Capitolo Nono
(1)
Come cristiani, siamo pellegrini in viaggio verso
"la gloria futura, che dovrà essere rivelata"
(Rom
8,18). Quando S. Paolo si trovò, come accusato, davanti all'intero tribunale
ebraico, possiamo leggere che, dopo averli osservati con grande fermezza, disse
loro a gran voce:
"Io sono chiamato in giudizio a motivo della
speranza nella risurrezione dei morti." (Atti 23,6)
In
queste poche parole (doveva essere conciso) egli riassunse il cristianesimo che
andava predicando. Era pronto ad affrontare sia la prigione sia la morte per
questo argomento centrale: la sua speranza di essere un giorno partecipe della
risurrezione di Gesù.
(2)
Quando scrisse ai Colossesi per incoraggiarli nelle loro
lotte, ricordò loro che potevano sperare di
unirsi
ai santi e di "partecipare alla loro sorte nella luce." Poi li
assicurò che questa speranza avrebbe dato loro il potere di "essere forti
e pazienti in tutto":
"(Vi rafforzerete) con ogni
energia secondo la potenza della Sua gloria, per poter essere forti e pazienti
in tutto; ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di
partecipare alla sorte dei santi nella luce." (Col 1,11-12)
(3)
Questa fede nella risurrezione di Gesù e la speranza
della nostra personale risurrezione
costituiscono
una parte essenziale della vita cristiana.
La vita cristiana é un viaggio
(4)
La vita cristiana è un viaggio, un viaggio per giungere
a vedere Dio. Ma ogni viaggio richiede
sforzo
e sopportazione e comporta sempre la determinazione a proseguire il cammino. Vi
è sempre la tensione tra il presente (il dover viaggiare) e il futuro
(l'arrivo). D'altra parte, il viaggiatore viene a trovarsi in un luogo che non
è casa sua e deve abbandonare un posto dietro l'altro per poter giungere al
luogo che ancora non ha raggiunto. Tutto ciò implica uno sforzo continuo e la
determinazione costante a spostarsi, anche quando non è facile farlo.
(5)
Ma per mantenere viva questa determinazione a procedere
occorre qualcos'altro: dobbiamo avere
in noi
la convinzione che la meta possa essere raggiunta e la sincera speranza che sia
possibile arrivare a destinazione. Se per un istante il viaggiatore pensa di
non potervi arrivare, o che il luogo che ha progettato di raggiungere è
inaccessibile, perderà la speranza e rinuncerà a proseguire.
La
speranza, dunque, è quella fiamma nel cuore dell'uomo che dà ai suoi piedi la
sensazione di potenza; è quella forza all'interno del suo spirito che dà vigore
alle sue gambe stanche; è quell'impulso dentro di lui che gli dà la
determinazione a proseguire il cammino. E, più di ogni altra cosa, è la
capacità di vedere il futuro come se già fosse presente, e grazie a questa
forza di poter continuare a lottare. La speranza riesce a vedere la vittoria
prima che si arrivi a gioire della vittoria stessa. Come diciamo nella Messa:
"Speriamo di godere per sempre
della Tua gloria" (Preghiera Eucaristica 3)
(6)
Il viaggio che noi cristiani stiamo facendo richiede una
spinta interiore, determinazione e
potenza,
ed è proprio la speranza cristiana a darci questo potere - la speranza di
eterna gloria, come disse S. Paolo scrivendo dalla prigione:
"Questo mistero in mezzo ai
pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria... Per questo lotto, con la forza
che viene da Lui e che agisce in me con potenza." (Col 1,27-29)
Dobbiamo
pregare per poter giungere a comprendere la speranza cristiana e per avere la
consapevolezza che ci è già stata data al momento del battesimo. Allora essa
darà anche a noi ciò che dette a Paolo: una
certezza che non inganna, assieme ad una gioia che non verrà mai a mancare.
Consideriamo prima, nella preghiera, il viaggio del popolo di Dio, quindi
quello del Figlio di Dio, ed infine il nostro.
Il viaggio del popolo di Dio
(7)
Se un nomade del deserto abbandonava la tribù, era morte
quasi certa per lui. Il vagare da soli
esponeva
agli attacchi da parte degli altri, alla possibilità della morte per fame o per
solitudine, che è la più dura di tutte. Eppure Dio ad Abramo chiese proprio
questo:
"Vattene dal tuo paese, dalla
tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che Io ti indicherò."
(Gen. 12,1)
Umanamente
parlando, era un'imprudenza piuttosto grande: un viaggio verso la fine quasi
certa, forse verso la morte. Ma sappiamo che Abramo e sua moglie decisero di
mettersi in cammino.
(8)
Il viaggio fu lungo e laborioso: durò ben 40 anni. Come
noi quando dobbiamo intraprendere un
viaggio
difficile, anche questo popolo ebbe bisogno di forza e di determinazione per
poter proseguire; fu loro necessaria la potenza che derivava solo dalla
certezza che la loro destinazione poteva essere raggiunta, che la vittoria era
possibile.
