lasciare in disparte la certezza
della fede per appoggiarsi all'evidenza tangibile dei sensi. Vedere Gesù nella
carne era cosa buona, ma erano più "beati coloro che hanno creduto
senza vedere!" (B. Internazionale) (Gv 20, 29).
Nell'inverno
del 1952, durante alcuni dei più duri combattimenti della Guerra in Corea, due
Marines scelti se ne stavano accovacciati nel bunker di un avamposto
d'osservazione, 300 metri circa all'interno delle linee nemiche. Jack Robison e
Tim Casey erano amici da quasi un anno: si erano conosciuti a Quantico, in
Virginia, alla scuola di munizioni-demolizioni, erano andati insieme in licenza
e poi in California a Camp Pendleton per l'addestramento avanzato di fanteria.
Il loro reggimento era arrivato a Pusan nell'autunno del 51.
Era
passata da poco la mezzanotte, e cadeva una neve leggera. Accalcati nel bunker,
i due si stavano passando una sigaretta avanti e indietro quando d'improvviso
una granata a mano, scagliata da uno sconosciuto Nord Coreano che si trovava
una trentina di metri più a nord, atterrò proprio in mezzo a loro. Fu Casey ad
individuarla per primo: con disinvoltura strappò via l'impugnatura e si lasciò
cadere sull'ordigno, che subito scoppiò, ma lo stomaco del giovane soffocò
quell'esplosione. Ebbe appena il tempo di ammiccare verso Robison, e poi si
rovesciò indietro, morto.
Quattro
anni dopo Robison entrò nella vita religiosa. Quando nel 1960 prese i voti
solenni, a simbolo della sua vita nuova in Gesù Cristo assunse un nome nuovo e
cambiò quello che gli era stato dato da Jack a Casey, per ricordarsi di pregare
ogni giorno per il suo amico e nella speranza che lo spirito di abnegazione che
aveva animato la vita di Tim Casey avrebbe contraddistinto anche la sua. In un
certo senso adottò anche la madre vedova di Casey come seconda madre, e
cominciò a dividere le vacanze di Natale tra la propria famiglia a Rhode Island
e la Sig.ra Casey a Chicago.
Dopo
dodici anni di sacerdozio, un giorno d'estate Padre Casey Robison fece una
visita a sorpresa alla signora Casey. Si sentiva stanco e depresso. Seguirono
la solita prassi di guardare insieme gli sceneggiati alla TV tenendosi per
mano. Dopo pranzo, stavano seduti in salotto per un drink e per ricordare i bei
giorni in cui Tim era vivo. La depressione del sacerdote persisteva, e
d'improvviso egli chiese: "Mamma, pensi che Casey mi amasse davvero?"
Lei rise:
"Ma Jack, certo stai scherzando." Il suo accento era vagamente
irlandese. "Non riesci mai ad essere serio!"
"Ma
io sono serio," rispose Robison.
"Negli
occhi di lei si intravide allora la paura: "Ora smettila di prendermi in
giro, Jack."
"Ma
non ti sto prendendo in giro, Mamma."
La
Signora Casey lo guardò incredula. Poi la paura si trasformò in furore: lei non
imprecava né pronunciava mai accidentalmente il nome del Signore, ma quella
sera si alzò in piedi e gridò: "Gesù Cristo, ragazzi, che avrebbe mai
potuto fare di più per te?"
Poi tornò
a sprofondarsi nella poltrona, chinò la testa sul petto e cominciò a sospirare.
E continuava a ripetere la stessa frase, all'infinito, senza interruzione:
"Che avrebbe mai potuto fare di più per te?"
Dopo un
periodo di tempo che parve interminabile, accennò un debole sorriso e disse
dolcemente: "Caro Jack, credo che
tutti, di quando in quando, abbiamo bisogno di questo tipo di
rassicurazioni."
Quella fu
la sera in cui Padre Casey Robison bruciò la sua "coperta di
sicurezza", si mise i pantaloni, ritrovò la serenità e diventò un uomo
nuovo in Gesù Cristo.
Una volta
Francesco d'Assisi disse che: "Il diavolo non si rallegra mai più di
quando riesce a depredare un servo di Dio della pace del cuore." Pace e
gioia se ne vanno a mendicare quando il cuore del cristiano spasima per
ricevere un segno dopo l'altro dell'amore misericordioso di Dio. Niente è preso
per scontato e niente si riceve con gratitudine. Gli occhi inquieti e la fronte
corrugata del credente ansioso sono i sintomi di un cuore in cui non dimora la
fiducia. Il Signore Stesso deve attraversare insieme a noi tutte le ombre del
campo emotivo: dalla furia alle lacrime e allo svago. Ma la verità cocente
rimane: non abbiamo fiducia in Lui. Non abbiamo la mente di Gesù Cristo:
"Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il
Regno" (Lc 12, 32).
