COME PARTECIPARE AGLI INCONTRI DI PREGHIERA
Jim Cavnar
Mentre la gente arriva nel
ginnasio superiore, una ragazza sorridente che stava
distribuendo targhette per indicare del nome si arresta per accogliere un
signore che pare sentirsi del tutto fuori posto. Parlano per alcuni minuti,
quindi egli si unisce alla folla.
Non troppo tempo fa ricevemmo una lettera che raccontava la storia
troppo comune di un uomo che si era recato per la prima volta ad un incontro
di preghiera, trovandovi una tale indifferenza da non volerci più tornare.
Uscendo dalla macchina nella zona di parcheggio di una chiesa, chiese
indicazioni per trovare l’incontro di preghiera. Diverse persone gli
indicarono la direzione, ma nessuno si offrì di accompagnarlo. Quando entrò
nella sala parrocchiale, trovò i venticinque “abituali” in accesa
conversazione e gli otto “nuovi” che se ne stavano lì intorno, in
silenzio.
Il loro tentativo di parlare con qualcuno dei membri abituali non riuscì
che ad attirare un freddo "Ciao”. Finito l’incontro, i nuovi venuti
furono indirizzati verso un angolo della stanza per parlare con uno degli
abituali. Si radunarono diligentemente, ma nessuno venne. Gli otto visitatori
furono gli ultimi ad andarsene.
Triste o comica, è una storia realmente accaduta. Evidenzia in modo
drammatico il problema di accogliere chi viene per la prima volta. Quasi ogni
gruppo di preghiera può ricordare un
caso o due nei quali il loro gruppo ha seriamente offeso delle persone
interessate che, venute all’incontro, vi hanno incontrato indifferenza,
insensibilità o repulsione. Per fortuna alcune delle soluzioni semplici
sono accessibili a qualunque gruppo che desideri investire se stesso nello
sforzo di amare tutti coloro che il Signore manda ai loro incontri.
“Se
amate coloro che vi amano, che merito ne avete? Anche i peccatori amano chi li
ama”
(Lc 6,32).
Queste parole di Gesù sono rivolte
a noi
quando ci troviamo nel conflitto tra il parlare con gli amici o con i
visitatori nuovi dei nostri gruppi.
Ø
É naturale che prima e dopo l’incontro
desideriamo parlare coi fratelli. Tale amore deve esistere tra cristiani, e dà
testimonianza al Signore. Tuttavia se salutiamo solo gli amici, “che merito
ne abbiamo? Anche i peccatori lo fanno.”
Ø
Dovremmo anche occuparci della persona che
è venuta per la prima volta, e che se ne sta impalata chiedendosi cosa
fare. Dovremmo andare ad accogliere queste persone, presentarle ad altri,
chiedere loro come sono giunte all’incontro e spiegare loro cosa succederà,
in modo che potranno sentirsi più rilassate.
Non
è difficile accogliere queste persone ed includerle naturalmente nella nostra
conversazione, senza metterle in imbarazzo per una eccessiva attenzione.
Dovrebbero poi esserci le volte
in cui poter parlare con i membri della comunità
e formare con loro relazioni d’amore e di fiducia.
Ø
Tuttavia, se il nostro incontro di preghiera
è aperto al pubblico, dobbiamo esser pronti ad accogliere con amore tutti
coloro che il Signore ci manda.
Ø
La nostra grande missione è predicare il
Vangelo a tutte le nazioni. Quale posto migliore per cominciare del nostro
incontro di preghiera, con quelli che ad esso vengono?
Il nostro bisogno di amicizia non
dovrebbe escludere
questo modo di evangelizzare i nuovi fratelli. Possiamo sviluppare una
maggiore varietà di mezzi per costruire ed alimentare tali amicizie.
Un problema opposto
è quello di focalizzare troppa attenzione sui nuovi venuti ad un
incontro, in modo che essi si sentono a disagio e imbarazzati.
Ø
Ricordo di un incontro di preghiera che
visitai alcuni anni fa, dove c’era l’abitudine di interrompere la
preghiera dopo la prima mezz’ora per chiedere a tutti i nuovi venuti di
alzarsi in piedi e presentarsi.
Ø
Quindi erano invitati a seguire una delle
guide in un’altra stanza, dove gli si spiegava il battesimo nello Spirito.
Mentre uscivano dalla stanza, erano oggetto di un applauso da parte del
gruppo, e al loro ritorno erano accolti dal coro: “Vi amiamo, persone nuove,
si, vi amiamo.. .”
Ø
Alcuni restavano entusiasti di questo modo di
agire, ma molti altri erano piuttosto imbarazzati, perché non erano pronti ad
essere applauditi in pubblico.