(9) La forza che
ricevettero in quella situazione giunse loro dalla speranza nella promessa di
Dio:
"Farò di te un grande popolo e
ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò
coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si
diranno benedette tutte le famiglie della terra." (Gen. 12,2-3)
Queste
parole di Dio furono all'origine della loro speranza e della determinazione ad
intraprendere un viaggio che appariva imprudente e dettero loro la forza di
continuare il cammino anche quando, umanamente parlando, pareva non ci fosse la
speranza di poter continuare.
(10)
Quando
Dio disse a Mosè di recarsi dal Faraone e di far uscire i figli d’Israele
dall'Egitto, egli
disse:
"Chi sono io per fare questo?" La risposta di Dio fu semplice:
"Io sarò con te." In altre parole ricordò a Mosè che la speranza
della riuscita non risiedeva in lui, ma nella promessa della presenza di Dio. E
quando gli Israeliti dimenticarono la promessa e temettero di essere inseguiti
dagli Egiziani, Mosè incoraggiò la loro speranza:
"Non abbiate paura! Siate
forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi... Il Signore
combatterà per voi, e voi starete tranquilli." (Es. 14,13-14)
(11)
Quel
viaggio li avrebbe portati dalla schiavitù alla libertà, ma per la maggior
parte dello stesso i
viaggiatori
non riuscirono a scorgerne gli scopi e ad un certo punto chiesero:
"Dio è con noi, o no?"
(12) Ma Dio è
rimasto fedele alla promessa fatta quando disse:
"Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio."
(Es. 6,7)
E solo
in forza di queste parole riuscirono a raggiungere la terra promessa, perché
avevano continuato a sperare.
(13)
Il
pellegrinaggio del popolo di Dio descritto nel Vecchio Testamento è un evento - tipo per la
nostra
vita cristiana e serve a dare forza
anche al nostro viaggio verso Dio. Fu una promessa a sostenere la loro
speranza: una promessa sostiene anche la nostra.
(14)
Durante
il suo ministero terreno anche Gesù ebbe bisogno della speranza. Sappiamo che
Egli fu
simile
a noi in tutto, fuorché nel peccato; fu un essere pienamente umano:
"Spogliò Se Stesso, assumendo
la condizione di servo e divenendo simile agli uomini." (Fil 2,7)
(15)
Per
tutta la vita Gli fu davanti la paura umana della morte che sapeva di dover
subire. C'era poi,
da un
punto di vista puramente umano, anche l'apparente mancanza di significato di
questa morte. Nell'Orto del Getsemani, quando la Sua vita emotiva fu sconvolta
al punto che il sudore, cadendo a terra, era simile a grosse gocce di sangue,
pregò così:
"Padre Mio, se è possibile,
passi da Me questo calice..." (Mt 26,39)
(16)
Ma
quel momento di tensione estrema non fu che l'apice di una vita in cui aveva
subito tutte le
pressioni
di un pellegrinaggio che in ogni aspetto fu simile al nostro. Aveva avuto
alcuni successi e molti apparenti fallimenti, a cominciare dalla prima
tentazione subita nel deserto fino alla tentazione finale nell'Orto del
Getsemani. Alcuni avevano creduto in Lui, altri no; alcuni Lo avevano seguito,
altri non Lo avevano capito.
(17)
Tuttavia
Egli non perse mai la sicura speranza che il Padre Suo avrebbe fatto passare il
Suo corpo
dalla
tomba alla risurrezione gloriosa. Era questa la certezza che Lo sosteneva; per
questo motivo, persino camminando con i discepoli verso la valle di Cedron e
verso la morte, poté dire:
"Questo vi ho detto perché la
Mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena." (Gv. 15,11)
e
"Vi lascio la pace, vi do la
Mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi. Non sia turbato il vostro
cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi."
(Gv 14,27-28)
(18)
Pare
che la speranza ci abbandoni specialmente quando gli amici si allontanano da
noi nel
momento
del bisogno. Ma Gesù aveva da offrire una speranza più profonda di quella delle
amicizie umane: aveva la certezza che Suo Padre era con Lui:
"Ecco, verrà l'ora, anzi è già
venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e Mi lascerete solo;
ma Io non sono solo, perché il Padre è con Me." (Gv 16,32)
(19)
E
prosegue con questo messaggio di speranza e di vittoria, offrendo di
condividerlo proprio con
quegli
uomini che presto Lo avrebbero abbandonato per un poco:
"Vi ho detto queste cose
perché abbiate pace in Me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate
fiducia; Io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33)
In un
altro punto disse la stessa cosa con parole diverse:
"'Ancora un poco e non Mi
vedrete; un po' ancora e Mi vedrete'... Così anche voi, ora, siete nella
tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi
potrà togliere la vostra gioia." (Gv 16,16;22)
(21)
Anche
la vita di Gesù deve costituire un modello
della nostra vita. É stata un viaggio nella
speranza
di ciò che doveva venire; che si basava sulla certezza che le promesse di Dio
erano vere; era sostenuta dalla prevista risurrezione nella potenza di Dio. Ed
è proprio questo tipo di speranza - ovvero, si tratta della stessa, identica
speranza, la speranza dello Stesso Gesù che vive in noi per mezzo del Suo
Spirito Santo - che dà impulso e potere, energia e direzione alla vostra vita e
alla mia, se davvero crediamo e facciamo passi concreti in quella fede. Ed è
proprio questo che Lui ci ha promesso: la Sua gioia, la Sua pace, la Sua
speranza, la Sua vittoria:
"Perché la Mia gioia sia in
voi...
