Se il Signore non costruisce la casa …
di Ralph Martin
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Il
rinnovamento nella Chiesa:
Sulla
sabbia o sulla roccia?
Non molto tempo dopo la
conclusione del Concilio Vaticano II, e l'apparire delle prime direttive e dei
primi risultati del rinnovamento, c'era già chi si chiedeva se la spinta al rinnovamento
proveniente dal Concilio non fosse in qualche modo mal diretta. C'era chi si
chiedeva se per caso non ci si stesse ingolfando in cose di secondaria
importanza, trascurando di proposito ciò deve stare al centro di qualsiasi
rinnovamento davvero significativo della Chiesa: il rinnovamento, cioè, del
nostro rapporto personale con Dio. Una di queste persone, Charles Davis,
teologo inglese, disse allora alcune cose su cui vale ancor oggi la pena di
meditare, a prescindere dal modo in cui egli stesso ha poi risolto quei
problemi:
"Il gran
parlare che si fa in vari luoghi sui temi del rinnovamento, mi ha messo in contatto con molte persone desiderose di
ravvivare la loro fede. Ho trovato un senso di vuoto, ma accompagnato da una
sete profonda di conoscere Dio. In fondo alla propria vita la gente ha un vuoto
che attende di essere colmato. Si preoccupano per la propria fede, che trovano
sfuggente. Non parlo di chi si preoccupa dei cambiamenti postconciliari, perché
non sono loro a turbarsi. Parlo di quelli che cercano qualcosa di più: cercano
qualcosa che riempia il vuoto della loro vita, e ciò che ascoltano non riesce a
farlo. I più sensibili si rendono conto di essere alla ricerca di Dio: pare
che Egli si sia ritirato dal mondo e da loro. Vengono ad ascoltare predicatori
come me. Sentono parlare di nuova liturgia, del nuovo modo di intendere il
ruolo del laico, della collegialità, della Chiesa e del mondo, e di mille altre
idee nuove ed eccitanti. Ne sono davvero impressionati. Ma chi parlerà loro, in tutta semplicità, di un Dio-Persona
che egli conosce intimamente, e chi renderà viva ancora
una volta anche per loro la realtà e la presenza di Dio?
Di fronte a una tale necessità,
quanto è patetico, sì, e superficiale l'attivismo frenetico per un rinnovamento!
Noi riformatori sappiamo tanto sulla religione, la Chiesa e la teologia, ma ci
ritroviamo a mani vuote e ci sentiamo a disagio davanti a chi è assetato di
Dio. La santità è più difficile da acquisire che non l'adeguamento e la
padronanza sul pensiero contemporaneo. Ma quelli che, dopo aver ascoltato i nostri entusiastici discorsi, in tutta semplicità ci chiedono di portarli a Dio, in realtà esigono da noi, magari inconsapevolmente, la
santità. E temo che tutto possano trovare, fuorché quella. Il chiasso della
pubblicità moderna e delle conoscenze tecniche per migliorare lo zelo è una
causa potente di inganno. Ai santi in passato era richiesto di rinnovare la
Chiesa. Noi supponiamo di cavarcela passando come operatori spirituali.
Lo zelo per il rinnovamento
può essere addirittura usato come un modo per sfuggire da Dio. Più ci daremo da fare in questioni liturgiche,
apostolato laico, ecumenismo, risveglio biblico, riforma delle strutture della
Chiesa e tutto il resto, più sarà incessante la nostra attività nella causa
dell'aggiornamento, meno avvertiremo il bisogno di un confronto con la realtà
di Dio nella nostra vita. Un certo timore ci impedisce di ammettere il vuoto
che vi troveremmo." ('America', 29 Gennaio, 1966).
