John C.
Blatter
“Dove
due o tre lavorano insieme nel nome di Gesù, ci saranno problemi nell’andare
d’accordo.”
Talvolta,
quando parlo in seminari o conferenze per guide pastorali, chiedo ai
partecipanti quanti di loro operano nel contesto di una équipe di guide, di
anziani o di qualche altro gruppo, e di solito si alzano molte mani.
Ø
Poi chiedo
quanti trovano che i membri del loro gruppo di leader talvolta abbiano qualche
difficoltà nell’andare d’accordo, e invariabilmente si alza quali lo stesso
numero di mani.
Molte nostre
chiese, gruppi e comunità hanno scoperto i benefici della pluralità nella
leadership,
Ø
ma la maggior
parte di noi ha anche scoperto che un tale sistema di guida comporta una sfida
notevole:
Ø
si presentano
inevitabilmente scontri di personalità, incomprensioni e altre difficoltà
nelle relazioni.
Pare sia un
fatto immutabile: Dove due o tre sono radunati nel nome di Gesù, presto o tardi ci saranno
problemi tra la gente.
Ø
E questo vale
sia tra i leader che tra gli altri partecipanti. Non è necessario restarne
sorpresi:
Ø
Galati
5,20—21 dice chiaramente che la discordia, la gelosia, l’ambizione,
i dissensi, le divisioni e tutto il resto sono parte della natura umana caduta che i leader
pastorali hanno in comune con tutti gli altri.
Visto di cosa sono fatti, è inevitabile che vi siano
problemi tra i leader.
L’opera
dello Spirito
Allo stesso
tempo sappiamo che lo Spirito Santo che abita in noi è continuamente
all’opera per produrre buone relazioni tra fratelli e sorelle in Cristo. Il frutto
dello Spirito è pace.
Ø
Se nella
nostra esperienza pace e unità devono diventare cose reali, sappiamo anche che
è necessario collaborare con lo Spirito:
Ø
“Vi
sollecito a vivere una vita degna della chiamata che avete ricevuto.” scrive
Paolo: “Siate completamente umili e gentili; siate pazienti, sopportandovi a
vicenda nell’amore. Fate ogni sforzo per mantenere l’unità dello Spirito
per mezzo del della pace” (Ef 4,l—3).
Pace
e unità sono i doni dello Spirito, ma per riceverli dobbiamo fare la
nostra parte, mantenerli e
viverli.
Ed è cruciale tra i leader cristiani: il mantenimento
di buone relazioni non costituisce solo una piacevole opzione per i leader
dei gruppi, ma un dovere davanti a Dio (vedi Mt 5,23—24) e davanti al
gregge di Dio.
Ø
Che vi
piaccia o no, siamo degli esempi per coloro che guidiamo. La maggior parte di
noi vorrebbe che il nostro gregge seguisse il nostro esempio quando facciamo
bene qualcosa, e che non notasse i nostri errori.
Ø
Ma non va
proprio così.
Siamo degli
esempi in tutto quello che facciamo o diciamo, e pare che le pecorelle di Dio facciano prima
a seguire i loro pastori nei conflitti e nella discordia che non
nella pace e nell’unità.
Ø
Fino a un
certo punto l’unità del corpo di Cristo dipende dall’unità manifestata dai
leader.
Ø
Quando
chiese, comunità o altri gruppi cristiani si disperdono, quasi invariabilmente
il problema potrà essere rintracciato nelle divisioni tra i leader.
Nei gruppi
dove c’è unità tra i leader, non si sente parlare di fazioni.
Più
ritarderemo.....
Ci troviamo
così intrappolati tra l’imperativo della pace e unità da una parte e
l’inevitabilità di tensioni almeno temporanee dall’altra.
Ø
Se siamo
onesti, dobbiamo riconoscere che di quando in quando nei nostri gruppi SORGONO
problemi, e siamo in molti ad essere dolorosamente consci di problemi — magari
anche gravi —esistenti proprio in questo momento nel nostro gruppo di leader.
Ma anche se
sappiamo che i problemi esistono, spesso evitiamo di affrontarli. Perché?
1.
La prima ragione è che siamo CODARDI. Sappiamo
che probabilmente sarà doloroso affrontare un problema particolare e quindi, desiderando
evitare il dolore, cerchiamo di ignorare il problema.
2.
