Se il Signore non costruisce la casa …
di Ralph Martin
4
Se le realtà del peccato
e di Satana sono ignorate, se sono ignorate anche l'identità e la funzione di
Gesù come Salvatore e Signore, o se si presta loro solo un’adesione formale
(falsa), possiamo aspettarci un concetto di missione e d’apostolato che ne
lascia completamente fuori l'essenza. E in realtà è ciò che troviamo quando
concetti molto comuni di "missione" lasciano completamente fuori
l'opera di evangelizzazione, che chiaramente è la missione principale della
Chiesa. Eccone alcuni esempi:
La parola "amore" è diventata quasi
completamente inutile se ci interessa la precisione nella comunicazione. Se
oggi facciamo uso di questa parola, dobbiamo stare attenti a definirne bene il
significato, o saremo quasi certamente fraintesi. In primo luogo, Gesù non ha
mai detto che la missione dei cristiani è solo quella di amare. Egli disse
esplicitamente ai Suoi discepoli di amarsi gli uni gli altri, ma aggiunse:
"come Io vi ho amati" (Gv 13,34). In altre parole, ritenne necessario
indicare ai Suoi discepoli la direzione del Suo esempio, riguardo al tipo di
amore verso cui li sollecitava.
L'amore di
Gesù per tutti gli uomini e per i Suoi discepoli può essere giustamente
chiamato anche amore redentivo. Esso non nega l'eros, l'amore erotico (tra uomo e donna), né
il philia (amore/amicizia), ma li include e va oltre. Si estende, si allarga nell'agape, che è amare
senza ricevere niente in cambio, amare per ciò che Dio compie in noi, piuttosto
che per l'attrattiva o per i meriti dell'oggetto amato. L'agape,
l'amore/servizio che Gesù indicava ai Suoi discepoli, necessariamente
includeva il desiderio che gli uomini trovassero la salvezza per mezzo del
pentimento, della fede, del battesimo e ricevendo il dono dello Spirito Santo.
Era un amore basato sulla verità, nella consapevolezza che la vera pace, la
gioia e l'amore vero verso l'uomo consistono nell'essere riconciliati con Dio
per mezzo di Gesù Cristo e nell'entrare a far parte del Suo corpo.
Amare come ha amato Gesù non riguarda le sole opere di misericordia corporali,
ma anche quelle spirituali, e non solo opere di misericordia ma anche
l’evangelizzazione. L’evangelizzazione è l'atto di amore dolorosamente
consapevole delle necessità degli uomini, al di là delle apparenze
superficiali. L'evangelizzazione è amore guidato dalla profonda consapevolezza
della dimensione del nostro problema. E' amore esercitato alla luce del
prossimo giudizio, che anche oggi è dolorosamente conscio del fatto che "il
salario del peccato", anche in questa vita terrena, "è la morte."
Un apostolato rivolto solo ai bisogni materiali e psichici dell'uomo è
gravemente troncato. Solo quando la situazione spirituale sarà cambiata
attraverso il pentimento, la fede, il battesimo per il perdono dei peccati e il
dono dello Spirito, sarà stata portata a compimento la missione cristiana vera
e propria.
"Il
Concilio Vaticano II° dice... Impegnatevi, coinvolgetevi"
Si sente spesso l'esortazione, sia da parte dei laici
sia del clero, a "impegnarsi", e spesso con riferimento al Concilio
Vaticano II e al suo invito rivolto ai laici a coinvolgersi in una Chiesa
impegnata. Purtroppo l'invito al coinvolgimento, anche se riuscisse a produrre l'impegno, non è sufficientemente
preciso e non riesce a condurre la gente all'impegno cristiano.
Impegnarsi
in politica, nel movimento ecologico, nel movimento per la pace,
nei problemi della famiglia della porta accanto, nei problemi parrocchiali, non è in sé azione cristiana. Può esserlo o no, secondo la natura degli obiettivi
dell'impegno. Svolgere la missione cristiana nel mondo è assai diverso dal
semplice coinvolgimento ad agire nel mondo. Oggi purtroppo, molte persone si
sono incamminate su sentieri d’azione apostolica basandosi su una comprensione molto oscura ed incompleta sia del Nuovo
Testamento, sia di quanto in realtà
dice il Concilio sulla missione cristiana.
