LA PRIGIONE DEL RISENTIMENTO - Bob Mumford
IL RISENTIMENTO : UNA PRIGIONE PERSONALE
Il perdono è la chiave che ci apre la porta.
Per quanto possiamo cercare di fare,
non è possibile separare la nostra relazione con Dio da quella con i fratelli e
sorelle nel corpo di Cristo. Poiché, come disse l'apostolo Giovanni:
"Se
uno dice: 'Io amo Dio,' e poi odia suo fratello, è bugiardo. Infatti se uno non
ama il prossimo che vede, certo non può amare Dio che non vede. Ma il
comandamento che Dio ha dato è questo: 'Chi ama Dio, deve amare anche i
fratelli" (1 Gv 4, 20-21).
Pare che spesso sia più facile amare
Dio, che amare gli altri. Molte volte quando diciamo: "Signore, ti amo,"
il Signore ci addita un fratello o una sorella e ci dice: "Prova il tuo
amore per Me amando loro."
La rettitudine è una cosa relativa:
se vuoi essere giusto, devi fare in modo che le tue relazioni siano chiare.
Innanzitutto dobbiamo mettere a posto la nostra relazione con Dio; e poi Lui ci
metterà nella giusta relazione con chiunque altro. Paolo disse: "Perché
chi ubbidisce a questo unico comandamento: 'Ama il prossimo tuo come te
stesso,' mette in pratica tutta la legge" (Gal 5,14).
É quanto dicono anche gli stessi
Dieci Comandamenti. Quattro di questi riguardano la relazione dell'uomo con
Dio, mentre sei le relazioni tra noi: Onora il padre e la madre, non uccidere,
non rubare, non desiderare con bramosia, e così via.
La stessa enfasi la troviamo nelle beatitudini
(cioè le - attitudini). Quando lessi per la prima volta:
"Beati i portatori di pace," pensai: "Signore, significa certo
pace tra me e Te." Egli rispose: "É ciò che tu pensi!" Se
qualche volta hai provato ad essere portatore di pace, sai che i problemi della
vita non sono sempre tra Dio e noi; sono anche tra noi e gli altri.
Il Signore ha posto un'alta
ricompensa sulle nostre relazioni con gli altri. Nel 6° capitolo di Matteo
leggiamo (parafrasi piuttosto libera):
"Quindi, se state presentando la vostra offerta all'incontro di
preghiera, e sul più bello della vostra danza col tamburello vi ricordate
improvvisamente che un vostro fratello ha qualcosa contro di voi, lasciate lì
la vostra offerta e sistemate prima quella relazione col fratello. Affrettatevi
a fare amicizia col vostro oppositore mentre state recandovi dal giudice,
perché non vi metta in guardina. Dalla guardina andrete in prigione, e non ne
uscirete finché non avrete pagato fino all'ultimo centesimo" (v. Mt 5,
23-24).
In altre parole significa: se ho un
problema con mio fratello, devo fare tutto il possibile per risolverlo.
IL
RISENTIMENTO - Se non affrontiamo in questo modo i problemi che ci si
presentano nelle relazioni, diventiamo preda di uno dei maggiori ostacoli
alla maturità cristiana: il risentimento.
Il
risentimento non può essere ricoperto; penetra in voi profondamente, e si
attacca. Come la prigione cui ci siamo riferiti nel brano precedente, il
risentimento ci confina, separandoci dagli altri.
Il risentimento costituisce anche un
blocco alla nostra relazione con Dio. A volte ci presentiamo al Signore
mentre intratteniamo dentro di noi il risentimento verso qualcun altro; abbiamo
come la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato, ma non sappiamo cosa. Versiamo
catini di lacrime aspettandoci il perdono, sperando che tutto torni a posto -
solo che tutto a posto non è, e la nostra gioia comincia a vacillare.
Che fare quando vi succede? Cantate
più forte o pregate più a lungo? Comprate un tamburello più grosso? Se il
problema è il risentimento, nulla potrà funzionare finché non lo
risolverete.
Perciò, quando riconoscete il
problema e lo affrontate: "Signore, vuoi dirmi che prima devo risolvere
questo risentimento?" "Proprio così!" risponde il Signore. Voi
potete anche protestare: "Ma Signore, non capisci..." Tuttavia, dite:
dove eravate quando avete scoperto quel risentimento? Stavate portando la
vostra offerta davanti a Dio quando Egli vi presentò un nome:
"Giovanni!"