Un altro motivo per cui evitiamo di affrontarli è che non vogliamo dedicare loro del
TEMPO. Separare e
risolvere i problemi della gente richiede quasi sempre un enorme impiego di
tempo, e poiché proprio il tempo è un bene di cui il gruppo dei leader non ha
mai abbastanza, continuiamo a rimandare il momento in cui li affronteremo, per
non impiegare tempo a “fare il lavoro”.
3.
Un terzo motivo per evitare di ‘affrontare le difficoltà è che spesso NOI
STESSI siamo parte del problema! In questi casi, attaccare il problema comporta attaccare noi stessi, ed
essendo piuttosto parziali in quanto ci riguarda, è naturale che cerchiamo di
rimandare il più a lungo possibile.
Ma a lungo
andare tutte le nostre manovre evasive risulteranno contro-produttive. Rifiutarsi di affrontare
una difficoltà è come rifiutarsi di pulire e medicare una ferita su un
braccio: potremo anche metterci sopra la manica per nasconderla, ma
all’interno c’è l’infezione, e questa non se ne andrà da sola, ma andrà
in suppurazione e si farà più dolorosa, finché non potremo più toccare la
zona vicina alla ferita senza provare un dolore intenso.
Ø
La cura —
incidere l’ascesso — sarà sempre più difficile da contemplare via via che
l’infezione si spande e il dolore peggiora. Alla fine scoppierà, ed avremo da
affrontare un pasticcio più grosso di prima; una ferita più grave che
richiederà più tempo per guarire.
Ø
Mi spiace
usare un’immagine tanto sgradevole, ma aiuterà a capire meglio il punto che i
problemi interpersonali richiedono un’attenzione urgente, se vogliamo impedire
loro di provocare complicazioni più gravi in seguito.
Possiamo
ignorarli o coprirli, ma prima o poi li dovremo affrontare, e più aspetteremo,
più il procedimento sarà doloroso e complicato.
Principi
positivi
Consideriamo
alcuni principi—chiave per la soluzione dei problemi, che devono sostenere il nostro impegno per
mantenere pace e unità.
Ø
Ogni volta
che nel nostro gruppo di leader ci troviamo di fronte ad un “problema della
gente”, questi principi sono il punto da cui partire:
1. Sottomettersi
a Gesú — Quando si tratta di dover risolvere un conflitto, un principio
funziona: le cose vanno meglio se le parti riconoscono un insieme di regole
comuni e una comune autorità che le governa. In altri campi potrebbero essere,
ad esempio, le regole della boxe e l’autorità dell’arbitro.
Ø
Nel risolvere
i problemi tra leader cristiani, dobbiamo capire che ciò significa obbedire
agli insegnamenti della Scrittura riguardo alle relazioni personali, e
sottomettersi al Signore.
Ø
Dobbiamo
rendere chiaro che il nostro scopo finale, in ogni situazione che
riguardi la soluzione di
un problema, è glorificare Dio e non noi stessi, far avanzare la causa di Cristo, non la nostra.
2 Lodate l’unità sopra ogni altra cosa. — Mi trovai una volta tra un gruppo di
pastori che
stavano progettando un rally in città per la comunione tra le fedi.
Ø
Un pastore
propose un certo oratore, e non ci vollero che pochi minuti per capire che
alcuni membri del comitato non gradivano la proposta.
Ø
Il pastore
che aveva fatto la proposta esaminò gentilmente le obiezioni degli altri, ed
infine aggiunse: “Ebbene, se non c’è unità, non facciamone di nulla. Non
sono d’accordo con le vostre obiezioni, ma non è importante come il fatto che
restiamo uniti. Ritiro il suggerimento.”
L’unità
manifesta tra i Suoi seguaci è stata la preghiera più fervente di Gesù (vedi
Giovanni 17): doveva costituire un segno per il mondo della realtà della Sua
presenza e della Sua potenza.
Ø
Spesso,
purtroppo, permettiamo che un impegno verso le nostre priorità personali riceva
più considerazione della priorità dell’unità stabilità da Gesù.
Non sto
discutendo il metodo della pace—ad—ogni—costo che evade ed evita i problemi motivati a favore di
un’unità cosmetica.
Ma quando
siamo pienamente sottomessi allo Spirito, perseguire la vera unità ci aiuterà a scoprire quanto
Dio ha di più alto e di migliore per noi.
Cominciare
ad agire
3. Siate determinati a vederci chiaro.— Come ho
rilevato prima, la soluzione dei problemi può richiedere un notevole impiego di
tempo ed energia, ed è necessario decidere di investirli per portare a termine
il procedimento.