Sono
convinto che proprio il Signore abbia messo quelle parole sulle labbra della
Signora Casey, dando loro un'enfasi ulteriore destinata proprio a voi e a me:
"Gesù Cristo. Ragazzi, che avrebbe mai potuto fare di più per voi?"
L'insicurezza non solo paralizza la
nostra relazione col Dio vivente: ha
anche un effetto devastante anche sulle
relazioni interpersonali. É il punto di partenza
di ogni alienazione sociale; spezza quell'apertura che crea il ponte verso il
mondo esistenziale dell'altro; mina la comunicazione reale ed efficace e
provoca una specie di rottura nell'evoluzione della personalità autentica. Ken Keyes Jr.[2]
scrive:
Il centro di sicurezza è un livello di consapevolezza
talmente solitario! Quanto la coscienza si preoccupa di lottare per ottenere
ciò che tu ritieni le tue necessità di sicurezza, resti isolato dalla gente più
che ad ogni altro livello, e la tua energia toccherà i livelli più bassi.
Quando ti preoccupi della sicurezza, sei intrappolato in condizioni
contraddittorie riguardo alle tue relazioni con gli altri. Ti crei gli 'altri'
come oggetti che ti aiuteranno a diventare più sicuro, oppure come oggetti da
combattere perché minacciano la tua sicurezza. Al livello della sicurezza non
puoi amare gli altri, poiché il livello stesso crea enormi distanze tra te e le
altre persone. Se la tua coscienza è prigioniera al Livello della Sicurezza,
puoi anche dormire dalle nove alle dodici ore al giorno e continuare a
lamentarti perché ti senti stanco. Ma quando non sarai più ossessionato dal Livello
di Sicurezza, potrai anche dormire meno di sei ore al giorno e sentirti fresco
e pieno di energia.
Il
cristiano insicuro trova estremamente difficile ascoltare le opinioni
degli altri. É talmente insicuro della propria identità da doversi far valere
di continuo. É attanagliato dal timore che per ascoltare gli altri debba poi
rinunziare ai propri giudizi; che rinunciando a un'opinione abbia a perdere
parte della propria traballante identità. Difficilmente riesce a ridere di se
stesso perché il riso (la valvola di sicurezza incorporata che gli ricorda il
suo stato di creatura) è un lusso in cui non può indulgere. Una sana risata
fatta di cuore potrebbe ridurre l'eccessiva stima che ha di sé, costringendolo
a smettere di prendersi troppo sul serio. Non piange: sarebbe una crepa nella
sua invulnerabile armatura. Non ammette volentieri i propri errori per il
desiderio insaziabile di essere approvato ed apprezzato dagli altri; gli
strafalcioni, infatti, danneggiano la credibilità. Dice J. B. Priestley: "Viviamo
in un'epoca in cui nessun uomo che conti qualcosa ammette mai di avere
torto."
Per quale
motivo tanti cristiani sono mummificati dalla mezza età? Perché a
quel punto smettiamo di crescere nella dimensione
spirituale della vita? Perché le nostre liturgie
diventano così stagnanti e gli incontri di preghiera tanto stilizzati? Perché
mai la creatività e la flessibilità hanno lasciato il posto alla ripetizione e
alla rigidità? Dov'è lo Spirito di "Colui che siede sul trono e che mi ha
detto: 'Vedi, Io faccio nuove tutte le cose!'"?
Qui
torniamo a vedere, a livello comunitario, l'influenza insidiosa della sindrome
della sicurezza. L'inveterata tendenza al consolidamento si tradisce e si
rivela nel nostro aggrapparci, con presa mortale, a ciò che è già stato provato
ed è risultato vero. Ancora una volta tiriamo in ballo ciò che ha funzionato in
passato. Così viene intrappolato l'alito di Dio, e confinato il gioioso vagare
dello Spirito.
"Vivere
significa cambiare," ha scritto il Cardinal Newman, "e aver
vissuto bene è aver fatto molti e frequenti cambiamenti." Ma la paura del fallimento impedisce ogni sorpresa
da parte dello Spirito. L'apprensione per un fiasco totale blocca la crescita,
soffoca lo Spirito e assicura la progressiva limitazione della nostra
personalità. Max Planck ha affermato che il lungo, tortuoso sentiero che ha
portato alla scoperta della teoria dei Quantum, non sarebbe mai stato percorso
se la sua équipe di ricercatori avesse avuto paura di fare degli errori.