L'amore
e la saggezza che formano l'azione cristiana sono veramente cristiani solo se sfociano
nell'evangelizzazione. Le
molte, disparate idee espresse dal Concilio sulla missione, sono ordinate nel
"Decreto dell'Apostolato dei laici”, che le espone assieme alle relative
priorità. In esso si selezionano tre dimensioni dell'apostolato, di cui la
principale è l'opera di evangelizzazione; le altre due sono l'opera di
rinnovamento dell'ordine temporale nella società e le opere di carità e di
misericordia.
La missione della Chiesa riguarda
la salvezza degli uomini, che viene raggiunta per
mezzo della fede in Cristo e della Sua grazia. L'apostolato della
Chiesa, quindi, e di tutti i suoi membri, è designato in primo luogo a
manifestare il messaggio di Cristo con parole ed azioni, e a comunicare al
mondo la Sua grazia... un apostolato di questa specie, tuttavia, non consiste
solo nella testimonianza del proprio modo di vivere: un vero apostolato cerca
le occasioni per annunciare Cristo con parole rivolte sia ai non credenti, per
portarli alla fede, sia ai credenti, per istruirli e rafforzarli in una fede
più profonda, "Perché l'amore di Cristo ci sollecita" (2 Cor
5,14), e le parole dell'apostolo dovrebbero riecheggiare nel cuore di ogni
cristiano: "Che io sia maledetto se non predico il vangelo" (1
Cor 9,16 - Par. 6, vedi anche par. 13).
Il vero apostolo, che promuove davvero la missione
cristiana, nella sua opera deve necessariamente impegnarsi
nell’evangelizzazione: in realtà è questa l'auspicato scopo di ogni impegno
cristiano.
Nel Nuovo
Testamento il concetto è espresso persino con maggior forza:
"La parola è vicino a te,
sulla tua bocca e nel tuo cuore (cioè la parola della fede che noi
predichiamo): Poiché se confesserai con la bocca che Gesù è il Signore e
crederai con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. La fede
nel cuore porta alla giustificazione, e la confessione della bocca alla
salvezza. Dice infatti la Scrittura: "Nessuno di coloro che credono in Lui
dovrà vergognarsene." Qui non c'è più distinzione tra ebreo e greco: tutti
hanno lo stesso Signore, ricco di misericordia verso tutti quelli che si
rivolgono a Lui. Infatti: "Chiunque invoca il nome del Signore sarà
salvato!"
Ma come potranno invocarlo senza
aver prima creduto in Lui? E come potranno credere senza averne sentito
parlare? E come potranno sentirne parlare senza nessuno che lo annunzi? E come
potranno gli uomini annunziarlo, senza essere inviati? Dice la Scrittura:
"Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la Buona Novella!" (Rm 10,8-15).
"Tutti
gli uomini sono già redenti
La
redenzione e' un fatto già compiuto"
Anche tra quelli che ancora sanno che il cristianesimo
ha qualcosa a che fare con la redenzione, con la libertà dalla realtà del
peccato e di Satana, si nega la responsabilità dell’evangelizzazione, affermando
che il mondo è già stato redento. Ma un cristianesimo costruito su verità solo
parziali, come è stato ampiamente testimoniato dai secoli fin qui trascorsi,
può risultare in un disastro.
É cosa
miseramente inadeguata considerare il
mondo semplicemente come già redento, ed esimersi dalla necessità di annunziare la buona novella
e di invitare gli uomini al pentimento e alla fede. E' vero che il primo stadio della redenzione è già
avvenuto: Satana e il peccato sono stati definitivamente frantumati attraverso
la vita, morte e risurrezione di Gesù, ma per poter sperimentare questa libertà
gli uomini devono, in maniera consapevole ed esplicita, rigettare Satana e il
peccato dalla loro vita e orientarsi verso Gesù per ricevere la salvezza, la
liberazione e il dono dello Spirito.
