COME PARTECIPARE AGLI INCONTRI DI PREGHIERA

Jim Cavnar

Capitolo 4

Conclusione

   L’Evangelizzazione

nell’Incontro di Preghiera

  

Mentre la gente arriva nel ginnasio superiore, una ragazza sorridente che stava distribuendo targhette per indicare del nome si arresta per accogliere un signore che pare sentirsi del tutto fuori posto. Parlano per alcuni minuti, quindi egli si unisce alla folla.   

Non troppo tempo fa ricevemmo una lettera che raccontava la storia troppo comune di un uomo che si era recato per la prima volta ad un incontro di preghiera, trovandovi una tale indifferenza da non volerci più tornare. Uscendo dalla macchina nella zona di parcheggio di una chiesa, chiese indicazioni per trovare l’incontro di preghiera. Diverse persone gli indicarono la direzione, ma nessuno si offrì di accompagnarlo. Quando entrò nella sala parrocchiale, trovò i venticinque “abituali” in accesa conversazione e gli otto “nuovi” che se ne stavano lì intorno, in silenzio. 

     Il loro tentativo di parlare con qualcuno dei membri abituali non riuscì che ad attirare un freddo "Ciao”. Finito l’incontro, i nuovi venuti furono indirizzati verso un angolo della stanza per parlare con uno degli abituali. Si radunarono diligentemente, ma nessuno venne. Gli otto visitatori furono gli ultimi ad andarsene. 

      Triste o comica, è una storia realmente accaduta. Evidenzia in modo drammatico il problema di accogliere chi viene per la prima volta. Quasi ogni gruppo di preghiera può ricordare un caso o due nei quali il loro gruppo ha seriamente offeso delle persone interessate che, venute all’incontro, vi hanno incontrato indifferenza, insensibilità o repulsione. Per fortuna alcune delle soluzioni semplici sono accessibili a qualunque gruppo che desideri investire se stesso nello sforzo di amare tutti coloro che il Signore manda ai loro incontri. 

Se amate coloro che vi amano, che merito ne avete? Anche i peccatori amano chi li ama” (Lc 6,32).  

Queste parole di Gesù sono rivolte a noi quando ci troviamo nel conflitto tra il parlare con gli amici o con i visitatori nuovi dei nostri gruppi.

Ø    É naturale che prima e dopo l’incontro desideriamo parlare coi fratelli. Tale amore deve esistere tra cristiani, e dà testimonianza al Signore. Tuttavia se salutiamo solo gli amici, “che merito ne abbiamo? Anche i peccatori lo fanno.”

Ø    Dovremmo anche occuparci della persona che è venuta per la prima volta, e che se ne sta impalata chiedendosi cosa fare. Dovremmo andare ad accogliere queste persone, presentarle ad altri, chiedere loro come sono giunte all’incontro e spiegare loro cosa succederà, in modo che potranno sentirsi più rilassate.

Non è difficile accogliere queste persone ed includerle naturalmente nella nostra conversazione, senza metterle in imbarazzo per una eccessiva attenzione. 

Dovrebbero poi esserci le volte in cui poter parlare con i membri della comunità e formare con loro relazioni d’amore e di fiducia.

Ø    Tuttavia, se il nostro incontro di preghiera è aperto al pubblico, dobbiamo esser pronti ad accogliere con amore tutti coloro che il Signore ci manda.

Ø    La nostra grande missione è predicare il Vangelo a tutte le nazioni. Quale posto migliore per cominciare del nostro incontro di preghiera, con quelli che ad esso vengono?

Il nostro bisogno di amicizia non dovrebbe escludere questo modo di evangelizzare i nuovi fratelli. Possiamo sviluppare una maggiore varietà di mezzi per costruire ed alimentare tali amicizie.  

Un problema opposto è quello di focalizzare troppa attenzione sui nuovi venuti ad un incontro, in modo che essi si sentono a disagio e imbarazzati.

Ø    Ricordo di un incontro di preghiera che visitai alcuni anni fa, dove c’era l’abitudine di interrompere la preghiera dopo la prima mezz’ora per chiedere a tutti i nuovi venuti di alzarsi in piedi e presentarsi.

Ø    Quindi erano invitati a seguire una delle guide in un’altra stanza, dove gli si spiegava il battesimo nello Spirito. Mentre uscivano dalla stanza, erano oggetto di un applauso da parte del gruppo, e al loro ritorno erano accolti dal coro: “Vi amiamo, persone nuove, si, vi amiamo.. .”

Ø    Alcuni restavano entusiasti di questo modo di agire, ma molti altri erano piuttosto imbarazzati, perché non erano pronti ad essere applauditi in pubblico.

