La moralità cristiana sgorga dalle verità
fondamentali della creazione e della salvezza comunicate dagli insegnamenti
della Scrittura e della Chiesa. Una volta screditate tali verità, o
spogliate della loro autorità, anche la moralità viene spostata dal suo
fondamento sicuro e messa alla deriva a "dialogare" con la cultura
moderna.
La Scrittura dice chiaramente che
esiste un legame profondo tra la conoscenza e l'adesione alle verità
cristiane di base e il vivere una vita di rettitudine morale. La sorgente
della rettitudine è Gesù, e a quanti credono in Lui e osservano la Sua Parola
Egli dà la capacità di vivere rettamene per mezzo della potenza dello Spirito
Santo.
Il primo capitolo dell'Epistola
ai Romani fa rilevare il collegamento esistente tra il respingere le
verità fondamentali su Dio, la cecità spirituale e il comportamento morale
perverso. Considerate attentamente questo brano: è la chiave per capire
perché oggi nel mondo - e nella Chiesa - vi è decadimento e confusione riguardo
alle verità fondamentali.
L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni spirito irreligioso e
perverso degli uomini che, nella loro perversione, impediscono la verità.
Infatti, quanto di Dio può essere conosciuto è loro chiaro; Egli stesso l'ha
reso chiaro ... Essi sono dunque inescusabili, perché pur conoscendo
sicuramente Dio, non lo hanno glorificato come Dio né gli hanno reso grazie; si
sono resi stolti con speculazioni inutili, e il loro cuore insensibile è stato
oscurato. Mentre si dichiaravano sapienti sono diventati folli ...
Perciò Dio li ha abbandonati alle loro voglie di pratiche impure;
si sono impegnati nella reciproca degradazione dei loro corpi, quegli uomini
che hanno scambiato la verità di Dio per una menzogna ed hanno adorato e
servito la creatura anziché il Creatore - sia Egli benedetto per sempre, amen!
Dio li ha abbandonati a passioni
infami: le loro donne hanno scambiato i rapporti naturali in rapporti
contro natura, e gli uomini, rinunziando al rapporto naturale con le donne, si
sono accesi di passione gli uni per gli altri. Hanno commesso atti ignominiosi
uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la penalità che si addiceva alla
loro perversità. E poiché non hanno ritenuto opportuno riconoscere Dio, Dio
li ha abbandonati in balia del loro senso depravato, e commettono ciò che è
indegno. Sono colmi d'ogni sorta di cattiveria, di malizia di avidità, di
cattiva volontà, d'invidia, di omicidio, di litigio, di inganno e di
scaltrezza. Sono diffamatori e maldicenti, odiano Dio e sono insolenti,
altezzosi, ingegnosi nel fare il male e ribelli verso i genitori. Si vedono in
loro uomini senza coscienza, lealtà, affetto, e senza pietà. E pur conoscendo
il giusto decreto di Dio che tutti quelli che fanno cose simili meritano la
morte, essi non solo le fanno, ma approvano chi le fa! (Rm 1,18-19;
20-22; 24-32).
Paolo mette in evidenza la connessione
esistente tra il rifiuto di riconoscere Dio e di ubbidirgli e la successiva
degenerazione della moralità. La falsa adorazione, l'orgoglio della
propria sapienza e la futile speculazione provocano la cecità spirituale. Ciò
assoggetta l'uomo agli stimoli degradanti e distruttivi della sua natura caduta
- in particolare nel campo del sesso, di espressioni particolarmente perverse
della sessualità inclusa l'omosessualità, ma anche nella ribellione e in una
generale mancanza di lealtà di e dignità umana. Le persone precipitate in una
simile cecità spirituale e decadimento morale non solo commettono esse stesse
gravi peccati, ma incoraggiano gli altri a fare altrettanto.
Questo passo tratto da Romani descrive
con notevole accuratezza la nostra situazione odierna. Di
particolare interesse è il collegamento esistente tra il respingere la
verità di Dio e la sessualità disordinata. La nostra identità sessuale
di maschi e femmine è una dimensione fondamentale del modo in cui Dio ci ha
creati. Così, il rifiuto di Dio risulta logicamente nel respingere anche l'umanità
creata a immagine di Dio - maschio e femmina. La ribellione dell'uomo moderno
contro Dio è oggi straordinariamente espressa nella ribellione contro
l'identità sessuale iniziale che Dio ci ha dato. Il crescente numero di
uomini e donne che oggi soffrono di disturbi e risentimenti verso la propria
identità sessuale, e che cercano di renderla indistinta o di negarla, è una
testimonianza straordinaria del collegamento esistente tra il respingere Dio e
il respingere la nostra umanità creata ad immagine di Dio. Il campo della moralità
sessuale non è ovviamente l'unico campo importante della moralità
cristiana che oggi subisce un attacco, ma in questi tempi si tratta di un
attacco particolarmente intenso, e che si può dire ci influenzi quasi tutti.
Per questi motivi, vorrei dedicare questo capitolo ad un'analisi
approfondita dell'attacco in questo campo.
Se il rifiuto della verità può
provocare il decadimento morale, la Scrittura insegna che può funzionare anche
nel senso inverso: un disordine morale già esistente in precedenza può
essere la causa che induce la gente a respingere la verità, per il
solo fatto che vogliono continuare nella loro perversità:
Il giudizio di condanna è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli
uomini hanno preferito le tenebre alla luce perché le loro azioni erano
malvagie. Tutti quelli che praticano il male odiano la luce; non si avvicinano
ad essa, perché temono che le loro azioni sarebbero messe allo scoperto"
(Gv 3,19-20).
Il solo modo in cui uomini e donne
possono essere davvero "se stessi" e sperimentare il pieno potenziale
della loro natura creata è quello di vivere in Gesù Cristo, con Lui e
per mezzo di Lui. Egli è l'essere umano perfetto, la fonte di guarigione,
di restaurazione e di realizzazione degli esseri umani. Un
umanesimo che inizi respingendo Gesù, finisce inevitabilmente col respingere
anche l'uomo e col tradire la razza umana, dapprima in maniera
selettiva, come nell'aborto in molti dei nostri paesi, o nell'eliminazione
degli ebrei nella Germania Nazista, ma alla fine in un'oppressione totalitaria
di tutta la vita e nel crollo della civiltà. Il solo umanesimo autentico è
quello esplicitamente cristiano.
La Parola di Dio è chiara: conoscere
Dio e vivere una vita di santità sono cose intimamente collegate alla disposizione
sostanziale del nostro "cuore" verso Dio. Quando le verità cristiane
fondamentali vengono negate o messe in dubbio, ne segue inevitabilmente il
rifiuto della vita di santità e di moralità che tali verità esigono, richiedono
e rendono possibile.
Oggi vediamo questo nell'affannosa
ricerca da parte di molti cristiani del canone all'interno del canone, del
magistero dentro il magistero, del teologo "illuminato", del
confessore "sensibile". Ciò accadeva anche ai tempi del Nuovo Testamento.
Paolo avvertì Timoteo di restare saldo contro quelli che cercavano
"maestri" e "insegnamenti" che si adattassero alle loro
fantasie:
Ti incarico di predicare la parola, di continuare in questo incarico che
ti sia conveniente o meno - correggendo, rimproverando, esortando - insegnando
sempre e senza perder mai la pazienza. Perché verrà il tempo in cui la gente
non tollererà più la sana dottrina, ma seguendo i propri desideri si
circonderà di maestri che solleticheranno le loro orecchie. Smetteranno di
ascoltare la verità per vagare nelle loro favole. (2 Tm 4,1-4)
Oggi, tragicamente, alcuni
teologi e maestri cristiani possono esser chiamati solo falsi maestri.
Inducono i cristiani a peccare e, in alcune situazioni, arrivano persino a
considerare il peccato una virtù.
La sessualità umana
Un libro dal titolo:
"Sessualità Umana" dà una straordinaria evidenza di come oggi,
nella Chiesa, venga sovvertita l'autentica moralità cristiana.[1]
Questo studio è particolarmente significativo poiché è stato fatto su incarico
della Società Teologica Cattolica americana e pubblicato col suo consenso,
anche se il contenuto del libro non è stato necessariamente appoggiato dalla
società nel suo complesso. Tutti gli autori avevano - e continuano ad
avere - posizioni di responsabilità nei seminari cattolici e nelle facoltà si
teologia. Dopo estese verifiche, riguardo a questo scritto, quattro
anni dopo la prima pubblicazione non ho trovato nessuna indicazione che
qualcuno degli autori abbia ritrattato la sostanza delle proprie idee proposte
in questo studio. Il libro fu pubblicato da una casa editrice cattolica gestita
da un ordine religioso cattolico. É stato tradotto e pubblicato in altri paesi
e continua ad essere largamente usato.
Lo studio asserisce che gli
insegnamento della Scrittura, della tradizione e della Chiesa sulla moralità
sessuale non possono più essere sufficienti a guidare il comportamento sessuale.
Il libro dichiara che, poiché l'uomo moderno si trova ad affrontare situazioni
nuove, ed ora conosce molte più cose sulla sessualità di quante non ne
conoscessero gli autori della Scrittura, questa diventa
solo una delle fonti di immissione delle decisioni morali. Un'altra
fonte è costituita dalle scoperte degli "esperti" contemporanei nelle
scienze sociali. E dato che la Scrittura e la sua interpretazione e spiegazione
autoritaria nella tradizione e nell'insegnamento della Chiesa non sono più
sufficienti, sostengono gli autori, l'uomo moderno ha bisogno di una nuova
serie di principi per giudicare la moralità del comportamento sessuale.
Quindi gli autori procedono a
formulare tali principi.
Riteniamo sia giusto chiedersi se un comportamento sessuale specifico
realizzi certi valori favorevoli alla crescita creativa e all'integrazione
della persona umana. Tra questi valori vorremmo selezionare i seguenti come
valori particolarmente significativi:
(1) Valori che liberano l'ego. ...
(2) Che arricchiscono gli altri. ...
(3) Onesti ...
(4) Fedeli. ...
(5) Socialmente responsabili. ...
(6) Che servono alla vita. ...
(7) Gioiosi. ...
Dove queste qualità prevalgono, si può essere ragionevolmente certi che
il comportamento sessuale che li ha prodotti sia integro e morale ...
Centrandosi sui molti, splendidi valori della sessualità nel suo complesso ed
evitando le categorizzazioni assolute di atti sessuali individuali isolati, si
può arrivare ad un metodo assai più sensibile e responsabile di valutare la
moralità di partner sessuali o di espressioni sessuali.[2]
Si ha immediatamente il sospetto che
tali criteri non siano poi tanto dei" principi morali",
quanto degli slogan ambigui che si servono del gergo della scienza sociale
moderna. Tali principi, usati in maniera "creativa" e premeditata, riescono
praticamente giustificare qualunque comportamento sessuale, perfino
quello che la Scrittura e la tradizione considerano chiaramente peccaminoso.
Considerate, ad esempio, come gli autori trattano l'adulterio. Dopo una
revisione dei motivi per cui i confessori o i consulenti possono disapprovare
le relazioni adulterine, gli autori affermano:
Questi fatti tuttavia non escludono la possibilità che, talvolta, si
possano presentare delle eccezioni, quando per le persone coinvolte tali
relazioni possono essere davvero "creative" ed
"integrative", e diventare quindi moralmente accettabili. Nel
giungere a conclusioni simili nei casi particolari è tuttavia obbligatoria
un'estrema cautela.[3]
Con questa scappatoia è possibile
giustificare quasi ogni relazione adulterina. Per essere morali, gli
adulteri ed i loro confessori devono solo esercitare una "estrema
cautela".
