RINNOVAMENTO DELLA FEDE

Dei Revv. Thomas White e Desmond O'Donnell, O.M.I.

Capitolo Secondo

 

O R I E N T A R S I    V E R S O    D I O

 

 

(1)          L'accettazione piena e totale di Gesù nella nostra vita comporta un cambiamento radicale, e

non è certo detto che una persona battezzata, che afferma di essere cristiana e che agisce cristianamente abbia fatto davvero quel cambiamento. In italiano le parole "conversione" e "pentimento" sono usate per indicare due aspetti di quel cambiamento profondo, essenziale se desideriamo essere veri cristiani. In questo capitolo ci proponiamo di arrivare a capire pienamente cosa significhi, nella pratica, accettare il pentimento e la conversione per poi concretizzarli nella nostra vita.

 

 

Se non cambierete…

 

(2)          Quando a Gesù venne rivolta l'importante domanda: "Chi è il più grande nel regno dei cieli?" (tra

chi ha accettato Dio alle Sue condizioni), leggiamo la risposta:

 

"Allora Gesù chiamò a Sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete (cambierete) e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." (Mt 18,2-3)

 

 

(3)          La parola greca che traduciamo con "conversione", in questo brano significa "girare qualcosa

nella direzione opposta", invertire il percorso di un cavallo, o di un esercito. La si usava per indicare quando il lottatore riusciva a rivoltare l'altro nel senso opposto, nell'altra direzione. Se ora vogliamo considerare il modo in cui il nostro Signore ci ha dato questa parola, il significato risulta chiaro: "a meno che un uomo non riconosca che la direzione della sua vita è sbagliata e non faccia una vigorosa inversione di marcia, non entrerà mai nel regno dei cieli. L'incontro con Gesù implica questo.

 

 

(4)          Ci siamo mai convertiti in questo modo? abbiamo mai fatto un cambiamento tanto radicale? Ci

siamo mai orientati completamente verso Gesù? Forse alcuni di noi hanno pensato di poter seguire Gesù in maniera soddisfacente credendo solo ad alcune verità e limitandosi a compiere alcune buone azioni. Ma seguire Gesù, se richiede anche quelle cose, in realtà richiede molto di più: esige un cambiamento profondo, un'inversione radicale di rotta, una dedizione totale della nostra vita a Lui.

 

 

...e diventerete come bambini

 

(5)          Il risultato del cambiamento sarà che diventeremo come bambini. Svilupperemo in noi la

semplicità e la libertà di un bimbo sicuro. Il bimbo sicuro è avvolto dall'esperienza dell'amore dei genitori e da questa è controllato, mentre sperimenta il proprio amore per loro. Tutto il resto ha un'importanza secondaria e viene dopo, proprio grazie a questa esperienza di base.

 

Se una volta abbiamo deciso di orientare profondamente la nostra vita verso Gesù (la nuova conversione da adulti) e di continuare in quella direzione, anche noi diventeremo "come bambini" sicuri, che non nascondono niente perché non hanno niente da nascondere. Ci saremo orientati verso un'unica direzione e cammineremo sicuri verso di essa: avremo fatto il cambiamento radicale e profondo richiesto da Gesù a tutti i suoi seguaci: "...se non cambierete..."

 

Ma questo non è poi così facile, perché implica una resa totale alla volontà di Dio. Allora non cercheremo più di far rientrare  Dio nei nostri schemi e nelle nostre idee; saremo invece noi a cercare di adattarci alle Sue.

 

 

(6)     Una preghiera:

 

          Signore Gesù, senza di Te io non posso far nulla,

          ma col Tuo potere posso fare tutto.

          Dammi ora la potenza della Tua grazia, perché io possa

          allontanarmi completamente da tutto ciò che si oppone

          alla volontà del Padre mio adorabile. Insegnami come fare

          per dedicare a Te tutta la mia vita.

 

 

Dovete convertirvi a Dio

 

(6)          Quando Pietro e Giovanni operarono un miracolo per mezzo della potenza di Gesù ed uno zoppo

si mise a camminare, leggiamo che : "tutto il popolo fuor di sé per lo stupore accorse verso di loro". Pietro allora colse l'occasione per dire loro cosa avrebbero dovuto fare:

 

"Pentitevi dunque e cambiate vita (convertitevi, orientatevi verso Dio)" (Atti 3,19)

 

Più avanti in questo capitolo esamineremo la parola "pentirsi"; ma qui ci proponiamo di meditare, in atteggiamento di profonda preghiera, sull'espressione: "convertirsi a Dio" o "orientarsi verso Dio".