Ed ora, a
tanti anni dalla chiusura del Concilio, faremmo bene a chiederci: "Tutti
i nostri consigli parrocchiali, le associazioni, i sinodi, i seminari di studio,
le conferenze, i sistemi operativi, i programmi multimediali di istruzione
religiosa, le finanze diocesane meccanizzate e reclamizzate, i vescovi in
borghese, i diaconi sposati, i preti e le suore nelle grandi città ... stanno producendo una Chiesa
moderna (ecclesia = un popolo
chiamato in disparte per essere dedicato a Dio, che è nel mondo senza essere
del mondo), oppure solo una misera imitazione del mondo moderno?
La spinta maggiore al rinnovamento è andata avanti
basandosi sul presupposto che il kerigma (il messaggio
cristiano di base) fosse un qualcosa di
cui i cristiani si fossero efficacemente appropriati. Si pensava che sarebbe bastato un aggiornamento
teologico, che avrebbe incluso al centro l'esposizione delle implicazioni del
cristianesimo nell'azione sociale nel mondo moderno. Un altro punto focale del
rinnovamento è stata l'opera di democratizzazione delle strutture nella Chiesa.
E questo, con risultati davvero tragici.
La
Chiesa nel suo complesso non ha compreso efficacemente, né fatto proprio, il
messaggio di salvezza, il Kerigma.
Sono innumerevoli i cattolici battezzati, in quasi tutti i paesi del mondo, che
nella loro vita non si sono mai impegnati personalmente con Gesù accettandolo
come Salvatore e Signore. E, nonostante il sacramento della cresima, non
sperimentano neppure la vera potenza e le opere dello Spirito Santo nella loro
vita. "Sacramentalizzare" o "catechizzare" in
una situazione simile, non
può che produrre un cristianesimo distorto.
Guai e sventure personali
saranno la sicura conseguenza di chi cerca di vivere la Legge al di fuori di
un'esperienza personale e continua della grazia, vivendo cioè le implicazioni
senza la realtà che le sostiene. Intraprendere ad esempio la riflessione o
l'azione nel campo della missione cristiana, senza prima sperimentare in
maniera viva ed efficace la salvezza e il potere datici in Gesù Cristo, è esser
certi di distorcere proprio quella stessa missione. E oggi nella Chiesa esempi
di questo tipo abbondano.
I cristiani interessati al rinnovamento cominciano ad accorgersi che la situazione è proprio questa, e qua e là sorgono voci che cominciano ad attirare l'attenzione su questo dato.
Il vescovo Flores di San Antonio ha dichiarato di
recente che molti problemi della Chiesa non si risolveranno facendo partecipare
la gente ai sacramenti, ma con un’evangelizzazione di base. Ha sottolineato che
molti cattolici non sono mai stati veramente evangelizzati con efficacia
(portati, cioè, ad una fede e fiducia personale in Gesù quale loro Salvatore e
Signore), ma che sono stati piuttosto "sacramentalizzati." (Discorso
riportato sul 'The Texas Catholic', Novembre, 1970).
Nel
Gennaio 1970 la rivista 'America' uscì con un’edizione speciale sulla Chiesa
nell'America Latina, e riferì come alcuni vescovi avessero ammesso che la strategia
fondamentale della Chiesa in America Latina, - basata sul vasto impiego di
capitali e di forza-lavoro nell'opera di rieducazione o catechesi -
presupponeva un’evangelizzazione che in realtà non c'è mai stata. E proprio
questa, purtroppo, è la strategia usata in molti paesi del mondo in vaste parti
del rinnovamento.
Insegnare la moralità cristiana o i principi morali
cristiani a persone che non fanno l'esperienza di quel rapporto
particolare di grazia e di amicizia col Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo, (a prescindere dal numero di 'nuove liturgie' cui partecipano; e in
genere la maggior parte delle liturgie celebrate oggi non è realmente basata
sul vangelo) significa mettere
la gente nella stessa condizione in cui si trovavano gli ebrei sotto la Legge: avere un ideale di vita irraggiungibile con le sole,
normali risorse personali. Prima o poi tale situazione produce, in chi prende
la Legge sul serio, forti frustrazioni e distorsioni della vita religiosa
autentica e della personalità.
