CRISI DI VERITÀ -http://www.renewalministries.net
CAPITOLO
SESTO
CRISTIANESIMO
E AZIONE SOCIALE
Per
la Chiesa è sempre stata una sfida discernere e dirigere in
modo adeguato la propria interazione con i modelli sociale,
politico ed economico della società. Dal punto di vista storico,
non sempre i cristiani hanno avuto quella solida prospettiva
biblica, l'acuto discernimento spirituale e la sapienza pratica
necessari a portare avanti con successo le relazioni della Chiesa
con la società. Spesso la Chiesa, nelle sue relazioni, si
è compromessa con lo stato e la con cultura contemporanea
e anche oggi, come in passato, c'è un urgente bisogno di
prospettiva, di discernimento e di saggezza. In molti luoghi
queste cose sono clamorosamente assenti, o vengono ignorate di
proposito.
In molti paesi del mondo la leadership della Chiesa sta
cercando di districarsi da un qualche tipo di allineamento
con le forze politiche ed economiche. In alcuni casi si
tratta di forze di destra, alcune delle quali brutali ed
oppressive. Pare tuttavia che in questo procedimento alcuni
membri del personale della Chiesa stiano contraendo nuove
alleanze con le forze di sinistra, molte delle quali brutali ed
oppressive quanto le tirannie di destra. Passare dalla
complicità nell'oppressione con la destra alla complicità
nell'oppressione con la sinistra non è certo uno scambio
sapiente.
Nell'Europa Occidentale e in Russia, per secoli la Chiesa
è stata implicata - in una certa misura - nelle
ingiustizie di quello che alcune volte era stato un "ancien regime"
oppressivo. Quando giunsero i movimenti diretti a
cambiare quelle iniquità, la Chiesa fu assai lenta nel
sostenerli. Cinquant'anni dopo il Manifesto Comunista,
verso la fine del diciannovesimo secolo, Papa Leone XIII scrisse
la sua enciclica "Rerum Novarum", per cercare di
affrontare alcuni di questi problemi sociali da una prospettiva
cristiana.
Una situazione simile sussisteva nel Terzo Mondo.
Le potenze occidentali che colonizzarono questi paesi vi
introdussero il cristianesimo, assieme ad un sistema
coloniale spesso oppressivo e di sfruttamento. In molti
di questi paesi la Chiesa si allineò, in modo del
tutto naturale e traendone beneficio, con le potenze
coloniali e l'élite del paese che collaborava con i
sistemi coloniali. Quando quei sistemi coloniali si
disintegrarono, l'allineamento della Chiesa con le élite
politiche ed economiche che vi avevano collaborato le procurò un
problema di credibilità. Talvolta è stato difficile considerare
la Chiesa un organismo di diritto, difficile dissociarla dalle
ingiustizie economiche e politiche dei poteri coloniali che
l'avevano introdotta e instaurata.
La Chiesa, in quei paesi del Terzo Mondo formati in prevalenza da
cattolici nominali, si è trovata in una posizione
particolarmente difficile. Qui aveva presieduto - spesso senza
correggerla - ad una situazione sociale in cui i cristiani
ricchi spesso prosperavano a spese di quelli poveri.
Questo fatto lasciò un vuoto nella leadership, che le forze
anticristiane fecero presto a riempire. Fecero presto anche a far
notare e a sfruttare gli insuccessi e i fallimenti della Chiesa.
Per diversi aspetti il Marxismo è servito alla Chiesa
da pungolo e da stimolo per arrivare a distinguere il proprio
ruolo e la propria missione unica e a differenziarlo dai sistemi
politici, economici e sociali dominanti in cui deve vivere.
Uno dei contributi positivi delle teologie della liberazione che
riconoscevano apertamente il loro debito verso il Marxismo è
stato proprio quello di aiutare la Chiesa a rendersi conto della facilità
con cui il cristianesimo può riuscire a identificarsi con lo
status quo in tutte le sue forze e debolezze.
Dalla propria esperienza storica la Chiesa ha imparato
alcune lezioni davvero necessarie. Essa cerca di
evitare un'errata identificazione con lo status quo, sapendo che
tale identificazione spesso implica il consenso a gravi
ingiustizie istituzionali. Si è anche interessata di più ad
esercitare una funzione di leadership nel tentativo di correggere
l'ingiustizia. Tali sforzi sono spesso buoni per i loro
meriti; riflettono altresì la consapevolezza da parte della
Chiesa del pericolo di permettere che le iniziative per i
cambiamenti sociali passino in mani non cristiane. Ha
sviluppato un'imponente rete di insegnamento sociale che ha
cercato di disegnare una "terza via" tra le deficienze
sia del capitalismo classico che del comunismo classico;
un insegnamento sociale ancora troppo poco conosciuto ed
applicato. [1] Spesso tuttavia,
tentativi frettolosi e sconsiderati di rendere efficienti queste
lezioni hanno messo la Chiesa nella stessa posizione, sotto una
forma diversa. Se in passato la Chiesa è stata spesso
strumento della destra repressiva, oggi in molti paesi corre il
rischio di diventare strumento della sinistra repressiva e
anticristiana. [2]
Vorrei considerare due aspetti di questo pericolo: in
questo capitolo esaminerò l'esplicita infiltrazione Marxista
della Chiesa in molti paesi, e nel prossimo l'influenza di un
umanesimo secolare anticristiano. Entrambi questi sviluppi stanno
provocando gravi danni alla Chiesa.
