MIRACOLO IN CINA

di Arthur Wallis  

China Miracle

PARTE seconda:

 

LA parola alla CHIESA DELLA CINA

 

 

CAPITOLO  11

 

UN SUOLO ROSSO SANGUE

 

 

  

In verità, in verità vi dico, se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

       Giovanni 12,24

 

 Molti anni fa alcuni turisti andarono a visitare il Colosseo, il famoso anfiteatro romano di Vespasiano a Roma. La guida disse loro: "Prendete una manciata di questa terra: è tutta formata dai martiri." Ricordo il senso di stupore e di timore insieme che mi assalirono quando anch'io potei guardare quella grande arena, in occasione di una visita a Roma da soldato:

ð     quello era il posto dove Nerone liberava i leoni perché si avventassero sui cristiani per far divertire la nobiltà romana.

ð     Il crimine di quei martiri? Avevano confessato: "Cristo è il Signore, non Cesare!"

Nerone e la pompa dell'antica Roma sono finiti, ma il regno per cui quei primi cristiani hanno sofferto e subito il martirio continua a marciare trionfante.

 

L’esperienza della croce evangelica ….

 

Ma, possiamo pensare, quelli erano i giorni crudeli e brutali del primo secolo; il progresso della nostra società non ha forse cambiato tutto ciò? Oggi non è forse possibile portare a compimento il trionfo del regno senza spargimenti di lacrime né di sangue?

ð     Le parole di Gesù messe all'inizio del capitolo possono esserci familiari, e magari le vediamo realizzate nella croce di Cristo. Non è stato forse Lui il chicco di grano caduto al suolo e morto? E noi, non siamo forse il raccolto?

ð     È vero, ma questa non è tutta la verità. Non possiamo seppellire la croce nella storia e presumere che il principio della "vita che deriva dalla morte", di cui ha parlato Gesù, sia stato adempiuto completamente sul Calvario:

Egli stesso ha insegnato che ogni discepolo deve prendere la propria croce e portarla con Lui. In Cina la chiesa potrà dirvi che per loro la croce è un'esperienza molto attuale, sebbene si manifesti in svariati modi.

 

Persecuzione nella Chiesa

Qui deve sicuramente risiedere la ragione principale per cui, in Cina, l'opera dello Spirito Santo è più rapida, spontanea e potente di quella che in generale abbiamo mai sperimentato noi, qui in Occidente.

ð     Verso la sofferenza, le difficoltà e le persecuzioni questi cristiani hanno un atteggiamento totalmente diverso da quello dei cristiani occidentali.

ð     Quelle cose per noi possono costituire degli sfortunati ed occasionali "incidenti" della vita cristiana, possibilmente da evitarsi ad ogni costo.

ð     Quando poi capitano, probabilmente li consideriamo attacchi di Satana cui va fatta resistenza nel nome del Signore, mentre speriamo in una liberazione sollecita.

Mettiamo alla prova quest’atteggiamento confrontandolo con l'insegnamento solido del Nuovo Testamento.

 

Sin dall'inizio del Suo ministero Gesù avvertì i Suoi discepoli di essere preparati alla persecuzione.

ð     Non aspettò che fossero maturi e completamente santificati per introdurli a quest’aspetto "sgradevole" della vita cristiana, e uno dei motivi è che proprio la persecuzione e la sofferenza giocano un ruolo quanto mai vero e reale nello stesso processo di maturazione e di santificazione.

Nel Suo primo corso d’addestramento al discepolato, Gesù disse ai discepoli:

ð     "Beati quelli che saranno perseguitati per la giustizia", senza minimamente accennare che questa "dubbia benedizione" avrebbe finito di esistere col progredire della diffusione del Vangelo fino al suo trionfo in quest'epoca.

 

Gesù proseguì poi per sottolineare l'importanza di questa beatitudine, ampliandola come non ha fatto con nessun'altra. E continuò:

ð     "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così, infatti, hanno perseguitato i profeti prima di voi." (25)[25] È un argomento difficile da digerire per i neoconvertiti!

 

Quando lo stesso Gesù si trovò a dover affrontare la croce, non vacillò mai: "Ora l'anima mia è turbata", confessò, "che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono venuto. Padre, glorifica il Tuo nome!" (26)[26]

ð     Gesù non ha mai cercato una scappatoia, ma solo il modo di vincere le difficoltà per glorificare il Padre mentre percorreva il sentiero della sofferenza.