Cominciai
a lavorare a tempo pieno come cristiano nel 1965, lo stesso anno che vide la
conclusione del Concilio. Negli anni successivi ho viaggiato intensamente in
tutti gli Stati Uniti e il Canada, e posso dire di aver incontrato quasi ogni
tipo di situazione esistente oggi nella Chiesa. Ho visitato molti seminari,
case-madre, provincialati, università cattoliche, facoltà di teologia, opere
all'interno delle grandi città, gli ambienti dell'istruzione religiosa (sia
scuole cattoliche che programmi CCD), organizzazioni nazionali laiche,
ministeri presso le università e una quantità di situazioni in normali
parrocchie, conventi e canoniche.
All'inizio dei miei viaggi, mi resi conto che la
strategia di rinnovamento più frequentemente seguita presupponeva,
erroneamente, che le fondamenta cristiane di base fossero a posto e che la
comprensione fondamentale dell'impegno verso la persona di Gesù Cristo fosse
forte e chiara. Si concentrava allora sulle implicazioni dell'impegno cristiano
di base, e in particolare sulla dimensione sociale e sui cambiamenti nella
liturgia e nelle strutture.
I
cambiamenti liturgici erano quasi invariabilmente superficiali.
'Ritengo
che questo tipo di accostamento al rinnovamento, accettato su vasta
scala, non solo sia radicalmente sbagliato nei suoi presupposti di base,
ma che per il fatto di esser stato così ampiamente accettato, e quindi di esser
stato una base d'azione in tutta la Chiesa (quale risposta schiacciante e
dominante al Concilio Vaticano II) "abbia prodotto un cristianesimo gravemente
distorto" in tutta la Chiesa.
Mondanità
o "secolarismi" con bardature cristiane
A diversi anni dall'inizio di uno sforzo di rinnovamento
che presupponeva la presenza delle fondamenta di base e che si è concentrato su questioni, importantissime in molti casi, ma in ultima analisi
secondarie, è stato possibile costatare in molte zone la presenza di un
cristianesimo gravemente carente. Nei posti-chiave della Chiesa vi sono
oggi molte persone che, forse, usano ancora il linguaggio cristiano - o più comunemente un gergo teologico - ma che in realtà ne negano il significato tradizionale e la
potenza. Vivono, in pratica, ciò
che alla radice è una variante dell' "umanesimo secolare",
rivestito di qualcosa che, ad un’accurata ispezione, altro non è che
"bardatura cristiana", vuoti ornamenti privi di un vero significato.
Anni di concentrazione
sui campi importanti sì, ma secondari, delle implicazioni sociali e
della riforma strutturale del cristianesimo, assieme ad una quasi totale
ignoranza di ciò che è davvero fondamentale nella vita cristiana, hanno prodotto nella vita di molti una visuale ed una
pratica distorte del cristianesimo, in molti punti esplicitamente ostili ai fondamenti della vita
cristiana.
Se più di vent'anni fa le fondamenta erano
deboli, oggi non è insolito trovare una 'teologia' e dei sistemi di valori di per sé assai solidi, ma che in realtà funzionano da contro-fondamento, non solo notevolmente diverso dal cristianesimo
autentico, ma apertamente ostile allo stesso, pur continuando a servirsi di un
linguaggio e di forme cristiane. E non è per nulla insolito che le persone
coinvolte in queste contro-fondamenta esibiscano molte delle caratteristiche
descritte da Paolo nella sua seconda lettera a Timoteo. In realtà, un modo
efficace di riassumere quanto sta accadendo è dire che la gente si attiene alle
forme esteriori del cristianesimo, negandone tuttavia la potenza.
"Devi sapere che negli
ultimi tempi verranno giorni difficili. Gli uomini saranno egoisti, ameranno il
denaro, saranno orgogliosi, arroganti, ingiuriosi... conserveranno le forme
esteriori della religione (le apparenze), ma ne rinnegheranno la potenza...
