IL CATTOLICO E LA NUOVA NASCITA
Capitolo
Settimo
SEGNALAZIONI
SULLE TERRE DESOLATE
La nostra vacanza in aereo nel West era al suo secondo
giorno mentre sorvolavamo le Badlands del South Dakota (un’estensione immensa
di terre desolate). Miglio dopo miglio, gli occhi spaziavano su colline e
canyon erosi e splendidi, che parevano senza vita eccetto che per qualche toppa
d'erba di prateria e per qualche gregge di bufali. Stavamo sorvolando quella
vasta terra, a buon diritto chiamata desolata, da circa trenta minuti quando
ebbi la sensazione che qualcosa andasse storto. Avremmo dovuto trovarci ad
occidente degli uffici del parco, eppure non appariva niente al nostro sguardo
- solo una desolazione sconfinata. I miei accuratissimi calcoli aerodinamici
erano sbagliati: ci eravamo perduti!
Mi rivolsi a mia moglie Sheila: è pilota
anche lei e non mi fu possibile nascondere il problema: "Perché non far
rilevare la nostra posizione?" Io continuai a cercare invano dei segnali
mentre lei tormentava le frequenze radio; finalmente, l'orientamento: 180 gradi
da Philip VOR, 105 gradi da Rapid City. Col dito lei indicava l'intersezione di
due linee segnate a matita sulla mappa.
"Santo cielo! Siamo di 20 miglia più a
sud-est di dove avremmo dovuto essere!" Virai l'aereo verso la rotta di
nord-ovest, e continuai a ringraziare il Padre per l'elettronica moderna e per
una moglie che sapeva usarla. Entro pochi minuti apparvero all'orizzonte gli
uffici del parco.
Riflettendo su quell'esperienza, vi scorgo
delle similitudini con la guida spirituale. La gran parte dei cristiani si
aspetta di sorvolare le terre desolate della vita usando solo le proprie
capacità umane - e di solito finiscono come me: sperduti e confusi. Non si
rendono conto che il Padre continua ad irradiare la Sua guida spirituale ai
Suoi figli e figlie; ma perfino quanti se ne rendono conto, non sanno come
sintonizzarsi su quei segnali. Come nella mia esperienza di volo, si cerca la
guida solo come ultima possibilità, nella speranza di essere paracadutati fuori
da una situazione disperata.
Gli americani spendono milioni ogni giorno
in parcelle psichiatriche per scoprire chi sono e dove stanno andando: due
domande alle quali tutti dovremo rispondere prima o poi. Il Padre, tuttavia, ci
dà quelle risposte: la relazione personale ci dice chi siamo, e la guida divina
ci mette sul sentiero giusto. La guida divina poi, è lo scopo di questa
relazione personale - di questa esperienza di nuova nascita. Per questo
Gesù Si è riferito allo Spirito Santo come al nostro Paraclito - guida e
consolatore. Perché è inconcepibile che un Padre che ci invita ad avere una
relazione personale con Se Stesso non voglia poi anche guidarci.
Si, la guida divina è una realtà, e il Padre
vuole che tutti i Suoi figli ne facciano l'esperienza. In questo
capitolo apprenderemo quali sono le fonti autentiche della guida, vedremo come
vengono usate ed impareremo il modo di evitare i problemi. Ma prima dobbiamo
credere di poter avere la guida di Dio solo se la chiediamo.
E scopriremo che oggi molta gente, preti
inclusi, non crede che la guida personale sia un privilegio del cristiano. Per
ignorarla essi devono ignorare gli insegnamenti di Gesù e l'esperienza di
innumerevoli santi nel corso di tutta la storia della Chiesa. Forse non hanno
mai ricercato seriamente questa guida personale e allora, con scetticismo,
presumono che, per il fatto di non averla sperimentata, non esista. Se solo
ascoltassero le parole del profeta Geremia...!:
"Quando le Tue parole mi vennero incontro, le
divorai con avidità; la Tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore."
(Geremia
15,16)
Non esiste cosa più sensazionale che
ascoltare la voce del Padre quando ci guida, e non possiamo che provare compassione
per quelli che, per mancanza di fede o di esperienza, escludono la Sua
direzione.
All'altro estremo troviamo la gente che
ritiene che la guida personale sia un qualcosa di automatico - che si può dare
per scontata: "Sei cristiano," dicono, "e la guida ci sarà anche
se non te ne rendi conto." Ma anche questo concetto è falso. L'esperienza
cristiana di 2000 anni ha dimostrato che la guida è il risultato di un cuore
affamato e di una mente che cerca la verità. S. Paolo ha scritto:
"Non siate perciò sconsiderati, ma cercate di discernere (CEI = sappiate comprendere) la volontà di Dio." (Efesini 5,17)
e ancora:
"Non conformatevi alla mentalità di questo
secolo, ma lasciatevi trasformare attraverso il rinnovamento della vostra
mente, per poter discernere
la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui
gradito e perfetto." (Romani 12,2)
L'apostolo sta dicendo che la guida esige
applicazione da parte nostra, esige la nostra collaborazione. Se ci limitiamo
ad aspettare, il nostro desiderio non produrrà una guida autentica. Vi sono due
passi iniziali da fare in questo piacevole compito:
1.