Ø    In seguito il gruppo interruppe questa pratica, ma fu possibile rilevare l’errore dell’entusiasmo eccessivo nell’accogliere i nuovi venuti.

Dovremmo accoglierli con calore, parlare, includerli naturalmente tra noi, e dar loro l’op­portunità di provvedere a se stessi, confidando che lo Spirito Santo operi in loro. 

Se non parliamo a chi viene a visitare il gruppo di preghiera, diamo l’impressione di essere un gruppo introverso, chiuso, ma la stessa impressione possiamo comunicarla con ciò che diciamo.

Ø    Abbiamo ricevuto la lettera di un sacerdote missionario da dodici anni: viveva una vita di grande impegno cristiano e di vero sacrificio, come molti che conosciamo.

Ø    Immaginate come si sentì la pri­ma volta che si recò ad un incontro di preghiera quando un uomo, da poco battezzato nello Spirito, tenne praticamente in poco conto il suo cristianesimo quando seppe che ancora non era stato battezzato nello Spirito!

Quel prete continuò ad andare agli incontri di preghiera, ma molti di noi possono raccontare storie di tanti altri che non sono tornati. 

Quando accogliamo altri cristiani nei nostri incontri di preghiera, dovremmo dar loro accettazione. Dovremmo comuni dare loro l’impressione che tutti siamo figli di Dio che Egli desidera riempire sempre più col Suo Spirito.

Possiamo parlare della nostra esperienza dello Spirito Santo in modo da fargli capire che “il Signore sta facendo cose meravigliose per rinnovare e approfondire la nostra vita cristiana. Stiamo imparando che Egli vuol fare per noi molto più di quanto spesso ci siamo aspettati.”

Ø    Possiamo parlare di quanto il Signore ha fatto a noi e nel nostro gruppo. Possiamo anche interessarci sinceramente all’esperienza di un altro cristiano senza “valutare” che se non ha ricevuto il battesimo nello Spirito essa non vale molto.

Lo stesso Spirito è già all’opera in loro, e ora può fare altri passi. 

Talvolta l’impressione introversa del gruppo può derivare dal fatto che i suoi membri stanno sulla difensiva riguardo alla loro esperienza, e vogliono far rilevare che è importante e reale.

Ø    Ciò può essere particolarmente vero quando parliamo al clero.

Ø    Con l’aiuto del Signore possiamo essere liberati da tale atteggiamento di difesa. Possiamo contare che il Signore parli ad un’altra persona, risponda alle sue domande e che gli manifesti la realtà del Suo Spirito Santo.

Ø    Possiamo testimoniare con umiltà e verità quanto Dio ha fatto a noi, tenendo presente che lo stesso Dio può parlare anche a loro.

Ø    Possiamo contare sulla Sua potenza, e non dobbiamo pensare che stia a noi portare la gente a credere che il rinnovamento carismatico è genuino.

Se una persona è venuta al nostro incontro di preghiera, ciò sta almeno a dimostrare un po’ di interesse e di apertura, e il Signore che l’ha portata continuerà ad operare in lei nell’incontro. 

Un altro problema riguardante l’accoglienza dei visitatori ai nostri incontri sta nel cosa fare quando li accogliamo. Ci vengono alla mente due difficoltà particolari:

1.      Trovare quali sono i nuovi venuti (particolarmente nei gruppi grandi), e

2.      fornire loro l’aiuto e le spiegazioni necessarie.

Ø    Ad un incontro di preghiera grande può esser difficile trovare i nuovi venuti. Lo abbiamo scoperto alcuni anni fa, quando decidemmo di organizzare delle équipe di persone con il compito specifico di accogliere i nuovi venuti, di parlare con loro, di presentarli ad altri e di aiutarli a trovare la sessione esplicativa.

Ø  Dopo alcune settimane di sforzi, quelli che "accoglievano" comunicarono la loro esperienza. Con nostro rammarico, la maggior parte delle persone avvicinate come “nuove “, venivano da mesi, e persino da anni, e spesso erano già battezzati nello Spirito.

Col passare del tempo tuttavia cominciarono a riconoscere tutti, e ben presto non ebbero difficoltà a riconoscere i nuovi. 

Abbiamo continuato per molti anni con questo sistema di accoglienza, ed ha funzionato bene. Anche altri nella comunità sono sollecitati ad accogliere i nuovi venuti, ma gli incaricati hanno il compito di aiutarli a conoscere altri e a trovare risposte alle loro domande.

Ø     Chi ha il compito di accogliere i nuovi, oltre alle presentazioni e ai saluti spiega loro qualcosa sulla comunità e sull’incontro, parla loro della sessione esplicativa e dei Seminari di Vita nello Spirito e in generale cerca di aiutare la persona a sentirsi a proprio agio.

