MIRACOLO IN CINA

di Arthur Wallis 

CAPITOLO  13

 

COME ABBRACCIARE LA CROCE 

 

Soldati della Rivoluzione Culturale

 

Anche noi dunque, circondati da un così gran numero di testimoni, ...corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù... Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce."

  Ebrei 12,1-2

 

 

Un giovane e brillante scienziato cinese, convertitosi a Cristo quando era studente negli U.S.A., poco prima di tornare alla sua nativa Shangai scrisse a David Adeney:

 

Non mi interessa se dovrò vivere sei giorni o sei anni. Posso solo dire con l'apostolo Paolo: "Non attribuisco alcun valore alla mia vita, né la considero preziosa ai miei occhi, se solo riuscirò a portare a termine la mia corsa e il ministero che ho ricevuto dal Signore Gesù per testimoniare il Vangelo della grazia di Dio." (48)[48]

 

Questo giovane, che viveva nella comoda abbondanza dell'Occidente, lontanissimo dal tipo di persecuzione che sapeva di dover affrontare al suo rientro in Cina,

ð     aveva sentito il richiamo di Dio e aveva assunto una mentalità disposta a soffrire. Fare la stessa cosa rientra anche nelle capacità di chiunque legga queste pagine!

 

Una mentalità disposta a soffrire

 

I soldati lontani dal campo di battaglia possono riuscire a fare il loro dovere senza grandi difficoltà o abnegazione; ma sul campo le difficoltà sono un fatto di vita quotidiana. Per questo durante l'addestramento devono sperimentare un poco di quei rigori.

ð     Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale alcune truppe Alleate dell'Africa Settentrionale - dove io prestavo servizio - subirono terribili sofferenze quando dovettero affrontare un lungo "battesimo di fuoco."

Erano stati viziati dalle condizioni in tempo di pace, avevano la pancia molle ed erano vulnerabili.

è Purtroppo questa è la condizione anche di molti soldati di Cristo.

 

La chiesa della Cina ci chiede a gran voce: "Armatevi di una mentalità disposta a soffrire!"

ð     Se aspettate fin quando sentirete il fischio delle pallottole o le esplosioni delle bombe, avrete aspettato troppo.

Non aspettate che sofferenza e persecuzione vi colgano di sorpresa: è questo il momento per cominciare ad allenarsi.

ð     Non dobbiamo pensare che i soldati di Cristo siano costituiti solo dall'élite del regno di Dio: il Nuovo Testamento dà per scontato che ogni vero credente è un soldato.

ð     Essere salvati significa essere arruolati, ed è impossibile separare  l'essere "soldati" dalla sofferenza.

Paolo, l'anziano guerriero, ricorda a Timoteo, il giovane aiutante: "Prendi la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Gesù Cristo" (49).[49]

ð     Timoteo avrebbe potuto sia evitare la sofferenza che accettarla, ed è la stessa cosa anche per noi.

È proprio necessaria una rivoluzione comunista per farci diventare dei disciplinati soldati di Cristo?

 

La chiesa di Corinto era ricca di doni spirituali, ma povera di autodisciplina. Paolo, per illustrare la propria esperienza, si serve dell' esempio dei Giochi Olimpici:

 

Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!

è Però ogni atleta esercita l'autocontrollo in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile.

è Io dunque corro, ma non come uno che è senza meta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l'aria; anzi tratto duramente il mio corpo e riesco a domarlo, perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato (50).[50]

 

Molti cristiani sono fiacchi per il troppo mangiare o per lo scarso esercizio: troppo spesso il fisico non è altro che il riflesso dello spirito.

ð     Paolo dice: "tratto duramente il mio corpo" e cioè: "gli rendo le cose difficili perché voglio che sia in grado di sopportare le difficoltà."

Dio non vuole che arriviamo a dipendere dalle convenienze. Potete essere entusiasti dell'esercizio fisico senza riuscire a "domare" il corpo, né a "trascinarlo in schiavitù" nel senso qui inteso da Paolo.