 

 

(8)     Negli scritti di S. Luca (l'autore degli Atti), la parola "conversione" significa "rivolgersi,

orientarsi" verso la persona annunciata come Signore. Non è mai un invito a orientarsi verso la Chiesa, la fede, e neppure verso il battesimo. Il Signore è l'unico al quale ci possiamo convertire.

 

S. Luca presenta la conversione come qualcosa da attuarsi in piena libertà; non è mai una cosa che ci viene imposta. La conversione è un'offerta libera, personale e radicale che l'uomo fa a Dio di tutto il proprio essere. Lo avete mai fatto? O forse, sin dalla fanciullezza ve la siete cavata senza preoccuparvi troppo, limitandovi a fare qualcosa di cristiano? Vi siete mai dati completamente a Gesù?

 

 

E rinunciare a tutto

 

(9)     Il significato di questo "orientarsi verso Dio" o conversione, risulta chiarissimo se ascoltiamo le

parole che Gesù ha rivolto a tutti i suoi seguaci:

 

"Poi, a tutti, diceva: 'Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e Mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per Me, la salverà." (Lc 9, 23-24)

 

Niente è più radicale che rinnegare se stessi; ma è proprio questo che la conversione a Gesù richiede: niente di meno. A ognuno di noi è richiesto di perdere la vita per amore di Gesù. Ciò non implica necessariamente la morte fisica, ma richiede un abbandono senza riserve a Gesù e alla guida del Suo Spirito Santo, proprio allo stesso modo in cui un bambino sicuro si comporta verso i genitori che lo amano e che egli ama. Ognuno di noi deve chiedersi se ha mai accettato Gesù completamente, alle Sue condizioni, senza alcuna riserva. Lo abbiamo fatto mai? Perché è proprio questa la parte centrale del significato di "orientarsi verso Dio" o "convertirsi".

 

 

(10)   Talvolta convertirsi a Dio può richiedere una decisione dolorosa:

 

"Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi, in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre..." (Lc 12,51-52)

 

 

Con Gesù o contro di Lui?

 

(11)      A differenza degli altri capi civili o religiosi, Gesù non accetta amicizie marginali. In fondo al

cuore ognuno deve aver preso una decisione per Lui o contro di Lui. Può darsi che qualche volta non riusciamo a vivere all'altezza di quella decisione a causa del peccato, ma dobbiamo prenderla al livello più profondo della nostra personalità:

 

"Chi non è con Me è contro di Me; e chi non raccoglie con Me, disperde." (Lc 11,23)

 

 

(12)      Allora non possiamo passare tutta la vita a pensare a Gesù, a interrogarci su quanto ha affermato, a discutere le Sue domande, a fare dispute sulla Sua esistenza. Egli non si limita a chiedere il nostro interesse, né ci chiede solo di essere ammirato, o di studiare la Sua vita; Egli esige una decisione da parte nostra a proposito di quanto afferma sulla conversione a Lui come Persona vera, reale, che vive e ama. Non possiamo permetterci una risposta debole o vacillante; deve essere un fuoco che brucia dentro di noi:

 

"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49)

 

 

La conversione ogni giorno

 

(13)      Spesso usiamo la parola "conversione" per riferirci a qualcosa che è avvenuto una volta nel

passato. Ma Gesù ha detto che la conversione deve continuare "ogni giorno" (Lc 9,23). L'amicizia vera cresce sempre; l'amore vero si rinnova di continuo. Una relazione autentica cambia ogni giorno, via via che gradualmente si muore al proprio egoismo e si vive di più per l'altro. Lo stesso accade per la conversione cristiana: essa cresce, è dinamica e sempre diversa, perché si approfondisce ogni giorno mentre riscopriamo di continuo quanto sia amabile Gesù.