L'infiltrazione
marxista della chiesa
L'atteggiamento Marxista nei confronti della Chiesa non è un
segreto. Lo stesso Marx, ed altri teorici comunisti, hanno
scritto con chiarezza sulla Chiesa, e le loro idee e tattiche
sono state messe in pratica negli stati marxisti dell'Europa
orientale, in Africa, nei Caraibi e in Asia. In breve, i marxisti
considerano la Chiesa come un nemico e un ostacolo alla
rivoluzione. La Chiesa promette la sua lealtà ad un'autorità
più alta dello stato marxista, e le sue analisi dell'importanza,
della qualità e del metodo di cambiamento sociale ed economico
differiscono dalle idee marxiste. Quando i marxisti non sono al
potere, la loro strategia include il tentativo di screditare
l'autorità della Chiesa: cercano di seminarvi disunione, di
sovvertirla, di infiltrarvisi e di arruolarla per quanto
possibile nelle cause marxiste, mirando sempre al giorno in cui
sarà direttamente sotto il controllo marxista.
I rivoluzionari marxisti che lottano per il potere hanno la
peculiarità di offrire ai cristiani la libertà di adorazione;
ma tale libertà nella pratica è definita in modo estremamente
limitato. Una volta giunti al potere, i governi marxisti
cercano sempre di controllare da vicino e di limitare la Chiesa. Impongono
l'istruzione atea obbligatoria dei giovani e cercano di
assicurarsi il controllo degli incarichi ecclesiastici. I
cristiani subiscono una discriminazione, sono molestati,
perseguitati e talvolta torturati e uccisi. L'obiettivo del
marxismo è assicurarsi la definitiva scomparsa della Chiesa
come forza davvero vitale e indipendente. Nella società marxista
ideale, la Chiesa non esisterà più perché non esisteranno più
le "paure e necessità superstiziose" degli uomini.
Una tattica chiara sia nella teoria, sia nella pratica marxista
è coltivare simpatizzanti all'interno della Chiesa.
I marxisti cercano di identificare e di arruolare persone che
potrebbero non accettare l'intero programma marxista, ma disposte
a sostenerne le cause marxiste che promuovono la rivoluzione. In
molti paesi questa tattica mira ai professionisti a tempo
pieno della Chiesa: vescovi, preti, suore, frati, seminaristi e
leader laici a tempo pieno. Questa tattica è progettata
al fine di sovvertire la Chiesa e di portarla sotto il controllo
marxista.
Il primo passo di questo procedimento consiste
nell'identificare quel personale ecclesiastico nell'ambito di una
regione o di un paese che unisca la simpatia per i poveri a
posizioni influenti - un accostamento cinico, ma efficace. Quei
candidati alla "conversione" sono poi bombardati da
appelli alla loro sensibilità umanitaria e cristiana. Viene loro
chiesto di coinvolgersi in programmi di azioni dirette per i
poveri, sponsorizzati dai marxisti. A quel punto vengono
presentate le analisi marxiste delle cause alla radice
dell'oppressione, presentate ed illustrate da
"testimonianze" attentamente preparate, prelevate tra
gli stessi poveri indottrinati di marxismo. Il personale
ecclesiastico è quindi sollecitato ad agire, sulla base delle
nuove convinzioni, a favore dei fronti sociali e politici
controllati dai marxisti e dei loro programmi di
"coscientizzazione". Infine, a dei leader
fidati della Chiesa, conquistati a sufficienza
all'interpretazione marxista della situazione sociale del loro
particolare paese, viene chiesto di incanalare le risorse
della Chiesa verso "la causa" - doni in denaro,
l'uso di edifici e di macchine per la stampa, sostegno pubblico
dei fronti e delle cause del partito. Le persone che hanno
accesso alle pubblicazioni della Chiesa, gli autori dei discorsi
per i vescovi, i responsabili dell'istruzione catechistica, dei
percorsi di studio delle scuole e dei programmi di istruzione per
adulti saranno assistiti nell'uso di questi organi per pubblicare
articoli, materiale catechetico e documenti apparentemente
cristiani, ma che daranno invece una mano alla causa marxista.
Alcuni leader della Chiesa possono essere invitati
a candidarsi a far parte dei membri del partito marxista, senza
che venga loro esplicitamente richiesto di ripudiare la loro
"fede" personale (finché questa non interferisce con
la loro disponibilità a seguire, nella pratica, la linea del
partito). Altri leader invece sono ritenuti preziosi come
simpatizzanti al di fuori del partito. Ciò di solito dà loro
una più vasta influenza all'interno della Chiesa, influenza su
cui i comunisti potranno contare, da usarsi in determinati
frangenti critici per far piegare la politica della Chiesa in una
direzione favorevole al partito.