 

Siamo chiamati a rinnegare – a dire di no – a noi stessi

 

Persecuzione della chiesa domestica in Cina

L'atleta non si esercita solo sulle sbarre o in palestra, ma anche a tavola: evita di mangiare troppo e di alzarsi tardi.

ð     Vediamo che molti cristiani si rattristano visibilmente se chiamati a sacrificare le comodità corporali e a sopportare una piccola difficoltà nell'opera di Dio.

ð     Altri che in generale non sono indulgenti verso se stessi, hanno ancora dei punti deboli, nei quali cedono regolarmente a qualche capriccio del corpo.

Ma se alle Olimpiadi mirate all'oro, non potete permettervi quella debolezza: deve esserci "l'autocontrollo in tutto," dice Paolo. Per la maggior parte di noi esistono problemi pratici di cui dobbiamo prendere in mano le redini. 

 

è Gesù ci ha insegnato che se davvero vogliamo portare la croce, dobbiamo imparare a dire di "no" a noi stessi (51).[51]

 

C’è una guerra in corso…

 

Pare che molti di noi non si rendano conto che c'è una guerra in corso. Davanti a quegli appetiti insaziabili che "fanno guerra all'anima," (52)[52] invece di scavare a fondo adottiamo la politica della resa.

ð     È giunto il momento di smettere di trattare la nostra auto-indulgenza come se fosse un'amenità e di cominciare a prendere sul serio questo insegnamento di Paolo.

È tempo di trattare duramente il nostro corpo e di metterlo alla prova: è un aspetto della crescita.

ð     Paolo non si appella al cammino dell'ascetismo che implica che, essendo il corpo per propria natura colpevole, va costantemente punito. Non è certo l'invito a cambiare la camicia da notte con un cilicio!

ð     È vero che Dio "ci dona ogni cosa con abbondanza perché possiamo goderne," ma ciò non significa diventare indulgenti.

Ciò si verifica quando il corpo spodesta lo spirito e si mette in sella al suo posto. Il problema vitale è questo:

è "Chi sta al posto di controllo?"

 

Per l'atleta in allenamento la questione è semplicissima:

ð     sa bene che se il corpo non ha imparato a prendere ordini fuori dalla pista, non risponderà a quelli che riceve in pista e non riuscirà a produrre il massimo sforzo quando è richiesto.

Watchman Nee si è guadagnato il diritto di parlare sull'argomento, e in un discorso rivolto ai suoi collaboratori ha affermato:

 

Fratelli e sorelle, se ancora non siete riusciti a sottoporre il corpo al vostro controllo, fareste meglio ad arrestare temporaneamente il vostro lavoro per guadagnare il dominio sul corpo prima di provare ad esercitare l'autorità in un campo più vasto.

è Può anche darsi che il lavoro vi  procuri un grande piacere, ma non avrà un gran valore se il corpo è dominato dalle cupidigie fisiche.

è Servire il Signore non è solo questione di fare prediche da un pulpito. Paolo lo sapeva bene. (53)[53]

 

Molti di questi cinesi hanno sviluppato una tale austerità conforme al Nuovo Testamento, che il nostro cristianesimo Occidentale al confronto appare quanto mai anemico.

ð     Prendete questa relazione dalla Mongolia Interna, dove tre anziani pastori di oltre settant'anni furono liberati dai campi di lavoro.

ð     Tutti avevano svolto il ministero per vent'anni più del richiesto, ma erano eccitatissimi all'idea di poter continuare a servire il Signore nelle chiese domestiche.

ð     Uno di essi disse: "Siamo vecchi, ma non tanto da non poter battezzare. L'ultima funzione battesimale l'abbiamo tenuta in uno stagno ghiacciato, e il Signore ci permise di stare in quell'acqua per quasi un'ora!"

Mi chiedo quanti nuovi convertiti quei tre abbiano battezzato in un'ora!

 

Questa severità nel trattare il corpo può risultare un po' dolorosa, ma ci permetterà di avere, come Gesù, la mente pronta a soffrire. In questo il Signore dimostrò di avere un equilibrio perfetto, e possiamo star certi che si è goduto i pranzi quando sedeva coi gabellieri e coi peccatori.

