MIRACOLO IN CINA

di Arthur Wallis

China Miracle

CAPITOLO  2

 

ALTEZZE E PROFONDITÀ

                             

 

Pechino: Palazzo Imperiale

 

 

Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né le cose presenti né le cose future ... né altezze né profondità, e neppure nessun'altra cosa in tutta la creazione, potrà separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore. 

                       cf. Romani 8,38-39

 

 

La civiltà della Cina è la più vecchia civiltà del mondo.

 

Nella sua lunga e turbolenta storia che si estende per cinquanta secoli, essa ha scalato le altezze del successo e della conquista ed è precipitata nelle profondità della sconfitta e dell'umiliazione. Alcuni scavi eseguiti nella Cina centrosettentrionale hanno portato alla scoperta di una civiltà altamente sviluppata, con una propria lingua scritta esistente già 2000 anni avanti Cristo.

Verso l'epoca di Mosè (1500 anni a.C.) i cinesi indossavano pellicce e sete, producevano belle opere d'arte, innalzavano complessi edifici e andavano in guerra in carri con le ruote. Nel 1000 a.C., nella capitale avevano una università nazionale e si servivano del compasso per tracciare le piante dei loro viaggi.

 

Fu la dinastia Qin (Ch'in) [1][2]  255-206 A.C.) a dare alla nazione il nome di Cina e a darle il suo primo Imperatore, Qin Shihuang. Egli a sua volta dette alla Cina la sua prima lingua scritta unificata, e pare che il Presidente Mao Zedong (Tse-tung) per molte delle sue idee abbia tratto ispirazione da questo governatore potente e di successo.

 

Shihuang costruì la Grande Muraglia quale barricata contro i barbari nomadi che vivevano ai confini della Cina. Alcune sezioni erano state costruite in precedenza, ma egli le collegò tutte assieme e costruì delle torri di guardia ad intervalli di qualche centinaio di metri. In gran parte fu costruita dal lavoro degli schiavi e migliaia di quegli operai morirono durante la costruzione. La Muraglia si estende per oltre 3000 chilometri lungo il confine occidentale della Cina, è stata costruita in pietra, mattoni e terra ed è alta sette metri; in cima aveva una strada larga tre metri ed era presidiata da duecentocinquantamila soldati.

 

         Per oltre 3600 anni la Cina fu governata da una successione di dinastie. La dinastia Ming (1368-1664) fu particolarmente famosa per l'architettura, il mobilio, le pitture e il vasellame. Non lontano da dove vivevo nell'Inghilterra sud-occidentale un rappresentante della Sotheby's, i famosi banditori d'aste, localizzò una piccola giara di porcellana adibita a vaso da fiori nel giardino di una signora. Le consigliò di farla valutare, e si scoprì che si trattava di un rarissimo Ming Imperiale del quindicesimo secolo. Fu poi messo all'asta per la modesta cifra di duecentocinquantamila sterline!

 

         Fu la Cina, col suo grande amore per l'apprendimento ed il sapere, a darci la carta, nel 105 d. C., e il primo dizionario con 10.000 caratteri. I cinesi avevano un tale rispetto per l'apprendimento che per secoli non gettarono mai via un pezzo di carta su cui vi fosse dello scritto: doveva essere bruciato in uno speciale ricettacolo.

è L'uso delle impronte digitali come metodo di identificazione in Inghilterra risale circa al 1880;

è ma i cinesi se ne sono serviti per quello scopo sin dal 700 d.C.!

 

Verso il 1000 inventarono la polvere da sparo e in un primo tempo la usarono solo per fare petardi che servivano a scacciare gli spiriti cattivi. Nello stesso periodo scoprirono anche un vaccino per il vaiolo e produssero il primo libro di consultazione medica. Certo i cinesi hanno portato un contributo unico al progresso della civiltà, specialmente nei primi secoli.

 

         "Zhongguo," parola cinese per Cina, significa: "il paese che sta al centro."

 

Secondo il pensiero cinese, la Cina è "la parte centrale," il centro del mondo. Al di là dei suoi confini stavano le razze inferiori: gli stranieri e i barbari. Questo orgoglio nazionale e questo egocentrismo fecero sì che i cinesi disprezzassero tutto quanto accadeva nel grande mondo che si andava sviluppando al di fuori.

Quando nel 1793 Lord Macartney, desiderando trovare in Cina un mercato per le merci britanniche, inviò una missione diplomatica all'Imperatore Manchu, ricevette una gelida accoglienza. L'Imperatore inviò una lettera a Re Giorgio III: "Come il vostro ambasciatore può vedere da sé, noi possediamo ogni cosa. Non attribuisco alcun valore ad oggetti strani o ingegnosi, e non so che farmene dei prodotti fabbricati nel vostro paese."