Verrà il tempo in cui gli uomini non sopporteranno più l'insegnamento solido,
ma seguendo le loro voglie cercheranno maestri che si adeguino ai loro gusti, e
si allontaneranno dall'ascolto della verità, andando dietro alle favole. Quanto
a te, rimani sempre saldo, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di
annunziare il Vangelo, adempi il tuo ministero." (cf. 2 Tm 3, 1-5;
4,3-5).
Oggi non è solo necessario intraprendere
un’evangelizzazione sulle fondamenta, riconoscendo la secondarietà di gran
parte del rinnovamento sinora praticato, ma è anche indispensabile venire
alle prese con gli atteggiamenti anti-evangelici prodotti proprio
dall'incompletezza dello stesso rinnovamento.
Credo di poter meglio comunicare questo problema
condividendo con voi, nei dettagli, alcune delle situazioni reali incontrate
negli anni immediatamente successivi al Concilio, e che in molti casi
persistono.
Poco dopo aver cominciato a lavorare con un altro
giovane, durante un viaggio verso altra destinazione ci capitò di pernottare
in un monastero adibito a casa di ritiri. C'era un ritiro in corso, e il
responsabile ci chiese di condividere "in breve" la nostra esperienza
cristiana con le ragazze. Era un ritiro per circa 100 alunne delle scuole
superiori, provenienti da un gruppo di accademie cattoliche della Costa
Orientale. In breve, facemmo la nostra "testimonianza"
di come eravamo giunti ad un impegno più
pieno e ad una relazione più profonda con Gesù Cristo, e di come stavamo
sperimentando l'amore di Dio, esponendo alcuni dettagli sui maggiori
cambiamenti della nostra vita.
I
risultati furono sorprendenti. Tutto il ritiro si fece estremamente attento
e molte ragazze cominciarono a piangere. Quando il coordinatore vide quanto
stava accadendo, ci chiese di restare per aiutarlo a mandare avanti il ritiro.
Durante il ritiro diverse ragazze dichiararono, sia in pubblico sia in privato,
che questa era la prima volta nella loro vita che erano giunte a conoscere Dio
come Persona con cui poter avere una relazione, e la prima volta in assoluto in
cui si erano impegnate con la persona di Gesù.
Fino al nostro arrivo, il programma del ritiro
era stato: "Aggiornamento teologico, consapevolezza sociale",
ed erano previste gite turistiche in autobus delle ragazze per visitare i
quartieri più poveri della città, e poi riunirsi a discutere su ciò che all'epoca
erano novità liturgiche, come il bacio della pace. Il ritiro così concepito presupponeva
che, dopo 12 anni di insegnamento cattolico, nella maggior parte delle ragazze
le fondamenta della vita cristiana fossero solide: quindi, ci si doveva concentrare
sulle implicazioni di quelle fondamenta nell'ordine sociale. Risultò invece
evidente che molte ragazze non si erano seriamente impegnate con Cristo, e che
le presupposte fondamenta non erano una realtà efficace e vitale.
Ministero
presso le università
Alcuni anni fa cominciai a scontrarmi in modo
particolarmente chiaro con alcuni "cattivi frutti" risultanti dalla
strategia predominante di rinnovamento. Ad un incontro regionale del ministero
universitario (Newman), inclusi i cappellani e leader degli studenti, mi fu
chiesto di fare un discorso su un argomento di mia scelta.
Dopo aver
pregato, capii di dover parlare sulla parabola del giovane ricco. E lo
feci, accennando brevemente a quanto la parabola aggiungeva alla nostra
interpretazione della vita cristiana, oltre il solo esser buoni ed amare il
prossimo, e in cosa consistesse e cosa includesse l'essere in relazione con
Gesù quali suoi discepoli: seguire Gesù nella sua relazione col Padre di
perfetta obbedienza, passando notti in preghiera; seguire Gesù nell'orientare
innanzi tutto la nostra vita al servizio di Lui e il Suo regno, aprendogli
tutte le nostre risorse intellettuali, materiali, della volontà e di tempo;
sottomettendogli i nostri pensieri e progetti su carriera e matrimonio; seguire
Gesù nel richiamare gli uomini al pentimento, a far ritorno a Dio. La risposta
fu ancora sorprendente, ma in maniera diversa.