Sicurezza ecclesiastica ed
Ecumenismo
La
Chiesa di Gesù Cristo è un luogo di promessa e di possibilità, di avventura
e di scoperta, una comunità d'amore in movimento, di stranieri ed esuli in terra straniera
e "en route", ossia in viaggio verso la Gerusalemme
celeste. Siamo un popolo pellegrino che
si è registrato presso l'albergo della Terra per la sosta di una notte, senza
neppure disfare i bagagli e pronto a ripartire. Raggruppamenti e trinceramenti,
occupazioni abusive e discussioni, non sono
certo gli atteggiamenti o le posizioni di un Arameo errante, e neppure
lo stile di vita del Signore Gesù. "Le volpi hanno le loro tane, gli
uccelli il loro nido, ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo."
Chi
ricerca la sicurezza è nemico dell'apertura. La loro insistenza nel
preservare lo status quo si oppone all'innovazione e alla spontaneità e
scoraggia l'esplorazione di vie nuove per penetrare nella mente di Gesù Cristo;
per voler mantenere le cose come stanno, viene automaticamente introdotta una nuova
insicurezza, con ancora più precauzioni, più minacce e maggiore tensione
nervosa.
Il declino
ecumenico è una triste conseguenza di questa sindrome. La marea di
iniziative che prometteva di permeare ogni livello di vita della Chiesa, si sta
lentamente disperdendo nel mare della sicurezza.
La collaborazione
cattolica all'opera della riunificazione cristiana si è rallentata fino ad un
punto fermo. Nonostante i comitati ecumenici ufficiali, gli incontri
nazionali e internazionali e i concilî regionali, per il novantanove percento della vita religiosa la maggioranza del clero e
del laicato se ne va per le proprie strade separate. I formidabili incontri ecumenici, pur essendo a
loro modo importanti, presentano solo una esteriorità istituzionale a
copertura della quasi totale mancanza di impegno da parte del cattolico comune.
Il credente medio pare non riesca a vedere cosa ci sia da guadagnare in ciò che
egli considera il sacrificio delle proprie amate tradizioni. A livello locale
si riscontra una scarsa collaborazione pratica, un dialogo personale
insufficiente sulla fede cristiana. Come ha osservato George Lindbeck,
professore per gli studi religiosi presso l'Università di Yale: "La facciata
ufficiale può essere persino pericolosa, un espediente
psicologico che
permette a una denominazione di considerarsi ecumenica mentre continua, indisturbata, a procedere nelle
proprie inveterate abitudini di egocentrismo e di autocompiacimento."
Chi
ricerca la sicurezza si sente minacciato dal principio ecumenico della
reciprocità, che implica un movimento unico fra partner uguali abilitati
dall'impegno individuale verso la fede. Il movimento ecumenico non è una
relazione di padre-figlio, né una relazione tra abbienti e non abbienti. Nel
dialogo a livello teologico o popolare ciò presenta implicazioni scomode per la
sentinella dello status quo. Infatti, comporta rischio, e significa che
in quell'operazione entrambe le parti possono essere cambiate, e magari non
uscirne più le stesse di prima. In una conversazione tra persone uguali, i cattolici
consentono di essere sfidati e i protestanti di essere messi in subbio. Nelle
assemblee liturgiche e negli incontri di preghiera entrambe le parti sono
pronte a crescere e a cambiare, in una delicata interazione di dare e ricevere.
Sebbene
il principio ecumenico dell'autenticità presupponga l'impegno alla propria fede
e la fedeltà alla verità (l'esatta antitesi della contrattazione collettiva o
compromesso), il culto della sicurezza teme ancora che il dialogo tra le varie
fedi e il culto religioso tendano a ridurre gli elementi distintivi della fede
cattolica e a rammollire quelle affermazioni vigorose ed esplicite sul
carattere unico della Chiesa cattolica.
"Vorremmo
rinnovare la nostra Chiesa," scrive Ralph Martin, "senza passare
attraverso quei cambiamenti personali e collettivi necessari all'unione con le
altre Chiese. Vorremmo continuare a pensare, riguardo
ai fratelli e sorelle di altre Chiese, come a 'loro' anziché come a 'noi': ferisce di meno; richiede un cambiamento minore. Ma
Dio non si fermerà a niente che sia meno della restaurazione e riunificazione
completa tra e con il Suo popolo, e chi si vuole fermare prima che sia
raggiunta la meta, corre il rischio di essere lasciato indietro nel deserto
a morire." (Fire on the Hearth).
Eppure, si reputa più prudente e sicuro raggrupparsi nei
nostri ghetti cattolici che non correre il rischio di creare una
situazione in cui lo Spirito Santo possa forgiare quell'unità tanto
ardentemente desiderata dalla mente e dal cuore di Gesù Cristo. Così si è
instaurata la recessione ecumenica, perché è tornata a prevalere la paura
dell'ignoto.[3]
Qui si dovrebbe menzionare un'eccezione notevole:
"Il movimento carismatico ha indubbiamente radunato cristiani di
molte denominazioni," dichiara il Cardinal William Baum di Washington,
D.C., U.S.A. Il fatto significativo sta nella natura popolare delle attività
ecumeniche all'interno delle varie comunità carismatiche. "Ci rallegriamo
del fatto che il Signore, nel movimento carismatico, ci riunisca in maniera profonda
e visibile con i fratelli separati. Ciò avviene a livello popolare attraverso
incontri di preghiera, comunità domestiche e conferenze," scrive il
Vescovo Joseph McKinney di Grand Rapids, Mich., U.S.A. "In una visita
recente all'Ufficio Vaticano per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ho
scoperto che si sta raggiungendo un progresso simile nel dialogo teologico con
i pentecostali, neo-pentecostali e cattolici romani." -
S.
