ASSALTIAMO LE PORTE DELL'INFERNO [1]
Eric Krueger[2]

Non vi è alcun dubbio che l'uomo sia coinvolto in una intensa guerra
spirituale. Dio sta imprimendo in noi il fatto di essere in lotta contro un
nemico che ci assalta, che prende l'offensiva contro di noi. Il regno di Satana
non è diviso e disorganizzato come alcuni vorrebbero credere; è invece un
apparato di potenze e principati spirituali molto ben organizzato. Ma Dio ci fa
anche capire con forza che da Lui abbiamo l'autorità di prendere l'iniziativa contro
il nemico, per contrattaccare con successo i suoi spiriti e le sue influenze
dominanti. In realtà, se non saremo noi a prendere l'iniziativa contro Satana,
sarà lui a farlo contro di noi. Che ci piaccia o no, siamo immersi in una guerra contro il regno di Satana e non
dobbiamo disporci ad una pace negoziata. Dobbiamo invece dominare totalmente il
diavolo e i suoi collaboratori.
Lo
scontro alle porte
In questi ultimi anni, in seguito al rinnovato accento sulla guerra spirituale, il
popolo di Dio si sta radunando e comincia a sperimentare il successo nelle
battaglie.
Tuttavia, mentre siamo impegnati in
questo senso, pare che Satana alzi ancor più il
livello degli attacchi.
è É
quindi necessario ampliare e approfondire la nostra visione della battaglia,
è e
vedere ancor meglio contro chi e contro cosa
stiamo lottando.
Una delle cose importanti che
impariamo è che non stiamo lottando contro le persone di carne, ma contro le
forze sataniche che possono influenzarle. Come dice la Scrittura, il nostro
incontro di lotta libera "non è contro carne e sangue, ma contro
potenze e principati."
L'idea delle potenze e dei principati è un concetto difficile da visualizzare, ed è
arduo immaginare esattamente in che modo Satana ha organizzato il suo regno. Ma
quando in Matteo 16 Gesù parla di costruire la Sua Chiesa, Egli dice: "le porte degli inferi non prevarranno contro di essa"
(v. 18). Questo versetto è sempre stato molto incoraggiante per me, e sono
convinto anche per molti altri cristiani; ma a causa della sua terminologia mi
ha sempre lasciato con l'immagine mentale di due fortezze che si assaltano
l'una contro l'altra: il che non mi aiutava a capire ciò che Gesù in realtà
intendesse dire.
Ma quando cominciai a studiare la
Bibbia, capii meglio cosa Gesù intendeva. Gesù è Ebreo, per noi è quindi necessario interpretare la parola "porte" nel
senso giudaico per capirne il significato.
Per gli Ebrei la porta era il luogo
in cui i loro capi si radunavano per consultarsi. La porta rappresentava il
luogo del governo da cui si esercitava l'autorità sul popolo. I capi del paese
tenevano alle porte i loro consigli di guerra; le porte, quindi, rappresentavano leadership
e governo.
Riflettendo su queste cose, mi resi
conto che Satana ha un luogo, una porta dove si
consulta con le sue forze ed esercita autorità da quel luogo di consiglio.
Quindi, per contrattaccare con
efficacia le forze sataniche è necessario che le guide della Chiesa,
sottomesse al loro Capo Gesù Cristo, si radunino
in unità e armonia nel senso del governo. Quando ciò avverrà, per la
Chiesa le porte degli inferi non saranno più un avversario contro cui
combattere.
Purtroppo molti cristiani non si
rendono neppure conto di chi o cosa sia la Chiesa. La mia interpretazione del termine
greco che traduciamo con "Chiesa" è simile al Palazzo del Governo negli Stati Uniti, che
prima si chiamava "assemblee." Sono uomini che si radunano
nell'ordine dovuto e che esercitano un loro governo e una loro autorità.
Tale
tipo di ordine e di unità rappresenta una minaccia terribile per Satana,
perché la sua strategia di base verso la Chiesa è sempre stata quella di
dividere e di conquistare. Come ha detto Gesù: "Ogni regno diviso in se stesso non sarà un avversario per il suo
oppositore." Per questo è necessario
che la leadership della Chiesa si raduni insieme, si consulti ed eserciti
l'autorità corporativa per sconfiggere il governo di Satana.
Adamo fallì nella
responsabilità delegata di governare la terra per il Signore, così Satana poté stabilire le sue regole.
Ma Gesù
ha conquistato il diritto di tornare a governare, e quando
ci raduniamo e ci allineiamo con Gesù, tornando ad esercitare l'autorità e
il dominio perduti da Adamo, avviene uno scontro di governi, di regni - un conflitto tra il regno di Satana e quello di Dio.