Vi do la Mia pace...
Coraggio: Io ho vinto il mondo.
Vi rivedrò ancora e il vostro
cuore sarà colmo di una gioia che nessuno potrà togliervi."
"... Aspettiamo la
risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà." (Credo)
(22)
Queste
parole del Credo esprimono la fede della Chiesa, e chi crede in questo è membro
della
Chiesa
di Dio. Quando i primi leader della Chiesa si disposero a scegliere un uomo per
sostituire Giuda (che aveva perduto la speranza nella risurrezione promessa da
Gesù), dichiararono di volere una persona che:
"Divenga, insieme a noi,
testimone della Sua risurrezione." (Atti 1,22)
(23)
E
quando Paolo parlò agli uomini colti di Atene, questi lo ascoltarono fin quando
non giunse alla
parte
centrale del messaggio cristiano:
"Anche certi filosofi epicurei
discutevano con lui e alcuni dicevano: 'Che cosa vorrà mai insegnare questo
ciarlatano?' E altri: 'Sembra essere un annunciatore di divinità straniere'."
(Atti 17,18)
Malgrado
questo insuccesso, Paolo continuò a predicare la speranza che sta al centro
della Chiesa cristiana. E perfino quando si trovò in giudizio davanti al
governatore romano Felice, ebbe il coraggio di dire:
"Ci sarà una risurrezione dei
giusti e degli ingiusti." (Atti 24,15)
(24)
É
ancor questa la speranza che sostiene il popolo di Dio nel viaggio tra la
Pentecoste e il ritorno
finale
di Gesù. A dire il vero è proprio questa la salda speranza che ci rende
cristiani. Questa sicura speranza nella nostra risurrezione personale, grazie
alla risurrezione di Gesù, è il primo frutto della fede che professiamo, come
abbiamo indicato in un capitolo precedente. Siamo il popolo pellegrino di Dio,
proprio come il popolo pellegrino del Vecchio Testamento. Quando nel giorno di
Pentecoste la Chiesa ricevette lo Spirito Santo, ricevette anche una promessa, un patto o alleanza, un segno che la assicurava che in futuro
anch'essa avrebbe partecipato alla risurrezione del suo Signore.
(25)
E così
noi, il nuovo popolo di Dio, siamo viandanti
in cammino verso la risurrezione. E per il
fatto
che, proprio come Gesù, dobbiamo lottare sia contro le forze di Satana sia per
attirare altri uomini nella nostra comunità, viviamo in una tensione continua,
in una crisi costante. Questo nel senso che ogni viaggio è tensione, crisi,
sforzo e lotta. E, come in ogni viaggio, solo la speranza sicura di un ritorno
a casa riesce a sostenerci. La Chiesa, quindi, è una comunità di pellegrini
che:
"Attendono nella beata
speranza che venga il nostro Salvatore Gesù Cristo." (Rito di
Comunione)
É
importante ripetere spesso queste cose a Dio, e pregare per ricevere una
speranza più piena in ciò che attendiamo.
(26)
Il
nostro viaggio di cristiani, il pellegrinaggio quali membri del popolo di Dio,
ha avuto inizio col
battesimo
e finirà con la morte. É la testimonianza vissuta della nostra fede nella
risurrezione di Gesù e della speranza nella nostra risurrezione.
"Anche noi crediamo e perciò
parliamo, convinti che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà
anche noi con Gesù e ci porrà accanto a Lui." (2 Cor 4,13)
(27)
La
risurrezione fisica di Gesù sta alla base della speranza cristiana. La fede e
la speranza che
derivano
da questa certezza si appoggiano sulla risurrezione e sulla vittoria finale di
Gesù. Da questo attingiamo coraggio e inamovibile certezza.
"Per questo non ci
scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello
interiore si rinnova di giorno
in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci
procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo
sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili durano
un momento, quelle invisibili sono eterne." (2 Cor 4,16-18)
(28)
Dunque
il cristiano considera la vita in modo assai diverso da quelli che non hanno
fede.