L'effetto dei principi morali
proposti in "Human Sexuality"
è quello di capovolgere la vera autorità del comportamento morale
cristiano per sostituirla con l'opinione degli "esperti" secolari.
Tali esperti si dimostrano del tutto incapaci di offrire una qualche utile
guida morale. Consideriamo tre esempi di questo fallimento dallo stesso libro.
Il primo esempio è la
considerazione, da parte degli autori, della moralità di certe pratiche
"terapeutiche" oggi comuni nelle "cliniche del sesso",
organizzazioni che danno consulenze a persone con difficoltà sessuali. Le terapie
delle cliniche del sesso che attirano l'attenzione degli autori sono la
pratica della masturbazione e l'impiego di "partner sostituti" per
rapporti "terapeutici". Ecco come analizzano l'etica di queste
pratiche:
Applicando la norma etica adottata in questo studio, e cioè che
l'espressione sessuale per essere morale deve essere "creativa e
integrativa" per le parti coinvolte, ad una prima riflessione potrebbe
sembrare che l'attività sessuale prescritta nella terapia responsabile non
dovrebbe presentare difficoltà morali. L'auto-stimolazione orientata verso un
sano rapporto sessuale rientra senza difficoltà nella norma. I partner sessuali
davvero intenti ad essere il mezzo per rendere l'altro completo e capace di
avere una relazione sessuale col proprio amato o amata pare si impegnino anche
nell'uso morale del sesso genitale. In teoria, ciò sarebbe valido sia che
si tratti di coppie sposate, di amanti non sposati, oppure di partner sostituti
o volontari di pazienti non sposati. In realtà tuttavia, all'interno
della comunità scientifica sperimentata esiste il grave dubbio se i
"supplenti" sessuali aiutino davvero a superare, con una qualche
efficacia, le difficoltà sessuali che affliggono una relazione esistente. Il
loro impiego, infatti, rischia di indebolire ulteriormente una relazione
dolorosa. Non essendo affatto chiaro che l'uso dei sostituti sia necessario
neppure per raggiungere il limitato obiettivo dell'erezione erotica, e che anzi
questi possono essere controproducenti per raggiungere gli obiettivi
terapeutici a lungo termine di guarire una disfunzione sessuale nel contesto di
una relazione umana specifica, l'uso dei supplenti non appare a questo punto moralmente
giustificato.[4]
Gli autori considerano anche la moralità
dei terapisti impegnati nell'attività sessuale "terapeutica" con i
propri pazienti:
Pare che la pratica non sia
insolita e viene difesa da alcuni psichiatri e dai terapisti laici. Ufficialmente,
le società professionali continuano a condannarla per motivi legali, di fiducia
pubblica e di efficacia della terapia. (L'Associazione Psichiatrica Americana
la proibisce chiaramente. Tuttavia, il codice etico dell'Associazione
Psicologica Americana non la menziona e, in occasione della convenzione
dell'associazione del 1975, la decisione di proibire l'attività sessuale con i
clienti non fu approvata).
Applicando le norme adottate
in questo studio, dovremmo affermare che in un caso ipotetico in cui
l'espressione erotica tra terapista e paziente risulti di fatto nel rendere
integro il paziente, senza danneggiare l'altra relazione di terapista e
paziente, tale coinvolgimento diretto del terapista potrebbe essere morale. La
stragrande maggioranza dei professionisti in questo campo tuttavia nega la
possibilità di un risultato simile. Il fardello, quindi, graverebbe sul
terapista, che dovrebbe giustificare moralmente i rischi attinenti a tale
pratica, considerando le dimensioni individuali e sociali in ciascun
caso."[5]
Gli autori discutono anche le forme
specifiche di adulterio riguardanti le relazioni sessuali "a
tre" e "lo scambio del compagno":
Oggi si scrive molto su questa dimensione dell'esperienza sessuale.
Alcuni autori hanno sostenuto che questa forma di interrelazioni
umane è una risposta realmente cristiana ai problemi e alle necessità
di gruppi particolari della società, come gli anziani e chi è
"infelicemente single" ... Come già detto, i dati empirici non
garantiscono ancora nessuna conclusione reale sugli effetti di tale
comportamento, in particolare se si considera la lunga scadenza. L'insegnamento
cattolico tradizionale considera tutti quei casi ingiustificabili, contrari
alla natura e allo scopo del matrimonio. Altri potrebbero riconoscere,
almeno in teoria, la possibilità che una tale sistemazione potrebbe appoggiare
i principi dello sviluppo umano autentico e della completa integrazione. In
pratica tuttavia, tali relazioni pare siano in contraddizione con molte delle
caratteristiche della sana relazione sessuale e, soprattutto, compromettono la
"fedeltà di alleanza" presentata come ideale nella Scrittura. Così,
mentre restiamo aperti ad ulteriori evidenze da parte delle scienze empiriche,
sollecitiamo la più grande cautela in tutti questi argomenti, nel timore che
compromettano lo sviluppo e l'integrazione, tanto necessari nell'attività
umana.[6]
Notate il metodo di analisi di tutti
e tre questi casi. Gli autori riconoscono che la Scrittura e la tradizione li
considererebbero casi di fornicazione o di adulterio - proibiti
dalla Parola di Dio. Eppure, queste opinioni morali del cristiano
tradizionale per i moralisti non sono che un elemento da considerare.
Ne risulta quindi che si tratta di un elemento subordinato. Il criteri decisivi
per giudicare la moralità del comportamento sessuale sono le opinioni dei
"professionisti nel campo" e le "attestazioni" provenienti
"dalle scienze empiriche".
Uno dei molti problemi
in questa scelta dei criteri è il fatto che rare volte gli scienziati
considerano una questione definitivamente chiusa; e gli scienziati sociali non
lo fanno quasi mai. La natura del metodo scientifico costringe gli
scienziati a restare eternamente aperti a nuovi dati, ad ammettere sempre la
possibilità di un'eccezione. Nel campo della moralità sessuale, un
approccio simile finisce per sovvertire la Parola di Dio.
Tuttavia, gli autori di Human
Sexuality, dalla
loro posizione di docenti presso i seminari cattolici e le facoltà di
teologia, continuano a formare i sacerdoti e gli istruttori religiosi del
futuro. Il loro libro continua ad essere distribuito dall'editore
cattolico e un gran numero di cattolici, nell'affrontare il comportamento
sessuale, sono stati influenzati sia dal libro, sia dal pensiero divulgato che esso
rappresenta.
É interessante notare che uno
degli autori di Human Sexuality,
poco prima della sua pubblicazione, pubblicò un articolo in cui attaccava
Papa Paolo VI e il rinnovamento carismatico perché riaffermavano l'esistenza
del diavolo e la presenza della sua opera sia nel mondo sia nella Chiesa.[7]
É sorprendente notare quanto poco sia considerata la realtà di Satana e
del suo modo di agire in quello che oggi può esser solo definito come
falso insegnamento ed immoralità nella Chiesa. La Scrittura lo considera un
campo di attività e di influenza diabolica "par excellence".
Lo Spirito chiaramente dice che negli ultimi tempi alcuni si
allontaneranno dalla fede e ascolteranno spiriti di inganno e cose insegnate da
demoni per mezzo di impostori plausibili. (1 Tim. 4,1-2a)
Le idee contenute in Human Sexuality e negli articoli e
lezioni di quel genere stanno facendosi strada nella vita generale della Chiesa
Cattolica.[8]
Un articolo scritto da un "consulente cattolico per la soluzione di
matrimoni e divorzi" ha segnalato che la proibizione da parte della Chiesa
dell'attività sessuale alle persone divorziate non era "adatta" alla
"esperienza" dei sei milioni di cattolici americani divorziati:
(Ai cattolici divorziati) non si può dire che il rapporto
sessuale è un modo sbagliato di amare. Lo sanno meglio loro. Sanno che il
rapporto, unito all'amore, può arricchire e rendere stabili - anche al di fuori
del matrimonio ... I più maturi tra loro non rifiutano l'aiuto a prendere
decisioni, ma non lasceranno tali decisioni ad un'altra persona o
istituzione, in particolare se la posizione dichiarata da quell'istituzione
si dimostra poco pertinente con la loro esperienza.[9]
L'autore
attribuisce questa rivoluzione negli atteggiamenti dei cattolici al "Vaticano
II - con la sua profonda enfasi sul ruolo della coscienza cristiana
individuale e informata e, in senso negativo, alla Humanae Vitae." Il risultato?: "I fedeli cattolici,
tranquillamente e senza troppi indugi, rifiutano il controllo del
magistero non solo sulle loro relazioni sessuali, ma anche sul significato del
matrimonio cristiano."[10]
Questo articolo illustra la distorsione
ormai nota dell'insegnamento del Vaticano II, e in questo caso
l'insegnamento del Concilio sulla libertà religiosa e sul ruolo della
"coscienza individuale". Il Concilio in realtà ha insegnato
che i cattolici sono tenuti a formare la propria coscienza attraverso
l'insegnamento della Chiesa e devono dare il loro "consenso
religioso" a quegli insegnamenti, ossia accettarli incondizionatamente.[11] Ed è proprio questo il significato
dell'essere cattolici. Dobbiamo conformare la nostra mente a quella di
Cristo, non a quella del mondo. Dobbiamo "imprigionare ogni pensiero
per renderlo obbediente a Cristo" in accordo con la Chiesa, interprete
autentica della Sua Parola (Rom. 12,2; 2 Cor. 10,5).
L'articolo illustra anche la manipolazione
dell'opinione pubblica, diventata comune nei mezzi di comunicazione cattolici.
Nel vocabolario di quest'autore, l'atteggiamento ribelle verso l'autorità è
considerato "maturità". L'insinuazione implica che
quanti obbediscono all'insegnamento della Chiesa devono essere degli immaturi,
degli stupidi o dei male informati.
Persino peggiori sono gli effetti
della totale, errata interpretazione da parte dei media dell'insegnamento della
Chiesa e delle opinioni dei suoi funzionari. Quei cattolici che non hanno
realmente studiato i documenti del Concilio e le Scritture, per le informazioni
su queste cose dipendono per lo più dai media. Il fatto è che il Concilio
non ha affatto insegnato ciò che molti nei media sostengono.
Considerate ad esempio il modo in cui questo "Consulente cattolico per la
soluzione di matrimoni e divorzi" ha descritto l'accoglienza da parte
della Chiesa del libro Human Sexuality:
Forse, il punto in cui la chiesa docente si è maggiormente avvicinata, in
pubblico, alla discussione aperta dell'attività sessuale al di fuori del
matrimonio, si trova su: Human Sexuality (Paulist Press), lo
studio commissionato, ma non approvato, dalla Società Teologica Americana. Le
sue scoperte, ripudiate da alcuni della gerarchia, sono state accolte con gran
sollievo da molti preti coinvolti nelle consulenze.[12]
Senza
fare una dichiarazione esplicitamente falsa, questo autore trasmette la
falsa impressione che i membri più responsabili della Chiesa Cattolica
Americana in generale abbiano fatto buona accoglienza al libro Human Sexuality. Al contrario invece,
molti sono rimasti scioccati dal quel libro. L'autore non menziona che il
Comitato dei Vescovi Americani sulla Dottrina ha ripudiato il libro e
ha compilato una dichiarazione dettagliata che ne sottolineava le numerose
deficienze. Da parte sua, il Vaticano ha lodato i vescovi americani per aver
chiarito la propria posizione sulle verità cristiane in discussione. In più, il
Vaticano ha dato voce alla propria apprensione:
Allo stesso tempo, la Congregazione non può mancare di dar rilievo alla
propria inquietudine per il fatto che un'insigne società di teologi cattolici
abbia predisposto la pubblicazione di questa relazione in modo tale da permettere
una vasta distribuzione degli errati principi e conclusioni di questo libro, e
di fornire in tal modo una fonte di confusione tra il popolo di Dio.[13]
È tato un modo educato di esprimere
lo sconvolgimento di fronte a quanto stava accadendo tra certi teologi morali
cattolici.