 

Quel gruppetto di discepoli evidentemente non rimase demoralizzato da quanto Gesù aveva detto e da quello che in seguito sperimentò.

ð     Dopo la Pentecoste cominciarono a rendere testimonianza, come Gesù aveva loro comandato, nella potenza dello Spirito Santo.

ð     L'opposizione predetta da Gesù non tardò ad arrivare, e dopo esser stati flagellati ed aver ricevuto l'ordine di non parlare nel nome di Gesù, "Gli apostoli se ne andarono dal Sinedrio lieti di esser stati ritenuti degni di soffrire per amore di Gesù." (27)[27]


 

L'iniziazione di Paolo alla fede cristiana non fu diversa da quella degli altri apostoli.

ð     Dal momento della sua conversione sulla via di Damasco il Signore cominciò a mostrargli "quanto avrebbe dovuto soffrire" (28)[28] per amore Suo.

ð     A sua volta Paolo incoraggiava i nuovi convertiti a "restare saldi nella fede", avvertendoli che dovevano "attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno di Dio." (29)[29]

ð     Poco tempo dopo scrisse alla chiesa di Filippi, esortandola a comportarsi in maniera degna del Vangelo di Cristo e a non lasciarsi spaventare dalle opposizioni. Quindi li informò che: "Vi è stata concessa la grazia, non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per Lui..." (30)[30]

Qualcuno ci ha mai detto, oltre Paolo, che assieme al privilegio di credere in Cristo, ci è stato accordato anche quello di soffrire per Lui?

 

… è il segreto dell’efficacia e fertilità nel ministero

 

Nella dinamica di questo principio Paolo intravide il segreto dell'incredibile efficacia e della costante fertilità del proprio ministero e di quello dei suoi collaboratori, e lo spiegò in questo modo:

 

Abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché sia chiaro che questa straordinaria potenza viene da Dio e non da noi.

è Siamo pressati da ogni parte, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; perseguitati ma non abbandonati; colpiti ma non distrutti.

è Portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.

è Perché noi che siamo vivi veniamo sempre consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù possa essere rivelata nel nostro corpo mortale.

Per cui in noi opera la morte, ma in voi opera la vita. (31)[31]

 

L'impareggiabile messe che oggi viene raccolta in Cina è senza dubbio in relazione diretta al modo in cui la chiesa di quel paese ha volutamente abbracciato e continua ad abbracciare, la via della croce.

ð     "Il chicco di grano," ha detto Gesù, "se non cade nel terreno e non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto."

ð     Per la Cina questa non è una caratteristica particolare del tardo ventesimo secolo: è sempre stata una realtà dal momento in cui vi fu fondata la chiesa. I chicchi caduti al suolo per morirvi sono tanti davvero. Ma guardate che raccolto!

Dice Samuel Zwemer:

 

Non vi è chicco senza una perdita

È impossibile salvare senza una croce.

Per moltiplicarsi il chicco di grano

Deve cadere al suolo e morire.

Quando osservate i campi maturi

Che ondeggiano al sole le loro messi d'oro,

Accertatevi che qualche chicco di grano sia morto,

Che qualche anima santa sia stata crocifissa,

Qualcuno ha lottato, ha pregato, ha pianto

E ha combattuto imperterrito contro le legioni infernali.

 

Il prezzo pagato dai primi missionari-pionieri in Cina

 

Tutto cominciò con i primi missionari-pionieri. Per noi che viviamo nella comodità e nella ricchezza del ventesimo secolo, può esser facile criticare quel primo movimento missionario, mentre ce ne stiamo comodamente seduti nelle nostre poltrone.

ð     Errori ne sono stati fatti, e sarebbe follia da parte nostra non imparare dagli stessi la lezione.

ð     Ma quando si arriva al punto delle difficoltà, della sofferenza e del sacrificio, non abbiamo che da sederci ai piedi dei pionieri.

ð     Un giorno Paolo, parlando della propria opera di pioniere dell'evangelizzazione, affermò: "Non ritengo la mia vita meritevole di nulla, purché io possa condurre a termine la mia corsa e il ministero affidatomi da Gesù". (32)[32]

Quei primi missionari pionieri che si sono recati in Cina possono non aver capito molto del ministero apostolico, ma certamente possedevano lo spirito apostolico.

 

Essere chiamati ad andare in Cina significava intraprendere un viaggio di cinque mesi, confinati in qualche nave da carico, prima che i missionari potessero anche solo vedere la gente per la quale erano stati chiamati.