Giovanni chiama "oscurità" questa dipendenza dalla sicurezza tanto
gravida di emotività, poiché si mette in opposizione alla Luce. "Perché
tutti siano una sola cosa. Come Tu, Padre, sei in Me e Io in Te, siano
anch'essi in Noi una cosa sola, perché il mondo creda che Tu mi hai
mandato." (Giovanni 17, 21). Vivere al livello di sicurezza della
coscienza sconfigge la fiducia spensierata nella saggezza e nell'amore di Dio,
ostacola le relazioni interpersonali, contrasta il rinnovamento continuo della
comunità e la riunione dei cristiani e, per il cristiano scrupoloso alla
ricerca della mentalità di Gesù Cristo, vela la trasparenza.
Sesso e sensazioni
Una volta
che il cristiano ha chiuso tutte le imposte alle finestre, sprangato le porte e
avvitato con forza tutti i catenacci del suo marchingegno mentale, comincia a
sentirsi sicuro. Ma col tempo, la noia e la quieta disperazione della propria
esistenza ermeticamente sigillata lo portano a ricercare compensazione e
soddisfazione in un modello variegato di belle sensazioni. La sensazione più
ricercata può risultare il sesso, seguito dalle vibrazioni positive e
sensazioni gradevoli fornite dal sapore del cibo, dal suono della musica, dal
vicino locale dove ci si ritrova a bere, da cinema e commedie, sei ore di
calcio domenicale o persino dalla preghiera. Quando tali forme di piacere, di
svago e di ricreazione davvero "ri-creano" l'uomo, gli rinfrescano la
mente e il corpo e gli rivitalizzano lo spirito, portando con sé un senso di
equilibrio, di realtà e di completezza. Ma ricercate per se stesse, nella sua
vita inizieranno di nuovo i giri sulle montagne russe.
La
ricerca della serenità attraverso le sensazioni oggi si estende ad ogni terreno
concepibile. In alcune località il paesaggio è disseminato di saloni per
"massaggi", di negozi di libri pornografici e di ogni specie di
cinema e teatri a luci rosse, anche per i pervertiti.
"Quelli che vivono secondo la carne, pensano
alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose
dello Spirito. Ma i desideri [le tendenze] della carne portano alla morte,
mentre quelli dello Spirito alla vita e alla pace. I desideri [la tendenza]
della carne sono in rivolta [inimicizia] contro Dio, perché non si sottomettono
alla Sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non
possono piacere a Dio." (Romani 8, 5-8).
L'ossessione
verso il materiale erotico presentato nei libri,
film, commedie e spettacoli, è il segnale che siamo intrappolati nel centro
delle sensazioni. L'uomo carnale è
vistosamente nella carne e vive e si comporta secondo la carne. Eppure anche molti
cristiani impegnati, che denigrano la pornografia rampante della nostra
cultura basata in gran parte sulle gratificazioni dei sensi, sguazzano con
prudenza proprio nei "locali di vita" dove tali tendenze vengono
soddisfatte, paralizzando così la potenza dello Spirito nella loro vita!
Un'ambivalente
"prudenza della carne" ricerca una specie di mediocrità dorata in cui
l'ego venga accuratamente distribuito tra carne e spirito, tenendo d'occhio
entrambi. Paolo li definisce "uomini dalla visione spirituale
imperfetta." Hanno ricevuto lo Spirito, ma rimangono spirituali sono
in embrione, perché non si sottomettono pienamente al dominio dello Spirito;
cedono alla passione sessuale e ad altri impulsi, confinandosi così ad una
spiritualità infantile.
Non
diventano mai adulti. Paolo li paragona ai lattanti, incapaci di assumere cibo
solido (1 Corinzi 3, 2).
"Il
cristiano perfetto," scrive Jean Mouroux, "è colui che di norma non si arrende alle pretese della carne e che di
solito è docile agli impulsi dello Spirito"
(The
Meaning of Man).
I confini
dell'"aggregazione umana" sono stati esplorati e sfruttati nei
festival di musica rock, nei micidiali confronti della verità e nel
nauseante sentimentalismo delle relazioni personali intime. La Meditazione Trascendentale, il Pentecostalismo, il Misticismo orientale e le rumorose celebrazioni liturgiche possono diventare
altrettante mecche per i politicanti spirituali in cerca di fortuna.