 

(14)      Al momento della conversione da adulti la nostra vita si orienta verso Dio, ma poi deve restare

avvinta a Lui in maniera permanente. Dobbiamo fare spesso delle letture  per verificare se continuiamo a muoverci nella direzione scelta, se ci spostiamo verso di Lui ogni giorno ad un ritmo più ardente.  Proprio come la vita del corpo si ferma se il cuore cessa di battere, anche la fede muore se si interrompe questa dinamica interiore di conversione.

 

 

Il pentimento

 

(15)      Sarebbe strano voltare il viso verso una nuova direzione e poi restare immobili. Di solito si

comincia a camminare in quella nuova direzione. La vera conversione ci fa incamminare sulla via del Signore ed inizia una passeggiata con Gesù che durerà tutta la vita e che ci porterà a Dio, nostro Padre. Ciò significa stare lontani dal peccato, e proprio questo è il pentimento. Nessun cattolico nega la necessità di riconoscere il proprio stato di peccato, ma forse qualcuno ha considerato il sacramento della penitenza come qualcosa che ci toglie dallo stato di peccato. Talvolta possiamo aver dimenticato che la colpevolezza è il nostro stato permanente davanti a Dio e che di conseguenza dobbiamo essere in uno stato di pentimento permanente davanti a Lui.

 

 

(16)      Ogni rinnovamento profondo della vita cristiana deve partire da un rinnovamento del pentimento.

Ciò significa la riscoperta dello stato di colpa in cui siamo nati. Solo allora potremo apprezzare pienamente la misericordia continua che Dio ci offre tramite Gesù, morto per i nostri peccati.

 

 

(17)   S. Marco prese nota delle prime parole rivolteci da Gesù all'inizio del Suo ministero : 

 

"Pentitevi (metanoneô) e credete al vangelo" (Mc 1,15)

 

Noi che vogliamo seguire Gesù dobbiamo capire ed accettare questo richiamo al pentimento e accoglierlo in maniera permanente nella nostra vita.

La Chiesa primitiva aveva risposto così a questo comando:

 

          "E partiti, predicavano che la gente si pentisse." (Mc 6,12)

 

Nel corso dei secoli la Chiesa non ha mai dimenticato di predicare il pentimento, e per potersi considerare cristiani è essenziale la risposta a questo richiamo.

 

 

L'esempio di Maria

 

(18)Maria è stata concepita senza peccato non perché avesse dei meriti personali, né perché

non avesse bisogno di redenzione. No, la sua immacolata concezione è dovuta alla misericordia di Dio e fu possibile grazie alla prevista morte redentiva di Gesù. Ella non aveva bisogno di pentirsi di peccati personali, ma col suo amore contrito riconobbe la misericordia di Dio.

 

"Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva." (Lc 1,47)

 

 

(19)      L'amore che ha per noi l'ha spinta ad esortarci a una preghiera e a una penitenza continua e a dire, dopo la meditazione di ciascun mistero di suo Figlio:

 

"O Gesù, perdona le nostre colpe, salvaci dal fuoco dell'inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia."

 

 

Ricordiamo i nostri peccati

 

(20)      Spesso all'inizio della Messa diciamo: "Riconosciamo i nostri peccati." Questo non è certo un

invito a rivangare in tutti i loro cupi dettagli i peccati del passato, né si vuol mettere continuamente in dubbio la validità delle confessioni precedenti. Ma abbiamo peccato, e dobbiamo provarne dispiacere. Sappiamo che se abbiamo confessato i peccati siamo anche stati perdonati, e questo senza riserve né risentimenti: il nostro Padre celeste ci vuole perdonare più di quanto noi vogliamo essere perdonati. Ecco come ci vede e in che modo Si comporta con noi quando abbiamo peccato e ne siamo dispiaciuti:

 

"Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò... il padre disse: 'Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato." (Lc 15,20-24)

 

É questa la reazione di Dio quando ci avviciniamo al sacramento della Sua misericordia. I peccati, una volta che ci siamo pentiti, glorificano Dio perché ci aiutano a riconoscere la Sua misericordia infinita.

