L'IMPORTANZA DEL CAMBIAMENTO
Bob Mumford
Dio è sempre in attività. Se vogliamo stare in pace con Lui, dobbiamo
essere aperti a cambiare in ogni zona della vita.
Per i
cristiani IL CAMBIAMENTO dovrebbe
essere un modo di vita. A chi vuole essere suo seguace Gesù presenta la
necessità inequivocabile di cambiare. Conversando con Nicodemo nel Vangelo di
Giovanni Egli dice: "Se non si rinasce di nuovo non si può vedere il
regno di Dio." E più oltre: "Se non vi convertite e non
diventate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli." In un
altro caso ancora: "Se non vi pentirete, perirete tutti ugualmente."
Rinascere, convertirsi, pentirsi:
sono tutti cambiamenti. Gesù, infatti, da un ultimatum:
"Cambiate, o altrimenti!" Ero solito pensare che un
giorno nel cammino spirituale avrei raggiunto un punto in cui mi sarei
sistemato per godere la sensazione di essere arrivato. Ma poi mi resi conto che
Dio è sempre in movimento, e che se volevo stare in pace con Lui dovevo stare
in uno stato di permanente cambiamento. Se vogliamo conoscere e fare la volontà
di Dio, dobbiamo aprirci al cambiamento continuo. La Sua volontà ci viene
rivelata a gradi: non la conosciamo subito tutta, vediamo e sappiamo
solo fino a quel punto - ma muovendoci in ciò che Egli ci ha già rivelato,
potremo ricevere ulteriori rivelazioni. I progressi cristiani avvengono passo
passo. La maturità cristiana NON arriva un giorno tutta insieme. Gesù ci dice
di prendere la croce ogni giorno e di seguirlo: ciò significa OGGI, anche se
non sappiamo dove ci porterà domani.
La capacità di cambiare è
sempre stata la caratteristica di chi segue Dio. Al capitolo 11 di
Ebrei troviamo un elenco di uomini e donne che sperimentano spostamenti fisici
per il Signore. Sono descritti come "Pellegrini sulla terra", che
significa vagabondi, viaggiatori, uomini di passaggio. La sola dimora
permanente del pellegrino spirituale è con Dio. Ed essendo Lui in movimento,
dobbiamo esserlo anche noi. Più saremo aperti ai cambiamenti e più
progrediremo.
L'essere
capace di cambiare secondo i comandi di Dio non implica affatto uno stato di
instabilità. Non ci getta alla mercé degli elementi ma al
contrario, assicura stabilità. Come può il cambiamento renderci più stabili?
Portandoci verso una mèta eterna e invariabile: la conformità a Cristo. La
nostra destinazione ultima è essere trasformati nella Sua immagine e
somiglianza. Geremia potrà aiutarci a comprendere la natura del cambiamento
spirituale:
"Moab è rimasto tranquillo fin dalla sua giovinezza; si riposava
come vino sulla sua feccia; non è stato travasato da tino a tino, né è stato
condotto in esilio. Perciò ha conservato il suo sapore, e il suo aroma non si è
alterato" (Geremia 48,11).
Geremia
fa l'analogia con la fabbricazione del vino,
occupazione comune al suo tempo. Appena spremuti i grappoli, il vino nuovo
veniva messo in una bottiglia, ancora opaco per i resti degli acini. Via via
che i detriti cominciavano a depositarsi, il produttore versava il succo in una
seconda bottiglia; i sedimenti indesiderati restavano indietro. Dopo un altro
periodo di decantazione il vino veniva versato in una terza bottiglia,
lasciando indietro altri detriti. Questo processo si ripeteva finché il vino
non era chiaro, fragrante, profumato.
Il Signore sottopone noi ad un
procedimento simile. Talvolta, quando all'orizzonte vediamo una
bottiglia nuova, facciamo il broncio: "Non voglio essere versato in una
bottiglia quadrata, mi piace questa rotonda. Sono sempre stato rotondo e
intendo restarci!" Ma il recipiente viene cambiato, ed eccoci là - rotondi
in una bottiglia quadrata. Ci lamentiamo: "Non mi piace qui. Mi rifiuto di
sottomettermi a questa situazione!" Ma a quel punto il Signore ci lascia,
fin quando non ci riavviciniamo al Suo modo di vedere le cose. Alla fine diventiamo
quadrati arrendendoci alla volontà di Dio nelle attuali condizioni.
La sedimentazione allora comincia a separarsi. Dio sorride e dice: "Bene,
sta lì per un po'." Ma non passa molto tempo che ritorni con una bottiglia
ottagonale. Ci lamentiamo: "Ma questo è troppo! Non sarò mai
ottagonale!" Lui risponde calmo: "Aspetterò!"