"... non sorprende affatto che le esperienze
spirituali spuntino dovunque come funghi, e che siano diventate articoli commerciali altamente ricercati,"
scrive Henri Nouwen.
"Molta gente si accalca dove e da chi
promette esperienze intense di unione e fratellanza, emozioni catartiche o
purgative di euforia e di dolcezza e sensazioni liberatorie di rapimento ed
estasi. Nel nostro disperato bisogno di realizzazione e nella smaniosa ricerca
di esperienza dell'intimità divina, siamo fin troppo predisposti a costruirci i
nostri eventi spirituali personali" (Reaching Out).
Che il
gioco si svolga al livello inferiore del sesso, dell'abuso di alcool o
di altri prodotti chimici in grado di alterare lo stato d'animo, o che venga
innalzato al livello delle preferenze spirituali, il suo nome rimane lo stesso:
Una rosa è una rosa, nient'altro che una rosa.
Una delle
forme più intriganti di soddisfacimento delle proprie passioni è l'ossessione
narcisistica del controllo del proprio peso. A prescindere dal fattore
salute che rimane valido e rilevante, la quantità di tempo e di energia dedicate
ad acquisire o a mantenere una figura snella è davvero stupefacente. La
dettagliata progettazione del piano strategico di Napoleone per invadere la
Russia risulta l'opera di un tattico dilettante, a confronto dell'ingenuità,
capacità e precisione logistica nello stabilire la propria dieta da parte di
chi sorveglia il proprio peso. Non vi è spuntino improvvisato fuori dal
previsto, boccone casuale che non sia stato conteggiato, singola caloria che
non sia stata registrata né fragola non considerata. Ci si procura
un'assistenza professionale, si esaminano dettagliatamente libri e periodici,
si sovvenzionano gli istituti che si occupano della forma e della salute del
corpo e i meriti della dieta proteica trovano posto nei dibattiti sulla TV
nazionale. Cos'è mai l'estasi spirituale in confronto alla squisita sensazione
di somigliare a Twiggy? Per parafrasare il Cardinal Wolsey: "Come vorrei
aver servito il mio dio nel modo in cui ho sorvegliato la mia circonferenza
vita."
Ovviamente,
la preoccupazione del proprio aspetto fisico non regge il paragone con la mente
di Gesù Cristo più di quanto non lo facciano questi frivoli paragrafi che
prendono apertamente in giro chi si preoccupa del proprio peso. Di fronte alla
nostra patetica caccia alle sensazioni fisiche e spirituali, il Signore prova
solo tristezza e compassione. La solitudine e il senso di vuoto accelerano la
ricerca carnale, mentre l'assenza dell'esperienza dell'amore divino risulta
dolorosamente evidente. Ma "La canna infranta (Lui, il Signore) non
spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante" (Matteo 12, 20). Ma la
verità cocente rimane: LUI non ci basta.
Potere e dominio
L'ultimo
centro della consapevolezza estraneo alla mente di Gesù è quello del potere.
Gesù nel Suo ministero ha respinto qualsiasi esibizione di potere,
ad eccezione della potenza dello Spirito Santo. I Suoi discepoli non dovevano esercitare
l'autorità alla maniera in cui "i re ...governano [spadroneggiano]
sui loro popoli" (Luca 22, 25). Lo stesso Signore ha svolto l'umile
servizio dello schiavo che sta all'ingresso, lavando i piedi polverosi dei Suoi
discepoli. "Se dunque Io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri
piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti
l'esempio, perché come ho fatto Io, facciate anche voi" (Giovanni 13,
14-15).
Quando
Gesù Si appropriò del titolo di "Ebed Jahvé" che apparteneva ad Isaia
(vedi Luca 22, 24-30), rafforzò l'identificazione col servo portando nel gruppo
un bambino e dicendo ai discepoli che dovevano essere simili a lui. John
McKenzie rileva:
"Non sempre è stata apprezzata l'acutezza di questa
risposta. In realtà Gesù afferma che nel Regno di Dio non vi è un 'primo';
se volete essere i primi, diventate i servitori di
ogni altro uomo; tornate all'infanzia, e allora
sarete adatti al primo posto. Gesù lascia poco spazio all'ambizione; e non ne
lascia uno maggiore all'esercizio del potere. Servitori e bambini non sono
persone che hanno potere" (The Power and the Wisdom).