Il compito
dei cristiani, quindi, tra la Pentecoste e la Seconda Venuta (il secondo e
ultimo stadio della redenzione, quando Dio manifesterà la Sua gloria al mondo
intero e stabilirà su di esso il Suo Regno), è quello di invitare il maggior numero possibile di persone ad appropriarsi
del dono della salvezza rivolgendosi a Gesù e facendosi battezzare.
Ø
Gli uomini resteranno schiavi del
peccato, sotto il dominio del nemico,
Ø
se non riceveranno l'istruzione
necessaria e l'invito a gettare le catene e a spezzare ogni legame col nemico
(già definitivamente sconfitto ma ancora potente), orientando poi verso Cristo
la propria vita.
La
redenzione, così come i sacramenti, può essere fraintesa se ci concentriamo
solo sull'aspetto "ex - opere operato" ignorando, come abbiamo fatto così
a lungo per i sacramenti, tutta la differenza prodotta dal desiderio e
dall'appropriazione a livello personale di queste cose nella nostra vita.
"Cristiani
anonimi"
La possibilità speculativa offerta da Karl Rahner per
spiegare come l'uomo potrebbe eventualmente salvarsi senza abbracciare Cristo
in maniera consapevole ed esplicita, è diventata per molti il punto centrale
del loro pensiero e del loro modo di razionalizzare la missione cristiana. La
supposizione che alcuni uomini possano, senza aver conosciuto Cristo,
averlo in qualche modo scelto per il loro modo di vivere, fa presto ad
allargarsi, a diventare un presupposto per tutti gli uomini, con la
conseguenza che tutto il mondo viene subito etichettato come "già
cristiano", e possiamo così assolvere noi stessi dalla necessità di
evangelizzare. Una teoria del tutto infondata ed estremamente ingenua della
razza umana, - composta di uomini d’immensa buona volontà e aperti alla verità,
- ma che contraddice appieno quanto afferma la Parola di Dio riguardo alla
nostra condizione e all'atteggiamento del nostro cuore verso di Lui e la Sua
verità. E così la speculazione teologica su un'area ristretta di casi possibili
diventa presto, per il rinnovamento comune, una verità più certa della Parola
di Dio.
"L'ira di Dio si rivela
dal cielo contro lo spirito perverso e irreligioso degli uomini che, nella loro
perversione, soffocano la verità. Poiché ciò che di Dio si può conoscere
è chiaro per loro: Dio Stesso lo ha rivelato. Infatti, fin dalla creazione del
mondo le realtà invisibili, l'eterna potenza e divinità di Dio sono diventate
visibili, riconoscibili nelle cose che Egli ha creato. Questi uomini quindi non
hanno scuse, perché pur conoscendo Dio non gli hanno dato gloria come Dio né
gli hanno reso grazie; si sono smarriti in stupidi ragionamenti senza senso e
il loro cuore insensibile si è ottenebrato. Pretendevano di essere sapienti, e invece
sono diventati pazzi, hanno sostituito la gloria del Dio immortale con immagini
che rappresentano l'uomo mortale, uccelli, bestie e serpenti. Perciò Dio li ha
abbandonati alle loro voglie e alle loro impurità, e si sono comportati in modo
vergognoso tra di loro, questi uomini che hanno sostituito la verità di Dio con
la menzogna e che hanno adorato e servito la creatura al posto del Creatore:
Che Egli sia benedetto per sempre, amen! Per questo Dio li ha abbandonati a
passioni infamanti. Le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in
rapporti contro natura. Anche gli uomini hanno lasciato il rapporto naturale
con la donna e si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo
atti ignominiosi uomini contro uomini, ed hanno ricevuto così nel loro corpo la
punizione per la loro perversione. E poiché non hanno ritenuto opportuno
riconoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa dei loro sensi corrotti, ed
essi hanno compiuto cose orribili. Sono colmi di ogni specie di cattiveria, di
malizia, di avidità, di cattiva volontà, di invidia, di omicidio, di litigi e
di inganni. Sono maligni e calunniatori, odiano Dio e sono insolenti,
presuntuosi, altezzosi, ingegnosi nel male, ribelli verso i genitori. Si vedono
in loro uomini senza coscienza, senza lealtà né affetti, senza pietà. E pur
conoscendo il giusto decreto di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano
la morte, essi non solo le fanno, ma anche approvano chi le fa" (cf.
