Gruppi di Preghiera Carismatica

PROBLEMI TRA LEADER[i] 

John C. Blatter 

 

Dove due o tre lavorano insieme nel nome di Gesù, ci saranno problemi nell’andare d’accordo.”

 

Talvolta, quando parlo in seminari o conferenze per guide pastorali, chiedo ai partecipanti quanti di loro operano nel contesto di una équipe di guide, di anziani o di qualche altro gruppo, e di solito si alzano molte mani.

Ø      Poi chiedo quanti trovano che i membri del loro gruppo di leader talvolta abbiano qualche difficoltà nell’andare d’accordo, e invariabilmente si alza quali lo stesso numero di mani. 

Molte nostre chiese, gruppi e comunità hanno scoperto i benefici della pluralità nella leadership,

Ø      ma la maggior parte di noi ha anche scoperto che un tale sistema di guida comporta una sfida notevole:

Ø      si presentano inevitabilmente scontri di personalità, incomprensioni e altre difficoltà nelle relazioni. 

Pare sia un fatto immutabile: Dove due o tre sono radunati nel nome di Gesù, presto o tardi ci saranno problemi tra la gente.

Ø E questo vale sia tra i leader che tra gli altri partecipanti. Non è necessario restarne sorpresi:

Ø Galati 5,20—21 dice chiaramente che la discordia, la gelosia, l’ambizione, i dissensi, le divisioni e tutto il resto sono parte della natura umana caduta che i leader pastorali hanno in comune con tutti gli altri.

Visto di cosa sono fatti, è inevitabile che vi siano problemi tra i leader. 

L’opera dello Spirito

Allo stesso tempo sappiamo che lo Spirito Santo che abita in noi è continuamente all’opera per produrre buone relazioni tra fratelli e sorelle in Cristo. Il frutto dello Spirito è pace.

Ø      Se nella nostra esperienza pace e unità devono diventare cose reali, sappiamo anche che è necessario collaborare con lo Spirito:

Ø      “Vi sollecito a vivere una vita degna della chiamata che avete ricevuto.” scrive Paolo: “Siate completamente umili e gentili; siate pazienti, sopportandovi a vicenda nell’amore. Fate ogni sforzo per mantenere l’unità dello Spirito per mezzo del della pace” (Ef 4,l—3).

Pace e unità sono i doni dello Spirito, ma per riceverli dobbiamo fare la nostra parte, mantenerli e viverli. 

Un fattore indispensabile

Ed è cruciale tra i leader cristiani: il mantenimento di buone relazioni non costituisce solo una piacevole opzione per i leader dei gruppi, ma un dovere davanti a Dio (vedi Mt 5,23—24) e davanti al gregge di Dio.

Ø      Che vi piaccia o no, siamo degli esempi per coloro che guidiamo. La maggior parte di noi vorrebbe che il nostro gregge seguisse il nostro esempio quando facciamo bene qualcosa, e che non notasse i nostri errori.

Ø      Ma non va proprio così.

Siamo degli esempi in tutto quello che facciamo o diciamo, e pare che le pecorelle di Dio facciano prima a seguire i loro pastori nei conflitti e nella discordia che non nella pace e nell’unità.

Ø      Fino a un certo punto l’unità del corpo di Cristo dipende dall’unità manifestata dai leader.

Ø      Quando chiese, comunità o altri gruppi cristiani si disperdono, quasi invariabilmente il problema potrà essere rintracciato nelle divisioni tra i leader.

Nei gruppi dove c’è unità tra i leader, non si sente parlare di fazioni.  

Più ritarderemo..... 

Ci troviamo così intrappolati tra l’imperativo della pace e unità da una parte e l’inevitabilità di tensioni almeno temporanee dall’altra.

Ø      Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che di quando in quando nei nostri gruppi SORGONO problemi, e siamo in molti ad essere dolorosamente consci di problemi — magari anche gravi —esistenti proprio in questo momento nel nostro gruppo di leader.

Ma anche se sappiamo che i problemi esistono, spesso evitiamo di affrontarli. Perché? 

1.         La prima ragione è che siamo CODARDI. Sappiamo che probabilmente sarà doloroso affrontare un problema particolare e quindi, de­siderando evitare il dolore, cerchiamo di ignorare il problema. 