Ø
É utile
ricordare che il mantenimento della pace e dell’unità non costituisce
un’opzione, ma qualcosa di cui dobbiamo occuparci.
Un
cartoccio di macchina
Alcuni anni
fa avevo un’automobile che usavo più che altro per andare in ufficio e per
fare brevi commissioni in città. Per dirlo con rispetto, non era una gran
macchina: era vecchia, aveva fatto moltissimi chilometri e la carrozzeria si
stava disfacendo per la ruggine.
Ø
Prima o poi
si rompevano moltissime cose: un giorno, in un lavaggio automatico si sradicava
l’antenna, e dopo si poteva ricevere chiaramente una sola stazione radio. Era
una noia, ma poiché ascolto poco la radio, decisi di vivere con quel problema.
Ø
Un’altra volta scoprii che non funzionava l’accendisigari, e poiché non
fumo, decisi di non farlo aggiustare.
Ø
Ma altri
problemi non potevano esser trascurati con tanta facilità: una sera, mentre
entravo nel mio vialetto, si ruppero i freni.
Ø
Ora, una cosa
era fare a meno dell’accendino e quasi della radio, ma quanto ai freni, la
cosa era diversa.
Non avevo
altra scelta che farli aggiustare subito.
É la stessa
cosa quando si devono riparare delle difficoltà nelle relazioni tra il nostro
gruppo di leader. Pace e unità non sono opzioni, ma equipaggiamento standard: se si spezzano, vanno riparate.
4. Comunicate! — Le guide pastorali sanno bene che la maggior parte delle difficoltà
tra gli esseri umani riguarda l’interruzione delle comunicazioni, e ciò non
vale certo di meno per i problemi che si verificane tra i leader!
Ø
Sin
dall’inizio è necessario che decidiamo di mantenere chiare, rette e
abbondanti le comunicazioni tra le parti interessate. Talvolta è utile decidere
che, caso mai, comunicheremo più del necessario, giusto per mettersi in salvo.
Dovremmo
invece guardarci dal permettere che nelle nostre comunicazioni si infiltrino
raggiri, insinuazioni o manipolazioni.
5.
Assumiamoci prima la nostra parte di responsabilità
—
Questo è un principio
davvero utile per risolvere qualsiasi problema in cui siamo personalmente
coinvolti.
Ø
Non usate il
“meccanismo della colpa/scusa”. Questa interessante tecnica di autodifesa può
assumere svariate forme:
— “Era
più colpa sua che mia.”
— “Quello
che ha fatto lui era peggio di quello che ho fatto io.”
— “Non
lo avrei fatto se non lo avesse fatto lui.”
— “Mi
pentirò per quanto ho fatto se anche lui si pentirà.”
Non è difficile vedere che questo modo di pensare non
porterà gran frutto. Anche se è vero che l’altro ha il 90% della colpa di
quanto è andato storto (ma di solito non è vero), la decisione di pentirci per
primi del nostro 10% chiarirà la via per una più rapida soluzione
dell’intera faccenda.
6. - Facciamoci aiutare
dal di fuori se é necessario. –
Talvolta chi è immerso nel problema non riesce a veder
chiaro per risolverlo.
Ø
In simili casi possiamo
trarre grande beneficio chiedendo aiuto ad una parte esterna in cui abbiamo
fiducia.
Ø
Si potrebbe scrivere un
intero articolo sulle varie considerazione che sorgono su questo punto, ma per
il momento limitiamoci semplicemente a dire che non dovremmo permettere
all’orgoglio di immischiarsi sul nostro cammino.
Cercare un aiuto esterno quando ci è necessario non è
segno di debolezza, ma di SALUTE.
Le cause dei
problemi
Avendo
passato in rassegna i principi che sostengono la soluzione dei problemi,
consideriamo ora alcune delle cause più comuni dei problemi tra
leader, per poi discutere cosa fare al riguardo.
1.
IL PENTIMENTO
Non dovrebbe
sorprenderci il fatto che il peccato sia la causa principale dei problemi
nelle relazioni! Vi sono in specie due categorie di peccato che sembrano
particolarmente particolare insidiose:
La prima è
il peccato della lingua. Nella Prima Guerra Mondiale c’era uno slogan: “le lingue dissolute
affondano le navi.”