ð     Poi si trovavano ad essere "stranieri in terra straniera," ad affrontare un clima diverso, un'altra dieta e un'altra cultura, tanti mesi di lotta estenuante con una lingua strana: e tutto questo prima di poter arrivare anche solo a farsi capire!

Per molti poi ci furono le difficoltà di essere i pionieri del Vangelo in mezzo ad un popolo dapprima sospettoso, pieno di pregiudizi e mancante di qualsiasi tipo di risposta al messaggio.

 

Non esistevano i jet per riportarli rapidamente in patria e dar loro una vacanza all'anno, o almeno ogni due anni. Alcuni non hanno più rivisto il loro paese nativo:

ð     le esplosioni di violenza, come la Ribellione dei Boxer, hanno richiesto il loro pedaggio. Talvolta i giovani genitori hanno dovuto affrontare l'agonia di vedere i loro piccini colpiti da malattie fatali e, tra le lacrime, lasciarli poi riposare su quel suolo cinese. Ma le difficoltà, la sofferenza e il rinnegamento di sé erano all'ordine del giorno per tutti.

ð     Proprio come Paolo, sapevano cosa significava morire ogni giorno: "Portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù ... siamo sempre messi a morte per amore di Gesù."

Giorno dopo giorno veniva pagato il prezzo del raccolto, mentre i semi cadevano al suolo e vi morivano.

 

Per alcuni la ricompensa fu immediata, ma molti di loro non hanno mai visto un pieno raccolto. Se fossero vivi, potrebbero vederlo ora.

ð     Proprio come mi disse una volta un servo di Dio: "Se soffri senza raccogliere, significa che altri raccoglieranno dopo di te.

ð     Se invece raccogli senza soffrire, significa che altri hanno sofferto prima di te." Nel piano di Dio sofferenza e raccolto sono inesorabilmente collegati. 

 

Se il chicco di grano non muore…

 

Pur arrivando a capire perché, nel regno naturale, il chicco di grano debba morire prima che possa esserci un raccolto, possiamo chiederci perché ciò debba valere anche per il regno spirituale.

ð     La sofferenza è, innanzitutto, un mezzo di purificazione: è come una trebbiatrice, e se a nessuno piace essere "trebbiato," in quale altro modo la paglia della nostra vita potrà essere separata dal chicco di grano?

A nessuno piace essere sottoposto al fuoco, ma in quale altro modo le scorie potranno esser separate dall'oro? Una chiesa pura è una chiesa potente, una chiesa attraverso cui lo Spirito potrà fluire senza impedimenti.

 

In un certo senso la croce può venire a purificare la chiesa dalle impurità razziali e culturali. È quanto è accaduto in Cina secondo Carl Lawrence, che si è espresso con vivacità in proposito:

 

Lentamente, con sicurezza, possiamo ascoltare la quieta processione di quei passi provenienti da ogni parte della Cina, mentre si facevano strada verso una collina;

è si avvertì il suono di uno scavo, poi il tonfo di una croce che veniva innalzata; i colpi dei chiodi e poi, lentamente,

è le vecchie superstizioni, l'adorazione degli antenati, l'arroganza di ritenersi una razza superiore, l'amarezza di sentirsi dimenticati, le ambizioni, i desideri, la sicurezza, le consolazioni delle creature; le colline della Cina erano vive con anni di storia che pendevano dalle croci.

Un Nerone del ventesimo secolo ha aiutato a purificare la chiesa di Cristo. (33)[33]

 

Purificati dalla Rivoluzione Comunista

 

Poi, come abbiamo già visto in questo libro, Dio si è servito in gran parte della Rivoluzione Comunista

ð     per purificare "una chiesa denominazionale frammentata che rifletteva tutte le idiosincrasie dell'individualismo Occidentale," facendola diventare uno strumento adatto nelle mani dello Spirito Santo.

 

Perciò, dal 1940 la storia della chiesa in Cina è stata una storia di sofferenza. Eppure, passando attraverso diversi stadi di sofferenza la chiesa cinese è stata trasformata da chiesa timida, istituzionale e con caratteristiche straniere in una coraggiosa chiesa indigena priva di istituzioni;

è è cambiata da chiesa che dipendeva dalle missioni a chiesa indipendente e missionaria.

