MIRACOLO IN CINA

di Arthur Wallis 

China Miracle

CAPITOLO  4

 

IL GRANDE TIMONIERE

 

Mao Zedong (1893-1976) - manifesto della Rivoluzione

 

Ogni uomo è come l'erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. L'erba secca e il fiore appassisce, perché il respiro del Signore soffia su di essi ... ma la parola del Signore rimane per sempre.

      cf. Isaia 40,6-8  

 

 

 Non possiamo arrivare a capire quello che è la Cina oggi senza considerare attentamente l'uomo che più di ogni altro ha dato forma alla nazione.

 

ð     Mao Zedong fu chiamato, e con ragione, il "Grande Timoniere." Per i giovani rivoluzionari cinesi egli incorporava tutti gli ideali della Rivoluzione, ed essi lo veneravano come un Dio. Qualunque cosa si possa pensare della sua filosofia politica e dei suoi metodi spietati, nessuno potrà negare la grandezza della sua impresa nel riuscire ad unire e a galvanizzare una nazione smembrata e depressa - la più grande sulla faccia della terra – a darle l'orgoglio della propria nazionalità, a comunicarle un metodo universale di scrittura semplificata e a farla "uscire dal Medio Evo per introdurla nell'era nucleare" presentandola come uno dei principali stati Comunisti del ventesimo secolo.

 

Il partito comunista cinese

 

Deluso dal liberalismo dell'Occidente, Mao abbracciò il Marxismo, che cercò di adattare alla situazione cinese. Era convinto che la Cina dovesse trovare la propria forma di Marxismo.

ð     Fu uno dei dodici membri fondatori del Partito Comunista Cinese, formato nel 1921, per quanto all'epoca non ne fosse il leader.

ð     Quando, alla morte di Sun Yat-sen, Chiang Kai-shek gli subentrò alla guida del governo, Mao dapprima collaborò con il nuovo leader, ma non vi erano prospettive di un'alleanza duratura. Intanto i Comunisti, mentre promuovevano il fronte unito con Chiang, tramavano altri piani:

cominciarono ad organizzare un esercito di contadini guerriglieri comunisti (1924-25). Quando poi avvenne l'inevitabile rottura con Chiang, sapevano di dover costruire con le proprie forze, altrimenti l'esercito Nazionalista, numericamente superiore, li avrebbe sopraffatti.

 

La lunga Marcia

 

Basati all'epoca nel Sud-Est della Cina, i Comunisti decisero di fare una ritirata strategica nelle montagne del Nord-Ovest. Questo comportò un viaggio di circa 10.000 chilometri, il superamento di diciotto catene montuose e di ventiquattro fiumi. Il viaggio durò dal 1934 al 1936, e durante tutto quell'incredibile tragitto, conosciuto come la Lunga Marcia, le forze Comuniste vennero bersagliate di continuo dai Nazionalisti e il loro numero fu enormemente ridotto dalle malattie e dagli incidenti. Ancor oggi i cinesi considerano l'impresa della Lunga Marcia uno dei momenti di maggiore orgoglio della loro storia. Riuscì ad ispirare molti giovani Cinesi ad unirsi al partito Comunista.

 

 

 

Mappa della guerra civile cinese: i quadrati colorati di rosso rappresentano

il tragitto effettuato dai comunisti durante la Lunga Marcia

 

La posizione di Mao come leader dei Comunisti fu stabilita proprio durante quella marcia.

ð     A questo punto egli decise di distaccarsi dalla dipendenza da Stalin e di provare ad arare i propri solchi.

ð     Avendo raggiunto l'obiettivo, Mao organizzò la propria nuova base rivoluzionaria. Nell'anno seguente cominciarono ad essere pubblicati i suoi studi sistematici della filosofia Marxista;

ð     in seguito i suoi seguaci lo avrebbero definito: "il più grande genio dei nostri tempi," e i Pensieri di Mao: "la verità più grande mai conosciuta da tempi  immemorabili."

Nel breve periodo di due anni uscirono dalla stampa due miliardi di copie dei suoi scritti, e tutto questo contribuì a divinizzare Mao. Eppure, col declino e con la morte la sua leggenda si sarebbe sbiadita e seccata proprio come il fiore del campo.

 

Vittoria dei Comunisti su Chiang Kai-shek,

 

La vittoria finale dei Comunisti sulle forze di Chiang Kai-shek, avvenuta nel 1949, fu un'impresa terribile, raggiunta contro ogni pronostico.