Primo, essere un cristiano
impegnato che ha una relazione personale col Padre e,
2.
secondo, desiderare di crescere
in quella relazione.
Il Padre e la nostra relazione con Lui devono occupare
il primo posto nella nostra mente perché, come dicono i Proverbi:
"Confida nel Signore con tutto il cuore e non
appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a Lui: ed Egli
appianerà i tuoi sentieri." (Proverbi 3, 5-6)
Oltre a questi due primi passi essenziali,
dobbiamo aver a disposizione fonti autentiche di guida. Consideriamo quindi
come il Padre ha provveduto e come noi possiamo usare con efficacia quelle
fonti.
La Scrittura
I vescovi americani hanno rilevato che:
"Le parole di S. Paolo dovrebbero descrivere lo
studente cattolico di religione: 'Fin dall'infanzia conosci le Sacre Scritture,
la fonte della saggezza che, per mezzo della fede in Gesù Cristo, porta alla
salvezza. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e viene usata per
insegnare - rimproverare, correggere e addestrare alla santità..." (2
Timoteo 3,16).[1]
Purtroppo sono pochi i cattolici che hanno questa
conoscenza della Scrittura. I vescovi confermano che essi ne hanno bisogno, ma
per averla dobbiamo trovare un po' di tempo ogni giorno per leggere la
Scrittura, e se siamo uno dei soliti cattolici, non ci siamo poi tanto
abituati.
Una volta mi capitò di sentir dire:
"Leggere la Scrittura è pensare con i pensieri di Dio dopo di Lui."
In un certo senso è proprio vero, e questo illustra il motivo per cui la lettura
è tanto essenziale per ricevere la guida di Dio. Se conosciamo bene la
Scrittura nella pratica, non sarà necessario porsi tanti
"interrogativi" sulla volontà del Padre: l'abbiamo già, nero su
bianco, nelle pagine della Sua "Parola."
Ecco, i principi della Scrittura devono
essere i trampolini di lancio per l'intera questione della guida. La Chiesa ad
esempio usa la Scrittura come fondamento della sua guida:
"La Parola di Dio (Scrittura) dà la vita. Nutre e
ispira, rafforza e sostiene. É la fonte primaria, assieme alla Tradizione,
dell'insegnamento della Chiesa."[2]
Gesù ha detto: "Le parole che vi ho
detto sono Spirito e Vita." (Giovanni 6,63). La vita del Padre,
quindi, può crescere solo se ci diamo da fare per sviluppare questi "principi
della Scrittura". Dobbiamo continuare a leggere e a studiare la
"Parola del Padre", sempre. Notiamo l'ammonimento di S. Girolamo:
"L'ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo."
Possiamo usare molte tecniche per una guida
nello studio della Scrittura. Come ho già detto prima, la lettura fedele in sé
dà già una guida, perché deposita dentro di noi un corpo di verità al quale,
coscientemente o inconsciamente, attingeremo. Ma quel magazzino di conoscenza
scritturistica va sempre rinforzato ed esteso attraverso lo studio. Non vi è
niente che possa sostituire lo studio: quindici minuti al giorno, ogni giorno,
è il minimo assoluto per la lettura della Scrittura.
Un'altra tecnica usata per ricevere una
guida per mezzo della Scrittura viene talvolta chiamata "roulette
scritturistica." Essa consiste nell'aprire la Bibbia a caso, usando il
primo passo che troviamo come guida.
É un
metodo valido che è stato usato in tutte le epoche da uomini e donne che
cercavano la volontà del Padre. Lo ha usato S. Francesco d'Assisi. L'uso di
questa tecnica, tuttavia, deve essere guidato
dallo Spirito Santo. Troppo spesso la gente si risolve ad usare quella
tecnica perché ha trascurato la preghiera, lo studio della Scrittura, i
sacramenti e le altre fonti che dovrebbero normalmente coltivare. In quel caso
la "roulette scritturistica" diventa una facile scappatoia quando la
situazione è ingarbugliata e abbiamo poco tempo a disposizione. Se vogliamo
usare questa tecnica, serviamoci di una grande discrezione, di molta preghiera
e di almeno altre due fonti indipendenti di guida. Il Padre non Si offenderà se
cerchiamo le altre due fonti: al contrario, Egli Si aspetta che seguiamo dei
principi di guida solidi.
Abbiamo anche a disposizione molte
"letture quotidiane della Scrittura", e non è necessario
"recitare l'Ufficio" per trovare buone meditazioni quotidiane che il
Padre può usare, come spesso fa, per parlare direttamente su alcune situazioni
che stiamo affrontando. Anche qui, come per la roulette scritturistica, meglio
assicurarsi anche altre fonti a conferma della nostra direzione di marcia.
Gli insegnamenti della Chiesa
La Chiesa ha una lunga storia di uomini che
hanno cercato la volontà del Padre, uomini che talvolta hanno fatto degli
errori, ma che da questi hanno imparato e che hanno poi trascritto la lezione
perché altri la seguissero. Sarebbe follia ignorare il grande corpo di
conoscenza e di esperienza esistente. I vescovi degli Stati Uniti hanno
affermato:
"...la coscienza del cristiano cattolico deve
prestare un'attenzione rispettosa e obbediente all'autorità di insegnamento
della Chiesa di Dio. É dovere di questo Magistero fornire la guida per
applicare le norme e i valori stabili della morale cristiana alle situazioni
specifiche della vita quotidiana."[3]
Qualunque guida autentica che provenga dal
Padre non sarà in conflitto con la Tradizione della Chiesa fondata dallo
Spirito Santo.