Rm 1,18-32).
Uno degli ostacoli più comuni all'evangelizzazione
- chiedersi cosa ne sarà di quelli che non hanno mai sentito parlare di Cristo
in maniera efficace - deve essere riconosciuto per quello che è: avventurarsi
in un campo speculativo sul quale la Parola di Dio dice poco. Dobbiamo
ammettere di non avere una risposta. Ciò che sappiamo (e lo sappiamo in maniera
tanto chiara e definitiva che il trascurarlo sarà a nostro grande rischio e
pericolo) è che dobbiamo invitare tutti gli uomini al pentimento e raccogliere
tutta l'umanità intorno alla persona di Gesù.
L'essenza
del cristianesimo include la sua estensione universale. É necessario
capire con chiarezza l'unicità di Gesù nella Sua vita, morte e soprattutto
nella Sua risurrezione, e l'evidenza della Sua missione messianica e della
Sua qualità di Figlio nel fenomeno della Pentecoste, un fenomeno che sta
continuando. Gesù non è solo una delle grandi figure del mondo occidentale, né
uno dei grandi fondatori di religioni del mondo alla stregua di Budda, Maometto
o Socrate, Martin Luther King o ancora Che Guevara, ma una persona che
appartiene ad un ordine totalmente diverso. Nessuno degli altri grandi della
storia è mai risorto da morte. Dio può davvero operare nelle grandi religioni
del mondo: i singoli maomettani, indù, o anche "umanisti" possono
davvero aver fatto proprie alcune virtù meglio dei cristiani. Ma resta sempre il fatto che, nei molti modi in cui
Dio ha operato e sta ancora operando, la rivelazione più completa di Se Stesso
e il Suo desiderio ultimo è che l'umanità sia riunita, consapevolmente ed
esplicitamente, intorno al Suo Figlio prediletto. Perché solo attraverso una
unione voluta ed esplicita con Cristo, diventa per noi possibile il più ampio
accesso a Dio, e la partecipazione alla Sua natura e al Suo Spirito.
"Nei tempi passati Dio
aveva parlato molte volte e in molti modi ai nostri padri per mezzo dei
profeti. Ai nostri giorni - l'epoca finale - ha parlato a noi per mezzo del
Figlio Suo, che Egli ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale
ha creato l'universo. Questo Figlio è il riflesso del Padre, e l'esatta
rappresentazione dell'essere del Padre, e con la Sua Parola potente Egli
sostiene tutte le cose. Dopo averci purificati dai peccati si è seduto alla
destra della Maestà nei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto
il nome che Egli ha ereditato è superiore al loro nome" (cf. Eb
1,1-4).
"Egli ci ha riscattati
dal potere delle tenebre e ci ha portati nel regno del Suo Figlio diletto. Per
mezzo di Lui abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati."
"Egli è l'immagine del Dio
invisibile, il primogenito di tutte le creature. In Lui sono state create tutte
le cose che sono in cielo e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili,
troni e dominazioni, principati e potenze: tutto è stato creato per mezzo di
Lui e per Lui. Egli è prima di tutte le cose, e tutte sussistono in Lui. Egli è
anche il capo del corpo, la Chiesa; è Lui il principio, il primogenito di
coloro che risuscitano dai morti, perché sia Lui il primo in ogni cosa. Piacque
a Dio di far abitare in Lui ogni pienezza, e per mezzo di Lui riconciliare a Sé
tutte le cose, nella Sua persona, sia sulla terra sia in cielo,
rappacificandole mediante il sangue della sua croce" (cf. Col 1, 13-20).