Sappiamo
che il cibo nutre, che il sesso dà gioia, che la televisione può divertire, che
i tappeti sono comodi e che sciare è uno svago. Tuttavia:
"Non abbiamo quaggiù una città
stabile, ma cerchiamo quella futura." (Eb. 13,14)
Preghiera:
(29)
O Dio, Padre mio che sei nei
cieli, credo che Tu mi ami. Credo che Tu mi abbia creato per farmi partecipe in
eterno del Tuo amore in cielo. Mi affido completamente alla Tua misericordia e
al Tuo amore. Provo un dolore sincero e profondo per essermi, talvolta,
allontanato da Te a causa del peccato. Togli da me tutti i peccati, lavandoli
col sangue di Gesù. Spero sinceramente di poter essere felice in eterno con Te
in cielo.
(29)
Un
giorno, quando da Gesù vennero dei visitatori greci in visita a Gerusalemme per
parlare con
Lui,
questi fece riferimento alla Sua prossima morte, ma la identificò con la Sua
vittoria finale:
"È giunta l'ora che sia
glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di
grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto
frutto." (Gv 12,23-24)
Nella
Sua gloriosa risurrezione anche il Padre sarebbe stato glorificato. Leggiamo
infatti:
"Che devo dire? Padre, salvami
da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il Tuo
nome." (Gv 12,27-28)
E
giunse una voce dal cielo:
"L'ho glorificato e di nuovo
Lo glorificherò." (Gv 12,28)
Abbiamo
qui la pubblica conferma divina che la morte imminente di Gesù è parte della
Sua vittoria finale e della gloria del Padre.
"Quando Si manifesterà Cristo,
la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con Lui nella gloria."
(Col 3,4)
(30)
Che
splendida assicurazione offre Paolo a ogni cristiano: essere partecipi della
gloria finale di
Gesù!
E questo perché siamo Suoi fratelli. Grazie all'incredibile bontà di Dio ora
noi abbiamo il privilegio di chiamarLo Padre e di sapere che tutto quello che
Egli ha è anche nostro e un giorno ne goderemo, se avremo perseverato nella fede.
"Gli rispose il Padre:
'Figlio,... tutto ciò che è mio è tuo." (Lc. 15,31)
(31)
Non
c'è da meravigliarsi allora se S. Giovanni ci ricorda spesso qual è il
fondamento della nostra
fede
cristiana:
"Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di
Dio, e lo siamo realmente!... Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma
ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli Si
sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli
è." (1 Gv 3,1-2)
(33) Poi S. Paolo
ci dice:
"E se siamo figli, siamo anche
eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle Sue
sofferenze per partecipare anche alla Sua gloria." (Rom 8,17)
(34) Per mezzo
della speranza, la visione di Dio e il cielo ci appartengono già:
"La speranza poi non delude,
perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello
Spirito Santo che ci è stato dato." (Rom 5,5)
(35)
Di
solito quando speriamo non siamo sicuri dei risultati. Se speriamo nella
vittoria della nostra
squadra,
che un film sia bello o che il surf sia divertente, in realtà affermiamo che
vorremmo che lo fosse e pensiamo che lo sia. Ma la speranza cristiana è molto
più di questo: è una cosa sicura, anche se ancora non la sperimentiamo
pienamente. In massima parte la speranza umana dipende da qualcosa di cui non
possiamo essere del tutto certi, o dal nostro impegno, che potrebbe bastare, ma
che potrebbe anche essere insufficiente. La speranza cristiana tuttavia non
dipende da qualcosa di cui non siamo sicuri, né certamente dai nostri sforzi.
Molta gente, ad esempio, ripone la propria speranza nel denaro e nelle cose
materiali, ma S. Paolo disse a Timoteo:
"Ai ricchi di questo mondo
raccomanda... di non riporre la speranza sull'incertezza delle ricchezze, ma in
Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere." (1
Tim. 6,17)
(36) Ecco qui una
preghiera che i cristiani dovrebbero fare gli uni per gli altri:
"E lo stesso Signore nostro
Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per Sua grazia,
una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li
confermi in ogni opera e parola di bene."(2 Tess. 2,16-17)
(37) Quindi, noi
speriamo nella parola di Dio e nella sua fedeltà, perché siamo:
"Gli eletti di Dio (chiamati
alla fede) per far conoscere la verità che conduce alla pietà ed è fondata
sulla speranza della vita eterna, promessa sin dai secoli eterni da quel Dio
che non mentisce..." (Tito 1,1-3)
"Manteniamo senza vacillare la
professione della nostra speranza, perché è fedele Colui che ha promesso."
(Eb 10,23)
"...è impossibile che Dio
mentisca, (e) noi che abbiamo cercato rifugio in Lui avremo un grande
incoraggiamento nell'afferrarci saldamente alla speranza che
ci è posta davanti. In essa infatti abbiamo come un’ancora della nostra vita,
sicura e salda, la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario, dove
Gesù è entrato per noi come precursore..." (Eb 6,18-20)
(38) Il
fondamento della nostra speranza, quindi, è il più stabile che si possa
immaginare:
"Cristo Gesù nostra speranza."