ð     Forse la ragione principale fu che i Comunisti avevano una "visione", una causa o un ideale per cui ritenevano valesse la pena combattere, e persino morire. I Nazionalisti invece non l'avevano.

I Comunisti erano eccitati dalla loro prospettiva, avevano fiducia nella sua realizzazione; così andavano a cercare di "convertire" altri alla loro causa (qui troviamo una lezione ovvia per i cristiani).

 

         La Cina è essenzialmente una nazione di contadini legata alla tradizione, specialmente a quella del Confucianesimo.

ð     Esisteva un forte legame tra il governatore e il popolo soggetto, padre e figlio, marito e moglie.

ð     Per quanto Mao si fosse impegnato a migliorare la posizione dei contadini, avvertì che quei legami, assieme a quelli della religione e dell'autocrazia, costituivano i maggiori ostacoli alla fondazione di una nuova società Marxista:

si dispose quindi a distruggerli.

 

Fu necessario un conflitto violento

 

Tali cambiamenti sociali così radicali si realizzano di rado senza un conflitto violento. Mao non si limitò ad accettare questo fatto: esso costituiva addirittura un elemento vitale della sua filosofia Comunista:

ð     "La rivoluzione è un atto di violenza per mezzo del quale una classe rovescia l'autorità dell'altra. La rivoluzione non è certo un banchetto."

 

         Mao era un grande visionario e pensatore rivoluzionario, ma non certo un economista. La cosa più importante per lui era mantenere lo spirito rivoluzionario e sostenere i propri dogmi marxisti: il fatto che le cose da lui iniziate fossero realmente attuabili costituiva per lui una considerazione solo secondaria.

ð     Negli anni seguenti si imbarcò in una serie di politiche avventurose le quali ebbero tutte risultati più o meno disastrosi.

Questo riuscì a minare la fiducia della gente, oltre che ad esser causa di tanta sofferenza ed amarezza.

 

MAO E I SUOI TENTATIVI DI CAMBIAMENTO

 

1. Classi sociali eliminate

 

Negli anni 1950-52 Mao cominciò ad annientare la classe dei proprietari terrieri, e questo significò l'eliminazione di circa 800.000 persone e la donazione delle loro terre ai contadini.

ð     Poi nel 1958 la terra venne tolta anche a questi e donata alle Comuni, di proprietà dello stato, che potevano includere diverse città con una popolazione fino a 100.000 abitanti ciascuna.

Ebbe fine la proprietà privata, ed ogni cosa veniva organizzata dal centro. Questo esperimento ebbe tutte le caratteristiche del disastro, mentre oggi in Cina le comuni sono state smantellate.

 

2. Il Movimento dei “Cento Fiori”

 

         La politica successiva fu quella del movimento dei "Cento Fiori", adottata nel 1956, in cui Mao incoraggiò gli intellettuali a criticare la politica del governo.

ð     Il partito rimase colpito dalla forza e dalla franchezza della risposta, e questo portò a immediate misure restrittive nei confronti degli intellettuali: molti furono spediti in Mongolia – la "Siberia" della Cina – nel Tibet e in altre regioni remote e di alcuni non si ebbero più notizie.

Criticare il governo diventò un'azione di alto tradimento; ma questo voltafaccia fu un altro duro colpo alla fiducia della gente nell'integrità di Mao e della sua politica.

 

3. Il Grande Balzo in Avanti

 

Ci fu poi il Grande Balzo in Avanti del 1958, che si proponeva di trasformare la Cina in un'immensa nazione agricolo – industriale, in grado di competere con le più importanti nazioni del mondo.

ð     Nel tentativo di produrre un "successo istantaneo," Mao progettò di spezzare l'unità familiare, che è sempre stata la grande  forza della società cinese. Le famiglie vennero divise e i loro membri inviati lontano a formare le comuni. Ma un'impresa di tale vastità non poteva essere realizzata dal giorno alla notte; così il Grande Balzo in Avanti sin dall'inizio era destinato al fallimento.

ð     Poi due anni consecutivi di siccità e di alluvioni finirono per segnare il suo destino.

Secondo le ammissioni dello stesso governo cinese, durante la carestia morirono dieci milioni di contadini; le statistiche degli Stati Uniti valutano invece che si trattò di venti milioni. A questo punto Mao divenne oggetto di dure critiche dall'interno del partito.