 

 

Lo stato di colpa é più del peccato

 

(21)      Il peccato è qualcosa di assai più ampio e profondo del solito elenco che possiamo trovare nei

libri di preghiera. Questo non per colpa di chi ha scritto quei libri, ma perché il concetto di peccato è estremamente ampio e la parola include tanti significati. Ogni volta che manchiamo di rispondere a Dio in maniera generosa e completa, in ogni circostanza della vita, commettiamo un peccato. Nella misura in cui io non sono "completamente" santo, ecco, proprio in quella misura sono peccatore. Gesù ci dice:

 

"Così anche voi, quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo dei servi inutili. Abbiamo fatto tutto quanto dovevamo fare." (Lc 17,9)

 

E Dio ha messo queste parole sulle labbra del salmista del Vecchio Testamento:

 

"Signore, (Yahweh,[1])ascolta la mia preghiera,

porgi l'orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele,

e per la Tua giustizia rispondimi.

Non chiamare a giudizio (non mettere alla prova) il Tuo servo:

nessun vivente davanti a Te è giusto." (Sal 143, 1-3)

 

(22)      É chiaro quindi che il nostro pentimento deve essere molto più ampio e profondo di quello che si

riferisce ai soli peccati effettivamente commessi. Nella preghiera che tutti recitiamo affermiamo di aver peccato non solo in ciò che abbiamo fatto, ma anche nelle "omissioni", cioè nelle cose che abbiamo mancato di fare. Il nostro cuore non può mai essere pienamente soddisfatto del modo in cui serve Dio: in realtà siamo peccatori per sempre, bisognosi sempre di pentimento quando tendiamo di continuo la mano per ricevere la misericordia del Signore in Gesù Cristo nostro Salvatore.

 

(23)      Ed è questo, alla radice, il dolore che avvertiamo quando riconosciamo di non aver risposto a

quel Dio - che ci ha tanto amati da "darci il Suo Figlio unigenito" (Gv 3,16) - con l'amore di tutto il nostro cuore, la nostra anima, la nostra mente e di tutte le nostre forze. La risposta che riusciamo a darGli nell'amore è sempre di gran lunga inferiore a quello che ha fatto per noi, e di questo dobbiamo continuamente pentirci.

 

 

Siamo peccatori redenti

 

(24)      "Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato ...(e) per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori..." (Rm 5,12; 19)

 

Per il solo fatto di appartenere alla razza umana noi tutti, di fatto, abbiamo approvato Adamo nel suo rifiuto di Dio, confermando tale approvazione col peccato personale.

Ne deriva quindi che nella profondità del nostro essere siamo tutti inesorabilmente e irrimediabilmente in stato di peccato. Per questo Paolo ha potuto scrivere:

 

"Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene." (Rm 7.18)

 

oppure, secondo una traduzione diversa:

 

"In me, cioè nel mio essere naturale, non vi è alcun principio di bene."

 

Ovviamente siamo felici del fatto che, grazie all'amore di Dio e alla nostra fede, ora noi siamo redenti, ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro bisogno di redenzione è continuo e che viene soddisfatto dalla "grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo."

 

 

Potenza nella battaglia contro il peccato

 

(25)      Lo stato di colpevolezza si manifesta nella nostra vita proprio allo stesso modo in cui si

manifestò nella vita di S. Paolo: in una lotta contro le nostre migliori intenzioni:

 

"Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio... non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me... Sono uno sventurato!" (Rm 7, 15; 24)

 

E prosegue:

 

"Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!" (Rm 7, 24-25)

 

Quando accettiamo il fatto di essere peccatori e di aver bisogno della potenza redentrice di Gesù in ogni istante della nostra vita, rendiamo a Dio un grande onore. Egli ha detto:

 

"Ti basta la mia grazia:

la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza." (2 Cor 12,9)

 

 

Farisei o Pubblicani?

 

(26)      Vi siete mai ritrovati a stilare un elenco delle cose buone che fate per Dio, e cioè quanto siete

onesti, generosi, gentili, puri e sinceri? Forse lo avete ringraziato per queste vostre qualità e a quel punto avete smesso di pregare. Magari poi, a volte si siete sorpresi a condannare  qualcuno che all'apparenza non dimostrava queste stesse virtù, sbagliando, perché nessuno può mai presumere di essere più accetto di un altro agli occhi di Dio. Egli, infatti, guarda le nostre azioni, ma va anche assai oltre: ci scruta nel cuore e lo conosce perfettamente.

 

Un pensiero da meditare: Cercate di scoprire quali erano i motivi nascosti nel cuore dei due protagonisti di questa storia, che indussero Gesù a prendere la decisione che prese.