Davvero i teologi morali corrompono
la gioventù?
A
dire il vero il Dr. Ralph McInerny, filosofo cattolico di tutto rispetto presso
l'Università di Notre Dame, scrisse un articolo intitolato: "Davvero i
teologi morali corrompono la gioventù?" Descrisse in qual modo la Dichiarazione del Vaticano del 1976
sulla moralità sessuale,[14]
documento che riafferma l'insegnamento della Scrittura e della tradizione
sull'argomento, fu accolta presso quella università che è forse la più
prestigiosa università cattolica degli Stati Uniti:
Nonostante stessi discutendo un importante documento proveniente da Roma,
si avvertiva la generale tendenza a pensare che, sia la chiesa, sia la
scrittura o entrambe, non abbiano condannato il tipo di condotta menzionato
oppure, se l'una o l'altra l'hanno fatto, è stato sulla base di
un'interpretazione primitiva dell'esistenza umana, ormai superata da tempo da
giganti intellettuali come noi.[15]
McInerny
definisce Human Sexuality un documento "scandaloso", "confuso" e "bizzarro,"
ma rileva che viene preso sul serio. Fa notare che a Notre Dame il libro
viene usato per razionalizzare il peccato:
Alcuni mesi fa un omosessuale che si professava tale, in una serie di
articoli sul giornale degli studenti di Notre Dame evocò questo libro, ed era
chiarissimo che ne traeva consolazione e approvazione, e che ne è rimasto
corroborato. Se gli autori non riuscirono a prevedere che evidentemente
stavano dando carta bianca non solo agli omosessuali come individui, ma
all'ideologia omosessuale, allora non sono in grado di capire neppure
le loro stesse parole. Ovviamente, non ho proposto che si tirassero indietro da
una simile apparente approvazione ... Se nelle questioni morali la salda
dottrina non costituisce garanzia di buona condotta, è certamente vero che quando
le sorgenti della dottrina sono avvelenate, la cattiva condotta diventa
inevitabile. Oggigiorno, quando la chiara dottrina della Chiesa viene
infangata e confusa dai teologi che pretendono di parlare in suo nome, corriamo
il rischio di adottare la moralità pagana del mondo come se fosse la
realizzazione dell'ideale cristiano.
Fa pensare alle macine.[16]
McInerny fa un punto cruciale,
un punto che deve restarci fisso davanti alla mente quando esaminiamo la
crisi di verità nella Chiesa cattolica. Il punto è che le idee
velenose contenute in libri come Human Sexuality,
hanno le conseguenze pratiche più gravi possibili. Mettono a repentaglio la
salvezza di milioni di cattolici. Qui non si tratta di idee
interessanti, plausibili o non plausibili, forse vere o forse false, da
analizzare con comodo in un seminario di laureati in teologia morale. Sono
idee potenti che portano l'uomo a peccare. Vengono usate per giustificare
la contraccezione, la masturbazione, la fornicazione, l'adulterio, il divorzio,
l'omosessualità, l'aborto e altre distorsioni del piano di Dio per la
sessualità secondo quanto rivelato nella Scrittura, testimoniato nella
tradizione e riaffermato dal papa e dai vescovi che oggi insegnano in unione
con lui.
Il relativismo morale
sempre più caldeggiato è spesso una forte componente dei programmi
ufficiali di addestramento, dei lavori e seminari messi in piedi per
"corredare gli educatori religiosi". Caratteristico è il consiglio ricevuto da 1200 educatori
religiosi da parte di un maturo oratore:
Nel nostro insegnamento morale dobbiamo dare spazio alla diversità...
Onestà significa che la teologia è esercizio dell'intelletto, non della
volontà. Non possiamo aspettarci che tutti siano uniformi in ciò che credono o
dicono sulle questioni morali... [La Chiesa] dovrebbe entrare in una
conversazione non per dire l'ultima parola, ma una delle parole che aiuteranno
a scoprire la verità... La cosa importante riguardo alla moralità è essere
con la gente quando prende decisioni e quando sbaglia.[17]
Non vi è alcun dubbio che le idee
morali velenose non sono limitate alle università e ai seminari per laureati:
spesso oggi si possono ascoltare anche nella vita cattolica. Ad esempio, un
numero della rivista Today's Parish, giornale popolare destinato ai laici
impegnati, conteneva due articoli che tributavano lodi
all'immoralità.[18]
Un articolo, discusso nel secondo capitolo di questo libro, incoraggiava la bisessualità.
Un altro promuoveva la legittimità morale dell'omosessualità attiva.
Considerate il ragionamento usato in questo articolo per giustificare
l'attività omosessuale:
Ma la Chiesa non insegna forse che le persone omosessuali attive commettono peccato? Si e no. La
Chiesa insegna che il sesso serve ad avere figli. Questa parte del messaggio
suona vera come non mai, e come sempre sarà. Ma la Chiesa insegna anche che il
sesso è per amare. É per amare nel matrimonio, ed oggi la Chiesa non è poi più
così sicura che tutto il sesso al di
fuori del matrimonio sia peccato. Lo è di sicuro quando è probabile che sia
generata una nuova vita. La gente che gioca col sesso e che poi si ritrova con
una gravidanza indesiderata, spesso ricorre all'aborto. È questo il
motivo per cui la Chiesa si oppone al sesso fuori del matrimonio - la
stabilità familiare per la sicurezza dei figli. È un ottimo motivo, e voi ed
io, che siamo la Chiesa, aggrappiamoci ad esso. Ma questo non è un
problema quando il sesso avviene tra due persone dello stesso genere...
Ma la Bibbia non condanna forse gli atti omosessuali?
Sicuramente, e anche con severità. La Genesi condanna gli uomini di Sodoma e
Gomorra per aver desiderato scambi sessuali con gli ospiti maschi di Lot - che
poi violentarono. Ma non è l'omosessualità del rispetto e del sacrificio
reciproco che qui la Scrittura condanna.
Ma che dire del Levitico e
dell'Epistola ai Romani? Non definiscono forse l'omosessualità "un
abominio per il Signore"? È vero, ma quel clamore ha
un pesante condizionamento culturale ... Bene, ci siamo moltiplicati e abbiamo
riempito la terra, e Gesù, il Messia, è già qui. Non potrebbe darsi che il
sesso senza figli non sia più un abominio?[19]
Questo
tipo di congedo gratuito del chiaro insegnamento della Scrittura perché
"culturalmente condizionato", e quindi non vincolante, questa
"reinterpretazione" della Scrittura per giustificare la condotta
immorale, è una parodia della vera dottrina. Qui l'autore distorce
grossolanamente l'insegnamento della Chiesa cattolica in un campo dove esso è
cristallino e totalmente solido. Oggi, come sempre del resto, l'insegnamento
della Chiesa Cattolica dice che ogni attività sessuale, al di fuori del
matrimonio che duri una vita, è violazione della Parola di Dio; ciò include
in modo specifico la masturbazione, i rapporti prematrimoniali, quelli fuori
del matrimonio e la pratica attiva dell'omosessualità. La Chiesa fa
distinzione tra inclinazioni e tendenze omosessuali ed atti omosessuali;
ovviamente, solo gli ultimi sono peccato. La Chiesa si aspetta che la persona
con tendenze omosessuali, con l'aiuto di una vita cristiana attiva sia in grado
di resistere alla tentazione e, se non è sposata, che viva da
"single" una vita di devozione, proprio come si aspetta che anche la
persona single con tentazioni eterosessuali sappia resistere alle stesse e viva
piamente da single. Il tono compiaciuto di quest'articolo e la condiscendente
raccolta e selezione dall'insegnamento della Chiesa e della Scrittura è
caratteristico di quello che potremmo solo chiamare l'impegno attivo di
propaganda oggi in atto per avviare sia i cattolici sia gli altri cristiani ad
un modo falso di pensare e ad un comportamento immorale. Purtroppo,
davanti ad una simile derisione della dottrina la comunità più erudita rimane
spesso stranamente silenziosa.
L'autore dell'articolo su Today's
Parish è un rispettabile teologo morale Gesuita.
Forse, avendo intuito che l'articolo sarebbe stato scioccante, gli editori pare
si siano impegnati in modo tutto speciale nell'elencare dettagliatamente le sue
" impeccabili credenziali ":
Padre Springer è professore di Etica Sessuale e di Bioetica presso il
Seminario di Maryknoll, New York. È laureato in Teologia Morale presso la
Pontificia Università Gregoriana di Roma, dove ha insegnato Teologia Morale
prima del trasferimento all'Università di Fordham; ha una cattedra di Teologia
Morale a tempo pieno a Woodstock, quindi il seminario maggiore dei Gesuiti a
New York. Il Dr. Springer è autore di una dozzina di articoli su questioni
etiche e morali nella Nuova Enciclopedia
Cattolica, negli Studi Teologici
e in altre riviste.[20]
Nel tentativo di reinterpretare
l'insegnamento della Scrittura sull'attività omosessuale, Padre Springer si
trova in abbondante compagnia. Oggi assistiamo ad un diffuso impegno
volto a conquistare l'accettazione della pratica attiva dell'omosessualità come
stile praticabile di vita cristiana. Negli anni recenti sono stati
pubblicati molti articoli e libri che invocano l'accettazione dell'attività
omosessuale come permissibile per i cristiani in determinate circostanze.
Proprio oggi pare che quest'impegno sia particolarmente forte nella Chiesa
cattolica, ma progredisce anche nelle maggiori Chiese protestanti [21]
e perfino nei circoli protestanti evangelici conservatori.[22]
Il tipo di "reinterpretazione"
della Scrittura offerto nell'articolo di Padre Springer ha fornito un pretesto
logico per la fondazione di certi "ministeri" cattolici per gli
omosessuali, che in pratica giustificano l'attività omosessuale.[23]
Di recente è stata fondata una nuova denominazione protestante: le Chiese
della Comunità Metropolitana, proprio sulla base
dell'accettazione della pratica attiva dell'omosessualità. Riporto qui
la citazione dalla relazione su un sermone dato presso una Chiesa locale della
Comunità Metropolitana, che si riuniva nei locali forniti da una chiesa
Presbiteriana ed Episcopale:
Fratelli e sorelle... nel campo dell'omosessualità, per anni la Scrittura
è stata interpretata in un senso diverso, fraintesa... Il loro peccato
[Sodoma e Gomorra] non era tanto che vi fosse l'omosessualità, ma
che la gente non fosse ospitale, che non fosse aperta agli altri.
Il
sermone proseguiva esaltando la virtù dell'apertura verso gli altri.[24]
Proprio negli anni appena trascorsi,
alcuni periodici cattolici popolari come U.S. Catholic, Commonweal, New Catholic World, Today's Parish, National
Catholic Reporter, e il Notre Dame
Magazine, tutti hanno pubblicato articoli solidali con la pratica
attiva dell'omosessualità.[25]
Gli argomenti usati sono spesso simili e li troviamo ben riassunti
in un articolo di Commonweal, di
Padre Edward Vacek, S.J., che al tempo in cui comparve l'articolo
insegnava presso la Scuola di Teologia dei Gesuiti di Chicago. Ora è membro
della facoltà dei Gesuiti presso il Seminario Teologico di Weston, Cambridge,
nel Massachusetts.
