IL PENTIMENTO
Ern Baxter
"Pentimento è un cambiamento radicale della mente: significa passare da quanto avete creduto finora su ogni argomento, a ciò che Dio vi ha rivelato su quello stesso argomento."
Necessità di un fondamento solido
Prima di
discutere sul pentimento, è necessario sottolineare l'importanza di avere un fondamento solido nella
vita cristiana. La maggior parte dei problemi e degli impedimenti alla
crescita personale derivano dalla mancanza di fondamenta solide sin
dall'inizio.
Se
dovessimo porre alla gente questa domanda, probabilmente la maggior parte dei
credenti direbbe: "Io ho fondamenta solide!" Se tuttavia a quelle stesse
persone parliamo del pentimento, è incredibile scoprire come la maggior parte di
loro non sa niente al riguardo.
Ø
Chiunque li ha portati al
Signore, ha mancato di porre in loro un fondamento solido.
Una via facile per il cristianesimo?
Ora
vogliamo illustrare la scenetta, dolorosa e umoristica insieme, dell'esperienza
di una persona. Tempo fa, durante gli anni della Depressione, un uomo non
poteva permettersi molte spese, e tra queste l'otturazione dei denti. Quando
riuscì ad andare dal dentista, aveva molte otturazioni da fare e non essendo
troppo amante del dolore, nel cercare il dentista per il suo caso non esitò a
scegliere un certo medico che si faceva pubblicità facendosi chiamare:
"Dottor - Senza - Dolore." Gli fece 5 o 6 otturazioni, quasi senza
dolore, e lui ne fu felice. Ma sei mesi dopo i denti ricominciarono a dolere
più di prima, e i raggi X presso un altro dentista rivelarono la triste realtà:
il Dottor - Senza - Dolore aveva tolto la carie solo in superficie, otturando
in cima alla carie. "Ora," gli disse il nuovo dentista,
"soffrirai più dolore di quanto ne avresti sofferto al momento giusto.
Dobbiamo estrarre l'otturazione e trapanare non solo la carie che egli ha
lasciato, ma molto di più."
Da questa
esperienza possiamo imparare che se non prendiamo il dolore che è necessario
subire agli inizi, ne soffriremo molto di più in seguito. Se non fai uscire tutto il marcio all'inizio del cammino
cristiano, ma cerchi di ricoprirlo, un
giorno Dio dovrà estrarre tutta l'otturazione, la copertura, e
dovrà scavare a fondo per togliere ogni cosa. Credo sia molto meglio accogliere
il dolore necessario all'inizio del cammino. Questo si applica in particolare
al pentimento.
Relazione del pentimento col peccato - É impossibile parlare di pentimento senza parlare del
peccato. Pur essendo il peccato un
argomento completamente diverso, se parliamo del pentimento è indispensabile
affrontarlo, perché Gesù ha detto: "Io non sono venuto a salvare i
giusti (o quelli che si ritengono tali), ma i peccatori
(chi si riconosce peccatore) a convertirsi (cioè a cambiare
strada)" (Lc. 5,32).
Ø
"Pentimento delle opere morte" è la descrizione di questo fondamento cristiano.
Pentirsi delle "opere morte"
Le opere
morte procedono dalla separazione morale, e per ogni uomo che non sia in
Gesù, tutto ciò che fa, non importa quale forma prenda il peccato
nella sua vita, sono "opere morte".
Mi
chiederete cosa significhi: "Quale forma prenda il peccato"
Nell'epistola ai Romani Paolo parla di almeno tre tipi di peccatori:
1° - I grandi peccatori - La
maggior parte della gente tende a considerarli i soli "veri"
peccatori: omosessuali, idolatri, persone immorali. Tutto il groviglio
sensuale e sordido delle relazioni umane improprie che trova espressione negli
appetiti carnali, per molti costituisce il peccato.
2° - I
peccatori intellettuali e filosofici (che non "commettono,"
ma "giudicano e condannano") - Nel secondo capitolo di Romani,
Paolo prosegue il discorso dicendo:
"Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o
uomo che giudichi; perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso;
infatti tu che giudichi, fai le stesse cose" (Rm. 2,1).