"Giovanni!" fu la vostra
risposta, "Non voglio più sentire quel nome!" E il nome continuò a
tornarvi alla mente. "Signore, odio quel nome! E sai perché? É il nome del
socio in affari che mi mise in mezzo per cento milioni! Come posso non provare
avversione verso di lui?"
COME FUNZIONA
Cos'è esattamente il risentimento?
Risentimento significa avvertire o
mostrare malcontento per un senso d'ingiuria o d'insulto derivati da un'azione,
da una persona, da un rilievo o da una situazione.
Il risentimento ha luogo quando Dio,
o qualcun altro, fanno qualcosa di diverso da ciò che vi aspettavate. Fa centro
in un secondo.
Quando Naaman, comandante
dell'esercito siriano, andò da Eliseo per essere guarito dalla lebbra, ebbe una
sorpresa (vedi 2 Re, cap. 5). Eliseo gli disse: "Scendi giù e bagnati
sette volte nel fiume Giordano e sarai guarito." Naaman era furioso e
rispose: "Non ho mai sentito una cosa simile!" Ma il
carovaniere gli disse: "Signore, se ti avesse chiesto di fare qualcosa
di difficile lo avresti fatto; ti prego, non puoi provare a fare ciò che ti ha
detto?"
Naaman acconsentì, ma scese al
Giordano col vapore che gli usciva dagli occhi. Cosa c'era in lui di sbagliato?
Era pieno di risentimento! Ma la settima volta che venne fuori dall'acqua era
guarito! Quante volte sono stato così vicino a perdere la grazia di Dio a causa
del risentimento? Erano tutte quelle volte in cui Dio non ha fatto ciò che io
pensavo, e quasi mi perdevo le grandi benedizioni che Lui aveva pronte per me!
Il risentimento è per natura soggettivo, e
spesso privato: nessuno oltre voi e Dio sa niente al riguardo. Ad esempio,
potrebbe sorgere in voi anche mentre leggete questo articolo. Senza che nessuno
lo noti, potete starvene lì seduti e sentirvi pieni di risentimento perché io
scrivo sul risentimento!
Puoi startene seduto a pranzo al
ristorante e tutti gli altri sono serviti con una bistecca immensa, alta due
centimetri. La tua, invece, ha la dimensione di una moneta da cento lire - e
l'hai pagata 30.000 lire! Qualcuno ti chiede: "Com'è la tua bistecca?"
Anziché richiederne un altro pezzo al cameriere, nascondi i tuoi sentimenti e
rispondi: "Bella!" Ma in realtà è cominciata l'autocommiserazione. Il
risentimento - verso il cameriere, l'ospite che vi sta intorno e i
proprietari del ristorante in generale, ha già messo radici nel tuo pensiero
dal momento in cui hai cominciato a pensare: "Mi tocca sempre la parte
peggiore di tutto, perciò, qual'è la novità?"
Il risentimento si annida in noi
come un rancore. Quando provi rancore verso chi ti ha fatto un torto, ogni
parte è in debito: lui, perché ti ha fatto il torno, e tu, perché gli porti
rancore. É il momento di ricordare in che modo hai chiesto al Signore di
perdonare i tuoi debiti: "come io perdono ai miei debitori." I
debitori sono le persone che hanno mancato verso di te, e magari proprio nel
momento in cui più avevi bisogno di loro. Ad ogni modo il risentimento che ti
portate dentro è un problema tuo, non loro.
RISENTIMENTO =
PRIGIONE
Se non perdonerai, che tu lo sappia
o no sarai in prigione: nella prigione del risentimento.
Quell'ammaccatura sulla macchina
trovata subito dopo averla prestata al fratello Tommaso, può presentare due
problemi: Uno, per l'inconveniente di rimettere a posto l'ammaccatura; ma
l'altro è potenzialmente assai più serio. La Scrittura lo chiama "radice
dell'amarezza." Comincia con un piccolo seme di risentimento: "É
questo il modo di agire di un cristiano? Ammaccarvi la macchina e non dirlo? Se
è così che agiscono i cristiani, lo farò anch'io!" Ma se è così che
ragionate, cari fratelli e sorelle, siete in prigione!
Come
uscire e restar fuori dalla prigione
Per essere liberati dalla prigione
del risentimento - e meglio ancora per restarne fuori - dobbiamo ricordare due
cose e farne una terza:
1. Non dimenticate la prova. La
Scrittura dice che sarete messi alla prova.
Ecco
un esempio: Al ritorno a casa da una giornata di duro lavoro vi sedete a tavola
e chiedete: "Che c'è per cena?" "Pane e olio e insalata!"
Questa è una prova. Rispondete: "Evviva! Mi piace pane, olio e
insalata!"