Il mio tipo di approccio personale cerca di scoprire i valori biologici,
psicologici, razionali e religiosi di rilievo. Quindi cerca di soppesare quei
valori e di trarre un giudizio entro un'etica di proporzionalità.
Nell'esaminare l'omosessualità, mi trovo davanti alla richiesta di Gesù (Lc.
12,57): "E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?" In
breve, il mio giudizio è questo: gli atti omosessuali dal punto di
vista biologico sono deficienti, ma possono essere psicologicamente salutari,
il miglior esercizio disponibile della propria libertà interpersonale, e possono
essere persino una forma di autentica spiritualità cristiana.[26]
Poco
dopo l'apparizione di questo articolo, la facoltà di teologia presso
l'Università Cattolica Americana votò per invitare Padre Vacek a fare domanda
di un posto di insegnante nel loro istituto. Padre Vacek declinò l'invito, per
poter così continuare ad insegnare in un'istituzione Gesuita.[27]
Il modo di "ragionare" di
Padre Vacek si accompagna spesso a richiami emotivi ad essere
"compassionevoli". In questi casi la definizione
"compassionevole" significa spesso: non turbare la pace di qualcuno
facendo loro rilevare che stanno commettendo peccato.[28]
Queste dispute riguardanti
l'attività omosessuale ed altre azioni immorali non appaiono su
pubblicazioni dirette in primo luogo a specialisti, ma sono pubblicate su
riviste popolari e in libri di vasta circolazione. I fautori di simili
opinioni vogliono raggiungere il maggior pubblico possibile. I teologi
morali concedono interviste alla stampa, fanno conferenze, scrivono
articoli, compaiono in televisione e fanno tutto il possibile per
influenzare il pensiero e il comportamento della popolazione cattolica in
direzioni che minano in profondità la Parola di Dio.
In un discorso pubblico presso un
centro francescano di rinnovamento, un influente teologo morale della facoltà
di un'importante Università Cattolica, pare abbia detto che le relazioni
sessuali extraconiugali in certi casi possono essere moralmente ammissibili
agli occhi di Dio. Quando in seguito, in un'intervista successiva, gli
furono rivolte domande a quel riguardo, ha ripetuto la stessa opinione.[29]
Un altro prete viaggia per tutto il paese avversando l'insegnamento della
Scrittura e della Chiesa sul divorzio e sulle nuove nozze, poiché egli
"svolge il ministero" presso i divorziati. Ecco il suo
messaggio:
Se il sacramento del matrimonio deve implicare una relazione d'amore; se
non esiste più una relazione d'amore non esiste più il matrimonio, e la gente
non è legata dallo stesso.[30]
Quest'atmosfera di relativismo
morale è talmente penetrante che un vescovo americano ha dichiarato: "Oggi
nella Chiesa Cattolica Romana è difficilissimo trovare un professore di
teologia morale che non sia influenzato dal consequenzialismo, dal
situazionismo o da qualche altro 'ismo' di quella sorta."[31]
Mentre oggi vi sono indubbiamente molti teologi fedeli che servono la Chiesa, molto
spesso sembra che in tanti programmi ed istituzioni il tono dominante sia stabilito
da quelli che emettono un "suono dubbio" o che direttamente insidiano
la Parola di Dio.
I cattolici ascoltano questo
falso insegnamento e agiscono di conseguenza. Milioni di cattolici
fanno l'esperienza di aborti, divorzi e nuove nozze, si impegnano nell'attività
omosessuale, nell'adulterio e nella fornicazione, nella masturbazione e
contraccezione artificiale, e tutto ciò in "buona" coscienza, o
per lo meno senza gravi problemi di coscienza. Sarebbe folle
pensare che non vi sia alcun collegamento tra il grande aumento,
negli ultimi anni, dell'accettazione da parte dei cattolici di pratiche
immorali, e la corruzione dell'insegnamento e dei consulenti nel campo della
moralità sessuale.
La concentrazione sui sentimenti
Oggi nella Chiesa sono frequenti le
esortazioni ad "essere adulti", a "decidere da soli" e a
"seguire la propria coscienza". Purtroppo, si tratta spesso di
inviti a considerare i sentimenti e le ideologie secolari come le principali
guide morali. I cattolici adulti sono incoraggiati ad impegnarsi in
un "dialogo" tra l'insegnamento della Chiesa e quello della società
contemporanea. Ma più spesso che no, i dadi sono truccati: la società
secolare è quasi sempre la parte dominante nella discussione.
L'esperienza del cattolico comune "istruito" è divenuta troppo debole
e soggetta alla critica per reggere il confronto. La società
contemporanea grida a gran voce e con chiarezza le proprie opinioni. Ed
insiste in particolare sull'importanza di "fare quello che ci pare".
Ciò in pratica si traduce spesso con: "seguite i vostri sentimenti".
In molti circoli, l'abbandono della razionalità e il "lasciarsi
andare" è considerato un avanzamento positivo nella maturità umana.
Accade sempre più che tanta gente
decida ciò che è giusto o sbagliato in base alla propria opinione soggettiva,
pesantemente fondata su ciò che "ci fa sentire" bene,
giusti o che è piacevole. Uno dei beni maggiori che molti suppongono possa
essere compiuto da un essere umano è quello di far "sentire bene"
un'altra persona; uno dei mali peggiori è quello di farla "sentire male, a
disagio". Il punto centrale di gran parte della pratica pastorale è se uno
si "sente" colpevole riguardo ad un'azione particolare. I
pastori considerano meno spesso la moralità oggettiva del fatto o la possibilità
che il Signore abbia rivelato chiaramente il Suo pensiero in proposito.
Un centro pastorale nel Canada lavora con coppie non sposate conviventi. La sua
spiegazione: "Lavoriamo con coppie che vivono insieme… è questa la loro
decisione. Cerchiamo di aiutarle a risolvere i loro conflitti."[32]
La "colpa" oggi
è generalmente considerata uno stato nevrotico quasi sempre da
eliminare mediante la "rassicurazione". Ovviamente, la colpa
nevrotica che non si basi su errori veri e propri dovrebbe essere alleviata con
metodi idonei ed efficaci. Ma di rado si chiede se vi sia una base
concreta per la colpa, se la parte colpevole dovrebbe pentirsi, fare una
restituzione e sottoporsi al cambiamento morale. Pare che oggi si
presuma che i sentimenti di "colpa" siano deplorevoli e che gli
sfortunati che si trovano in quello stato abbiano bisogno di aiuto per
superarlo.
Questa moderna concentrazione sui
sentimenti diminuisce enormemente la portata della libertà e della
dignità umana. Oggi la cura pastorale spesso si concentra esclusivamente su
questioni delle azioni specifiche. Il fatto è che tutte le azioni hanno
due dimensioni - una riguardante l'ordine soggettive di biasimo
e sulle circostanze "mitiganti", anziché sulla giustizia o
l'ingiustizia oggettive oggettivo della realtà e della Parola di Dio, e
l'altra la responsabilità e la colpa soggettiva. Quando la cura
pastorale diventa una forma di terapia che si occupa dei sentimenti e dello
stato soggettivo anziché di ciò che è oggettivamente giusto o sbagliato,
trascura una dimensione cruciale per la guida morale, la libertà e la dignità
umana.
Le Scritture e la tradizione della
Chiesa insistono sull'importanza di questa dimensione morale oggettiva.
Insegnano che, se i fattori soggettivi e attenuanti sono davvero importanti
nell'accertare la responsabilità, rimane una vasta gamma di libertà in cui gli
esseri umani sono ritenuti responsabili delle loro azioni.
In realtà i peccatori
istintivamente negano la responsabilità delle proprie azioni. Adamo ed
Eva furono i primi a manifestare questa umanissima caratteristica: Adamo cercò
di spostare la colpa su Dio e sulla donna: "La donna che Tu mi hai
messo accanto - mi ha dato il frutto dell'albero, ed io allora l'ho mangiato"
(Gen. 3,12). Eva dette la colpa al serpente: "Il serpente mi ha
ingannata ed io l'ho mangiato" (Gen. 3,13). Ma Dio rifiutò queste
scuse e li ritenne responsabili delle loro decisioni ed azioni.
La Scrittura ci avverte inoltre che
possiamo esser responsabili non solo delle azioni di cui conosciamo le
conseguenze morali, ma anche di quelle che commettiamo ignorando la Parola di
Dio. Gesù ha detto: "Lo schiavo che conosceva i desideri del padrone ma
non si è predisposto a soddisfarli, sarà picchiato severamente, mentre quello
che non li conosceva e che tuttavia merita di essere picchiato, se la caverà
con meno colpi" (Lc. 12,47-48). Gesù ci indica che la punizione per
chi sbaglia per ignoranza è minore, ma saranno tuttavia ritenuti responsabili.
Gesù non ignorava le profondità psicologiche degli esseri umani (cf. Gv. 2,25);
aveva partecipato alla loro creazione! La Scrittura e la Chiesa insegnano che la
ricerca della volontà e della Parola di Dio in una situazione particolare
rientra nella responsabilità della creatura. Non dobbiamo lasciarci
trascinare passivamente nelle azioni, presumendo che Dio non abbia opinioni, o
che la Sua opinione non ci sia accessibile.
Persino le nostre leggi umane
possono illustrare questo punto. Se in un paese straniero disobbedite alle
leggi del traffico perché non le conoscete, agli occhi della legge siete
tuttavia ritenuto responsabile. L'ignoranza non è una scusante. Ciascuno
ha la responsabilità di imparare la legge del paese in cui vive.
Lo stesso dicasi per l'insegnamento
della Chiesa. Abbiamo la responsabilità di formare solidamente la nostra
coscienza. Prima di agire, dobbiamo ricercare una fonte affidabile che
ci aiuti a determinare l'insegnamento di Cristo e della Chiesa.[33]
Da veri cristiani, nelle situazioni abbiamo l'impegno di agire come farebbe
Cristo.
Ma oggi questo tipo di
approccio è fin troppo raro. I cristiani vengono incitati a seguire la
propria coscienza, a formarla secondo la propaganda delle ideologie secolari e
le oscillazioni dei loro sentimenti. Ad esempio, un'indagine di persone
divorziate che frequentano la Chiesa in California ha scoperto che solo il
nove percento degli uomini e il ventisette percento delle donne si asteneva
dall'attività sessuale. Alcuni commenti di questi individui che
giustificavano il proprio comportamento rivelano fino a che punto i
sentimenti soggettivi sostituiscono la Parola di Dio nel campo della moralità
sessuale:
"Non mi sento condannato da
Dio."
"La
mia fede personale approva le leggi di Dio per l'uomo integrale, non delle
norme irreali e antiquate."
"Cristo
vuole che viviamo una vita abbondante; per me questo include il sesso."[34]
Oppure,
considerate le osservazioni di un laico cattolico:
Mi sentii a disagio quando la mia figlia maggiore partì per la California
per andare a vivere col suo amico. In seguito mi resi conto che
il mio problema più importante era con la famiglia, gli amici e i vicini, che
temevo potessero criticare la mia capacità di mantenere la stabilità in
famiglia. Dopo un esame della situazione, mi resi conto che la relazione di
mia figlia era monogama, e che in nessun senso ella viveva nel "peccato"...