É
necessario pre-evangelizzare
Quando si arriva ad ammettere la necessità
dell’evangelizzazione come parte del tessuto unificato della missione
cristiana, non è insolito sentir dire che prima il terreno va preparato con una
pre-evangelizzazione. Ma non si è mai capito chiaramente cosa s’intenda con
ciò. Nessuno o quasi si è mai soffermato a valutare se una serie particolare
d’azioni prepari davvero gli uomini all'ascolto della Parola di Dio. Né sono
del tutto chiare le indicazioni per giudicare in quali casi e situazioni
potrebbe essere adatta una pre-evangelizzazione: di conseguenza, si presume
quasi sempre che nessuna situazione è pronta all’evangelizzazione, e che
quindi il compito sarebbe dovunque quello di pre-evangelizzare.
Sono certo
che, qualunque validità possa avere una teoria simile, (e non ho la certezza
che ne abbia alcuna), nella maggior parte di casi in cui ho avuto modo di
sentirla invocare è stata una teoria conveniente, utilizzata per coprire
il fatto che c'era stata una radicale perdita di fiducia nella verità del
cristianesimo, nell'unicità di Cristo e persino nella Sua stessa realtà. Tutto
ciò si è spesso abbinato al profondo timore che, anche se il cristianesimo è
vero, in quella particolare situazione non sarebbe mai accettato, oppure al
timore di un’inadeguatezza personale a vivere o a comunicare agli altri quel
messaggio. Sono cose dolorose da dire e da rilevare, ma è molto più doloroso
vedere che una parte intrinseca del Vangelo viene sovvertita per nascondere i
problemi personali.
Sono convinto che quella che in alcune situazioni è
chiamata pre-evangelizzazione, (particolarmente in alcuni programmi
d’istruzione religiosa in vari paesi) sia in realtà un’anti
-evangelizzazione, che genera
atteggiamenti e predisposizioni ostili al vangelo.
In situazioni di questo tipo pare che l'efficacia dei programmi sia determinata
dalle conferenze d’istruzione religiosa frequentate dagli interessati - quelle
ritenute efficaci - anziché da uno studio accurato ed empirico, o da una
procedura di colloqui che cerchi di scoprire cosa in realtà sta accadendo. Il
fatto che agli studenti piaccia un programma particolare, o che il personale
sia in buone relazioni con loro, non dice nulla sulla sua efficacia dal punto
di vista cristiano.
"La
Chiesa come sacramento del mondo"
Davanti alle sempre crescenti divergenze di vedute tra
le Chiese cristiane e l'esplosione demografica, e mentre si avverte tutto
l'impatto dell'inefficacia di gran parte di ciò che è stato fatto riguardo alla
missione cristiana, molti sono portati a adottare un concetto molto riduttivo
di missione, che subdolamente la priva dei suoi contenuti e della sua portata
evangelica. Sempre più spesso si sente parlare della Chiesa come di un resto,
con l'implicazione che in realtà non saranno in molti quelli che diventeranno e
rimarranno cristiani. Ma anziché considerarlo una tragedia e motivo di
riflessione personale, si accetta e giustifica pensando che la Chiesa sia, in
primo luogo, un segno di ciò che un giorno si realizzerà per tutti gli uomini,
senza aspettarsi oggi una loro numerosa adesione alla Chiesa.
La Chiesa è davvero un segno di ciò che verrà, ma quando funziona bene ci si aspetta che attiri tanti uomini in questa vita
soprannaturale, che dovrebbe essere la
'sua' vita. La supposizione che la Chiesa possa funzionare bene e adempiere al
suo scopo, senza attirare moltitudini alla vera vita, è fondamentalmente
sbagliata. Se la comunità cristiana proviene e deriva dall'essenza del
cristianesimo, l'evangelizzazione proviene dall'essenza della comunità
cristiana.