Quanti poi
si vantano: "Io non scendo a quel tipo di comportamento umano" li
chiamerei "peccatori filosofici," "accademici" o
ancora "intellettuali": troppo indaffarati a peccare col cervello per
farlo anche col corpo; troppo impegnati a ragionare sulle loro vie, su vie
umane (o sulle loro dottrine particolari) per partecipare fisicamente al
peccato. Tutto il loro peccato avviene
nelle loro "torri d'avorio."
3° - la
categoria religiosa - Vi è poi una terza categoria notata da Paolo, la
classe religiosa, ed è un campo doloroso. Paolo disse:
"Ti
vanti di portare il nome di Giudeo ..." (Rm 2,17),
e poi prosegue descrivendo l'ipocrisia del peccatore
religioso.
Anni fa in
India, parlai con un giovane indù. Mi aveva detto che tabacco ed alcool non
avevano mai toccato le sue labbra, né aveva mai sfiorato una ragazza. Nell'elencare
le cose che "non aveva fatto," si sentiva giusto e senza colpa.
Ma quando gli esposi cosa gli chiedeva Gesù, in risposta mise l'elenco di ciò
che compiva moralmente ed esteriormente al di sopra di Gesù Cristo. Non volle
confessare il peccato intellettuale e "sofisticato" nella sua vita e pretese di mettere la propria "religione" al
di sopra della giustizia stabilita da Dio.
Ø
Perciò, parlando della natura che
sta alla base del peccato, dobbiamo renderci conto che non sempre la caratteristica di un peccatore è il
peccato grave che appare esteriormente.
"Affrontare"
la natura del peccato
Nel Nuovo
Testamento vi sono nove parole greche per "peccato," e 21 elenchi di
peccati che includono 202 peccati. Eliminando le ripetizioni, l'elenco si
riduce a 103 peccati specifici. Pur essendo importante considerare il peccato
come azioni specifiche, secondo la Parola di Dio, si corre il rischio che così
non arriveremo ad "affrontare," o a superare, la natura del
peccato.
Ø
Tutte le opere degli
uomini non rigenerati, non nati di nuovo, che
si tratti di grandi peccatori, di
peccatori filosofici o religiosi,
Ø
emanano dalla morte
morale, e quindi sono opere morte. Sono
le opere di uomini morti nelle mancanze e nel peccato.
Il principio
essenziale di ogni peccato e' l'egoismo,
definito con grande chiarezza in Isaia 5,6:
"Tutti noi eravamo perduti come un gregge, ognuno seguiva la propria via; il Signore fece ricadere su di Lui l'iniquità di noi
tutti."
"Ognuno
seguiva la propria via ..." Troviamo l'equivalente nel Nuovo
Testamento in 2 Corinzi 5,15: "... Egli è morto per tutti, perché
quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato
per loro."
Isaia e
Paolo sono concordi nel considerare che il
peccato, in essenza, è:
Ø
Fare quello che voglio io in
ogni situazione,
Ø
in opposizione a ciò che Dio
vuole io faccia in quella stessa situazione.
Tutti siamo caduti in questa trappola. Grazie a Dio, abbiamo qualcosa per rimediare al
peccato: il pentimento.
Avendo
fatto il punto della relazione del pentimento col peccato, passiamo a parlare
del pentimento.
IL PENTIMENTO
Nel
Vecchio Testamento vi sono due parole tradotte con "pentirsi."
1.
Una significa: "lamentarsi,
essere nel dolore," oppure: "dare un corso diverso all'azione."
Viene usata sia per Dio che per l'uomo.
2.
L'altra parola, usata in maniera
estensiva dai profeti, viene generalmente impiegata per esprimere
l'idea comune di pentimento. Significa:
Ø cambiamento radicale della mente, oppure:
Ø avere un'altra mente.
Pentimento
in realtà significa:
Ø
Cambiare la vostra mente da
quanto avete creduto finora su ogni dato argomento, a ciò che Dio ha rivelato
su quello stesso argomento.
Ø
"metanoia" è associato anche
alla parola "volgersi", ed implica la decisione personale di cambiare
direzione, di abbandonare il peccato per entrare nell'amicizia con Dio.
Quando
avviciniamo un peccatore, oggi diamo troppa poca enfasi al pentimento:
egli, infatti,
Ø
non dovrà cambiare mentalità solo
riguardo a Dio, alle proprie azioni e al mondo che lo circonda;
Ø
dovrà anche fare delle azioni morali ben definite che rendano
effettivo questo cambio di mentalità.