Tali "sistemazioni" possono essere la soluzione per persone
divorziate o vedove che hanno bisogno di compagnia e di un'intimità che non sia
costante e continua.[35]
Oggi nella teologia morale e nella
pratica pastorale gli elementi morali delle azioni umane vengono sempre
più sminuiti. Stanno per essere ridotti a questioni che esigono o un
adattamento terapeutico delle fissazioni o fobie, oppure una "guarigione
interiore." Ovviamente, la terapia e la guarigione interiore possono
essere aggiunte valide alla cura pastorale, ma non possono sostituire la
necessità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Possiamo
essere perdonati dei nostri peccati - ma solo se prima ci siamo pentiti e abbiamo
confessato le malefatte. Oggi tuttavia, il perdono è considerato qualcosa
di superfluo. Perché ricercarlo, se come agenti morali siamo a
malapena liberi, oppure se Dio è talmente misericordioso da passar sopra a
tutti i peccati? Queste idee vanificano il sacrificio offerto per noi sulla
croce; sono affronti blasfemi, presuntuosi, alla misericordia di Dio. Secondo
il commento di Ralph McInerny:
Non c'è niente di quanto possiamo fare che Dio non desideri perdonare...
Vi è tuttavia un'interpretazione sentimentale della misericordia divina che
pretenderebbe che, visto che Dio perdonerà ogni cosa, non c'è niente da
perdonare. Si suppone che, per il fatto che Gesù non ha evitato la compagnia
di ladri, adulteri, prostitute e gente simile, non ci sia niente di male nella
condotta in seguito alla quale uno è poi chiamato ladro, adultero o prostituta.
Ma ovviamente, Cristo non ama il peccatore in
quanto peccatore. Vuole che ci pentiamo, che emendiamo la nostra vita e che
non pecchiamo più.
Quanto ha reso radicalmente
triviale la moralità cristiana la supposizione che i peccati non sono peccati,
che i mali morali in qualche modo vanno benissimo e che sono accettabili come
tali! Se non c'è niente da perdonare, la misericordia perde il suo
significato, ed è un profondo disservizio verso il peccatore
persuaderlo che non ha niente di cui dispiacersi, che può persino sfoggiare il
suo peccato e con ciò essere nobile e degno di ammirazione. L'unica cosa
di cui alcuni teologi morali pare siano certi è che la condanna dell'immoralità
sia in qualche modo immorale. Se il loro senso è che va condannato il
peccato e non il peccatore, la lingua inglese fornisce molti modi per chiarire
l'idea.[36]
La concentrazione sui sentimenti
nella cura pastorale non è solo un'enfasi che infetta gli individui. Essa
cambia anche completamente il tono della vita della Chiesa. Oggi per
alcuni la vita cristiana si centra sugli stati psicologici: la
ricerca di "affermazione" e di "empatia"; l'enfasi sulla
"vulnerabilità" con le sue conseguenze di poter sempre
"ferire"; la richiesta e la dipendenza dalla "intimità"
(spesso con la sua timida insinuazione sessuale appena sommersa); la
celebrazione della "personalità autentica", accompagnata da
orchestrazioni di affermazioni tranquillizzanti e di affettuosa adulazione.
Questa "spiritualità"
centrata sui sentimenti ha convinto molta gente di non poter procedere
come normali esseri umani senza ricevere, nella loro "vulnerabilità"
e "personalità unica", delle "conferme" continue. Per
provvedere a queste nuove esigenze emotive si è sviluppata una scuola di
professionisti cristiani. Molti di questi ricevono la formazione
professionale in seminari cattolici dominati dalla psicologia centrata sui
sentimenti. Un eminente psichiatra cattolico ha espresso la propria
preoccupazione per l'impatto di questo tipo di preparazione sulle condizioni
psicologiche dei seminaristi odierni e dei sacerdoti ordinati da poco:
A mio avviso, le attuali
ansietà riguardanti la formazione nei seminari in America sono indubbiamente
ben fondate. Non solo la teologia è lentamente sostituita dalla
psicologia, ma ciò che è ancor peggio, dalla psicologia della
peggior specie. É del tipo che ha prodotto una vita - dentro e fuori
dal seminario - caratterizzata dalle perverse direttive pastorali sostenute dai
teologi autori di Human Sexuality.
Avendo parlato negli ultimi
30 anni con moltissimi seminaristi e sacerdoti - e uomini e donne religiosi -
nella riservatezza della stanza di consultazione ed in molti giri di conferenze
per tutto il continente Nord Americano, io sarei l'ultimo a negare l'urgente
necessità di cambiamenti riguardo alla formazione in seminario nel mondo
Occidentale. Ma ciò evidentemente non significa che andrebbe bene qualsiasi
tipo di cambiamento. In realtà, l'impatto dello psicologismo e delle sabbie
mobili teologiche degli anni 70 sulla psiche dei laureati di quei seminari
deterioranti, promette di essere assai peggiore di quello del clima repressivo
dei nostri seminari pre-Vaticano II. Ci si può aspettare che questi futuri
preti sviluppino un nuovo tipo di disordine psichico somigliante, ma in forma
enormemente ingrandita ed intensificata, allo stato psichico del bambino
viziato; del bambino che, per la prematura gratificazione di ogni suo desiderio
e per l'espressione incontrollata delle proprie emozioni, ha perduto la
capacità di godere di tutto ciò che è buono, bello e vero; del bambino che, a
causa di educatori immaturi o sconsiderati, non ha nessuna esperienza di
quell'integrazione armoniosa dei propri poteri psichici, e quindi dell'ordine
interiore e dell'autocontrollo, necessari alla persona veramente matura.
Quel prete
"viziato" non riuscirà a portare gli altri alla Sorgente di ogni bene,
perché egli stesso non è in grado di recarvisi. Non ispirerà ai giovani
la vocazione sacerdotale. Inoltre, il suo disordinato stato psichico è
più improbabile che risponda alla terapia, di quello dei preti e seminaristi di
prima del Vaticano II, la cui scrupolosità e nevrosi ossessivo-costrittiva o la
nevrosi da privazione, ora possono esser affrontate con successo e, ovviamente,
prevenute.
... Non molti cattolici, neppure i
membri di organizzazioni dedite alla promozione delle vocazioni sacerdotali,
pare si rendano conto del progressivo deterioramento dei seminari americani,
e tanto meno delle forze negative che lo dirigono.[37]
Uno sviluppo particolarmente
inquietante nella formazione dei futuri sacerdoti è la crescente popolarità dei
"seminari sulla sessualità" designati a
"desensibilizzare" i seminaristi da ogni tipo di comportamento
sessuale disordinato, aiutandoli a mettersi in contatto con i propri
"sentimenti" riguardo alla
sessualità e a diventare, nel ministero e nella vita personale "capaci di
identificarsi e di non giudicare". In un collegio ecclesiastico, il
seminario sulla sessualità faceva uso di filmati a colori che esplicitamente
illustravano un comportamento sessuale perverso. Si esercitavano forti
pressioni sui seminaristi affinché frequentassero quel seminario e assistessero
e discutessero su quei film. Divenuto lo scandalo di dominio pubblico, si
scoprì inoltre che i film erano stati prodotti e forniti da un centro per il
sesso in San Francisco che aveva prodotto materiale esplicitamente
designato a spezzare le inibizioni morali e a presentare l'immoralità sessuale
come cosa attraente e desiderabile. Alcuni membri del consiglio del
centro sono avversari famosi della moralità cattolica.[38]
I media e la ridefinizione di peccato
Gli effetti distruttivi di
quest'insidia alla moralità sono illustrati dal modo in cui i media mettono in
discussione la Chiesa Cattolica. Esaminerò piuttosto dettagliatamente un
articolo sulla Chiesa Cattolica australiana apparso su una rivista secolare in
Australia. Scritto da un cattolico e fondato su interviste con "famosi oratori
cattolici", l'articolo dimostra quanto il caos morale si sia
profondamente radicato in un paese tanto lontano dai centri della teologia
progressista degli Stati Uniti e dell'Europa. Alcuni dei "maggiori
oratori" sembrano consumati dal desiderio di essere in linea con
"l'ultimissimo pensiero" e con le "ultimissime scoperte",
indipendentemente da quanto possano essere sospetti o corrotti. Per la verità,
il desiderio dei cattolici di essere ritenuti "aggiornati" è una delle
forze più potenti che oggi contribuisce a minare la moralità cristiana nella
Chiesa, e non solo in Australia, ma in molti altri paesi.
Per descrivere il cambiamento che
vede nella Chiesa australiana l 'autore cattolico dell'articolo adopera un
linguaggio emotivo, di circostanza:
La società più libera degli anni 70 ha scosso la Chiesa
Irlandese/Australiana, una volta tanto rigida, producendo un'istituzione più
liberale, più rilassata riguardo al sesso e più consapevole del fatto che la
religione dovrebbe proporsi di aiutare la gente a vivere la propria vita, e non
ad opprimerla stabilendo con inflessibilità la legge.[39]
L'articolo fa rilevare che le
statistiche dimostrano come, in due campi in cui l'insegnamento della Chiesa è
stato tanto chiaro e regolare, i cattolici australiani abbiano la stessa
proporzione di divorzi e di aborti del resto della popolazione australiana.
Non vi è più una differenza degna di rilievo tra il comportamento morale dei
cattolici e dei non cattolici. L'autore dichiara che la Chiesa australiana ha
subito una "Riforma morale". Il cambiamento tuttavia, non è uniforme
in tutta la Chiesa. Alcuni vescovi conservatori "problematici" vi si
oppongono, in contrasto coi "buoni" vescovi liberali e con la diocesi
che lo accoglie volentieri. Ma l'autore esprime la sua speranza per il futuro,
poiché gran parte del cambiamento è incorporato in quella che ora è la
teologia dominante della Chiesa. È anche incorporato, asserisce,
"nella formazione dei sacerdoti e nell'insegnamento di religione nelle
scuole."[40]
Qui diversi punti sono
particolarmente degni di nota. L'autore rileva accuratamente che la crescente
discrepanza tra l'insegnamento cattolico ufficiale sulla moralità sessuale e la
pratica concreta tra i cattolici esercita una pressione enorme sui
vescovi e su altre guide della Chiesa. In alcune parti della Chiesa si è
risposto al problema restringendo la divergenza tra insegnamento e pratica:
è stato cambiato l'insegnamento. Ma in questo caso la
"soluzione" non è affatto una soluzione. É infedeltà all'insegnamento
di Cristo e distorsione della Sua Parola. La soluzione vera sta nella direzione
opposta, cioè nell'aiutare la gente a vivere secondo l'insegnamento di Cristo.
Un'altra straordinaria
caratteristica di questo articolo è l'associazione di
"conservatore" con cattivo, e di "liberale" con buono.
I vescovi "conservatori" sono presentati come "repressivi"
e "rigidi" mentre i "liberali" sono giudicati
"comprensivi" e "compassionevoli". Questa tattica della
stampa secolare e della stampa cattolica secolarizzata ha formato il pensiero
dei cattolici postconciliari forse assai più profondamente di quanto non ci
siamo mai resi conto. Ora i media influenzano il pensiero dei cattolici
sulla politica della Chiesa con tanta più forza di quanto non faccia la Chiesa
stessa.
L'autore dell'articolo afferma
inoltre che in molti seminari e scuole della Chiesa la nuova moralità
circostanziale si è 'de facto' trincerata come insegnamento "ufficiale".
Il fatto che tale moralità sia in opposizione con
l'insegnamento autentico della Chiesa pare non faccia alcuna differenza.