L'evangelizzazione
è sia l'effetto di una sana vita comunitaria, sia il motivo della sua salute.
"Non prego solo per
questi, ma per quelli che crederanno in Me per la loro parola,
perché tutti siano una cosa sola,
come Tu, Padre, sei in Me e Io in Te;
prego perché siano una cosa sola
in noi, perché il mondo creda che Tu Mi hai mandato.
La gloria che Tu Mi hai dato Io
l'ho data a loro
perché possano essere una cosa
sola, come lo siamo noi.
Io che vivo in loro, e Tu che
vivi in Me, affinché la loro unità sia completa.
Allora il mondo saprà che Tu Mi
hai mandato, e che li hai amati come hai amato Me.
Padre, voglio che anche tutti
quelli che Mi hai dato siano dove Io sono,
perché vedano la Mia gloria
quella che Tu Mi hai dato,
perché Tu Mi hai amato prima
della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non Ti ha
conosciuto
ma Io Ti ho conosciuto; e questi
hanno riconosciuto che Tu Mi hai mandato.
E Io ho rivelato loro il Tuo
nome, e continuerò a rivelarlo,
perché l'amore con il quale Mi
hai amato viva in loro,
ed anch'Io possa vivere in loro" (Gv 17, 20-26).
“Un senso di riverente timore
era in tutti, per i molti segni e prodigi compiuti dagli apostoli. Tutti coloro
che erano diventati credenti mettevano ogni cosa in comune: vendevano le loro
proprietà e i loro beni, dividevano tutto sulla base del bisogno di ciascuno.
Ogni giorno tutti insieme andavano al tempio, e spezzavano il pane nelle loro
case. Prendevano i pasti in comune con letizia e semplicità di cuore, lodando
Dio e conquistando l'approvazione di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni
giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati" (Atti
2,43-47).
Nel piano
progettato da Dio per la salvezza dell'uomo, la vita d'amore e di unità delle
vere comunità cristiane ha lo scopo di attirare gli uomini alla fede in Dio e
in Gesù - il Salvatore inviato da Dio che li ama. La vita che vi si conduce,
unita alla spiegazione della parola e alla predicazione, collaborano nel
portare gli uomini alla fede. Nella predicazione di Pietro fatta il giorno di
Pentecoste, egli indica la comunità cristiana vitale, piena di Spirito Santo,
che loda Dio per quello che possono "vedere e udire" (Atti 2,33),
come parte importante dell'evidenza che dà credito alle affermazioni di Gesù e
alla Sua identità di Messia. Pensare alla Chiesa come ad un segno passivo che
non fa niente per raggiungere gli altri e attirarli nella sua, vita significa
rinnegare la sua stessa natura. Persino la nozione di sacramento comprende una
parola e un segno, ed anche un’azione vera e propria.
É comprensibilissimo che molti siano piuttosto inclini a
considerare la missione in maniera tale da sminuire l'imperativo evangelico di
predicare il vangelo ad ogni creatura. La tensione che si crea se guardiamo il
mondo in tutta la sua gloria e la debolezza della Chiesa è grande davvero, e
dobbiamo pur trovare il modo di convivere in questa situazione. E la
reinterpretazione dell'ingiunzione del Nuovo Testamento riguardo alla missione
è uno di questi modi, ma così facendo ci si allontana dai punti essenziali
della fede cristiana, escludendone proprio il cuore. Esiste un altro modo?
Proviamo ad interrogare noi stessi, magari con un po' di severità:
1.
Non potrebbe darsi che la nostra
testimonianza sia così inefficace ed improduttiva perché è la testimonianza di
un programma, di un modo di vivere, di un’istituzione, di una serie di
principi, di una moralità, anziché di una Persona Vivente che conosciamo,
amiamo e di cui abbiamo esperienza?