I Sacramenti
Il Vaticano
II ha dichiarato:
"I sacramenti sono ordinati alla santificazione
degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo, e infine, a rendere
adorazione a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non
solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la
irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della
fede."[4]
Durante la Messa la Parola del Padre è
proclamata sia nella lettura della Scrittura sia nei sermoni. Ciò spesso
fornisce una guida assai diretta e potente. Ovviamente, questo non significa
che ogni lettura, oppure ogni sermone, si applichino alla nostra situazione
specifica, ma il Padre usa spesso questi mezzi per guidare i Suoi figli e
figlie. Ricordate: abbiamo a che fare con un "sacramento di fede", e
quindi è necessario che ci accostiamo ad esso con una fede che attende e che
dice: "Padre, so che puoi parlarmi in questa Messa, e che lo farai. Fa che
qui vengano proclamate la Tua parola e la Tua verità."
Tutti i sacramenti comunicano qualcosa della
volontà del Padre, ma il solo che darà una guida diretta è quello della
Penitenza. Qui il sacerdote parla della Mente del Padre in situazioni
specifiche in cui, ovviamente, abbiamo dei problemi. Spesso, dopo aver ricevuto
questo sacramento, mi è capitato di sperimentare la realtà dell'amore del Padre
con forza assai maggiore. Ripetiamo, è un "sacramento di fede" e ci
si deve accostare ad esso con una fede che attende, fiduciosa che il Padre
possa parlare direttamente tramite il confessore. E ricordiamo che pentimento
significa allontanarsi davvero dai nostri peccati; e allora, impegnatevi
sia nell'ascoltare il Padre chetarla, sia nell'agire sotto la Sua guida.
Le circostanze
Spesso il Padre Si serve delle più svariate circostanze della vita di
un cristiano impegnato per trasmettergli la Sua guida. Ovviamente, per noi può
diventare un problema discernere quali circostanze sono il risultato delle
nostre attività normali e quali invece quelle create dal Padre per guidarci e
ammaestrarci. Ma il danno di scambiare le circostanze ordinarie per autentico
volere di Dio può essere eliminato se vi risolvete ad usare sempre altre fonti indipendenti per il
controllo. In altre parole: le circostanze si possono e si devono usare, ma non
vanno mai usate indipendentemente, da sole cioè.
A tale proposito voglio portare un esempio:
Il Padre aveva portato la nostra comunità cristiana locale a cercare il
consiglio di un'altra comunità più matura che si trovava a circa 120 chilometri
di distanza, a Huntsville, nell'Alabama. Essendo noi un po' negligenti nel
prendere i contatti, il Padre fece congiurare tutta una serie di circostanze per
farci riunire.
In primo luogo, il mio datore di lavoro mi
mandò tre giorni a Huntsville per un incontro di lavoro. La sessione mattutina
terminò presto, lasciandomi un'ora libera prima della colazione. Decisi allora
di esplorare il centro del convegno alla ricerca della stanza riservata alla
sessione pomeridiana. Lessi male alcune indicazioni che poi risultarono
chiarissime, e ben presto mi smarrii per quei corridoi. Voltandomi per
ritrovare la strada, sentii risuonare una voce: "Ehi, Al, che ci fai tu
qui?" Era Mark, una delle guide della comunità di Huntsville. Abbiamo
scoperto che entrambi potevano disporre di un paio d'ore libere e così, a
tavola, abbiamo fissato quei piani tanto necessari perché le due comunità
lavorassero insieme.
Abbiamo anche riesaminato le circostanze che
avevano reso possibile il nostro incontro: normalmente avrei dovuto lavorare a
120 chilometri di distanza; stavo solo frequentando uno dei tre giorni
destinati agli incontri e avevo scelto una delle sessioni che per l'appunto
finì presto. Avrei dovuto trovarmi nella stanza della riunione pomeridiana
anziché andare a perdermi in quella parte dell'edificio.
Mark, allo stesso modo, avrebbe dovuto
essere da un'altra parte. Avrebbe dovuto curare lo svolgimento della conferenza
il giorno dopo, ma si era fermato lì per qualche minuto a controllare i
dettagli minori. Inoltre, entrambi avevamo il tempo a disposizione prima che le
attività del pomeriggio ci spedissero per vie diverse. A dire il vero, l'elenco
delle circostanze fu più lungo di quello da me ricordato qui, e gli ostacoli
che si opponevano all'incontro parevano giganteschi. Tuttavia, entrambi siamo
stati d'accordo nel giudicare che il Padre abbia pilotato le circostanze
in maniera tale da farci trovare entrambi nello stesso luogo e nello stesso
momento. I programmi fissati quel giorno sono stati poi un'altra prova che il
Padre ci aveva guidati; e dalla nostra discussione nacque tra le due comunità
un prezioso scambio di informazioni e di esperienze.