L'articolo prosegue per discutere le radici intellettuali della "riforma
morale":
Un fattore importante di questa "riforma morale"
è stata la capacità recentemente acquisita dalla Chiesa di liberarsi della
sua paura irrazionale della psicologia, della psichiatria, della sociologia e
di altre scienze sociali. La Chiesa, almeno nel passato decennio, ha
attinto dalle intuizioni di queste discipline. Ciò, assieme all'influenza di
una certa teologia americana, ha aiutato la Chiesa ad evolvere un nuovo
concetto di peccato. La mutata idea di peccato sta alla base dello
spostamento negli atteggiamenti relativi alla sessualità.[41]
Questa "mutata idea di
peccato" consiste principalmente nell'inventare eufemismi
per l'immoralità. Con l'aiuto delle scienze sociali della psichiatria e
di certi teologi americani, il linguaggio del peccato è cambiato. Ci dicono che
di peccati non ne commettiamo più: stiamo piuttosto facendo "esperienze di
apprendimento" oppure "inevitabili esperienze di transizione nella
vita". Ad esonerarci sono il nostro innocente "comportamento
immaturo" e le nostre "azioni sospettosamente libere".
Approvando con entusiasmo questo
spostamento nella Chiesa australiana, l'autore cattolico dell'articolo riflette
sui cambiamenti nella distinzione tradizionale tra peccati mortali e veniali:
Fortunatamente, il pensiero della Chiesa è progredito. Secondo il teologo
morale Dr. John Hill (che insegna teologia morale presso il seminario St.
Patrick a Sidney) ora il concetto di peccato si centra sul fatto se la
propria relazione con Dio è stata infranta - e non sul solo aver
commesso azioni specifiche. ... Secondo il nuovo concetto, si ritiene che sia
molto difficile commettere peccato mortale... Hill ha dichiarato che i teologi
morali stavano allargando l'idea di peccato veniale e restringendo la nozione
di peccato mortale... "Il peccato è una cosa personale," ha
affermato. "La domanda è questa: Quanto deve essere grave un singolo atto
umano per arrivare ad infrangere una relazione con Dio?"[42]
La Chiesa ha già risposto a
questa domanda: gli atti peccaminosi specifici, quando riguardano questioni
gravi, sono gravemente sbagliati. Tuttavia, questo
"restringimento del concetto di peccato mortale" ora intrapreso da
alcuni teologi morali sta avendo i suoi effetti su milioni di cattolici. Oggi
molti credono che forse solo i grandi peccatori come Hitler abbiano commesso
qualcosa di abbastanza grave da provocare di fatto una "rottura"
nella relazione con Dio, e forse perfino Hitler era troppo agitato e
squilibrato per essere in grado di agire liberamente. Mentre i cristiani
devono indubbiamente prestare un'immensa attenzione alla qualità della loro
relazione di base con Dio, non dovrebbero commettere azioni gravemente
sbagliate dietro la dubbia assicurazione di alcuni teologi morali che "è
quasi impossibile commettere peccato mortale". La Scrittura e la
Chiesa precisano chiaramente che quanti indulgono in certe azioni specificate
sono esclusi dal regno di Dio. I cristiani lo ignorano, lo
reinterpretano, oppure lo respingono, con loro grave pericolo eterno.
Come disse Paolo ai Corinzi:
Non vi rendete conto che gli
empi non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate: né fornicatori,
idolatri o adulteri, né sodomiti, ladri o spilorci, ubriaconi o diffamatori, né
briganti erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma
siete stati lavati, consacrati, giustificati nel nome del nostro Signore Gesù
Cristo e nello Spirito del nostro Dio.
Non vedete che i vostri corpi
sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò le membra
di una prostituta? Non sia mai! Non sapete che chi si unisce a una prostituta
diventa con essa un solo corpo? La Scrittura dice: 'I due saranno una carne
sola.' Ma chi si unisce al Signore diventa un solo spirito con Lui. Evitate la
condotta depravata! Ogni altro peccato che l'uomo commette è al di fuori del
corpo, ma chi si dà alla fornicazione pecca contro il proprio corpo. Non
sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi - lo
Spirito che avete ricevuto da Dio. Voi non appartenete a voi stessi. (1
Cor 6,9-11; 15,20)
Malgrado questo oggi i cristiani,
incoraggiati da alcuni teologi morali, distorcono gravemente l'intero concetto
di peccato. Il trattamento occasionale di alcuni atti "specifici"
assicura che un sempre maggior numero di persone li commetterà. Lo testimonia
questa dichiarazione presa dal teologo morale citato sopra: "I rapporti
prematrimoniali sono una cosa spesso del tutto scusabile. Dobbiamo essere
comprensivi con i giovani."[43]
Il gran numero di annullamenti
di matrimoni concessi negli ultimi anni dai tribunali matrimoniali
diocesani sono un esempio del cambiamento nella pratica pastorale della
Chiesa. Il funzionario ecclesiastico citato nell'articolo australiano era
incoraggiato dal fatto che la sua diocesi aveva processato un numero molto
maggiore di richieste di annullamento e che, nel 1979, ne aveva concesse più
del novanta percento. Il fattore citato di solito per spiegare il tasso di
annullamenti in drammatica ascesa è una definizione nuova, presa in prestito
dalle moderne scienze sociali, di cosa significhi maturità e libertà. Padre
Hill ha commentato che "La legge canonica è condizionata dalle opzioni
psicologiche e sociologiche dell'epoca."[44]
Potremmo chiederci: questo
è ancora progresso, o non si tratta piuttosto di qualcosa che si serve
delle "tradizioni" contemporanee degli uomini per sovvertire la legge
di Dio? In alcuni casi non stiamo forse servendoci del "pensiero
moderno" per oscurare la vera natura di ciò che Dio ha unito e che
giudicherà di conseguenza? Tutte quelle cifre in ascesa degli annullamenti
concessi dal tribunale matrimoniale diocesano, davvero riflettono
l'insegnamento della Chiesa espresso da Giovanni Paolo II?
Lo stesso nostro Signore Gesù Cristo ha insistito sulla essenziale
indissolubilità del matrimonio. La Sua Chiesa non deve permettere che su questo
argomento venga oscurato il Suo insegnamento. Non sarebbe fedele al proprio
Maestro se non insistesse, come ha fatto Lui, che chiunque divorzia dal proprio
partner matrimoniale per sposarsi con un altro commette adulterio. (Mc
10,11-12). L'unione indissolubile tra marito e moglie è un grande mistero o
segno sacramentale in relazione a Cristo e alla Chiesa. É preservando la
chiarezza di questo segno che manifesteremo al meglio l'amore che esso
significa: l'amore soprannaturale che unisce Cristo e la Chiesa, che lega
insieme il Salvatore e coloro che Egli salva.[45]
Il
papa ha espresso la sua preoccupazione per l'aumento degli annullamenti:
Se, tra i mali del divorzio, c'è anche quello di rendere la celebrazione
del matrimonio meno seria e vincolante, al punto da aver perduto oggi la dovuta
considerazione tra gran parte dei giovani, c'è da temere che anche le sentenze
di dichiarazione di nullità del matrimonio, se moltiplicate quali
pronunciamenti facili ed affrettati, porteranno alla stessa prospettiva
esistenziale e psicologica.[46]
In un
discorso agli studenti universitari, egli ha invocato coraggiosamente la chiarezza
di pensiero e la sincerità in questo campo critico:
Imparate a pensare, a parlare e ad agire secondo i principi di semplicità
e di chiarezza evangelica: "Sì, sì, no, no." Imparate a dire bianco
al bianco e nero al nero - male al male e bene al bene. Imparate a
chiamare peccato il peccato e a non chiamarlo liberazione e progresso,
anche se l'intera moda e propaganda fossero contrari."[47]
Forse alcuni segmenti significativi
della teologia morale e della pratica pastorale nella Chiesa hanno oggi raggiunto
il punto in cui si tornano a realizzare le parole dei profeti? Davvero alcuni
sacerdoti non riescono più a distinguere tra ciò che è puro e ciò che è impuro,
ciò che è santo e ciò che è empio? I falsi profeti stanno davvero
rendendo più forte chi fa il male, dicendo "pace, pace" dove pace non
è?
Siamo stati ampiamente
avvertiti su quanto sta accadendo. Il papa ed altri vescovi hanno
deplorato l'attenuazione del senso del peccato, la minimizzazione della sua
gravità e il discredito della grave importanza di atti peccaminosi specifici.
Nelle parole di Giovanni Paolo II:
L'uomo moderno sperimenta la minaccia dell'indifferenza spirituale e
persino della morte della coscienza; e questa morte è cosa più
profonda del peccato; è l'uccisione del senso del peccato. Oggi tanti
fattori contribuiscono all'uccisione della coscienza nell'uomo del nostro
tempo, e ciò corrisponde a quella realtà che Cristo ha chiamato: "peccato
contro lo Spirito Santo." Questo peccato inizia quando la parola della
croce non parla più all'uomo come ultimo grido d'amore, che ha il potere di
lacerare i cuori.[48]
Il Card. William Baum, ex presidente
del Comitato dei Vescovi per la Dottrina negli Stati Uniti, ed ora Prefetto
della Congregazione per l'Istruzione Cattolica ed i Seminari, ha detto che:
la relazione sacramentale o simbolica tra l'uomo, Dio e il mondo, rende
tragicamente possibile alla persona umana violare la propria vocazione e
dignità attraverso atti singoli, e non solo mediante un "orientamento
dell'intera vita " o la corruzione delle proprie "scelte di
fondo".[49]
Il
Card. Baum ha citato questa sezione della Persona
Humane, la Dichiarazione sull'Etica Sessuale da parte della Congregazione
per la Dottrina della Fede:
Secondo l'insegnamento della
Chiesa, il peccato mortale, che è opposto a Dio, non consiste soltanto nella
resistenza formale e diretta al comandamento della carità. Si trova allo stesso
modo in questa opposizione all'amore autentico inclusa in ogni trasgressione
deliberata, negli argomenti gravi, di ciascuna delle leggi morali...
La persona, quindi, commette
peccato mortale non solo quando la sua azione deriva dal diretto
disprezzo dell'amore di Dio e del prossimo, ma anche quando, consapevolmente e
liberamente, per qualunque motivo, sceglie qualcosa di gravemente disordinato.
Perché in tale scelta, come detto sopra, è già incluso il disprezzo per il
comandamento divino: la persona si allontana da Dio e perde la carità.[50]
In altre parole, gli errori gravi
non sono solo questione della "intenzione per tutta la vita" o del
cambiamento nella propria "scelta di fondo". Le azioni
specifiche, liberamente scelte e che coinvolgono materie gravi, sono peccati
mortali. Quest'insegnamento della Chiesa riflette fedelmente quello del
Nuovo Testamento, come pure l'enfasi del Vecchio Testamento sulla
responsabilità individuale e sul significato delle azioni specifiche nel
determinare il proprio destino:
Quanto a te, figlio
dell'uomo, dì ai tuoi compaesani: La virtù praticata dall'uomo non lo salverà
il giorno in cui egli pecca; né le empietà commesse da un uomo provocheranno la
sua caduta il giorno in cui si allontanerà dal male ...