Dopo il discorso, una ragazza si alzò in piedi
piangendo e cercando di esprimere, con una certa amarezza, che il Gesù di cui
avevo parlato non era il suo Gesù; che il Gesù da lei conosciuto parlava solo d’amore, e
che lei odiava il Gesù e il Vangelo di cui io avevo parlato. Poi si alzò un
giovane per dire alla ragazza di stare calma e di non eccitarsi sulle diversità
di linguaggio: quindi le assicurò che io e lei eravamo fondamentalmente
d'accordo, e che stavamo solo usando un linguaggio diverso e termini diversi
perché, alla fin fine, "cristianesimo ed umanesimo sono la stessa
cosa."
Un
altro giovane si alzò per esprimere la sua insoddisfazione riguardo a
questa soluzione semplicistica della difficoltà, suggerendo che invece le differenze erano notevoli, al
di là della sola diversità di linguaggio, tra
cristianesimo e ciò che gli umanisti secolari avrebbero capito e fatto della loro vita. Si alzò poi un altro studente per dire brevemente quanto
fosse bello amare la gente, e come non avesse alcuna importanza ciò in cui si
credeva. A questo punto, uno dei cappellani espresse tutta la sua meraviglia
sullo stato di scompiglio in cui si trovavano le fondamenta cristiane dei
giovani leader degli studenti.
In
seguito, durante un incontro privato con i cappellani, alcuni di essi ammisero
che la loro strategia fondamentale, mai analizzata prima e prelevata dall'
"ambiente ecclesiastico," era stata quella di presupporre le fondamenta, e di lavorare per portare alla consapevolezza sociale, a
sentimenti comunitari nelle liturgie e alla consapevolezza delle attuali
relazioni. Ammisero poi che la sessione appena conclusa era stata una
rivelazione ed aveva loro aperto gli occhi, poiché avevano potuto vedere qual
era la vera situazione delle fondamenta cristiane nella vita dei leader dei
loro studenti, e quali atteggiamenti erano stati colti concentrandosi
unicamente su alcuni aspetti determinati e selezionati tra i temi di
rinnovamento più noti. Da questo e da altri incontri simili è risultato un
cambiamento notevole di direzione per diversi di quei ministeri universitari, e
in America stanno emergendo numerosi ministeri promettenti ed equilibrati, che
non trascurano più le fondamenta del cristianesimo.
Poco dopo questo fatto, mia moglie Ann e io fummo
invitati a parlare ad un gruppo di studenti di due diversi tipi di scuole
superiori: una scuola superiore cattolica ed una con un programma diocesano
di CCD, riconosciuto a livello nazionale come leader per un’istruzione
religiosa innovativa. Ci chiesero di parlare sulla preghiera. Attingendo
alla Scrittura, parlammo in tutta semplicità della relazione personale,
presupposta nella preghiera cristiana, col Padre, con Gesù nostro Salvatore,
Signore e fratello e con lo Spirito Santo, lo stesso Spirito di Gesù. Nel
periodo successivo dedicato alle domande, vennero a galla diverse cose
interessanti. Uno studente suggerì che tutto quanto avevamo detto poteva
andare benissimo se si accettava la tradizione giudaico - cristiana ma che,
come tutti sanno, esistevano altre
tradizioni tra cui poter scegliere, ed egli stesso preferiva essere buddista, perché riteneva più accettabile la loro moralità
sessuale. Di fatto, questo studente non conosceva affatto bene il buddismo,
poiché la sua moralità sessuale è molto simile al codice cristiano, ma è
servito a rivelare in che modo un forte indifferentismo religioso ed una grande
ignoranza siano penetrati persino tra i più giovani e, dai risultati, non
'nonostante' la loro istruzione religiosa, ma proprio a causa del tipo di
istruzione a cui erano stati esposti.