Nel tentativo di influenzare i governi del mondo, Satana sta cercando di
assumere il dominio della terra, o per lo meno di riconquistare il
precedente dominio. Noi, come popolo di Dio, dobbiamo essere uniti,
specialmente a livello di leadership, per essere in grado di esercitare
l'autorità di spodestare completamente Satana.
Un brano della Scrittura che negli
ultimi dieci anni ha significato moltissimo per me è Apocalisse 12,11:
"Lo hanno vinto col Sangue dell'Agnello e con la parola della
loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, fino a esser disposti a
morire."
In questo versetto vi è la
rappresentazione di Satana, che viene estromesso
dai cieli quando il popolo di Dio unito esercita l'autorità
mediante l'intercessione e la testimonianza.
è L'autorità che ci appartiene attraverso il Sangue di Gesù ci dà il potere di abbattere le fortezze di Satana e di
rendere così libere la terra e le nazioni, di
renderle pronte a ricevere il dominio ed il
regno di Cristo.
La Chiesa come Corpo
Per tradizione, dal punto di
vista corporativo, la prima enfasi tra i cristiani è sugli individui.
Ma le
Scritture citate che si riferiscono alle porte esprimono la necessità che il Regno di Dio sia organizzato come
"corpo".
Quindi, in termini di guerra
spirituale, il primo ordine di affari è la necessità
di una struttura, di una autorità e di un ordine corporativi
per arrivare al corpo di Cristo.
Nella lettera agli Efesini vi
sono sette illustrazioni diverse di ciò che in
definitiva dovrebbe essere la Chiesa: tutte corporative e non individuali,
e tutte rappresentano quello che in realtà dovremmo essere come risultato della
morte, sepoltura, risurrezione e Signoria di Gesù Cristo.
Una di queste ci definisce come "esercito di Dio", e a tal riguardo noi
cristiani moderni abbiamo ritenuto opportuno
interpretare il brano di Efesini 6 sulla nostra battaglia come se si riferisse
a soldati singoli. Ma in realtà, nel greco originale tutte le
dichiarazioni di quel brano sono esortazioni al plurale: si rivolgono ad
un intero esercito, non ad un solo soldato.
La nostra battaglia va combattuta come corpo, non come individui;
dobbiamo quindi sviluppare una mentalità corporativa piuttosto che individuale.
Quando una persona si arruola nell'esercito, una delle prime cose che avviene è
che l'identità individuale lascia il posto ad un senso più collettivo di
identità. Spesso nei campi di addestramento dei marines, il processo di spogliamento è talmente doloroso da
far credere agli uomini che non resterà loro alcuna identità personale. Ma è
necessario per costruire in loro il senso di essere un corpo.
Anche noi possiamo dire di trovarci
nel "campo di addestramento" di Dio, per essere spogliati da una mentalità di eccessivo individualismo e
poter così agire come gruppo unificato,
organizzato.
Fino a quel momento non credo che
potremo dire di essere veramente entrati in guerra. Forse siamo stati coinvolti
in qualche scaramuccia secondaria, ma stiamo ancora allenandoci per la guerra
vera e propria.
Il risultato del popolo di Dio
radunato per pregare, per intercedere e per opporre resistenza alle forze del
nemico, è che la Chiesa guadagna tempo prezioso per completare il proprio
addestramento. Il prossimo decennio potrebbe risultare decisivo nella Chiesa e
nelle nazioni. Il nostro destino può benissimo
dipendere dal fatto che la Chiesa sia in grado di radunarsi per restare
insieme, unita in questa guerra.
Un'altra illustrazione di
corpo, oltre a quella dell'esercito di Dio e di cui cerchiamo di capire il
significato, è di essere il "Governo (o Regno) di
Dio sulla terra."
Per attaccare con successo le
fortezze delle nazioni, per "legare l'uomo forte",
"saccheggiare la sua casa" e così realizzare il Grande Mandato di
portare ad essere discepoli non solo gli individui, ma le nazioni intere, è
necessario che il suo popolo come corpo, unito sotto il governo di Dio, sia investito dell'autorità di Cristo. Contro un simile tipo
di assemblea della Chiesa, le porte degli inferi non saranno più un degno
avversario.
Gli ostacoli principali alla
vittoria cui siamo destinati sono costituiti proprio dalla disunione e dalla disorganizzazione
all'interno della Chiesa.