Eppure i figli del tuo popolo
dicono: "La via del Signore non è leale!"; ma è la loro via a non
essere leale! Quando un giusto si allontana dal bene per fare il male, per
questo morirà. Ma quando un empio si allontana dalla malvagità per fare ciò che
è giusto e buono, per questo egli vivrà. Voi andate ancora dicendo che:
"La via del Signore non è giusta!'? Giudicherò ciascuno di voi secondo le
sue vie, o casa di Israele. (Ez 33,12; 17-20)
Pare che molti nella Chiesa si
gettino a capofitto tra le braccia dello spirito del tempo. "Credo
che l'atteggiamento della Chiesa rifletta l'orientamento della società in cui
ci troviamo," afferma il prete non identificato di un sobborgo, citato
nell'articolo sul cattolicesimo australiano. "Gli anni 50 sono stati molto
diversi dagli anni 70, anche negli standard comuni del comportamento sessuale.
La Chiesa è parte della società, ed anche il suo atteggiamento è
cambiato."[51] Ciò
tradisce una fin troppo comune mancanza di chiarezza riguardo al
significato di essere "nel mondo, ma non del mondo."
Il futuro della moralità cattolica
Potremmo chiederci: Con questa
"evoluzione" del pensiero riguardo alla moralità, con questa
"ridefinizione" del peccato, verso quale meta sono diretti molti
nella Chiesa Cattolica? Uno sguardo eloquente nel futuro possiamo trovarlo
nella disintegrazione della verità e della moralità cristiana in atto in quelle
denominazioni cristiane che, prima della Chiesa Cattolica, hanno energicamente
seguito questa direzione. Ci siamo incamminati su una strada che altri
cristiani hanno intrapreso prima di noi e, se ci prendiamo la briga di
guardare, i frutti della loro scelta sono già evidenti. Vogliamo provare ad
ascoltare l'Arcivescovo di Canterbury, che si preoccupa dell'ondata di divorzi
nell'Inghilterra apparentemente Anglicana?
Sarà necessario che molti di noi pensino con durezza e severità e
prendano gravi provvedimenti, se davvero questa frana si deve arrestare... Un
paese in cui, nello spazio di 30 anni, i divorzi si sono moltiplicati per
quattro, è un paese in pericolo.[52]
Per quanta rilevanza possano avere
le parole dell'Arcivescovo, è un'ironia riscontrare che proprio alcuni
segmenti della comunione Anglicana, sparsa in tutto il mondo, hanno per molti
versi indicato il cammino del declino morale cui ora stiamo assistendo persino
tra il popolo di Dio. La Chiesa Anglicana nel 1930 fu la prima Chiesa
Cristiana a capovolgere ufficialmente il tradizionale insegnamento cristiano
contro l'uso della contraccezione artificiale. Nel 1973 la Chiesa
Episcopale negli Stati Uniti abbandonò l'insegnamento cristiano sull'indissolubilità
del matrimonio, permettendo ai divorziati, il cui primo matrimonio
risultava valido, di risposarsi. Nel 1976 la stessa Chiesa capovolse
l'insegnamento cristiano contro l'aborto, immutato da tempo. Nel 1981
approvò l'ordinazione di Cristiani divorziati e risposati.
Abbiamo considerato le implicazioni
del "viaggio nella vita" di uno dei fondatori del Movimento
Cristiano dell'Università Metodista Americana - una donna che continua ad
impegnarsi per rivelare la "discriminazione eterosessuale come istituzione
che limita politicamente le donne", e che ha abbandonato il marito per
vivere in una comune con femministe lesbiche? Malgrado l'attività nelle
istituzioni cristiane, la dedizione di questa donna si era ovviamente
spostata verso certi movimenti e valori nati al di fuori del cristianesimo.
Col progredire del suo "viaggio nella vita" arrivò a considerare la
propria opera cristiana come strumento per promulgare teorie femministe
secolari:
Ho anche cominciato ad usufruire delle conoscenze della mia chiesa per
viaggiare in tutto il paese e parlare del femminismo; e attraverso il Comitato
di Mobilitazione per la Fine della Guerra in Vietnam, sono stata inviata ad
Hanoi a rappresentare il crescente movimento femminista - e ciò avvenne nel
1970... Nel 1971 cominciai a lavorare su un'edizione speciale di "Motive", rivista sul femminismo
lesbico del movimento studentesco metodista.[53]
Forse la storia di un altro
"viaggio nella vita" - questa volta quello di un funzionario della
chiesa metodista - ci permetterà una pausa. Una giornalista cattolica,
cronista in una "Conferenza su Donne e Religione", rilasciò questa
relazione sulla testimonianza della donna:
Avevano stabilito di comune
accordo che le immagini maschili di Dio e le norme maschili della religione
dovevano essere sostituite. Ma da cosa?
La funzionaria ed
autrice...... della Chiesa Metodista Riunita fece un intervento per rispondere
alla domanda invocando una nuova "etica femminista". Poi si imbarcò
nel problema etico più frustrante e maggior causa di divisioni nel nostro
tempo: l'aborto... Descrisse l'aborto in maniera personale,
commovente... [e] procurò il momento più drammatico della conferenza
descrivendo pubblicamente per la prima volta la propria esperienza di
aborto - quando concepì un figlio da un uomo che non era suo marito. É
sposata e ha due figli, che incrementavano la sua angoscia:
"Da settimane prima
dell'aborto mi aggiravo in una tortura di timore, di colpa, di rabbia e di
insicurezza. Come potevo io, donna di mezza età, professionista e laureata, una
donna che sa tutto sul controllo delle nascite e sull'aborto, una cristiana che
quando si sposò promise di essere fedele al marito, una femminista che doveva
aver superato il problema che le proprie emozioni avessero facilmente la meglio
sul corpo - come avevo potuto mettermi in un simile pasticcio?"
Lei e l'uomo - che si
recò con lei all'ospedale - piansero insieme per "l'eliminazione delle
possibilità di vita che in altri momenti e circostanze avrebbero potuto
realizzarsi." Dopo l'aborto ........... disse di aver avvertito
una guarigione incredibile: "Dopo la nascita dei miei figli .........
posso davvero dire che questa è l'esperienza più santa della mia vita!
....Credo che l'etica femminista, debba cominciare col racconto delle nostre
storie. Quando l'esperienza di oltre la metà della popolazione mondiale è
passata sotto silenzio, inespressa e non esaminata, com'è possibile che
qualcuno presuma di erigere un sistema etico che pretenda di giudicare, secondo
un qualche standard universale, la motivazione e il comportamento umano?"
La
reporter cattolica finisce la storia con un'ottima domanda:
Qual è la nuova etica femminista? Onestamente, chi potrebbe dirlo? É
stata solo posta la domanda... Mentre noi donne confrontiamo i nostri sistemi
etici e religiosi, esigendo che siano prese in considerazione le nostre
esperienze, che siano ascoltate le nostre storie, si spera, ma non è
automaticamente garantito, che il risultato sia un mondo migliore - o persino
più compassionevole. - A questo punto le donne sanno da dove stanno partendo.
Ma non è ancora chiaro dove siamo dirette.[54]
A dire il vero, da dove
partano le donne influenzate dall'etica femminista e da altre etiche
che hanno rifiutato la Parola di Dio è molto chiaro; stanno lasciandosi
indietro il solo, vero Dio e la verità della Sua Parola. Abbiamo
davanti a noi la terrificante esperienza di un numero sempre crescente di
cristiani che sostituiscono le proprie esperienze personali, i sentimenti e
le ideologie anticristiane alla Parola di Dio, e che arrivano a
definire "santo" ciò che Dio chiama abominazione, mentre definiscono
abominazione ciò che Dio chiama "santo".
In alcuni circoli, la tragica
violazione della Parola di Dio e della Sua volontà è persino nobilitata con
cerimonie religiose. Considerate questo scorcio di una cerimonia
religiosa usata per "solennizzare" il divorzio tra due cristiani:
Officiante:
Diletti carissimi, ci siamo qui riuniti per solennizzare la fine di un periodo
della vita di Matteo ed Anna, e l'inizio di un altro. Siamo fatti in maniera
tale da non poter vivere isolati dai nostri simili, ma non possiamo neppure
vivere troppo intimamente uniti a loro. Siamo creature socievoli, ma anche
esseri individuali; ed è il ritmo dell'unione e della separazione che ci
permette di vivere nella comunione che sostiene la nostra personalità e nella
solitudine che nutre la nostra comunità ... Preghiamo. O Dio onnipotente ed
amabile, che hai ordinato il cambiamento delle stagioni e che la vita umana
progredisca attraverso il cambiamento, chiediamo la Tua benedizione sui Tuoi
figli che ora, nel loro impegno verso di Te, hanno troncato il loro impegno
reciproco. Falli avanzare nel vincolo della pace. Quando si incontrano,
sostienili nella loro libertà. Fa che entrambi ricordino che il Tuo amore
fluisce su entrambi e tramite loro. Santificali nella vita, nella morte e nella
risurrezione, per mezzo della potenza del Tuo Spirito Santo, e per amore del
Tuo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore... Andate in pace."[55]
Tornano
alla mente le parole di Ezechiele:
I suoi sacerdoti violano la Mia legge e profanano ciò che per Me è santo; non
fanno distinzione tra il santo e il profano, non insegnano la differenza tra
l'impuro e il puro; non osservano i Miei sabati, ed Io sono stato profanato in
mezzo a loro. (Ez. 22,26)
Poiché fanno fuorviare il Mio popolo dicendo: 'Pace!' dove non c'è
pace, e perché, quando uno costruisce un muro, essi lo imbiancano di calce e
poi dicono agli imbianchini: 'Farò scendere una pioggia torrenziale, una
grandine grossa e si scatenerà un uragano. E quando il muro sarà caduto non ti
chiederanno forse: 'Dov'è la calce con cui l'hai rivestito?'. (Ez 13,10-12)
Credo che potremo evitare il
giudizio di Dio sul falso insegnamento e sulla falsa moralità solo se,
alla riaffermazione di Papa Giovanni Paolo II della verità cattolica, risponderemo
con un pentimento ed un cambiamento estesi a tutta la Chiesa, la
disciplina di tale saggezza per l'intera Chiesa, ed il coraggio che essa
affronti con efficacia quella che può solo essere definita 'corruzione
costituita'. Che il Signore ci aiuti e ci dia forza!
[1] Anthony
Kosnik, William Carrol, Agnes Cunningham, Ronald Modras e James Schutte, Human
Sexuality: New
Directions
in American Catholic Thought (New York: Paulist Press, 1977).
[2] Ibid., pp. 92-94.
[3] Ibid., pp. 151s.
[4] Ibid., pp. 231-32.
[5] Ibid., pp. 232.
[6] Ibid., pp. 148-49.
[7] Ronald
Modras, "The Devil, Demons and Dogmatism," Commonweal (4 Febbraio, 1977), pp.
71-75.
[8]
Ad esempio, P. Richard McBrien, presidente
del dipartimento teologico a Notre Dame, ha pubblicato un'opera in due
volumi: Catholicism (Minneapolis, Minn.: Winston Press, 1980)
preannunciata da alcuni come una nuova sintesi per i nostri tempi. In essa
l'autore enuncia il magistero della Chiesa sulle questioni morali, ma dichiara
anche le opinioni di diversi teologi, incluse quelle degli autori di Human Sexuality. Questo metodo dà l'impressione che dovremmo riflettere su tutte le
opinioni e decidere noi stessi quella che ci sembra più valida. McBrien
riconosce con condiscendenza alla Chiesa il "diritto" preferenziale
di insegnare rispetto alle opinioni contraddittorie di certi teologi. Vedi, ad
esempio, il suo trattato sull'omosessualità (pp. 27-32) e la contraccezione
(pp. 1016-1027). Tali distorsioni subdole e "ripulite" del posto
giusto del magistero della Chiesa nel campo della fede e della morale possono
risultare perfino più dannose degli attacchi impudenti. I vescovi australiani
hanno percepito i minacciosi effetti di Catholicism di P. McBrien, ed al riguardo hanno compilato
una dichiarazione pubblica:
Noi,
vescovi cattolici australiani, ci vediamo costretti a redigere una
dichiarazione su (Catholicism). Il
libro da un lato è stato lodato come magistrale sommario dell'insegnamento
cattolico. Dall'altro è stato criticato per deviare dall'insegnamento cattolico
autentico.