2.         Un altro motivo per cui evitiamo di affrontarli è che non vogliamo dedicare loro del TEMPO. Separare e risolvere i problemi della gente richiede quasi sempre un enorme impiego di tempo, e poiché proprio il tempo è un bene di cui il gruppo dei leader non ha mai abbastanza, continuiamo a rimandare il momento in cui li affronteremo, per non impiegare tempo a “fare il lavoro”. 

3.         Un terzo motivo per evitare di ‘affrontare le difficoltà è che spesso NOI STESSI siamo parte del problema! In questi casi, attac­care il problema comporta attaccare noi stessi, ed essendo piuttosto parziali in quanto ci riguarda, è naturale che cerchiamo di rimandare il più a lungo possibile. 

Ma a lungo andare tutte le nostre manovre evasive risulteranno contro-produttive. Rifiutarsi di affrontare una difficoltà è come rifiutarsi di pulire e medicare una ferita su un braccio: potremo anche metterci sopra la manica per nasconderla, ma all’interno c’è l’infezione, e questa non se ne andrà da sola, ma andrà in suppurazione e si farà più dolorosa, finché non potremo più toccare la zona vicina alla ferita senza provare un dolore intenso.

Ø      La cura — incidere l’ascesso — sarà sempre più difficile da contemplare via via che l’infezione si spande e il dolore peggiora. Alla fine scoppierà, ed avremo da affrontare un pasticcio più grosso di prima; una ferita più grave che richiederà più tempo per guarire.

Ø      Mi spiace usare un’immagine tanto sgradevole, ma aiuterà a capire meglio il punto che i problemi interpersonali richiedono un’attenzione urgente, se vogliamo impedire loro di provocare complicazioni più gravi in seguito.

Possiamo ignorarli o coprirli, ma prima o poi li dovremo affrontare, e più aspetteremo, più il procedimento sarà doloroso e complicato. 

Principi positivi 

Consideriamo alcuni principi—chiave per la soluzione dei problemi, che devono sostenere il nostro impegno per mantenere pace e unità.

Ø      Ogni volta che nel nostro gruppo di leader ci troviamo di fronte ad un “problema della gen­te”, questi principi sono il punto da cui partire: 

1. Sottomettersi a Gesú — Quando si tratta di dover risolvere un conflitto, un principio funziona: le cose vanno meglio se le parti riconoscono un insieme di regole comuni e una comune autorità che le governa. In altri campi potrebbero essere, ad esempio, le regole della boxe e l’autorità dell’arbitro.

Ø      Nel risolvere i problemi tra leader cristiani, dobbiamo capire che ciò significa obbedire agli insegnamenti della Scrittura riguardo alle relazioni personali, e sottomettersi al Signore.

Ø      Dobbiamo rendere chiaro che il nostro scopo finale, in ogni situazione che riguardi la soluzione di un problema, è glorificare Dio e non noi stessi, far avanzare la causa di Cristo, non la nostra. 

2   Lodate l’unità sopra ogni altra cosa.Mi trovai una volta tra un gruppo di

pastori che stavano progettando un rally in città per la comunione tra le fedi.

Ø      Un pastore propose un certo oratore, e non ci vollero che pochi minuti per capire che alcuni membri del comitato non gradivano la proposta.

Ø      Il pastore che aveva fatto la proposta esaminò gentilmente le obiezioni degli altri, ed infine aggiunse: “Ebbene, se non c’è unità, non facciamone di nulla. Non sono d’accordo con le vostre obiezioni, ma non è importante come il fatto che restiamo uniti. Ritiro il suggerimento.”

L’unità manifesta tra i Suoi seguaci è stata la preghiera più fervente di Gesù (vedi Giovanni 17): doveva costituire un segno per il mondo della realtà della Sua presenza e della Sua potenza.

Ø      Spesso, purtroppo, permettiamo che un impegno verso le nostre priorità personali riceva più considerazione della priorità dell’unità sta­bilità da Gesù. 

Non sto discutendo il metodo della pace—ad—ogni—costo che evade ed evita i problemi motivati a favore di un’unità cosmetica.

Ma quando siamo pienamente sottomessi allo Spirito, perseguire la vera unità ci aiuterà a scoprire quanto Dio ha di più alto e di migliore per noi.

Cominciare ad agire 

3. Siate determinati a vederci chiaro.— Come ho rilevato prima, la soluzione dei problemi può richiedere un notevole impiego di tempo ed energia, ed è necessario decidere di investirli per portare a termine il procedimento.