Libri Cristiani
Oggi i libri cristiani belli e validi sono
talmente numerosi che potremmo passare tutto il tempo a leggere senza restarne
mai a corto. Il Padre ha ispirato in tanti modi uomini e donne a scrivere i
Suoi pensieri. Nel corso di questo libro ho citato diversi autori quotati,
eppure questi rappresentano solo la superficie: Ci sono tanti autori
validissimi che possono spalancare campi della Scrittura e del mistero
cristiano che altrimenti resterebbero inesplorati, nascosti.
Quali
cristiani impegnati dovremmo sempre leggere quei libri che ci aiutano ad ampliare
il nostro modo di intendere la vita cristiana e a permettere al Padre di
guidarci. Egli va usando uomini e donne di tutte le confessioni, e non
dovremmo pensare sia utile solo la letteratura cattolica. A dire il vero,
ho rilevato spesso che autori non cattolici si esprimono in maniera più
chiara e più potente dei cattolici.
[Per la
bibliografia, vedi alla voce LIBRI E LETTERATURA di questo SITO, dove
sono elencati alcuni dei libri cristiani più
significativi reperibili oggi sul mercato, per raggiungere gli scopi esposti in
questo libro. Questi sono in massima parte dei best-seller mondiali, e
riportiamo in particolare quelli tradotti e pubblicati in italiano. Altri sono
già tradotti e sono disponibili su questo sito, altri sono in traduzione, e
studieremo il modo di farli conoscere alle persone interessate.
Questo
materiale può costituire un grandissimo aiuto per la nostra relazione personale
con Dio, perché è il risultato di lunghe e provate esperienze che hanno
prodotto frutti splendidi in moltissime persone e comunità di tutto il mondo.
La preghiera
Fortunatamente la Chiesa, negli ultimi anni,
si è discostata da quel concetto che rendeva la preghiera una cantilena formale
e ritualistica. Il giusto insegnamento indica oggi la preghiera come una conversazione col
nostro Padre. Nel documento: "Insegnamenti di Base", i vescovi
statunitensi hanno affermato:
"... la preghiera è più che solo formule imparate a
memoria. Preghiera è parlare con Dio in maniera spontanea e familiare, e ascoltarLo. La preghiera informale, adattata all'età e alle
capacità delle persone, dovrebbe essere spiegata e incoraggiata. Nella
preghiera la lode e il ringraziamento producono equilibrio e forza nelle
difficoltà, come pure la gioia della vita."[5]
Ma
più importante ancora: la preghiera deve essere vera, reale. Deve
venire prima dal cuore, e poi dalla testa. Quando parli col Padre, diGli come
ti senti - come ti senti davvero. Se sei felice, diGlielo. E se
sei triste e giù di corda, diGlielo. Se sei arrabbiato, faGlielo sapere. Sii te
stesso! Dopotutto, Egli conosce i tuoi pensieri meglio di te. Ridi, se lo vuoi
e piangi, se ti senti di farlo. Non nascondere le tue emozioni: il Padre non ti
ha fatto in quel modo, e certo non Si aspetta che tu agisca in quel modo. Il
Cardinale Suenens ha scritto:
"Perché se qualcuno trova da obiettare per via del
carattere emotivo di un certo tipo di preghiera, può ben darsi che lui stesso
si senta minacciato da quella qualità personale. Siamo talmente abituati al formalismo,
al ritualismo e al convenzionalismo che la preghiera profondamente personale
può rappresentare una sfida alle nostre inibizioni. Ci spaventa essere noi
stessi davanti a Dio e davanti agli altri, allora ricorriamo a un meccanismo di
difesa che definisce "emotività" quanto
in realtà è una qualità autentica e personale di preghiera. Nei nostri rapporti
con Dio abbiamo la tendenza ad evitare le emozioni, o almeno, preferiamo una
preghiera spersonalizzata."[6]
La nostra preghiera dovrebbe sempre essere
una conversazione intima con un Padre adorabile. Mettiamoci pure dentro qualche
richiesta, ma la preghiera non deve essere centrata sul tema di "quanto
otterremo". Ricordiamo le parole di Gesù:
"Il Padre sa di quali cose avete bisogno ancor
prima che gliele chiediate." (Matteo 6,8)
Se volete davvero godere una relazione
personale col Padre, dovete far sul serio anche nel parlarGli e
nell'ascoltarLo. La Scrittura ci dice che il nostro modello di questa relazione
personale, Gesù, passava notti intere in preghiera. E quando pregava,
conversava con un Padre che era molto vicino e assai personale.
La guida divina ci giunge attraverso questo
tipo di preghiera. Gesù faceva precedere ogni avvenimento importante della Sua vita
da molto tempo passato da solo col Padre. La Scrittura ad esempio, ci dice che
una volta Gesù passò l'intera notte in preghiera e poi, allo spuntar del
giorno, chiamò in disparte i dodici discepoli per farli apostoli (Luca 6,
2-16). Gesù riconobbe questa guida che proviene dalla preghiera quando, durante
l'Ultima Cena, pregò così: "per questi che Tu mi hai
dato..." (Giovanni 17,9). Sì, Gesù Si serviva della preghiera per
riceverne guida.