I nostri giochi
di potere, grandi o piccoli che siano, sono indirizzati a dominare le persone e le situazioni, e con
ciò ad accrescere il prestigio, l' influenza
e la reputazione personale. La miriade di forme di manipolazione,
di controllo e di aggressione passiva trovano la loro origine nel centro del
potere. Qui la vita è una serie di mosse e
contromosse competitive. L'Ebed Jahvé costituisce
un segno di contraddizione per l'uomo persuaso dalla propria programmazione
emotiva che, per essere felice, deve avere il potere. É riuscito a sviluppare
un eccellente sistema radar sintonizzato con le azioni e
vibrazioni di qualunque persona o situazione che
minacci, anche solo in maniera remota, la sua posizione di autorità. La
sua inefficacia nell'amare è radicata nella dipendenza dal potere: le persone sono percepite come oggetti che
possono sia promuovere , sia mettere in pericolo il suo prestigio; pedine da
far avanzare o da eliminare a seconda che proteggano o no il loro Re, che
promuovano o impediscano la sua mossa vincente sulla scacchiera della vita.
Quella
che un mio amico chiama "la sindrome del bambino-Re" - la
programmazione emotiva che cerca di compensare la deficienza di potere
sperimentata da bambini o da giovani - può portare a preoccuparsi degli
status-symbol come le cinture di Gucci, la cucina gourmet o le lampadine
Tiffany in bagno. Può spingere una persona ad accumulare denaro come metodo per
esercitare il potere o ad acquisire conoscenza allo scopo di arrivare ad essere
riconosciuti una persona "interessante". La conoscenza può essere un
potere persino nella vita spirituale. L'esperto sa di dover essere consultato
prima che si possa dare qualsiasi giudizio definitivo. Il tranello dell'arte di
porre gli altri in condizioni di inferiorità, fa apparire una specie di
presenza salomonica che impedisce lo scambio di idee ed introduce uno spirito
di rivalità e di competizione fin troppo umano.
Un
recente ritratto psicologico degli imprenditori americani di successo ha
rivelato quattro loro caratteristiche comuni:
1.
si tratta di persone che hanno
vissuto grandi spostamenti (immigranti o esuli dalla loro patria),
2.
con un preciso punto di controllo
interiore che li costringe ad assumere un ruolo attivo nel forgiare il
proprio destino.
3.
In ciò sono incoraggiati dall'esempio di uomini d'affari
meno dotati che si sono aperti carriere nuove, mentre essi,
invece, hanno le risorse adeguate.
Le stesse qualità eminentemente umane possono
caratterizzare il cristiano alla ricerca di autorità e di potere all'interno
della comunità spirituale.
-
Un esule in terra straniera, che
non può possedere la propria secolare cultura, spinto dal bisogno di dominare
gli altri per sentirsi felice, e
-
spronato dal "successo alla
Cenerentola" di fratelli meno dotati di lui arrivati a rivestire ruoli di
leadership, e
-
pieno di risorse machiavelliche
negli intrighi politici e clericali,
-
aderisce umilmente alla
volontà di Dio e si sottomette tranquillamente alla propria incoronazione di
bambino-Re.
4.
I suoi stratagemmi di potere sono prevedibili:
-
metterà al centro dell'attenzione
i propri presunti raggiungimenti mentre si rifiuterà di ammettere qualsiasi
merito personale;
-
decanterà il proprio dono di
discernimento e chiederà preghiere per essere illuminato di continuo;
-
riuscirà a manifestare una
straordinaria falsa serenità di fronte alle avversità ed esprimerà una docile
protesta sui fardelli della leadership.
I pubblicani nelle panche avvertono vagamente che un Dio
impaziente sta diventando irascibile, che non tollererà ulteriori ritardi o
interferenze da parte dei suoi muti discepoli e che
- intende consumare l'unione nuziale tra l'Agnello e
la Sposa con il bambino-Re come celebrante principale.
La
volontà di potere è subdola. Può non essere riconosciuta né individuata, e
quindi non essere contestata. Ma il cristiano che riesce a impossessarsi del
potere, a raccogliere discepoli, ad acquisire conoscenza, raggiungendo status e
prestigio e dominando e controllando il suo mondo, è diventato un estraneo alla
mente di Gesù. Si spaventa quando un discepolo gli sottrae la bacchetta del
comando, è cinico quando il riscontro è negativo, paranoide quando è
minacciato, smanioso quando è inquieto, instabile quando è contestato e
stravolto quando è sconfitto. Essendo egli stesso nella carne, non dà credito
alle critiche perché non le considera "nello Spirito". Il cristiano
che ha successo nel gioco del potere vive una vita vuota, con prove evidenti
del suo successo esteriore - se viste dal di fuori, ma interiormente è
desolato, incapace di farsi amare e dominato dall'ansia.
Il bambino-Re
cerca di dominare Dio anziché di essere da Lui dominato. Ma la tragedia sta
del suo tentativo flagrante di contraddire il Signore.