 

4. La Grande Rivoluzione Culturale – Le Guardie Rosse

 

Dopo un periodo di semi-isolamento, lo spirito rivoluzionario del Grande Timoniere ricominciò ad agitarsi. Temeva forse, a fin di bene, che il potere gli stesse sfuggendo di mano? Certo temeva il "revisionismo": che la nazione cioè perdesse quello spirito rivoluzionario e tornasse a adagiarsi nella moderazione e nella liberalizzazione. Dietro le spalle di chi stava al potere progettò di fare un ritorno personale, di mobilitare i giovani e di ravvivare lo spirito rivoluzionario.

 

Le Guardie Rosse

 

ð     Questo movimento fu chiamato la Grande Rivoluzione Culturale, e il risultato fu  ancora più disastroso di tutti i precedenti.

 

Scavalcando sia l'esercito che il partito, di nessuno dei quali poteva fidarsi pienamente, Mao presentò il suo caso direttamente ai giovani del paese.

ð     Ordinò la chiusura di tutte le scuole, si rivolse a un milione di Guardie Rosse a Beijing,

incaricandole di viaggiare per tutto il paese e distruggere tutte le vecchie idee, usanze e abitudini, schiacciando tutti quelli che si riteneva prendessero la via del capitalismo.

 

La rivoluzione diventò quasi una rivolta. Le case furono saccheggiate, si fece abuso degli anziani e fu condannata gente  innocente. Denunciare qualcuno come capitalista poteva costituire un metodo facile per sistemare vecchi rancori.

ð     Le giovani Guardie Rosse poi erano spesso del tutto indisciplinate: si dice che in quel periodo siano nati un milione di bambini illegittimi; furono distrutti tesori d'arte inestimabili;

ð     le chiese poi – persino quelle che operavano sotto l'autorità del governo – assieme a tutti gli altri edifici religiosi furono chiuse. La Chiesa in Cina dovette attraversare un inverno di desolazione.

Ben presto si manifestò una forte reazione contro il comportamento spietato e crudele di quei giovani rivoluzionari. All'interno del gruppo delle Guardie Rosse sorsero gruppi rivali; si ebbero delle battaglie campali e prevaleva uno stato di disordine.

 

    Nel frattempo l'agricoltura era stata trascurata e l'economia si era avviata verso il precipizio.

 è Mao ammise che le Guardie Rosse non avevano realizzato le sue alte aspettative, e l'esercito fu chiamato a riportare l'ordine.

 

    A questo punto la rivoluzione era arrivata a toccare i gradini più alti del governo: persino il Presidente Liu Shaoqi,  successore designato di Mao, fu umiliato pubblicamente e tacciato di essere un "leccapiedi dell'imperialismo." Fu licenziato dal partito e morì in prigione alcuni anni dopo.

 

Le Guardie Rosse avevano il compito di promuovere l'immagine di Mao, al punto che egli fu quasi deificato. In un primo tempo innalzavano il suo ritratto in ogni luogo pubblico; sventolavano il "Libretto Rosso" e cantavano i pensieri di Mao. Ma quando venne ad instaurarsi una reazione, queste cose  cominciarono a sparire dalla scena. I giovani seguaci di Mao lo avevano del tutto screditato. Molti di loro furono rimandati a casa in disgrazia oppure mandati lontano a lavorare nelle comuni.

ð     Secondo le affermazioni di un distinto scrittore del partito Comunista: "La Grande Rivoluzione Culturale è stata  la più grande rivoluzione che abbia mai messo a morte la cultura."

È cosa dubbia che nel pensiero del popolo cinese l'immagine di Mao sia mai riuscita a risorgere da questo sfacelo.

 

Zhou Enlai (Chou En-lai)

 

Contemporaneo di Mao fu un altro uomo che portò un contributo notevole alla formazione della Repubblica Popolare: Zhou Enlai (Chou En-lai).

ð     Quando fu fondata la Repubblica nel 1949 egli fu nominato Premier, posizione che mantenne fino alla morte, alcuni mesi prima di quella di Mao.

ð     Eminente diplomatico, molto rispettato a livello internazionale e amato dai cinesi, cercò di frenare gli estremisti nella Rivoluzione Culturale.

ð     In gran parte lo si deve alla sua iniziativa diplomatica se nel 1971 la Cina fu ammessa alle Nazioni Unite.