La guida, allora, potrà venire spesso
direttamente dalla preghiera: viene attraverso la meditazione, la Scrittura
letta durante la preghiera e per mezzo di una conoscenza intuitiva: come una
voce silenziosa nell'intimo del nostro spirito che dice: "Figlio (o
figlia) Mio, ecco cosa voglio da te ..." Torno a ripetere che
l'atteggiamento di fede piena di aspettativa, fede che attende, è assolutamente
necessario. Aspettiamoci che il Padre ci parli nella preghiera: dopo tutto,
quale Padre amoroso Si rifiuterebbe di parlare ai Suoi figli e figlie?
La comunità
La comunità cristiana può essere un fattore
potente di equilibrio nella guida. Una comunità di persone che vivono la
relazione personale col Padre e che credono che Egli le guiderà per mezzo del
Suo Spirito, fornisce un mezzo di guida assai valido ed obiettivo. Perché
insomma, io potrei subire delle oscillazioni a causa delle mie inclinazioni
personali, ma probabilmente questo non succederà a un gruppo di cristiani
impegnati. Ovviamente, il problema è che comunità simili sono difficili da
trovare. Steve
Clark scrive:
"Se il cristiano vorrà essere in grado di vivere
una vita cristiana efficace e piena di vitalità, nella vita deve trovare un
ambiente in cui il cristianesimo sia apertamente accettato e vissuto, e dove
sia anche argomento di conversazione. Se non ha questo, tutta la sua vita
cristiana sarà debole e potrebbe perfino morire. Eppure, un numero sempre
minore di cattolici riesce a trovare un ambiente simile."[7]
Quando parlo di "Comunità
cristiana" mi riferisco a un gruppo di persone, (le dimensioni non
hanno importanza,) che desiderano essere più che amici. Desiderano dare
se stessi per sostenersi a vicenda ed essere così impegnati gli uni con gli
altri. Quando potete affidarvi a un gruppo cristiano simile, ricevete una
potente forza di guida e di crescita. Queste persone, come voi, devono avere lo
stesso tipo di fede che attende verso un Padre che guida e istruisce.
In genere al giorno d'oggi solo i movimenti
dei Cursillo e il Rinnovamento Carismatico o Rinnovamento
nello Spirito Santo producono di questi gruppi e, purtroppo, non sono
attivi in ogni parrocchia. Tuttavia, se un simile gruppo è disponibile,
uniamoci ad esso e impegniamoci con loro. Può risultare la nostra fonte di vita
più importante.
Anche qui, tuttavia, dobbiamo valutare il
gruppo dai "frutti" che produce (Galati 5,22, vedi
paragrafo successivo). Perché noi siamo alla ricerca di qualcosa di molto
preciso: una relazione personale profonda con il Padre, e il gruppo prescelto
dovrebbe possedere quella relazione.
La testimonianza dello Spirito Santo
S. Giovanni Apostolo dichiara:
"E quanto a voi, Cristo ha riversato il Suo
Spirito su di voi. Fin quando il Suo Spirito rimane in voi, non avete bisogno
che alcuno vi insegni. Infatti il Suo Spirito vi insegna ogni cosa, e quello
che insegna è vero, non falso. E allora, obbedite all'insegnamento dello
Spirito, e rimanete in Cristo."[8]
Una delle ragioni principali per cui abbiamo
ricevuto lo Spirito è quella dell'insegnamento e della guida, e se davvero
siamo guidati dallo Spirito Santo, Egli lascerà su di noi il Suo segno. Perché
il frutto dello Spirito a poco a poco diventerà sempre più evidente nella nostra vita. S. Paolo ci ricorda ancora
che:
"Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia,
pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé." (Galati 5,22)
Queste qualità, allora, costituiscono il "barometro
spirituale" del cristiano impegnato. Se risultano evidenti e sembrano in costante
aumento, possiamo esser certi che, in linea di massima, stiamo seguendo la
direzione voluta dal Padre; in caso contrario, qualcosa non va per il verso
giusto.
Ma di tutti questi frutti credo che la pace
sia quello più facilmente riferibile alla guida del Padre. S. Paolo ha detto
che "La pace di Cristo deve regnare nei vostri cuori."
(Colossesi 3,15); se essa manca dobbiamo chiederci se abbiamo ascoltato il
messaggio nel modo giusto o no. Ovviamente non è un segno infallibile, perché
la mancanza di pace può essere dovuta ad altre cose; ma in generale, se
iniziamo un certo cammino credendo di seguire la volontà del Padre, e scopriamo
che la pace ci sfugge, fermiamoci e torniamo a considerare il nostro
discernimento iniziale. Se la mancanza di pace è provocata da altri problemi
fisici o spirituali, allora possiamo proseguire su quel cammino; altrimenti la
mancanza di pace significa che ci siamo avventurati per una strada al di fuori
della volontà del Padre. All'inizio possiamo trovare un po' scomoda questa
prova della pace interiore, ma con la pratica essa diventa del tutto naturale.
Impariamo a ricevere la guida
Allora abbiamo ben otto fonti di guida.