Potremmo
anche dire: “Le lingue
dissolute affondano le relazioni.” Faremo bene a ricordare le caute parole di Giacomo a riguardo della
lingua:
“Guardate
le navi: anche se grandi e spinte da un vento molto forte, per mezzo di un
piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Cosi anche la
lingua: è una piccola parte del corpo, ma può vantarsi di grosse imprese. Un
focherello può incendiare tutta una foresta. Anche la lingua è un
fuoco, un mondo malvagio tra le parti del corpo. Essa corrompe l’intera
persona, infiamma tutto il corso della sua vita ed è incendiata essa
stessa dall’inferno” (Gc 3,4—6).
Considerate quale grande foresta può essere incendiata da una
scintilla!
Ø
Considerate
che immenso caos
può essere provocato tra un gruppo di persone da una piccola scintilla di maldicenza, di
calunnia, di confidenza tradita, di pettegolezzo.
É spaventoso
quante relazioni rovinate risalgano ad una parola pronunziata con ira, o fuori
luogo. Più impareremo a controllare la lingua, più risparmieremo dolori a noi
stessi e agli altri.
La seconda
categoria di peccato, che è facile causa di problemi include l’ambizione, l’orgoglio,
la volitività (volere che si faccia a modo mio), invidia,
competizione e rivalità.
Ø
Questi
peccati costituiscono l’aspetto “agitato” del principio discusso in
precedenza: non mettere Gesú
e le Sue priorità al primo posto.
Ø
Ovviamente, la soluzione
per il peccato sta nel pentimento; ma è più facile a dirsi che a farsi.
Ø
Innanzitutto,
é necessario
che, prima di potercene pentire, i peccati siano identificati, e per molti
gruppi di leader sta proprio qui l’ostacolo.
Nonostante tutto l’insegnamento che riceviamo dal Nuovo Testamento
quanto ad affrontare i problemi nell’amore, la maggior parte dei gruppi
cristiani sono tristemente inetti a farlo.
Uno dei passi
più importanti di “manutenzione preventiva” che possiamo fare come
gruppo di leader è quello di fare insieme una revisione degli insegnamenti
della Scrittura sull’argomento, e accordarsi di metterli in pratica nel
nostro gruppo!
Mi servo
deliberatamente della parola “pratica” perché, che ci crediate o no, possiamo arrivare al
punto in cui il metterci a confronto tra noi per un peccato apparente non crea
automaticamente una crisi — ma solo se di
quando in quando lo facciamo davvero.
Ø
Molti gruppi
si attengono alla teoria che dovrebbero affrontare i peccati reciproci, ma in
realtà non lo fanno mai. Così, quando ne avrebbero maggiormente bisogno, manca
loro questo strumento vitale.
Far pratica di proposito
nel “dire la verità nell’amore” l’uno all’altro quale elemento
regolare, privo mi minaccia, nelle nostre relazioni, ci manterrà in buone
condizioni per quando la pressione aumenterà.
Come
affrontare i problemi che risultano dal peccato?
—
Riconoscere l’origine del problema per quello che è.
—
Chiedere perdono.
—
Risolversi a non continuare nell’atteggiamento errato di comportamento.
—
Restituire dove è necessario. Questo è spesso importante là dove vi
sono stati discorsi inadeguati: correggere le impressioni sbagliate, restaurare
le reputazioni offuscate, e così via.
Accordi
dettagliati
2.
La seconda
causa comune di problemi è la diversità di aspettative su come dovrebbero funzionare le cose.
Non finisco
mai di meravigliarmi sul numero di interpretazioni ragionevolmente diverse
che si possono trovare in qualunque campo di direttive.
Ø
Ad esempio,
nel delegare una parte del lavoro il presidente di un comitato può rivolgersi a
qualcuno e dire: “Puoi occuparti di questo?” e la persona risponderà:
“Certamente.”
Ø
Quelle due
persone, senza rendersene conto, possono avere nozioni diversissime del
significato di “occuparsi” dell’argomento in questione.
Ø
Vuol dire che
la persona se ne prenderà cura personalmente o che lo affiderà a una terza
parte? Dovrà essere fatto immediatamente, o andrà bene anche il mese prossimo?
Ø
Se non si
chiariranno questi dettagli il presidente potrà poi restare deluso perché
l’altra persona “non sì è occupata” adeguatamente della cosa, mentre
l’altra proverà risentimento verso di lui per aver “criticato indebitamente
il suo lavoro.”
In questo
campo un qualche
“eccesso di comunicazione” può evitare schiere di problemi. Rendere
esplicite le nostre aspettative e arrivare ad accordi chiari e dettagliati su
come devono procedere le cose è essenziale.