Fu lui ad invitare gli U.S.A. ad inviare in Cina una squadra di giocatori di ping pong  (tennis da tavolo): la "Diplomazia del Ping Pong", che portò alla visita del Presidente Nixon e all'eventuale ripresa delle relazioni diplomatiche con l'America.

 

Dogmatisti e pragmatisti

 

La differenza nella prospettiva politica di Mao e Zhou divenne fin troppo chiara nei loro ultimi anni e rappresentava una tensione che ancor oggi si riflette nella lotta per il potere all'interno del partito Comunista cinese. Si tratta del conflitto tra gli appartenenti alla sinistra o dogmatisti, e i pragmatisti.

ð     Mao era dogmatista, unito al Marxismo, da cui non potevano esservi deviazioni. La sua ideologia lo rendeva cieco davanti al fatto che le sue teorie non funzionavano e che non avrebbero mai funzionato.

ð     Zhou d'altra parte era un pragmatista, coi piedi ben saldi al suolo: se una teoria politica non produceva risultati, doveva essere modificata o smantellata.

 

I pragmatisti non intravedono alcuna speranza che la Cina possa mai competere con le maggiori nazioni del mondo senza la cautela dei controlli e la "modernizzazione".

ð     Deve esserci libertà di iniziativa e di impresa. I lavoratori hanno bisogno di qualcosa di più degli ideali rivoluzionari: se deve aumentare la produzione, è necessario che abbiano incentivi economici.

La nazione ha bisogno di essere modernizzata se si vogliono imbrigliare le sue vaste risorse per la costruzione di una Cina forte e prospera, e questo significa aprire il paese alle tecniche e all'esperienza dell'Occidente.

 

Gli appartenenti alla sinistra considerano queste tendenze altamente pericolose.

Quando la gente assapora la libertà e la prosperità, non verrà più alle riunioni di Partito per studiare il Marxismo. Perdono lo zelo rivoluzionario.

ð     Permettere poi alla gente di fraternizzare con gli stranieri li aprirebbe alle decadenti influenze dell'Occidente.

Il Partito verrebbe a perdere lo stretto controllo sulla gente e la nazione tornerebbe a scivolare nel capitalismo.

 

Questi punti di vista opposti si trovano riflessi nello slogan dei pragmatisti: "Non importa che colore abbia il gatto, fin quando dà la caccia ai topi," e nella ritorsione degli appartenenti alla sinistra: "Non importa se il gatto dà la caccia ai topi o no, purché sia rosso!"

ð     Questo è il dilemma attuale che deve essere affrontato dal Comunismo cinese.

 

Opinioni su Mao

 

Il "Grande Timoniere" morì nel Luglio del 1976, lasciando un paese scoraggiato e deluso. Riporto qui le parole di un giovane, Mo-min, che scrisse su un giornale cinese:

 

La parola "domani" aveva per me un grande fascino. Quando frequentavo le scuole elementari, il Grande Balzo in Avanti era il sogno del domani; avremmo vissuto felici nella prosperità. Ma cosa abbiamo ottenuto? Disastri!

   Poi c'è stata la Rivoluzione Culturale: domani significa liberazione totale, e noi conquisteremo il mondo. Che cosa abbiamo ottenuto? Disastri!

   Oggi i giovani della Cina non possono far altro che imparare questa lezione: Non nutrite troppe speranze! Non siate ottimisti! Non pensate al domani!

 

Ecco poi i rilievi conclusivi su Mao da parte di un abile studioso della situazione cinese:

ð     "Se fosse morto venticinque anni prima, quasi certamente sarebbe entrato nella storia della Cina come uno dei più grandi riformatori.

Di fatto però è vissuto abbastanza a lungo da distruggere completamente quella reputazione tanto duramente conquistata. (3)[3]

 

Il successore nominato da Mao, la Banda dei Quattro….

 

Sul letto di morte Mao nominò suo successore Hua Guofeng, sebbene il potere in realtà fosse già nelle mani della "Banda dei Quattro", formata dalla sua vedova, Jiang Qing (Chiang Ch'ing) - che puntava alla presidenza - e dai suoi tre colleghi.

Ø      Quanto questo fosse il risultato della connivenza di Mao e quanto invece fosse dovuto al fatto che egli era troppo vecchio per porvi un qualsiasi rimedio, non è chiaro; ma

Ø      agli occhi di molti cinesi, il fallimento definitivo di Mao fu la sua incapacità di frenare la sua ambiziosa consorte.