è È una chiesa che ha percorso la via della croce seguendo le orme del Suo Signore: tradimento, prova, umiliazione, abbandono, sofferenze, morte, sepoltura, risurrezione e poi il dono della Pentecoste...

I cristiani in Cina interpretano gli ultimi trentaquattro anni di prolungata sofferenza come un dono di grazia profonda che Dio ha fatto alla chiesa cinese per purificarla dalle sue impurità, per mettere alla prova la genuinità della sua fede e della sua lealtà, per addestrarla all'obbedienza e alla crescita verso una maturità maggiore e infine per metterla in grado di arrivare a sperimentare una più profonda esperienza di Cristo. (34)[34]

 

È stato detto che: "la Chiesa cinese sin dall'inizio è stata una chiesa martire," ma mai una chiesa con lo spirito del martire. Non è consumata dall'autocommiserazione per la sua dura eredità, ma è gloriosa e trionfante.

 

Ripetutamente la gioia costante dei credenti ha costituito un magnete potente che è riuscito ad attirare i cinesi ad una fede proibita. Prendete ad esempio questo racconto, fatto da testimoni oculari che assistono alla scena di alcuni cristiani che vengono portati in prigione:

 

La gente della strada non poteva vedere chi era nel carro, ma pensarono si trattasse di orribili criminali da trascinare via come bestie. Le autorità non volevano che li vedessimo. "È stato davvero tanto grave il loro peccato?" ci chiedevamo. In seguito abbiamo scoperto la verità:

è si trattava di cristiani che venivano portati in prigione. Erano tutti legati insieme per le mani ed erano felici; sul loro volto non vi era ombra di scontentezza né di risentimento. Mentre passavano, potevamo sentirli cantare: "Signore, Tu sei degno di lode. Lodate il Signore!"

 

La gioia nel dolore : una promessa realizzata

 

Oppure provate a prendere la storia di una sorella che ha passato ventiquattro anni in prigione:

Quando arrivarono le autorità per arrestarla stava pregando. Non ne fu sorpresa, perché il Signore l'aveva già preparata nell'intimo. Anzi, proprio al momento dell'arresto su di lei scese lo Spirito Santo e la riempì di una gioia incontenibile. Mentre la macchina che era venuta a prelevarla si faceva strada lungo la via, lei straripava di gioia e cantò per tutto il percorso. Ovviamente le autorità sospettarono che fosse pazza.

è Mentre veniva registrata presso l'ufficio della prigione, ebbe il tempo di fare una lunga testimonianza a uno dei funzionari, e la potenza di quella testimonianza ispirata fu tale che l'uomo istantaneamente accettò Cristo.

è Mentre la registrava, lei gli disse: "Oggi non è il giorno in cui io sono venuta a farmi registrare, e a dire il vero qui io non  sarò mai una vera e propria prigioniera, perché Cristo sarà sempre con me. Io sono libera. Questo invece è il giorno in cui tu hai registrato la tua residenza nel regno di Dio.

 

Qualche tempo dopo, a tutti i detenuti fu consegnata una busta contenente la durata della loro detenzione. Gli altri compagni le chiesero quanto avrebbe dovuto stare in carcere, e lei rispose: "Non lo so. Ho messo via il comunicato senza averlo guardato."

è "Perché?" le chiesero. "Non vuoi sapere quanti anni hai avuto?"

è "Non importa," rispose. "Che siano dieci o cent'anni, ogni giorno sarà un giorno col mio Signore!"

 

Una prigione era affollata in modo disumano: dieci detenuti in un minuscolo cubicolo. Durante il giorno non era loro permesso conversare né assopirsi: periodicamente una guardia li osservava attraverso uno spioncino di vetro della porta. Molti di loro si ammalarono; altri impazzirono.

è Un detenuto le sussurrò: "Possiamo costatare che la tua fede ti dà forza davvero."

 

Un altro giorno la guardia fece irruzione nella stanza e le gridò: "Smetti di sorridere!"

"Non sto sorridendo," rispose.

 "Si che stai sorridendo!" gridò la guardia.

Quando la guardia se ne andò, gli altri detenuti dissero: "I tuoi occhi sorridono sempre e il tuo viso risplende anche quando non sorridi."

è La maggior parte dei suoi compagni di cella non erano cristiani, cioè, non lo erano fin quando lei non ne portò molti al Signore.