ð     Non era certo un asceta, e neppure un astemio! Questo permise ai farisei di accusarlo di eccessi, di definirlo "un mangione e un beone,"

ma la verità è che egli non ha mai mancato di esercitare il più esemplare controllo sul Suo corpo.

ð     Stanco e affamato presso la sorgente di Sichar, Gesù rifiutò l'invito dei discepoli a prendere cibo: c'era una messe spirituale, pienamente matura per il raccolto, e allora persino il grido del corpo che reclamava cibo doveva aspettare: "Ho un cibo che voi non conoscete," spiegò ai suoi discepoli. (54)[54]

 

Croce e comodità, povertà e ricchezza

 

Nell'Orto del Getsemani Gesù invitò i discepoli a vegliare e a pregare con Lui, e questo significava dire di "no" alla voglia di dormire. Ma come capita spesso anche a noi, essi si addormentarono.

ð     "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole," disse Gesù (55).[55]

ð     Watchman Nee fa una domanda pertinente: "Che valore ha uno spirito pronto, se il corpo è debole? Se dovrete vegliare con il Signore quando Egli lo richiede, dovrete avere "pronto" non solo lo spirito, ma anche il corpo" (56).[56]

Questo implica un corpo addestrato alla disciplina, assoggettato, che ha imparato a rispondere con sollecitudine ai comandi dello spirito.

 

Pare che questa enfasi sulla necessità che il credente abbracci la croce, esposta con tanta forza nelle epistole del Nuovo Testamento, difficilmente riesca a trovare un posto nell'insegnamento cristiano contemporaneo.

ð     Ci siamo forse laureati in materia, e ci troviamo quindi ad apprendere l'insegnamento assai più eccitante ed allettante sulla prosperità?

ð     "Se avrete fede," ci dicono, "potrete sfuggire alla 'trappola della povertà' e godere l'abbondanza materiale." Non che questo insegnamento sia del tutto sbagliato, ma

ð     l'enfasi è squilibrata: gli manca l'equilibrio della croce, di cui è intriso il Nuovo Testamento.

Se riteniamo che le ricchezze delle nazioni affluiranno alla chiesa, capiremo che lo scopo di questo insegnamento non è quello di produrre una generazione di cristiani ricchi.

 

Il Nuovo Testamento non insegna certo che la povertà è una maledizione menomante e che l'impegno a sfuggirla debba costituire una priorità spirituale!

ð     Come mai allora Colui che si è fatto povero per noi, che "non aveva dove posare il capo," che per illustrare la sua idea dovette chiedere un denaro ai fratelli del gruppo, pare non avesse questa fede della "prosperità"?

ð     Paolo poi, come poteva affermare di essere tanto contento, "sia che fosse nella sazietà che nella fame? che vivesse nell'abbondanza o nel bisogno?" (57).[57]

La povertà è una trappola solo se la affrontiamo senza fede; quindi l'apostolo affrontava i periodi di scarsità con la stessa sottomissione gioiosa e con la fede ottimista che aveva nei tempi di abbondanza.

è Doveva provare a Dio di essere fedele in entrambe le esperienze.

 

Quando Paolo disse: "Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, non abbiamo casa" (58),[58] non stava certo denigrando il proprio ministero apostolico ma anzi, lo stava esaltando.

ð     Mi domando se per caso qui intorno stia germogliando qualche apostolo che aspiri a questo tipo di qualifica apostolica!

 

Quando Paolo pregò per essere liberato dalla sua "spina nella carne" (di qualunque cosa si trattasse), Dio gli disse:

ð     "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (59).[59]

ð     Qui ritroviamo come 'abbracciare la croce' produca la liberazione della potenza di Dio. Così Paolo aggiunge:

"Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle debolezze, negli oltraggi, nelle persecuzioni, nelle difficoltà" (60).[60]

è "Un momento Paolo, stai dicendo di voler sopportare tutto questo, mentre in realtà invochi il Signore per esserne liberato al più presto?"