Ø      É utile ricordare che il mantenimento della pace e dell’unità non costituisce un’opzione, ma qualcosa di cui dobbiamo occuparci.

Un cartoccio di macchina

Alcuni anni fa avevo un’automobile che usavo più che altro per andare in ufficio e per fare brevi commissioni in città. Per dirlo con rispetto, non era una gran macchina: era vecchia, aveva fatto moltissimi chilometri e la carrozzeria si stava disfacendo per la ruggine.

Ø      Prima o poi si rompevano moltissime cose: un giorno, in un lavaggio automatico si sradicava l’antenna, e dopo si poteva ricevere chiaramente una sola stazione radio. Era una noia, ma poiché ascolto poco la radio, decisi di vivere con quel problema.

Ø      Un’altra volta scoprii che non funzionava l’accendisigari, e poiché non fumo, decisi di non farlo aggiustare.

Ø      Ma altri problemi non potevano esser trascurati con tanta facilità: una sera, mentre entravo nel mio vialetto, si ruppero i freni.

Ø      Ora, una cosa era fare a meno dell’accendino e quasi della radio, ma quanto ai freni, la cosa era diversa.

Non avevo altra scelta che farli aggiustare subito. 

É la stessa cosa quando si devono riparare delle difficoltà nelle relazioni tra il nostro gruppo di leader. Pace e unità non sono opzioni, ma equipaggiamento standard: se si spezzano, vanno riparate. 

4. Comunicate! — Le guide pastorali sanno bene che la maggior parte delle difficoltà tra gli esseri umani riguarda l’interruzione delle comunicazioni, e ciò non vale certo di meno per i problemi che si verificane tra i leader!

Ø      Sin dall’inizio è necessario che decidiamo di mantenere chiare, rette e abbondanti le comunicazioni tra le parti interessate. Talvolta è utile decidere che, caso mai, comunicheremo più del necessario, giusto per mettersi in salvo.

Dovremmo invece guardarci dal permettere che nelle nostre comunicazioni si infiltrino raggiri, insinuazioni o manipolazioni. 

5.   Assumiamoci prima la nostra parte di responsabilità    Questo è  un principio davvero utile per risolvere qualsiasi problema in cui siamo personalmente coinvolti.

Ø      Non usate il “meccanismo della colpa/scusa”. Questa interessante tecnica di autodifesa può assumere svariate forme:

    “Era più colpa sua che mia.”

    “Quello che ha fatto lui era peggio di quello che ho fatto io.”

    “Non lo avrei fatto se non lo avesse fatto lui.”

    “Mi pentirò per quanto ho fatto se anche lui si pentirà.”

Non è difficile vedere che questo modo di pensare non porterà gran frutto. Anche se è vero che l’altro ha il 90% della colpa di quanto è andato storto (ma di solito non è vero), la decisione di pentirci per primi del nostro 10% chiarirà la via per una più rapida soluzione dell’intera faccenda. 

6. - Facciamoci aiutare dal di fuori se é necessario. – Talvolta chi è immerso nel problema non riesce a veder chiaro per risolverlo.

Ø      In simili casi possiamo trarre grande beneficio chiedendo aiuto ad una parte esterna in cui abbiamo fiducia.

Ø      Si potrebbe scrivere un intero articolo sulle varie considerazione che sorgono su questo punto, ma per il momento limitiamoci semplicemente a dire che non dovremmo permettere all’orgoglio di im­mischiarsi sul nostro cammino.

Cercare un aiuto esterno quando ci è necessario non è segno di debolezza, ma di SALUTE. 

Le cause dei problemi

Avendo passato in rassegna i principi che sostengono la soluzione dei problemi, consideriamo ora alcune delle cause più comuni dei problemi tra leader, per poi discutere cosa fare al riguardo. 

1.     IL PENTIMENTO

Non dovrebbe sorprenderci il fatto che il peccato sia la causa principale dei problemi nelle relazioni! Vi sono in specie due categorie di peccato che sembrano particolarmente particolare insidiose: 

La prima è il peccato della lingua. Nella Prima Guerra Mondiale c’era uno slogan: “le lingue dissolute affondano le navi.”