3.
Una terza
fonte di problemi riguarda gli errori onesti e gli ostacoli imprevisti.
Ø
Talvolta,
nonostante le migliori comunicazioni e gli sforzi più diligenti e accorati,
qualcosa va storto. Dopotutto viviamo in un mondo imperfetto.
Ø
Quando
qualcosa va male, dobbiamo sorvegliare la possibilità di un errore onesto,
anziché presumere che qualcuno abbia deliberatamente cercato di minare i
nostri piani per farci del male. Se si tratta di errore involontario, il rimedio
è sopportare e immaginare come evitare intoppi simili in futuro.
Revisione
regolare
Molte
difficoltà e incomprensioni sono il risultato di “problemi strutturali”,
cioè del nostro modo di prendere decisioni o di allineare le nostre relazioni
di lavoro.
Il
problema non sta nella gente, ma nel procedimento.
Un esempio
ricorrente è la non
uniforme distribuzione di responsabilità e risorse. I gruppi cristiani sono
organismi viventi, e quindi soggetti a cambiamenti.
Ø
Le necessità
affiorano quotidianamente e talvolta richiedono urgente attenzione.
Ø
Spesso
dobbiamo improvvisare delle soluzioni. Mandiamo alle ortiche qualcuno che ci
capita d’intorno, ripromettendoci di riconsiderare la situazione e di trovare
una soluzione a lungo termine non appena ci ricapiterà il caso.
Ø
Ma ovviamente
lo facciamo di rado, e non passerà molto perché scopriamo che una persona o
l’altra sono stati sommersi da ciò che dovevano essere progetti a breve
termine, per arrestare le falle.
La soluzione
sta nella revisione e valutazione di ciò che ognuno dovrebbe fare e delle risorse che ha per farlo.
Ø
Quando
troviamo qualcuno sovraccarico, può esser necessario ridurre le sue
responsabilità (tempo, denaro, personale), o per lo meno fare delle concessioni
per i limiti davanti ai quali si trova.
Un altro tipo di problema strutturale che non ha
nessun valore riguarda il modo in cui vengono prese le decisioni.
Ø
Molti gruppi
operano con un modello di proposta—risposta: una persona propone come
affrontare un certo campo e qualcuno risponde con una contro—proposta.
Ø
Non ci vorrà
molto perché la discussione diventi un dibattito tra le Opzioni A e B —
senza che nessuno si fermi per chiedersi se non potrebbero esserci anche
un’opzione C, D o E da considerare.
Dobbiamo
preservare la flessibilità e poter considerare un’intera gamma di opzioni,
non solo una o due.
Scoprire
il vero problema
É
stupefacente come questioni di minore importanza possano diventare il fulcro di
dispute enormi. Di recente ho sentito parlare di controversie sorte sul colore
del tappeto del santuario: rosso o blu?
Ø
Ricordo una
situazione illustrata nel libro “I viaggi di Gulliver”.
Ø
Pare che il
paese di Lilliput fosse diviso in due fazioni: quelli che ritenevano che le uova
sode dovessero essere aperte dalla parte più stretta dell’uovo, e quelli
convinti che invece dovessero esserlo dalla parte più larga. Il risultato? Una
guerra civile — per delle uova sode!
Nella natura
umana risulta
chiara una forte tendenza che ci dispone a fare di una mosca un elefante.
Ci risparmieremmo un sacco di dolore se ogni tanto ci mettessimo a riflettere
chiedendoci:
“Ma che
importanza ha questo, veramente?”
Ø
Dovremmo
anche chiederci: “Qual’è, qui, il VERO problema?”
Ø
In molti
casi, un pomo della discordia apparentemente insignificante non è che il
sintomo di una tensione più grave sottostante.
La discussione sul tappeto roseo o blu è probabilmente il
sintomo di una battaglia potente.
Ø
A nessuno, in
definitiva, importerà veramente il colore del tappeto;
Ø
a loro,
tuttavia, importa moltissimo CHI dirà l’ultima parola sul colore e quindi, chi prenderà la decisione. É
importante discernere il problema vero, e cercare di risolvere quello.
Meglio/peggio,
giusto/sbagliato
Avete mal
sentito due adulti discutere sul modo “giusto” di spremere la pasta
dentifricia dal tubetto? (pigiare nel mezzo e spremere, oppure arrotolare dal
fondo?) O sul modo “giusto” di asciugare i piatti (asciugarli con un telo, o
lasciarli asciugare all’aria?) Io si.