2. Non può darsi che il nostro continuo
demitizzare o enfatizzare nuovamente qualcosa sia dovuto al fatto che non
stiamo sperimentando più niente, piuttosto che al fatto che tutto ciò non sia
più vero?
Stando
così le cose, la soluzione del nostro problema sulla missione non sta
nella reinterpretazione e nell'invenzione di teorie che coprano il male, bensì nell'orientare completamente la nostra vita verso Dio in
un profondo pentimento, ammettendo la nostra povertà e il nostro bisogno, e nel chiedere di
essere battezzati nel Suo Spirito. Sta nell'unirsi ad altri consapevoli del
loro stato di bisogno, e del fatto che Dio ci dona il Suo Spirito per colmare
quel bisogno, formando con loro una comunità di vita quotidiana e vitale.
“Conosco le tue opere; tu non
sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido,
non sei cioè né freddo né caldo, ti vomiterò dalla mia bocca! Tu continui a
dire: 'Sono ricco, mi sento sicuro, non ho bisogno di nulla.' ma non ti rendi
conto di quanto sei disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo! Ascolta il
mio consiglio!
Compra da Me oro purificato col
fuoco se vuoi davvero essere ricco. Compra vesti bianche per coprirti, se vuoi
ricoprire le vergogne della tua nudità. Compra collirio per ungerti gli occhi,
se vuoi tornare a vedere. Tutti quelli che amo Io li rimprovero e li castigo.
Mostrati dunque zelante. Pentiti!
Ecco, Io sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la Mia voce e Mi apre la porta, entrerò da lui, cenerò con
lui ed egli con Me. Il vincitore lo farò sedere con Me sul Mio trono, come Io
ho vinto e Mi sono seduto presso il Padre Mio sul Suo trono.
'Chi ha orecchi per intendere,
ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese'" (Ap 3,15-22).
"Mentre si trovava a
tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme: 'Aspettate che
si adempia la promessa del Padre, di cui Mi avete sentito parlare. Giovanni ha
battezzato con acqua, ma entro pochi giorni voi sarete battezzati con lo
Spirito Santo.'"
"E mentre si trovavano con
lui gli chiesero: 'Signore, è questo il tempo in cui restaurerai il regno di
Israele?' Ma Egli rispose: 'Non spetta a voi conoscere il tempo esatto, che il
Padre ha riservato alla Sua scelta. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito
scenderà su di voi: allora sarete Miei testimoni a Gerusalemme, in tutta la
Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (Atti 1,4-8).
Ed eccoci
tornati al punto di partenza!
Di fronte a una tale necessità, quanto
è patetico, sì, e superficiale, l'attivismo frenetico per un rinnovamento!
Noi riformatori sappiamo tanto sulla religione, la Chiesa e la teologia, ma ci
ritroviamo a mani vuote e ci sentiamo a disagio davanti ha chi è assetato di
Dio. La santità è più difficile da acquisire che non l'adeguamento e la
padronanza sul pensiero contemporaneo. Ma quelli che, dopo aver ascoltato i
nostri entusiastici discorsi, in tutta semplicità ci chiedono di portarli a
Dio, in realtà esigono da noi, magari inconsapevolmente, la santità. E temo che
tutto possano trovare, fuorché quella. Il chiasso della pubblicità moderna e
delle conoscenze tecniche per migliorare lo zelo è una causa potente di
inganno. Ai santi in passato era richiesto di rinnovare la Chiesa. Noi
supponiamo di cavarcela passando come operatori spirituali.
Lo zelo per il rinnovamento può
essere addirittura usato come un modo per sfuggire da Dio. Più ci daremo da fare in questioni liturgiche,
apostolato laico, ecumenismo, risveglio biblico, riforma delle strutture della
Chiesa e tutto il resto, più sarà incessante la nostra attività nella causa
dell'aggiornamento, meno avvertiremo il bisogno di confrontare la realtà di Dio
nella nostra vita. Un certo timore ci impedisce di ammettere il vuoto che vi
troveremmo." ('America', 29 Gennaio, 1966).