I vescovi e quei leader della Chiesa che non possono essere
conquistati né apertamente né segretamente alla causa marxista,
si troveranno sotto pressione e dovranno restare in silenzio. Il
personale in posizioni chiave della Chiesa criticherà i vescovi
che non collaborano definendoli "reazionari", e
sostenendo che "non prediligono i poveri". Lo scopo è
costringere al silenzio e screditare quei leader della Chiesa. La
passività dei leader neutrali e incerti nella Chiesa, infatti,
è un vantaggio per il programma marxista.
Esempi del successo di queste tattiche sovversive oggi abbondano
nei paesi del Terzo Mondo. Ad un noto arcivescovo
di un paese del Terzo Mondo, in uno dei suoi frequenti viaggi nei
paesi sviluppati, durante un'intervista chiesero se era
"Rosso". Rispose: "Non ho problemi con Marx,
ma ne ho invece con i marxisti, perché fanno di Marx un assoluto."
[3]
Tutti i cristiani dovrebbero avere un problema con Marx.
Lui e i suoi seguaci sono atei, ostili al cristianesimo e
assolutamente secolari e materialisti nelle loro analisi della
realtà. Possibile che dei leader della Chiesa come
questo arcivescovo ignorino Marx? Oppure fanno simili
dichiarazioni inconsapevoli delle conseguenze, trasportati dal
gusto per la poesia o per una frase ben riuscita? Oppure,
nell'interesse di veder prevalere la loro causa, ignorano le
importanti verità nemiche dei loro desideri?
Quella appena descritta non è solo un'idea
nebulosa: è una strategia ben elaborata, applicata con
successo in molti paesi. Il controllo da parte dello
stato della Chiesa Ortodossa Russa è oggi dolorosamente
evidente; essa è chiaramente sottomessa alla politica sovietica.
Persino in quelle zone dell'Europa orientale in cui la Chiesa
Cattolica dimostra ancora un po' di forza, essa subisce i
continui tentativi di infiltrazione da parte dei marxisti allo
scopo di sovvertirla. Fronti cristiani e cattolici, composti in
molti casi da preti, spesso tenteranno di dividere la Chiesa in
un particolare paese, collaborando con lo stato. Il Vaticano
sta scoprendo di dover prestare la massima attenzione a quali
vescovi nomina, perché in quei paesi dell'Europa orientale un
gruppetto piccolo, ma significativo, di preti sono simpatizzanti
o agenti marxisti. Ad alcuni membri del partito è
stato perfino assegnato il compito di entrare in seminario e
farsi preti. In Cina, una campagna sistematica per
screditare i leader della Chiesa e seminare divisione tra le
Chiese cristiane ha lastricato la via per il sopravvento dei
Comunisti. [4] In Vietnam e in
Nicaragua oggi non è chiaro se i catechisti e le autorità
ecclesiastiche avranno la fermezza sufficiente per resistere ai
tentativi di fare dell'istruzione cristiana uno strumento di
indottrinamento marxista.
Nel 1980 al sinodo dei vescovi di Roma, un vescovo americano
parlò con diversi vescovi provenienti da paesi governati
dai comunisti. Ecco qui una citazione abbastanza lunga
della sua relazione di quelle conversazioni:
Un vescovo mi ha parlato dell'atmosfera di paura, di subdola
coercizione e di costante sorveglianza che deve subire. Le
sue relazioni ai gruppi diocesani sono costantemente controllate
da agenti governativi trapiantati all'interno della Chiesa. Ha
detto che se io avessi dovuto fargli visita nel suo paese,
avremmo dovuto progettare con molta prudenza dove incontrarci.
Un altro vescovo, uomo tranquillo e riflessivo, mi ha rivelato
che alcuni dei sacerdoti, persino all'interno di casa sua
e che condividevano i pasti con lui (nel momento in cui mi
raccontava la storia stavamo pranzando insieme, e egli faceva dei
cenni con la mano destra, e poi con la sinistra) devono la loro
prima fedeltà al governo. Riferiscono al governo tutto quanto
accade in diocesi, e in particolare i campi in cui vi sono
delle difficoltà che il governo potrebbe sfruttare.
Nella situazione virtuale di arresto domiciliare, egli non
può parlare da nessuna parte senza il permesso. Gli è stato
concesso di lasciare il paese per visitare l'Italia perché il
governo desiderava servirsi di quell'occasione a scopi
propagandistici.
Sono stati arrestati dei seminaristi. Di conseguenza, molti si
stanno preparando all'ordinazione in una specie di Chiesa
clandestina. Egli ha sempre pronto un piccolo bagaglio,
perché in qualsiasi momento si aspetta di essere arrestato. La
sua posta è sempre controllata, perciò mi ha consigliato di non
scrivergli direttamente...