Un altro studente sollevò obiezioni circa l'utilità di usare la Scrittura quale
guida alla verità perché, come tutti
sapevano, le Scritture sono un'invenzione, successive di secoli alla
Chiesa primitiva. Rilevò inoltre che il Vangelo di Giovanni conteneva forti
tinte di filosofia greca, e non si poteva quindi fare affidamento
sull'immagine di Gesù presentata nello stesso. Le date citate erano quanto mai
fuori tempo e la sua competenza biblica sul vangelo di Giovanni alquanto
arretrata (mia moglie aveva appena frequentato un corso sul Vangelo di
Giovanni, e fu in grado di condividere alcune delle più recenti conferme
archeologiche da parte di testimoni oculari, su alcune parti importanti di quel
vangelo), ma chiaramente il suo rifiuto
della Scritturo era dovuto ad una presentazione immatura e priva di sensibilità
pastorale, ricevuta al corso di religione.
Un altro studente
si riferì direttamente alle differenze tra quanto avevamo detto noi e ciò che
si insegnava nei corsi di religione: gli pareva che noi presentassimo risposte definite sul fatto di conoscere e seguire Cristo, mentre nei
corsi il cristianesimo veniva presentato come una ricerca interminabile di
risposte, e che in qualche modo l'opinione di ognuno poteva essere
"giusta per lui." In altre parole, la nozione di una verità
obiettiva, valida per tutti gli uomini, che era possibile percepire e fare
propria nella persona di Cristo, era stata completamente distrutta.
L'istruzione
religiosa
Alcuni anni fa alcuni educatori, responsabili
dell'istruzione religiosa di tutti gli studenti cattolici di una città marina in
una certa diocesi, mi chiesero di presentare ai ragazzi una serie di tre seminari
settimanali sullo Spirito Santo e sulla preghiera. Attraverso quella
esperienza mi fu possibile capire con maggior chiarezza perché gli studenti che
avevamo visitato in precedenza si trovavano in quelle condizioni. Questa
diocesi è famosa a livello nazionale per gli "avanzamenti" nel campo
dell'istruzione religiosa, e molti dei suoi programmi sono stati adottati da
altre diocesi in tutto il territorio statunitense.
Sin dal
primissimo incontro risultò che difficilmente questi insegnanti di religione
avevano mai parlato tra loro di quale fosse la parte fondamentale del messaggio cristiano o, addirittura, della sua stessa essenza. Gran parte
delle loro precedenti conversazioni avevano riguardato questioni di metodo e di
materiali, le relazioni interpersonali, il modo di rivolgersi agli studenti, le
lamentele per la mancanza di fondi ecc. Quando feci l'esegesi non controversa
della predicazione iniziale degli Apostoli secondo gli Atti, ed esposi come
essa presenti la via basilare della salvezza tramite Gesù di Nazaret,
presentandola come base di ogni altra cosa, fui sorpreso di scoprire che circa
la metà degli insegnanti si opponeva alla stessa nozione che ci fosse qualcosa
di fondamentale e di obiettivo al centro del cristianesimo. Diversi insistevano
che non c'era modo di affermare cosa - ammesso che vi fosse qualcosa - fosse
fondamentale al cristianesimo, ma che tutti eravamo semplicemente alla ricerca
della verità, e che in questa ricerca è l'essenza del cristianesimo.