(1 Tim 1,1)
"Il mistero... (è) Cristo in
voi, speranza della gloria." (Col 1,26)
E
allora,
"Ci gloriamo (esultiamo) pure
in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo
ottenuto la riconciliazione." (Rom 5,11)
State
sperimentando questa gloria, questa esultanza nella vostra vita? Siete davvero
certi che Gesù sia la "vostra speranza di gloria?"
(39)La speranza
cristiana è diversa da qualsiasi altra: è qualcosa di certo, perché si fonda su
una
promessa fatta da Qualcuno che ha il potere di mantenerla e che non può
mentire. Non potrà mai sbagliarsi. Ma resta tuttavia una speranza: non è ancora
un ritorno a casa.
"Nella speranza noi siamo
stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti,
ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che
non vediamo, lo attendiamo con perseveranza." (Rom 8,24-25)
(40)Ad ogni
Messa, come comunità che attende la Sua venuta nella gloria, offriamo al Padre
il corpo
e il
sangue di Gesù, celebrando così una certezza che deve ancora venire:
"Cristo è morto, Cristo è
risorto, Cristo tornerà di nuovo."
E in
comunione con Gesù presente sull'altare, diciamo:
"Speriamo di godere per sempre
la visione della Tua gloria per mezzo di Cristo nostro Signore, dal quale
riceviamo ogni bene." (Preghiera Eucaristica 3)
E in
un'altra Preghiera Eucaristica diciamo:
"E nel Tuo regno, liberi dalla
corruzione del peccato e della morte, canteremo la Tua gloria con ogni creatura
tramite Cristo nostro Signore, attraverso il quale ci dai tutto ciò che è buono."
E
allora, "Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza"
(2 Cor 3,12), con grande fiducia. Per questo parliamo di
"celebrazione" quando ci riferiamo alla Messa: celebriamo la vittoria
già vinta, anche se ancora non pienamente sperimentata.
(41)Come
per la fede, anche la speranza è un dono
che deriva e dipende dalla nostra fede nella
risurrezione
di Gesù.
"Dio, che ha risuscitato il
Signore, risusciterà anche noi con la Sua potenza." (1 Cor 6,14)
"Molto più ora... saremo
salvati mediante la Sua vita (del Figlio)." (Rom 5,10)
(36)
Possiamo
sperare solo sulla vita, morte e risurrezione di Gesù e in niente altro.
Dovremmo
pregare
gli uni per gli altri e ricordarci a vicenda che dobbiamo rendere:
"...grazie a Dio, il quale ci
fa partecipare al Suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo
della Sua conoscenza nel mondo intero!" (2 Cor 2,14)
(42)E
allora, invece di reclamare questa speranza come se fosse qualcosa che noi
stessi possiamo
produrre
o che possiamo meritare, dovremmo ricordare l'esortazione che S. Paolo fece ai
Corinzi:
"É Dio stesso che ci conferma,
insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il
sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori." (2
Cor 1,21-22)
(44)
Viviamo
in un'epoca che pare abbia più dubbi, sofferenza e insicurezza di ogni altra
epoca
precedente.
E ciascuno di noi ha la propria parte di sofferenza personale. Può trattarsi di
solitudine, di dubbi o di insicurezza economica, di malattia, di un matrimonio
infranto. Queste cose farebbero parte della nostra vita anche se non fossimo
cristiani e dovremmo affrontarle in ogni modo. Ovviamente sappiamo che, per la
fede, Dio spesso guarisce le malattie, toglie i dubbi, ma non ci libera da
tutte le sofferenze. Come la risurrezione di Gesù fu strettamente collegata
alle Sue sofferenze, lo stesso dicasi delle sofferenze dei cristiani. In realtà
le Sue e le nostre sofferenze coincidono se viviamo una vita di fede e di
speranza. Siamo partecipi delle Sue sofferenze per partecipare poi alla Sua
gloria, ci assicura S. Paolo (cf. Rom 8,17)
(45)
La
fede e la speranza ci rassicurano che Dio è fedele anche quando permette la
sofferenza, e S.
Pietro
ci ricorda:
"Perciò anche quelli che
soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore
fedele e continuino a fare il bene." (1 Pt 4,19)
(46)
Se mai
ci trovassimo a perdere la speranza nell'amore costante di Dio, il ricordo del
bel brano
sulla
sofferenza che si trova nella lettera agli Ebrei potrà esserci di aiuto:
"Avete già dimenticato
l'esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la
correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da Lui;
perché il Signore corregge colui che Egli ama e sferza chiunque riconosce come
figlio. É per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come
figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre?" (Eb 12,5-7)
(47)
Questo
tuttavia non significa che non dovremmo pregare per essere liberati, totalmente
o in parte,
dalle
sofferenze emotive o mentali. La preghiera, infatti, è proprio la risposta del
cristiano che, davanti alla sofferenza, ha davvero fiducia.