I laici al Sinodo hanno parlato del potere che il loro governo
ha sui loro figli e sui loro giovani. Alcuni paesi cercano di
conquistare in modo aggressivo la mente e il cuore dei bambini e
dei giovani per distoglierli dalla fede cristiana servendosi di
scuole, di attività giovanili e club. Contro i cattolici e
gli altri credenti vengono praticate discriminazioni economiche e
di impiego.
In alcuni paesi asiatici i laici stanno preparandosi al
momento in cui ai preti non sarà più consentito svolgere il
ministero. Si incoraggia la formazione di piccole case di fede
composte da poche famiglie, sotto la guida di catechisti e di
altri, per quando ai preti non sarà più concesso di esercitare
il sacerdozio. Questo timore permea in particolare alcune Chiese
dei paesi asiatici confinanti con le aree comuniste. [5]
I cattolici che si trovano negli stati marxisti sono spesso
perseguitati e tormentati, ma hanno il vantaggio di percepire il
governo come nemico della Chiesa, determinato a distruggerla.
Quando il nemico è chiaramente individuato come tale, la Chiesa
può più facilmente rispondere al combattimento. La Chiesa
cattolica in Polonia costituisce indubbiamente un esempio
rilevante della Chiesa che si può dire si sia rafforzata sotto
la persecuzione.
Per contrasto, in molti paesi non comunisti del Terzo Mondo e
dell'Europa occidentale la Chiesa affronta infiltrazioni più
insidiose da parte dei marxisti, perché il processo di
sovversione è nascosto alla vista. Spesso le autorità
ecclesiastiche locali si occupano del problema con minore
efficacia dei vescovi che si trovano sotto regimi apertamente
marxisti.
Ad esempio, molti preti francesi sono diventati apertamente
fautori della visuale marxista, adottando non solo gli scopi, ma
persino i metodi e la terminologia della lotta di classe.
Un gruppo di ottantasette preti francesi, sia diocesani sia
provenienti da ordini religiosi, hanno fatto appello a tutti i
compagni del clero affinché si coinvolgessero nella "lotta
di classe", mettendosi dalla parte degli
"oppressi". Questo gruppo di sacerdoti, in risposta al
consiglio di amici, laici e "rivoluzionari non cristiani,
ansiosi per la conversione della Chiesa", ha formato un
"collettivo" (veicolo standard del marxismo) che
servirà da gruppo d'azione per assicurarsi l'aiuto nella lotta
di classe di un sempre maggior numero di preti. [6]
Quei cristiani che cercano di impegnare le risorse della Chiesa
nel piano marxista della rivoluzione, spesso hanno perduto
completamente la capacità di distinguere la caratteristica della
missione cristiana e la sua incompatibilità con gli scopi ed i
metodi marxisti. Padre Bernard Marchal, prete cattolico
francese ed anche segretario della sezione locale del Partito
Comunista, si è espresso in questo modo:
Non
riesco a vedere perché dovrebbe essere assurdo e contraddittorio
essere sia cristiano che comunista. Ma andrò oltre: non
vedo alcuna contraddizione tra essere marxista ed essere un uomo
che mette in questione la propria fede e il ministero ricevuto
dalle mani di un vescovo. Oso persino chiedere, a me stesso e
agli altri: se l'analisi marxista mi ha portato all'ateismo,
questa evoluzione non potrebbe in realtà esprimere proprio la
libertà del movimento di cui faccio parte, e non sarebbe
tale libertà la vera libertà evangelica? [7]
La straordinaria proposta di considerare l'ateismo come
espressione della "libertà del vangelo" poteva solo
provenire da qualcuno che ha completamente frainteso cos'è
il vangelo, oppure che lo capisce, ma che lavora al fine
di minarlo alla radice. Simili tentativi di piegare
il linguaggio cristiano affinché diventi di sostegno a certe
ideologie politiche, li troviamo diffusi nelle zone in cui
operano i movimenti di liberazione.
Il punto non è che i movimenti di liberazione nel
complesso siano buoni o cattivi: sono quasi sempre un
miscuglio. La Chiesa dei singoli paesi, ed i cristiani
come individui, devono giudicare questi e tutti i movimenti
politici alla luce dei principi cristiani, principi che per la
nostra epoca sono stati chiaramente enunciati da Giovanni Paolo II.[8] Purtroppo, la Chiesa non sempre lo fa.
Nei paesi del Terzo Mondo, dove l'eredità
coloniale e la profondità dei problemi economici forniscono un
terreno fertile ai tentativi marxisti, la situazione per la
Chiesa è particolarmente difficile.