ð     "No, non è così. Intendo davvero quello che ho detto. Mi compiaccio nelle debolezze, negli insulti, nel bisogno, nelle persecuzioni e nelle difficoltà. Perché quando sono debole, è allora che sono forte."

 

Origine delle prove e difficoltà

 

Sentiamo dire che non tutte le prove, difficoltà e pressioni che ci capitano provengono da Dio, né tutte hanno lo scopo di renderci perfetti.

ð     Ci viene detto di non ritenere che queste rientrino tra tutte quelle cose che "si volgono in bene." 

ð     Dovremmo invece considerarle un attacco da parte di Satana e supplicare il Signore che ce ne liberi immediatamente.

La sola via d'uscita consiste nella fede in una liberazione immediata; non pare proprio che la fede per sopportare rientri in una scelta possibile.

 

Ma è proprio questo l'insegnamento esposto sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento?

ð     Prendete gli eroi della fede elencati in Ebrei 11: non tutti sono ricordati per la fede in ciò che hanno compiuto; alcuni sono menzionati per la loro fede nel sopportare.

ð     Per fede alcuni "sono sfuggiti alla lama della spada," mentre altri, sempre uomini di fede, "dalla spada sono stati messi a morte." Ci sono stati quelli che "andarono in giro coperti di pelle di pecora e di capra, bisognosi, perseguitati, maltrattati" (61).[61]

Resta difficile considerarli una buona réclame della prosperità materiale o della liberazione da prove, difficoltà e pressioni; eppure l'autore ispirato riserva loro questo apprezzamento finale: "il mondo non è stato degno di loro."

 

Paolo ricorda le difficoltà sostenute assieme ai compagni nella provincia dell'Asia. Dice: "Siamo stati sottoposti a gravi pressioni, oltre la nostra capacità di sopportazione, tanto da disperare persino della vita."

ð     Ma vide i benefici di tutto ciò nei risultati dell'opera della croce nella loro vita e nella loro conseguente capacità di entrare in una maggiore dipendenza da Dio, perché poi prosegue: "In cuore ci sentivamo addirittura condannati a morte.

ð     Ma questo avvenne perché imparassimo a non contare su noi stessi ma su Dio, che fa risuscitare i morti.

ð     Egli ci ha liberati da quel pericolo mortale e ci libererà. Abbiamo riposto in lui la nostra speranza che egli ci libererà ancora" (62).[62]

Qui non vi fu alcuna liberazione istantanea; fu necessaria invece una grande sopportazione.

 

La prosperità usata per diffondere il Regno di Dio

 

Quello che ci fa indietreggiare dalla croce di Cristo è il nostro attaccamento ad una vita facile, priva di guai e di difficoltà.

ð     Se proprio dovessimo sostenere una croce, la vorremmo liscia e pulita, e non "la vecchia, ruvida croce" portata da Gesù: quella fa attrito sulle spalle e lascia schegge nelle dita.

No, non è la povertà ad impedirci di abbracciare la croce, ma la ricchezza e lo spirito materialista che spesso la accompagna.

I cinesi che vivono nella prosperità materiale sono pochissimi; molti sono addirittura poverissimi persino secondo lo standard cinese.

ð     Ma io credo che il Capo della chiesa dica loro, come disse alla chiesa sofferente di Smirne: "Conosco le vostre afflizioni e la vostra povertà; eppure voi siete ricchi!" (63).[63]

Questa è sicuramente la vera prosperità del Nuovo Testamento. "Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo" perché siano ricchi non tanto materialmente, ma "ricchi con la fede ed eredi del regno...?" (64).[64]

Chiesa Chiusa in Cina

 

Messi davanti ad una scelta, preferiremmo essere come quelli di Smirne, ricchi di fede ma poveri materialmente, oppure come quelli di Laodicea, poveri di fede ma ricchi materialmente?

ð     Qualcuno si affretterebbe a rispondere: "Quando si tratta di ricchezza spirituale o materiale, non dovrebbe trattarsi “dell'una o dell'altra,” ma di entrambe."