Ø     Quelli che accolgono i nuovi venuti non sono definiti con termini speciali. Sono semplicemente dei fratelli che hanno il compito particolare di accogliere i visitatori.

Si incontra regolarmente con gli altri che hanno lo stesso incarico per comunicarsi le loro esperienze e come vanno le cose e per sostenersi a vicenda in questo servizio. 

Dare le adeguate spiegazioni e risposte alle domande dei nuovi venuti è talvolta più di quanto molti dei membri del gruppo possano fare.

Ø      Perciò molti gruppi hanno adottato una “sessione introduttiva”, da farsi, prima o dopo l’incontro, in cui persone di maggiore esperienza possono presentare i motivi evangelici che giustificano i gruppi di preghiera, e in particolare gli elementi del rinnovamento carismatico che di solito i nuovi venuti non conoscono.

In tale sessione i nuovi potranno fare le loro domande e ricevere risposte adeguate dalle guide del gruppo.  

Sebbene tali sessioni siano in genere chiamate “introduttive”, dovrebbero esser considerate come occasioni per rendere testimonianza al Vangelo.

Ø      Il gruppo di preghiera esiste perché uomini e donne hanno creduto al vangelo di Gesú e hanno agito di conseguenza.

Ø      Nessuna introduzione che trascuri una presentazione semplice del Vangelo e l’invito a venire al Signore e ad essere riempiti del Suo Spirito Santo, potrà mai essere considerata completa.

Ø      Molti gruppi ritengono che la presenza in tali sessioni di una o due persone che diano una breve testimonianza personale aiuta i nuovi a vedere la realtà del Signore e del Suo Spirito.

Queste sessioni esplicative dovrebbero esser presentate con serietà, considerando la grande differenza che potrebbero portare nella vita della gente.

Ø  Ricordate che quello è il loro primo contatto col rinnovamento carismatico e per alcuni, forse, col Cristianesimo. Una sessione esplicativa ben fatta e in un ambiente di preghiera può letteralmente cambiare la vita di molte persone.

Ø  L’amore del Signore ci spinge con forza ad occuparci di ogni persona che Egli manda ai nostri incontri.

Amare questi fratelli e renderli partecipi del messaggio che il Signore ci ha comunicato è l’espressione concreta della nostra missione. 

Conclusione 

In 2 Cronache 5 è narrata la drammatica storia della dedicazione del tempio sotto Salomone. Dal momento in cui Jahvé aveva dato a Mosè il progetto per il Tabernacolo provvisorio eretto nei deserto, gli Israeliti hanno atteso con ansia il giorno in cui avrebbero costruito il Tempio permanente del Signore nella Terra Promessa.

Ø  Ed ora la costruzione, iniziata da David e completata anni dopo da Salomone era finita, e tutta la popolazione si radunò in Gerusalemme per la solenne dedicazione. Le centinaia di sacerdoti e di leviti presero il loro posto, le centinaia di cantori e di suonatori cominciarono a cantare e a suonare.

Ø  E si racconta che non appena levarono la loro voce, uniti nel dar lode e gloria al Signore, la potenza del Signore scese con tanta forza sul popolo che il sacerdote cadde prostrato sul pavimento del tempio.

Tutta la cerimonia si arrestò, perché la gloria del Signore aveva riempito la casa del Signore. 

Dio si rivela con maggior potenza quando il Suo popolo è radunato per lodare e adorare: Il Signore abita nella lode del Suo popolo” (SaI 22, 3).

Ø  E se non sempre ci capiterà di arrivare fino a prostrarci come i sacerdoti nel tempio, possiamo aspettarci che quando ci raduniamo per adorare il Signore Egli sarà tra noi nella Sua potenza e nella Sua gloria.

Ø  Il Signore ci ha dato il suo stesso Spirito per attirare i nostri cuori all’adorazione. É Io Spirito che ispira e forma la nostra preghiera, facendo delle nostre molte voci un’unica voce, unita nella lode.

Ø  É Lui a comunicarci la parola di Dio nella profezia e nella condivisione, e a dirigere i nostri incontri tramite quelli che sono stati chiamati a guidarci.

La nostra parte è di diventare sempre più sensibili alla Sua voce, mentre Egli ci forma e ci guida nella preghiera. 

Le indicazioni esposte in questo libretto sono efficaci solo quando il cuore è rivolto e immerso nel Signore e aperto all’opera del Suo Spirito.

Ø  Quando ci riuniamo nella Sua unità, tra noi sarà rivelata la gloria del Signore.