"Siate... forti nella
tribolazione, perseverando nella preghiera." (Rom 12,12)
"Ora, tutto ciò che è
stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in
virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture
teniamo viva la nostra speranza." (Rom 15,4)
(48) S. Paolo
così riassume l'atteggiamento del cristiano davanti alla sofferenza:
"...perché io possa conoscere
Lui, la potenza della Sua risurrezione, la partecipazione alle Sue sofferenze,
diventandoGli conforme nella morte." (Fil 3,10)
(48)
La
sofferenza, infine, serve a ricordarci che siamo solo in viaggio, che la
felicità finale non è qui.
La
sofferenza, quindi, può servire ad alimentare la speranza.
"La tribolazione produce
pazienza, la pazienza una virtù provata (la perseveranza) e la virtù provata la
speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato
nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato."
(Rom 5,3-5)
(50) Nel prefazio
della Messa celebrata ai funerali cattolici il sacerdote prega così:
Padre onnipotente ed eterno
Dio, è cosa buona e giusta renderti grazie sempre e dovunque per
mezzo di Gesù Cristo nostro
Signore. In Lui, che è risorto dai morti, è nata la nostra speranza di
risurrezione. La tristezza della morte cede il passo alla luminosa promessa di
immortalità. Signore, per i Tuoi fedeli la vita è cambiata, non è finita. Quando
il corpo del nostro soggiorno terreno giace nella morte noi otterremo
un'abitazione eterna in cielo.
In
occasione della morte di un amico, pensiamo anche alla nostra morte e alla
vittoria finale.
(51) Paolo
considerava la vita come l'abitare in una
tenda, e la morte come il ritorno a
casa.
"Sappiamo infatti che quando
verrà disfatto questo corpo (skenos = tenda), nostra abitazione sulla terra,
riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di
uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di
rivestirci del nostro corpo celeste... É Dio che ci ha fatti per questo e ci ha
dato la caparra dello Spirito.
Così, dunque, siamo sempre
pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano
dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di
fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore."
(2 Cor 5,1-9)
È
questo l'atteggiamento del cristiano verso la morte; e può diventare il nostro
atteggiamento, se preghiamo per ottenerlo. La speranza cristiana, infatti, ci
mette in grado di pensare alla morte in questo modo.
(52)
La
speranza cristiana comporta, qui ed ora, una grande differenza. É un'esperienza
di pace e
di gioia:
"Il Dio della speranza vi
riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per
la virtù dello Spirito Santo." (Rom 15,13)
(53) La speranza
è esperienza di conforto e di forza:
"E lo stesso Signore nostro
Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per Sua grazia,
una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li
confermi in ogni opera buona e parola di bene."(2 Tess. 2,16-17)
(54) La speranza
è esperienza di fiducia:
"E la Sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di
cui ci vantiamo." (Eb 3,6)
(55) La speranza
è esperienza di letizia:
"Siate lieti nella speranza." (Rom. 12,12)
(56) La speranza
è esperienza di perseveranza:
"Ringraziamo sempre Dio per
tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori... della
vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo."(1 Tess.
1,2-3)
(57) La speranza
è esperienza di vittoria:
"Per Suo mezzo (di Gesù)
abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella
quale ci troviamo e ci vantiamo della speranza della gloria di Dio."
(Rom 5,2)
(58)
Sperimentiamo
queste cose nella nostra vita? Può darsi che ci manchi la gioia, o la pace,
oppure
che
riteniamo di non sentirci a nostro agio, che ci manchi la fiducia e la forza.
Non potrebbe essere che talvolta crediamo di non riuscire a perseverare e che
quindi ci lasciamo prendere dal panico? La speranza cristiana caccia via i
dubbi e le paure, perché è apportatrice di gioia, di pace, di benessere, di
forza, di fiducia, di allegria, di perseveranza, ci dà motivo di rendere grazie
e ci dona un cuore saldo, che non vacilla.
(59)
Non
potremmo meglio riassumere questo capitolo, e l'intero libro, che servendoci
delle parole
ispirate
da Dio Stesso a Pietro quando parlò al suo nuovo popolo:
Dovremmo
pregare molto spesso a questo proposito e con tanta riflessione: ogni parola è
preziosa e densa di significato per noi credenti:
(60)
"Sia benedetto Dio e Padre del
nostro Signore Gesù Cristo: nella Sua grande misericordia Egli ci ha
rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza
viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa
è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi
mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi
tempi. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po'
afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa
dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a
vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: Voi lo amate,
pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in Lui. Perciò esultate di gioia
indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la
salvezza delle anime." (1 Pt 1,3-9)
1. Perché
affermiamo che la vita del cristiano è un viaggio nella speranza fondato sulla
risurrezione di Gesù?
2. Perché
affermiamo che la vita di Gesù è il modello della vita di ogni cristiano?
3. Discutete
questa affermazione: "La fede serve ora, la speranza per il futuro."