ð     Per alcuni potrà anche essere vero. Ma Dio Padre ha forse dato a Suo Figlio questa scelta? E i cristiani cui si rivolge la lettera agli Ebrei: "voi... avete accettato con gioia la confisca dei vostri beni," ebbero forse questa scelta?

La loro gioia non era motivata dalla "fede che quei beni sarebbero stati presto sostituiti con altri, magari più abbondanti," ma perché sapevano "di possedere beni migliori e più duraturi" (65). [65]

 

Ci viene detto che la prosperità "non deve servire a farci diventare ricchi per noi stessi, ma ad essere ricchi nei confronti di Dio contribuendo generosamente alla Sua opera."

ð     Bene, ma quanti cristiani aderiscono a questo principio per il solo motivo di dare di più, e quanti invece perché esso include anche la prospettiva di migliorare il proprio livello di vita?

Nel Nuovo Testamento il dono di dare, menzionato accanto a profezia, servizio e insegnamento (66),[66] è un ministero di fede e non è necessario che operi dall'abbondanza.

 

Nella Scrittura le persone che hanno dato di più, secondo la valutazione divina, furono materialmente povere. Prendete la vedova che mise i suoi "due soldi" nel tesoro. Era "tutto quanto aveva per vivere," e nessuno lo avrebbe mai saputo se non lo avesse rivelato Gesù. Ma fu proprio Lui ad affermare che ella aveva donato più di tutti i ricchi (67).[67]

ð     O i cristiani della Macedonia di cui Paolo disse: "Nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate in ricca generosità. Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi" (68).[68]

È questo il modo di dare che attira l'attenzione del cielo, che osserva e prende nota; e potrete trovarne molto di più in Cina che nel ricco Occidente.

 

Se Dio ci dà la ricchezza materiale mentre ricerchiamo per prima cosa il Suo regno, va bene: ci sarà la grazia di usarla nel modo giusto, di promuovere il regno e di non prosciugare la nostra vita spirituale.

ð     Di per sé la ricchezza non è una mèta di fede da ricercare, e può costituire addirittura un insegnamento pericoloso, se non si mettono in chiaro anche i numerosi avvertimenti della Scrittura a proposito dell'amore alle ricchezze.

ð     Quelli poi che al termine dell’ insegnamento aggiungono un appello per la raccolta di fondi - "Fate un'offerta per questa 'mia' opera, e vedrete come Dio farà prosperare anche 'voi'!" - non devono sorprendersi se poi le loro motivazioni vengono messe in dubbio.

 

In una società ricca, resta difficile vivere in maniera semplice e modesta. Per far morire in noi quel certo spirito che mira al possesso delle cose e arrivare al punto in cui ci accontentiamo, ci vuole la croce di Cristo.

ð     Paolo avvertì Timoteo riguardo a coloro che: "considerano la religiosità come fonte di guadagno," e proseguì dicendo che "quando abbiamo di che mangiare e di che vestire," - e vi prego di notare il "quando," - "contentiamoci di questo" (69).[69]

 

Essere feriti dagli altri ….

 

Esiste un altro campo vitale in cui possiamo, se lo vogliamo, abbracciare la croce. Può darsi che oggi la sofferenza del corpo non rientri nella nostra eredità, ma la sofferenza mentale ci è sempre compagna, e alcuni cristiani non riescono ad affrontarla.

ð     Salomone ci ricorda, caso mai fosse necessario, che "...chi parla senza riflettere trafigge come una spada" (70).[70] Un comportamento avventato può essere causa di profonde ferite; gli atteggiamenti non cristiani possono provocare penose sofferenze.

Tutto quanto è stato detto a proposito della sofferenza fisica si può applicare anche alla sofferenza mentale. Quello che fa a voi e in voi; quello che, caso mai, riesce a compiere per il regno di Dio, dipende unicamente da come reagiamo di fronte a questa sofferenza.