In Messico, un notissimo pastore metodista messicano,
direttore del Centro di Coordinamento per i Progetti Ecumenici
(organizzazione sostenuta dal Consiglio Mondiale delle Chiese) ha
annunciato di voler cercare un seggio come candidato del
Partito Comunista presso la Camera dei Deputati in
Messico. Ha dichiarato che "anche se diventasse atea, la
Chiesa non può compiere ciò che il Vangelo richiede ai nostri
giorni senza l'aiuto del marxismo." Il pastore, ripetendo
uno dei dogmi marxisti, ha affermato di considerare Dio
come una creazione umana, dichiarando di non aver
disertato dalla fede, ma di aver "trovato la fede nella
pratica politica della sinistra." [9]
L'uso di termini come "vangelo" e "fede"
per indicare qualcosa di completamente diverso dal loro
significato cristiano ortodosso, è un elemento importante nel
sovvertimento marxista del cristianesimo. Quando sentiamo
gente che con la bocca pronunzia rassicuranti parole cristiane,
dobbiamo sapere di cosa stanno realmente parlando. Qual è
il contenuto del "vangelo" che professano? Oppure, chi
è e qual è l'oggetto della loro "fede"?
Questo pastore metodista-comunista pare abbia lavorato per anni
all'interno della Chiesa in qualità di agente dell'infiltrazione
marxista. Cercava di farla deviare dalla sua missione completa,
per condurla a un obiettivo esclusivo, quello di aiutare le
"classi oppresse". Uno dei personaggi alla guida del
metodismo messicano ebbe questo da dire:
Per
molti anni egli ha cercato di navigare su due correnti e di
giocare due mani di carte. Ora si è strappato la maschera
di ciò che pretendeva di essere, rivelando il suo vero volto.
Sostenuto dal Consiglio Mondiale delle Chiese e dal Corpo
Metodista per le Missioni, e finanziato dai "dollari
imperialisti" ha svolto la parte dello strumento
dell'infiltrazione marxista. [10]
Il problema più grave per la Chiesa non sta nei marxisti che
lasciano la Chiesa, ma in quelli che vi restano, in quelli che
continuano a cercare di servire due padroni o, peggio ancora,
solo quello sbagliato. È questo un vero problema pungente
nell'America Latina. Alcuni preti e suore che conservano la
forma esteriore del cristianesimo, usandone il linguaggio e
celebrandone i rituali, sono ora ingaggiati in primo luogo in una
rivoluzione secolare e materialista. Si servono
dell'influenza della loro presenza cristiana esteriore per
reclutare il sostegno della gente. In Nicaragua, paese in cui una
giunta di sinistra è arrivata al potere attraverso una
rivoluzione costata molte vite, un membro della giunta
rivoluzionaria al governo ha pubblicamente riconosciuto
l'importante ruolo di preti e suore cattolici. Ha
affermato che essi hanno dato al popolo la fiducia per sostenere
la rivoluzione:
I
religiosi cattolici, uomini e donne, sono stati importantissimi
per il successo della rivoluzione ... Penso che quei
sacerdoti che hanno deciso di impegnarsi nella rivoluzione in
Nicaragua abbiano avuto un ruolo importante. Hanno potuto
servirsi della propria credibilità tra il popolo del Nicaragua.
In quel paese la Chiesa Cattolica resta una vera potenza." [11]
In questo paese particolare la Chiesa, negli anni passati, era
alleata con un regime di destra. Un nuovo arcivescovo la spostò
verso una posizione più moderata. Allora preti e suore di
tendenze radicali presero parte attiva alla lotta armata,
incoraggiando la gente a fare altrettanto. Se la precedente
complicità della Chiesa con un regime di destra è difficilmente
encomiabile, ora essa corre il rischio di essere dominata
da un governo di sinistra. Già al presente alcune delle sue
politiche, delle sue istituzioni e parte del personale rischiano
di essere sovvertiti a fini governativi. Ad esempio, parte del
materiale catechetico stampato dopo la rivoluzione è scritto per
presentare la rivoluzione stessa come adempimento della verità
cristiana. L'illustrazione di copertina di uno di quei libri
mostra la raffigurazione di un guerrigliero combattente, fucile
alla mano, che emerge da un disegno del Cristo crocifisso. Alcuni
sono persino arrivati a presentare la rivoluzione come
l'adempimento della "seconda venuta" di Cristo, oppure
come l'ingresso nel "regno di Dio".
In situazioni di tumulto politico, l'uccisione di personale
ecclesiastico è spesso usata allo scopo di far progredire la
rivoluzione. Preti e suore morti vengono spesso proclamati
"martiri", e la loro morte è usata per identificare
l'impegno cristiano in una particolare causa politica.