Per meglio
definire il procedimento, pentimento significa uniformarsi, fare la
trasformazione necessaria di mentalità, agitare e dirigere le emozioni per
sollecitare il cambiamento richiesto, assieme all'azione della volontà che si è
arresa nell'orientare tutto l'uomo dal peccato verso Dio.
Nell'accostarci
a un peccatore, non dobbiamo mai temere di farlo sentire moralmente
responsabile del proprio avvicinarsi a Dio.
La prima
volta che lessi Charles Finney, iniziatore di revival, chiusi i libri
giudicandolo un "umanista." Mi risentivo perché egli poneva delle responsabilità morali sugli uomini. All'epoca, per la mia formazione, ero dell'opinione
estrema che l'uomo è del tutto incapace di fare qualunque cosa. Ma ovviamente è
un concetto sbagliato.
Ø
L'uomo è in grado, cioè è capace, di ascoltare il
Vangelo; è capace di prendere decisioni, di dire: "Mi orienterò verso
Dio."
Ø
La cosa che non riesce a
fare è mettere tutto ciò in pratica.
Ø
É necessaria la grazia di Dio
affinché si orienti davvero verso di Lui, ma l'uomo è perfettamente in grado di
decidere di farlo, e va ritenuto moralmente
responsabile della decisione volontaria grazie alla quale dirà: "Signore,
sono qui. Convertimi e sarò convertito."
Definizione di "pentimento"
A Finney
dobbiamo molto, in particolare per alcune definizioni fondamentali. Ecco la sua
definizione di pentimento:
"... implica
una rinunzia intellettuale e del cuore (volontaria) di ogni controversia con
Dio su tutti i punti e su ciascun punto. Implica la convinzione che Dio ha
sempre, pienamente ragione, ed il peccatore ha sempre, completamente torto; e
un abbandono totale e convinto di ogni scusante ed apologia per il peccato."
Apprezzo molto la "rinunzia intellettuale
...". Gran parte della predicazione degli evangelici presume che dovete
tagliarvi la testa per credere col cuore. Ma Dio parla alla mente, e noi decidiamo con la mente. Il pentimento parla anche alla mente. Quanti dicono
che la mente non ha alcun ruolo nella conversione dovrebbero esser capaci di
produrre enormi "risvegli" nei manicomi.
La "convinzione che Dio ha sempre ragione" stabilisce un principio di funzionamento
significativo. Se accettiamo quel principio all'inizio della vita cristiana,
negli incontri successivi con Dio, ad ogni problema o questione che sorgerà,
Egli avrà ancora e sempre, pienamente ragione.
Finney
definisce ancora il pentimento come un "abbandono totale e convinto di ogni
scusa o apologia per il peccato." In altre parole, dobbiamo affrontare
onestamente la gravità e la profondità del nostro peccato per poter apprezzare
la totalità della grazia purificatrice di Dio. Si dice che Vance Hayner, noto
autore cristiano, sia conosciuto per aver detto:
Ø
"La grazia a buon mercato viene predicata ed accolta da una
Ø
fede a buon mercato e produce
Ø
cristiani a buon
mercato," ossia di assai scarso
valore.
Prima
di approfondire il pentimento secondo
la Scrittura vorrei citare un altro brano di Hayner, che fornisce un delicato
equilibrio a quanto detto sinora:
"Non è facile predicare
il pentimento in modo tale da non scoraggiare le anime veramente umili, o
proclamare l'amore di Dio che perdona senza incoraggiare la presunzione e la
trascuratezza."
Dove sta
l'equilibrio tra il dire a un uomo:
Ø
"Tu, come peccatore,
devi essere completamente d'accordo con Dio sul
fatto che sei perduto e distrutto, e che
devi abbandonare il peccato," e:
Ø
"L'amore di Dio è
vasto come l'oceano, ed Egli perdonerà tutti i tuoi
peccati e ti salverà."?
Non è facile mantenere un tale, delicato equilibrio.
Dobbiamo predicare
il pentimento a quelli che rispondono a Dio, senza mandarli via gravati da un peso insostenibile che produce
scoraggiamento; mentre allo stesso tempo non
dobbiamo spogliare l'amore di Dio della responsabilità morale che esso esige
dall'uomo, per impedire che la gente se
ne vada via presumendo sulla grazia di Dio.