Ø
In seguito il gruppo interruppe questa
pratica, ma fu possibile rilevare l’errore dell’entusiasmo eccessivo
nell’accogliere i nuovi venuti.
Dovremmo
accoglierli con calore, parlare, includerli naturalmente tra noi, e dar loro
l’opportunità di provvedere a se stessi, confidando che lo Spirito Santo
operi in loro.
Se non parliamo a chi viene a
visitare
il
gruppo di preghiera, diamo l’impressione di essere un gruppo introverso,
chiuso, ma la stessa impressione possiamo comunicarla con ciò che diciamo.
Ø
Abbiamo ricevuto la lettera di un sacerdote
missionario da dodici anni: viveva una vita di grande impegno cristiano e di
vero sacrificio, come molti che conosciamo.
Ø
Immaginate come si sentì la prima volta che
si recò ad un incontro di preghiera quando un uomo, da poco battezzato nello
Spirito, tenne praticamente in poco conto il suo cristianesimo quando seppe
che ancora non era stato battezzato nello Spirito!
Quel prete continuò
ad andare agli incontri di preghiera, ma molti di noi
possono raccontare storie di tanti altri che non sono tornati.
Quando accogliamo altri cristiani nei nostri incontri di preghiera, dovremmo dar loro accettazione. Dovremmo comuni dare loro l’impressione che tutti siamo figli di Dio che Egli desidera riempire sempre più col Suo Spirito.
Possiamo parlare della nostra
esperienza dello Spirito Santo in modo da fargli capire che “il
Signore sta facendo cose meravigliose per rinnovare e approfondire la nostra
vita cristiana. Stiamo imparando che Egli vuol fare per noi molto più di
quanto spesso ci siamo aspettati.”
Ø
Possiamo parlare di quanto il Signore ha fatto
a noi e nel nostro gruppo. Possiamo anche interessarci sinceramente all’esperienza
di un altro cristiano senza “valutare” che se
non ha ricevuto il battesimo nello Spirito essa non vale molto.
Lo stesso Spirito è già all’opera
in loro, e ora può fare altri passi.
Talvolta l’impressione introversa
del gruppo
può derivare dal fatto che i suoi membri stanno sulla difensiva riguardo alla
loro esperienza, e vogliono far rilevare che è importante e reale.
Ø
Ciò
può essere particolarmente vero quando parliamo al clero.
Ø
Con
l’aiuto del Signore possiamo essere liberati da tale atteggiamento di
difesa. Possiamo contare che il Signore parli ad un’altra persona, risponda alle sue domande e che gli manifesti la
realtà del Suo Spirito Santo.
Ø
Possiamo
testimoniare con umiltà e verità quanto Dio ha fatto a noi, tenendo presente
che lo stesso Dio può parlare anche a loro.
Ø
Possiamo
contare sulla Sua potenza, e non dobbiamo pensare che stia a noi
portare la gente a credere che il rinnovamento carismatico è genuino.
Se una
persona è venuta al nostro incontro di preghiera,
ciò sta almeno a dimostrare un po’ di interesse e di apertura, e il Signore
che l’ha portata continuerà ad operare in lei nell’incontro.
Un altro
problema riguardante l’accoglienza dei
visitatori ai nostri incontri sta nel cosa fare quando li
accogliamo. Ci vengono alla mente due difficoltà particolari:
1.
Trovare quali sono i
nuovi venuti (particolarmente nei gruppi grandi), e
2.
fornire loro l’aiuto e le
spiegazioni necessarie.
Ø Ad un incontro di preghiera grande può esser difficile trovare i nuovi venuti. Lo abbiamo scoperto alcuni anni fa, quando decidemmo di organizzare delle équipe di persone con il compito specifico di accogliere i nuovi venuti, di parlare con loro, di presentarli ad altri e di aiutarli a trovare la sessione esplicativa.
Ø
Dopo alcune settimane di sforzi, quelli che
"accoglievano" comunicarono la loro esperienza. Con nostro rammarico,
la maggior parte delle persone avvicinate come “nuove “, venivano da mesi, e persino da anni, e spesso erano già
battezzati nello Spirito.
Col passare
del tempo
tuttavia cominciarono a riconoscere tutti, e ben presto non ebbero difficoltà a
riconoscere i nuovi.
Abbiamo continuato per molti anni
con questo sistema di accoglienza, ed ha funzionato
bene. Anche altri nella comunità sono sollecitati ad accogliere i nuovi venuti,
ma gli incaricati hanno il compito di aiutarli a conoscere altri e a trovare
risposte alle loro domande.
Ø Chi ha il compito di accogliere i nuovi, oltre alle presentazioni e ai saluti spiega loro qualcosa sulla comunità e sull’incontro, parla loro della sessione esplicativa e dei Seminari di Vita nello Spirito e in generale cerca di aiutare la persona a sentirsi a proprio agio.