 

Non è possibile evitare di essere feriti: è il rischio del mestiere di vivere in un mondo imperfetto. Ma non vi è niente di accidentale in tutto ciò: fa parte del modo provvidenziale in cui Dio ha ordinato la nostra vita, e quindi contiene grazie potenziali:

ð     "Quelli che soffrono secondo la volontà di Dio," - e cioè la sofferenza che non è il risultato del peccato o della nostra stupidità - "dovrebbero mettersi nelle mani del loro Creatore e continuare a fare il bene" (71).[71]

 

Là dove non riusciamo ad armarci della mentalità disposta a soffrire, tutte le parole, azioni e atteggiamenti che provocano sofferenza diventano il campo di battaglia della sconfitta anziché della vittoria;

ð     e le reazioni sconvenienti che queste producono diventano altrettanto "mondane" quanto le parole e le azioni che le hanno provocate; così Satana riporta una duplice vittoria.

Ben presto la ferita si infetta con l'orgoglio ferito, l'ira e il risentimento, e se non prenderemo rimedi, si insinueranno amarezza, autocommiserazione e l'incapacità di perdonare.

ð     Da quel momento, tutto quello che dirà o farà la persona che ci ha ferito sarà considerato con occhio ostile. Non vorremo più sentir parlare di lei; ogni suo successo sarà solo "temporaneo" e ogni cortesia avrà "dubbi motivi."

Niente di quanto farà, sarà giusto, perché il nostro giudizio sarà deformato dai nostri stessi pregiudizi.

 

Queste ferite non sono altro che punture di spillo rispetto a quello che hanno sofferto molti credenti cinesi.

ð     Pensate forse sia più facile subire la persecuzione da parte del mondo che essere feriti dai fratelli cristiani, o da coloro che vi sono particolarmente vicini?

ð     Ma sono proprio queste le ferite sperimentate da molti santi in Cina.

Laggiù purtroppo non tutti i credenti sono rimasti fedeli a Dio e ai fratelli e sorelle in Cristo: ci sono stati molti tradimenti e molte accuse fatte ai credenti da parte di altri credenti.

 

…e traditi dagli amici

 

 

Uccisa per la sua fede

 

Molti pastori e predicatori sono stati trascinati davanti a un raduno pubblico convocato per accusarli, per scoprire poi che alcune pecorelle del loro gregge, persino quelle che essi avevano portato a Cristo, erano lì presenti per parlare contro di loro davanti ai comunisti miscredenti.

ð     Watchman Nee e Wang Mingdao hanno fatto questa esperienza, ma non furono i soli leader a soffrire in quel modo: anche molti credenti comuni furono traditi dai fratelli cristiani, e non solo dovettero essere esposti all'umiliazione e alla pubblica infamia, ma a queste spesso seguirono anni di prigione e di lavori forzati, separati dalle famiglie e da coloro che amavano.

ð     Tanto tempo per permettere al fiele dell'amarezza di penetrare nell'anima, se solo glielo avessero permesso.

Se riuscirono in così gran numero a superare la prova con uno spirito simile a quello di Cristo, fu solo perché si erano armati della "mentalità disposta a soffrire."

 

Avvertimenti per come affrontare le offese

 

Nel corpo di Cristo non vi è niente che abbia più successo nel distruggere le relazioni umane della reazione negativa che hanno spesso i cristiani davanti alle offese, reazione di solito avventata e piena di malizia.

ð     Dio ci invita a cominciare ad allenarci, ad assumere una mentalità disposta a soffrire per amor Suo: ad abbracciare la croce.

Ma come fare? Pietro e Paolo avevano tutte le qualifiche per rispondere.

 

1.     Accertatevi di non essere voi stessi la folle causa della vostra sofferenza: in quel tipo di sofferenza non vi è alcun valore. (72).[72]

2.     Se soffrite per il fatto di essere cristiani, dovete lodare Dio perché portate il Suo nome: soffrite nella Sua volontà e potete affidare a Lui la vostra causa (73).[73]

3.     Non lasciatevi cogliere di sorpresa da nessun tipo di sofferenza, né ritenetela strana, ma rallegratevi del privilegio di partecipare alle sofferenze di Cristo. Non siete stati scelti per ricevere una punizione speciale, ma una grazia speciale. Su di voi sta aleggiando lo Spirito della gloria. (74).[74]