Potremmo anche dire: “Le lingue dissolute affondano le relazioni.” Faremo bene a ricordare le caute parole di Giacomo a riguardo della lingua:

“Guardate le navi: anche se grandi e spinte da un vento molto forte, per mezzo di un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Cosi anche la lingua: è una piccola parte del corpo, ma può vantarsi di grosse imprese. Un focherello può incendiare tutta una foresta. Anche la lingua è un fuoco, un mondo malvagio tra le parti del corpo. Essa corrompe l’intera persona, infiamma tutto il corso della sua vita ed è incendiata essa stessa dall’inferno” (Gc 3,4—6). 

Considerate quale grande foresta può essere incendiata da una scintilla!

Ø       Considerate che immenso caos può essere provocato tra un gruppo di persone da una piccola scintilla di maldicenza, di calunnia, di confidenza tradita, di pettegolezzo.

É spaventoso quante relazioni rovinate risalgano ad una parola pronunziata con ira, o fuori luogo. Più impareremo a controllare la lingua, più risparmieremo dolori a noi stessi e agli altri. 

La seconda categoria di peccato, che è facile causa di problemi include l’ambizione, l’orgoglio, la volitività (volere che si faccia a modo mio), invidia, competizione e rivalità.

Ø       Questi peccati costituiscono l’aspetto “agitato” del principio discusso in precedenza: non mettere Gesú e le Sue priorità al primo posto.

Ø       Ovviamente, la soluzione per il peccato sta nel pentimento; ma è più facile a dirsi che a farsi.

Ø       Innanzitutto, é necessario che, prima di potercene pentire,  i peccati siano identificati, e per molti gruppi di leader sta proprio qui l’ostacolo.  Nonostante tutto l’insegnamento che riceviamo dal Nuovo Testamento quanto ad affrontare i problemi nell’amore, la maggior parte dei gruppi cristiani sono tristemente inetti a farlo.

Uno dei passi più importanti di “manutenzione preventiva” che possiamo fare come gruppo di leader è quello di fare insieme una revisione degli insegnamenti della Scrittura sull’argomento, e accordarsi di metterli in pratica nel nostro gruppo! 

Mi servo deliberatamente della parolapratica” perché, che ci crediate o no, possiamo arrivare al punto in cui il metterci a confronto tra noi per un peccato apparente non crea automaticamente una crisi — ma solo se di quando in quando lo facciamo davvero.

Ø      Molti gruppi si attengono alla teoria che dovrebbero affrontare i peccati reciproci, ma in realtà non lo fanno mai. Così, quando ne avrebbero maggiormente bisogno, manca loro questo strumento vitale.

Far pratica di proposito nel “dire la verità nell’amore” l’uno all’altro quale elemento regolare, privo mi minaccia, nelle nostre relazioni, ci manterrà in buone condizioni per quando la pressione aumenterà. 

Come affrontare i problemi che risultano dal peccato?

     Riconoscere l’origine del problema per quello che è.

   Chiedere perdono.

   Risolversi a non continuare nell’atteggiamento errato di comportamento.

   Restituire dove è necessario. Questo è spesso importante là dove vi sono stati discorsi inadeguati: correggere le impressioni sbagliate, restaurare le reputazioni offuscate, e così via. 

Accordi dettagliati 

2.      La seconda causa comune di problemi è la diversità di aspettative su come dovrebbero funzionare le cose.

Non finisco mai di meravigliarmi sul numero di interpretazioni ragionevolmente diverse  che si possono trovare in qualunque campo di direttive.

Ø      Ad esempio, nel delegare una parte del lavoro il presidente di un comitato può rivolgersi a qualcuno e dire: “Puoi occuparti di questo?” e la persona risponderà: “Certamente.”

Ø      Quelle due persone, senza rendersene conto, possono avere nozioni diversissime del significato di “occuparsi” dell’argomento in questione.

Ø      Vuol dire che la persona se ne prenderà cura perso­nalmente o che lo affiderà a una terza parte? Dovrà essere fatto immediatamente, o andrà bene anche il mese prossimo?

Ø      Se non si chiariranno questi dettagli il presidente potrà poi restare deluso perché l’altra persona “non sì è occupata” adeguatamente della cosa, mentre l’altra proverà risentimento verso di lui per aver “criticato indebitamente il suo lavoro.”

In questo campo un qualche “eccesso di comunicazione” può evitare schiere di problemi. Rendere esplicite le nostre aspettative e arrivare ad accordi chiari e dettagliati su come devono procedere le cose è essenziale. 