Ø Quelli che accolgono i nuovi venuti non sono definiti con termini speciali. Sono semplicemente dei fratelli che hanno il compito particolare di accogliere i visitatori.
Si
incontra regolarmente con gli altri che hanno lo stesso incarico per comunicarsi
le loro esperienze e come vanno le cose e per sostenersi a vicenda in questo
servizio.
Dare le adeguate spiegazioni e
risposte
alle domande dei nuovi venuti è talvolta più di quanto molti dei membri del
gruppo possano fare.
Ø
Perciò molti gruppi hanno adottato una “sessione
introduttiva”, da farsi, prima o dopo l’incontro, in
cui persone di maggiore esperienza possono presentare i motivi evangelici che
giustificano i gruppi di preghiera, e in particolare gli elementi del
rinnovamento carismatico che di solito i nuovi venuti non conoscono.
In tale sessione i nuovi potranno fare
le loro domande e ricevere risposte adeguate dalle guide del gruppo.
Sebbene tali sessioni siano in genere chiamate “introduttive”, dovrebbero esser considerate come occasioni per
rendere testimonianza al Vangelo.
Ø
Il gruppo di preghiera esiste perché uomini e donne
hanno creduto al
vangelo di Gesú e hanno agito di conseguenza.
Ø
Nessuna
introduzione che trascuri una presentazione
semplice del Vangelo e l’invito a venire al Signore e ad essere riempiti del
Suo Spirito Santo, potrà mai essere considerata completa.
Ø
Molti
gruppi ritengono che la presenza in
tali sessioni di una o due persone che diano una breve testimonianza personale
aiuta i nuovi a vedere la realtà del Signore e del Suo Spirito.
Queste sessioni esplicative dovrebbero esser presentate con serietà,
considerando la grande differenza che potrebbero portare nella vita della gente.
Ø
Ricordate che quello è il
loro primo contatto col rinnovamento carismatico e per alcuni, forse, col
Cristianesimo. Una sessione esplicativa ben fatta e in un ambiente di preghiera
può letteralmente cambiare la vita di molte persone.
Ø
L’amore del Signore ci spinge con forza ad
occuparci di ogni persona che Egli manda ai nostri incontri.
Amare questi fratelli e renderli partecipi del messaggio che il Signore ci ha
comunicato è l’espressione concreta della nostra missione.
In
2 Cronache 5 è narrata la
drammatica storia della
dedicazione del tempio sotto Salomone. Dal momento in cui Jahvé aveva
dato a Mosè il progetto per il Tabernacolo provvisorio eretto nei deserto, gli
Israeliti hanno atteso con ansia il giorno
in cui avrebbero
costruito il Tempio permanente
del Signore
nella Terra Promessa.
Ø
Ed
ora la costruzione, iniziata da David e completata anni dopo da Salomone era finita, e tutta la popolazione si radunò in
Gerusalemme per la solenne dedicazione. Le centinaia di
sacerdoti e di leviti presero il loro posto, le centinaia di
cantori e di suonatori cominciarono a cantare e a suonare.
Ø
E si racconta che non appena levarono la loro voce,
uniti nel dar lode e
gloria al Signore, la potenza del
Signore scese con tanta forza sul popolo che il sacerdote
cadde prostrato sul pavimento
del tempio.
Tutta la cerimonia si
arrestò, perché la gloria del Signore aveva riempito la casa del
Signore.
Dio si rivela con maggior potenza
quando il Suo popolo è radunato per lodare e adorare: “Il Signore abita nella lode del Suo
popolo” (SaI
22, 3).
Ø
E
se non sempre ci capiterà di arrivare fino a prostrarci come i sacerdoti nel tempio, possiamo aspettarci che quando
ci raduniamo per adorare il
Signore Egli sarà tra noi nella Sua potenza e nella Sua gloria.
Ø
Il Signore ci ha dato il suo stesso
Spirito
per attirare i nostri cuori all’adorazione. É Io Spirito che ispira e forma
la nostra preghiera, facendo delle nostre molte voci un’unica voce, unita
nella lode.
Ø
É Lui a comunicarci la parola di Dio nella
profezia e nella condivisione, e a dirigere i nostri incontri tramite quelli che
sono stati chiamati a guidarci.
La nostra parte è di diventare
sempre più sensibili alla Sua voce, mentre Egli ci forma e ci guida nella
preghiera.
Le indicazioni esposte in questo
libretto sono efficaci solo quando il cuore è rivolto e immerso
nel Signore e aperto all’opera del Suo Spirito.
Ø
Quando
ci riuniamo nella Sua unità, tra noi sarà rivelata la gloria del Signore.