Quando fu assassinato l'arcivescovo Oscar Romero di El
Salvador, la sua morte fu immediatamente usata da parte di molti
come un'opportunità per chiamare a raccolta i cristiani a
sostegno di un particolare "movimento di liberazione". Il
sostegno di quel movimento veniva spesso presentato come la sola
via, il solo modo di essere un vero cristiano. Padre
Miguel D'Escoto, prete del Maryknoll, principale
responsabile delle pubblicazioni Maryknoll fino a quando non
diventò ministro degli esteri del Governo rivoluzionario del
Nicaragua, sulla morte dell'Arcivescovo Romero ebbe questo da
dire:
Possa
il sangue versato dall'Arcivescovo Romero aiutarci a vedere con
chiarezza che essere cristiano significa essere
rivoluzionario. Ed essere rivoluzionario significa
fare la rivoluzione. E fare la rivoluzione è lottare contro
le inevitabili conseguenze dell'egoismo reazionario che ha
motivato il violento assassinio del nostro grande amico Oscar
Arnulfo Romero. [12]
Questo
particolare movimento di liberazione può fare o non fare un
miglior lavoro nel governare con giustizia ed efficacia, ma è
un errore identificare il fatto di essere cristiano, con una
particolare preferenza politica o con l'adesione o il sostegno di
un partito politico particolare.
Un vescovo cattolico di un altro paese dell'America Latina, uomo
conosciuto per moderato, in un colloquio privato mi espresse il
suo crescente disagio per i risultati dei programmi di
"coscientizzazione" usati da molti preti e suore di
quel continente. Tali programmi tentavano di sollevare la
consapevolezza dei poveri riguardo alla propria situazione di
"oppressi". Il vescovo riteneva che, in pratica, quei
programmi parevano rimpiazzare qualunque fede, speranza ed amore
autentici degli stessi poveri con l'odio e la lotta di classe.
Egli riteneva che persino alcuni suoi compagni vescovi
dell'America Latina erano arrivati a considerare il vangelo quasi
esclusivamente in termini secolari e rivoluzionari.
Esiste un problema particolarmente grave, affermò, riguardo alle
suore che hanno la tendenza ad accettare ciecamente tutto
quanto viene loro insegnato da alcuni preti orientati verso il
marxismo, e che le stanno sistematicamente arruolando nella
causa. Per di più, reclamò, alcuni membri di ordini
religiosi lavorano senza impedimenti all'interno della Chiesa in
qualità di agenti marxisti. I loro vescovi non li possono
controllare ed i loro superiori li temono.
Sebbene sia spesso presentata come un contributo "privo di
valori" per la metodologia dell'istruzione, la
"coscientizzazione" (conscientization) è spesso, in
pratica e in teoria, strumento di indottrinamento politico. Di
frequente i materiali sono scritti dalla prospettiva
marxista e designati a fomentare l'odio e la lotta di classe.
I materiali preparati e messi in circolazione dal Consiglio
Mondiale delle Chiese, dietro l'ispirazione del precedente membro
del personale Paulo Freire - forse il più noto proponente della
"coscientizzazione" - nel loro contenuto sono spesso
vistosamente ideologici. [13]
Per ironia, alcune delle principali voci del Terzo Mondo
in realtà non stanno facendo altro che ripetere gli echi di
un'ideologia occidentale, il marxismo, che non si
è sviluppata nel Terzo Mondo; un'ideologia che per molti versi è
incompatibile con i profondi valori familiari e religiosi
osservati dagli indigeni del Terzo Mondo e che continua a
trovare il proprio centro mondiale nell'Unione Sovietica - una
potenza coloniale ed imperiale straniera. É interessante notare
che, proprio nei paesi del Terzo Mondo, i missionari europei ed
americani hanno svolto un ruolo cospicuo nell'essere la
"voce di chi non ha voce". Gran parte del personale
indigeno della Chiesa del Terzo Mondo ha formato la propria
"voce" presso le università europee. Camillo Torres
per esempio, il prete colombiano ucciso mentre combatteva in una
banda di guerriglieri, fece buona parte dei suoi studi a Louvain,
in Belgio. Uno dei suoi compagni di studio a Louvain fu Gustavo Gutiérrez, un peruviano che è forse il più eminente dei
teologi della liberazione che riconoscono apertamente la propria
dipendenza da Marx e che sono propensi a vedere il
regno di Dio sulla terra giungere nel veicolo di una rivoluzione
marxista. [14]
Vi sono i segni che verso questa imposizione di una ideologia
mondiale del primo mondo si stia manifestando il risentimento
proprio da parte di molti dei suoi supposti beneficiari. Al
riguardo, può essere interessante una relazione apparsa su un
giornale dell' Honduras. Comincia così:
"Residenti
in disaccordo coi sacerdoti
perché
questi parlano loro soltanto d marxismo"
Assai
disgustati, perché i preti parlano loro unicamente di
marxismo, i residenti di tre città, Macuelizo, Azacualpa e
San Marcos stanno progettando di subentrare, nel corso della
prossima settimana, nelle chiese di quelle città." [15]
Come il pastore metodista messicano, molti di questi preti e
suore sono sostenuti dai soldi raccolti in paesi più floridi
come Stati Uniti, Olanda e Germania. Quel denaro è
versato da fedeli, cattolici e protestanti, convinti di sostenere
l'opera missionaria tradizionale. Si spaventerebbero al
pensiero che i loro soldi talvolta aiutino a minare la fede.
Il problema è che molti missionari dell'America Latina sono
persino arrivati a definire la loro opera principalmente in
termini di aiutare a provocare una rivoluzione secolare.