Come ha affermato uno scrittore: "Senza Mao, non ci sarebbe stata Madame Mao." Il sospetto della complicità di Mao venne espresso in uno dei famosi poster murali che parlava della "Banda dei Cinque"!

 

….e Deng Xiaoping

 

Fu proprio questo gruppo di politici intriganti a dominare gli ultimi anni dell'era di Mao. Nel periodo di inquietudine che seguì la morte del Presidente, la Banda dei Quattro fu arrestata e infine processata e messa in prigione.

ð     Alla fine il leader emergente fu Deng Xiaoping, e sebbene questi rifiutasse di assumere il ruolo ufficiale di presidente o di premier, preferendo guidare da dietro le quinte, egli era sicuramente il nuovo uomo forte della Cina.

Cominciò a far andare la nazione in una direzione completamente nuova:

è introdusse il programma delle "Quattro Modernizzazioni", che puntava all' agricoltura, industria, difesa e scienza.

 

A partire dal 1978 pareva si stesse sollevando perfino la Cortina di Bambù. La Cina entrò in una fase di libertà che non aveva mai goduto dal momento dell'ascesa al potere dei Comunisti:

ð     per le strade delle principali città della Cina gli ospiti stranieri diventarono uno spettacolo abituale, i giovani potevano andare oltre oceano a studiare e cominciarono a spuntare imprese d'affari.

La gente la chiamò la "Seconda Liberazione."

 

Un muro a Beijing acquistò fama mondiale perché veniva ricoperto di poster che rivelavano in maniera sottile il pensiero di molti cinesi riguardo al "feudalesimo" dell'era di Mao e al loro desiderio di maggiore libertà.

ð     Si dice che Deng Xiaoping abbia istigato la Grande Campagna dei Poster sul "Muro della Democrazia".

Questa opportunità di esprimersi liberamente tuttavia "arrivò agli estremi" (secondo il governo), e la leadership fu costretta ad interrompere quella che avrebbe potuto diventare una rivolta popolare.

 

Le misure economiche progressive di Deng ebbero gravi difficoltà. Si ritenne inoltre che la sua liberalizzazione producesse troppa criminalità, che aprisse la nazione alla decadenza dell'Occidente. Così verso gli inizi degli anni Ottanta il pendolo cominciò ad oscillare nella direzione opposta, in uno di quei rovesciamenti politici che i cinesi hanno imparato ad aspettarsi.

è Grazie a Dio non ci furono ritorni all'oppressione selvaggia della Rivoluzione Culturale; tuttavia ci fu una notevole restrizione dei controlli effettuata alla maniera tipica di uno stato Marxista.

 

La "Campagna Anticrimine"

 

Allora Deng lanciò la "Campagna Anticrimine", che da una valutazione risultò in 100.100 arresti e 10.000 esecuzioni.

ð     Questa fu seguita dalla "Campagna Anti Inquinamento Spirituale", che si proponeva di contrapporsi alle tendenze liberalizzanti, e in particolare a quelle provenienti dal di fuori;

-  questa, in alcuni quartieri, diventò la scusa per attaccare le chiese domestiche non ufficiali.

ð     Infine ci fu la "Campagna di Rettificazione del Partito", che doveva costituire lo sforzo di Deng per epurare dal partito tutti quelli che avevano forti posizioni di sinistra e poter finalmente procedere con la sua politica pragmatica.

 

Ma che ne sarà del futuro? Chi meglio conosce la situazione è più riluttante a fare predizioni. Deng ha più di ottant'anni, e quando leggerete queste pagine potrebbe non essere più sulla scena. Chi gli succederà, e verso quale direzione condurrà la Cina?

ð     Quanto ci rassicura il sapere che queste decisioni in realtà non stanno nelle mani dell'uomo! "Le autorità esistenti sono state stabilite da Dio." (4)[4]

 

   Il lettore sarà ansioso di sapere in che modo questi eventi hanno influenzato e stanno ancora influenzando la chiesa di Gesù Cristo.

ð     In primo luogo è necessario tornare a considerare come è stata fondata la chiesa in Cina e in che modo se l'è cavata nella società Marxista.

 


 


[3] 3. Kauffman p. 96.

[4] 4. Rom. 13,1.