Wilfried
Owen, ufficiale inglese di 25 anni morto in battaglia poco prima
dell'armistizio del 1918, è riuscito a descrivere in modo magistrale il centro
di potere della coscienza ricostruendo in termini di contraddizione il racconto
del sacrificio di Isacco fatto nella Genesi:
Abramo allora si alzò, spaccò la legna e andò via,
Portando
con sé il fuoco e un coltello,
E mentre
entrambi si riposavano,
Isacco,
il primogenito, parlò e disse: 'Padre mio,
Ecco qui
i preparativi, il fuoco e il ferro,
Ma dov'è
l'agnello per questo olocausto?
Abramo
allora legò il giovane con cinture e cinghie,
Costruì
sul posto dei parapetti e dei canali,
E tirò
fuori il coltello per immolare il figlio,
Quand'ecco!
dal cielo un angelo lo chiamò
E disse:
'Non posare la tua mano sul ragazzo,
E non
fargli niente. Ecco,
Un cervo
intrappolato dalle corna in un cespuglio;
Offri il
Cervo dell'Orgoglio in sua vece.
Ma il
vecchio non fece così, e sacrificò il figlio,
E con lui
metà della stirpe europea, uno a uno ...
L'Uomo
Vecchio (Abramo) non avrebbe certo agito così! L'uomo contraddice Dio nel
centro del potere della propria coscienza persistendo nella tendenza suicida,
continuando follemente a scegliere e a preferire la morte alla vita, la statica
alla dinamica, il dominio alla sottomissione, il potere alla resa. Ma Dio Si
rifiuta di lasciare all'uomo l'ultima parola in qualsiasi cosa. Ed è questa la
prerogativa di Dio. L'uomo pensa di poter dire l'ultima parola; così Dio
contraddice qualunque "parola assoluta" egli pronunzi, qualunque
"cosa definitiva" egli faccia. La storia della Bibbia lo dimostra
chiaramente - Dio contraddice l'impulso dell'uomo verso la morte, lo trattiene
per il braccio, gli presenta una quarta, quinta, sesta dimensione - che lo
voglia o no. Per questo la prima Guerra e la Seconda Mondiale non hanno spento
la storia umana; per questo quelli che cercano il potere sono condannati alla
frustrazione.
"Chi
cerca di rispondere al richiamo dello Spirito verso il rinnovamento e la
restaurazione, deve fare sempre la massima attenzione affinché la ricerca di
sé, il risentimento, la frustrazione e il desiderio di potenza non lo portino
al di là di ciò che davvero proviene dallo Spirito di Dio," scrive Martin.
"Dobbiamo sempre avere dinanzi agli occhi il tragico esempio dei
movimenti di rinnovamento in tutta la storia della Chiesa che hanno contratto
uno spirito di orgoglio e di ribellione, portando così al popolo cristiano
anche la maledizione assieme alla grazia."
Sicurezza,
sensazioni e potere sono lo schermo di trasparenza del cristiano sincero
che per il resto cerca di avere la mente di Gesù Cristo. La vita vissuta ai tre livelli inferiori offusca la Luce dentro di noi, introducendo sofferenze mentali ed emotive non
necessarie, spesso erroneamente interpretate come prove spirituali o
attribuite agli inevitabili dolori di crescita della vita nello Spirito. Ma si
tratta di un falso discernimento. Sono originate
dalla volontà dell'uomo, non da quella di Dio.
La ricerca spasmodica di sicurezza, la caccia impetuosa al piacere fisico e
spirituale e i disperati tentativi per ottenere il potere cacciano via la pace
e la gioia, la serenità e la padronanza di sé, la delicatezza, la pazienza e
gli altri frutti dello Spirito. Il Vangelo di Gesù Cristo non promette alcun
sollievo, nessuna liberazione o esaudimento per queste malattie auto-inflitte.
Devono
essere sradicate chirurgicamente proprio dal centro in cui si trovano, e
siamo noi ad avere il potere di eseguire l'operazione. La rinuncia ai tre livelli inferiori è un problema che riguarda il nostro
intimo: non si tratta certo di provare
a risistemare l'ordine esteriore delle cose. A rubare il nostro fuoco di
Prometeo non è la materia prima delle circostanze, ma l'incessante clamore
delle nostre dipendenze e schiavitù, dei bisogni e desideri che manifestiamo.
Quando la
gente non vive all'altezza delle nostre aspettative, quando piani grandiosi si
sgretolano e il mondo esteriore non si adegua alla nostra programmazione
interiore, cadiamo in preda alla delusione, frustrazione e disperazione. La
scappatoia classica è dare agli altri la colpa della nostra infelicità. Attenti
qui a non pregare per la liberazione! Sareste come l'uomo che chiese al
dentista di otturargli un dente. Dopo averlo esaminato, il dentista rispose:
"Spiacente, dovrò toglierti la bocca!"