4. In che
modo la virtù della speranza riesce a dare al cristiano il potere di accettare
con pazienza la sofferenza? Come può essere d'aiuto agli incurabili?
1. Il
cristiano vive nella speranza certa della risurrezione. V F
2. La
speranza riesce a darci il potere di sopportare tutto con gioia.
V F
3.
La speranza, se la ricerchiamo, riesce a darci l'impulso e la determinazione a continuare
il cammino.
V F
4. Il viaggio
del primo popolo eletto costituisce un modello del nostro viaggio. V F
5. Gesù non
ha avuto bisogno della speranza per il
Suo viaggio terreno.
V F
6.
Per mezzo della speranza cristiana possiamo essere
partecipi della vittoria che Cristo
ha già vinto sul mondo.
V F
7. La vita
cristiana è un viaggio nella speranza.
V F
8. All'origine
della nostra speranza c'è la promessa di Dio. V F
9. A motivo
della speranza, la prospettiva cristiana della vita è diversa da tutte le
altre. V F
10.
La morte di Gesù costituì il momento del suo fallimento,
perché gli uomini lo avevano
respinto. V F
11. Per mezzo
della speranza cristiana siamo partecipi della vittoria di Gesù. V F
12. Per mezzo
della speranza, il cielo e la visione di Dio già ci appartengono. V F
13. La speranza
cristiana è come tutte le altre: non offre alcuna certezza. V F
14. Sperare
equivale a vedere Dio faccia a faccia. V F
15. Non essendo
visione, la speranza non può dare
origine alla gioia. V F
16.
La speranza è un dono di Dio che ci viene dato se lo
chiediamo e poi lo mettiamo in
azione.
V F
17. La
sofferenza mette la speranza alla prova. V F
17.
Secondo la speranza cristiana, non dovremmo mai chiedere
che ci venga tolta la
sofferenza.
V F
19. Per il
cristiano ogni sofferenza è partecipazione alle sofferenze di Cristo. V F
20. Per il
cristiano, vivere significa abitare in una
tenda e morire è tornare a casa. V F
21. La speranza
non è può essere sperimentata in questa vita. V F
22. La speranza
è un sostituto per la forza ed il benessere. V F
23. La speranza
può darci sin d'ora una gioia talmente gloriosa da risultare
indescrivibile. V F
Il
materiale contenuto in questo libro può essere usato sia da singoli individui
sia nei gruppi. Tuttavia il suo valore, sia dal punto di vista spirituale sia
istruttivo, viene di solito intensificato quando è usato nei gruppi, i cui
membri cresceranno insieme nella fede e nell'amore:
a) mediante l'ascolto della parola di Dio,
b) condividendo tra loro l'esperienza che ne fanno,
c) incoraggiandosi a vicenda,
d) pregando insieme.
PER INIZIARE UN GRUPPO
Ogni cattolico dovrebbe essere in
grado di farlo, e la persona che si sia già impegnata a studiare questo libro è
adattissima ad iniziare un gruppo. Questo tipo di iniziativa costituisce una
splendida testimonianza cristiana.
Trovate degli amici che desiderino
discutere il libro con voi. Per iniziare un gruppetto privato va bene qualsiasi
cifra da due a dieci. Decidete il giorno, l'ora e il luogo dove potervi
incontrare una sera la settimana per dieci settimane. Potete cambiare il luogo
ogni settimana, se lo desiderate, andando cioè a turno nelle case dei
partecipanti.
Il primo incontro sarà dedicato a
una preparazione generale. Nominate una persona diversa dal leader che si
assuma le mansioni di tesoriere e di far osservare gli orari. Quest'ultima
funzione è più importante di quanto possa sembrare. Se il gruppo dovrà avere
successo, avete bisogno di un'ora ben definita per iniziare e, ancor più
importante, per finire. Il compito principale di chi ha questo incarico è
quello di dire: "É il momento di iniziare" e, "É il momento di
finire," e insistere in proposito. In questo incontro preliminare il
gruppo deciderà la durata dell'incontro settimanale. Raccomandiamo un'ora e
mezzo, e magari dieci minuti extra per prendere un caffè quando tutto è finito.
Il cassiere si incaricherà di raccogliere il denaro corrispondente al costo dei
libri.
La
guida dovrà spiegare quanto sia essenziale che ognuno studi a fondo il contenuto
di ciascun capitolo prima degli incontri. Quel capitolo particolare costituirà
la base delle letture per la preparazione dell'incontro settimanale nel quale
si pregherà su quell'argomento, che nel gruppo verrà discusso e assimilato, ma
non letto. Anche la revisione che si trova alla fine del capitolo dovrebbe
esser fatta a casa.
Se non avete mai avuto occasione di
guidare un gruppo, i passi indicati qui di seguito potranno esservi d’aiuto. I
tempi suggeriti per ciascun passo sono adatti ad un gruppo che giunga fino a
circa dieci membri.