Ø
Ho sentito
argomenti ugualmente sciocchi nei gruppi cristiani.
Ø
É
“giusto” mettere le sedie in cerchio o in semicerchio? Usare la chitarra o
l’organo durante l’adorazione?
Ovviamente NON esiste un modo “giusto” o “sbagliato”
assoluto per nessuna
di queste domande, e facciamo un disservizio a noi stessi ponendole in quei
termini.
Ø
Può esserci
un modo “migliore” o “peggiore” di fare le cose, a seconda
delle circostanze e dei criteri che scegliamo di applicare, ed è precisamente
questo che dobbiamo chiarire tra di noi:
Ø
quale
criterio applicheremo per questa decisione in questa serie di circostanze? La
risposta a questa domanda, oltre alla decisione di lasciare in disparte le
preferenze personali, risolverà la maggior parte di dispute simili.
Scontro
di personalità
Sono certo
che in cielo non ci saranno scontri di personalità. Una parte di quanto sarà
“cambiato in un battere di ciglio” sarà costituita da quei componenti della
nostra costituzione che prendono la gente per il verso sbagliato.
Ø
Ma intanto,
sembra inevitabile che tanto spesso veniamo a trovare situazioni in cui due
individui che non fanno niente di sbagliato e che si sforzano di andare
d’accordo pare non riescano ad amalgamansi.
Il
solo riconoscere l’esistenza di una simile possibilità, e decidere di affrontarla nei termini dovuti, è causa di grande
liberazione.
Ø
Se non
possiamo o non vogliamo riconoscere un conflitto di personalità come tale,
cercheremo di trovare qualche altro pretesto al quale attribuire il nostro
(innegabilmente vero) problema.
Ø
Talvolta mi
chiedo quante “questioni di principio” e perfino “dispute dottrinali”
non siano altro che scontri di personalità mascherati da qualcos’altro.
Credeteci o
no, può darsi che due persone riconoscano di trovare difficile andare d’accordo a
livello di personalità, ma che tuttavia possono servire il Signore insieme in
armonia.
Ø
Io stesso ho
avuto un’esperienza simile alcuni anni fa.
Ø
I miei
compiti all’epoca mi avevano messo in una relazione collegiale con un fratello
che rispettavo, ma col quale i miei ingranaggi non riuscivano ad innescarsi.
Ø
E poi risultò che la costernazione era reciproca.
Per grazia di
Dio ci fu possibile avere una discussione ricca di frutto nella quale affermammo
l’amore e il rispetto reciproco,
Ø
confermammo
che nessuno dei due pareva facesse qualcosa di sbagliato, concludendo che questa
non era altro che ”una di quelle situazioni strane”,
e decidemmo di
non permettere al problema di ostacolare il nostro servizio comune.
Ci volle
impegno da entrambe le parti. Abbiamo lavorato per mantenere aperte le linee di comunicazione,
modificando in noi stessi quanto potevamo e sopportando l’altro.
Ø
Ha funzionato. Ora i
nostri impegni non ci avvicinano più, ma continuiamo a vederci moltissimo e
ringraziamo il Signore che col passare degli anni ci siamo tanto avvicinati
l’uno all’altro.
Risolvere le
questioni mediante
questo tipo di discussione e impegno reciproco è la soluzione migliore.
Ø
Se, per un
motivo qualsiasi, non è possibile per il momento, possiamo almeno impegnarci a
cambiare i nostri atteggiamenti e a crescere nella capacità di sopportazione.
Ø
Una tecnica
utile: pregate per l’altra persona. Chiedete a Dio di benedirla oltre misura,
e resterete stupiti del cambiamento che si produrrà nel vostro stesse cuore!
Infine, “la nostra battaglia non è
contro la carne e il sangue, ma contro i dominatori e le autorità, contro
i poteri di questo mondo di tenebre e contro le forze spirituali del male nei
regni celesti.” (Ef 6,12).
Il ruolo del “nemico”
Ogni volta
che sperimentiamo problemi nelle relazioni nel gruppo dei leader, dovremmo ricordare chi sta dietro
la contesa e l’inimicizia.
Ø
Satana si
rallegra quando i cristiani si dividono — e in particolare quando sono i
leader a farlo! Soprattutto, quando ci troviamo di fronte a questi problemi,
risolviamoci a resistere contro
il maligno, ben saldi nella grazia di Dio.