Cos'altro c'è ancora? Ebbene, come ho detto in precedenza, la guida divina non è
un qualcosa di automatico: non possiamo averla o
escluderla girando semplicemente un interruttore. Per quanto essa sia
importante per la vita cristiana, potranno ottenerla solo i cristiani
sinceri. Perché sì, quella di "essere guidati" è una capacità che
va imparata, e non solo nel senso di imparare quali sono le fonti, ma anche
come usarle in maniera appropriata. Ovviamente, l'idea di imparare ad essere
guidati non è nuova. Diamo un'occhiata ai Salmi e lo vedremo:
"Fammi conoscere, Signore, le Tue vie; insegnami
i Tuoi sentieri. Guidami nella Tua verità e insegnami, perché sei
Tu il Dio della mia salvezza." (Salmo 25, 4-5)
"Mostrami, Signore, la Tua via, guidami sul
retto cammino." (Salmo 27,11)
"Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei
Tu il mio Dio." (Salmo 143,10)
Ora la cosa più importante da imparare è che
nella guida, le otto fonti lavorano insieme, integrandosi a vicenda. Possiamo
avvertire, ad esempio, la guida del Padre mentre abbiniamo la preghiera alla
lettura della Scrittura. A conferma delle indicazioni ricevute, cerchiamo di
parlarne con un amico spiritualmente maturo, o magari con un sacerdote, o con
una Comunità cristiana. Serviamoci poi delle circostanze e della testimonianza
interiore della pace dello Spirito Santo per accrescere la nostra fiducia.
Facciamo uso di quante più fonti indipendenti possiamo ma, di regola, non
usiamone mai meno di tre.
Ora accade che alcuni si scoraggino e
smettano di fare tentativi prima ancora di essere davvero partiti. Ricordiamo
però che per imparare a ricevere la guida occorre tempo, e anche se abbiamo
imparato a memoria tutte le fonti e abbiamo capito come funzionino insieme,
dobbiamo ancora imparare a confidare nel Padre; e per la maggior parte di noi
questo è un processo lungo. Lo si potrebbe paragonare alla fiducia che si
sviluppa in un buon matrimonio cristiano, che si realizza per mezzo di un
insieme di esperienze condivise. In altre parole, prima di riuscire a contare
veramente sul Padre, dobbiamo sperimentare ripetutamente la Sua mano che ci
guida. Solo quando matura la fiducia, matura anche la capacità di essere
guidati.
Problemi nella guida
Per i nuovi arrivati l'esperienza
meravigliosa della guida è causa di qualche problema. La maggior parte di tali
problemi, tuttavia, sarà superata via via che le persone acquistano esperienza.
E ricordiamoci: più ricercheremo fonti indipendenti per controllare la guida,
meno problemi avremo.
Uno dei campi problematici in cui ci si avventura
quando cominciamo a sperimentare la guida è quello dell'
"illuminismo", caratterizzato dall'atteggiamento che dice: "Il
Padre mi guida in ogni cosa che faccio, e io conoscerò sempre la Sua
volontà." Ma non è affatto vero, perché se così facesse il Padre ci
trasformerebbe in dei robot, il che significherebbe violare la nostra libera
volontà. Egli invece ci ha creati con intelligenza e buon senso, e Si aspetta
che usiamo questi strumenti per prendere le decisioni di ogni giorno. Facciamo
attenzione: Ho visto gente scivolare nell'illuminismo solo per evitare le
decisioni comuni; ma non è questo che il Padre intendeva quando disse che
desiderava guidarci.
Quando Gesù Si presentò come il "Buon
Pastore", stava riprendendo un concetto che il Padre aveva suggerito ai
profeti ebrei secoli prima. Il Salmo 23 è un ottimo esempio di questa realtà:
il Buon Pastore è presentato come colui che guida, protegge e ama le sue
pecore, fino al punto di dare la vita.
Ora è
importante capire che il Padre non ci ha suggerito questa idea per un solo
motivo: in realtà l'immagine del pastore e delle pecore nasconde in sé molte
verità riguardanti la nostra relazione col Padre. Nella guida, ad esempio, può
aiutarci ad eliminare il problema dell'illuminismo. Perché in realtà il pastore
guida davvero le pecore al pascolo, ma non dice loro
come camminare, quando mangiare, o quale ciuffo d'erba brucare. Le
pecore hanno abbastanza buon senso da fare da sole tutto ciò. É auspicabile che
noi avremo ancor più buon senso di alcune pecore, e che i dettagli minori come
i ciuffi d'erba saranno lasciati al discernimento delle pecore del Padre.
Quando dico che il Padre vuole che siamo noi
a prendere certe decisioni comuni di ogni giorno usando l'intelligenza, non
intendo dire che per Lui non abbiano importanza i dettagli della nostra vita,
perché in realtà ne hanno moltissima, ed Egli Si interessa ad ogni suo aspetto.
Tuttavia, non vuole che ce ne stiamo semplicemente seduti sul sedile posteriore
di una comoda vettura, lasciando che Lui prenda ogni decisione.
Ma allora,
cosa vuole esattamente il Padre? Semplicemente questo: Ci chiede di camminare,
di vivere nella fede. Ricordate la discussione sulla "fede che
attende"? É quella fede che spera con fiducia e che si aspetta che accada
qualcosa. Il Padre, quindi, ci chiede di credere che Egli è veramente con noi e
che ci guiderà in maniera specifica quando ne avremo bisogno. Noi, da parte
nostra, dobbiamo credere alla guida del Padre e imparare a confidare in Lui. Il
noto scrittore cristiano Don Basham spiega:
"La gran parte dei cristiani non vuole camminare
nella fede, vuole camminare invece nella certezza. Ma Dio ci ha
ordinato di camminare nella fede, non nella certezza. Quando la
gente mi dice: 'Ma io non sono sicuro di quello che Dio vuole che faccia,'
rispondo: 'Amico, se tu potessi essere sicuro, non sarebbe necessaria la fede.