(1) -
Preghiere di apertura (5 minuti)
(2) -
Il messaggio personale di Dio
(10 minuti)
(3) -
La revisione
(40 minuti)
(4) -
Punti di discussione (20 minuti)
(5) -
Testimonianze personali
(10 minuti)
(6) -
Preghiera di chiusura (5 minuti)
(1)
- PREGHIERE
DI APERTURA
Ciascun
incontro dovrebbe iniziare con la preghiera partecipata. Cercate di fare
spontaneamente questo tipo di preghiera. Ognuno potrebbe fare una preghiera
breve, terminando con: "Ascoltaci, Signore," proprio come si fa alla
Preghiera dei Fedeli durante la Messa. All'inizio questa pratica potrà restare
difficile ad alcuni, ma con la perseveranza si produrrà nel gruppo un
grandissimo effetto liberante ed unificante insieme.
(2) - IL MESSAGGIO PERSONALE DI DIO
Ciascun
membro del gruppo spiegherà agli altri in poche parole (per un minuto) quale
ritiene sia stato il messaggio principale che Dio gli ha comunicato attraverso
lo studio di quel capitolo. A questo punto non si deve discutere: ognuno dice
quello che sente e gli altri ascolteranno e mediteranno.
(3) - LA REVISIONE
Il leader del gruppo leggerà una ad
una le dichiarazioni elencate nella revisione. A turno, gli altri esprimeranno
la loro opinione in proposito (dicendo se è vero o falso) ed esporranno
il motivo dell'opinione espressa. Poi la guida prosegue con la dichiarazione
successiva, e così fino all'ultima. Per ciascuna dichiarazione si dovrebbero
impiegare in media da uno a due minuti. Alcuni punti sono più adatti al dialogo
di altri. Sentitevi liberi di sorvolare velocemente su alcuni e di soffermarvi
su altri. Il leader potrà usare la chiave della revisione che si trova in fondo
al libro quale aiuto per questa parte dell'incontro.
(4) - I PUNTI DI DISCUSSIONE
Questi vanno affrontati uno per
volta, e ciascun membro potrà esprimere candidamente quanto ha da dire in
proposito. Alcuni gruppi potranno aggiungere un'altra mezz'ora all'incontro
settimanale e impiegarla qui. Altri possono risparmiare tempo su altri punti a
vantaggio di questi. Altri ancora potranno perfino arrivare a voler dedicare
due incontri a ciascun capitolo.
(5) -LE TESTIMONIANZE PERSONALI
Quindici minuti prima del termine
dell'incontro chi ha l'incarico di far osservare gli orari ricorderà al gruppo
che è il momento delle testimonianze
personali. Ciò significa che ognuno impiegherà un minuto circa per dire con
semplicità ciò che, come cristiano, si sente chiamato a fare in risposta al
contenuto del capitolo, della preghiera e della discussione che ne sono
derivati. Talvolta sarà semplicemente la richiesta di sostegno, nella preghiera
da parte degli altri, per qualche impegno particolare; oppure potrà essere la
scoperta di una nuova opportunità per dare testimonianza cristiana; o ancora,
potrà trattarsi della dichiarazione di una risoluzione che si è presa.
(6)
- PREGHIERE
DI CHIUSURA
Dovrebbero essere del tutto
spontanee, semplici, e provenire dal profondo del cuore, e ognuno a turno potrà
dire poche parole rivolte a Dio, in profonda umiltà e con fede nella grande
potenza della preghiera. Alcuni potrebbero decidere di cantare insieme un inno.
- LO SPIRITO
SANTO NOSTRA SPERANZA - Joseph Card. Suenens - Edizioni Paoline
- IL
RINNOVAMENTO CARISMATICO NELLA CHIESA CATTOLICA - P. Réné Laurentin -
Queriniana
- L'ORA
DELLO SPIRITO SANTO - Don Serafino Falvo - Edizioni Paoline
-
IL CRISTIANO NATO DI NUOVO - Albert H. Boudreau -
Edizioni Dehoniane
-
LO SPIRITO CI RIVELA GESÚ - Serafino Falvo - Ed. Paoline
-
ABBIAMO VISTO LA SUA GLORIA - P. Raniero Cantalamessa -
Ed. Ancora
-
CARISMI E RINNOVAMENTO CARISMATICO - P. Francis A.
Sullivan - Ed. Ancora
-
LA GUARIGIONE INTERIORE - P. Michael Scanlan - Ed.
Dehoniane
-
IL RISVEGLIO DEI CARISMI - Serafino Falvo - Ed. Paoline
-
LA PROFEZIA - Bruce Yokum - Ed. Ancora
-
LEGGERE LA SCRITTURA COME PAROLA DI DIO - P. George
Martin - Ed. O.R. - Milano
-
CRISTO GESÚ È VIVO - P. Emiliano Tardif - Ed. Dehoniane
(di P. Tardif ne esiste un'intera serie).