Nel suo
libro Inner Healing Michael Scanlan afferma: "Spesso la gente fa
pregare gli altri per ricevere calma,
tranquillità, stabilità, comprensione, tolleranza, gioia, per essere liberati
dall'ansia, dal risentimento o dalla colpa, ma sembra
che non accada nulla. Per natura la gente è
portata a ricercare quei beni tanto desiderabili allo stesso modo in cui
cercherebbe dei titoli di studio, il
successo negli affari o lo sviluppo fisico, con l'aggiunta del punto che la
ricerca avviene attraverso Dio e non attraverso altri uomini. Ma non è
questa la via di cui Si serve il Signore per la guarigione interiore. Il Signore ci offre il Suo dono, e siamo noi a doverci adattare ad
accettarlo: non siamo noi a determinare
cosa vogliamo e come lo otterremo. Possiamo solo decidere di accettare il dono
del Signore e di fare quanto necessario per riceverlo e conservarlo."
Il
viaggio verso la trasparenza inizia da un confronto onesto con la verità
che non è 'qualcosa' ma "Qualcuno". Ciò può significare il riconoscimento umile e pacifico davanti
al Signore che mi sto occupando in maniera
disordinata della sicurezza, delle sensazioni e del potere; che perdo troppo tempo nelle tre case della coscienza
estranee alla mentalità di Gesù. Avremo bisogno di una compassione sincera per
gli altri quando li vedremo esternare le loro dipendenze, schiavitù ed
esigenze, sorrette dalle emozioni: riflettono proprio la nostra immagine, e
il loro piccolo dramma è il punto in cui ci troviamo o quello in cui eravamo
prima. La nostra intima solidarietà in questi aspetti oscuri della vita riduce l'irritabilità
e la presuntuosa pretesa di ritenersi migliori degli altri, e rende possibile
la compassione.
Per
raggiungere la trasparenza è necessario abbandonare i tre livelli inferiori,
interrompendo il solito comportamento di routine che vige ai piani inferiori
del nostro essere e cominciando a procedere e a dirigerci verso l'alto, verso i
centri superiori della coscienza dove i Vangeli ci dicono si trovasse la mente
di Gesù e dove la fede ci conferma che si trova tuttora.
L'esplorazione
della verità ha di per sé un'esigenza spaventosa: esige una spietata ri-valutazione della propria vita e delle proprie
motivazioni. E non mi scuso se talvolta il
lato tagliente della verità pare troppo finemente affilato. Queste pagine
infatti, non si propongono di ferire a
sangue la gente, ma di infondere vita. La Chiesa è la mia casa,
il popolo di Dio è stato lo strumento e il mediatore della Sua grazia
incredibile e i grandi movimenti spirituali dei nostri giorni, i Cursillo, gli
Incontri per Coppie Sposate, il Rinnovamento Carismatico, sono parte integrale
del rivestimento della mia vita. Scrivere in
maniera critica non significa respingere il valore, ma ricordare il nostro
bisogno continuo di purificazione. Lo
Spirito insoddisfatto grida: "Vai più lontano, scava più a fondo. C'è di
più ..." L'amore tenace è tenace, e dice la verità anche se
costa. Tuttavia, è meglio essere salvati dalla
critica che dannati dalla lode.
Mentre
sarebbe vano e imprudente cercare di giustificare le debolezze di questo libro
dall'indicazione delle sue ambizioni, esso potrebbe diventare un momento di
verità per un lettore e un tempo di decisione per un altro. In quel
caso, sarà stato un servizio alla continuità della storia della salvezza.
Sansone colpì mille Filistei trucidandoli con la mascella di un asino, e Dio
continua ad usare le mascelle e le penne di altri, scrittori e non, per colpire
il suo popolo e abbatterlo nel riposo dello Spirito.
[1] Dal
libro "The Gentle Revolutionaries" di Brenne Manning, T.O.R., Dimension
Books, Denville, New Jersey, U.S.A.
[2] Ristampato da: Handbook To Higher Consciousness di Ken Keyes Jr., Diritti d'autore del Living Love Center, 1730 La Loma Avenue, Berkeley, California 94709 - U.S.A.
[3] Qui dovrebbe essere menzionata una notevole eccezione. "Il movimento carismatico ha indubbiamente portato a riunirsi cristiani di molte denominazioni," ha dichiarato il Cardinal William Baum di Washington D.C., U.S.A. Il significato sta nella natura popolare delle attività ecumeniche all'interno delle varie comunità carismatiche. "Ci rallegriamo che nel movimento carismatico il Signore ci riunisca in maniera sensazionale con i fratelli separati. Ciò avviene al livello di base attraverso gli incontri di preghiera, le comunità domestiche e le conferenze," scrive il Vescovo Joseph McKinney di Grand Rapids, Michigan, U.S.A. "In una visita recente presso l'Ufficio Vaticano per la Promozione dell'Unità Cristiana, ho scoperto che un progresso simile si sta facendo anche nel dialogo teologico con i Pentecostali, i Neo-Pentecostali e i Cattolici Romani."