Dio non ti lascerà mai esser sicuro al cento per cento."[9]
E Basham continua a parlare della guida come
del timone di una nave: esso è inutile se la nave sta ferma. Il Padre, allora,
ci chiede di continuare a camminare mediante le decisioni quotidiane e, allo
stesso tempo, di continuare a cercare la Sua guida per mezzo di fonti valide.
Confidiamo che Egli muova il timone della nostra vita mentre,
contemporaneamente, usiamo il nostro buon senso e l'intelligenza per prendere
le decisioni comuni. Talvolta sapremo con certezza di essere sul binario
giusto, spesso invece non lo sapremo. In realtà ciò non ha molta importanza.
Camminare nella fede significa confidare in Lui anche quando non possiamo
"avvertire" la Sua guida.
Non sto dicendo, ovviamente, che non si deve
cercare la certezza nella guida del Padre, perché dobbiamo farlo. Ma se questa
non arriva, non abbandoniamoci al panico; continuiamo semplicemente a
camminare, a cercare e, in particolare, ad avere fiducia. Possiamo esser certi
che Egli è al timone.
Può accadere che qualche volta facciamo
tutte queste cose come pensiamo debbano esser fatte, e che poi all'apparenza
tutto vada a rotoli. Ma talvolta la guida giungerà sotto forma di porte chiuse
o di sentieri bloccati. É qui che la fede viene davvero messa alla prova ed è
qui che ci viene chiesto di dire: "Okay Padre, confido in te. Prenderò
quest'altra via anche se è meno attraente." Perché in realtà spesso il
nostro desiderio di qualcosa esclude la guida del Padre, la blocca. Il nostro
desiderio, per così dire, fa straripare ciò che il Padre immette. Egli allora
non ha che una scelta: chiudere la porta o bloccare quell'altra strada - ed è
proprio allora che si deve aver fiducia in Lui.
Un altro problema è il
"fondamentalismo". Esso porta la persona ad interpretare la Bibbia, o
altre fonti, esattamente alla lettera; può quindi essere all'origine di gravi
errori di interpretazione. La Scrittura in particolare va interpretata
correttamente, e nel corso dei secoli la nostra Chiesa è sempre stata sollecita
nel sottolinearlo. Ovviamente c'è stato chi, per cercare di evitare il
fondamentalismo, ha commesso un errore ancor più grave, affermando che niente
di quanto era scritto nella Scrittura doveva esser preso alla lettera.
Ma non è vero. Nella Scrittura, e nei
Vangeli di Gesù in particolare, vi sono moltissime cose che il Padre vuole
siano intese proprio alla lettera. E non solo alla lettera ma, potrei
aggiungere, seriamente. probabilmente la cura per evitare il
fondamentalismo è peggiore dello stesso problema.
Di solito per restare immuni dal
fondamentalismo sono necessari una buona conoscenza dei principi di base della
Scrittura, un commentario della Bibbia e la guida di un cristiano maturo o di
un sacerdote. É ottima cosa seguire anche la regola generale di ricercare altre
fonti indipendenti a conferma della guida.
Durante il Suo ministero sulla terra Gesù
doveva spesso affrontare un altro problema relativo alla guida, che potremmo
chiamare: "La ricerca dei segni."
"Ma Egli, traendo un profondo sospiro, disse:
'Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato
alcun segno a questa generazione." (Marco 8,12)
Gesù appare frustrato dalla gente
"religiosa", che cercava sempre dei segni prima di credere in
qualunque cosa. Questo stesso atteggiamento può essere assunto dalle persone
che cercano la guida, ma che in fondo all'animo non vogliono confidare
in Dio. La "roulette
scritturistica", di cui ho parlato più sopra, può trasformarsi in una
ricerca di segni. Tutte le fonti della guida, tuttavia, sono aperte a questo
tipo di problema.
Il Padre tollererà la ricerca di segni
quando siamo agli inizi del cammino spirituale, e sicuramente ci darà qualche
segnale indiscutibile della Sua guida e del Suo amore. Con la crescita della nostra maturità spirituale
Egli Si aspetterà che arriviamo a dipendere meno dai segni e più dalla fiducia
in Lui. Ciò non significa che, quando saremo cristiani abbastanza maturi, lo
Spirito Santo non ci guiderà mai alla ricerca dei segni, ma che non ne avremo
più bisogno di tanti come nel periodo in cui imparavamo ad essere guidati. In
altre parole, la ricerca eccessiva di segni evidenzia una mancanza di fiducia e
di maturità.