3.      Una terza fonte di problemi riguarda gli errori onesti e gli ostacoli imprevisti.

Ø      Talvolta, nonostante le migliori comunicazioni e gli sforzi più diligenti e accorati, qualcosa va storto. Dopotutto viviamo in un mondo imperfetto.

Ø      Quando qualcosa va male, dobbiamo sorvegliare la possibilità di un errore onesto, anziché presumere che qualcuno abbia deli­beratamente cercato di minare i nostri piani per farci del male. Se si tratta di errore involontario, il rimedio è sopportare e immaginare come evitare intoppi simili in futuro. 

Revisione regolare 

Molte difficoltà e incomprensioni sono il risultato di “problemi strutturali”, cioè del nostro modo di prendere decisioni o di allineare le nostre relazioni di lavoro.

Il problema non sta nella gente, ma nel procedimento.

Un esempio ricorrente è la non uniforme distribuzione di responsabilità e risorse. I gruppi cristiani sono organismi viventi, e quindi soggetti a cambiamenti.

Ø      Le necessità affiorano quotidianamente e talvolta richiedono urgente attenzione.

Ø      Spesso dobbiamo improvvisare delle soluzioni. Mandiamo alle ortiche qualcuno che ci capita d’intorno, ripromettendoci di riconsiderare la situazione e di trovare una soluzione a lungo termine non appena ci ricapiterà il caso.

Ø      Ma ovviamente lo facciamo di rado, e non passerà molto perché scopriamo che una persona o l’altra sono stati sommersi da ciò che dovevano essere progetti a breve termine, per arrestare le falle.

La soluzione sta nella revisione e valutazione di ciò che ognuno dovrebbe fare e delle risorse che ha per farlo.

Ø      Quando troviamo qualcuno sovraccarico, può esser necessario ridurre le sue responsabilità (tempo, denaro, personale), o per lo meno fare delle concessioni per i limiti davanti ai quali si trova. 

Un altro tipo di problema strutturale che non ha nessun va­lore riguarda il modo in cui vengono prese le decisioni.

Ø      Molti gruppi operano con un modello di proposta—risposta: una persona propone come affrontare un certo campo e qualcuno risponde con una contro—proposta.

Ø      Non ci vorrà molto perché la discus­sione diventi un dibattito tra le Opzioni A e B — senza che nes­suno si fermi per chiedersi se non potrebbero esserci anche un’opzione C, D o E da considerare.

Dobbiamo preservare la flessibilità e poter considerare un’intera gamma di opzioni, non solo una o due.                       

Scoprire il vero problema 

É stupefacente come questioni di minore importanza possano diventare il fulcro di dispute enormi. Di recente ho sentito parlare di controversie sorte sul colore del tappeto del santuario: rosso o blu?

Ø      Ricordo una situazione illustrata nel libro “I viaggi di Gulliver”.

Ø      Pare che il paese di Lilliput fosse diviso in due fazioni: quelli che ritenevano che le uova sode dovessero essere aperte dalla parte più stretta dell’uovo, e quelli convinti che invece dovessero esserlo dalla parte più larga. Il risultato? Una guerra civile — per delle uova sode!

Nella natura umana risulta chiara una forte tendenza che ci dispone a fare di una mosca un elefante. Ci risparmieremmo un sacco di dolore se ogni tanto ci mettessimo a riflettere chiedendoci:

“Ma che importanza ha questo, veramente?”

Ø      Dovremmo anche chiederci: “Qual’è, qui, il VERO problema?”

Ø      In molti casi, un pomo della discordia apparentemente insignificante non è che il sintomo di una tensione più grave sottostante.

La discussione sul tappeto roseo o blu è probabilmente il sintomo di una battaglia potente.

Ø A nessuno, in definitiva, importerà veramente il colore del tappeto;

Ø a loro, tuttavia, importa moltissimo CHI dirà l’ultima parola sul colore e quindi, chi prenderà la decisione. É importante discernere il problema vero, e cercare di risolvere quello. 

Meglio/peggio, giusto/sbagliato 

Avete mal sentito due adulti discutere sul modo “giusto” di spremere la pasta dentifricia dal tubetto? (pigiare nel mezzo e spremere, oppure arrotolare dal fondo?) O sul modo “giusto” di asciugare i piatti (asciugarli con un telo, o lasciarli asciugare all’aria?) Io si.