 

 

(27)      "Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri: 'Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, Ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.'" (Lc 18,9-14)

 

 

(28)   Il fariseo non mentiva: infatti aveva molte buone azioni a suo credito. Né l'altro stava fingendo una falsa umiltà: pareva credesse davvero a quanto diceva, cioè di essere un peccatore. Il motivo della decisione  di Dio non poteva quindi risiedere nel loro comportamento; doveva essere ricercata nel loro cuore. Un cuore era contrito, umile; ma non l'altro. Il fariseo, sebbene facesse delle cose buone e giuste, aveva dimenticato il proprio stato di colpevolezza, il bisogno che aveva della misericordia continua di Dio. Il pubblicano invece non lo aveva dimenticato: "O Dio, abbi pietà di me peccatore."

E proprio questa deve essere la preghiera costante di ogni cristiano veramente sincero. Deve provenire da un cuore contrito, che riconosce di essere inerme senza l'opera salvifica di Gesù. Questo è particolarmente vero quando non ci rendiamo conto di nessun peccato specifico e quando riteniamo di aver fatto tutto quello che Dio ci ha detto di fare. É proprio allora che il rischio è maggiore, che il vero pentimento del cuore ci può abbandonare.

 

 

Riconoscere la misericordia di Dio

 

(29)Questa disposizione del cuore al pentimento glorifica Dio perché in quel modo

riconosciamo che Gesù è il nostro misericordioso Salvatore e Redentore; con il cuore, allora, cantiamo di continuo le lodi del Signore. Ogni volta che riconosco il mio stato di peccato, riconosco il mio bisogno di essere salvato, il mio bisogno di redenzione, il mio bisogno continuo dell'opera salvifica di Gesù e in questo modo rendo gloria alla premurosa amabilità di Dio.

Allora anche la preghiera eucaristica avrà per me un significato tanto più profondo:

 

"E quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la Tua amicizia, Tu non l'hai abbandonato al potere della morte, ma hai aiutato tutti gli uomini a cercarTi e a trovarTi. Molte volte hai offerto agli uomini la Tua alleanza, e per mezzo dei profeti hai insegnato a sperare nella salvezza. Padre Santo, hai tanto amato il mondo da mandare a noi, nella pienezza dei tempi, il Tuo unico Figlio come Salvatore." (Preghiera Eucaristica n.4)

 

 

Siete virtuosi?

 

(30)Coloro che riconoscono in Gesù il Signore, Dio stesso, troverebbero impossibile vivere

senza esser stati chiamati da Lui.

 

"Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori." (Mc 2,17)

 

In questa citazione Egli pone la prima condizione per essere chiamati da Lui: che riconosciamo, cioè, di essere dei peccatori e che non ci riteniamo giusti e virtuosi. Non è facile rinunciare a enumerare di quando in quando le proprie virtù, ritenendo allo stesso tempo di averle in qualche modo raggiunte solo grazie a sforzi personali. Essere virtuosi, essere 'giusti', è cosa ammirevole; ma se attribuiamo a noi stessi queste qualità, ci escludiamo dal gruppo di coloro che sono chiamati da Gesù. Ci mettiamo invece tra quelli che "si vantano di essere pieni di virtù." Gesù è venuto a chiamare solo chi si riconosce peccatore, solo chi si pente. In un punto della Scrittura leggiamo che Gesù,

 

"si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite (avevano rifiutato di pentirsi)" (Mt 11,20)

 

E S. Giovanni così si rivolge a tutti i cristiani:

 

"Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi (rifiutiamo di ammettere la verità)" (1 Gv 1,8)

 

Se non arriviamo ad ammettere sia i nostri peccati sia il nostro stato di colpa, non potremo essere tra i chiamati di Gesù.

 

 

Cosa il pentimento "non é"

 

(31) (1)            Il pentimento non è ansietà permanente: questa è una sensazione di colpa immotivata, come quando una persona può ossessionarsi al pensiero di avere dei germi sulle mani e quindi deve lavarsele di continuo. Questo tipo di colpa è accompagnato da uno stato di ansietà quasi permanente, che non può essere cristiano perché prettamente egoistico. Lo si può allontanare per mezzo della preghiera, della sincera ammissione del peccato e del pentimento del proprio stato di colpevolezza; talvolta, per risolvere il caso, può anche essere necessario il consiglio professionale di specialisti cristiani.