Probabilmente
ai nostri giorni questa è una delle distorsioni più diffuse del
cristianesimo: ignora completamente il fatto che il cristianesimo, nella sua essenza,
è una risposta alla condizione dell'uomo, una
risposta che squarcia tutte le altre risposte umane. Uno dei principali leader
del programma, interpretando in maniera del tutto errata la nozione di
"popolo pellegrino" esposta nel Concilio, ribadì che i cristiani non
avevano risposte, e che tutto quanto potevano fare era unirsi alla ricerca di
tutti gli altri uomini e identificarsi con i problemi della gente. La nozione
che alla Chiesa sia stato affidato un messaggio definito, che esiste una via
ben definita di salvezza rivelata in Gesù di Nazaret, e in realtà quasi ognuna
delle verità cristiane di base, sono messe in questione o negate, e talvolta
con insistenza, dalla maggior parte di questo gruppo di insegnanti.
Nel corso
di quelle tre settimane, alcuni ammisero l'imbarazzo di essere insegnanti di
religione senza aver niente da insegnare, e uno arrivò persino ad esprimere
seriamente la possibilità di non poter più far parte di quel corpo insegnanti,
se egli stesso non credeva al cristianesimo e non ne conosceva il messaggio di
base. Molti ammisero che la loro opera non era affatto istruzione religiosa, ma
qualcosa che si poteva chiamare "pre-evangelizzazione", e uno
espresse il timore che non avrebbero mai potuto far altro, non avendo una
"Buona Novella" da annunziare. Uno di loro, in privato, mi espresse i
suoi gravi dubbi sugli effetti che quel modo di presentare il cristianesimo -
senza un impegno né la sottomissione alla persona di Gesù Cristo - doveva avere
nel cuore degli studenti. Egli notava ostilità, e persino odio, verso alcune
caratteristiche fondamentali del vangelo come l'umiltà e l'obbedienza.
Fatti
tipici in tutto il paese
Non si tratta di incidenti isolati o di situazioni
sparse che ho cercato di raccogliere qua e là, ma di situazioni tipiche di
molte chiese in questo e in altri paesi. Potrei andare avanti per un pezzo,
raccontando storie di seminari dove è accettabile parlare di qualunque cosa, ma
non dell'impegno verso la persona di Gesù Cristo; di ordini religiosi che utilizzano l'addestramento alle pratiche
sensitive per risolvere tutti i loro problemi, quando la maggior parte dei
loro membri ha smesso di pregare ed è confusa riguardo alla propria relazione
con Cristo: di teologi delle Università Cattoliche che pensano che il
cristianesimo possa essere adeguatamente riformulato nel linguaggio
dell'ecologia e dell'interesse per l'ambiente, senza fare alcun riferimento
alla persona di Cristo. In molte di queste situazioni, alla confusione nella
fede è seguita (come quasi inevitabilmente accade) la confusione morale e
psicologica, e la malattia. In breve, sono venuto a conoscere innumerevoli
situazioni in cui l'ignoranza sulle condizioni delle fondamenta cristiane, e
persino sulla loro natura, assieme alla preoccupazione per certe cause di
rinnovamento divenute popolari, ha prodotto un cristianesimo distorto,
gravemente malato e che, pur continuando ad usare termini e rituali del
cristianesimo, è in molti casi di fatto un vero e proprio agnosticismo, oppure
un umanesimo secolare.
Questa
malattia o distorsione influisce su ogni aspetto della verità e della vita
cristiana. Vorrei considerare tre punti principali di distorsione che, se
compresi nel modo giusto, ci metteranno nella condizione di capire l'intera
situazione. Per lavorare efficacemente nella situazione in cui oggi ci
troviamo, non basta conoscere bene
le fondamenta cristiane ed essere impegnati nel porre quelle fondamenta
nella predicazione e nell'insegnamento del kerigma.
Per poter
comunicare in modo efficace, dobbiamo tener conto del fatto che il linguaggio
da impiegare, che prima riusciva a comunicare potenza e precisione, è stato
danneggiato dall'uso distorto che oggi se ne fa, e che impiega le stesse parole
per intendere cose completamente diverse dalle originali.
Vorrei attirare la vostra attenzione su problemi assai
diffusi che intaccano la parte centrale del significato delle parole usate
quando parliamo di Cristo, della comunità cristiana e della missione cristiana.