Dovete sapere che Dio ha la
prerogativa di permettere che nella vostra vita giungano cose che
rivelano la profondità della vostra maturità cristiana. Quando guardate un
uomo o una donna di Dio, potete star certi che guardate qualcuno che é stato messo alla prova!
Per inciso, lo sapete qual'è una
delle complicazioni più comuni nel matrimonio? Non vengono risolti i
risentimenti. "Cara, ho provato risentimento verso di te quando per cena
mi preparasti pane, olio e insalata!" "É buffo! Stamani ho provato
risentimento verso di te quando te ne sei andato senza vuotare la
spazzatura!"
2. Non dimenticate che
Dio è Sovrano. Ciò significa che nella nostra vita nulla può
capitare che non passi prima tra le mani del Dio Onnipotente.
Dobbiamo
arrivare alla risposta che dice: "Dio mio, non lo capisco, ma so che Tu
sei in tutto questo." Nulla, nulla, proprio nulla può toccare la
nostra vita senza esser prima passato dalla volontà permissiva di Dio nostro
Padre. Dovremmo dire: "Signore, tu lo permetti, e io lo abbraccerò!"
3. Accettate con gioia le prove della vita.
Accettare le circostanze non
significa che queste siano giuste; e neppure che gli altri non debbano essere
ritenuti responsabili. Significa solo che state imparando a risolvere le
piccole emergenze della vita.
IN GUARDIA!
Dobbiamo davvero stare in guardia.
Alcune relazioni, infatti, sono particolarmente soggette agli attacchi del
risentimento e così dobbiamo stare all'erta per bloccarli al massimo:
1.
Risentimento verso Dio - "Ma fratello Bob, Dio ha lasciato morire
mia madre!" Dio non ha fatto quello che pensavi, così nel tuo spirito è
entrato il risentimento perché Egli ha permesso la morte di tua madre. Ho visto
nascere il risentimento perché la gente non è stata guarita; oppure perché Dio
non ha manifestato i doni spirituali nella vita di qualcuno nel modo che la
persona si aspettava. Ho visto persone provare risentimento verso Dio per non
essere belle: "Gli altri possono avere figli, io no." "Gli altri
hanno un marito, io no!" "Gli altri..." Forse non lo vorremmo
dire, né lasciarlo venir fuori, ma è lì nella profondità dell'anima.
2.
Risentimento verso i membri della famiglia - "Mio padre ha mancato nei suoi impegni
verso di me." Anche il mio padre fisico ha mancato, e ho dovuto perdonarlo
nove volte prima di essere veramente libero. I genitori, cognati, suoceri e
altri parenti, possono ferirvi in un modo che agli altri non è possibile. In
quel campo il perdono e la libertà dal risentimento sono di una importanza
estrema.
3.
Risentimento
verso il datore di lavoro o capo ufficio - É stato ingiusto; non vi ha dato l'aumento. L'altro
impiegato ha ottenuto la promozione prima di voi anche se eravate lì da più
tempo ed eravate la persona che più eseguiva tutti i dettagli. Gettate via quel
risentimento!
4.
Risentimenti
tra cristiani di diverse estrazioni - I
cristiani provenienti da tradizioni
diverse
lavorano sempre più insieme. Credo che Dio stia guarendo gli scismi storici e
che ci stia liberando dal risentimento segreto, sia di un cattolico verso il
protestante o viceversa.
Mi trovavo in Georgia per un
incontro con alcuni cattolici quando un prete cattolico venne a lavare i piedi
a me e ad altri due fratelli protestanti, e ciò davanti a 3500 persone! Disse:
"Come cattolici vi abbiamo offeso e ferito perché eravate protestanti.
Simbolicamente, vogliamo lavarvi i piedi." Ci siamo seduti ed abbiamo
pianto, mentre 500 anni venivano, alla lettera e simbolicamente, perdonati.
Perdonavamo il risentimento sia nascosto che manifesto.
Mentre il Signore continua a
rinnovare il popolo cristiano, rispondiamoGli sostituendo il nostro
risentimento con l'amore e con gli altri frutti dello Spirito. Tutti i frutti
dello Spirito sono relativi: non sono per Dio, ma per le persone che ci stanno
più vicine. Esse vogliono raggiungerci per prendere il frutto dello Spirito di
Dio.
Quando recitiamo il Padre Nostro -
la preghiera del Signore - e vogliamo farne un modello di vita, vi chiedo di
dirla con una nuova profondità di significato - in particolare quando chiediamo
a Dio di "perdonare i nostri debiti, come noi perdoniamo i nostri
debitori."