4.     Distogliete gli occhi dalla causa della sofferenza e abbiate la consapevolezza che Dio sta agendo in quella situazione: state seguendo le orme di Cristo (75).[75]

5.     Quando soffrite per una giusta causa, potrete anche restarne feriti, ma mai danneggiati. In realtà siete beati. Cogliete l'occasione che può derivarne per la testimonianza. (76).[76]

6.     Non fate ritorsioni né cercate vendetta ma, proprio come Gesù, rimettete la questione a Dio, che giudica con giustizia. (77).[77]

7.     Non assumete lo spirito del "martire" né aggregatevi al partito dell' "autocommiserazione." Considerate invece la vostra sofferenza come piccola cosa: cos'è mai in confronto a quella di Cristo? E come può reggere il paragone anche solo con quella di Paolo e dei suoi compagni di lavoro, da lui definita "momentaneo, leggero peso"! Lasciatevi assorbire dalla "quantità smisurata ed eterna di gloria" che supera di gran lunga ogni sofferenza! (78).[78]

8.     Aspirate a raggiungere il punto in cui potrete dire con Paolo: "Mi compiaccio di tutte queste sofferenze, perché in questo tipo di debolezza io sono davvero forte" (79).[79]

 

Paolo non stava forse riferendosi ai segni della sofferenza quando, nel chiudere la sua epistola ai Galati, scrisse queste parole: "Io porto i segni di Gesù nel mio corpo"? E voi, portate nessun segno di sofferenza?

 

Non hai nessuna ferita?

Eppure io fui ferito dagli arcieri, consumato,

Mi appoggiarono contro un tronco, per morire; e fui squarciato

Da bestie feroci che mi assediavano, e mi spensi;

E tu, non hai alcuna ferita?

 

Non hai nessuna cicatrice?

Nessuna cicatrice nascosta sul piede, sul fianco o sulla mano?

Ti sento cantare a squarciagola nella terra

E sento loro inneggiare alla tua splendida stella ascendente,

Non hai alcuna cicatrice?

 

Nessuna ferita? Nessuna cicatrice?

Eppure il servo dovrà essere come il Maestro,

Sono forati i piedi che mi seguono;

I tuoi invece sono integri; potrà mai avermi seguito a lungo

Colui che non ha ferite, né cicatrici?

 

                                Amy Carmichael


 


[48] 48. David Adeney: "China: Christian Students Face the Revolution" (IVP 1973).

[49] 49. 2 Tim.2,3.

[50] 50.cf. 1 Cor. 9,24-27.

[51] 51. Lc. 9,23.

[52] 52. 1 Pt. 2,11.

[53] 53. Watchman Nee: "The Normal Christian Worker".

[54] 54. Gv. 4,32.

[55] 55. Mt. 26,41.

[56] 56. Watchmann Nee: "The Normal Christian Worker".

[57] 57.cf. Fil, 4,12.

[58] 58.cf. 1 Cor. 4,11.

[59] 59. 2 Cor. 12,7-9.

[60] 60. 2 Cor. 12,9-10.

[61] 61. Eb. 11,37.

[62] 62.cf. 2 Cor. 1,9-10.

[63] 63.cf. Ap. 2,9.

[64] 64. Gc. 2,5.

[65] 65. Eb. 10,34.

[66] 66. Rom. 12,6-8.

[67] 67. Mc. 12,43.44.

[68] 68.cf. 2 Cor. 8,2-4.

[69] 69.cf. 1 Tim. 6,5-8.

[70] 70. Prov. 12,18.

[71] 71. 1 Pt. 4,19.

[72] 72.cf. 1 Pt. 4,15.

[73] 73.cf. 1 Pt. 4,16.

[74] 74.cf. 1 Pt. 4,12.13.

[75] 75.cf. 1 Pt. 2,19-21.

[76] 76.cf. 1 Pt. 3,13-16.

[77] 77.cf. 1 pt. 2,23.

[78] 78.cf. 2 Cor. 4,17.

[79] 79.cf. 2 Cor. 12,10.