Cominciamo a capire lo scopo di Dio
nel versarci da un recipiente all'altro, via via che il residuo si deposita e
il vino della nostra vita spirituale si fa più chiaro. Ciò non garantisce che
lo accoglieremo a braccia aperte quando apparirà con un'altra bottiglia! Eppure
dovremmo fargli festa, perché sappiamo che Dio desidera
produrre in noi il vino chiaro e spumeggiante dello Spirito. Vuole che
la nostra vita abbia il fragrante aroma delle Sue opere, che aggiunga fragranza
alla situazione in cui ci mette. Dovremmo permettere a Dio di produrre in noi
quell'adattabilità che ci permette di seguirlo.
La vera spiritualità è segnata da tre caratteristiche di
"cambiamento":
1.
... É
aperta all'ascolto di cose nuove. Dobbiamo tenere gli orecchi
all'unisono con la voce del Signore. Non ci ha detto tutto, o almeno non
abbiamo ascoltato tutto. Supponete che
ci
siano altre cose che ancora non abbiamo imparato? A dire il vero non sono
"verità" nuove: sono nuove solo per noi. In prima elementare
si comincia a studiare matematica imparando che due più due fa quattro. Le
espressioni algebriche appariranno in seguito sul libro di testo, ma in prima
non le capiremmo. Quando poi ci sarà una solida formazione matematica, quelle
equazioni balzeranno fuori delle pagine. Lo stesso vale per noi: dobbiamo
essere aperti all'ascolto di cose nuove da parte di Dio.
2.
... Dio
la rimette al posto che le spetta: tutto il resto va lasciato indietro.
Se necessario ciò significa cambiare o liberarsi di qualunque cosa che non
contribuisca allo scopo di Dio.
Non
possiamo replicare di non aver mai fatto in quel modo prima. Se ci
incateniamo alle aride abitudini umane rendiamo quasi impossibile il processo
di cambiamento. Vi sono cose che ancora non abbiamo sperimentato, e
dobbiamo esser pronti ad abbracciarle quando ci vengono rivelate.
3....
Significa avventura con Dio. Abramo uscì non sapendo dove andava. Il
Signore gli aveva chiesto solo di seguirlo. Gli dette un contratto in bianco e
gli chiese di firmare - i dettagli li
avrebbe
messi cammin facendo. Avendo accettato di incamminarsi verso l'ignoto, Abramo
si è guadagnato il diritto di essere chiamato: "Padre dei credenti."
Per avventura con Dio non intendo
dimettersi dal lavoro abbandonando le nostre responsabilità per poi uscire e
sederci sul marciapiede in attesa che il Signore intervenga. Intendo voler
rispondere alla chiamata di Dio anche se può rivelare sorprese o sentieri mai percorsi.
Il cambiamento può riguardare le
attitudini, il modo di vivere, le persone, le circostanze, il luogo. Non sempre
i cambiamenti in questi campi sono facili. Ma se non avviene ciò che Dio vuole,
non passerà molto tempo prima che l'odore e il sapore della nostra vita
tradiscano la nostra incapacità di avventurarci nei cambiamenti che Egli ci
comanda.
Talvolta facciamo dei cambiamenti
esteriori, mentre interiormente restiamo gli stessi. Non è ciò che Dio
desidera. Dobbiamo permettere che, col cambiamento esteriore, anche i desideri
e gli atteggiamenti interiori siano sottoposti a cambiamento.
La necessità di cambiare
Come si fa a sapere quando è
necessario cambiare? Spesso è difficile scoprire questa necessità nella nostra
vita: ci abituiamo ad essere come siamo. Tuttavia, in noi stessi possiamo
scoprire diversi sintomi, segni soggettivi che indicano la necessità di
cambiare:
- Il senso
di insoddisfazione o di irrequietezza;
- La
sensazione che ci venga fatta resistenza. Tutto quello che cerchiamo di fare
riesce male;
- Il senso
di frustrazione nelle situazioni, con le persone, nelle responsabilità;
- Pare che
ci manchi qualcosa, che ci sia qualcosa di più;
- Ci
sentiamo inutili, la sindrome della ruota di scorta; tutti gli altri ci
sembrano proficuamente impegnati, ma non noi;
- Il
sentirci arretrati: Dio non si è mosso e ci ha lasciati indietro;
- Il senso
di letargo spirituale. Scritture e vita di preghiera hanno perso l'attrattiva.
Che fare?
Ecco sette passi per aprirci al cambiamento:
1. Aprire
la vita interiore a Dio ed agli amici che Egli porta con sé: Una cosa è
aprire il proprio intimo a Cristo, tutt'altra è accogliere gli ospiti che Egli
porta con Sé. Ma rientra nella
decisione
di invitarLo ad essere il Signore della nostra vita. Se desideriamo cambiare
dobbiamo voler aprire la nostra vita interiore agli altri. Ciò non significa
solo aprire la casa e la tavola, ma anche i quartieri interni dove risiede la
persona reale. Non solo dobbiamo imparare ad aprire in profondità la nostra
vita, ma anche a far amicizia con altri al di fuori della nostra piccola
cerchia di amici. Dobbiamo permettere l'ingresso a persone di diversa
istruzione e strati sociali, persuasioni denominazionali e gruppi razziali.