Fino a quando Satana riesce a tenerci divisi, è lui ad averne i vantaggi. Oggi
il nostro peggior nemico risiede nel fatto che noi stessi permettiamo a
Satana di agitare le controversie e le lotte all'interno della famiglia di Dio.
Invece di combatterci tra noi, dobbiamo trovare il posto che ci compete e che
ci appartiene all'interno della famiglia e del regno di Dio ed essere formati insieme in tutto ciò che Dio vuole.
Allora potremo essere ben addestrati come esercito e combattere con efficacia
contro il nostro vero nemico.
Si deve tuttavia ricordare che la
mentalità corporativa non ci solleva dalla responsabilità individuale di
doverci preparare. Non credo che una persona possa essere utile come parte
del corpo, se poi come individuo non svolge il proprio ruolo.
In Efesini 4,16 si afferma che ogni membro contribuisce al Corpo, affinché esso diventi maturo. Ma se
non sono tutti a contribuire, l'intero Corpo ne sarà ingiuriato! 1 Corinzi
12,26 dice che se "un membro soffre, tutti soffrono."
Per
riportare la vittoria è necessario che ognuno svolga il proprio compito senza
considerare quanto possa apparire triviale. Alcuni potrebbero essere addetti
alle provviste mentre altri combattono sulle linee del fronte. Ma indipendentemente
dal compito, tutti sono importanti per vincere la guerra. La chiave sta nell'avere la relazione giusta col Comandante, Gesù Cristo. Solo
attraverso la Sua saggezza, la Sua intuizione e la Sua potenza, l'esercito di
Dio combatterà con successo contro il Regno di Satana.
Tappe pratiche per essere efficaci
1. Nella
nostra comunità nel Michigan, per aiutare la gente ad essere il più efficace
possibile nel luogo dove Dio li ha posti, mettiamo prima l'accento sulla necessità che ciascuno abbia una relazione personale con Gesù Cristo.
è Tale
relazione deve essere forte e piena di vitalità: attraverso di essa
l'individuo ha imparato cosa significa ascoltare
personalmente la Sua voce.
è Dal
punto di vista pastorale, cerchiamo di aiutare ciascuno rendendoci disponibili,
lo incoraggiamo nella sua relazione con Gesù Cristo e cerchiamo di adempiere un
ruolo di conferma per quanto Dio sta dicendo al suo cuore.
2. In secondo
luogo, abbiamo visto la necessità di imparare ad
agire di più come esercito, uniti e come corpo.
è Nella
nostra comunità locale Dio ci ha sollecitati a vivere in modo da essere
responsabili gli uni verso gli altri, e ciò avviene imparando a lavorare come
corpo per gli scopi di Dio e della preghiera. è Per i
vari problemi da affrontare come corpo, li presentiamo sistematicamente al
Signore nell'intercessione. In comunità abbiamo cercato di organizzare una catena sistematica di preghiera, e
gli individui si assumono la responsabilità di un'ora di preghiera specifica
la settimana. In questo modo, per i problemi che hanno per noi un interesse
specifico, la preghiera prosegue 24 ore su 24, sette giorni la settimana.
Con
la catena di preghiera cerchiamo di resistere insieme come corpo
nelle difficoltà create dai problemi da affrontare, non solo come comunità,
ma anche come corpo al completo.
è
Talvolta ci raduniamo come gruppo per pregare e
digiunare insieme per fatti di particolare interesse, e il
modo in cui Dio ha onorato quei momenti di intercessione corporativa è davvero
stupefacente. Sono certo che anche molti altri gruppi pregano con la stessa
efficacia, ma devo dire che talvolta abbiamo sperimentato alcuni interventi
davvero drammatici in risposta ad una preghiera specifica.
Penso che per vincere e quindi
sconfiggere il nemico dobbiamo rispondere alla responsabilità di pregare e di intercedere, sia a livello individuale sia come corpo.
Viviamo in un'epoca in cui dobbiamo "vincere o saremo sopraffatti."
3. La terza
tappa pratica è apprezzare sinceramente gli
altri.
In Apocalisse 12,11 vediamo che il
popolo di Dio ha vinto per mezzo del Sangue dell'Agnello e della parola della
loro testimonianza.
è Ma l'ultimo ingrediente - non amare la propria vita fino a esser
disposti a morire - è cruciale per essere efficaci. Dio, nelle trattative con noi per darci una formazione
adeguata e poi unirci a Sé e al Suo popolo, ci sollecita ad
eliminare quella parte della nostra vita in lotta per la propria sopravvivenza,
a combattere l'egocentrismo e l'ambizione
personale.