Il Padre,
con la Sua guida, non ha alcuna intenzione di fare di noi dei pupazzi, ma di
creare uomini e donne maturi, che cercano la Sua volontà e che Lo
seguono dovunque Egli voglia condurli: figli e figlie che, come Gesù, cercano
sempre la Sua volontà in tutte le questioni importanti ma che tuttavia non sono
abbastanza maturi da evitare trappole come l'illuminismo, l'indecisione e il
fondamentalismo: persone di una profonda vita interiore e di carattere, che non
considerano la guida come una programmazione della loro vita, bensì come un
viaggio nella vita, col Padre al timone. Sì, è un'avventura: un'esperienza
ricca ed eccitante che ci mostrerà, meglio di qualunque altra cosa, quanto il
Padre ci ami e Si interessi a noi. Non ignoriamo la guida, né posponiamola ad
altri punti di riferimento, perché ogni cristiano sincero ne ha bisogno.
Fissiamo la mente
Sulla relazione col Padre
Il profeta Geremia riconobbe la guida del
Signore quando annunciò:
"Lo so, Signore, che l'uomo non è padrone della
sua vi, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi." (Geremia 10,23)
Neppure il grande Geremia però avrebbe mai
immaginato che Gesù sarebbe venuto a proclamare, non solo che sarebbe stata
offerta agli uomini la guida divina, ma addirittura la "figliolanza".
Non avrebbe mai osato pensare che "Abbà" sarebbe stata la nostra
preghiera. Eppure Giovanni può scrivere:
"Quale grande amore ci ha dato il Padre per
essere chiamati figli di Dio! e lo siamo realmente!" (1 Giovanni 3,1)
La guida, come ogni altro aspetto della vita
cristiana, dovrebbe ruotare intorno a quella incredibile verità divinamente
rivelata: Sei un figlio (figlia) del
Padre. Se vogliamo crescere in questa relazione col Padre,
ecco qui il segreto del successo.
Limitiamoci
a sapere che è vero. Possiamo esser deboli nella preghiera, nella
conoscenza della Scrittura o nelle tecniche della guida, ma questa verità ci
renderà talmente forti che ogni eventuale momento di debolezza sarà superato.
Ho sviluppato un metodo che ci aiuterà a farlo, e non si tratta di una tecnica astuta o di qualche nuovo
esercizio spirituale, ma solo della "verità" che diventa
viva in noi.
Ciò che
dobbiamo fare, e con determinazione, è fissare la mente su questa verità
essenziale: "Tu SEI figlio o figlia del Padre." E
quando dico "fissare" la mente su questa verità, intendo che essa
deve occupare il primo posto, essere il centro della nostra attenzione e
influenzare tutto ciò che diciamo, facciamo o pensiamo.
Adottando tre metodi semplici nella nostra
vita saremo in grado di fissare la mente con grande efficacia su questa verità.
Mettiamoli noi stessi alla prova:
1. Ogni mattina al risveglio chiediamoci: "Chi sono?", dandoci sempre la stessa risposta: "Sono
figlio, servo e prediletto del Padre mio. Nella giornata che mi sta davanti
dovrò affrontare cose che cercheranno di ingannarmi e di negare questa verità
meravigliosa, ma ora, al risveglio, essa occupa il primo posto nella mia
mente."
2. In ogni situazione nuova in cui ci verremo a trovare durante la giornata torniamo
a chiederci: "Chi sono?" E ancora la stessa risposta:
"Sono figlio, servo e prediletto del Padre mio." Non è
una cosa facile, ma è importante, perché tiene la mente in sintonia con ciò che
Padre Brennan Manning ha definito "l'ordine di ciò che è davvero
reale." Tutto quanto è nel mondo passerà. Solo la mia relazione col Padre
ha un valore duraturo, essa rappresenta ciò che è realmente vero in ogni
circostanza di ogni minuto di ciascun giorno.
3. Diamoci la regola di cambiare le
nostre abitudini di preghiera, e non
tanto la durata o il luogo, ma le "parole". Prima, quando
parlavamo col Padre, dicevamo: "Dio" o "Signore". Ora
useremo solo la parola Padre, o Abbà. Non so dirvi la ragione per cui questo è importante,
ma pare sia importantissimo. Se faremo delle ricerche nel Vangelo, scopriremo
che Gesù comincia le preghiere sempre con le parole "Padre" o
"Abbà". E non ci viene forse chiesto di imitarlo? Ricordiamo
le parole di S. Paolo:
"E che voi siete figli ne è prova il
fatto che Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del Suo Figlio che grida:
Abbà, Padre!" (Galati 4,6)
Seguendo queste tre semplici regole
scopriremo che ogni giorno ci porterà sempre più vicini a questa verità gioiosa
ed eterna: "Siete figli (figlie), servi e prediletti del Padre."
Amen.
Vieni, Signore Gesù.
[1] Introduzione agli: Insegnamenti di Base per l'Istruzione Religiosa Cattolica.
[2] Introduzione a: Insegnamenti di Base per l'Istruzione Religiosa Cattolica.
[3] Insegnamenti di Base per l'Istruzione Religiosa Cattolica, n° 17
[4] Documenti del Vaticano II, Costituzione della sacra Liturgia, n° 59.
[5] Introduzione a: Insegnamento di Base per l'Istruzione Religiosa Cattolica.
[6] Lo Spirito Santo nostra Speranza, p. 97.
[7] Steve Clark, Costruire la Comunità Cristiana, p.33
[8] (1 Giovanni 2,27 - TEV)
[9] Don Basham, Come Dio ci Guida, p.11