 

(32) (2)            Il pentimento non è l'insoddisfazione delle proprie debolezze: anche questo atteggiamento è fondamentalmente egoistico, perché non è indirizzato a Dio né manifesta il vero dolore per il peccato commesso, nel senso cristiano.

 

(33) (3)            Il pentimento non è solo esser certi di essere peccatori: ciò risulta evidente dall'esperienza della mia vita. Posso anche sapere di essere un peccatore, ma se questo non mi porta al dolore sincero per il peccato, è un dolore che risiede solo nella testa, non nel cuore.

 

(34) (4)            Il pentimento non consiste solo nel fare atti di penitenza: Gli atti penitenziali sono importanti, ma anche i farisei digiunavano, pregavano e svolgevano molte cerimonie di purificazione, eppure non si pentirono mai. Ricordiamo cosa disse Gesù:

 

"Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli." (Mt 5,20)

 

(35) (5)            Il pentimento non è solo il disagio di aver trasgredito una legge: questo è un senso di colpa legalistico e può andar bene quanto basta, ma la colpa cristiana consiste nella consapevolezza di aver mancato verso un amico, Dio. Va molto oltre la legge, la cui trasgressione può portare al dispiacere e alla punizione, ma non necessariamente al pentimento cristiano.

 

(36) (6)            Il pentimento non consiste nel continuare a ricordare i peccati passati: Il fatto di riconoscersi peccatori non implica certo la necessità di continuare a ripensare ai peccati del passato di cui già ci siamo pentiti. Il fatto di aver offeso Dio non significa che dobbiamo ricordare nei dettagli i peccati del passato, cosa questa che potrebbe indurci in ulteriori tentazioni.

 

(37) (7)            Il pentimento non consiste nel recarsi spesso al sacramento della penitenza: Questa è un'ottima pratica, purché la si svolga alle condizioni che esporremo in seguito. Tuttavia, essa potrebbe anche essere motivata da uno dei tipi di colpa citati qui sopra, anziché dal desiderio sincero di incontrare Gesù e di esprimerGli il nostro personale rincrescimento per il peccato e il nostro bisogno della Sua misericordia.

 

Nessuna di queste manifestazioni è il pentimento che porta alla vita.

 

 

I frutti del vero pentimento

 

(38)      Il vero atteggiamento penitente del cuore condurrà alla confessione del peccato:

 

"Ti ho manifestato il mio peccato,

non ho tenuto nascosto il mio errore.

Ho detto: 'Confesserò al Signore le mie colpe'

e Tu hai rimesso la malizia del mio peccato.

(hai perdonato il mio peccato)." (Sal 32,5)

 

La confessione regolare è una espressione importante del vero pentimento.

 

Inoltre, l'atteggiamento del pentimento autentico produce la volontà di abbandonare il peccato.

 

Il Libro dei Proverbi ci dice:

 

"Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo; chi le confessa e cessa di farle troverà indulgenza."(Prv 28,13)

 

e Giovanni Battista ha affermato:

 

"Fate dunque frutti degni di conversione (pentimento)" (Mt 3,8)

 

 

(39)      L'atteggiamento di un cuore veramente pentito si serve della potenza del Cristo risorto, contro il

peccato.

 

Questo e nient'altro potrà aiutarci a vincere il peccato: non le buone intenzioni, la forza di volontà e neppure i frequenti esami di coscienza. La vittoria è solo il frutto di una dipendenza continua dalla potenza di Dio. Nel corso della sua vita cristiana impegnata S. Paolo ha affermato:

 

"...perché io possa conoscere Lui, la potenza della Sua risurrezione, la partecipazione alle Sue sofferenze, diventandoGli conforme nella morte," (Fil 3,10)

 

Tutti possiamo riprodurre il modello della morte di Cristo nella nostra vita richiamandoci alla potenza della Sua risurrezione nella lotta contro il peccato. Nel farlo, non facciamo altro che partecipare alla già avvenuta vittoria di Cristo.