 

La parola "martyr" è il corrispondente greco per "testimone" e questo lascia intendere che sin dai primissimi tempi una chiesa-martire e una chiesa che rendeva testimonianza erano esattamente la stessa cosa: è proprio quanto si sta verificando in Cina, come rivela la storia narrata da David Wang:

 

Quando la incontrai per la prima volta nella Cina centrale, Marta aveva solo 18 anni, giovane sia di età che di esperienza cristiana. Si era convertita al cristianesimo ascoltando le trasmissioni della nostra radio, ci scriveva a Hong Kong e noi le facevamo avere il nutrimento spirituale.

è Due anni più tardi ebbi di nuovo l'occasione di incontrare questa giovane cinese: lavorava in una fabbrica, ma mi sollecitò a portarla a fare qualcosa per il Signore.

è Non voleva denaro, né una bicicletta: desiderava solo essere regolarmente fornita di Bibbie per poterle distribuire nelle provincie più remote della Cina.

 

 

Marta non è mai stata sui nostri libri-paga, ma di quando in quando la aiutavamo a coprire le spese di viaggio e di ministero.

è Viaggiava e svolgeva il suo servizio per il Signore contando su Dio perché provvedesse alle sue necessità.

è Ricordo una volta, nel 1981, di averla incontrata nella città di Xian: avevamo fissato di incontrarci alle nove di sera, ma lei non si fece viva fino alle 1.00 di notte. Stava consegnando Bibbie in un villaggio vicino quando i leader della comune locale scoprirono cosa stava facendo.

La picchiarono, la derubarono e la gettarono in una strada deserta, e fu solo un miracolo se riuscì ad arrivare con l'autostop al nostro appuntamento.

 

Persino nell'oscurità di quel parco mi fu possibile notare che in Marta qualcosa non andava: aveva la testa gonfia come una palla da basket. "Che ti è successo?" le chiesi. "Sono stati loro a picchiarti in questo modo?"

è "Oh no," rispose lei, "Ormai sono quasi due mesi che ho questo problema." Si arrotolò i calzoni e mostrò le gambe piene di punture di insetti e di morsi di mosche. "Credo si tratti di qualche avvelenamento del sangue."

Poiché viaggiava nei paesi più lontani della Cina, spesso era costretta a dormire in capanne deserte e in templi abbandonati. Era stata proprio "conciata male," alla lettera, da cimici e mosche.

 

"Domani dobbiamo andare da un medico," la esortai.

          "No, no," disse. "Devo prendere un treno la mattina presto per andare nella Mongolia Interna. Dove sono le Bibbie?" La sola cosa di cui si preoccupava era di portare le Bibbie in Mongolia.

 

Due anni dopo, nell'agosto del 1983, d'improvviso perdemmo i contatti con lei e per un lungo periodo non si ebbero più sue notizie.

è In Cina era il periodo della "Campagna Anticrimine," e in tutto il paese molte persone furono arrestate e uccise: eravamo molto preoccupati per lei.

 

In seguito abbiamo ricevuto una sua lettera tramite suoi amici. Non era proprio una lettera, solo un pezzo di carta: era stata arrestata e accusata di distribuire "materiale superstizioso" nella Repubblica Popolare Cinese.

è Il foglietto diceva: Non so quale sarà la punizione, ma vi prego - e citava le parole di Paolo - pregate per me, affinché quando aprirò la bocca mi siano date le parole per far conoscere, senza timore, il mistero del Vangelo del quale sono ambasciatrice in catene."

Alcune settimane più tardi ci fu comunicato che la ventiquattrenne Marta era "con Cristo." La condanna a morte era stata eseguita.

 

         Si, il suolo della Cina è diventato ricco per il sangue dei martiri.

 

O croce, che mi sollevi il capo,

Non oso chiedere di sfuggirti,

Depongo nella polvere, morta, la gloria della vita

E da quel suolo fiorisce, rossa,

La vita che non avrà fine.

 

                                                                                                                      George Matheson


 

 



[25] 25. Mt. 5,11-12.

[26] 26. Gv. 12,27-28;

[27] 27. cf. Atti 5,41.

[28] 28. cf. Atti 9,16.

[29] 29. Atti 14,22.

[30] 30. Fil. 1,29.

[31] 31. cf. 2 Cor. 4,7-12

[32] 32. cf. Atti 20,24.

[33] 33. Carl Lawrence: "The Church in China" (Bethany House Publishers, Minneapolis), ristampato con permesso.

[34] 34. Jonathan Chao, Chinese Church Research Center.