Ø      Ho sentito argomenti ugualmente sciocchi nei gruppi cri­stiani.

Ø      É “giusto” mettere le sedie in cerchio o in semicerchio? Usare la chitarra o l’organo durante l’adorazione?

Ovviamente NON esiste un modo “giusto” o “sbagliato” assoluto per nessuna di queste domande, e facciamo un disservizio a noi stessi ponendole in quei termini.

Ø      Può esserci un modo “migliore” o “peggiore  di fare le cose, a seconda delle circostanze e dei criteri che scegliamo di applicare, ed è precisamente questo che dobbiamo chiarire tra di noi:

Ø      quale criterio applicheremo per questa decisione in questa serie di circostanze? La risposta a questa domanda, oltre alla decisione di lasciare in disparte le preferenze personali, ri­solverà la maggior parte di dispute simili. 

Scontro di personalità 

Sono certo che in cielo non ci saranno scontri di personalità. Una parte di quanto sarà “cambiato in un battere di ciglio” sarà costituita da quei componenti della nostra costituzione che prendono la gente per il verso sbagliato.

Ø       Ma intanto, sembra inevitabile che tanto spesso veniamo a trovare situazioni in cui due individui che non fanno niente di sbagliato e che si sforzano di andare d’accordo pare non riescano ad amalgamansi.

Il solo riconoscere l’esistenza di una simile possibilità, e decidere di affrontarla nei termini dovuti, è causa di grande liberazione.

Ø      Se non possiamo o non vogliamo riconoscere un conflitto di personalità come tale, cercheremo di trovare qualche altro pretesto al quale attribuire il nostro (innegabilmente vero) problema.

Ø      Talvolta mi chiedo quante “questioni di principio” e perfino “dispute dottrinali” non siano altro che scontri di personalità mascherati da qualcos’altro. 

Credeteci o no, può darsi che due persone riconoscano di trovare difficile andare d’accordo a livello di personalità, ma che tuttavia possono servire il Signore insieme in armonia.

Ø      Io stesso ho avuto un’esperienza simile alcuni anni fa.

Ø      I miei compiti all’epoca mi avevano messo in una relazione collegiale con un fratello che rispettavo, ma col quale i miei ingranaggi non riuscivano ad innescarsi.

Ø        E poi risultò che la costernazione era reciproca.

Per grazia di Dio ci fu possibile avere una discussione ricca di frutto nella quale affermammo l’amore e il rispetto reciproco,

Ø      confermammo che nessuno dei due pareva facesse qualcosa di sbagliato, concludendo che questa non era altro che ”una di quelle situazioni strane”,

e decidemmo di non permettere al problema di ostacola­re il nostro servizio comune. 

Ci volle impegno da entrambe le parti. Abbiamo lavorato per mantenere aperte le linee di comunicazione, modificando in noi stessi quanto potevamo e sopportando l’altro.

Ø      Ha funzionato. Ora i nostri impegni non ci avvicinano più, ma continuiamo a vederci moltissimo e ringraziamo il Signore che col passare degli anni ci siamo tanto avvicinati l’uno all’altro. 

Risolvere le questioni mediante questo tipo di discussione e impegno reciproco è la soluzione migliore.

Ø      Se, per un motivo qualsiasi, non è possibile per il momento, possiamo almeno impegnarci a cambiare i nostri atteggiamenti e a crescere nella capacità di sopportazione.

Ø      Una tecnica utile: pregate per l’altra persona. Chiedete a Dio di benedirla oltre misura, e resterete stupiti del cambiamento che si produrrà nel vostro stesse cuore! 

Infine, “la nostra battaglia non è contro la carne e il san­gue, ma contro i dominatori e le autorità, contro i poteri di questo mondo di tenebre e contro le forze spirituali del male nei regni celesti.” (Ef 6,12). 

Il ruolo del “nemico”

Ogni volta che sperimentiamo problemi nelle relazioni nel gruppo dei leader, dovremmo ricordare chi sta dietro la contesa e l’inimicizia.

Ø       Satana si ralle­gra quando i cristiani si dividono — e in particolare quando sono i leader a farlo! Soprattutto, quando ci troviamo di fronte a questi problemi, risolviamoci a resistere contro il maligno, ben saldi nella grazia di Dio.



[i] Pastoral Renewal   febbraio 1987.