 

 

Il pentimento é un dono di Dio

 

(40)      Il pentimento non può essere prodotto attraverso lo sforzo umano: è una grazia, un dono di

Dio:

 

"Dio ha concesso che si pentano (metanoia = pentimento) perché abbiano la vita." (Atti 11,18)

 

Lui solo può concedere il pentimento; e lo farà sempre se glielo chiederemo con fede. Se ci manca un forte senso del peccato, ossia se ne abbiamo solo una consapevolezza debole, dovremmo pregare spesso per ricevere questa importante grazia.

 

 

Il sacramento del pentimento

 

(41)   In passato vi erano maestri e predicatori che tendevano ad accentuare la necessità di confessare

dettagliatamente i peccati. Questo talvolta ha ridotto l'enfasi sull'aspetto più importante del sacramento: il dolore sincero per quei peccati.

 

Tale spostamento d'accento, dall'elemento più importante del sacramento a quello meno importante, tendeva a ridurre il sacramento stesso ad una specie di "lavaggio spirituale a secco," e forse proprio per questo motivo molta gente trova che la confessione non porta loro il frutto che dovrebbe, e così finisce per smettere di praticarla con regolarità.

 

 

(41)      Una onesta revisione del nostro atteggiamento verso questo sacramento potrà essere di aiuto a

ciascuno di noi. Solo quando, per grazia di Dio, avremo accettato pienamente il nostro stato di colpevolezza ed avremo prodotto, nel profondo del cuore, l'atteggiamento del pentimento cristiano autentico, solo allora saremo in grado di apprezzare il sacramento del perdono di Dio e della Sua pace. E dobbiamo prepararci ad esso ogni volta, chiedendo un pentimento profondo.

 

 

(42)      Nel piano di Dio questo sacramento vuole essere, in primo luogo, come un incontro tra amici. È

l'incontro tra Cristo e il cristiano: Cristo è presente non solo come amico, ma anche come Dio e Salvatore che perdona; Il cristiano invece come l'amico pentito, che presenta il proprio amore contrito. I peccati sono addirittura secondari e la loro confessione rappresenta il segno del pentimento del cristiano proprio come la stretta di mano può rappresentare il segno di voler rinnovare un'amicizia interrotta o indebolita. Cristo a Sua volta offre il segno sicuro del perdono nelle parole del sacerdote che dà l'assoluzione.

 

 

(43)      La nostra confessione dei peccati, quindi, deve essere profonda e non superficiale. Non la si può

fare sulla base di un elenco tratto da un libretto, o compilato quando eravamo ragazzi ai tempi della scuola. "Benedicimi, Padre, perché sono un peccatore," sarebbe già un miglior inizio di: "Benedicimi, Padre, perché ho peccato," perché si avvicina di più alla verità. La confessione, poi, dovrebbe essere un esame tranquillo, non affrettato, di come abbiamo servito o abbiamo mancato di servire Dio in quel periodo. Potrebbe esser fatta vantaggiosamente in forma di colloquio con Dio, aiutati dal sacerdote, perché per fede vediamo Gesù davanti a lui.

Quindi la confessione esprime il pentimento, ma costituisce anche uno dei mezzi migliori per rinnovare la nostra profonda conversione al Signore.

 

 

"Signore, abbi pietà di me, peccatore"

 

(45)   È questa la preghiera cristiana ideale per il pentimento. Provate a ripeterla ora, lentamente:

 

"Pietà di me, o Dio, secondo la Tua misericordia;

nella Tua grande bontà cancella il mio peccato.

Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato.

 

Riconosco la mia colpa,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di Te, contro Te solo ho peccato,

quello che è male ai Tuoi occhi, io l'ho fatto;

perciò sei giusto quando parli,

retto nel Tuo giudizio.

 

Ecco, nella colpa sono stato generato,

nel peccato mi ha concepito mia madre.

Ma Tu vuoi la sincerità del cuore

e nell'intimo mi insegni la sapienza.

 

Purificami con issopo e sarò mondo;

lavami, e sarò più bianco della neve.

Fammi sentire gioia e letizia,

esulteranno le ossa che hai spezzato.

 

Distogli lo sguardo dai miei peccati,

cancella tutte le mie colpe.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

Non respingermi dalla Tua presenza

e non privarmi del Tuo santo Spirito.

Rendimi la gioia di essere salvato,

sostieni in me un animo generoso.

 

Insegnerò agli erranti le Tue vie

e i peccatori a Te ritorneranno.