Molti di loro non sono consapevolmente marxisti. Molti, forse la
maggior parte, non sono neppure a conoscenza dei tentativi
marxisti di infiltrarsi e sovvertire la Chiesa nei paesi in cui
lavorano. Tuttavia, quando quei missionari si rivolgono alle
agenzie europee ed americane che hanno opere missionarie
finanziate in modo tradizionale, si mettono a discutere che
è impossibile predicare il vangelo ai poveri se prima non
avviene un cambiamento politico ed economico. Spesso
le agenzie trovano l'argomento convincente, ed il denaro da loro
offerto viene subito incanalato in programmi per una
ulteriormente promozione delle rivoluzioni secolari di sinistra.
A questo riguardo, la crescita del movimento della
"comunità cristiana di base" è pieno di ambiguità.
Ovviamente la Chiesa ha un disperato bisogno della proliferazione
di vie popolari per sperimentare e vivere la vera comunità
cristiana. Allo stesso tempo tuttavia, molte di queste comunità,
almeno nell'America Latina, pare siano usate soprattutto come congegni
per organizzare i poveri ad esercitare pressione la politica,
anziché come vie per sviluppare una vita cristiana equilibrata
in cui l'azione sociale trovi la sua giusta espressione. [16]
L'affermazione che il cambiamento politico debba precedere
l'evangelizzazione è ridicola. I protestanti
evangelici e i pentecostali sono stati appagati da un
successo eccezionale nel predicare la Buona Novella ai poveri
dell'America Latina, spesso proprio nelle stesse baraccopoli in
cui preti e suore cattolici secolarizzati insistono che è
impossibile predicare il Vangelo ai poveri finché non arriva la
rivoluzione. Quale risultato della conversione a Gesù, della
potenza dello Spirito Santo e del potere di sostegno della Chiesa
Cristiana, quei poveri sono meglio in grado di lavorare insieme
per il cambiamento sociale. Il Cardinale Léon Joseph Suenens del
Belgio già dal 1957, nel suo libro: "Il vangelo ad ogni
creatura", mise in evidenza l'errore dell'affermazione:
"non si può predicare il vangelo ai poveri se prima non si
migliora la loro condizione economica". Ribadì
quella posizione nel suo contributo al libro:
"Rinnovamento Carismatico e Azione Sociale".[17]
L'esplicita infiltrazione marxista nelle Chiese non si limita
all'America Latina: altri paesi del Terzo mondo stanno subendo lo
stesso assalto. In uno di questi, centinaia di preti e
suore e perfino vescovi sono membri o simpatizzanti di movimenti
del fronte marxista designati a capeggiare la rivoluzione.
Molte delle organizzazioni nazionali e regionali per la
"pace e giustizia" e per "l'apostolato
sociale" del paese, sono controllate da membri o
simpatizzanti dei fronti marxisti. Alcune di queste
organizzazioni di "apostolato sociale" hanno messo a
punto programmi più estesi di "rinnovamento" usati per
"coscientizzare" (indottrinare) i cattolici in modo
tale da indurli a sostenere la sperata rivoluzione. Sono state
fondate organizzazioni di preti e suore, inclusa una per i più
importanti superiori di ordini religiosi, per dare l'impressione
di un forte sostegno ai programmi marxisti da parte della Chiesa. [18]
Situazioni del genere hanno spronato Giovanni Paolo II a
mettere in guardia contro il sovvertimento ideologico
dell'istruzione religiosa e dell'insegnamento cristiano.
Egli avverte del pericolo presente nella
tentazione
di mescolare indebitamente l'insegnamento catechetico a
considerazioni ideologiche aperte o mascherate, in particolare di
tipo politico e sociale, oppure a scelte politiche personali.
Quando tali opinioni hanno la meglio sul messaggio centrale
da trasmettere, al punto di oscurarlo e di metterlo al
secondo posto o persino di usarlo per promuovere i propri fini
personali, la catechesi allora ne risulta radicalmente
distorta. (La vera catechesi cristiana) va oltre ogni
tipo di "messianismo" temporale, sociale e politico.
Essa cerca di raggiungere la parte più intima dell'essere umano. [19]
Oggi nella Chiesa molte persone hanno ceduto alla tentazione
di sovvertire il vangelo con l'ideologia. Vediamo la
"distorsione radicale" della verità cristiana e,
piuttosto spesso, il messaggio evangelico bi base viene
"oscurato", "messo al secondo posto" e usato
per promuovere fini ideologici secolari estranei allo stesso
vangelo.
[1] Per un breve resoconto di parte della linea principale del magistero sociale della Chiesa, vedi la mia "Prospettiva," nel New Covenant, Aprile 1982.