 

         Il "confucianesimo" è stato un altro fattore nella politica isolazionista della Cina.

Filosofia più che religione, per secoli aveva generato nei cinesi un atteggiamento di resistenza al cambiamento. Tutto questo, unito al timore e ad un odio innato verso gli stranieri - a causa dei quali avevano molto sofferto - aveva tagliato fuori la Cina dal resto del mondo e di conseguenza il paese si ritrovò ad essere lasciato indietro nella corsa del progresso umano.

 

Agli inizi del 1800 la Cina era ancora un paese chiuso. Fu tuttavia costretto ad aprirsi in una maniera tale che avrebbe lasciato questa nazione, colta ed orgogliosa, nella vergogna e nell'umiliazione. Di questo devono assumersene la responsabilità principale le potenze Occidentali, e in particolare la Gran Bretagna. Forse preferiremmo dimenticare questa fase della storia coloniale: fu seminato quello che poi avrebbe prodotto il frutto della nascita e del trionfo del marxismo cinese.

 

      I portoghesi furono i primi ad intravedere il potenziale del commercio di merci cinesi in Europa: si assicurarono un'isola presso le coste cinesi, Macao, che hanno ancora. Verso l'inizio del diciottesimo secolo, con la droga che veniva introdotta di contrabbando nel paese dall'India e dalla Turchia, il fumo dell'oppio in Cina stava diventando una minaccia sociale. Il Portogallo si rese conto di come questo commercio redditizio, per quanto immorale, avrebbe potuto costituire il mezzo per finanziare le esportazioni di merci cinesi in Europa.

 

      Non ci volle molto prima che anche l'Inghilterra scorgesse il potenziale commerciale delle merci cinesi in Europa. In risposta all'apertura britannica, la Cina aveva messo in chiaro di non essere interessata all'acquisto delle loro merci che ora affluivano dalla rivoluzione industriale.

Ma se la Cina non voleva le sue esportazioni, come avrebbe fatto l'Inghilterra a finanziare l'acquisto di tè e di sete cinesi? Solo, sembrava, seguendo lo spregevole esempio dei portoghesi e coinvolgendosi nel contrabbando dell'oppio. Tutto questo avvenne con la piena consapevolezza e connivenza del governo britannico.

 

     Attraverso la potente East India Trading Company, che operava sotto il patrocinio del governo britannico, il traffico illegale ebbe un incremento enorme, fino a diventare un allarme per il governo cinese. Pareva che il parlamento inglese non avesse scrupoli riguardo al commercio dell'oppio, per lo meno non per quello venduto ai cinesi, e che solo l'aspetto "contrabbando" riuscisse a turbare la coscienza britannica: la cosa, quindi, doveva essere legalizzata. Ma ai cinesi non interessava negoziare un accordo che liberalizzasse il commercio: essi combattevano per frenare questo traffico nefasto che produceva tanta miseria tra il loro popolo.

 

     Al momento in cui i cinesi adottarono una politica ferma e decisa, venne coinvolta la marina britannica ed ebbero inizio i combattimenti: la Cina avrebbe pagato caro l'aver osato resistere allo sfruttamento del suo popolo.

 

     Ci vollero due Guerre dell'Oppio per ridurre finalmente in ginocchio la Cina: la prima si concluse nel 1842 con il Trattato di Nanchino, che richiese alla Cina di cedere agli inglesi l'isola di Hong Kong e di permettere che gli stranieri potessero risiedere, per scopi sia commerciali che di altre attività legittime, nei cinque "porti del trattato" lungo la costa cinese. Quegli stranieri dovevano avere dei diritti speciali: per le offese criminali potevano essere processati solo da tribunali composti da loro connazionali, e non da tribunali cinesi: un'umiliazione terribile per la nazione cinese.

 

     La seconda Guerra dell'Oppio, scoppiata nel 1856, terminò col saccheggio di Beijing da parte delle truppe europee e con la firma del Trattato di Tientsin nel 1860. Questo dette alla Gran Bretagna un altro territorio sulla terra ferma di fronte a Hong Kong, che venne chiamato i Nuovi Territori (da restituire alla Cina, assieme all'Isola di Hong Kong, nel 1997). Inoltre dovevano essere aperti altri porti del trattato; gli stranieri  sarebbero stati liberi di viaggiare per tutta la Cina; e il commercio dell'oppio venne legalizzato.

è I "Trattati Iniqui,"  come vennero chiamati, furono causa di profondi risentimenti: fu l'inizio della rapina della Cina da parte dell'Occidente.