è Il
prerequisito per una vita di intercessione consiste proprio nel desiderio di
sacrificare la propria ambizione personale.
Nessun singolo individuo, in specie
ai nostri giorni, è considerato un avversario per il regno di Satana. Molto spesso
il piano del diavolo è proprio quello di cercare di isolarci come persone,
e perfino come singoli gruppi, al
punto in cui non potremo fare alcuna opposizione al suo regno.
Non sto dicendo che egli possa
derubarci della salvezza, ma senz'altro può renderci
inefficaci e incapaci di raggiungere il pieno potenziale in Dio.
è Non riusciremo a raggiungere la nostra forza potenziale come esercito di Dio finché non avremo
ricercato l'unità, non solo con i cristiani che ci vivono accanto, ma con
i membri del Corpo di Cristo nel suo insieme. Quando ciò avverrà, allora
davvero potremo essere efficaci nella guerra contro il regno di Satana.
Innanzi tutto, è necessario essere fondati e formati insieme, coltivando una relazione profonda con
Dio e col Suo popolo tramite il Signore Gesù Cristo. Tali
relazioni formano la realtà nella nostra vita, e sono convinto che sia proprio
ciò in cui Dio sta cercando di portarci: la realtà.
Un mio amico molto vicino a Dio era
solito dire: "Un genio è chi conosce i propri limiti." Cioè: Dio non
Si aspetta che noi siamo tutto per tutti. Ma è necessario arrivare ad un
maggiore apprezzamento e fiducia reciproca verso i membri del Corpo di Cristo.
So bene che spesso, quando ci feriscono o ci offendono, ci consoliamo dicendo
che abbiamo bisogno solo di Gesù. Pur essendo questa una verità valida per
molti aspetti, non dobbiamo abbracciare solo la Testa, il Capo, che viene per
primo, ma anche abbracciare e apprezzare gli altri membri del Suo Corpo, senza
considerarsi una minaccia reciproca.
4. Un quarto
passo pratico per diventare più efficaci nella guerra spirituale è cercare di capire adeguatamente la
storia di come Dio ha agito con il Suo popolo
secondo la rivelazione della Sua Parola.
Dalla
Bibbia abbiamo molto da imparare sull'argomento. Nella Scrittura Giosuè
è un personaggio particolare da cui abbiamo molto imparare. Aveva il compito di prendere la terra di Canaan,
l'eredità legale dei figli di Israele. Sebbene la terra fosse stata data a lui,
quando giunse il tempo di appropriarsene non fu presuntuoso nell'approccio.
Quando il capitano del Signore degli Eserciti (molto probabilmente una
rivelazione di Gesù Cristo nel Vecchio Testamento) lo affrontò, egli chiese:
"Sei dalla nostra parte o sei con i nemici?" Il capitano del
Signore degli eserciti rispose: "Per nessuno dei due. Io sono per i
piani del Signore."
La risposta di Giosuè fu
quella di un uomo il cui cuore è in ascolto del Signore. Si prostrò al
suolo, in posizione di umiltà e non di presunzione, e fu "tutto
orecchi" per quanto doveva dire il Signore. Così Dio dette a Giosuè un
piano che non era nel suo repertorio, e per i figli di Israele la vittoria fu
assicurata.
Allo stesso modo, anche noi dobbiamo presentarci a Dio come individui, offrire noi stessi
sull'altare con digiuni e preghiere. Proprio come fece Giosuè,
che trovandosi di fronte al capitano dell'esercito diventò "tutto
orecchi" per ascoltare i consigli di Dio, anche noi dobbiamo smettere
di essere presuntuosi riguardo a ciò che Egli potrebbe o non potrebbe fare,
ma stare solo attenti. Dobbiamo tornare a presentarci come sacrifici viventi.
Secondo quanto attestato in Romani
12, 1-2, se ci presentiamo di nuovo, Dio ci
rinnoverà nello spirito e nella mente, e allora sapremo qual è la Sua volontà
per noi.
Il risultato di tale conoscenza ci
permetterà di trovare il nostro posto nel Corpo di Cristo e di operarvi con
efficacia quale parte integrale dell'esercito di Dio che combatte con successo
contro il regno di Satana.
[1] New Wine - Aprile 1981
[2] Erik Frueger: Mentre insegnava psicologia presso l'Università dello Stato del Michigan, si convertì a Cristo e poi si lanciò in un ministero che originò la Shiloh Fellowship, una comunità cristiana a East Lansing, Michigan. Ora viaggia intensamente e collabora con diverse comunità cristiane nel Corpo di Cristo. É sposato e ha due figli.