[2]
Mentre oggi il pericolo maggiore pare sia l'identificazione del
cristianesimo con l'ideologia di sinistra, per il passato, e
forse
ancora per il futuro, il pericolo di identificarsi con le
ideologie di estrema destra è stato e può tornare ad essere il
pericolo
predominante. A questo riguardo vedi l'articolo di Dale Vree:
"Politicized Theology," in Christianity
Confronts Modernity, ed. Kevin Perrotta e Peter Williamson (Ann Arbor, Mich.: Servant Books, 1981), pp. 57-78.
[3]
Msgr. Helder Camara, citato da Nicolette
Franck, "Msgr.
Camara crea a Ginevra la "Sinfonia dei Due Mondi," La
Libre
Belgique (8/9 Marzo, 1980), p. 28.
[4]
Per un resoconto recente degli sforzi cinesi tesi a piegare oggi
la Chiesa agli scopi dello Stato, vedi: "China and the
Church Today," (Settembre - Dicembre 1979), distribuito in Nord
America dalla Partnership in Mission, 1564 Edge
Hill Rd, PA 19001.
[5] Vescovo Francis Stafford, "Synod Reflections IV," The Catholic Review (Baltimora: Md.) (31 Ottobre, 1980).
[6] Le monde (Parigi, Francia) (23 Maggio, 1979), p. 15.
[7] Citato dal Rev. Msgr. J.T. Ellis: "American Catholics in 1979," The Pilot (Boston, Mass.) (21 Settembre, 1979), p.9.
[8]
Chiaramente, una delle maggiori preoccupazioni di Giovanni Paolo
II è situare correttamente la costruzione di
un
mondo più umano nel contesto delle verità cristiane
fondamentali riguardanti Dio e l'uomo. Le sue tre prime
encicliche
hanno apportato un contributo notevole nello stabilire un
contesto ed enunciare principi che possono
indirizzare
i cristiani a valutare la relativa idoneità dei vari programmi e
sistemi politici. Ovviamente, anche quando i
principi
siano stati bene enunciati, abbiano ricevuto adesione e siano
stati impiegati per giungere a dei giudizi
politici,
i cristiani sinceri e ben informati possono ancora trovarsi in
disaccordo riguardo alla relativa idoneità di
vari
accostamenti politici ed economici, i quali sono più relativi ed
aperti al dibattito degli stessi principi. Tuttavia, ciò
che
pare Giovanni Paolo II stia facendo nel fornire criteri per
giudicare l'adeguatezza delle alternative politiche ha un
grande
significato. Ha detto bene di recente lo scrittore religioso
britannico Clifford Longley:
Siamo
testimoni, io credo, della rinascita di un nuovo Umanesimo
Cattolico, con la brillante sintesi di Giovanni Paolo della
teologia cattolica e della filosofia dei diritti umani, ed il
risultato è un criterio realmente cristiano per misurare il
successo o il fallimento di questo o quel sistema politico.
Esso specifica i fini, mentre lascia i mezzi agli economisti e ai
politici, che sono gli esperti. Potrebbe essere o non potrebbe
essere meglio, ad esempio, scioperare presto o tardi; gli
scioperanti potrebbero essere o non essere avidi ed egoisti; gli
operatori ospedalieri potrebbero essere insensibili, oppure
essere disperatamente poveri, (The Catholic Herald
[Londra, Inghilterra] [23 Febbraio, 1979]).
Vedi anche il contributo dei Vescovi Latino - Americani al riguardo, nei documenti di Medellin e Puebla.
[9]
Raul Macin, citato da William
Conard, "Liberation Theology
to Leftist Politics," Christianity Today (8 Giugno,
1979), p. 61.
[10] Gonzalo Baez-Camargo, citato da W. Conard, p. 61.
[11] Moises Hassan, citato da Charles Roomey, "Revolution Gives Credit to Catholics," NCR (7 Dicembre, 1979), p. 6.
[12] NCR (4 Aprile, 1980), p. 22.
[13] Vedi, ad esempio, il "Conscientization
Kit" pubblicato dal Consiglio Mondiale delle Chiese nel
1975.
[14] Gustavo
Gutièrrez, A Theology of Liberation
(Maryknoll, N.Y.: Orbis Books, 1973), p. 9.
[15] Tradotto dal: "Diario La Prensa" (San Pedro Sula) (19 Luglio, 1980).
[16] Vedi, Maryknoll, (Settembre 1981) pp. 15-21.
[17] L.J. Cardinal Suenens e Dom Helder
Camara, Charismatic
Renewal and Social Action (Ann Arbor, Mich.: Servant
Books, 1979).
[18] Le informazioni contenute in questo paragrafo
provengono da documenti comunisti autentici giunti nelle mani
delle
Guide al vertice della Chiesa in questo paese particolare. Per ovvii motivi ancora non possono essere pubblicati.
[19] Catechesi Tradendae
VII, 52, LOR (12
Novembre, 1979), p. 8. A questo riguardo vedi anche la lettera
del Superiore
Generale
dei Gesuiti, Padre Pedro Arrupe, ai Superiori dei Gesuiti
dell'America Latina, Origins (16 Aprile, 1981), pp.
690-93.