 

     Se la Gran Bretagna fu il principale imputato di questo "sporco affare," anche le altre principali potenze devono condividere quella colpa. Mentre la Cina giaceva prostrata e sanguinante, le si radunarono intorno per condividerne le spoglie.

è Non è privo di significato il fatto che i primi spari della Guerra dell'Oppio partirono da navi britanniche e furono indirizzati contro le giunche da guerra cinesi che si trovavano tra Hong Kong e Kowloon, sulla terraferma, due territori che dovranno presto essere restituiti alla Cina.

è Ancora, non è privo di significato il fatto che le stesse nazioni Occidentali, che tanto avidamente parteciparono al traffico illegale della droga, abbiano oggi quello stesso problema in proporzioni di massa che non riescono a controllare. Il detto: "Raccogliete quello che avete seminato," vale per le nazioni proprio come per gli individui.

 

    Un altro aspetto infelice del racket dell'oppio è costituito dal fatto che

è i primi missionari protestanti arrivati in Cina provenivano dalla stessa nazione, l'Inghilterra, che tollerava il contrabbando dell'oppio;

è fu solo grazie ai buoni uffici della British East India Company che i missionari occidentali poterono ottenere i primi accessi nel paese. Fu così che nella mente di molti cinesi i "diavoli stranieri" (gli occidentali), il "fango straniero" (così chiamavano l'oppio) e la religione straniera erano un tutt'uno.

 

    Hudson Taylor, il missionario pioniere, scrivendo nel 1856 dal porto cinese di Swatow racconta: "Solo da questo porto ogni mese entrano in Cina non meno di 32.000 libbre di oppio, il cui costo si aggira sulle duecentocinquantamila sterline. Non resterete sorpresi se poi venite a sapere che la gente è estremamente povera, ignorante e viziosa." In seguito egli scrisse, senza sorprendere nessuno: "La gente non ama gli stranieri."

 

    Proprio in questo periodo traumatico della storia cinese, i primi pionieri cristiani posero in Cina le fondamenta della chiesa. "Il calibro di quei primi missionari fu spesso del livello più elevato: studiosi, linguisti, medici e insegnanti erano venuti ad impiegare il loro ingegno e a preparare così la via per diffondere il Vangelo". [2][3] Dobbiamo salutare questi araldi della croce, che a costo di enormi sacrifici - talvolta della stessa vita - tracciarono un sentiero nel cuore della Cina. In seguito ci fermeremo a considerare sia i punti di forza che le debolezze del primo movimento missionario alla luce di quanto sta ora accadendo, ma la loro dedizione e abnegazione non potranno mai essere messe in questione.

 

    L'alba del ventesimo secolo trovò una Cina debole e vulnerabile. Le incursioni dell'Occidente l'avevano grandemente indebolita, e dopo secoli di isolamento non era affatto pronta ad assumere il suo posto a fianco delle altre potenze mondiali.

è Il governo imperiale Manchu, la dinastia che governava il paese da 260 anni, era inefficiente e corrotto ed ebbe termine quando nel 1911 l'Imperatore fu costretto a dimettersi.

 

    Gli anni che seguirono la formazione di un governo repubblicano furono anni tempestosi per la Cina, testimoni di cambiamenti radicali che prepararono la via alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, avvenuta nel 1949.

 

    Se dobbiamo arrivare ad avere una qualche comprensione dei due regni, l'uno temporale e l'altro eterno – oggi in competizione per la conquista del cuore dei cinesi – dobbiamo esaminare più attentamente questo affascinante periodo formativo di trentotto anni.

è Potremmo sorprenderci di scoprire che, proprio all'inizio della Repubblica Cinese, erano già all'opera forti influenze, sia cristiane che socialiste.

 

Dedicheremo quindi alcune pagine per dare uno sguardo retrospettivo al germoglio della Rivoluzione Comunista.


 

 


 


 

 



[1] Titolo originale dell’opera : CHINA MIRACLE di Arthur Wallis – Stampato negli Stati Uniti d’America in inglese – Pubblicato via web con permesso della David Cook, 4050 Lee Vance View, Colorado Springs, CO 80918 U.S.A. –

Tel: 719-536-0100 x3828 - Fax: 719-533-3048 - www.DavidCCook.com

 

[2] 1. In tutto il libro ci siamo attenuti alla pronuncia moderna delle varie parole cinesi, ma nei casi in cui ai lettori sia più familiare il sistema Wade-Giles, abbiamo messo questo tra parentesi.

 

[3] 2. Paul Kauffman, "China: The Emerging Challenge" (Baker Book House, 1982) p. 127. Ristampato con permesso, come lo sono le citazioni successive di questo libro del quale nelle note saranno indicati solo autore e numero della pagina.