In particolare, il libro è stato consigliato come
strumento eccellente da usare nelle scuole cattoliche. Non siamo d'accordo... Catholicism ha alcune rilevanti caratteristiche, ma anche vere e proprie debolezze.
Ad esempio, affianca due cose che non possono essere messe sullo stesso piano:
Il
magistero autentico della Chiesa.
Le
opinioni dei teologi, alcuni dei quali del tutto radicali.
Ne può
facilmente risultare un'autentica confusione riguardo al vero insegnamento
della Chiesa. Il libro quindi va letto con discriminazione e con un vigile
senso critico...
Agli
insegnanti delle scuole primarie e secondarie non raccomandiamo Catholicism neppure come libro di riferimento o come risorsa... Non lo raccomandiamo
ai laici comuni come libro di consultazione per alcuni punti dell'insegnamento
cattolico. [The Leader (Australia) (7 Settembre, 1980).]
Vedi anche: "Controversy over Catholicism," di Andrew Zwernerman, Scholastic (pubblicazione degli studenti di Notre Dame) (Novembre 1980), pp. 11-13.
[9] Joan Turner
Beifuss, "Sex and the Divorced Catholic," NCR (25 Maggio, 1979), p.
15.
[10] Beifuss, p. 14.
[11]
Vedi la Costituzione Dogmatica sulla
Chiesa, par. 25, Documenti del Vaticano
II, ed. Walter M. Abbott, S.J. (New York:
America Press, 1966), pp. 47 segg.
[12] Beifuss,
p. 15.
[13]"Lettera dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede all'Arcivescovo Quinn," LOR (17 Dicembre, 1979), p. 9.
[14]
"Dichiarazione su Questioni
Riguardanti l'Etica Sessuale," Sacra Congregazione per la Dottrina della
Fede (29 Dicembre,
1975).
[15] Ralph
McInerny, "Do Moral Theologians Corrupt Youth," New Covenant (Novembre 1979), p. 4.
[16] McInerny,
pp. 5,7.
[17] Rev.
Joseph Creedon, citato da Richard C.
Dujardin, The Providence Sunday Journal
(22 Marzo, 1981), p. A-24.
[18] Today's Parish (Gennaio 1980).
[19] R.H.
Springer, S.J., "Holy God, Gays Want In!" Today's Parish (Gennaio 1980), pp. 10-13.
[20] Springer,
p. 13.
[21] Theodore
Jennings, "Homosexuality and Christian Faith: A Theological Reflection,"
The Christian Century (16
febbraio, 1977), pp. 137-42.
[22] Vedi, ad esempio, Letha Scanzoni e Virginia
Ramey Mollenkott, Is the Homosexual My Neighbor? (San
Francisco:
Harper & Row Pub., 1978); The Record (Notiziario
della Evangelicals Concerned Inc., New York) (Autunno 1980); J.
Harold Ellens, "Homosexuality: The Biblical
Claim," The Bulletin, pubblicazione della Christian Association
for
Psychological Studies, 4, n.2 (1978), p. 5; Lewis
B. Smedes, 'Sex for Christians' (Grand Rapids, Mich.: Wm. B. Eerdmans
Pub. Co., 1976).
[23]
Dignity
and New Ways Ministry dovrebbe
rientrare in questa categoria. Per comprendere la prospettiva di New Ways
Ministry vedi i seguenti articoli scritti dal condirettore Robert Nugent, S.D.S.: "Homosexuality and the Hurting Family," America (28 Febbraio, 1981), pp. 154-57; "Gay Ministry," Ministries (Dicembre 1980), pp. 26-28. Joan Beifuss, nel suo articolo: "Gays 1980: "Out of Both Closet and Confessional"" (NCR, 21 Novembre, 1980) eufemisticamente dichiara: "Molti gay cattolici, sostenuti da gruppi come Dignity e New Ways, e dal clima di apertura di una discussione, stanno prendendo le proprie decisioni di coscienza riguardo al peccato, alla sessualità e alla loro relazione con la Chiesa" (p. 10). Cita anche il capo di Dignity, Frank Schueren, che afferma: "Ritengo che Dio mi abbia dato la capacità della coscienza personale ... Io stesso sono passato attraverso analisi psichiatriche e ogni altro mezzo avuto a disposizione, inclusa la consulenza sacerdotale. Ho impiegato tutte queste cose per formare la mia coscienza. E nella mia coscienza, che la Chiesa afferma è la mia guida ultima, non ritengo di fare qualcosa di sbagliato finché è parte di una relazione importante." Quindi Beifuss dà la seguente descrizione della vita di Schueren: "Schueren, 38 anni, ha vissuto per 11 anni con un amico cui era morta la moglie. In quel periodo hanno allevato il figlio e la figlia dell'amico." "Entrambi sono eterosessuali,' nota freddamente. Sebbene Schueren l'amico abbiano smesso di vivere insieme, continuano a considerarsi "famiglia" (p. 2). Per capire la posizione di Dignity, vedi Homosexual Catholics: A New Primer for Discussion (Washington, D.C.: Dignity, 1980). preparato da Robert Nugent, S.D.S., Jeannine Gramick. S.S.N.D. e Thomas Oddo, C.S.C.
[24] Roger
LeLievre, "Working to Regain Spiritual Ties," 'Ann Arbor News' (Ann
Arbor, Mich.) (24 Giugno, 1979), Elf.
[25] Vedi,
ad esempio, l'intervista con Brian McNaught (leader di Dignity): "Is Our Church Big Enough for Gay
Catholics?"
U.S. Catholic
(Giugno 1980), p. 10-11; Henry
Fehren, "A Christian Response to Homosexuals," U.S. Catholic (Settembre 1972), p.10;
Edward Vacek, S.J:, "A Christian Homosexuality?" Commonweal (5 Dicembre, 1980), p.
683; Gregory Baum,
"Catholic
Homosexuals," Commonweal (15 Febbraio, 1974), pp. 479-82; Jeannine Gramick (leader di New Ways Ministries), "Set the Captives
Free," New Catholic World (Novembre/Dicembre 1977), pp. 292-95;
Robert H. Springer: "Holy God, Gays Want In!" Today's Parish (Gennaio 1980), p. 11; Robert Barr, "Urgent for
the 80s," Today's Parish
(Gennaio 1980), p. 6; Joan Turner Beifuss, "Gays 1980: "Out of Both
Closet and Confessional,'" NCR (21 Novembre, 1980), pp. 7-8; Richard Wagner, "Being Gay and
Celibate - Another View," NCR (21 Novembre, 1980), p. 16; Robert Griffin, C.S.C., "A True
Confession," Notre Dame (Febbraio 1981), pp. 68s; Charles E. Curran, Catholic Moral Theology in Dialogue
(Notre Dame, Ind.: Notre Dame University Press, 1976); Philip S. Keane, Sexual Morality: A Catholic Perspective
(New York: Paulist Press, 1977); John J. McNeil, The Church and the Homosexual (Mission, Kans.: Sheed Andrews and
McMeel, 1976); Richard Woods, Another
Kind of Love: Homosexuality and Spirituality (Garden City, N.Y.:
Image-Doubleday, 1978).
[26] Edward
Vacek, S.J., "A Christian Homosexuality?" Commonweal (5 Dicembre, 1980), p. 683.
[27] National Catholic Register (5 Aprile, 1981), p. 1.
[28] Un esempio è apparso sul Notre Dame, la rivista degli studenti dell'Università di Notre
Dame, sulla quale uno dei cappellani narrò la storia di come egli non avesse il
coraggio di dire ad un giovane con una relazione omosessuale stabile che quanto
stava facendo era sbagliato. (Robert Griffin, C.S.C., "A True
Confession," Notre Dame Magazine
(Febbraio 1981), p. 68s.
[29] Rev.
Richard A. McCormick, citato
da
Gene Luptak: "Catholic Theologian Proposes Exceptions to Moral
Teachings," The Arizona Republic
(20 Settembre, 1980), p. 1, Sezione
Religiosa.
[30]
P. James Young, trascritto da un nastro che
registrava un suo discorso dato al "Programma Parrocchiale di
Servizio,"
presso il Trinity College, Washington D.C., il 12 Dicembre, 1978.
[31] Vescovo John A. Marshall, citato in The Pilot (Boston, Mass.) (17 Ottobre, 1980), p. 13.
[32] Sr. Carol Ann Gotch, citata in NCR (20 Aprile, 1979), p. 19.
[33] Una
simile fonte affidabile è The Teaching of
Christ, ed. Ronald Lawler, O.F.M., Donald Wuerl, e Thomas Comerford
Lawler (Huntington, Ind.: Our Sunday Visitor,
1976).
[34] Harold Ivan
Smith, "Sex and Singleness the Second Time Around," Christianity Today (25 Maggio, 1979), p.
18.
[35] NCR
(14 Dicembre, 1979), p,
11.
[36] McInerny,
p. 6.
[37]Lettera da Conrad W. Baars, M.D., National Catholic Register (31 Agosto, 1980), p. 4.
[38] Robert
Eldridge, "Sex Seminar Questioned," National Catholic Register (30 Novembre, 1980), p. 1s. Vedi anche la
relazione
preparata dalla U.S. Coalition for
Life. Per informazioni, scrivere a: U.S.
Coalition for Life, Box 315, Export, PA 15632.
[39] David
Armstrong, "Catholicism - The Quiet Revolution," The Bulletin (Australia) (18 Dicembre, 1979), p. 54.
[40] Ibid., pp. 55-56.
[41] Ibid., p.55
[42] Ibid., p.56
[43] Ibid., p.57
[44] Ibid., p.56
[45] LOR (30 Novembre, 1978), p. 5, discorso ai vescovi del Canada, 17 Novembre, 1978.
[46] LOR (2 Febbraio, 1981), p. 10, Discorso alla Sacra Romana Rota, 24 Gennaio, 1981.
[47] LOR (21 Aprile, 1981), p. 4, omelia durante una messa per studenti universitari, 26 Marzo, 1981.
[48] LOR (9 Aprile, 1979), p. 2, Messaggio all'Angelus del 1 Aprile, 1979.
[49]
Cardinal William Baum, "The Distinctiveness
of Christian Morality," discorso
di apertura al Simposio sui Principi della
Vita Morale Cattolica (17 Giugno, 1979), p. 16s.
[50]
"Dichiarazione su Certe Questioni
Riguardanti l'Etica Sessuale," Sacra Congregazione per la Dottrina della
Fede (29
Dicembre, 1975).
[51] Citato da Armstrong, p. 59.
[52] Donald
Coggan, citato in 'Catholic
Trends' (5 Gennaio, 1980), p. 3.
[53] Charlotte
Bunch, intervistata da Gloria
Steinem, "Two Feminists Tell How They Work", MS (Luglio, 1977), p. 92.
[54] Sheila Collins, citata da Mary Bader Papa, NCR (2 Novembre, 1979), p. 2.
[55] Mary
McDermott Shideler, "An Amicable Divorce," Christian Century (5 Maggio, 1971), p. 555.