Liberami dal sangue (dalla morte), Dio, Dio mia salvezza,

la mia lingua esalterà la Tua giustizia.

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la Tua lode;

poiché non gradisci il sacrificio

e, se offro olocausti, non li accetti.

Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,

un cuore affranto e umiliato, Dio, Tu non disprezzi.

 

Nel Tuo amore fa’ grazia a Sion,

rialza le mura di Gerusalemme.

Allora gradirai i sacrifici prescritti,

l'olocausto e l'intera oblazione,

allora immoleranno vittime sopra il Tuo altare." (Sal 51)

 

Quando recitate questo Salmo in atteggiamento di preghiera, chiedete a Dio di dare anche a voi il cuore

e l'atteggiamento che ispirarono il Re David a comporlo.

 

 

Punti di discussione

 

1.       Che cosa implica l'accettazione totale e completa di Gesù alle Sue condizioni?

 

2.       "Vi sono dei cattolici che sin da ragazzi hanno tirato avanti facendo 'azioni cristiane', ma senza darsi completamente a Gesù." Che ne pensate di questa affermazione?

 

3.       Mettete a confronto le prime parole pronunziate da Gesù nella Sua vita pubblica (Mc 1,15), e quelle della prima missione degli apostoli (Mc 6,12), con le istruzioni date da Pietro ai primi convertiti cristiani (Atti 2,38): qual è il pensiero comune a tutti e tre?

 

4.       Quali considerate siano i frutti del vero pentimento?

 

 

 

Revisione

 

1.       Ogni battezzato è pienamente cristiano.                                                                                 V     F

 

2.       Il fatto di diventare cristiani implica un cambiamento molto profondo.                                V     F

 

3.       I cristiani devono comportarsi come bambini.                                                                        V     F

 

4.       Il cuore dei cristiani deve essere simile a quello di un fanciullo.                                            V     F

 

5.       Se uno nasce in una famiglia cattolica, allora è cristiano.                                                       V     F

 

6.       La conversione è solo per chi non è cattolico.                                                                         V     F

 

7.       La conversione è qualcosa che gli altri fanno per te quando ti convertono.                            V     F

 

8.       Discutere sul cristianesimo ci rende dei cristiani migliori.                                                      V     F

 

9.       Discutere sulle affermazioni di Gesù rende migliori i cristiani.                                               V     F

 

10.     La conversione deve avvenire di continuo ogni giorno della nostra vita.                                V     F

 

11.     Le prime parole che Gesù disse in pubblico furono: "Amatevi gli uni gli altri."                     V     F

 

12.     I primi apostoli si misero in cammino per predicare il pentimento.                                         V     F

 

13.     Il cuore di Maria non era un cuore contrito.                                                                             V     F

 

14.            Ricordarsi spesso dei propri peccati è una buona idea.                                                            V     F

 

15.     Dio desidera perdonarci assai più di quanto  noi desideriamo essere perdonati.                      V    F

 

16.     Peccato e stato di colpa sono la stessa cosa.                                                                             V     F

 

17.     L'amore che abbiamo per Dio sarà sempre poco rispetto a quello che Egli ha per noi.           V     F

 

18.     Dio si interessa più allo stato del nostro cuore che alle nostre azioni.                                     V     F

 

19.     Se mi considero migliore di chiunque altro sbaglio sempre.                                                   V     F

 

20.     Provare un'ansia continua per i peccati del passato è vero pentimento.                                  V     F

 

21.            Pentimento significa limitarsi a riconoscere i propri peccati.                                                  V     F

 

22.     Il vero pentimento porta alla confessione sincera sia dei peccati sia dello stato di colpa.       V     F

 

23.     Posso ottenere il vero pentimento solo se lo chiedo nella preghiera.                                       V     F

 

24.     Il Sacramento della Penitenza è solo un modo per liberarci dai peccati.                                 V     F     

 

 



[1] Yahweh è la parola ebraica per Dio, e alla lettera significa "Egli è". Il nome di Dio rivelato a Mosè fu "Io Sono" (Es 3,14). Da allora in poi Israele si è riferito a Dio come Yahweh (cioè: "Egli è"), nome che esprimeva l'essere assoluto e invariabile di Dio in tutte le Sue perfezioni e la Sua potenza.