2. Essere
severi verso atteggiamenti, azioni ed abitudini non cristiane: Non
ci saranno più scuse del tipo: "Mia madre mi ha respinto", "Il
professore mi faceva sentire inferiore agli
altri,"
"Sono così e non posso farci niente." dobbiamo guardare a noi
stessi con severità. Se arriviamo sempre in ritardo, è un problema che
va affrontato. Se siamo dei disonesti cronici, serve la correzione. Se pigri,
dobbiamo ammetterlo e provvedere in merito. Dobbiamo vederci come siamo, ed
essere spietati nel correggere ciò che vediamo se ci è causa di cadute nella
vita cristiana. Se poi abbiamo bisogno di aiuto e consigli per risolvere il
problema, li dobbiamo cercare.
3. Siate
aperti a ricevere la correzione di Dio. Dio vuole che i credenti si
ammoniscano, si incoraggino e si rafforzino a vicenda. Questa è una delle
benedizioni delle relazioni cristiane.
Ricordate
il proverbio: "Chi rimprovera un uomo troverà poi più benevolenza di chi
adula con la lingua" (Proverbi 28,23). Cos'è meglio, essere
rimproverati e poi trovarci cambiati in meglio, o essere falsamente adulati e
persistere inconsapevolmente in atteggiamenti e comportamenti sbagliati?
Se cambiamento dovrà esserci nella vita, è meglio che a lungo andare questo
avvenga all'aperto.
Dio può scegliere strumenti inattesi
per indicarci le nostre zone perturbate. Dovremmo inghiottire l'orgoglio che ci
porta a respingere il consiglio o la correzione degli altri, inclusi quanti
riteniamo spiritualmente meno maturi e istruiti di noi.
4. Impariamo
ad ascoltare. Molti, quando vengono avvicinati da qualcosa che ritengono
sia un'usurpazione della loro "proprietà privata," sollevano
automaticamente le difese. Alla sola
domanda:
"Bob, potrei parlare con te?"" ci sentiamo minacciati. Spesso il
motivo per cui non comprendiamo quanto gli altri stanno cercando di dirci è che
non vogliamo ascoltare. L'ascolto proficuo esige che si sia onesti e spietati
con se stessi.
5. Accettate
la correzione per fede. Supponiamo che qualcuno ci faccia notare la zona di
un problema che noi non avevamo riconosciuto. Faremo i sordi? O saremo aperti
alla possibilità
che qualcuno
fiuti qualcosa in noi che non abbiamo mai ritenuto necessario, o voluto
cambiare? Respingiamo la correzione sui due piedi perché sul momento non
vediamo il problema. Invece prendiamola, accettiamola per fede e chiediamo a
Dio di confermarla. Onorerà il nostro desiderio di ascoltare.
6. Siate
pazienti. A questo punto vi sarete resi conto di quanto sia difficile
cambiare, e anche solo riconoscere la necessità di un cambiamento! Spesso il
cambiamento avviene lentamente
e
dolorosamente: "Come fanno a dire che sono orgoglioso? Sto solo cercando
di fare del mio meglio!" "Certo nessuno mi accuserà di non
sottomettermi a mio marito: apparecchio sempre all'ora giusta e ..." Ma al
Suo momento, Dio rivelerà la vera situazione: "Ora vedo! Come ho fatto ad
essere così cieca?"
Dovremmo concederci il tempo per
riconoscere la necessità di un cambiamento, affinché l'opera di Dio diventi
efficace secondo i Suoi tempi.
7. Dopo
essere cambiati, gioite nel signore, riposatevi per un po' - e
preparatevi al prossimo cambiamento!
Immaginiamo
di aver raggiunto un punto da cui poter dire: "Grazie Signore, per avermi
mostrato che non proprio tutto andava bene nella mia vita. É una gioia essere
liberi da quella cattiva abitudine, da quel peccato." Possiamo poi
concludere: "Ora sono pronto per il cielo."? No! Tuttavia potremo
gioire e rilassarci nella nuova libertà conquistata. Ma possiamo anche star
certi che Dio sta aspettando, ben nascosto, pronto a metterSi all'opera per i
prossimi nove o dieci cambiamenti che ha segnati in agenda per noi.
Di recipiente in recipiente, con
sempre meno sedimenti di noi stessi e un sempre più dolce sapore dell'aroma del
Signore Gesù Cristo: sono queste le opere di Dio. Egli desidera che impariamo a
cambiare, che Gli permettiamo di condurci verso la Sua destinazione: la conformità e la somiglianza all'immagine di Cristo.